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IL DOPO WOJTILA E' INIZIATO

DI PAOLO EMILIANI

Un antico proverbio romano dice “morto un papa se ne fa un altro”.
Non è cattivo gusto citare questo detto in questo momento, significa infatti che i papi passano mentre la chiesa cattolica resta.
Significa pure che un papa equivale ad un altro. Questo, però, non è vero. La storia ci ha insegnato che alcuni papi non hanno lasciato grande segno di sé, mentre altri hanno impresso la loro impronta in modo indelebile. Dopo il pontificato di Montini, che seguì il pur breve ma intenso periodo Roncalli, non lasciò segno la meteora Luciani (al massimo rimarrà nella storia la sua misteriosa ed improvvisa morte), mentre il pontificato Wojtyla non solo è stato lunghissimo, ma ha inciso sulla storia della fine del XX secolo in maniera determinante. Al momento della sua elezione Wojtyla colpì per il suo aspetto giovanile, assai inconsueto in un papa, per il suo atletismo, per una ostentata intolleranza a certi paludati cerimoniali vaticani. Il papa polacco volle dare subito di sé un’immagine dirompente che piacque alla gente da troppo tempo abituata a veder un papa irraggiungibile. Wojtyla, invece, amava stare tra la gente apparendo qualche volta poco papa e più parroco di campagna, una sorta di don Camillo di guareschiana memoria.
Wojtyla, però, non era don Camillo e la sua guerra con Peppone esisteva veramente, ma non era bonaria come quella consumata nei romanzi ambientati a Brescello.

Non sapremo mai se fu scelto un papa con quelle caratteristiche perché i tempi erano maturi per portare il grande attacco contro l’Unione Sovietica o la grande offensiva occidentale contro il comunismo trovò forma perché in Vaticano sedeva Wojtyla. Fatto sta che rapidamente si materializzò l’attacco frontale del Nuovo Ordine Mondiale contro Mosca e la prima mossa fu proprio l’utilizzo di Wojtyla nella “sua Polonia” per sfruttare i sentimenti cattolici di quel popolo per destabilizzare un importante satellite dell’impero sovietico. L’abbraccio tra Wojtyla ed il discutibile sindacalista Walesa (che poi diventerà addirittura presidente di quel Paese), il dichiarato appoggio del Vaticano a Solidarnosc sono segnali inequivocabili della discesa in campo della struttura clericale.

Quello fu l’inizio di un cambio epocale Wojtyla, che aveva scelto come nome Giovanni Paolo II per
significare continuità con i suoi predecessori, poco ebbe della
prudenza politica di Paolo VI, l’ingerenza della Chiesa negli affari
internazionali (ed ovviamente anche italiani) è divenuta in questi
anni prassi abituale e consolidata. La chiesa di Roma ha fatto parte
delle truppe d’assalto che hanno prima sgretolato il comunismo ( già
fatiscente per una implosione che maturava per evidenti carenze
strutturali) e poi contribuito ad incoronare gli Usa (che in gran
parte non sono nemmeno cattolici) come nuova unica potenza imperiale
del pianeta. Quella che doveva essere un’organizzazione solo dedita
alla cura dello spirito ha in pratica sostenuto la società più
materialistica che si possa immaginare, quella del consumismo e
della globalizzazione, dello sfruttamento degli uomini e dell’oppressione dei popoli.

Anche all’interno del Vaticano, durante il regno di Wojtyla, sono mutati i rapporti di forza tra le
organizzazioni nelle quali è articolato il potere del clero nel mondo. Una su tutte ha preso il sopravvento sulle altre, quella più dedita agli intrighi e certamente più presente nel mondo della
grande finanza e del potere, l’Opus Dei.

Non è certamente un caso se
Wojtyla ha elevato agli onori dell’altare Josemaria Escrivà,
fondatore della compagnia delle opere, personaggio che sempre ha
preferito le frequentazioni dei potenti alla cura delle anime.
Wojtyla in quanto a proclamazioni di santi e beati ha battuto ogni
record ed in molti casi si possono trovare nei nuovi santi precise
interpretazioni di carattere politico. Questo è stato il papa che ha
predicato la pace e non ha impedito le guerre, che non ha fatto
nulla per fermare gli atlantici, annunciò un viaggio in Iraq ( che
avrebbe salvato quel popolo da tanta sofferenza) che non fece mai;
questo è il papa che ha predicato l’ascetismo e benedetto la
globalizzazione dell’edonismo; questo è il papa spettacolo, quello
che ha usato i media come mai fece la Chiesa, ma che dietro le alte
mura di Oltretevere ha mantenuto i ragionamenti della Santa
Inquisizione. Per questo ci auguriamo, ora che è morto, che il
proverbio romano non valga e che il prossimo papa non sia affatto
uguale al precedente.

Paolo Emiliani

Fonte:Italia Sociale, 3 aprile 2005
Segnalato da:http://it.groups.yahoo.com/group/lettera_informazione/

Pubblicato da Davide