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I PERICOLI DELLA DEMOCRAZIA ELETTRONICA

DI MARCELLO FROGERI
giornaledelribelle.com

Tutti esaltano la comunicazione internet, la nuova (ormai non troppo) pionieristica frontiera dell’informazione. In realtà a me sembra uno strumento sì efficace, ma pericoloso. Pericoloso perché difficile da controllare. E qui apro una parentesi: come può una rivoluzione rovesciare un regime, che sia democratico oppure oligarchico poco importa, se il popolo non si riversa nelle piazze, se non imbraccia forconi e fiaccole –senso figurato e romantico delle rivoluzioni che furono– e non pretende furioso la testa dei grandi re?

Quale altro potere efficace ha il popolo se non quello universalmente noto di cambiare gli assetti politici attraverso la violenza? (anche la guerra ha queste caratteristiche, ma è una risoluzione estrema tra le Nazioni, e non tra i cittadini e l’apparato governativo…). Nessun altro.Dicono che la sovranità popolare del cittadino oggi è il voto elettorale. Ma questo è ovviamente una truffa: in una democrazia rappresentativa, infatti, attraverso il voto il cittadino non decide le questioni, ma decide chi deve decidere le questioni.

Mi sono dilungato per dire che dall’alba dei tempi ciò che è forza e potere è il sacrosanto diritto della Rivoluzione nelle piazze. Ecco, ho quasi la sensazione che Internet possa stravolgere questa millenaria caratteristica. Oggi la protesta nei confronti dello Stato e dei suoi oligarchi –oligarchi travestiti da parlamentari– si riduce, spesso e volentieri, nel dissenso virtuale dell’universo dei socialnetwork. Prendiamo ad esempio Facebook. Basta un “mi piace” sotto un articolo o un commento di protesta per convincere lo scontento a dire “il mio l’ho fatto”. E’ sufficiente commentare l’invito di un sit-in contro la privatizzazione delle risorse idriche con un “non potrò esserci, ma col pensiero sarò con voi” per pulirsi la coscienza da ogni passività. Oggi lo scontento contesta davanti al Pc, raccogliendo firme virtuali e spedendole, virtualmente, alle istituzioni. E’ tutta una creazione intangibile del dissenso. Non che oggi le piazze siano sempre più vuote (o forse sì?), ma in futuro lo saranno? E se lo saranno, in che modo il popolo potrà ancora una volta rovesciare i regimi e ridisegnare gli assetti politici?
Vi è, in secondo luogo, un fattore intrinseco al potere di tutti i governanti della Terra, e di qualsiasi epoca, comunemente denominato “potere invisibile”, caratteristica che la nascente democrazia settecentesca intendeva, almeno idealmente, eliminare. Mafia, camorra, logge massoniche anomale, servizi segreti deviati e controllati, P2, P3 e P4: tutti poteri invisibili che funzionano e agiscono, segretamente, all’ombra del potere democratico.

Scrive Norberto Bobbio: “che la democrazia fosse nata con la prospettiva di fugare per sempre dalle società umane il potere invisibile per dar vita a un governo le cui azioni avrebbero dovuto essere compiute in pubblico è ben noto”. Anche Kant, nell’Appendice alla Pace Perpetua, dipinse la maschera del potere invisibile: “Tutte le azioni relative al diritto di altri uomini la cui massima non è suscettibile di pubblicità, sono ingiuste”. Che significa: un’azione che io sono costretto a tener segreta è certamente un’azione non solo ingiusta ma tale che se fosse resa pubblica susciterebbe una reazione tale da rendere impossibile il suo compimento.

Il controllo pubblico del potere, a fronte della potenza del sistema invisibile che gli ruota attorno, è dunque una necessità, tanto più in una età come la nostra, in cui chi detiene le redini del comando dispone di mezzi tecnologici così avanzati da poter controllare segretamente e illegalmente i cittadini. Nessun tiranno dell’antichità, infatti, come nessun monarca assoluto dell’età moderna, pur avendo a disposizione centinaia di spie e di informatori, poteva disporre di tutte le informazioni sui propri sudditi come oggi un qualsiasi governo democratico è in grado di disporre. “L’ideale del potente è sempre stato quello di vedere ogni gesto e di ascoltare ogni parola dei suoi soggetti”, scrive Bobbio.

Pensate allora in che mondo potremmo mai vivere se la potenza di internet, il suo occhio sul mondo globale, fosse unicamente a disposizione di quella elite di oligarchici che manovra l’intero sistema: chi controllerebbe i controllori? La democrazia come governo visibile, in questo caso, sarebbe perduta per sempre. La computer-crazia, ovvero il sistema di controllo del potere da parte del cittadino, non dovrà mai tendere al suo contrario, e cioè il controllo dei sudditi da parte del potere. In un mondo tristemente globalizzato e omologato, internet è il più grande potere di controllo nelle mani del popolo.

Ma se nutro certezze nella computer-crazia come sistema governante, al contrario, nutro dubbi nella computer-crazia come sistema governato. L’ipotesi, infatti, che la computer-crazia possa diventare fonte di democrazia diretta mi sembra una eventualità disastrosa.
Scrive infatti il politologo Giovanni Sartori: “La democrazia referendaria è un animale che non esiste ancora ma aleggia nell’aria: è un sistema politico nel quale il demos decide direttamente le singole questioni non più assieme, ma separatamente e in solitudine. E la democrazia elettronica ne costituisce l’incarnazione più avanzata. Qui il cittadino siede ad un tavolino davanti a un computer e ogni sera, mettiamo, gli arrivano dieci domande alle quali è tenuto a rispondere “sì” o “no” premendo un tasto. Con questo sistema arriviamo all’autogoverno integrale. Tecnologicamente la cosa è ormai fattibilissima. Ma è da fare? Il presupposto e la condizione necessaria di questi sviluppi è che per passare dalla democrazia elettorale fondata sull’opinione pubblica a una democrazia nella quale il demos decide da sé ogni questione, occore un nuovo demos, un popolo che sia davvero informato e competente. Altrimenti il sistema diventa suicida. Se affidiamo agli analfabeti (politici) il potere di decidere questioni su cui non sanno niente, allora povera democrazia e poveri noi”.

A giudicare infatti da tutte le leggi che vengono emanate ogni giorno nei parlamenti, il cittadino sarebbe chiamato a esprimere il proprio voto almeno una volta al giorno, anche su temi a lui sconosciuti e troppo tecnicisti. L’eccesso di partecipazione democratica, quindi, finirebbe con il trasformare il cittadino in “cittadino totale”: il soggetto di un mondo dove tutto è politica, e dove l’individualità e le libertà particolari si mischiano con quelle collettive e generali. Un mondo fantoccio. Nulla uccide la democrazia più dell’eccesso di democrazia.

Marcello Frigeri
Fonte: www.giornaledelribelle.com
Link: http://www.giornaledelribelle.com/index.php?option=com_content&task=view&id=811&Itemid=10
31.12.2011

Pubblicato da Davide

  • borat

    good bye lenin

  • borat

    rincaro la dose– questo post è frutto del terrore nei confronti della tecnologia di un certo vetero comunismo e mi ricorda pari pari l’ideologia negli anni di piombo quando , nel mio liceo super politicizzato, il partito stabiliva in modo arbitrario chi doveva iscriversi, mettiamo ad ingegneria o a fisica: dopodichè i poveretti senza nè arte nè parte iniziavano un calvario personale che li avrebbe portati tuttalpiù a ricoprire incarichi tecnici di secondo ruolo nell’amministrazione comunale dopo essersi fregati i migliori anni per colpa del partito. A proposito forse non tutti sanno che la ” cibernetica ” era demonizzata nella russia sovietica.

  • Giovina

    L’insurrezione violenta è manifestazione fisica di un pensiero. Non è democrazia in sè.

    Le ingiustizie e le vessazioni sono le conseguenze di un cattivo ordinamento sociale.
    E cosi si può definire pure una rivoluzione civile.

    Nel pensiero di ognuno dovrebbe dominare la “democrazia”, ma così non essendo, la conseguente azione esteriore è semplicemente logica e naturale espressione di un accordo cruciale – di tutti – mancato: l’ingiustizia così come la ribellione.

    Il pensiero che mette in essere un vero ordinamento democratico dovrebbe essere in vita durante tutto il processo di quest’ordinamento, non dovrebbe lasciare agli articoli di legge e ai meccanismi il naturale svolgimento dei compiti, tagliati fuori, questi ultimi, dal loro spirito originario.

    Il capo di stato, così come il dirigente economico, così come il lavoratore, se collegati sempre nella loro azione al pensiero morale in cui si riconoscono, contribuiscono tutti alla vita della democrazia.

    I “principi” morali, ossia la limpidezza e la vita originaria degli uomini, sono quelli da preservare, e non la loro astrazione, dialettizzazione o demagogia conseguenti, perché è a causa di questi ultimi che gli uomini divengono prigionieri.
    La prigionia è quella che si estrinseca attualmente nelle ingiustizie e nelle vessazioni, sia del povero sia del ricco e del potente, quest’ultimo ingannato da sé stesso – più del debole e della vittima storica -, fedele alla passione per le manifestazioni visibili, ritenute queste oggetti e quindi prive di vita interiore, ma non per questo incapaci di dominare chiunque abbia dimenticato per strada il proprio spirito originario.

    Lo spirito originario è messo in condizione di non influire nel processo democratico ed economico.

    Il denaro ritenuto mezzo sicuro di potere oggi indica le soluzioni sia al tiranno sia allo schiavo.
    Ma veramente schiavi sono il pensiero, la cultura, lo spirito dell’uomo.
    Se questi invece potessero liberamente essere curati e a tutti permessi, senza commistione di interessi economici e politici, avverebbe la nascita e la formazione di uomini liberi, forti e liberi di formarsi secondo la loro aspirazione originaria: l’aspirazione originaria è quell’archetipo che vuole l’uomo “superiore” e più completo rispetto al regno minerale, vegetale e animale, non debole e suscettibile di essere manovrato e strumentalizzato, di essere asservito alla natura cieca e ai suoi sensi; avverrebbe la nascita dell’uomo vero, quello che ritiene sacro lo spirito di ognuno, sacro e libero di esprimersi in azioni veramente morali: senza escludere nessuno.

    Utopia vera e astrazione è il pensiero automatico ordinario che vede i fenomeni esteriori suscettibili di essere da quello ordinati, mentre in realtà si mette in essere un asservimento al solo lato materiale della vita.
    L’uomo dovrebbe mettersi a guardia e preservazione del vivere del suo spirito e non del suo profitto e del suo denaro. Non ottemperando a quella che è la sua vera Natura, egli non fa altro che assicurare la vita eterna al suo Prometeo, e alle sue rivoluzioni e alle sue guerre.

    Siamo tutti responsabili.
    Siamo tutti urgentemente e drammaticamente chiamati a un compito radicale che non è semplice e animalesca vita di branco unicamente finalizzata alla natura istintiva.
    Se l’uomo si dedicasse ogni giorno anche a ridare e a curare la vita al suo pensare che è “invisibile”, restituirebbe la vita alla materia visibile, che non è da rigettare o da possedere ma da reintegrare della sua forza, della sua volontà ora perduta, da reintegrare di pensiero “vivo”, ora disanimato: l’uomo otterebbe che la natura e ciò che ha creato non si rivolterebbero più contro di lui, perchè avrebbero ritrovato il loro “signore”.

  • RicBo

    Finalmente i borghesi babbioni come Sartori e questo Frigeri gettano la maschera: è davvero indicativo come siano terrorizzati dalla vera democrazia partecipativa.

  • wewantdefault

    Sono d’accordo. ma faccio notare che il significato stesso della parola democrazia, ossia governo del popolo, nasconde il limite fisico al successo di questa forma di governo: chi è il popolo?? Il popolo é formato al 90% da analfabeti che non sono capaci di vedere oltre i loro interessi particolaristici. questa è la cruda veritá. una democrazia refendaria sarebbe auspicabile solo per intelletti superiori, non pee il mio vicino di casa che esulta alla dipartita di berlusca e acclama il monti come il salvatore della patria dimostrando di non aver capito un cazzo di niente. sarebbe nostro interesse impedire che lui esprimesse il suo “voto” cliccando su “si” o “no” davanti al pc a fine serata.

  • paulo

    Idee confuse ha questo Frogeri con rispetto alla tecnologia. Siamo chiamati molte volte al giorno per pagare le tasse, rispettare le leggi (quante sono? 250.000?), essere informati di cose senza importanza. Credo che anche la nonna novantenne sarebbe molto felice di dedicare 30 minuti al giorni per esprimere la sua opinione esperta. Non esiste “analfabeta politico”, ma esistono certamente politici analfabeti. La politica fa la gente, ignoranti e non.

    L’articolo esprime la paura del potere popolare e non considera il rapporto con la tecnologia in modo corretto.

  • gnorans

    Preferisco essere governato direttamente da una miriade di ignoranti che pensano ognuno ai fatti propri, piuttosto che dai delinquenti abituali che tuttora si succedono al potere.

  • consulfin

    In altri termini, la democrazia sarebbe auspicabile solo se a votare fossero quelli che “votano in un certo modo”?

  • consulfin

    sono d’accordo: il popolo (anzi, i cittadini) defraudato non ha altro potere che la violenza. Quando però questa violenza è anche solo vagamente accennata e rivolta non direttamente alle persone dei governanti ma a simboli del potere collocati persino in sedi semicentrali, non solo la massa dei cittadini (che qui si vorrebbe distinta in un’élite informata ed autorizzata ad esprimersi ed in una moltitudine da mettere sotto tutela: gli analfabeti politici che non debbono avere il potere di decidere su questioni di cui non sanno) ma anche coloro che parlano e sognano di una democrazia partecipativa “rabbrividiscono”. E la riprova di quanto ho appena scritto si può trovare nei commenti e negli articoli apparsi proprio su questo portale in occasione della manifestazione del 15 ottobre.

  • Georgejefferson

    Sulla Democrazia…Quale sia stato in realtà il significato storico e ideale di questa parola,personalmente posso solo fare delle ipotesi…mi viene da riflettere se non si possa prendere in considerazione un possibile fraintendimento storico…spiego meglio,se al posto di spiegare letteralmente il termine finale CRAZIA come “GOVERNO DEL…”provassimo ad immaginarlo come “GOVERNO PER…”forse capiremmo meglio il suo scopo…Presumo che in tutti gli ideali di uomini buoni e saggi(passati e presenti)la funzione del governo dovrebbe essere quella del bene comune,inteso come giustizia,diritti,ma anche doveri…quindi GOVERNO PER IL POPOLO dovrebbe sempre a livello ideale pensare al bene comune di tutti,comprese anche quelle persone piu abbienti,uscendo dall’impianto ideologico riguardo al fatto che la parola POPOLO richiami solo i poveri,la moltitudine diseredata,quindi la vera democrazia ideale dovrebbe a mio avviso essere la sola ed unica forma di governo legittimata da tutti,presupponendo proprio che solo essa ha il compito specifico del bene di comune…certo bisogna studiare i giusti compromessi,sempre ci sara un individuo o categoria piu scontenta di un’altra..e allora non si puo ragionevolmente pensare di accontentare una categoria a scapito di un’altra e quindi non possiamo prescindere dal voto di maggioranza.Però…c’è un però…si parla spesso di due tipi di democrazia contrapposti,quella DIRETTA e quella RAPPRESENTATIVA.Quella rappresentativa e’ quella odierna dei paesi che si dichiarano democratici ma e’ alquanto ovvio a tanti quanto essa sia una chimera.Non esiste secondo me a livello ideale democrazia senza controllo e qui entriamo direttamente nel problema antico come il mondo ”chi controlla i controllori?”.Sempre a livello ideale per me non esiste contollo efficace se esso non e’ attuato dal popolo stesso…quindi tutti…ma anche qui parlando della democrazia diretta incorriamo in un altro grande problema…anche riuscendo a far votare tutti su tutte le questioni tecniche odierne(quindi almeno 2 votazioni al giorno)senza un’accrescimento culturale significativo della popolazione tutta(lungi da me presumere il mio livello superiore ad altri)si rischia di fare immensi disastri solo per la mancanza di comprensione delle basilari questioni MACROECONOMICHE.Penso che il processo di accrescimento dell’istruzione e alfabetismo accresciuto negli ultimi secoli da parte delle genti(non in tutti i popoli ovviamentei)sia proprio il proseguirsi dei grandi ideali di chi,nel passato,sapeva che senza un’adeguato accrescimento culturale generale…il popolo non avrebbe mai potuto sconfiggere gli interessi particolaristici delle aristocrazie passate,o gli oligopoli moderni.Detto cio,sento a volte nominare un tipo di democrazia(spesso confusa con la “diretta”)chiamata PARTECIPATIVA..non so cosa intendano altri,ma io penso che se ad un popolo si riesce a garantire pari opportunita di istruzione,buoni servizi sanitari,un lavoro dignitoso e quantaltro,esso sara sempre piu propenso a partecipare alle attività comuni,perche ha piu tempo,e’piu sereno e ottimista,quindi puo anche invogliarsi ad accrescere quella fantomatica cultura personale che lo porta a guardare anche AL DI LA’,del proprio orticello…quindi piu che votare e scelgliere infinite questioni tecniche…predisposizione al controllo…sempre con il supporto di leggi create appositamente per il bene comunen che difendono questa possibilità(class action,referendum propositivi e abrogativi)Questo penso sia il fine ultimo che i grandi pensatori onesti e buoni intendevano…riprendendo una frase antichissima e alquanto saggia:”IL GIUSTO STA NEL MEZZO”,e tra democrazia diretta(utopica a mio avviso)e democrazia rappresentativa(folle sempre a mio avviso)forse quella PARTECIPATIVA è la giusta via di mezzo maestra,un po come il LIBERAL_SOCIALISMO,termine tanto caro a KEYNES(forse il piu grande economista del secolo scorso)ad intendere il compromesso ideale tra liberalismo e collettivismo…per anni ci han fatto credere che la via di mezzo non esiste,forse ben compiaciuti del continuo DIVIDE ET IMPERA impregnato dal continuo scontro tra opposti.Sembra ovvio concludere:”come si fa a garantire pari opportunità di istruzione,buoni servizi sanitari,un lavoro dignitoso e quantaltro per poi camminare verso una vera democrazia partecipativa?Solo una cosa ho capito…questo non si potra mai ottenere con il pareggio di bilancio…gli oligarchi lo sanno bene…ma questa e’ un’altra storia…

  • greiskelly

    quoto!
    bisogna avere più paura dei cattivi intelligenti,
    che di buoni ignoranti