IL BRADIPO PIDDINO NON LO SA, PERCHE'...STAVA FACENDO LA CACCA

IL BRADIPO PIDDINO NON LO SA, PERCHE'...STAVA FACENDO LA CACCA

DI ROSANNA SPADINI

comedonchisciotte.org

Il bradipo è un animale molto simpatico, lento e sonnacchioso. Fa parte dell'ordine degli "sdentati", anche se in realtà ha i denti, sia pure molto poco sviluppati. Il suo punto forte (si fa per dire) è la sua prodigiosa lentezza. È lento quando cammina, quando mangia, quando gioca, perfino quando fa la cacca (può addirittura addormentarsi mentre sta facendo i suoi bisognini).

Dorme circa 19 ore al giorno, poi gli piace stare appeso agli alberi a testa in giù. Insomma sta spesso a testa in giù, così che vede sempre il mondo al contrario.

Bene il bradipo è come l'italiano medio, l'italico piddino, quello che alle ultime elezioni europee ha dato il 40,8% di consensi al PD, quel partito "di sinistra", che sta instaurando una dittatura oligarchica "di destra" in Italia, sempre per il solito motivo che il sangue si nota meno su di una camicia "rossa". Per quale motivo, ci si chiede? Semplicemente perché dorme troppo e vede il mondo al contrario, quindi non riesce a decifrare la realtà nel modo giusto.
Infatti il bradipo piddino si addormenta mentre pensa, perché la monotonia del suo stesso pensiero lo annoia a morte, eternamente puntato sull'ossessivo fuffoso concetto: PD ...PD ...PD ... Ecco perché non si informa, non legge, non studia, quindi non sa.

Per esempio non sa che l'Unione Europea è un organismo sovranazionale antidemocratico e oligarchico nella sua stessa natura, dove il potere legislativo è affidato ad organi non elettivi, non trasparenti, ma solo nominati dalla partitocrazia e dalle lobby finanziarie che lo condizionano. Di conseguenza lo svuotamento del potere degli stati nazionali e la sua successiva concentrazione in organi sovranazionali, determina l'isolamento tecnocratico delle commissioni decidenti e il sequestro della gestione democratica della società civile, a vantaggio dell'autogestione blindata del potere partitocratico.
Non sa che attraverso il modello economico/finanziario ispirato al neoliberismo di Friedrich Von Hayek, in Eurolandia sono i grandi monopoli finanziari che dettano la politica degli Stati e dell’Unione. Perché la loro autonomia decisionale deve stare "al riparo dal processo elettorale" (Mario Monti). A differenza del modello economico keynesiano, che prevedeva uno Stato che facesse investimenti anticiclici per evitare la recessione, nella quale si è avvitata ora l'Italia, ed assicurare l'occupazione. E quando la politica economica è affidata ad una Banca Centrale, che, per statuto, opera in autonomia autoreferenziale, la democrazia rappresentativa è finita e il processo elettorale è privato del suo senso. Ma questo il bradipo piddino non lo sa, perché sta appeso agli alberi a testa in giù e vede il mondo al contrario.

Non sa per esempio che sulle banconote dell'euro non c'è scritto da nessuna parte "pagabili a vista al portatore", perché la BCE non ha una riserva aurea (quindi dove le porti?), e non c'è nemmeno scritto "la legge punisce gli spacciatori e i fabbricanti di moneta falsa", perché questo avrebbe aperto dei contenziosi giuridici complicati. Poi tra la bandierina europea e gli acronimi della BCE nelle varie lingue, c'è un simboletto, è il simbolo del copyright, ma voi avete mai visto un francobollo, una marca da bollo, una banconota col copyright? Il quale è per sua natura un istituto di diritto privato, la moneta invece dovrebbe essere un istituto di diritto pubblico, a corso forzoso, dunque l'euro, secondo questi requisiti, non sarebbe una moneta a corso forzoso.

La BCE è una banca pubblica solo di nome, ma non di fatto, perché sarebbe nata da un accordo di natura privatistica tra banche centrali nazionali, che infatti restano proprietarie della riserva aurea dei loro paesi, infatti nella BCE può entrare anche una Banca che non adotta l'euro, come quella d'Inghilterra (che detiene il 17 % del capitale della BCE), quindi l'euro sarebbe l'equivalente di una cambiale, di un qualsiasi titolo di pagamento di diritto privato. In definitiva la famigerata banconota è una sorta di moneta straniera e dunque gli stati dell'UE sono obbligati ad usare una moneta non propria. Ma la politica monetaria di uno Stato condiziona molto la sua politica economica (ce ne siamo accorti!).

Il bradipo piddino non sa che la Costituzione italiana del 1948 è fondata sul principio economico keynesiano, che pone il lavoro al centro delle dinamiche fondamentali per il buon funzionamento economico di uno stato. Quando negli anni '30 numerose file di disoccupati andavano a ritirare il sussidio di disoccupazione, Keynes si preoccupò di formulare una teoria per la piena occupazione: “I difetti lampanti della società economica in cui viviamo sono la sua incapacità di provvedere alla piena occupazione e la sua distribuzione arbitraria e iniqua della ricchezza e dei redditi.” (Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta, John Maynard Keynes). Se il Pil e l’occupazione dipendono dalla domanda, per aumentarli occorrerà quindi incrementare la domanda aggregata, cioè la domanda dell’intera Nazione (perché è la domanda che crea l’offerta, non la produzione, non la competitività). In altre parole per uscire da una crisi, è necessario che qualcuno spenda di più, in modo da assorbire la produzione in eccesso ed eventualmente indurre le imprese a produrre di più. Quindi la domanda aggregata deriva da: + consumi + investimenti + spesa pubblica + esportazioni – (meno, meno, meno, meno …) importazioni.

Questo principio keynesiano, che aveva risolto la crisi di disoccupazione del '29, venne sostituito dalla teoria neoliberista di Milton Friedman e dei Chicago Boys degli anni’70, che puntava invece sull’eclissi dell’intervento statale e sul liberismo economico autoreferenziale, con particolare riguardo alle liberalizzazioni e privatizzazioni (che avrebbero favorito il capitale privato), con l’imposizione di tagli all'assistenzialismo ed alle spese parassitarie, con l'avvio del risanamento dei conti pubblici, per evitare con l'aumento del costo del debito pubblico (provocato però dagli alti tassi d’interesse finanziari) il default degli Stati, e infine con l’apertura al commercio estero e agli investimenti stranieri.

Quindi una vera e propria inversione di tendenza, diffusa ad arte con la propaganda di regime di ideali europeisti mai attuati, di maggiore solidarietà e integrazione tra i popoli d’Europa. Una tragica dottrina che sul piano economico sta producendo un continuo aumento del debito pubblico, la deindustrializzazione e la strage delle aziende del Paese, l’emigrazione di capitali, imprese e cervelli all’estero, la svendita di beni pubblici, gioielli tecnologici di stato (Finmeccanica, Eni, Enel). Ma questo il bradipo piddino non lo sa, perché mentre stava pensando alle possibili soluzioni della crisi gli è venuto un forte mal di testa.

Non sa che le spudorate pseudoriforme sbandierate ai quattro venti da Renzi, Padoan, Napolitano, rappresentano la costruzione di una società governata da oligarchie del potere finanziario, che poco si interessano di diritti, redditi, lavoro, cultura, previdenza, benessere sociale. Il nuovo modello economico imposto non mira assolutamente all'attuazione della crescita economica, ma alla conquista di un bacino socio-economico da sfruttare con tassi, interessi, mutui, balzelli medievali, che ricordano appunto il sistema verticistico feudale, dove un'oligarchia aristocratica guerriera parassitaria governava su tutta la società con l'aiuto del potere finanziario e usuraio.

A questo punto credo che sia una provocazione quanto afferma Marco Della Luna quando dice: "Diversamente da altri, io non biasimo moralmente i progettisti e gli autori di quanto sopra. Non dico che sono criminali perché sacrificano il 99% della popolazione agli interessi dell’1%. Infatti, il loro modello socioeconomico deflativo-parassitario-autocratico è più adeguato a ciò che i popoli sono, al loro effettivo livello mentale e di consapevolezza, che non è molto diverso da quello del bestiame, come dimostra la bovina docilità con cui si lasciano “riformare”. Il modello democratico, e anche il modello (post)keynesiano, presuppongono che l’uomo mediano e il popolo siano qualcosa che in realtà non sono affatto, quindi semplicemente non possono funzionare. Il modello socioeconomico deflativo ha, inoltre, il vantaggio di riuscire a imporre coercitivamente e dall’alto, di fronte al raggiungimento dei limiti fisici dello sviluppo e alla necessità di ripiegare, la necessaria decrescita ecologica dei consumi e della stessa popolazione, che in regime di democrazie nazionali non si potrebbe ottenere."

Dunque il livello mentale di consapevolezza dei popoli non sarebbe molto diverso da quello del bestiame, del gregge, dei buoi, o delle pecore, visto che accetta ogni minaccia al proprio benessere in maniera rassegnata e docile, senza alcuna apparente volontà di ribellarsi. E dunque non sarebbe condannabile moralmente la volontà corrotta e parassitaria di questa classe dirigente che cerca di imporre in maniera autoritaria un nuovo ordine socio/economico devastante per il benessere della popolazione. Sarebbe come dire: è legittimo sfruttare i più deboli d'intelletto, perché tanto non capiscono una fuffa; oppure è legittimo stuprare un bambino, perché tanto non sa cos'è il sesso. Mi sembrano affermazioni quantomeno bizzarre.

Ma il bradipo piddino non se ne preoccupa, intento com'è a bersi tutte le bufale che i dirigenti del suo partito affaristico liberista gli raccontano. Infatti non sa che oggi Michael Ledeen è una delle menti della politica estera di Lorenzino il Magnifico. Ledeen è stato la mente della strategia aggressiva nella Guerra Fredda di Ronald Reagan, è stato la mente degli squadroni della morte in Nicaragua, è stato consulente del Sismi negli anni della Strategia della tensione, è stato una delle menti della guerra al terrore promossa dall'Amministrazione Bush, oltre che teorico della guerra all'Iraq e della potenziale guerra all'Iran, è stato uno dei consulenti del ministero degli Esteri israeliano.

Ma ci sono anche i neocon ad appoggiare Renzi dagli Stati Uniti. Secondo il "New York Post", ammiratori del sindaco di Firenze sarebbero gli ambienti della destra repubblicana, legati alle lobby pro Israele e pro Arabia Saudita. In questa direzione vanno anche il guru economico di Renzi, Yoram Gutgeld, e il suo principale consulente politico, Marco Carrai, entrambi molti vicini a Israele. Carrai ha addirittura propri interessi in Israele, dove si occupa di venture capital e nuove tecnologie. (http://www.antimafiaduemila.com/)

Ecco perché l'autunno quest'anno sarà particolarmente caldo, chiuderanno molte aziende, ci saranno ancora licenziamenti dolorosi, probabilmente anche un prelievo forzoso sui conti correnti, una pesante patrimoniale e il commissariamento da parte della Troika. Ma il bradipo piddino questo non lo sa, perché stava facendo la cacca e ... si è addormentato.

Rosanna Spadini

Fonte: www.comedonchisciotte.org

9.08.2014

Commenti (53)

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    1. ROE 12 agosto 2014

      Grazie a te. Penso che probabilmente abbiamo gli stessi obiettivi ma siamo d'accordo laddove abbiamo le stesse informazioni e non lo siamo laddove abbiamo informazioni diverse.


    1. Georgios 11 agosto 2014

      Anche se considero lo Statuto dei Lavoratori chiaramente una conquista dei lavoratori italiani piuttosto che una concessione "volontaria" a causa della realtà URSS (almeno cosi ho concepito io quegli anni, ma anche osservandoli dopo), il tema di fondo non cambia. Sono state le lotte operaie a livello mondiale a costringere il capitale sulla difensiva. Ed infatti ora che le lotte non ci sono più il capitale torna irriducibile all'attacco.

      Per il resto, rispetto le tue convinzioni, ma personalmente non considero il credito alternativo come una pratica fattibile. A meno che non ci impossessiamo prima delle banche. Ma questa e' una mia semplice opinione personale che non vuole dimostrare niente.

      Ad ogni modo ti ringrazio per questo interessante scambio di idee.

    1. ROE 11 agosto 2014

    1. ROE 11 agosto 2014

      D'accordo sulla "dittatura del proletariato". Lo stato è nato come strumento dei dominanti contro i dominati. Ed in forme diverse è sempre stato così. Lo stato sociale non è una conquista dei subalterni ma la risposta, pagata dai lavoratori dei paesi colonizzati, per evitare l'emulazione dello stato sovietico. Noi possiamo immaginare (e permettere di costruire) una società post-statale http://holos.unigov.org/holosbank.com/unigov/ordine%20comunitario.htm [holos.unigov.org].


      Come si fa la cesura? Escludendo i "decisori" dall'influenza sui popoli. Dai ai popoli un sistema di credito alternativo, forma una repubblica universale con una sua moneta del lavoro ed i popoli saranno liberi di autoriorganizzarsi. È tutto sintetizzato nel piano che ti ho segnalato (con i vari links). Ho impiegato mesi per cercare un difetto ma non l'ho trovato. Per questo mi sembra l'unica soluzione possibile.


    1. Cataldo 11 agosto 2014

      Veramente un grazie è dovuto al tuo impegno.

      Il fatto che il debito pubblico non sia ad origine della crisi è assodato ... tra i materiali di economia politica universitari c'era "La crisi fiscale dello stato" di James O'Connor, che affrontava 40 anni fa, sostanzialmente con gli strumenti neokeneysiani, una possibile soluzione ai problemi che si affacciavano all'orizzonte del sistema capitalistico; con il senno di poi sappiamo che l'analisi era corretta, in pratica un vaticinio, ma le soluzioni proposte non hanno retto al giudizio del tempo. Purtroppo nel tempo il pensiero unico economico ha espunto le istanze esposte dal citato, bisogna precisarlo, altrimenti sembra che siano critiche apodittiche quelle a carico di autori come Bagnai, che purtroppo si muovono in un contesto alterato.

      Focalizziamo almeno un punto ;)

      ""perché solo il ritorno delle valute
      nazionali potrebbe riabilitare le svalutazioni competitive tra i paesi
      europei, che permettevano all'Italia di crescere.""

      Rispetto Bagnai, e la sua critica dell'euro, ma ritengo che sia estremamente superficiale guardare ai problemi della moneta e del cambio dalla sua prospettiva, proprio perchè è vincolata a una analisi della storia economica troppo striminzita, inoltre manca di una visione prospettica che inquadri organicamente gli effetti della rivoluzione digitale sui flussi di capitale e lavoro.
      Per restare solo ad un punto fondamentale che prendiamo dalla storia economica del paese, quello delle svalutazioni competitive viste come possibile panacea della crisi:

      La prassi della svalutazione competitiva ha fatto enormi danni al sistema poroduttivo del paese, come ho scritto anche altre volte, affidare la competitività delle esportazioni sul prezzo è stata una pratica autolesionista, che ha portato a due problemi sostanziali

      1) Il sistema economico ha sostenuto una crescita basata quasi esclusivamente su innovazione di processo e riduzione dei costi di produzione, l'alto costo delle importazioni dato dalla svalutazione del cambio ha aumentato invece le barriere all'ingresso per l'innovazione di prodotto, oltre ad operare la tosatura occulta dei redditi da lavoro dipendente

      2) le politiche di cambio ci hanno collocato nella distribuzione mondiale del lavoro in settori dove sarebbe arrivata incomprimibile la concorrenza delle economie emergenti

      In modo congiunto queste spinte hanno determinato una debolezza del sistema produttivo che stiamo pagando adesso.

      Quindi bisogna stare attenti a non leggere nel passato soluzioni facili per il presente, troppo spesso si scambiano lucciole per lanterne.




    1. Georgios 11 agosto 2014

      Sulla prima parte del testo, quella riguardante la descrizione del sistema, direi che essere d'accordo e' obbligatorio. Non e' questione di opinioni qui. Avrei forse una riserva sull'uso del termine "dittatura del proletariato", primo perché il suo significato nel corso della storia e' stato distorto e secondo perché non c'è stata mai una dittatura del proletariato nel mondo e nella storia. C'è stata la dittatura (in nome del proletariato naturalmente, da qui la distorsione) della nomenclatura partitica nei paesi cosiddetti socialisti che dopo il crollo dell'URSS si e' trasformata nella classe degli oligarchi e le sue estensioni borghesi. Ma ormai non ha importanza.

      La lettura della seconda parte invece mi fa nascere qualche domanda. La prima e' di semplice curiosità e riguarda il termine YATI. Mi ricorda molto il greco "Γιατί" di cui ha la stessa pronuncia. "Γιατί" in greco significa "perché" e "per cui" a seconda del senso grammaticale scelto. Mi scuso se do delle informazioni che forse ti sono già note, ma lo devo fare.

      La domanda seria invece riguarda il come. Come si effettua "la sospensione delle funzioni dei soggetti decisori nei principali settori" e come "si pratica questa sorta di cesura"?

      Le uniche risposte che ho potuto trovare sono a pagina 2 e le riporto qui:

      Questo è possibile soltanto attraverso la presa di coscienza della realtà, l’assunzione di responsabilità e l’azione concreta di quella larghissima maggioranza di persone che si trovano nei livelli inferiori.

      Gli stati nazionali saranno trasformati in enti amministrativi, superando il dualismo fra democrazia quale dittatura della borghesia e dittatura del proletariato. La dittatura dei proprietari e la dittatura dei proletari sono due soluzioni politiche per il controllo dello stato. Abolendo lo stato ambedue le soluzioni sono inutili.

      La prima di queste frasi mi trova senz'altro d'accordo, basta che l'azione non sia subordinata ad una specie di catechismo verso le masse. Secondo me, l'azione arriverà come prodotto delle condizioni di vita reali. A questo punto entreranno in gioco quei pochi che troveranno "terreno fertile", riceveranno le richieste popolari per trasformarle in precisa azione politica e di lotta.

      Quello che mi fa pensare e' la parte finale della seconda frase: "Abolendo lo stato ambedue le soluzioni sono inutili."

      Perché se l'accettassi dovrei concludere che l'abolizione dello stato promossa dai banchieri, e' cosa utile per il mio obbiettivo. Sì, lo stato andrebbe abolito come istituzione repressiva verso l'interno e aggressiva verso l'esterno, ma non le prerogative che esso garantisce ai suoi cittadini nella sua forma di stato sociale. Insomma, lo stato non e' una cosa astratta ad uso della classe dominante, ma contiene delle componenti popolari che, in un primo momento sono state conquistate durante le lotte per la sua nascita e più tardi sono state concesse dalla classe dominante o imposte dalle classi subalterne come prodotto delle loro lotte sociali.

      Secondo me questo stato va salvato e perciò la lotta contro i disegni della plutocrazia locale e mondiale e' obbligatoria. Ed e' una lotta che riguarda, nell'attuale momento storico, tutta la popolazione, appunto quel 99% di cui parliamo. Al di sopra delle classi di provenienza che, ad ogni modo, le élite vogliono abolire. Non per renderci uguali ma per renderci schiavi.

    1. ROE 11 agosto 2014

    1. ROE 11 agosto 2014

      Certo. Comunque vorrei precisare. Io credo che il cambiamento vero possa nascere solo dal popolo, cioè dalla larga maggioranza del popolo la quale, però, a causa della struttura gerarchica, non riesce a mettersi nella condizioni oggettive di poterlo far nascere. A questo (e solo a questo) serve quell'uno su centomila, cinquecento in Italia, cinquantamila nel mondo (il vertice della piramide non va sostituito, va eliminato).


    1. Georgios 11 agosto 2014

      Può darsi benissimo che la mia visione sia sbagliata. E' per questo che ci scambiamo le nostre vedute.

      L'introduzione alla mia frase "questa e' una interpretazione sbagliata" era però la seguente, "...non ci deve condurre alla interpretazione errata che il gioco e' definitivamente perduto..." la quale si riferisce alla visione che noi tutti, per il nostro comune interesse, dovremmo avere della realtà. Certo, manca un "secondo me" che però consideravo sottinteso.

      Insomma, nessun pregiudizio o svalutazione delle opinioni altrui e neanche una presa di posizione "aggressiva", ma pura e semplice dialettica.

      In fin dei conti, e sono assolutamente d'accordo con te, l'importante e' dove siamo d'accordo, e, aggiungerei, cercando di allargare questo campo di vedute comuni.

    1. ROE 10 agosto 2014

      Conosco la psicologia di massa ma non ha nulla a che vedere con la coscienza sociale. Non sono pessimista ma, da fisico, storico e filosofo sono realista, quindi cerco di non illudermi. Sarà perché sono di estrazione contadina ma penso che se il popolo percepisse l'imminente probabile futuro agirebbe diversamente. La situazione dell'umanità è purtroppo ormai irreversibile. Ma i sistemi complessi dinamici a determinismo debole hanno il carattere della imprevedibilità. E dunque si può (e si deve) tentare. Concludo. Abbiamo due diversi modi di confrontarci: per esempio, io non ho mai scritto che tu abbia una visione sbagliata ma solo dove sono d'accordo e dove non lo sono. Comunque, l'importante è dove siamo d'accordo. Perché quello è l'obiettivo comune.


    1. Georgios 10 agosto 2014

      E' vero. Se il 99% soccombe al 1% una ragione (o più di una) ci sarà. Infatti ce n'è più di una e tu hai elencato alcune di queste e non c'era bisogno dei punti interrogativi. Solo che queste ragioni operano a livello individuale, cioè provocano dei comportamenti che vanno decifrati per ciascuno di noi come persone o al massimo gruppi di persone. Non possono però mai caratterizzare l'insieme della società, ciò che si chiama popolo. Il popolo e' un "animale" a se, di difficile comprendonio, al massimo si parla di "psicologia di massa" ma le interpretazioni non possono che essere di natura classista o generalmente opportunistica e ad ogni modo inconcludenti. In parole povere nessuno può predire il "comportamento" del popolo. L'unica cosa certa e' che quando il popolo "si esprimerà" (naturalmente intendo storicamente, non elettoralmente per esempio che e' un tipo di esprimersi a livello individuale) lo farà in base a quello che considera suo "interesse". Metto la parola tra virgolette perché si tratta di un altro tipo di interesse, non si tratta di un interesse personale, privato etc. E' un interesse sociale il quale viene determinato dal minimo comune punto di accordo tra gli appartenenti al popolo oltre il quale sono decisi a non cedere. Questa e' la fase della rivoluzione.

      Infatti l'umanità non e' rimasta la stessa nel corso della storia. E' un intero ciclo di fasi, di processi di rivendicazioni - repressioni - rivoluzioni - instaurazioni che sposta verso il futuro l'intero ciclo che si ripete ancora. Ogni fase però non e' identica alle corrispondenti precedenti, nel senso che in definitiva un progresso reale esiste veramente. Il fatto che oggi ci troviamo all'ennesima fase repressiva non ci deve condurre alla interpretazione errata che il gioco e' definitivamente perduto perché metà degli italiani e' al mare e l'altra metà la sta invidiando. Questa e' una interpretazione sbagliata oltre che controproducente ed autolesionistica perché il popolo non si e' ancora espresso. Quelli che sono in vacanza lo sono individualmente non come italiani (o greci o che so). E individualmente che altro potevano fare? Starsene a casa per solidarietà verso gli altri? E' assurdo.

      Per cui anche se e' vero che le rivoluzioni cominciano da ristretti gruppi di persone con un senso più alto dei diritti, di sensibilità, di dignità e via discorrendo, nessun passo ulteriore sarà possibile se questo senso di tacito accordo minimo comune di cui parlavo prima non sarà raggiunto. Per questo bisogna lavorare con pazienza ma anche con ottimismo, senza aspettare quel uno su centomila che può benissimo essere ognuno di noi.

    1. RosannaSpadini 10 agosto 2014

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      Ti ringrazio per le precisazioni, attente e puntuali, riconosco che la mia è una visione culturale, storico politica e non prettamente economica.

      Per quanto riguarda la mia affermazione "la Costituzione italiana del 1948 è fondata sul principio economico keynesiano, che pone il lavoro al centro delle dinamiche fondamentali per il buon funzionamento economico di uno stato" riconosco che è generica, ma volevo mettere in evidenza il fatto che le teorie keynesiane avessero complessivamente condizionato l'economia dell'Europa, fino alla loro sostituzione negli anni '70 con le teorie liberiste di Milton Friedman e di Friedrich Von Hayek.

      L'impianto valoriale della Carta, come dici tu, è sicuramente nato dalla confluenza dei principi politici dei due grandi partiti antifascisti usciti "vittoriosi" dalla guerra: DC e PCI. Ma a me serviva puntare, ripeto, su quell'altro aspetto.

      Riguardo invece al problema attuale dell'euro, devo dire che io mi sono documentata in macroeconomia seguendo per qualche anno il blog di A.Bagnai, goofynomics.blogspot, e leggendo il suo straordinario libro
      "Il tramonto dell'euro", poi ho letto anche altri testi (La trappola dell'euro, di Badiale-Tringali; Traditori al governo? di Marco dalla Luna), perché la materia mi ha appassionato molto.

      Quindi la mia formazione è di questo tipo, riconosco che l'uscita dall'euro non risolverebbe tutti i problemi, ma è la condizione sine qua non per salvare l'economia italiana, senza l'uscita dall'euro non è possibile fare nessun tipo di politica economica di crescita, perché solo il ritorno delle valute nazionali potrebbe riabilitare le svalutazioni competitive tra i paesi europei, che permettevano all'Italia di crescere.

      Bagnai per esempio sostiene che la causa della crisi non sia stato assolutamente il debito pubblico (intervenuto per sostenere quello privato delle banche), ma appunto il debito privato: banche, aziende, famiglie. Questo ha fatto scoppiare la crisi (molto evidente in Spagna, Portogallo, Irlanda, meno in Italia).
      Da dove nasceva questo debito? Proprio dal fatto che l'introduzione dell'euro, della moneta unica a cambio fisso, avrebbe favorito le importazioni tedesche, francesi e dei paesi del nord, verso i paesi del sud (dato appunto che il cambio fisso escludeva inconvenienti di cambio).

      Questo circuito vizioso avrebbe drogato l'economia italiana, che si è rimpinzata di beni stranieri, aumentando il proprio debito con l'estero (quello che ora le banche straniere vogliono riscuotere con le tasse ed eventualmente con il prelievo forzoso (Cipro).

      Questo movimento di capitali dal Centro alla Periferia, chiamato anche Ciclo di Frenkel (l'economista argentino che ha spiegato così la prima crisi economica dell'Argentina), avrebbe causato la crisi europea. Bagnai lo definisce "il romanzo d'amore di Centro e Periferia", perché il Centro avrebbe invitato la Periferia a "liberalizzarsi" per invaderla appunto di "liquidi" e di merci, romanzo che purtroppo è finito come sappiamo.

      Una chicca in privato, Bagnai dice che l'euro salterà da solo, lui se lo aspetta a breve, doveva già succedere nel 2012, ma Draghi lo avrebbe salvato con il suo "whatever it takes". Lo sapremo solo vivendo.

      Ti posto l'indirizzo dell'intervento di Bagnai al Parlamento Europeo, dove lui dice che "l'euro è un morto che cammina".

      https://www.youtube.com/watch?v=2jsoSBGLLls

      Grazie comunque per il tuo commento, così competente e rigoroso.


    1. ROE 10 agosto 2014

      Se l'1% riesce, pagando il 9%, a dominare il 90%, vuol dire che il 90% accetta (preferisce) farsi dominare dall'1%. Se fosse diversamente, non sarebbe nemmeno nato il classismo. Così è, fino a questo momento, la gente. È solo una constatazione. Una realtà. Amara ma una realtà. Paura? Opportunismo? Ignoranza? Ignavia? Incoscienza? Anche altro e comunque questa è stata ed è ancora la situazione della quale non si può non tenere conto. Senza andare lontano, se gli italiani avessero davvero coscienza della realtà non sarebbero per metà in vacanza e per metà ad invidiare chi è in vacanza. Salvo eccezioni: uno su centomila (che ha la passione di dire e scrivere e la pazienza di ascoltare e leggere), come in tutta la natura. Questo dimostra oggi la scienza: in condizioni simili, tutte le parti di un sistema si comportano nello stesso modo, ad eccezione di una su centomila.


    1. Georgios 10 agosto 2014

      Come ho detto, io credo che la soluzione del problema, se arriva, arriverà dalla gente. Tutti i piani sono buoni fino al momento della messa in pratica. E' il dopo che e' difficile.

      Chi e' tanto ispirato o capace, si metta al servizio del popolo. Se avrà i meriti, se parlerà ai cuori cioè ai bisogni veri della gente, questi meriti saranno riconosciuti e gli sarà data l'occasione di servire il popolo nel miglior modo possibile. Se no, rimarrà nella sua cella d'isolamento elitaria.

      Ciò detto, io non credo nei rivoluzionari di professione.

    1. Cataldo 10 agosto 2014

      Lo scritto di Rosanna S. invita a riflessioni.

      Intanto sempre l'avvertenza a non estendere troppo nello spazio e nel tempo gli argomenti, non fosse che per aiutare il bradipo, che notoriamente non riesce mai a focalizzare bene*.

      Non è mai utile attribuire etichette troppo strette ad alcuni passaggi storici, operazione potenzialmente fuorviante, visto purtroppo lo status delle informazioni attingibili dalle giovani generazioni sulle loro istituzioni e sulla loro storia, che rendono difficoltoso per troppi inquadrare la prospettiva di scritti come questo, pertanto:
      Il pensiero economico espresso nella Costituzione è la sintesi delle due correnti che sono confluite nella carta,
      Una mediazione tra il riconoscimento e protezione della libera proprietà ed impresa e l'intervento dello stato nella società attraverso la politica economica, questa formulazione, indirettamente ma con beneficio immediato e combinata con il resto del tuo scritto, spiega anche perchè proprio la nostra carta rappresenti un ostacolo per l'attuazione dei meccanismi di spoliazione operati dalle elite, corroborando cosi gli altri argomenti a seguire.

      Questa mediazione riuscita alla nostra Costituzione è estremamente riduttivo definirla keynesiana, anche perchè nel tempo non ha avuto sempre connotati riconducibili alla traduzione in politica economica del pensiero di Keynes avvenuta in altri paesi e circostanze storiche.
      In Italia il cattolicesimo democratico ha dato una sua impronta a quella che è stata una reale "terza via" realizzata anche con strumenti che avrebbero inorridito il pur pragmatico Keyenes, sul piano della forza omnicomprensiva dell'intento redistributivo insito in questa elaborazione italiana, cosi come la cooperazione ha costuito un tassello importanto del processo con formule originali e di successo, non è stata lasciata in mano alla "sinistra" la politica sociale. Non esistono miracoli, tantomeno in campo economico, ed il boom del dopoguerra ha radici anche in queste fondamenta.

      E poi, Il termine "Keynesiano" utilizzato per definire politiche economiche** ha avuto nel tempo estensione anche ad applicazioni eterogenee, come l'azione di Hitler e Roosvelt, tanto per andare a sommi capi, ed è visto quindi in qualche modo neutro sul piano delle modalità che portano al fine, in netta antitesi con l'impostazione della politica economica dello stato scolpita nella costituzione, che esclude alcune prassi.

      Va anche sgombrato il campo da un equivoco sulle "politiche monetarie". Per usare il linguaggio della nostra carta, il governo esprime l'indirizzo politico*** che si articola attraverso la politica economica, ed è nell'ambito di questa che si attua la gestione della moneta.
      La privatizzazione delle banche centrali precede l'Euro di quasi un secolo, cosi come la concertazione tra i gruppi finanziari europei non nasce certo con la moneta unica.
      I governi che hanno aderito all'euro avevano da tempo, almeno dagli anni 80, una agenda di poltica economica mutila nei confronti della finanza turbo, che cresceva ipertrofica con la deregulation di matrice Atlantica. Queste dipendenze e servitù non nascono con la moneta unica, pensare di risolvere i problemi attribuendoli all'Euro di per se è quantomeno improvvido.

      Semmai sta avvenendo, in estrema sintesi, un utilizzo dell'Euro e della gestione dei flussi finanziari, da parte dei governi aderenti, come grimaldello per devolvere ai privati ulteriori quote della politica economica, cosi da organizzare i flussi di risorse, che sono la vera materia dell'economia, verso una ulteriore concentrazione; questa trasformazione dell'utilizzo della moneta unica da parte dei governi, nella sua scansione temporale e politica, segue la perdita di sovranità complessiva e di autodeterminazione dell'europa****, e non il contrario, a confortare il quadro, ben delineato nello scritto, di cosa sono diventate, nel tempo, le istituzioni europee.

      Tutto questo grazie alla incapacità di vedere oltre la pancia, ben espressa dalla metafora bradipesca, che accomuna i sostenitori del nostro garzoncello.

      Sulla sociologia all'ingrosso che utilizza termini come "biasimo", ricordo a tutti che i giudizi di valore, in questi ambiti, generano solo equivoci, ritorniamo ad una bella pulizia Weberiana del dibattito, il fatto che sia difficile non esime dal provarci.



      * Ad esempio per le privatizzazioni partire da un Di Gennaro a Finmeccanica, che è uno dei "punciuti" sicuri, (ri)battezzato al G8, evento chiave di apertura del millennio a livello internazionale, prodromo di tante cose ...

      ** a mio avviso erroneamente, ma fa parte dello smantellamento del pensiero economico insito nei processi descritti nell'articolo, e ne dobbiamo tener conto

      *** tradisce lo spirito e la lettera della costituzione un Presidente della Repubblica che esercita un indirizzo politico, esorbita dai suoi poteri e invade il campo governativo, cosi è scritto, ma sembra che questi articoli siano ormai illeggibili a troppi per una qualche sindrome bradipesca particolarissima, da studiare ancora bene :)

      ****pensiamo alla Francia che dopo 50 anni di sacrifici ha perso l'autonomia di utilizzo del suo deterrente, grazie al delinquente corso ed ai suoi compagniucci a doppio passaporto dei media locali.

    1. ROE 10 agosto 2014

      Hai ragione: in tanti dicono e scrivono che cosa bisognerebbe fare dopo una rivoluzione ma nessuno come si arriva a quel dopo, cioè come si può fare la rivoluzione. Gli esempi storici insegnano soltanto che nessuna rivoluzione in qualsiasi forma ha mai realizzato un cambiamento ma solo un avvicendamento. Questo dipende dalla struttura della società umana che a sua volta dipende dalla struttura individuale dell'essere umano che a sua volta dipende dalla struttura della materia delle quale è formata e di tutta la materia esterna: una struttura gerarchica, selettiva e quindi competitiva. La stessa coscienza umana, quale prodotto dell'informazione e dell'esperienza, deriva dal rapporto fra le condizioni materiali dell'essere umano e quelle della natura dalla quale l'esssere umano trae origine. Quindi, per cambiare bisogna cambiare la struttura. Come ci si arriva? Secondo me, dopo aver letto e studiato http://www.wgov.org/ita.html [www.wgov.org] ed in particolare http://www.wgov.org/parse.cgi?f=2&l=ita [www.wgov.org], il cambiamento (prima dei rapporti e comportamenti umani, poi della struttura dell'essere umano e quindi della società umana) è possibile soltanto se la società umana si autoriorganizza al di fuori delle istituzioni e si fonda sulla cooperazione e sul pieno sviluppo di "ogni" essere umano nei limiti della natura. Ci si arriva attraverso una sorta di generale mandato imperativo per la realizzazione di obiettivi condivisi da quasi tutti senza precisare in modo esauriente i costi necessari: una magistratura straordinaria, democratica (con espresso mandato scritto dalla larga maggioranza della popolazione) e temporanea che trasformi l'esistente in una diversa realtà dalla quale sia possibile (necessario lo è già) costruire nuovi e diversi rapporti fra di noi e fra noi e la natura. Non si tratta di un ritorno al comunismo primordiale (impossibile a meno che non si distrugga quasi tutto l'esistente) ma di uno salto, una transizione di fase. È molto complesso. Puoi leggere questo piano http://holos.unigov.org/holosbank.com/unigov/The%20Plan-It.htm [holos.unigov.org]. L'ho studiato e, sinceramente, non vedo alternative. Mi auguro solo che chi lo ha impostato abbia la forza ed il coraggio di metterlo in pratica.




      è possibile


    1. Georgios 10 agosto 2014

      Francamente a parte l'analisi sulla rivoluzione russa che condivido in massima parte, non vedo nelle 10 proposte qualcosa di diverso da quello che ho in mente io.

      La questione però rimane: chi lo fa tutto questo? Dei rivoluzionari "di professione" che "dirigono l'orchestra" o il popolo con la sua lotta che individua caso per caso e circostanza per circostanza i propri leader?

      Inutile dire cosa credo io, mi pare.

    1. Georgios 10 agosto 2014

      Però non mi faciliti il compito neanche un po.

      Non potresti riassumere il tipo "giusto" di rivoluzione secondo l'articolo linkato?

      Intanto, e dato per scontato che io non sia un profeta, ti riporto qui una parte della mia risposta a Georgejefferson più su, che credo descriva il "tipo di rivoluzione" da me proposto (con tutte le dovute cautele per non cadere nel ridicolo):

      "Quello che ho cercato di fare e' il seguente: Basandomi su degli esempi
      storici, su dei vicoli ciechi storici, ho cercato di proporre una
      soluzione ad un sistema di n equazioni con n+1 (o forse più) incognite.
      Ho fatto una proposta leale ed in buona fede perché mi sono affidato ad
      altri esempi storici dai quali credo di poter dedurre che si può fare
      affidamento all'istinto sociale della gente.

      Queste cose non si
      possono risolvere a tavolino o tramite grandi pensieri o teorie. La
      teoria e' la bussola ma la soluzione ce la dobbiamo trovare da soli.
      Mentre si batte il ferro che e' caldo.
      "

    1. Georgios 10 agosto 2014

      Non ho fatto nessun riferimento ad un Keynes "di sinistra". Intendo pensando, non scrivendo. Detto ciò, certo che credo che Keynes abbia lavorato a favore del capitale. Perché? Esiste qualche indicazione che indica il contrario (essendo il contrario del "a favore", "contro")?

      Quello che ho cercato di fare e' il seguente: Basandomi su degli esempi storici, su dei vicoli ciechi storici, ho cercato di proporre una soluzione ad un sistema di n equazioni con n+1 (o forse più) incognite. Ho fatto una proposta leale ed in buona fede perché mi sono affidato ad altri esempi storici dai quali credo di poter dedurre che si può fare affidamento all'istinto sociale della gente.

      Queste cose non si possono risolvere a tavolino o tramite grandi pensieri o teorie. La teoria e' la bussola ma la soluzione ce la dobbiamo trovare da soli. Mentre si batte il ferro che e' caldo.

      Non ho capito a cosa ti riferisci parlando di "vecchio".

    1. Georgios 10 agosto 2014

      Non mi riferisco al grillismo. Alla gente che oggi si considerano dei grillini sì, a quelli mi riferisco. E non solo a quelli.

      Mi riferisco ad ogni iniziativa popolare che situazioni come l'attuale prima o poi faranno nascere. Alcune, bene o male, diritte o storte, saltellanti o zoppicanti e cosi via, sono già nate tra l'entusiasmo di alcuni e l'indifferenza di altri. Succede sempre cosi.

      L'importante per noi e' approfittare di ogni occasione favorevole ed avere come riferimento soltanto noi stessi, il popolo. Fregarcene dei "capi", dei "nomi", degli "idoli" e, per carità, non dividerci ancora una volta su chi ha trovato il miglior salvatore.

      Per quel che riguarda Grillo nello specifico, io parlo sempre di M5S, non di Grillo o di Casaleggio. Però una cosa che ha detto Grillo mi e' piaciuta molto: "Non vi chiedo di votarci, vi chiedo di partecipare". Su questo ha detto una grande verità e sono assolutamente d'accordo.

      Se vuoi capire a chi mi riferisco, guarda questo quarto d'ora di una realtà italiana che abbiamo sottotitolato in greco nella speranza di infondere coraggio e voglia di lottare al martoriato popolo greco (per essere naturalmente avvisati se non bollati di opportunismo dai partiti ufficiali e non ufficiali ma tutti a squarciagola, si suppone, anti-troika):

      http://www.youtube.com/watch?v=vmQ2KxiFqAQ

      Certo. Siamo degli opportunisti. Perché roviniamo la ricetta. La ricetta dei fans da consumare sul mercato politico delle piazze. Per carità. La sacralità partitica sopratutto.

      Su B & R, non mi agito più di tanto. Sono i loro giochi di palazzo e comunque vadano le cose non sarà per il nostro bene. Se troviamo un varco può essere utile. Se no, l'hai detto tu. Dalla padella alla brace.

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