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I TABULATI DI GENCHI, LA NUOVA P2, LE TELEFONATE DISTRUTTE BERLUSCONI-CUFFARO

E IL “GRANDE ORECCHIO” DI FERRUCCIO SARO

DI ROBERTO GALULLO
robertogalullo.blog.ilsole24ore.com

Premessa gridata: non ho le idee chiare su quanto sta accadendo intorno alla figura di Gioacchino Genchi. Mi arrovello, questo sì, lo ammetto: è un vicequestore – quindi un uomo dello Stato – al fedele servizio della Giustizia o un furbacchione che si è fatto prendere la mano dal ricco business delle intercettazioni?

E’ un fido consulente della magistratura o, magari con il tempo, è caduto nella tentazione di usare quei tracciati telefonici come arma di ricatto nei confronti dei potenti?

Non so dare risposte ma parto sempre dalla buona fede e poi – nel momento in cui ne scrivo e dunque in attesa di ciò che la Storia racconterà di lui tra qualche tempo – il paffuto e scaltro vicequestore in aspettativa mi sta simpatico. Sarà compito della magistratura – che su Genchi sta indagando – provare a squarciare il velo dei (mille) dubbi.

Le mie idee confuse – e diffidate cari amici di blog da chi sui giornali scrive di averle chiarissime al riguardo – non mi impediscono di mettere in fila fatti o di riflettere con voi su alcune coincidenze.

Partiamo dai fatti. Ebbene, se vi andate a leggere il decreto con il quale la Procura di Salerno ha disposto il sequestro degli atti Why Not della Procura di Catanzaro, non vi sfuggiranno alcune cose.

Certo, bisogna leggere le carte in profondità, come ho fatto per il Sole-24 Ore del quale mi onoro di essere un inviato.

In due inchieste – del 10 dicembre 2008 e del 25 gennaio 2009 – ho tracciato il quadro di quello che, sinteticamente, il quotidiano ha definito “la nuova P2” (le inchieste sono state riprese a man bassa e ne troverete tracce anche navigando su Internet). In questo comitato di interessi (chiamiamolo così), secondo Luigi De Magistris, operavano e operano personaggi e imprese per i quali il controllo delle intercettazioni telefoniche è solo un tassello di una rete molto ma molto più ampia di controllo dello Stato dal suo interno.

Nel business delle intercettazioni ha gettato l’occhio (anzi l’orecchio) da tempo (e in maniera legittima, per carità, fino a prova contraria) Finmeccanica attraverso la sua società Datamat. E chi era l’uomo che da stava seguendo – secondo il Pm Luigi De Magistris – molto da vicino il caso per l’azienda? Luigi Bonferroni, chiacchieratissimo come massone anche se lui – da ultimo in una lettera inviata al Sole – ha smentito tutto. Bonferroni siede nel cda di Finmeccanica.

Ma, per farla breve, di questo “Grande Occhio e Grande Orecchio” del “Grande Fratello” che vive (e vuole vivere) all’interno dello Stato, fanno parte anche alcuni uomini e aziende che, nell’ordine, lavorano o lavoreranno proprio per conto dello Stato nella digitalizzazione degli archivi informatici della Giustizia, della Guardia di Finanza, delle pubbliche amministrazioni, delle Procure e delle Direzioni antimafia. Molti di loro sono in odore di massoneria deviata. Alcune società addirittura infiltrate da uomini – poi allontanati – della ‘ndrangheta che, come sanno i cultori della materia, in Calabria siedono spesso e volentieri nelle logge massoniche coperte. Anzi: copertissime.

Come Luigi De Magistris ha fatto mettere nero su bianco ai colleghi di Salerno, egli stava lavorando su una rete inconfessabile e inquietante di potere parallelo all’interno dello Stato. Insomma: la nuova P2. Se questo fosse vero – e i fatti che ho messo in fila nelle due inchieste sono lì a disposizione di tutti, anche per essere smentiti, ma con altri fatti, non a chiacchiere – si capisce dunque perché proprio sulle intercettazioni, il primo e più importante tassello del “grande fratello”, tantissimi politici e il premier Silvio Berlusconi, che della vecchia P2 aveva la tessera n.1816, abbiano fatto e facciano una battaglia senza precedenti: non solo sull’uso ma anche sul ricorso esterno ai consulenti.

Con Sua Emittenza stanno – si badi bene – parti importanti del Governo e dell’opposizione (opposizione? Bah, non me ne ero mai accorto!). Di qui al nuovo testo sulle intercettazioni telefoniche (che tutte le Procure difendono, attaccando il provvedimento governativo) il passo è stato breve.

Ma perché proprio ora? Non lo sapevano da tempo i politici che Genchi (e non solo lui) lavora come consulente per le Procure (molte, in vero, non lo hanno mai amato troppo e questo va detto e ricordato). Non lo sapevano che l’uso dei file e della loro archiviazione o memoria andava regolamentato? Già, perché proprio ora…

E allora veniamo alle riflessioni, sulla scorta di una storia che – chissà perché – alcuni raccontano solo tra i corridoi delle stanze del potere.

Bene. La storia e questa e parte da una premessa: Genchi avrebbe (sottolineo avrebbe) costituito una copia di tutti i file analizzati ed elaborati negli anni. In Italia o all’estero non si sa. Certo è che non sarebbe tecnicamente impossibile. Ebbene, in questi file – copiati a propria tutela e dunque per autodifesa, secondo i benevoli, copiati per essere sempre pronto a ricattare, secondo i maligni – Genchi avrebbe copia, in particolare, dei tracciati telefonici intercorsi proprio tra il premier Silvio Berlusconi,, l’ex ministro dell’Interno Beppe Pisanu, alcuni magistrati antimafia, il Procuratore Antimafia Piero Grasso e Totò “vasa vasa” Cuffaro. Non necessariamente in questo ordine, anzi.

E perché sarebbero così importanti questi tracciati? Perché – secondo molti – conterrebbero la prova-provata che Cuffaro – sotto inchiesta per i suoi rapporti in odore di mafia – veniva costantemente aggiornato sullo stato dell’arte da Berlusconi. Fantasie? Non lo so, me lo auguro, ma per certo so che il 2 maggio 2008 il Gup di Palermo Fabio Licata ordinò la distruzione di tutte le intercettazioni dei colloqui tra Berlusconi e Cuffaro avvenute tra il 2003 e il 2004. Compresa quella in cui il 10 gennaio 2004 Berlusconi tranquillizzava Cuffaro sulle indagini che si stavano abbattendo su di lui. Ne era certo, avendone parlato con l’allora ministro dell’Interno Beppe Pisanu (che però nega di aver mai parlato con Berlusconi di queste vicende giudiziarie e che nell’attuale legislatura è diventato presidente della Commissione parlamentare antimafia). Nella stessa telefonata Cuffaro avverte Berlsuconi che c’è “qualche magistrato che fa le bizze”.

Un’altra cosa che so per certo è che alla distruzione delle bobine erano favorevoli i Pm Michele Prestipino, Nino Di Matteo, Maurizio De Lucia e Giuseppe Pignatone. Contro la distruzione si schierarono il Pm Antonio Ingroia, il collega Domenico Gozzo e il capo della Repubblica di Palermo Francesco Messineo che aveva preso il posto di…Di chi? Ma di Piero Grasso, nominato l’11 ottobre 2005 a capo della Procura nazionale antimafia, dopo essere stato a Palermo tra il 2000 e il 2004. Di Piero Grasso compaiono (e scompaiono) tracce nei tabulati di Genchi legati alla vicenda Why Not.

Ora, proviamo a farci questa domanda a voce alta: ma se fosse vero che Berlusconi parlava delle inchieste con Cuffaro (e di almeno una telefonata abbiamo certezza), se fosse vero che Berlusconi apprendeva gli aggiornamenti (che girava a Cuffaro) da Beppe Pisanu, chi avvertiva Pisanu del procedere della situazione? La risposta potrebbe essere facile ma di facile in questa storia non c’è nulla e le apparenze sono fatte apposta per ingannare.

Pagherei oro per conoscere il contenuto di quelle telefonate (andate perdute per sempre?) e credo che non sarei l’unico. Il problema è che il mio oro sono pochi euro, mentre altri hanno a disposizione patrimoni inestimabili. Pazienza: mi rassegnerò nel nome della democrazia (sconfitta).

Certo, infine, è che Gioacchino Genchi negli ultimi tempi ha fatto (a caso?) di tutto per tranquillizzare Berlusconi, gridando ai 4 venti che lui del premier non ha mai seguito un solo file sui tracciati telefonici. E di Grasso? E dell’ex ministro Pisanu il cui figlio è stato assunto in una società di Antonio Saladino, principale indagato dell’inchiesta Why Not avocata a De Magistris? E di altri procuratori antimafia? Chi vivrà (forse) vedrà e magari sarebbe bello che lo stesso Genchi rispondesse alle riflessioni che – insieme a voi amici di blog – sto facendo a voce alta.

Certo, ancora, è che giornali e giornalisti in questa vicenda si stanno schierando sempre più, millantando certezze, aizzando gli animi, servendo padroni (non i lettori, però, no) e perdendo di vista le notizie. Anche quelle che arrivano lontano da Roma o da Palermo.

Come quella che arriva da Trieste, splendida città capoluogo delle serena regione Friuli-Venezia Giulia. Serena? Mica tanto, leggete qui.

Il senatore Ferruccio Saro, vecchia volpe politica del Pdl, il 3 e il 6 febbraio ha inviato due interrogazioni parlamentari urgenti al ministro della Giustizia Angelino Alfano per sapere se era a conoscenza del fatto che a Trieste c’è un “Grande Fratello”, ubicato presso una struttura del Corpo forestale, in grado di intercettare e registrare (per i dettagli vi rimando alle interrogazioni che troverete nel sito www.senato.it alla voce “Saro” oppure alla puntata della mia trasmissione “Un abuso al giorno” del 5 febbraio, che potere ascoltare e scaricare su www.radio24.it ).

Di più, anzi. Saro chiede addirittura di sapere se è vero che questo “centro di ascolto” collocato a Pagnacco (in provincia di Udine, che finora conoscevo solo perché il 6 luglio 1942 vi morì il “prefetto di ferro” Cesare Mori), abbia fatto uso di microspie, Gps, telecamere e microcamere e in quali procedimenti siano stati utilizzati.

E’ bene ricordare che essendo il Friuli-Venezia Giulia una Regione a statuto speciale, il Corpo Forestale dipende dalla Regione stessa e non dallo Stato e che, avendo lì il Corpo compiti anche di Polizia giudiziaria, le Procure possono assegnare e delegare intercettazioni (soprattutto in materia ambientale) al Corpo stesso. Questo accade anche in Sicilia dove però – me lo ha confermato l’assessore regionale all’Agricoltura e foreste Giovanni La Via – il Corpo forestale non ha nessun centro di ascolto autonomo ma fa riferimento, per locali e strutture, alle Procure.

Ora – mentre l’assessorato regionale della Regione Friuli-Venezia Giulia ha avviato un’inchiesta interna – non resta che attendere la risposta ufficiale del ministro della Giustizia Niccolò Ghedini. Pardon, scusate, volevo scrivere Angelino Alfano.

Succede che alle volte mi confonda e pensi che in realtà la materia delle intercettazioni telefoniche – che entrano nella vita di tutti, che andrebbero regolamentate e che rappresentano solo un tassello, anche se il più importante, degli strumenti che attentano alla privacy e alla vita di uno Stato – è troppo importante per lasciarla regolamentare ai politici. Soprattutto ai politici-ombra o penombra (a destra, al centro e a sinistra).

Roberto Galullo ([email protected])
Fonte: http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com
Link: http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2009/02/i-tabulati-di-genchi-la-nuova-p2-le-telefonate-distrutte-berlusconicuffaro-e-il-grande-orecchio-friu.html
9.02.2009

Pubblicato da Davide

  • Eli

    Che dire? Ormai la P2 è al governo, e sta attuando il piano di rinascita di Gelli, come confermato più volte dallo stesso Gelli:
    1-depotenziamento dei sindacati
    2-acquisizione di media e di giornalisti “amici”
    3-attacco alla Magistratura nell’ottica della sua destrutturazione ed asservimento al potere politico
    4-riduzione a due partiti per lasciare l’illusione della democrazia
    5-impoverimento e svuotamento dell’istruzione pubblica a vantaggio di quella privata.
    La debole, finta opposizione vuole in realtà le stesse cose. Si tratta solo di una guerra di potere fra Logge diverse.

  • pietro200

    se sei pulito, vuoi combattere la criminalita’ o il malaffare in genere, vorresti le intercettazioni, lo capirebbe un bambino.
    chissa’ perche’ non vogliono le intercettazioni, ah si, devono parlare di affari di stato.
    a proposito, ma alla fine i furbetti del quartierino chi erano? di quale quartierino?

  • virgo_sine_macula

    Hai dimenticato il punto numero 5:istituzione di un tribunale speciale con facolta’ di comminare la pena di morte per qualunque reato commesso ovviamente solo da persone di sinistra,riapertura dei campi di concentramento in tutta europa ed introduzione di una milizia armata di partito che risponde solo al presidente del consiglio e non alla magistratura.

  • virgo_sine_macula

    Berlusconi iscritto alla p2?Un vero e proprio scoop:aveva ragione il bravissimo missiroli,non c’e’ nulla di piu’ inedito dell’edito.

  • LonanHista

    chiamano genchi perché è il migliore, alle sue capacità elettro-telematiche si debbono le catture di parecchi mafiosi..provenzano usava i pizzini proprio perché aveva paura di genchi …

    ebbene nel caso dell’articolo non si dice una cosa fondamentale e cioè che di mezzo al polverone non c’è solo belrusconi..

    ovvero già prodi ha ricevuto una sorta di avviso quando furono publicate le intercettazioni che riguardavano presunte raccomandazioni fatte durante il suo governo…e al sud però si indagava sui fondi Ue, qualcosa come 70-80 miliardi di euro di fondi ue che in 5 anni si sono volatizzati..

    voglio dire che se il casino genchi riguardava solo una parte politica, le cose sarebbero venute fuori..

    siccome riguardano alti livelli istituzionali di entrambi i fronti. stavolta a rimetterci sono stati i magistrati…

    e genchi è dentro una botte di ferro..come nei film ha consegnato nastri a più avvocati e magistrati da tirare fuori se non torna a casa per cena..

    e genchi tranquillizza berlusconi, come per dirgli, guarda che non ti succede niente perché tanto di mezzo c’è pure prodi e tutto il csx..

    quindi se viene fuori gli intrallazzi dell’uno di conseguenzza vengono fuori pure quelli dell’altro.

    PER CUI QUESTA STORIA è SOLO POLVERE E NIENTE ALTRO.
    INTANTO prodi, per sicurezza e NOSTRA FORTUNA si è messo da parte e dalema se ne sta zitto….

    genchi scrive infatti:

    GENCHI: PERCHE’ NON DICONO COSA C’E’ IN QUEI TABULATI?
    (Adnkronos) – “Perche’ non dicono cosa c’e’ in quei tabulati e le ragioni per cui sono stati legittimamente acquisiti? Perche’, anziche’ agitare a casaccio numeri e nomi di mere risultanze indirette di quelle acquisizioni, non fanno riferimento ai nomi (veri) dei soggetti coinvolti in quelle indagini (bloccate) ed ai fatti accertati?”. E’ quanto scrive Gioacchino Genchi, ex consulente informatico del pm Luigi De Magistris sul suo blog.

    “Io – scrive ancora – ho agito eseguendo disposizioni e direttive (legittime) sempre e solo da Pubblici Ministeri e Giudici della Repubblica italiana, nella pienezza delle loro funzioni giurisdizionali. Ogni numero, ogni lettera ed ogni virgola del mio lavoro e’ stata acquisita all’indagine di Catanzaro – come in ogni altro processo – affinche’ fosse sottoposta al vaglio dei Giudici (terzi) e delle parti”….

    http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-3597.htm

  • Eli

    Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito!

  • cinthia

    Questa la risposta di Genchi a questo articolo, pubblicata sul blog del giornalista e che tutti potete andare a leggere in originale a questo link

    http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/

    Salve,

    mi chiamo Gioacchino Genchi e sono la persona che lei cita nel suo articolo.

    Interessante e anche molto bello, specie se decidesse di ampliarlo per una fiction, magari del tipo di quella su Riina.

    Solo per dovere di chiarezza (a beneficio di Pisanu, di Grasso e di Cuffaro) mi permetto di ricordarle che
    il mio incarico di consulenza nell’indagine “Why Not” ha avuto corso dal 21-03-2007.

    Tutte le acquisizioni dei 752 tabulati di utenze ed IMEI (diconsi 752) sono state eseguite a decorrere da tale data.

    Va da sé, quindi, che le acquisizioni dei 752 tabulati (spesso coincidenti con le IMEI e le SIM dei medesimi soggetti)
    potevano eseguirsi, per il massimo, per i 24 mesi antecedenti ai provvedimenti motivati di acquisizione
    disposti dal Pubblico Ministero, nei mesi successivi.

    Ciò posto – senza nemmeno dover ricorrere ad una violazione del segreto procedimentale per dimostrarlo –
    mai e poi mai si sarebbero potuti acquisire i tabulati del 2004,
    quando si sono verificati gli eventi che lei ha egregiamente ricostruito.

    Per il resto la ringrazio per le considerazioni simpatiche che ha voluto scrivere sul mio conto.

    Su molti riferimenti dell’articolo posso dire che si è molto avvicinato ai temi centrali dell’indagine che stavo seguendo
    ed alle ragioni per cui mi è stata tolta, dopo l’avocazione del procedimento.

    Su Grasso, su Pisanu e anche su Cuffaro, però, si è lasciato prendere la mano da troppa fantasia.

    Peccato. Il resto dei temi trattati nell’articolo meritano di essere attentamente considerati e forse pure approfonditi.

    Tanto le preciso, ringraziandola ancora per le considerazioni benevole che mi ha voluto riservare.

    Gioacchino Genchi

  • Mik

    negare le somiglianze, non casuali secondo lo stesso Gelli, tra il piano di rinascita nazionale e l’attuale situazione italiana, senza voler attaccare direttamente nessuno, è segno di profonda ignoranza, o forse di una collusione con esso…

  • pietro200

    o entrambe.

  • virgo_sine_macula

    Ma io non le nego,questi sono peggio dei nazisti ma la differenza fondamentale e’ che stavolta gli usa non sbarcano per combatterli ma li sostengono.Purtroppo ci avviamo verso una durissima dittatura cui ci hanno portato gli innumerevoli errori della sinistra:Berlusconi e’ un prodotto della reazione al caos in cui le sinistre ci hanno gettato come Hitler del resto fu un prodotto della reazione alla canea rossa di allora.