IL FARDELLO DELLA CINA

IL FARDELLO DELLA CINA

DI IAN BURUMA

guardian.co.uk

I Tibetani sono oppressi tanto quanto tutti i Cinesi. Il loro non è un problema di nazionalità o discriminazione, ma di mancanza di democrazia.

Lo scorso mese ha visto il 50° anniversario di ciò che gli attivisti tibetani amano chiamare la Giornata Nazionale dell’Insurrezione Tibetana, ovvero il giorno in cui, nel 1959, i Tibetani di Lhasa si ribellarono contro il dominio del partito comunista cinese. La rivolta fu annientata. Il Dalai Lama fuggì in India e per almeno un decennio la situazione peggiorò drasticamente. Molti Tibetani, forse oltre un milione, morirono di fame durante la campagna del Grande Salto in avanti del Presidente Mao. Durante la Rivoluzione Culturale, templi e monasteri furono distrutti, talvolta da Guardie Rosse tibetane, e nei violenti scontri morì moltissima gente.


In quest’anno di anniversari (come il ventennale delle proteste di Piazza Tian’anmen) i funzionari cinesi sono visibilmente irrequieti. Lo scorso mese ero a Chengdu, nella provincia del Sichuan, dove vivono molti Tibetani. La polizia, in cerca di segni di ribellione, fermava per strada persino turisti stranieri completamente ignari dell’anniversario. Il colorato distretto tibetano era transennato. Non solo era proibito farvi foto, ma non lo si poteva neppure attraversare a piedi.La stampa cinese, comunque, ha celebrato l’anniversario con espansivi articoli che hanno descritto la gioia dei Tibetani per l’essere stati liberati da secoli di feudalesimo e schiavitù. Se si deve credere al China Daily, tra le altre pubblicazioni, il Tibet “pre-liberazione” era un inferno in terra e i Tibetani ora sono grati di essere cittadini della Repubblica Popolare Cinese.

Qualcuno probabilmente lo è. Molti non lo sono. Ma se la propaganda cinese dipinge il passato del Tibet a tinte eccessivamente fosche, gli Occidentali che simpatizzano per la causa tibetana sono spesso troppo sentimentali.
Il fascino personale del Dalai Lama ha promosso la caricatura di un popolo mistico, saggio e amante della pace, schiacciato da un impero brutale. Non fu senza motivo, tuttavia, che nel 1950 parecchi Tibetani istruiti in realtà diedero il benvenuto ai comunisti cinesi. Il clero buddista era considerato, e non senza ragione, gretto ed oppressivo.
Il comunismo cinese prometteva la modernizzazione.


Negli ultimi decenni, il governo della Cina ha prodotto proprio questo. Lhasa, che appena trent’anni fa era un luogo sperduto, sonnolento e alquanto sudicio, è ora una città di enormi piazze pubbliche, centri commerciali e grattacieli, collegata al resto della Cina da una ferrovia ad alta velocità. È pur vero che i Tibetani, che sono scarsamente rappresentati nell’amministrazione locale, forse non ne hanno tratto vantaggio quanto i Cinesi Han, la cui presenza in città come Lhasa come soldati, commercianti e prostitute è così schiacciante da far temere l’estinzione della cultura tibetana, fatto salvo che come attrazione turistica.


Comunque sia, le città tibetane oggi sono indubbiamente più moderne – in termini di elettrificazione, istruzione, ospedali e altri servizi pubblici – di quanto non lo fossero in precedenza. Questa è una delle argomentazioni che quasi tutti i Cinesi, e non solo i funzionari, usano per giustificare l’assimilazione del Tibet alla Grande Cina.
Quest’argomentazione ha una lunga storia. Gli imperialisti occidentali (nonché giapponesi) la utilizzavano all’inizio del XX secolo per giustificare le proprie “missioni” volte a “civilizzare” o “modernizzare” i nativi. Taiwan, sotto il dominio giapponese, era di fatto più moderna di altre zone della Cina. E gli Inglesi portarono in India la moderna amministrazione, oltre a ferrovie, università ed ospedali.


Tuttavia, al di fuori di una frangia di sciovinisti nostalgici, la maggioranza degli Europei e dei Giapponesi non è più così convinta che la modernizzazione sia una convalida sufficiente del dominio imperialista. La modernizzazione non dovrebbe essere imposta da una forza straniera, ma dovrebbe essere portata avanti da popoli che si autogovernano.
Però i Cinesi hanno un’altra argomentazione nella manica, che appare più plausibile (e più moderna). Sono giustamente orgogliosi della diversità etnica della Cina. Per quale motivo la nazionalità dovrebbe essere definita dalla lingua o dall’appartenenza etnica? Se si permette che i Tibetani si stacchino dalla Cina, perché allora non i Gallesi dalla Gran Bretagna, i Baschi dalla Spagna, i Curdi dalla Turchia, o gli abitanti del Kashmir dall’India?
In alcuni casi, la risposta potrebbe essere: be’, forse dovrebbero farlo. Ma l’appartenenza etnica quale principale contrassegno di nazionalità è un concetto vago e pericoloso, non da ultimo perché penalizza tutte le minoranze.
Ma allora sbaglia chi sostiene la causa tibetana? La dovremmo forse scartare come un’assurdità sentimentale? Non necessariamente. La questione non sta tanto nella cultura o nella spiritualità tibetane, né nell’indipendenza nazionale del Tibet, ma piuttosto nel consenso politico.


A questo riguardo, i Tibetani non sono messi peggio degli altri cittadini della Repubblica Popolare Cinese. In nome dello sviluppo, in Cina vengono demoliti monumenti storici ovunque. La cultura viene sterilizzata, omogeneizzata e deprivata di indipendenza e spontaneità in tutte le città cinesi, non solamente in Tibet. Nessun cittadino o cittadina cinese – non importa se Han, Tibetani, Uiguri o Mongoli – può destituire il partito di governo mediante il proprio voto.
Il problema, quindi, in prima istanza non riguarda la nazionalità o la discriminazione, ma la politica. Il governo cinese asserisce che i Tibetani sono felici. Ma senza stampa libera e diritto di voto non c’è modo di sapere se questo sia vero. Gli sporadici atti di violenza collettiva seguiti da repressioni altrettanto violente suggeriscono che molti non lo sono.
Senza riforma democratica questo ciclo non avrà fine perché la violenza è l’espressione tipica di chi è privato della libertà di parola. Questo vale non solo per il Tibet, ma anche per il resto della Cina. I Tibetani saranno liberi solo quando tutti i Cinesi saranno liberi. In questo, se non per altri aspetti, tutti i cittadini della Cina sono uniti.

Ian Buruma

Fonte: guardian.co.uk

Link: http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2009/apr/08/tibet-china

10.04.2009

Copyright: Project Syndicate, 2009

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org a cura di ORIANA BONAN

Commenti (49)

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    1. nessuno 21 aprile 2009

      leggendo qua e la ho notato che hai già trovato parecchi estimatori..visti i commenti alle tue esternazioni

      personalmente disprezzo i vecchi tromboni fascisti e i leccapiedi filoamericani

      prendi nota educatino

    1. nessuno 21 aprile 2009

      Questa me l'ero persa

      Tu sei libero di commentare e io di contro commentare

      Se vuoi scrivere senza contradittorio apriti un blog

      Qui funziona cosi e forse non hai avuto tempo di rendertene conto

      Intanto affermi delle cose assolutamente inveritiere e questo non va bene io insulto chi mi insulta

      Scusa se ti scrivo con franchezza ma non mi piacciono i personaggi che danno del maleducato a babbo morto vedi di darti una regolata tu quando scrivi

    1. JeanLafitte 21 aprile 2009

      sono 50 anni che si dice la stessa cosa. la realtà è che i tibetani sono sempre di più e continuano a parlare tibetano (quasi tutti solo il tibetano) e praticare i loro vecchi usi e costumi

    1. JeanLafitte 21 aprile 2009

      amica o amico mila a noi che abbiamo studiato la Cina sui testi pubblicati dalle più importanti università americane, inglesi, canadesi etc... questo sito di progaganda ci fa solo ridere.
      per vedere l'impostazione prettamente faziosa e ideologica basta guardare la colonnina di sinistra.
      scrivere "from occupied tibet" è un po' come scrivere "dal sudtirolo occupato". fa ridere ma fa anche pena.
      studia, informati come abbiamo fatto noi e scoprirai che la vera Cina è completamente diversa dall'inferno in terra che ti racconta certa propaganda.

    1. JeanLafitte 21 aprile 2009

      innanzi tutto rispondi come le persone normali senza aprire 2000 thread.

      non ha senso di parlare di "origine straniera" perchè anche i mongoli, i mancesi e gli stessi tibetani sono cinesi.. non è neanche del tutto vero che le altre dinastie non hanno mai sul tetto del mondo ma comunque è importante sottolineare un fatto. che gli Han sono quasi sempre stati gli invasi e quasi mai gli invasori. non mi sembra che secoli e secoli di sovranità sul tibet sia un periodo "relativamente breve",anzi...
      non c'è nessuna occupazione del tibet visto che il tibet non è mai stato uno stato indipendente.
      seguendo il TUO di ragionamento la turchia dovrebbe occupare mezza europa come il tibet dovrebbe occupare mezza cina (il famoso "tibet storico"). sono quasi 800 anni che il tibet è cinese, punto.

    1. cesco 20 aprile 2009

      sta di fatto che le uniche dinastie cinesi che regnarono sul tibet erano di origine straniera: i mongoli yuan e i manchù qing.
      le grandi dinastie cinesi "vere e proprie", qin, han, jin, sui, tang, song e ming non regnarono mai sul tetto del mondo, che evidentemente ai cinesi interessava ben poco. e poi, anche se la cina regnò sul tibet per periodi relativamente brevi questo le dà il diritto di occuparlo ora? seguendo il tuo ragionamento la turchia avrebbe il diritto di occupare l'intero medioriente, il nordafrica e la balcania che occupò per più di quattro secoli.

    1. nessuno 20 aprile 2009

      basta guardarsi un attimo intorno per vedere che l'amerika in quanto a efferratezza e crimini non è da meno della cina se non vado errato in amerika sono state eseguite 138 condanne a morte su persone di colore che dopo sono state riconosciute innocenti.

      Lei della Cina conosce quello che gli propinano i media ufficiali magari sforzandosi potrebbe leggere qualcosa di più e di più preciso.

      La Cina è un paese immenso con una cultura millenaria bellissimo e con miliardi di abitanti noi siamo zero in confronto a loro e presto dovremo fare i conti con loro

      Noi con la nostra mentalità non capiremo mai la Cina e i cinesi siamo troppo americanizzati

      In Italia la pena di morte è attuale e attiva per chi lavora in condizioni precarie, ha presente il numero dei morti sul lavoro in Italia?

      Questi sono morti senza condanna ma per volonta di schifosi che lucrano e che guardacaso hanno come referente politico questa destra post fascista(?) che sempre fascistissima è

      In quanto ai resistenti al fascismo mi permetta di esprimere ampie riserve in merito prima tutti in camicia nera dopo nessuno era fascista o se lo era perchè "teneva famiglia" Su questo stendiamo un velo ma senza pietas

      Io non sò se lei sia fascista o meno e poco importa resta il fatto che i suoi commenti sono classici di quella piccola,piccola borghesia da sempre baciapile e reazionaria

      Tengo a precisarle che non sono ne rosso ne nero sono nessuno.. la scelta di questo nic non è casuale

    1. maristaurru 20 aprile 2009

      Eli, saresti tu la persona preparata? Avevo bisogno di una buona risata. A quali osservazioni intelligenti ti riferisci? Non sapete nemmeno sostenere una argomentazione, lo dimostrate comportandovi in un forum come ragazzi del muretto che sghignazzano e offendono, ma non sanno nemmeno da che gli viene tanta aggressività, in genere viene dalla ignoranza. Due slogan presi qua e là, non fanno cultura e neanche Kultura, fanno "ragazzo di strada", carne da macello, pedina e vittima designata, rossa o nera. Spero che non sia come sembra, mi dispiacerebbe per voi.

    1. maristaurru 20 aprile 2009

      Non ci sono dubbi caro Lei, ma si da il caso che, sia pure senza odor di santità e con mille imperfezioni, altri paesi sono appena appena meno gelidamente efferati, meno pragmatici, meno feroci. A me pare che da noi ormai la pena di morte fa parte dello scemenzario di qualche leghista un po' bevuto, a me pare che da noi gli unici che applicano la pena di morte dopo la parentesi di Scalfaro il buono, sono i brigatisti rossi e quelli neri. Ci son crimini del passato e ci son crimini del presente, o lei avendo letto le moderne teorie sui quanta e sul tempo è arrivato a noon differenziare più tra passato, presente e futuro? Saremo quindi condannati a sorbirci il peso della esecrazione del fascismo all'infinito, pensi che io veccchia come sono non l'ho conosciuto, son figlia di chi contro il fascismo ha lottato a sue spese, non amo chi mi vuole intruppare, senza padrini nè padroni davvero e pagando per questo, e ancora qualche fascistello rosso con la bocca sporca di latte che non se nemmeno che dice e fino a che punto sbarella, mi da della fascista. E questo cretinaro continuerà all'infinito permettendo di tentare di sdoganare qualsiasi porcata, purchè sia quella che più vi piace. Il fardello vero, lo abbiamo noi in Italia, altro che storie!!

    1. Gioacchino_Murat 20 aprile 2009

      Accetto senzameno la tua civile critica,ogni opinione e' degna di rispetto
      ma ti faccio presente che,se una cosa e' menzognera e' sempre foriera di conseguenze negative e pertanto non puo' essere sterile,perche' la sterilita' non genera nulla per definizione.Mi premeva puntualizzare.

    1. Gioacchino_Murat 20 aprile 2009

      Scusa se ti parlo con franchezza,ma ho notato la violenza verbale e la maleducazione con cui ti rivolgi agli altri utenti insultandoli a piu' riprese,
      gradirei non avere alcun tipo di dialogo o contraddittorio con te,qualora
      non fosse di troppo disturbo.

    1. nessuno 20 aprile 2009

      Tu devi metterti davanti al wc e cantare "non son degno di te"

    1. nessuno 20 aprile 2009

      Al pari dell'amerika,, ecc. non ti agitare anche qui in Italia i diritti civili vengono negati dalla lega e associati

    1. Tonguessy 20 aprile 2009

      A tutti i punti precisi che citi ne mancano alcuni: il fatto che il fratello del Dalai Lama fosse al soldo della CIA, il fatto che il governo in esilio in India percepisse 1,8 milioni di dollari l'anno sempre dalla CIA, il fatto che gli insorti tibetani fossero stati istruiti nei campi della CIA (Camp Hale, Colorado)
      http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=8442
      ed infine il fatto che l'India accettò l'esilio del governo del dalai lama solo dopo l'apertura da parte delle università USA a quegli studenti indiani che, una volta laureatisi, costruirono l'atomica di New Delhi
      http://in.rediff.com/news/2005/may/04tps.htm

    1. JeanLafitte 20 aprile 2009

      ho cercato di essere gentile ma mi riesce a fatica al cospetto di gente ignorante e presuntuosa. l'ho già detto che Kubilai Khan era (sino)mongolo, non c'è bisogno che mi correggi tu. il tibet non tornerà indipendente con la fine della dinastia Yuan(1368) ma rimarrà sotto il gioco dei mongoli ancora a lungo visto che fu il sovrano mongolo Altan Khan a istituire la figura del Dalai Lama. mai il tibet è stato unito ed indipendente se non nella breve parentesi 1680-1717, anno dell'invasione degli Zungari. nel 1720 con l'intervento dei sino-mancesi , chiamati in soccorso proprio dai tibetani . da allora il Tibet è nuovamente cinese, tanto che non fu neanche mai riconosciuto come stato indipendente da nessuno stato sovrano neanche nel periodo in cui non esisteva più l'unità territoriale della Cina (metà degli anni dieci-1949).

      ripeto, se non vuoi rimediare figure miserevoli o taci o mettiti a studiare.

    1. nessuno 20 aprile 2009

      a patto che tu vada a vedere come stavano i tibetani sotto i monaci.
      e non scrivere maiuscolo.
      mila che diminitivo e .....

    1. mila 19 aprile 2009

      A TUTTI QUESTI GRANDI CONOSCITORI CHE CREDONO CHE I TIBETANI ERANO OPPRESSI DALLA CASTA DEI MONACI LI INVITO AD ANDARE SUL SITO:WWW.UNMADEINCHINA.ORG PER VERIFICARE COME STANNO ADESSO SIA I TIBETANI CHE I CINESI E POI... NE RIPARLIAMO...

    1. cesco 19 aprile 2009

      "il tibet fa parte della Cina dai tempi di Kubilai Khan. lo stesso Kubilai Khan fu colui che, istituendo la figura del "Grande Lama", costrui le "istituzioni tibetane" in realtà sino-mongole. caro cesco avrebbe fatto più bella figura a tacere. "
      Avresti fatto meglio a tacere tu, Lafitte.Kubilai khan era il mongolo che conquistò la Cina imponendo ai sudditi cinesi un pesantissimo regime fiscale e la sottomissione totale ai suoi guerrieri, che di fatto saranno cacciati dal paese con una grande rivolta.
      E il Tibet tornò indipendente.

    1. nessuno 19 aprile 2009

      Vede gentile signora questo è un altro caso nel quale lei risulta male informata.

      Anche circa i crimini cinesi( che sicuramente ci saranno stati) ci sono i crimini italiani ( atroci) i crimini amerikani insomma ognuno ha il suo crimine

      Purchè non mi venga fuori con la storia dei bambini bolliti

    1. Eli 19 aprile 2009

      Nessuno, se non ci fossero soggetti come 'sta qua e l'altra vergine senza macchia, che fa aggricciare la pelle solo col suo nick, non si noterebbe neppure l'intelligenza delle osservazioni di persone preparate, che approfondiscono gli argomenti e sanno discettarne civilmente. Credi a me, questi soggetti sono funzionali al Forum, sono le cartine di tornasole, ed io mi diverto un mondo a leggerli. Ammazzano la grammatica e la sintassi che è un piacere, neanche in seconda media si scrivono le castronerie di cui loro ci elargiscono perle. Del resto fasci e leghisti sono fra noi e bisogna tenerseli. Cordialmente.

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