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I RISORTI

DI RITA PENNAROLA
lavocedellevoci.it

Si chiama The Undead. E’ il libro del giornalista scientifico Dick Teresi, a lungo direttore del prestigioso Digest, che sta mettendo sottosopra le certezze degli americani in fatto di morte cerebrale ed espianti di organi. Soffocato in Italia dalla solita cortina di silenzio, il volume ha trovato ampio risalto sulla grande stampa statunitense. Ecco in esclusiva cosa rivela.

La resurrezione? Forse esiste. L’ultimo caso (ma solo in ordine di tempo) si e’ verificato domenica 8 ottobre su un treno regionale partito da Roma. Luigi, un giovane di 26 anni, si e’ improvvisamente accasciato colto da malore. Il convoglio e’ stato fermato a Ciampino, dove era nel frattempo sopraggiunta l’ambulanza del 118 ad attenderlo. Sono trascorsi 45, lunghissimi minuti nei quali il cuore dell’uomo non batteva piu’: era fermo, hanno detto i sanitari che prestavano i primi soccorsi. Dopo numerosi massaggi cardiaci, il battito e’ ripreso ed ora il giovane e’ ricoverato in gravi condizioni. Tecnicamente, per i medici si e’ trattato d’un caso di “resurrezione”, benche’, chiamato ad interpretare il fenomeno, un luminare della “Cattolica” affermi che probabilmente il battito non doveva essere mai cessato del tutto, ma poteva aver subito un rallentamento estremo. Talmente estremo da risultare impercettibile a qualsiasi moderna apparecchiatura di controllo…

Non sappiamo ad oggi se saranno compiuti e resi noti ulteriori approfondimenti sulla vicenda. Ma nel nostro Paese questo accade assai di rado. Perche’ simili situazioni rischiano di mettere in discussione quanto la maggior parte della classe medica ritiene pacificamente acquisito in materia di fine vita, e di riaprire il dibattito sul momento esatto della morte, trascinandosi dietro la possibilita’ di rivedere, alla luce delle piu’ moderne acquisizioni, anche la normativa che consente il prelievo di organi a scopo di trapianto. E tutto cio’, proprio mentre in queste settimane le tv nazionali trasmettono la campagna del ministero della salute per favorire la donazione di organi.

Poche le voci che si levano in Italia dalla comunita’ scientifica per riaprire questo incandescente capitolo. L’ultimo esponente autorevole era stato il chirurgo e senatore del PD Ignazio Marino, che durante il Festival della Salute di Viareggio del 2009 aveva sottoscritto un documento in tal senso, insieme a colleghi di diverse nazionalita’. Cui aveva fatto seguito una lettera rivolta ai centri di riferimento da Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro nazionale trapianti, in cui veniva ribadita la validita’ dei criteri adottati. Da allora, quasi piu’ nulla.
Diversamente da noi, in altri Paesi – soprattutto Gran Bretagna e Stati Uniti – di tanto in tanto il confronto si riaccende anche sulla grande stampa, specialmente sull’onda emozionale suscitata da fatti di cronaca. Un caso assai simile a quello avvenuto nei giorni scorsi a Roma si era verificato a marzo in Inghilterra, quando il calciatore del Bolton, Fabrice Muamba, si e’ accasciato durante la finale di Coppa d’Inghilterra contro il Tottenham, a Londra, ed e’ rimasto “morto” per 78 minuti. 48 interminabili minuti di vani tentativi per rianimarlo sul campo, piu’ altri 30 in ospedale. Alla fine il campione ha reagito alle scariche del defibrillatore ed e’ tornato alla vita.

Gli echi delle polemiche divampate su un blog che riunisce medici locali filtrano oggi in Italia, assieme ad altre preziose notizie sull’argomento, grazie al lavoro di Rocco Maruotti, per anni chirurgo a Pittsburgh e da tempo a Milano. «E se lo espiantavano come NHBD (Non Heart Beating Donor) con i protocolli Denver o Pittsburgh dopo 3-5 minuti, perche’ aveva una donor card?…», ha affermato sul blog un anestesista a proposito di Muamba. E un altro: «Non firmate mai donazioni, non accettate donor card! Vi hanno forse donato la casa, l’elettricita’, il gas, la sorella, la figlia o altro? E perche’ volete donare un vostro parente ancora vivo e quindi ucciderlo?».

THE UNDEAD

Questo, pero’, e’ solo il punto di partenza. Perche’ dagli Stati Uniti rimbalzano notizie su un libro dal titolo shock: The Undead (I non morti), uscito negli Stati Uniti da Pantheon Books a marzo 2012 e da noi pressoche’ sconosciuto. Cosi’ lo presenta l’editore: «Questo libro spiega perche’, anche con gli strumenti della tecnologia avanzata, cio’ che noi pensiamo della vita e della morte, sulla coscienza e la non-coscienza, non e’ esattamente chiaro, e come questo problema sia stato ulteriormente complicato dal business del prelievo di organi». Scrittore e giornalista, a lungo direttore della rivista Science Digest, una sorta di “Bibbia” del settore, Dick Teresi firma un libro capace di parlare ad un pubblico vastissimo, cui spiega come «la determinazione della morte sia oggi diventata piu’ complicata che mai».

Al centro, l’inafferrabile concetto di “morte cerebrale”, qui illustrato attraverso interviste ad esperti, lavoratori di hospice e pompe funebri, specialisti del coma e persone che dal coma sono uscite, chirurghi dei trapianti e procacciatori di organi, anestesisti che studiano il dolore nei pazienti morti “per legge” e i medici che ne hanno salvato altri dal prelievo di organi. E ancora, le voci di infermieri che si occupano di cadaveri a cuore battente in terapia intensiva, o quelle di medici che si sentono surrettiziamente spinti a dichiarare pazienti morti invece di salvarli, e molti altri. Le loro parole? Un colpo al cuore…

Nel libro c’e’ anche una breve storia di come si arrivasse alla determinazione della morte ai tempi degli antichi egizi e degli Incas, e via via fino al ventunesimo secolo. Teresi attinge a scritti e teorie di scienziati famosi, medici e ricercatori – fra gli altri Jacques-Be’nigne Winslow, Sherwin Nuland, Harvey Cushing e Lynn Margulis – per rivelare come le teorie sulla morte e “la morte stessa” siano cambiati nel tempo. «Con Undead – ha scritto la stampa americana – Teresi ci induce a pensarci due volte prima di fidarci del metodo con cui la comunita’ scientifica decide quando qualcuno e’ morto».

Non e’ caduto nel vuoto, oltreoceano, il rigoroso, accorato appello implicito nelle pagine di Teresi. Scrive sul New York Times Elizabeth Royte: «I criteri di Harvard (messi in pratica per la prima volta nel 1968 dal pioniere dei trapianti Christian Barnard, ndr) suppongono che la morte cerebrale preluda ad un rapido passaggio verso la tradizionale morte cuore-polmone. Ma a Teresi viene spiegato che un paziente in morte cerebrale e’ in grado di mantenere una lunga lista di funzioni corporee, tra cui alcune risposte sessuali, le reazioni di stress alla chirurgia, la capacita’ di gestazione di un feto».

Preso atto del fatto che la diagnosi di morte cerebrale risponde piu’ che altro a formule convenzionali, Teresi va a collocarsi fisicamente tra l’equipe di trapianto e i pazienti «prossimi agli inferi», quelli «con una corteccia che non risponde, ma tronco cerebrale funzionante». «E ora le cose – continua Royte – si fanno davvero raccapriccianti». Teresi afferma che una piccola minoranza di pazienti in stato vegetativo, o con persistenza minima di coscienza, sentivano di potersi sedere e parlare. Ma l’onere di dimostrare che sono in grado di farlo spetta a loro, «nonostante il fatto che i chirurghi possano essere distratti dalle loro urla durante il recupero degli organi». «Questa e’ roba forte – conclude Royte – e Teresi, che e’ stato direttore di pubblicazioni come Science Digest e Omni, non si tira indietro».

IL CROLLO DELLE CERTEZZE

Il libro rimbalza piu’ volte sulla grande stampa americana. E non solo sbalordisce pubblico e giornalisti, ma riaccende un furioso dibattito fra i medici. «Dopo il caso di Terry Schiavo – scrive a maggio sempre sul NYT Abigail Zuger, docente di medicina alla Columbia University – l’ultima battaglia di primo piano finita quasi sette anni fa, tutto e’ stato tranquillo in superficie, smentendo il tumulto continuo negli ospedali e nelle aule di tribunale su cosa, esattamente, segni la fine della vita». Ma poi a squarciare il silenzio e, molto spesso, anche l’omerta’, arriva The Undead «in cui il veterano del giornalismo scientifico Teresi ci fa da guida ideale attraverso quei purgatori oscuri in cui la vita e la morte possono essere assai difficili da distinguere». Perche’ «ahime’ – conclude Zuger – la medicina moderna si e’ lasciata alle spalle la certezza newtoniana qualche tempo fa. Ora, come accade con la fisica delle particelle, e’ diventato troppo evanescente e complesso offrire certezze, sia nei regni della salute che della malattia, in cui tutti i risultati sono pura probabilita’, sia nel regno della morte».

Ma ancor prima che le ricerche di Teresi innescassero la miccia, altri provvedimenti annunciati gettavano scompiglio in una parte della comunita’ internazionale. Ecco cosa si legge in un articolo del Daily Mail di qualche mese fa: «Se saranno adottate le nuove norme in materia, per espiantare gli organi da trapiantare subito dopo che il cuore ha smesso di battere i chirurghi non dovranno piu’ aspettare per assicurarsi che il battito non riprenda». «Attualmente – viene spiegato – in questi casi i medici prima di espiantare sono tenuti ad attendere un tempo non inferiore ai due minuti per assicurarsi che non vi sia una ripresa spontanea del battito. Con le nuove norme non sara’ piu’ cosi’. Ma i piu’ critici temono che d’ora in poi i pazienti gravi vengano visti piu’ che altro come banche di organi e tessuti».

Un rischio che potrebbe restare, almeno «fino a quando – avverte un medico sul blog dei chirurghi americani – l’avanzare dei rilievi scientifici sul cervello non dimostrera’ che finora sono stati commessi abusi di incommensurabile portata. E cominceranno a piovere le richieste di risarcimento danni…». Altra segnalazione raccolta da Rocco Maruotti, che dedica la sua vita a scandagliare questo labile, tremendo confine.

LA VALLE DELL’OBIEZIONE

Ed e’ proprio lungo quel crinale che, smarriti gli entusiasmi iniziali, si registra un calo nelle volonta’ di donazione (in Italia sono stati finora 1617 i donatori nel 2012, contro i 2265 dell’anno precedente e i 2292 del 2010), mentre sul versante opposto crescono le forme, spesso silenti, di obiezione da parte di medici e infermieri. Perche’ poi, a parte quella che per alcuni esperti e’ l’indefinitezza del “confine”, ci sono anche gli abusi.

Come in Germania, nel 2010 classificatasi per donazioni al 15esimo posto su 24 Paesi del mondo, alle spalle di Spagna, Stati Uniti e Francia. Dati che potrebbero subire un’ulteriore flessione dopo le recenti rivelazioni dello Spiegel: «Il sistema sanitario tedesco – scrive il quotidiano – e’ molto rispettato in tutto il mondo, ma lo scandalo montante sulle frodi nel trapianto di organi ha scatenato un acceso dibattito sull’etica sanitaria nel paese». Alcuni medici, infatti, sono sospettati di aver interferito coi risultati delle analisi dei loro pazienti «per spingerli in cima nella lista dei trapianti, facendoli apparire piu’ gravi di quanto fossero e consentendo loro di scavalcare le liste d’attesa». Una manipolazione che, secondo gli inquirenti ora al lavoro su questo caso, andava avanti da anni tanto a Gottingen quanto a Ratisbona, ed aveva fatto registrare nei rispettivi nosocomi picchi inspiegabili di trapianti.

Rita Pennarola
Fonte: www.lavocedellevoci.it
Link: http://www.lavocedellevoci.it/inchieste1.php?id=576
22.12.2012

Pubblicato da Davide

  • Ercole

    l,espianto di organi e una pratica diffusissima in tutto il pianeta soprattutto dove e piu alta la poverta e sui fronti di guerra ,in nome della ricerca e della medicina asservita alle lobby e alle multinazionali si realizzano profitti inimmaginabili,dopo tutto siamo sempre delle merci alla stregua di cavie per sua maesta il capitale….in tutti i campi della vita sociale.

  • MrStewie

    lL’argomento è controverso. Come si fa non avere più sangue ossigenato per 78 minuti e non subìre a livello cerebrale delle conseguenze gravissime?

  • Jor-el

    L’unico modo per tutelare la vita e la salute dei più deboli è una sanità pubblica gratuita per tutti. Anche per i ricchi. I medici dovrebbero essere come i giudici, indipendenti ma pagati dallo stato. Un medico sorpreso a farsi pagare per prestare delle cure dovrebbe essere punito severissimamente.

  • Tanita

    Ma Jor-el, qui devo dare ragione ad Ercole. E’ tutto commercio. Poi la prima cosa che mi viene da pensare quando leggo questo tipo di articoli é la continua strage di persone che si fa in diversi posti al mondo quotidianamente. Allora si che sembra davvero tutto raccapricciante. Cominciassimo da lí, altro che risurrezioni.

  • Silvio_DellAccio

    Sono d’accordo con Tanita – http://www.silviodellaccio.it

  • nigel

    Per chi volesse evitare inutili masturbazioni mentali e volesse documentarsi segnalo il sito http://www.volpin.it/helpstudenti/scienza/morte.html. Più semplicemente, rifacendosi a Wikipedia “…l’accertamento della morte cerebrale richiede l’assenza di attività ripetuta, rilevata in un periodo di tempo significativo, come 30 minuti di inattività per 2 volte nell’arco di 6 ore…”
    Faccio inoltre presente che, oltre agli esami strumentali, è (o dovrebbe essere) anche il quadro clinico nel suo insieme a suggerire l’avvenuto decesso, identificabile con la cessazione irreversibile dell’attività cerebrale. La cosa più sconfortante è vedere come alcuni giornalisti (che non hanno credo nè cultura specifica nè pluridecennale esperienza nei reparti di Terapia Intensiva/Rianimazione) si compiacciano di seminare diffidenza e sconcerto nei lettori. La stessa approssimazione si rileva poi quando, sposando le idee rivoluzionarie di questo o quell’avventuriero della medicina, si propagandano tesi sconcertanti (mi rifaccio a precedente articolo) che vengono recepite da chi, essendo ignorante nello specifico, le sposa acriticamente, accettando l’assioma in base al quale da una parte parte vi è una casta medica mafiosa e dall’altra l’eroe solitario, vessillifero della Verità (vedasi ad esempio dieta Dukan e tutte le stronzate che l’hanno preceduta)
    Quando poi si sta male davvero, le cose cambiano. Ve lo assicuro.

  • nigel

    P.S. al post precedente= Sarebbe molto più interessante (e costruttiva) una bella inchiesta sul commercio di organi.

  • nigel

    Dopo un arresto cardiaco si realizza un’encefalopatia post-anossica, di entità variabile in base alla durata dell’arresto e ad una serie di altri fattori, quali ad esempio 1) il tempo intercorso tra l’arresto cardiaco e le manovre rianimatorie poste in essere 2) la validità di queste manovre 3) l’integrità del circolo cerebrale 4) la temperatura ambientale (l’ipotermia – v. annegati – aumenta le possibilità di sopravvivenza) 5) etc. etc….

  • yago

    Questo articolo è una offesa a tutti i medici. La morte cerebrale è un dato di fatto non contestabile e da essa nesuno risorge.
    Se errare è umano di sicuro lo è anche per i madici , ma di fronte un elettroencefalogrammo piatto è difficile sbagliare.
    Quando poi si fa un espianto dovrebbe sbagliare all’unisono una serie di figure professionali coinvolte e tutte di altissima professionalità.

  • MrStewie

    In questo paper (Safar et al., 1986, http://europepmc.org/abstract/MED/3536160/reload=0;jsessionid=ACAhz5k7AbzlBS9spLU2.14) citato 164 volte (quindi un ottimo lavoro) si parla di almeno 20 minuti prima di osservare complicanze serie, anche se a partire dai 5 minuti seguenti l’ipossia c’è un assestamento delle vie metaboliche interessate. Forse l’autore non si è dilungato a parlare di COME si risvegliano! Saranno purtroppo dei vegetali…

  • MrStewie

    Sono rimasto anche io colpito dalla violenza dell’immagine evocata dall’articolo, dove un soggetto con attività solo nel tronco spinale sarebbe in grado di urlare durante un espianto di organi. Non voglio entrare nel merito, perchè non è il mio campo, ma è un articolo che suggerisce forse solo di comprare il libro… Anche perchè, come accennato in un precedente commento, non si parla di COME siano resuscitati. In altre parole, quando si parla di vita/morte e del loro inizio/fine, ci si protrae con tecnicismi inutili spostando l’attenzione dalla qualità della vita alla mera durata…

  • Kvas

    La medicina è tutt’altro che una scienza esatta, meno ancora dell’economia, e ce lo dimostrano infiniti casi documentati, inoltre vivendo in un mondo cinico governato dal dio denaro e fin troppo facile che questo mercato redditizio non venga sfruttato a pieno, ben oltre i limiti della coscienza umana (sempre che ne abbia mai avuta una).
    Siamo semplicemente carne da ricambio.

  • Kvas

    Mhà, io non ci trovo nulla di così eclatante in questa notizia, è risaputo da decenni che l’espianto di organi è un fertile e redditizio mercato, è stato scritto un libro e poi tratto anche un film famoso su questo argomento. Quando in italia uscì la legge in cui si chiedeva di firmare un foglio su cui si dichiarava la disponibilità all’espianto dei propri organi in caso di morte, venne presentata come SILENZIO ASSENSO, io firmai subito negando la disponibilità, ma voi credete davvero che medici senza scrupoli seguiranno le mie volontà dopo che sarò morto? Convinceranno i miei familiari che sono morto e che farei davvero un favore enorme ad un altra persona donando i miei organi, contro la mia volontà. So che succederà comunque. Siamo solo carne da ricambio e questo è un mercato che rende molto.

  • Giovanni78
  • Truman

    @yago: sono i medici che offendono la medicina, non questo articolo. Un elettroencefalogramma piatto è un pezzo di carta se non è contestualizzato (per quanto tempo?, in che condizioni?).
    I medici la devono smettere di sollevare teorie generali nel caso particolare ed invece guardare al caso singolo ignorando le ricerche generali. La medicina è complessa, ma la complessità non si cura con l’arroganza.

    Ma poi una classe medica come quella italiana, che la mattina lavora per il pubblico e il pomeriggio si fa concorrenza lavorando nel privato, che credibilità può avere? Il meglio che si può dire dei medici italiani è che sono bravi affaristi, cioè sanno guardare bene il proprio portafogli. Ma sono parecchio miopi.

  • nigel

    Penso anch’io che l’articolo sia violento, ma di una violenza stupida. La critica costruttiva, la contestazione intelligente a scopo conoscitivo possono e debbono essere fatte, perchè esistono degli aspetti della medicina ripugnanti e delle distorsioni che vanno denunciate (Esempio= farmaco inutile e spesso nocivo immesso sul mercato perchè pubblicizzato da prezzolati cattedratici, indagini diagnostiche quasi del tutto inutili ma prescritte per martellamenTo della letteratura d’aggiornamento di settore, sempre sponsorizzata da questa o quella multinazionale). L’eccesso opposto (leggi critica superficiale riguardante l’intero universo terapeutico) induce nel lettore non acculturato nello specifico la sensazione che medici e scienza medica siano tutti indistintamente un’accozzaglia di delinquenti, causando così la comparsa di atteggiamenti fideistici in questa o quella terapia, dieta o esame, scelti magari soltanto perchè si pongono in contrapposizione alla medicina ufficiale.

  • nigel

    E’ molto probabile. Dei preparati cuore-polmone-rene -cornee da utilizzare per trapianti. Ma attenzione, perchè la letteratura parla di ripristino delle funzioni vitali di assiderati caduti in acque gelide anche dopo 40 minuti (è il principio su cui si basa l’ipotermia terapeutica)

  • nigel

    Non siamo molto amati… MALçDETTI… )))

  • yago

    Guarda che sono pochissimi i rianimatori che fanno libera professione che peraltro non significa essere in mala fede.
    Fare di tutta un’erba un fascio è da qualunquisti. Esistono medici che da bravi sciacalli speculano sulle disgrazie altrui , ma sono la minoranza, mentre esistono numerosi eroi sottopagati che lavorano a tempo pieno negli ospedali.Oltre tutto non sono dei cretini tanto da sponsorizzare false notizie per permettere a colleghi marchettari di far soldi. Non si capisce poi che c’entra la morte cerebrale con la libera professione.

  • Hadrian

    C’ è qualcuno che vuol competere con il National Health Institute o con Harvard, o con il Toronto General Hospital etc. nel sapere che la cosiddetta morte cerbrale è una finzione per procurarsi organi ?

    Donors of vital organs, including those diagnosed as “brain dead” and those declared dead according to cardiopulmonary criteria, are not in fact dead at the time that vital organs are being procured.
    The current practice of organ transplantation based on the “moral fiction” that donors are dead when vital organs are procured
    ( J Med Philos. 2010 Jun;35(3):299-312. Epub 2010 May 3.
    The dead donor rule: can it withstand critical scrutiny?
    Miller FG, Truog RD, Brock DW. National Health Institute http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20439355 )

    Declaring death by neurological criteria is both unreliable and unjustified
    (J Med Philos. 2010 Apr;35(2):154-79. Epub 2010 Feb 25.
    Reevaluating the dead donor rule.Collins M., Mount Sinai School of Medicine, New York, NY USA. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20185451 )

    Dr. Neil Lazar, director of the medical-surgical intensive care unit at Toronto General Hospital, say the focus should be on the well-being of donors rather than whether they are legally dead. That could mean giving anesthetics during organ harvesting.
    “Because there is a general assumption that dead individuals cannot be harmed, veneration of the dead-donor rule is dangerously misleading”

  • Hadrian

    Il libro di Dick Teresi è documentatissimo e ne consiglio la lettura. Per quanto riguarda la cosiddetta morte cerebrale dal punto di vista giuridico mi corre l’ obbligo di ricordare che il compito delle leggi non è certamente di fissare arbitrariamente ed utilitaristicamente la definizione di morte nè quello di aumentare le quote di donazioni e/o la quantità di organi da trapiantare. Si tratterebbe certamente di un abuso del diritto e di una deriva totalitaria dello Stato. Lo Stato – e quindi i Servizi Sanitari Nazionali – non devono avere la pretesa di influenzare le opinioni dei cittadini o imporre visioni etiche su temi molto delicati come quello della morte. Lo Stato e di conseguenza le leggi devono solo avere una funzione di garanzia di ordine esterno e di servizio della collettività. Lo Stato in una comunità democratica non può sostituirsi all’ etica e alla morale. La necessità di un gruppo di pazienti non può e non deve prevalere sulla dignità, la spiritualità, il rispetto, e le cure di altri pazienti.
    In teoria, la formulazione della morte di Harvard, con le definizioni successive tutte su base strettamente utilitaristiche, dovrebbe essere del tutto inutilizzabile in sede giuridica. E’ evidente che ormai, nel mondo, esistono differenti criteri, differenti esami, differenti opinioni, differenti realtà, per cui lo stesso paziente può esser dichiarato morto in un ospedale, morente in un altro e vivo in un altro ancora, qualunque cosa ne dica il legislatore italiano. In linea generale e nel dubbio, il criterio dovrebbe essere quello del rispetto, della dignità e della salvaguardia della vita umana anche al suo termine. Accade invece che, per definire e ridefinire continuamente la morte, i medici chiedono ai giuristi, i giuristi si rivolgono ad altri medici, i medici che sono ormai divenuti dei tecnici fanno appello ai bioeticisti lautamente pagati dalle Università trapiantiste. I bioeticisti, dal canto loro, spingono il dogma totalitario, progressista ed utilitarista : tutto ciò che la scienza rende possibile è per ciò stesso vero, eticamente e moralmente auspicabile. Il dossier viene passato ai politici che prendono atto, legiferano in temi etici e il cerchio si chiude. Vi è una dislocazione di responsabilità fatta oltretutto da persone con gravissimi conflitti di interesse. Un bioeticista che argomentasse contro la morte cerebrale di Harvard sarebbe accademicamente morto in una Università in cui si effettuano trapianti e la sua opinione sarebbe comunque silenziata dagli stessi colleghi.
    Un’ altra controprova è apparsa sulla principale rivista mondiale di bioetica il Journal of Medical Ethics. Due professori americani, Walter Sinnott-Armstrong, Duke University, e Franklin G. Miller, National Institutes of Health, affermano che “killing by itself is not morally wrong, although it is still morally wrong to cause total disability” (uccidere il paziente non è moralmente errato per sè ndr) e dichiarano espressamente che il loro scopo è giustificare l’ uccisione di persone malate per procacciare organi per i trapianti. Sono infatti convinti – e lo scrivono – che la vita non sia sacra ! “If it is not immoral to weed a garden, then life as such cannot really be sacred, and killing as such cannot be morally wrong…[T]he dead donor rule is routinely violated in the contemporary practice of vital organ donation. Consistency with traditional medical ethics would entail that this kind of vital organ donation must cease immediately. This outcome would, however, be extremely harmful and unreasonable from an ethical point of view [because patients who could be saved will die]. Luckily, it is easily obviated by abandoning the norm against killing.” ( “Se non è immorale eliminare un giardino, allora la vita in quanto tale non può davvero essere sacra, e l’uccisione in quanto tale non può essere moralmente sbagliata. La regola del donatore morto viene quotidianamente violata nella pratica contemporanea della donazione degli organi vitali. Coerenza con la tradizionale etica medica comporterebbe che questo tipo di donazione di organi vitali dovesse cessare immediatamente. Questo risultato, tuttavia, risulta essere estremamente dannoso ed irragionevole un punto di vista etico [perché i pazienti che potrebbero essere salvati moriranno]. Per fortuna, è facilmente ovviato abbandonando la norma contro l’ omicidio. “)
    In altre parole, centinaia di migliaia di persone in questi anni sono state uccise con squartamento, dissanguamento, sbudellamento e senza anestesia sulla base di un dogma che è risultato falso come ammesso dai principali anestesisti. Oltretutto, oggi ripropongono l’ anestesia in aggiunta agli strap immobilizzatori e ai farmaci paralizzanti per il paziente da macellare.
    Per di più, quand’ anche per assurdo il dogma fosse vero, sarebbe facilmente rigettato su semplici considerazioni psicologiche.
    Facciamo ad esempio vedere ai parenti cosa accade in sala operatoria, vale a dire la macellazione di un loro figlio : il rigetto del dogma di Harvard sarebbe immediato e con gravi conseguenze per l’ incolumità del personale trapiantistico.
    Chiedete alle infermiere dei centri trapianti di assistere allo squartamento di un loro figlio.
    Chiedete ad un chirurgo di espiantare il proprio figlio.
    La risposta sarebbe il rigetto immediato del dogma di Harvard da parte degli stessi sostenitori.
    In punta di diritto, da tempo immemorabile chi uccide – anche un morente per il vantaggio altrui – è sempre un assassino.
    Infatti uno dei principali cardiochirurghi americani si definiva per iscritto di sentirsi un boia quando eseguiva espianti ed un autorevole chirurgo trapiantista italiano affermava di non aver mai eseguito personalmente un espianto per evitare di sentirsi un boia .

  • rebel69

    Secondo Wikipedia è uscito dall’ospedale sorridendo hai giornalisti ed ha annunciato il suo addio al calcio di persona.