“Ich bin ein Berliner” – Kennedy jr a Berlino: “in prima linea contro il totalitarismo globale”

Due ambiziosi ma impreparati redattori di comedonchisciotte, tra cui il sottoscritto, sono stati a Berlino lo scorso weekend e hanno partecipato alla manifestazione contro l’abuso delle misure anti-covid.

Non parliamo tedesco, non conoscevamo bene gli organizzatori e non sapevamo che piazza avremmo trovato.

Il colpo d’occhio è stato impressionante. Tanti. Centinaia di migliaia? un milione? Di sicuro non 16-20 mila come dicono i nostri media, e non 37 mila come dicevano i media di Berlino. Qualunque fosse il numero, difficile sperare in una folla simile nel nostro paese. Bandiere di ogni nazione, bandiere della pace. C’erano i nazisti? sì, c’erano. Ma c’erano anche falci e martello e Che Guevara. Ma più che altro bandiere della pace.

Il mattino abbiamo scoperto che ci sarebbe stato Bob Kennedy Jr. Così siamo andati a cercarlo. E l’abbiamo trovato, invocato, e intervistato.  Ecco il suo contributo:

L’intervista a Kennedy è stata sicuramente una boccata d’ossigeno. Intanto per dare senso alla nostra trasferta. Ma soprattutto perchè in pochi secondi ha detto tutto quello che volevamo sentire: la paura è l’arma del nostro avversario politico, e i grandi della tecnologia stanno abusando della loro posizione per diventare onnipotenti, sfruttando la pandemia, in collusione con i governi. E senza retoriche sui massimi sistemi, ma con nomi e cognomi, ben noti.

L’intervista si è poi rivelata una sintesi di ciò che avrebbe detto più tardi sul palco. La manifestazione è stata molto pacifica. Un organizzatore ha parlato sul palco per un po’ dicendo più volte polizei, e poi alcuni ragazzi di diverse nazionalità sono venuti a spiegarci in tutte le lingue che non si poteva iniziare il comizio a meno che non fossimo stati tutti a un metro e mezzo di distanza l’uno dall’altro. Eventualità improbabile, ma di fatto si è creato un buon livello di distanziamento, tanto che hanno cacciato  me e il mio compagno di avventure armato di telecamera dalla zona sotto il palco. “Niente distanziamento, niente Kennedy”. Dopo un’ora, luce verde.

Ed ecco il discorso di Kennedy, che vi invito ad ascoltare:

Kennedy ha aperto il discorso con la questione dei nazisti, dato che tutti nel mondo volevano sapere dei nazisti. Stare a discutere e litigare se si possa accettare di stare con una piazza con dei nazisti è senz’altro un ottimo spunto di conversazione. Magari un’altra volta, o fatelo voi al bar. Qui vorrei sottolineare ciò che Kennedy ha chiarito: questa piazza è una manifestazione contro il totalitarismo. Che ci fossero in mezzo i nazisti, che preferiscono una dittatura démodé come quella nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi, fatti loro. La minaccia di oggi si chiama totalitarismo globale e la base del suo potere è l’utilizzo massiccio di tecnologie di proprietà dei giganti del capitalismo, dove il ruolo dei governi è completamente grigio, tra il complice e il maggiordomo al servizio di big Tech e di altri noti attori: mostri finanziari, big pharma eccetera. L’1%. Coloro che hanno molto potere e ne stanno accumulando sempre di più, in quantità senza precedenti nella storia.

In prima linea contro il totalitarismo globale

Facciamo un ripassino: “Totalitarismo: Sistema politico autoritario, in cui tutti i poteri sono concentrati in un partito unico, nel suo capo o in un ristretto gruppo dirigente, che tende a dominare l’intera società grazie al controllo centralizzato dell’economia, della politica, della cultura e alla repressione poliziesca (treccani.it)”. Direi che possiamo aggiungere anche il controllo della salute, della posizione, dei consumi, e continuate voi la lista se volete.

Paura è la parola magica per permettere tutto questo.

Riprendiamo le parole di Kennedy jr: “I governi amano le pandemie. Amano le pandemie per lo stesso motivo per cui amano la guerra. Perché dà loro la possibilità di imporre alla popolazione controlli che altrimenti la popolazione non accetterebbe mai, creare istituzioni e meccanismi per orchestrare e imporre l’obbedienza.”

Come ha descritto lucidamente Naomi Klein, la Shock Doctrine che ci stanno rifilando in questa crisi è un pastiglione tecnologico: app, smart cities, denaro digitale, riconoscimento facciale, tracciamenti. Controllo totale attraverso questo strumento del demonio a cui non riusciamo fare a meno che sono gli smartphones. Non è un complotto. È ricerca del profitto, logica completamente autorizzata dal sistema e anzi insegnata a scuola. Le grandi compagnie tecnologiche stavano cercando disperatamente uno spazio di espansione nel mercato della sicurezza e del controllo, e con le case farmaceutiche, come tutti coloro che fanno business, cercano un prodotto che li renda fondamentali e indispensabili sul mercato.

In una situazione da Shock, che sia una guerra, una crisi economica o una pandemia, è da stupidi non rizzare le antenne per capire dove chi ha potere ne abuserà. È da illusi pensare il contrario. Non è complottismo, ma amore per la civiltà e la democrazia.

Che abbiano esultato o no per la situazione covid, i numeri parlano chiaro: il trio citato da Kennedy, Bezos-Zuckerberg-Gates, rappresenta l’élite tecnologica di questo mondo che si è piazzata in pole position per fornire garanzia di controllo su cui basare il totalitarismo globale, progetto che è riuscito a fare, grazie al covid, un salto di qualità insperato.

Kennedy ha avuto il coraggio di fare nomi e cognomi, e chiarire le logiche che guidano le politiche di oggi, in tutto il mondo.

E ha avuto il coraggio di esporsi in una piazza che senza di lui sarebbe stata solo di nazisti, negazionisti, complottisti senza speranza. E invece un pezzo da novanta è venuto a garantire per noi. Uno che in famiglia ha uno zio assassinato mentre era presidente degli Stati Uniti e un padre assassinato mentre viaggiava come candidato per la presidenza degli Stati Uniti. Provate a dirlo a lui, “complottista”.

Grazie perciò a Kennedy che ci ha dato nuova linfa per la nostra battaglia contro i mulini a vento, e ci ha detto i nomi e i cognomi dei giganti che dovremo affrontare.

Pubblicheremo anche il resto del materiale registrato alla manifestazione. Per ora ci fermiamo su Kennedy, e lo ringraziamo di cuore dell’intervento, grazie al quale possiamo tracciare una linea di identificazione politica al quale aggrapparci.

“50 anni fa mio zio John Kennedy venne in questa città. È venuto qui a Berlino perché Berlino era la prima linea contro il totalitarismo globale. E oggi ancora una volta Berlino è in prima linea contro il totalitarismo globale. Mio zio è venuto qui, ha detto con orgoglio al popolo tedesco: “Ich bin ein Berliner”. E oggi tutti noi che siamo qui oggi possiamo dire ancora una volta con orgoglio: “Ich bin ein Berliner”, Perché siete in prima linea contro il totalitarismo.” – Bob Kennedy jr, Berlino, 29/08/2020 –