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IL CAPITALISMO, UN SISTEMA ECONOMICO CONDANNATO DALLA SCIENZA

DI GILLES BONAFI
Mondialisation.ca

Quando si parla della crisi attuale si dicono un sacco di sciocchezze, ma numerose voci cominciano ora a porsi il problema di un sistema economico strutturalmente irrecuperabile che spinge l’umanità alla catastrofe, che, come avevo già sottolineato, non è se non il riflesso di noi stessi secondo la legge della potenza (legge di Pareto) e dei frattali. A trionfare sono dunque i peggiori (non i migliori), quelli che non hanno scrupoli e il cui ego è più sviluppato, i superpredatori; indipendentemente dal sistema all’opera (comunismo o capitalismo che sia), s’impone la legge della potenza e dei frattali. Non dimentichiamo che la legge di Pareto è esponenziale; una curva, in altri termini, che tende all’infinito, cosa impossibile nel nostro mondo finito, la biosfera.

Il funzionamento del nostro sistema non può dunque sfuggire a uno dei principi scientifici fondamentali: l’entropia.


Principio d’equilibrio

Per meglio capire, bisogna ricominciare dall’inizio e rendersi conto di cosa è il principio d’equilibrio, che si applica anche al nostro sistema economico. La chiave di tutto sono i matematici, che però disgraziatamente dimenticano l’essenziale – la spiritualità, o meglio la coscienza – e ci fanno ripudiare una materia in grado di spiegare tutto.

Cominciamo dallo zero e osserviamolo: 0. La parola viene dall’arabo “sifr”, che vuol dire “vuoto”, e rappresenta il vuoto delimitato da un cerchio, il serpente che si morde la coda (Ouroboros), simbolo dell’equilibrio che troviamo in tutti gli angoli dell’universo (l’atomo, la cellula, l’uovo, la terra) e in tutte le religioni.

Una curva esponenziale tende all’infinito, come la retta. Avrete capito dove voglio arrivare: tracciare una retta in un cerchio è impossibile, si finisce col toccare la circonferenza. Il rapporto dell’infinito, il caos (esponenziale e retta) e del finito (cerchio) si chiama “pi”.

Gli antichi savi l’avevano perfettamente compreso e definivano il principio d’equilibrio come la successione di fasi di disordine, di espansione e di contrazione, di ordine dal caos come spiega la teoria del Tsimtsoum (teoria che nasce dagl’insegnamenti di Isaac Louria. NdT).

In effetti, niente può svilupparsi all’infinito, e finiamo sempre con l’arrivare alla contrazione (tsimtsoum); la si ritrova a livello dell’uomo con la respirazione o delle stelle che divengono giganti rosse (espansione) poi nane bianche (contrazione), ma anche nella famosa favola della rana che voleva diventare più grande di un bue, un racconto che si applica perfettamente alle nostre elite e a quel che sta succedendo ai nostri giorni.

È sotto quest’angolo che bisogna analizzare l’attuale crisi economica. La nostra economia è in una fase distruttiva, di contrazione (principio fondamentale dell’equilibrio), di entropia.

Entropia e crisi economica

Einstein ripeteva costantemente che secondo lui la legge della fisica più importante era “il secondo principio della termodinamica”, cioè il concetto di entropia.

Per capire la nozione di entropia bisogna riportarsi alle leggi della termodinamica.
Studiare l’entropia di un sistema significa misurare il suo grado di disordine.
Secondo le leggi della termodinamica, un sistema la cui entropia aumenta finisce col generare disordine (caos) e col disperdere in modo incoerente l’energia; e la situazione si applica perfettamente a noi e al nostro sistema economico.

In effetti l’uomo consuma in modo incoerente l’energia (alimentazione, energie fossili) e quindi aumenta il disordine, il caos (inquinamento, distruzione delle altre specie). I matematici Arnaud Chéritat e Xavier Buff hanno recentemente dimostrato che il caos è onnipresente nei sistemi dinamici, e dunque nel nostro sistema economico. Si tratta di una rivoluzione profonda, perché prova in modo matematico l’impossibilità di prevederne il comportamento a lungo termine.

Se volete approfondire l’argomento, studiate l’affermazione dei due matematici secondo cui “esistono insiemi di Julia positivi”.

La dichiarazione di Paul Jorion sulla necessità di vietare le scommesse sulle fluttuazioni dei prezzi ha trovato un alleato importante, la scienza!

Non vi saranno sfuggite le principali implicazioni della scoperta. La finanzia non dovrebbe più esistere perché introduce caos nel sistema.

Le soluzioni

Fino ad oggi sono state proposte poche soluzioni per risolvere questo profondo disfunzionamento, questo iato fondamentale nel funzionamento dell’uomo (microcosmo), che opera in circuito aperto in un mondo finito (macrocosmo). Ora, a lungo termine la vita non può sussistere senza l’unione tra il principio di equilibrio e l’armonia alla base della nostra vita spirituale comune (coscienza) e della vita presso i popoli primitivi.

Frédéric Lordon, ricercatore del CNRS, criticava l’ideologia neoliberale sostenendo che “Alain Minc non è capace di sostenere un solo argomento economico senza invocare la legge della gravità”.

Eppure Alain Minc ha fondamentalmente ragione, ma ha scelto il peggio (legge della giungla) e non il meglio (legge di Pareto, entropia e frattali) per giustificare un sistema economico che non resiste a un’analisi anche solo superficiale, e meno ancora a un’analisi matematica. Per l’ideologia neoliberale tutto si riassume infatti nella legge della giungla: la legge del più forte diventa la legge della potenza (legge di Pareto), e dunque “il lato oscuro della forza”.

Frédéric Lordon non si limita però a criticare, e avanza una proposta che nessun media ha ripreso: chiudere la Borsa. Ecco un’idea interessante; la finanza è il cuore del sistema e favorisce l’evoluzione esponenziale dei debiti e del caos. Inoltre oggi sappiamo che 5 banche statunitensi controllano quasi la metà dei prodotti derivati (oltre 20.000 miliardi di dollari) e hanno messo in opera un gigantesco insider trading, grazie ad algoritmi finanziari che permettono di guadagnare sempre e, ovviamente, senza nessun collegamento con la realtà economica. Nel mio articolo “Perchè l’economia mondiale non è crollata nel 2009 ?” sostenevo che “Bisogna capire che la Borsa non ha che una sola funzione sociale, fornire capitali alle aziende. Ma attualmente accade il contrario, ed è l’intera società ad essere presa in ostaggio e spogliata delle sue ricchezze a esclusivo vantaggio di pochi”.

Siamo sempre più numerosi a protestare, come Omar Aktouf, professore dell’HEC Montréal o Paul Jorion.

Frédéric Lordon mette oramai in luce il vero funzionamento della finanza: “in Borsa, le aziende più che approvvigionarsi di capitali vengono depredate, perché quel che gli azionisti prendono (in dividendi e rastrellamento di azioni) finisce per superare quel che concedono. In conclusione non è più la Borsa a finanziare le aziende, ma sono le aziende a finanziare la Borsa”.

La finanza è dunque il punto in cui si concentrano le “metastasi” di un corpo malato, che bisogna amputare prima di una loro propagazione.

Bisogna però essere chiari: si tratterà solo di una tappa. Il cuore del dibattito dovrà essere la necessaria rimessa in causa del capitalismo: pensare un sistema economico che funzioni in circuito chiuso, al cui centro si trovi l’uomo e non il denaro, criminalizzare la ricchezza eccessiva fissando un tetto per i patrimoni personali, ideare un sistema distributivo (e non ridistributivo) che metta la conoscenza al giusto posto e che innalzi l’uomo invece di trasformarlo in animale (mito di Circe) e in schiavo.

“Per capire impariamo a sognare!” August Kekulé.

Gilles Bonafi (professore di analisi economica)
Fonte: http://gillesbonafi.skyrock.com
Link: http://gillesbonafi.skyrock.com/2829664192-Le-capitalisme-un-systeme-economique-condamne-par-la-science.html
3.04.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di CARLO PAPPALARDO

Pubblicato da Davide

  • nettuno

    GILLES BONAFI è un ecomomista che parla complicato. La storia è sempre la stessa, ovvero quella della coperta corta. Adesso la tirano tutta da una parte, finchè gli altri ( gli scoperti non si incazzano) . Riequiligrato il tutto, la storia ricomincia . Gheto capio!!

  • vic

    Oggi facciamo un giretto di prova con la nuova vettura, in verita’ un prototipo fuori serie. L’intervista e’ volante, cioe’ direttamente dal volante della vettura, che sfreccia veloce lungo il circuito di prova, il rinomato “Nastro di Moebius”.

    V: Tiene bene le curve.
    Moebius: Per forza, sono sopraelevate. Attento!
    V: Ehi, siamo a testa in giu’!
    Moebius: Non tema, le gomme hanno un grip da favola. Imbocchi bene la parabolica.
    V: Ouff. Non sono abituato a questo circuito.
    Moebius: Preferisce i rettilinei?
    V: I circuiti van bene, per via delle curve.
    Moebius: I rettilinei sono curvi, potenzialmente. Non lo sapeva?
    V: Le convergenze parallele? Parla di politica?
    Moebius: Mi riferivo ai rettilinei che in realta’ sono dei cerchi.
    V: Ah ah, non mi dica. Ed i cerchi in realta’ sono delle rette forse?
    Moebius: Bravo, proprio cosi’. (Estrae un foglietto, ci scarabocchia una formula). Tenga.
    V: Cos’e’, una formula magica?
    Moebius (sorride): Insomma, quasi. Trasforma le rette in cerchi ed i cerchi in rette.
    V: La chiameremo “trasformata di Moebius”. Complimenti a lei!
    Moebius (divertito): E’ da un bel po’ che si chiama cosi’. Arriva tardi, amico, col suo battesimo.
    V: Quali altre magie fa la sua formula magica?
    Moebius: Beh, non lo dica in giro, ma fa miracoli.
    V: Me ne dica uno, suvvia.
    Moebius: Per esempio puo’ tirar qui l’infinito e metterglielo proprio sotto al naso!
    V: Ah dai, signor Moebius, l’infinito e’ lontano ed il mio naso e’ vicino.
    Moebius: Ci pensi, se la retta diventa un cerchio, vuol dire che anche il punto infinito della retta finira’ sul cerchio. Basta mettere il cerchio sotto il naso e voila’, il gioco e’ fatto.
    V: Uhm, uhm. Allora posso studiare da vicino cosa succede nei dintorni dell’infinito?
    Moebius: Indovinato. C’e’ un prezzo, pero’!
    V: Costa un’infinita’ di soldi?
    Moebius: Un prezzo geometrico. Bisogna spedire all’infinito un altro punto.
    V: Be’, un baratto, cosa vuole che sia una semplice permuta di terreni.
    Moebius: Nel caso veda sparire il suo giardinetto all”infinito, io l’ho avvertita.
    V: Grazie, signor Moebius, da lei si imparano un mucchio di magie.
    Moebius: Freni, che sta finendo la benzina.
    V (freno in scioltezza): Di nuovo, mille grazie. Alla prossima, signorr Moebius.
    Moebius (riavvolge il nastro e se lo mette in tasca): Arrivederci, amico mio.

    Capito? Volendo l’infinito e’ vicino, piu’ di quel che sembra.
    Mi gira un po’ la testa, sara’ per via di tutte quelle curve.

  • wld

    Dietro l’apparente varietà e disordine del mondo, si nasconde una struttura numerica e geometrica semplice e razionalmente riconoscibile, La teoria dei frattali, prima di tutto è una teoria matematica, e come tale va compresa con il linguaggio matematico. Comunque un’idea la si può avere osservando un frattale addomesticato.Qualcuno addirittura ci gioca dopo averlo costruito con il PC di casa. La geometria dei frattali ha origine dal caos, non da quello primigenio ma da quello dei fenomeni naturali quotidiani. Si può asserire che fra l’ordine eccessivo di Euclide e il dominio del caos incontrollato, si estende ormai una nuova zona di ordine frattale. Clive Staples Lewis scrive che : Le persone egoiste e nevrotiche possono distorcere qualunque cosa, persino l’affetto, e farlo diventare causa di infelicità o di sfruttamento. Senza fare grandi voli, quello che affligge oggi la vita di tutti i giorni io la chiamo solo mero e puro egoismo …

  • AmonAmarth

    Bella lettura, ogni tanto è interessante ragionare “ab initio”, e indubbiamente la matematica è lo strumento per farlo. Nonostante tutto tali idee non sono nuove e sono già abbastanza mature, grazie anche all’esistenza di uomini come Nicholas Georgescu-Roegen (http://it.wikipedia.org/wiki/Nicholas_Georgescu-Roegen), che hanno dimostrato queste intuizioni antisviluppiste da decenni. L’autore dell’articolo infatti riporta quasi esattamente le idee che Roegen discusse nella sua opera “The Entropy Law And The Economic Process” del 1971 (l’edizione italiana è “Bioeconomia. Verso un’altra economia ecologicamente e socialmente sostenibile”). Le conclusioni di tali studi si riversano nel calderone della Decrescita (http://it.wikipedia.org/wiki/Decrescita). Un saluto.

  • GioCo

    Credo ci siano una serie di assunti criticabili del dott. Bonafi anche se nella sostanza il contenuto è coerente, come l’acqua bagnata: solleva il dilemma che la maggior parte non aveva considerato proprio perché scontato.
    Fa piacere sapere che qualche accademico comincia guardarsi i piedi per scoprire che può camminare e riesca pure a dircelo, in qualche modo.
    Tuttavia, l’articolo assume anche che:
    1. Non vi sia nessuno oltre l’Uomo in questo pianeta a fare casino
    2. L’atteggiamento dell’Uomo è quello del superpredatore
    3. Siamo tutti colpevoli e quindi dobbiamo redimerci (pentiti o brucerai alla fiamma dell’inferno … matematico)
    4. Tutto il pianeta umano funziona con la stessa logica ovunque

    Personalmente comincio a chiedermi se l’Uomo soffre di una forma di schizzofrenia congenita o se realmente possiamo distinguere l’umanità tra discendenti rettili e discendendi umani alla David Icke. Ciò spiegerebbe molte cose circa il supposto comportamento predatorio e l’inevitabile confronto con il quotidiano della nostra vita, dove è veramente difficile incontrare quell’atteggiamento (a meno che non si parli di MICROpredazione, alla moda della formichina). Se però scartiamo l’ipotesi Icke, perché pare una favola infantile con cui giustificare i nostri “simili”, rimane l’assurdo del distacco comportamentale di certa umanità assolutamente minoritaria (forse qualche centinaio?) da quell’altra (qualche miliardo). Mi viene a mente a confronto il bullo scolastico che fa casino in una classe di soggetti “tranquilli” che per amore della tranquillità assumono l’atteggiamento da pecora, giustificando la bulleria che subiscono.
    Forse siamo tutti oggetto di una gigantesca sindrome di Stoccolma?
    Ovviamente, con “tutti” intendo certa umanità, diciamo di “ceppo occidentale”, che proviene dal lato mediterraneo del mondo. D’altronde l’umanita che non è di cultura occidentale pare sparire rapidamente come fosse attaccata dai Borg e presto (forse) potremo assumere con nostro grande sollievo che tutta l’umanità è uguale: una rivoluzione comunista travestita da neoliberismo. Che pasticcio!
    Ah, dimenticavo, siccome siamo tutti colpevoli equamente di questo pasticcio, perché abbiamo tutti equamente contribuito a costruirlo (?!) allora equamente, togliamo di mezzo l’economia attuale e facciamo tutti la fame … bhe quasi tutti e quasi equamente: quelli che oggi muoiono di fame si levino di mezzo e tutti gli altri ne prendano il posto … a parte qualche centinaio ovviamente.

  • AlbertoConti

    Chiudere le borse finanziarie? Vorrebbe dire amputare un organo dove si concentrano le metastasi del cancro che ci sta uccidendo, ma pur sempre un organo vitale, già abbondantemente bypassato dalle transizioni OTC. E’ improponibile un ritorno al proibizionismo delle prassi fondamentali per il funzionamento della complessa macchina economica, per come si presenta allo stato dell’arte. E’ però fattibilissima la distinzione e divisione tra diverse qualità e modalità di transazioni finanziarie, un po’ come la distinzione tra banche commerciali e banche d’affari, tra alcol e droghe pesanti. Tutto il grosso della finanza, basata sulla speculazione del rischio può benissimo essere vietata per legge, come è vietato il furto, l’omicidio e lo stupro, in funzione dei danni oggettivi che queste pratiche producono, prima ancora del giudizio morale. In questo c’è l’applicazione del principio scientifico, della ragione logica, nelle umane faccende, senza neppure scomodare Dio. Gli altri principi risolutivi, come criminalizzare l’eccesso di ricchezza individuale ed ereditaria ecc. sono già più “politici”, nel senso che occorre accordarsi su ciò che è più desiderabile per l’uomo sociale. Certo che la pesantezza della crisi, la simultaneità del raggiungimento dei picchi (del consumo di materie prime, della sostenibilità ambientale, del debito universale, ecc.) e l’accresciuta potenzialità conoscitiva, di massa e tecnologica, concorrono potentemente ad un radicale cambiamento di paradigma, sostenuto da un incontenibile ribellione spirituale.

  • astabada

    Quando parla dello 0 e dell’equilibrio l’autore dimentica di dire che il numero 0 puo’ essere usato per quantificare il valore scientifico dell’articolo, in una scala dove 2 e’ il valore scientifico medio degli articoli pubblicati da MNRAS e 4 il valore scientifco di un articolo di Enrico Fermi.
    La scala e’ logaritmica.

    Per chi non ha una formazione scientifica dico solo che l’autore usa parole tecniche come caos nell’accezione comune del termine. Il modo in cui parla dell’entropia e’ agghiacciante.

    Cheers,

    astabada

  • Tonguessy

    Questo è proprio andato in aceto: ” La chiave di tutto sono i matematici, che però disgraziatamente dimenticano l’essenziale – la spiritualità, o meglio la coscienza – e ci fanno ripudiare una materia in grado di spiegare tutto.”
    Cosa sarebbe meglio di una materia in grado di spiegare tutto? La spiritualità.
    Ah, cazzo! Mai più senza! Ammesso e non concesso che tramite la matematica si possa spiegare tutto, il genio oeconomicus le preferisce la spiritualtà, che non spiega una beata fava ma….ma……beh, però…..si, insomma, non spiega un cazzo ma ti lascia almeno, come dire, soddisfatto, và!
    E fanculo anche le spiegazioni e entropia: a noi economistici piace il caos. Nulla si spiega, tutto si distrugge (Seconda legge della econimistica).
    Buon divertimento

  • AmonAmarth

    Mi sembra un po’ affrettato dire che “l’articolo non vale nulla”… E’ vero che l’autore utilizza concetti complicati e magari non in grado di raggiungere gran parte dei lettori, ma rimane il fatto che l’argomento è un “primer” per portare ad un concetto ben più semplice e odiernamente concreto come la Decrescita (vedi ciò che ho scritto sopra). Il concetto chiave di questo movimento è rimettere l’uomo al di sopra dell’economia, produrre meno (lavorare meno), quindi consumare di meno (ridurre la domanda sullo sperpero delle risorse) e godere meglio di un rinnovato tempo libero nella semplicità. E’ la completa antitesi dell’obiettivo ultimo delle ideologie mercantili quali capitalismo e comunismo, che hanno sempre eguagliato l’aumento dei beni procapite alla felicità stessa. Secondo questa visione la risposta all’entropia è la lentezza, la semplicità, le piccole distanze e meno stress. Ciao!

  • AmonAmarth

    Mi spiace che l’argomento sia stato preso così superficialmente. Scusate se ora vi copio-incollo beceramente da wikipedia questo pezzo (wiki andrebbe presa con le pinze), ma credo che sia in grado di riassumere meglio questi concetti spiegati in modo complicato dall’autore dell’articolo:
    “””Georgescu-Roegen (in particolare nelle opere posteriori al 1970), sostiene che qualsiasi scienza che si occupi del futuro dell’uomo, come la scienza economica, deve tener conto della ineluttabilità delle leggi della fisica, ed in particolare del secondo principio della termodinamica, secondo il quale alla fine di ogni processo la qualità dell’energia (cioè la possibilità che l’energia possa essere ancora utilizzata da qualcun altro) è sempre peggiore rispetto all’inizio.
    Qualsiasi processo economico che produce merci materiali diminuisce la disponibilità di energia nel futuro e quindi la possibilità futura di produrre altre merci e cose materiali.
    Inoltre, nel processo economico anche la materia si degrada (“matter matters, too”), ovvero diminuisce tendenzialmente la sua possibilità di essere usata in future attività economiche: una volta disperse nell’ambiente le materie prime precedentemente concentrate in giacimenti nel sottosuolo, queste possono essere reimpiegate nel ciclo economico solo in misura molto minore ed a prezzo di un alto dispendio di energia.
    Materia ed energia, quindi, entrano nel processo economico con un grado di entropia relativamente bassa e ne escono con un’entropia più alta. Da ciò deriva la necessità di ripensare radicalmente la scienza economica, rendendola capace di incorporare il principio dell’entropia e in generale i vincoli ecologici.
    La teoria della bioeconomia è poi stata tradotta nel sistema economico della decrescita dallo stesso Georgescu-Roegen.””” – fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Nicholas_Georgescu-Roegen . Ciao.

  • astabada

    Ciao, anche io conosco la teoria della decrescita, che per quanto apprezzi non mi convince del tutto.

    Non ho letto Georgescu-Roegen, ma solo Latouche, il quale a volte parla di entropia in modo approssimativo. Questo articolo pero’ non ha proprio senso, mi sembra solo fraseologia e francamente penso che chi non conosce affatto la teoria della decrescita potrebbe, leggendo questo, avere un’impressione negativa.

    Per come la metti tu la decrescita sembrerebbe auspicabile, ma a me sembra che Latouche vada oltre, proponendo il ritorno a un’economia locale a bassa integrazione e ridotto contenuto tecnologico.
    Per quanto una tale economia non sarebbe male sotto molti punti di vista, essa non darebbe ai propri cittadini i mezzi per difendersi, che sono sempre piu’ complessi e tecnologicamente avanzati. Quindi – se non ho letto male Latouche – rimane un’utopia perche’ l’autore “vieta” i mezzi per realizzarla storicamente.

    Cheers,

    astabada

  • Tonguessy

    Alcune considerazioni:
    1- Fu Lakatos a considerare le esatte previsioni l’elemento che permette alla vera scienza di essere tale. Secondo questa epistemologia chiunque si occupi del futuro dell’uomo secondo parametri scientifici o ci azzecca e quindi ha fatto scienza reale oppure non ci azzecca e ha fatto qualcos’altro (metafisica ad esempio). Pensare che ci siano personaggi come Greenspan che hanno sempre sostenuto l’ipotesi secondo cui il mercato si autoregolamenta salvo poi rivedere le proprie posizioni a disastri accaduti dimostra che certi economistici non sono scienziati, ma azzeccagarbugli (sempre secondo Lakatos).
    2- Il concetto di entropia va di pari passo con il concetto di complessità. Un ambiente poco antropico promette tanto, ma ha poco. Al contrario un ambiente molto antropico promette poco perchè ha già tanto. Ho il sospetto che l’autore (che non conosco se non di rimbalzo, mi duole ammetterlo) soffra del complesso dell’entropia tipico dei fisici dei secoli scorsi, dove questo fenomeno acquistava il significato di morte termica dell’universo. Nessuno oggi osa spingersi così avanti, che io sappia.
    3-Che l’economia (o peggio l’economistica) sia una scienza è ancora tutto da dimostrare: pare sia una dottrina. Che sia necessario ripensare l’economistica beh….difficile non essere d’accordo. Così come è difficile non essere d’accordo sul fatto che bisognerebbe (condizionale d’obbligo) considerare prima gli aspetti ecologici che quelli monetari (aspetti questo molto cari ai Chicago boys come Greenspan). Se solo ce lo lasciassero fare.

  • Tonguessy

    “essa non darebbe ai propri cittadini i mezzi per difendersi”.

    La teoria di Latouche non è un’economia bellica come quella attuale. Il suo sistema di valori si basa sulla pace e non sulla predazione. Chiaro che chi osa scegliere quel tipo di rapporti economici lo fa avendo bene in mente le fine degli Amerindi. Siamo arrivati a tanto…..

  • astabada

    L’auspicio di tenere conto delle leggi della fisica in economia e’ senz’altro positivo, perche’ l’economia e’ soggetta alle leggi della fisica (lo dimostra l’impossibilita’ di vendere azioni Parmalat ad un risparmiatore deceduto). Quando si fanno queste cose pero’ bisogna farle per bene! Manca ad esempio qualunque riferimento ad una scala temporale, che e’ fondamentale altrimenti le leggi della fisica dicono che la Terra produrra’ altri depositi di ferro grazie alla… tettonica!

    Una volta stabilito che ci interessiamo di scale temporali dell’ordine dei 1000-2000 anni si arriva subito a concludere che l’uomo non puo’ fare a meno di riciclare, come si evince dal fatto che le miniere nell’Europa romana sono state esaurite dagli stessi Romani. Anche il riciclaggio e’ – come ogni processo termodinamico – inefficiente e portera’ solo ad aumentare la durata delle risorse, non a renderla infinita (infinito significa in questo caso 10^20 g per ogni data risorsa).
    Il punto chiave per raggiungere l’equilibrio e’ il concetto di sostenibilita’, ovverosia il consumo di ogni risorsa dev’essere inferiore al suo tasso di rigenerazione.

    Fin qui tutto bene, ma il problema e’: un’economia completamente sostenibile e’ compatibile con la felicita’? Qualunque cosa voglia dire felicita’: ad esempio se la felicita’ e’ avere tutti un jet privato la risposta e’ no. Se la felicita’ e’ vivere come a Tikopia (prima che arrivassimo noi) allora la risposta e’ si. Quale livello di felicita’ puo’ assicurarci il pianeta? Questo e’ il dilemma…

    Ovviamente senza menzionare il problema storico, cioe’ operativo, di arrivare ad un’economia sostenibile.

    Questo e’ come la pensa un fisico, e vale quanto la mia opinione.

    Con rispetto,

    astabada

  • astabada

    Il concetto di entropia va di pari passo con il concetto di complessità.

    Io non sono convinto di questa affermazione: l’entropia di un sistema dipende non solo dalla sua complessita’, ma anche dalla sua temperatura, ragion per cui un pianeta terra allo zero assoluto potrebbe avere meno entropia della stessa quantita’ di materia, a 10^444 gradi. Dico potrebbe perche’ non mi metto certo a fare i conti!

    L’entropia associata a un sistema macroscopico, secondo l’interpretazione che ne da’ la meccanica statistica misura il numero di configurazioni microscopiche che corrispondono a quello stato. In un certo senso piu’ il sistema e’ complesso, meno sono le configurazioni microscopiche equivalenti per realizzarlo. Prendi un mucchio di mattoncini lego; quanti modi ci sono disporre i mattoncini perche’ qualcuno entri nella stanza e riconosca un mucchio? Beh, tanti… I modi invece di fare un castello sono molti meno, per cui la configurazione a castello ha entropia minore di quella a mucchio.

    Francamente poi, sull’entropia non c’e’ questo oceano di chiarezza ed accordo. Ci sono moltissime cose che non quadrano quando entra ad esempio in gioco la gravita’. Quindi se hai capito tutto di quello che ho scritto, come diceva un mio docente, allora vuol dire che mi sono spiegato male.

    Cheers, come sempre

    astabada

  • Tonguessy

    Prendi il Big Bang: in quel momento l’entropia è la minima possibile. E non c’è un bel niente come diversità, no? Via via che l’entropia aumenta, aumenta conseguentemente anche la complessità. Non può essere altrimenti. Tutto qui.

    Cheerio, astabada!

  • ottavino

    Non è un brutto articolo ma, tutto sommato, potremmo metterlo nella categoria “elucubrazioni mentali”.
    Infatti ciò che non viene considerato è che il capitalismo è una scusa (o un effetto). Quando sarà il momento si metterà da parte il capitalismo e si tireranno fuori le armi (che sono il vero padrone).

  • AmonAmarth

    Wow ragazzi vedo con piacere che il tema è di interesse a molti anche se non mi è stato evidente fin da subito! Al di fuori dei concetti puramente fisici o meccanico/statistici (ragionamenti molto belli, siete per caso chimico-fisici?), indubbiamente interessantissimi, vorrei spostare l’attenzione su ciò che potrebbe essere secondo voi la reale fattibilità di un’economia “decrescente”, come avete già introdotto voi (soprattutto riguardo a “””un’economia completamente sostenibile e’ compatibile con la felicita’? Qualunque cosa voglia dire felicita’: ad esempio se la felicita’ e’ avere tutti un jet privato la risposta e’ no. Se la felicita’ e’ vivere come a Tikopia (prima che arrivassimo noi) allora la risposta e’ si. Quale livello di felicita’ puo’ assicurarci il pianeta? Questo e’ il dilemma…””” …Ovvero quanto di questa “felicità materiale” ci è comunque necessaria per vivere BENE? Siamo forse la “generazione di mezzo”? Ovvero la più sfigata che è nata nei lussi consumistici per capire (per ora ancora in pochi) che questo non è più possibile? Riusciremmo noi uomini “medi/occidentali” a rispostarci verso una vita COSI’ semplice? Ritornare a sporcarci le mani, fare a meno di molte tecnologie energivore? Ve lo chiedo molto seriamente, perchè si da il caso che sono anni che mi interesso di sostenibilità ma rimango solo nella “teoria” (nota: sono forse troppo giovane e per ora ancora una volta senza un lavoro..)… Credo che uno dei muri più grossi da abbattere in tal senso sia il dover iniziare da soli, unito alla paura che in un tale sforzo si possa rimanere soli a lungo (chi oltre a te sarebbe disposto a rischiare per staccarsi progressivamente da questo “mondo-abitudine-normalità-comodità” nonostante tutte le sue contraddizioni palesemente insostenibili?)… Comunque si, la Decrescita è si un’utopia, ma tendo a ricordare che un’utopia non è per definizione una cosa irrealizzabile, ma è solo un “progetto idealisticamente desiderabile e dotato di valore”, una “visione del futuro”, un “come vorremmo che fosse”, è “dove puntare”, non sicuramente l’immediata realtà ma nemmeno l’impossibile. Tutto è possibile, basta avere la forza di farlo. Ciao!

  • AlbertoConti

    Crescita e decrescita sono qui riferite al PIL, o chi per esso, ovvero all’aspetto quantitativo dei nostri consumi ad uso “felicità terrena”, fino al limite minimo della sopravvivenza. La grande assente è invece la qualità dei consumi, che fa il paio con la qualità della vita. Ad es. l’equa condivisione delle risorse disponibili è qualità della vita, è sapere di essere nel giusto, che è un grande fattore di felicità, diretto e indiretto, in quanto previene la trasgressione togliendole le motivazioni. Una lavastoviglie supertecnologica può (o potrà) consumare meno di chi lava a mano, il che dimostra che qualità e quantità non sono necessariamente antagoniste. A livello sistemico, di sistema chiuso quale è il nostro oggi, il rapporto qualità/quantità di ciò che occorre per vivere “felici” è l’unica cosa che deve crescere, se no non sopravviveremo a noi stessi, alla nostra tecnologia.

  • anonimomatremendo

    …aspetta aspetta,ho letto bene?Il comunismo é un ´ideologia mercantile?Forse ti confondi con lo stalinismo,ossia col lassalismo-proudhonismo,ossia con la socialldemocrazia riformista piu´o meno estremista.ciao

  • anonimomatremendo

    Erwin Schrödinger,
    uno dei padri della fisica moderna, faceva notare che tutti gli esseri viventi,
    prodotti da una qualche forma di auto-organizzazione della materia, utilizzano
    l’organizzazione raggiunta per organizzare a loro volta, ulteriormente,
    la materia stessa. Sono cioè in grado di invertire i processi spontanei della
    natura e generare sistemi ordinati secondo regole più o meno complesse. In
    effetti colture batteriche, colonie di molluschi, branchi di animali, società
    umane, ecc. assorbono dall’ambiente energia “libera” e la indirizzano a uno
    scopo, cosciente o meno che sia. Fra gli esseri viventi, l’uomo è l’unico che
    riesce anche a progettare l’ulteriore organizzazione invece di giungervi
    spontaneamente. E questo ha naturalmente delle conseguenze sull’intera
    struttura interna della biosfera, sull’andamento dei flussi di energia, come
    ben dimostrano gli attuali studi sul riscaldamento “artificiale” del pianeta.
    Tali conseguenze hanno a che fare con la fisica, precisamente con la termodinamica:
    vi sono fenomeni, come la comparsa della vita sulla Terra, che
    invertono la tendenza naturale dei sistemi ad andare verso il disordine, situazione
    che equivale a perdita di energia (aumento di entropia). In altre
    parole, i sistemi planetari, i cristalli, il vivente, mostrano che in natura esiste
    una dialettica della convivenza dinamica fra disordine (o caos, più probabile)
    e ordine (od organizzazione, meno probabile), per cui, se nessuno si
    stupisce che le cose in ordine finiscano spontaneamente in disordine, può
    nascere invece qualche perplessità sul fatto che, senza un dio, possa emergere
    spontaneamente organizzazione dal caos.
    Antiche barriere coralline formarono montagne dovute all’azione caotica
    di molluschi che generano mirabili micro-forme. I movimenti caotici dell’uomo
    formarono metropoli tentacolari il cui disegno deve ben poco all’ordine
    ma che tuttavia contengono mirabili progetti parziali. Reti di comunicazione
    umane coprono la crosta terrestre crescendo pezzo per pezzo senza
    un piano generale, ma anche in questo caso assumendo ordine al fine di
    non collassare. Come le montagne finiscono in disordine a causa dei movi4
    menti tettonici e dell’erosione, così le città e le società umane degenerano
    “trasformandosi in catene per l’ulteriore balzo in avanti”. Però dalle montagne
    erose, divenute pianure alluvionali, nascono foreste, e dalle società degenerate
    a causa del loro disordine molecolare nascono nuove società per
    mezzo di rivoluzioni. In entrambi i casi la materia si dispone secondo un
    ordine di livello superiore. Il bilancio energetico è sempre quello originario
    dell’universo; ma localmente, sul nostro delicato pianeta, i processi vitali
    sembrano una “creazione” di ordine da disordine.
    Tra coloro che si sono occupati, nei loro studi, dell’evoluzione, vi è chi
    (Bertrand Russel, Richard Dawkins, in parte Darwin) considera ogni essere
    vivente come una sorta di feroce egoista teso unicamente a riprodurre sé
    stesso e a modificare l’ambiente per conservare il proprio patrimonio genetico;
    altri (Jay Gould, Peter Kropotkin, Marx e persino Jack London) sono
    più attenti alle relazioni e ai salti di qualità, e notano come la comparsa
    delle società sia frutto di cooperazione più che di isolazionismo egoista.
    Questo secondo approccio spiega meglio come mai nella società umana il
    livello di disordine sia nel complesso così basso (tutto sommato, a parte il
    bilancio energetico con l’universo, le fabbriche producono razionalmente, i
    treni circolano e Internet funziona). Ma non spiega da dove arrivi la “qualità”
    dell’energia che serve localmente a rovesciare la prassi del disordine
    naturale “più probabile”. Chi è omologato rispetto all’ideologia prodotta dal
    sistema attuale non si pone domande a questo proposito e perciò trova
    semplicemente assurdo che il sistema stesso possa scomparire per lasciar
    posto a un altro di ordine superiore. Vi sono eccezioni, come Nicholas
    Georgescu-Roegen, che ha impostato tutta la sua vita di economista sullo
    studio della società con i parametri della termodinamica, e Jeremy Rifkin,
    suo allievo, che ha sviluppato i temi del maestro in chiave di critica all’economia
    politica (finito però a fare il guru dei no-global).

    Abbiamo visto che alcuni ricercatori avvertono il problema. Alcuni si
    pronunciano contro la crescita esponenziale del sistema, propugnando un
    equilibrio fra capitalismo e natura (“ambiente”), una situazione che chiama
    “sviluppo sostenibile”. Ma già dalla scelta del termine si capisce che si tratta
    di una sciocchezza: la parola “sviluppo” indica comunque la crescita di un
    ciclo rispetto al precedente, quindi una curva di crescita esponenziale, per
    quanto poco pronunciata. La parola “sostenibile” è senza contenuto empirico
    perché non indica rispetto a che cosa. Sarebbe lo stesso che scrivere “capitalismo
    ragionevole”, e qualcuno ci cascherebbe ancora. Di fronte a questo
    genere di proposizioni senza contenuto Marx soleva tagliar corto ironizzando
    su coloro che elucubravano sui “logaritmi gialli”.
    Lo sviluppo non è mai “sostenibile”, cioè non giunge mai ad un equilibrio,
    per la semplice ragione che dal punto di vista fisico (termodinamico)
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    qualunque attività umana che non sia semplicemente fisiologica non è mai
    in pareggio con l’energia che giunge dal Sole, l’unica che potremmo utilizzare
    senza intaccare le risorse terrestri. In effetti l’equilibrio termodinamico si
    otterrebbe unicamente con l’utilizzo diretto della radiazione solare, quell’infinitesima
    parte che giunge sulla Terra invece di disperdersi nello spazio.
    Diciamo “diretto” perché anche bruciando petrolio o carbone noi utilizziamo
    l’energia solare condensata nel passato, ma bruciamo in un attimo ciò
    che ha richiesto mezzo miliardo di anni per diventare un combustibile. E
    che non è depositato nel sottosuolo in quantità illimitate.
    Il metodo termodinamico da noi preso in considerazione a sostegno della
    legge di Marx è di valore universale, esce dall’ambito ristretto di una legge
    economica come quella della miseria crescente per coinvolgere l’intero sistema
    capitalistico, fondato certamente sulla crescita della forza produttiva
    sociale ma ancor più sulla dissipazione sfrenata e sul disordine. Le leggi
    d’invarianza si spingono fino a orizzonti insospettati. Gli scienziati che si
    dedicano al problema della complessità dei sistemi sono convinti che vi sia
    una simmetria fra l’aumento del disordine nell’universo e la sua diminuzione
    dovuta ai fenomeni di auto-organizzazione della materia, specialmente
    con la comparsa della vita e la sua evoluzione. Essi pensano che questa
    simmetria sarà infine spiegata da una specie di principio inverso rispetto al
    principio di entropia. Le loro ricerche sono condotte con modelli al computer
    analoghi a quello che prendiamo in considerazione nel nostro studio
    sul fenomeno della miseria crescente: la base è sempre rappresentata da
    una popolazione di individui interattivi (agenti), una rete di “nodi” collegati
    tra di loro tramite “connessioni” che trasportano informazione. L’universalità
    del metodo è dimostrata dai campi di applicazione, che vanno dalle reti
    neurali che simulano il cervello alle simulazioni dell’origine della vita; dai
    modelli che simulano il diffondersi di epidemie a quelli che simulano gli
    scambi economici elementari tra individui.
    Quando ci si accorse che i sistemi di relazioni sono tutti simili, ci si rese
    anche conto che le differenze erano dovute alla divisione sociale del lavoro,
    quindi a un fattore ideologico: i modelli erano costruiti da persone diverse,
    in ambienti diversi, per risolvere problemi ritenuti diversi e quindi adottando
    linguaggi diversi. Alla fine fu chiaro che tanta diversità non era che apparenza
    e, all’Istituto di Santa Fe per le ricerche sulla complessità, fu pubblicato
    tra gli altri un lavoro intitolato significativamente: Una stele di Rosetta
    per il connessionismo. Gli antichissimi geroglifici egizi erano appunto
    stati decifrati sulla base di una stele su cui era inciso, con linguaggi diversi
    di cui uno solo conosciuto, il medesimo documento.
    Tanto ci interessava, dunque: dimostrare per vie diverse la legge della
    miseria crescente, quella che Marx chiama la legge assoluta dell’accumulazione
    capitalistica. Se siamo riusciti nel nostro intento, abbiamo anche dato
    un contributo alla dimostrazione dell’assunto, caro a Marx, che il capitalismo
    è potenzialmente già morto.

    Il resto dell´articolo lo trovate qui [www.quinterna.org]….buona lettura.