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I CADUTI IN AFGHANISTAN E IL CUOCO DI GIULIO CESARE

DI FRANCO CARDINI
francocardini.net/

A chiunque abbia tempo e voglia di combattere per un’altra causa persa

Cari Amici,

se lo domandava molto tempo fa il vecchio Bertolt Brecht: Giulio Cesare ha conquistato tutta la Gallia: ma non aveva nemmeno un cuoco? Gli fece eco, anni più radi, il nostro Lucio Dalla in Itaca: “Capitano, che hai negli occhi – il tuo splendido destino – pensi mai al marinaio – a cui mancan pane e vino? – Capitano, che hai trovato – principesse in ogni porto, – pensi mai al rematore – che sua moglie crede morto?”.

E’ una bella canzone, questa di Dalla: un po’ vecchia ormai, ma adatta a chi corre l’avventura in paesi lontani. Chissà se la conoscono, i nostri parà in Afghanistan. Fra l’altro, farebbe molto al caso loro: e al nostro.

Lo dico perché anch’io ho seguito, il 20 aprile, il rientro dei nostri ragazzi caduti. Sono un vecchio ex ufficiale d’aeronautica, i parà li conosco e li amo. Quelli, poi, avrebbero potuto per età essere miei figli. E avrei potuto essere nonno di Simone Valente, il bambino di due anni figlio del sergente maggiore Roberto: uno dei cinque tornati a casa forse proprio secondo la descrizione di un altro nostro poeta e musicista, Fabrizio de André, le salme avvolte nelle bandiere “legate strette perché sembrassero intere”.

I politici e i loro gregari gestori dei mass media, che – ne siano consapevoli o no – ce li hanno sulla coscienza, si sono sgolati chiamandoli “vittime”, “eroi”, “martiri”. No: niente di tutto ciò. Un soldato che cade durante un combattimento o un incidente di guerra è, appunto, un caduto: non è una “vittima”, perché tale appellativo spetta agli inermi, agli indifesi che avrebbero dovuto restare estranei ai fatti d’arme, laddove i soldati stanno in uniforme e in armi perché di tali fatti sono coprotagonisti. Non è né un “martire”, né un “eroe” perché, al di là della retorica facile perché gratuita, tali termini spettano a chi in qualche modo ha compiuto qualcosa di straordinario e di esemplare. E i cinque parà, strettamente parlando, non sono caduti nemmeno nell’adempimento del loro dovere, in quanto erano in Afghanistan per una loro libera volontaria scelta. Essi sono caduti nell’esercizio delle loro funzioni, facendo il loro lavoro: in una circostanza tragica, ma che faceva parte purtroppo della loro condizione professionale. E che ne facesse parte ciascuno di loro lo sapeva benissimo. Poiché il loro lavoro aveva ed ha una valenza pubblica, onoriamoli. Ma non infanghiamone la memoria contaminandola con la retorica. Per un soldato, la morte – lo diceva benissimo José Antonio Primo de Rivera, che lo provò con i fatti – “è un atto di servizio”.

Ecco perché è grottesco che il ministro La Russa dichiari che quei parà sono morti “per la Patria”. In Italia, se si vuol restare fedeli alla costituzione le armi s’imbracciano soltanto per difendersi; e il teorema della “difesa preventiva”, secondo il quale l’occupazione dell’Afghanistan servirebbe a tutelare le nostre città e le nostre case dalla possibilità di attacchi terroristici, prima di essere infame è ridicolo. La guerra al terrorismo si fa con l’intelligence, con l’infiltrazione e soprattutto con l’eliminazione delle ragioni sociali e politiche suscettibili di far guadagnare simpatie ai terroristi: non con i bombardamenti aerei e con i carri armati. L’occupazione dell’Afghanistan ha avuto tra le sue conseguenze quella di diffondere a macchia d’olio il terrorismo e la simpatia per esso. Lorsignori hanno mandato i nostri soldati a morire per far piacere alla superpotenza statunitense e nel nome di un demenziale teorema geopolitico; ed essi hanno accettato il rischio, al di là delle varianti personali, perché ciò faceva parte della loro condizione professionale. Il che non vuol affatto dire che i nostri ragazzi siano morti invano: al contrario. Quando a troppi italiani sarà caduto dagli occhi il malefico velo della propaganda che ora intralcia loro la vista, apparirà chiaro che quelle vite sacrificate sono state altrettanti passi sulla via della pace e della giustizia: la quale passa per forza attraverso il riconoscimento che l’avventura in Afghanistan è stata tanto infame quanto assurda.

E non è meno grottesco Umberto Bossi, quando ammettendo di aver votato per mandare in Afghanistan i nostri soldati, precisa che non aveva alcuna intenzione di “mandarli a morire”. Non so se Ella abbia fatto il soldato e ignoro quanto Ella sappia di storia, Signor Ministro: ma lasci che Le confidi in un orecchio un piccolo segreto. In guerra ci si muore.

D’altronde, la gaffe di Bossi è comprensibile. Ma proprio questo la rende più repellente. Le guerre in Iraq e in Afghanistan, come troppi conflitti che oggi insanguinano il mondo dalla Palestina all’Africa, vedono confrontarsi forze armate “regolari” e superarmate contro avversari in condizione militarmente inferiore, a parte le vittime civili e i caduti sotto “fuoco amico” e a causa di “danni collaterali”, che in genere si degnano appena di una distratta menzione. E’ sottinteso che molti pensano che, in una guerra del genere, i “nostri” data la loro superiorità militare siano invulnerabili e che il morire tocchi solo agli altri. Così come nessuno storico si è mai piegato sui problemi e magari i dolori del cuoco di Cesare, che pure era in fondo un uomo come lui e come noi, assistiamo oggi a una terribile ingiustizia, che aggiunge all’orrore del sangue versato l’offesa del disprezzo e della noncuranza.

Dei nostri cinque parà, anche se a pochi giorni dal loro sacrificio essi stanno già purtroppo entrando nell’oblio (sono queste le regole della società-spettacolo), finché facevano notizia ci hanno detto tutto: ne abbiamo visti i volti, ne abbiamo letti i profili biografici, ne conosciamo i nomi e quelli delle loro mogli, delle loro fidanzate, dei loro figli. Qualcuno di loro avrebbe forse preferito un po’ più di riserbo, di silenzio: di pudicizia. Ma in fondo è forse giusto che sia stato così: erano soldati del nostro esercito, gente nostra. I prossimi, gli affini, i familiari ci sono ovviamente e naturalmente sempre più cari di chi ci sta più lontano.

Ma non sarebbe né umano, né cristiano continuar a ignorare le vittime degli “altri”, a tenere nell’ombra e nel silenzio quelli “dell’altra parte” (se è un’altra parte: e non lo è, perché con loro non siamo in guerra, e comunque perché condividiamo con loro la condizione umana, la vera patria comune): come le decine di poveri afghani, fra cui donne vecchi e bambini, trucidati non troppi giorni fa da un barbaro disumano e inutile attacco aereo mentre cercavano di alleviar la loro miseria drenando un po’ di benzina da un camion sventrato. Era “complicità col terrorismo”, quel povero gesto? Era un “atto di guerra”, d’una guerra non dichiarata, quella strage barbarica, che teneva dietro a un numero ormai spaventosamente alto di analoghe stragi tutte impunite? Ed è umano, è degno della “nostra civiltà occidentale”, continuar a trattare come dei semplici numeri tutti i poveri morti che giornalmente affollano le cronache distratte di quelle guerre lontane – in Afghanistan come in Iraq, come in Palestina, come in Africa, come nel sud-est asiatico, come nell’America latina, anzi che sovente vengono taciuti del tutto perché “non fanno notizia”?
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Ecco: umanità e giustizia vogliono che anch’essi facciano al contrario notizia; che cessino di essere aridi e anonimi numeri su un bollettino o su una statistica. Perché pesano sulla nostra coscienza. E sono un peso intollerabile soprattutto per noi che all’insensata e infame avventura afghana siamo sempre stati contrari, e nondimeno non siamo riusciti a fermarla.

Mi chiedo: esiste chi possa raccogliere queste righe e farle proprie? Ed esiste in Italia un giornale che abbia il coraggio di dedicar alle vittime afgane innocenti ogni giorno cinque brevi necrologie, tante quanti erano i nostri parà caduti?

Sarebbe necessario e doveroso specchiarsi in quei volti, imparar a fare i conti con chi è morto anche per colpa del nostro silenzio e della nostra acquiescenza; con quelli della cui uccisione siamo stati complici, e lo abbiamo fatto a cuor leggero perché erano “lontani”, perché erano “diversi”, perché non hanno nessuno che li difenda e ne rivendichi la memoria e il rispetto. Dovremmo meditare sulle loro sembianze e sulla loro vite spezzate, noialtri che non riusciamo a opporci abbastanza efficacemente alle canaglie nostrane, ai mascalzoni che con arroganza ci vanno ripetendo che invadere un paese altrui e bombardare degli inermi da duemila metri è un normalissimo – e perfino “eroico” – atto di guerra per quanto la guerra non sia dichiarata, mentre difendere la propria terra con le armi di cui dispone un popolo che non ha né aerei, né elicotteri, né missili aria terra, né mezzi corazzati, è un atto “infame” e “vile”.

Il vostro sarebbe disposto a questo tipo di testimonianza?

Saluti.

Franco Cardini
Fonte: http://www.francocardini.net/
23.09.2009

Pubblicato da Davide

  • cloroalclero

    questo Franco Cardini scrive post sempre piu’ stupendi sulla guerra (anche quello di ieri sul mercenario di lucera era bellissimo) e poetici.

  • tersite

    Da 8 anni cerchiamo di diffondere democrazia in Afghanistan in tutte le maniere che conosciamo: inganno, violenza, tortura, saccheggio, stragi e bombardamenti incessanti. Ora basta! se non capiscono vuol dire che sono stupidi, non come noi altri. Vorrà dire che non vedranno mai una puntata di ‘sex and the city’, non avranno mai una PS3, non sapranno mai cosa significa uscire a far baldoria con 4 amici, ubriacarsi di felicità e schiantarsi contro un albero a 130 all’ora! Teniamocela ben stretta la nostra democrazia e lasciamo questi ingrati islamici al loro destino. Non abbiamo nulla da rimproverarci, a parte pochissimi milioni di civili massacrati, qualche altro milione di profughi e il solito disastro ambientale. Ora ritorniamo a lavorare per i nostri avvocati papponi e per le nostre eroiche donne, capaci di affrontare interi cicli mestruali con un solo assorbente lavabile!!!

  • Aldebaran

    Sacrosante riflessioni di Cardini.

  • berotor

    “quello di ieri sul mercenario di lucera era bellissimo”
    Potresti postare il link all’articolo? perché non l’ho trovato sul sito di Cardini. Grazie.

  • AlbaKan

    A me dispiace per questi ragazzi morti, però non capisco tutto questo clamore quando un soldato muore in una zona di guerra. Non penso e non ho mai pensato che siano dei mercenari come ha detto qualcuno già ai tempi di Nassirya….. Però sono dei semplici lavoratori, come tanti altri…anzi in parte viene anche pagato il loro rischio, mentre per tutti i caduti sul lavoro dove c’era cmq un rischio alto, questo rischio non viene pagato….gli operai della Tyssen prendevano uno stipendio da fame e correvano molti più rischi. Perchè non si fanno funerali di stato per i morti sul lavoro? Anche loro lavorano per la PATRIA…con metà del loro stipendio pagano le tasse che servono per le escort, i ristoranti di lusso, le auto blu di tutti quegli Str..i di politici che si presentano ai funerali di stato con bei discorsi!!!!

  • terzaposizione

    Cosa darei per vedere pubblicata questa opinione sui media istituzionali,letta a Ballaro’ – Anno Zero,dall’insetto No.

  • Tonguessy

    Da 8 anni cerchiamo di diffondere democrazia in Afghanistan in tutte le maniere che conosciamo: inganno, violenza, tortura, saccheggio.
    E che altro sarebbe la democrazia?
    «La differenza tra dittatura e democrazia è che in democrazia prima si vota e poi si prendono ordini, in dittatura non dobbiamo sprecare il nostro tempo andando a votare.»

    Charles Bukowski

  • gelsomino

    Bellissimo articolo, equilibrato e saggio come pochi, complimenti sinceri all’autore.

  • Lucettina

    Mi sono registrata solo dopo aver letto, con emozione, questo bellissimo articolo. Ringrazio l’autore per aver esposto, espresso e concluso in maniera calzante anche il mio pensiero. Complimenti.

  • Nellibus1985

    Sottoscrivo, come quasi sempre accade, ogni singolo passaggio del magnifico articolo di Franco Cardini il quale demolisce per la seconda volta in pochi giorni le cosiddette “ragioni” che noi occidentali (mi rivolgo a quelli in buona fede, ovviamente, poichè gli altri sono ormai irrecuperabili) crediamo di avere per portare avanti quella guerra infame che ancora accettiamo sentirla definire “missione di pace”.

  • morfina

    articolo molto bello. non ho altro da commentare.

  • massi

    …Nulla da dire se non complimenti sinceri e massima stima all’autore.

  • zufus

    Lunga vita al prof. Cardini. Che dio ce lo conservi.

  • IVANOE

    Ma in una società ed in uno stato ipocrita come il nostro con tanti milioni di italiani laureati ma ignoranti che sono rimasti ancorati alle istuzioni cattoliche e democristiane ma che cosa vi aspettavate ?
    L’articolo è interessante e superfluo per quei pochi italiani che hanno il sale in zucca è sufficiente vedere un fotogramma di TG per capire la retorica e l’ipocrisia.
    Da bongiorno ai caduti dell’afghanistan nè abbiamo viste e sentite di tutti i colori e rispettando pur sempre le morti bianche sul lavoro, cosa dire ( e nessuno lo dice ed è una carneficina ormai tutti i giorni ) delle madri e padri italiani che ammazzano, perchè lasciati soli con i loro problemi, i loro figlioletti da una società sempre più egoista ?
    Noi gente reale assistiamo sconfitti a tutta la becera messa in scena di tanta gente di cui fanno parte anche tanti semplici nostri concittadini che vengono protettti dalle telecamere o da un nutrito cordone di addetti ai lavori.
    Auguriamoci veramente tutti che rimanga invariato il nostro alto grado di civiltà…

  • ranxerox

    Domanda ingenua: che voi sappiate, qualche media ha pubblicato l’articolo? Sssstttt…

  • TitusI

    E’ vero, come diceva qualcuno per alcuni questo, magnifico, articolo potrebbe essere superfluo, ma io spero che serva per tutti gli altri, per quelli ancora recuperabili.

    Grazie mille Cardini.

  • massi

    Con tutto il rispetto non sono affatto dei semplici lavoratori.
    Io lavoro in fabbrica con contratto a termine.
    Pensi che non mi piacerebbe avere un lavoro sicuro e ben retribuito? …ovvio ma meglio cento anni di fabbrica che arruolarsi SPONTANEAMENTE e partire SPONTANEAMENTE per una sporca GUERRA COLONIALE.
    Ripeto massimo rispetto per i morti ma non mi pare proprio che il loro sia un lavoro come un altro.

  • Galileo

    Franco Gardini, non so chi tu sia, credo di leggerti per la prima volta…mi cade la lacrima.

    I tuoi figli avrebbero perchè ci sono o perchè mi metti li uno struggicuori? E avresti anche potuto essere nonno?…ma di che stiamo parlando.

    Scusa gardini, se domani ti dico che ti devi andare in missione di pace in Afghanista, tu che idea ti fai? Che ti mando in un hotel?

  • vraie

    SCRIVE veramente BENE :
    dev’essere sicuro che non serve a niente!

  • tersite

    lo so! …era una provocazione poco riuscita

  • Earth

    Perche’ massimo rispetto per i morti? Hanno scelto loro di arruolarsi per un governo spietato come l’italia, proprio non capisco… Io non li rispetto per niente, al posto di lavorare per un governo omicidia potevano fare ben altro, anzi loro sono le armi di queste persone cattive, se non ci fossero i militari a dargli forza, questo sarebbe un altro mondo, queste persone sono dei venduti, vendono la nostra liberta’ per il loro benessere. Non posso dire di essere contento ma questa e’ stata giustizia. Andiamo a casa loro a comandare… se uno viene a comandare a casa tua e la legge e la polizia sono dalla sua parte che fai? BAH.

  • massi

    “Perche’ massimo rispetto per i morti?”
    …Perchè non si può non aver rispetto per dei corpi straziati, di qualsiasi nazionalità essi siano.
    Per il resto mi sembra di essere stato chiaro.