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HUGO CHAVEZ, ONORE DEL MONDO. SIONISTI E NAZI.

QUESTIONE NAZIONALE E INTERNAZIONALISMO: OGGETTI SMARRITI

FULVIO GRIMALDI
Mondocane

“Le azioni sono ritenute buone o cattive non per il loro merito, ma secondo chi le compie. Non c’è atrocità – tortura, incarcerazione senza processo, assassinio, bombardamento di civili – che non muti il suo colore morale se compiuta dalla parte “nostra”. Lo sciovinista non solo non disapprova le efferatezze compiute dai suoi, ma ha una grande capacità di ignorarle”.

(George Orwell)
“Il mondo è un posto pericoloso, non tanto per via di coloro che fanno il male, ma per coloro che guardano e fanno niente”.
(Albert Einstein)
“Diciamo bugie quando abbiamo paura… paura di ciò che non conosciamo, paura di ciò che gli altri penseranno, paura di quello che potrebbero scoprire di noi. Ma ogni volta che diciamo una bugia, la cosa che temiamo diventa più forte”.
(Williams Tad)
“In quest’ora tragica, indignato il popolo del Venezuela manifesta la sua illimitata solidarietà all’eroico popolo palestinese, partecipa al dolore che colpisce migliaia di famiglie per la perdita dei loro cari e tende loro la mano affermando che il governo venezuelano non si stancherà di chiedere che vengano severamente puniti i responsabili di questi crimini atroci… Il governo venezuelano denuncia l’utilizzo pianificato del terrorismo di Stato con il quale questo paese si colloca al margine della comunità delle nazioni.”
(Hugo Chavez, all’atto dell’espulsione dal Venezuela dell’ambasciatore israeliano e di parte del personale dell’ambasciata).

Onore a Chavez, presidente del Venezuela bolivariano, unico governante del pianeta a far l’unica cosa giusta e necessaria cacciando il rappresentante dello Stato Cannibale. Ha idee chiare, Chavez, sul terrorismo israeliano, complice del colpo di Stato contro il suo governo nel 2002 e di tutti i regimi fascisti imposti dagli Usa in America Latina nella seconda metà del secolo scorso e oggi. Quanto allo sdegno manifestato da Israele, da tantissimi ebrei e loro succubi o compari, per l’accostamento del necrostato razzista e teocratico al regime nazista, accostamento fatto dai migliori studiosi israeliani, c’è lì una coda di paglia che va da Gaza ad Auschwitz. Anche perché accanto a Israele ci sono gli Usa, la più brutale potenza imperialista di tutti i tempi e contro non c’è nessuno.La Germania aveva contro quasi tutto il resto del mondo. La durata dei crimini: dieci anni in Germania e Europa, 60 anni in Palestina e Medio Oriente; l’incomparabilmente maggiore potenza di fuoco e diffusione del terrorismo materiale e psicologico di Israele, nonché la sproporzione di forza tra carnefice e vittima; la fascistizzazione di un’intera società, che perseguita e ostracizza un pugno di intellettuali e dissidenti chiamandoli self hating jews (ebrei che odiano se stessi), ma sostiene all’85% le infamie delle sue giunte militari, quando in Germania, oltre a ebrei, comunisti rom, omosessuali, furono fatti fuori un milione di oppositori che ancora nel 1944 tentarono di eliminare Hitler. In Israele si spara da destra contro un premier che stava smettendo di tuffarsi nel sangue dei palestinesi. Quanto alle punizioni collettive e alle altre violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale che hanno determinato le condanne all’impiccagione degli imputati di Norimberga, beh, con Gaza siamo ampiamente al sorpasso.

Nell’uragano degli interventi in rete, a vittoriosa stramaggioranza corretti e consapevoli dei crimini nazisionisti come della valorosa resistenza dei guerriglieri della liberazione, tra sporadici tentativi di contrasto di furbi o scemi, il commento di una Vittoria è il più demenziale e al tempo stesso incoscientemente collaborazionista: “Correi nella strage, Israele boia, assassina, nazista. Altrettanto boia, assassina, nazista Hamas che lancia i palestinesi inermi alla vendetta di Israele… Tutti boia, assassini nazisti, tutti correi nella soluzione finale. Hamas feroce come Israele. E’ ora di bruciare tutte le bandiere” . Mancano le parole. E manca l’apprezzamento, nato dalla stessa logica, per coloro che hanno sfottuto i morituri, dandogli tre ore di tregua per fargli meglio assaporare la morte in arrivo. Questo concentrato di imbecillità e presunzione, questo colossale disprezzo per i popoli e la loro volontà, è semplicemente la grossolana summa di quanto secerne il cerchiobottismo di una sinistra che ogni giorno vediamo quella che è. Lasciamo la risposta ai partigiani che, ovviamente, erano boia, razzisti e nazisti quanto le SS e la Gestapo, visto che “lanciavano i civili inermi di Marzabotto alla vendetta della Germania”. Lasciamo la risposta anche ai cittadini che, dal bagno di sangue nazisionista di Gaza, urlano compatti il loro sostegno alla Resistenza. C’è un limite di decenza nel settarismo eurocentrico e umanitarista dei borghesucci di sinistra e dei falsi anarchici. Ed è stato largamente superato.

Poi c’è chi, vomitando nella lista CU (evidentemente quanto aveva ingurgitato di atrocità nazisioniste non gli aveva svuotato del tutto lo stomaco) sulle mie parole di accusa a Israele e di profonda ammirazione per l’Hamas politico e combattente e per il popolo che, disperato e indomabile da 60 anni, sta tutto con questi combattenti, mi fustiga per “non aver portato argomenti politici” e per “aver prodotto solo insulti e intimidazioni”. Trattasi di un David di cui spudoratamente mi chiedo se non sia lo stesso David che, in altra mail abbandona ogni mimetismo e ci fa sapere che “mia moglie è ebrea e io non sono certo un sostenitore della causa palestinese”. Ne eravamo certi, fin da quando, da cattedratico paratrotzkista mi assaliva per aver io usato termini come “nazione”, “ebrei”, “arabi”, dal momento che “il proletariato non ha nazione“. Ma allora che ci fa un politologo che fucila con un sol colpo l’imperialismo israeliano, arabo (?), russo (?), cinese (?), americano e l’immancabile “fondamentalismo islamico”, in una lista di persone serie e perbene? Se c’è chi in questi miei post non trova argomenti politici, seppure fastidiosamente mescolati ad argomenti etici e morali (come quelli delle foto qui sopra), si vede che ha un’altra idea di politica, etica e morale. Pazienza. A me basta trovarmi di solito a fianco, anche materialmente seppure in coda, a coloro con cui ho condiviso i missili all’uranio, le bombe da 2 tonnellate, il carcere illegale, le bombe a grappolo, il napalm, i gas CS sparati addosso a tutti i nativi che alzano la testa, gli embarghi, la risposta di massa o armata. Comunque, con questa mescolanza impropria ci riprovo

Partiamo con un po’ di argomenti “etico-politici” della storia recente: ieri, undecimo giorno di mattanza, siamo arrivati a 200 bambini uccisi, a 700 adulti sterminati, 3.500 feriti e mutilati (per l’80% inermi cittadini), ma molti di più, ci dicono dall’interno, dispersi e maciullati sotto le macerie o nei campi; sono stati centrati con particolare gusto ambulanze, medici, infermieri e ospedali e si sono distribuite medaglie al valore ai bravi tiratori che disintegravano vaste macchie nere di fuggiaschi dalle case polverizzate, che poi diventavano vaste macchie rosse. Il film dell’orrore di questi licantropi comprende tre scuole dell’ONU e tre cliniche di una Ong danese, tutte piene di bambini e profughi dalle distruzioni, centrate insieme a decine di esseri umani. Fa niente, vero Livni, tanto ti protegge il divieto “democratico” a giornalisti e medici di entrare nel bagno di sangue (niente da dire Ordini dei giornalisti, Ordini dei medici spergiuri di Ippocrate, falsari pagati da Washington di Medici senza frontiere?). Dice, da quella scuola sparavano razzi, il rappresentante ONU sul posto smentisce la fetida bugia. Lo squadrista Pacifici, capo della comunità ebraica romana e iscritto al partito dei carnefici dei suoi correligionari, ripete la fandonia universale di “Hamas che si nasconde tra i civili”, come se ci si potesse nascondere in un affollamento demografico più fitto di un mazzo di carte, loro che legano bambini palestinesi sui blindati per farsi strada tra i sassi e le molotov. Ricordano quel personaggio medievale, Tecopa, che, roteando la spada, accusava la vittima di non star “mai ferma per farsi colpire”. Altro “argomento politico”: vedrai che non si fermano prima di aver superato il primato mondiale dell’ex-premier Sharon, con 3000 innocenti e inermi, donne e bambini,
massacrati, perlopiù sventrati e bruciati, a Sabra e Shatila. Ce l’hanno nel sangue di non saziarsi mai di sangue altrui, che sia di arabi, che si ostinano a “muoversi”, o di proletari, campesinos, indios, africani, divergenti vari, che, da esperti noleggiati, liquidano su mandato congiunto sionista e delle tirannie fasciste in giro per il mondo. Chissà se originano non solo dal Caucaso, ma anche dalla Transilvania dell’Impalatore.

E, ulteriore considerazione politica, non poteva mancare, puntuale come gli orgasmi necrofagi della Livni, il P.R. della Cia Al Zawahiri, a promettere sfracelli contro l’ “Occidente dei crociati”, in preparazione di qualche bel botto a rilancio della “guerra infinita contro il terrorismo”, schermo protettivo Al Qaida sulle nefandezze nazisioniste. Ricordate i sequestri e le uccisioni videografate a Baghdad di giornalisti o operatori umanitari, sempre personaggi anti-occupazione? Secondo la logica rovesciata delle nostre fonti erano “con ogni evidenza perpetrati dai tagliagole saddamisti“, più tardi tagliagole Al Qaida (veniva meglio), eppure si verificavano con puntualità prodigiosa ogni volta che tra le crepe nella cintura protettiva degli embedded traspariva qualche mostruosità come Abu Ghraib, o il fosforo su Falluja. Vedrete cosa combinerà Al Qaida, centrale operativa Cia tra i musulmani, per distoglierci lo sguardo dall’allucinazione di queste creature umane marcite dentro perché colpite da armi chimiche ed elettroniche, per le quali non servono neanche le amputazioni ché la necrosi è inarrestabile, o di quegli altri fatti esplodere dalle bombe termobariche, o carbonizzati dal fosforo bianco che, alla faccia delle spudorate smentite, abbiamo tutti visto sugli schermi e sentito dai medici. Hanno poco da smentire, questi trombettieri dell’olocausto palestinese. Io li ho visti, li ho visti in Libano, due anni fa, i bambini frantumati dalle bombe a grappolo, i feriti con gli arti ridotti in fango nero, i cadaveri spappolati dentro e intatti fuori. E anche i piccoli mostriciattoli senza occhi e genitali e con una natica al posto dell’orecchio, ho visto nascere nella Basra sotto uranio e nel Vietnam sotto napalm e diossina. Quei feti intorcinati, cari al Vaticano, che fra qualche anno usciranno anche dalle pance di Gaza. Considerazioni troppo “etiche” e poco “politiche”?

Magari sono meglio le opinioni delle tre Grazie sul “manifesto”, quando scrivono, facendo rotolare dalle risate la muta degli stragisti, “Hamas con il lancio dei razzi impaurisce e minaccia la popolazione civile israeliana, azioni illegali e criminali da condannare… estremisti palestinesi… bruciatori di bandiere israeliane che io non brucerei mai… togliere spazio ai fondamentalisti e alle minacce contro Israele con cui ci rifiutiamo di essere nemici… (Luisa Morgantini); I dirigenti di Hamas hanno deciso di rompere la tregua sapendo che….nessun governo può presentarsi alle elezioni con una sua zona di confine presa di mira tutti i giorni… periscano Sansone e tutti i filistei è una logica reciproca a quella di Israele… (Rossana Rossanda); Una guerra scatenata con l’obiettivo di fermare il lancio dei missili da parte di Hamas… prevalere del braccio armato di Hamas e dei gruppi islamici più estremisti, alimento della logica dello scontro di civiltà…(Alessandra Mecozzi, CGIL); Perché siamo ciechi, sordi e muti sui cortei che sabato scorso nelle piazze italiane sono stati chiusi da una preghiera islamica (che Maroni intervenga, perdio!)… queste seconde generazioni musulmane sono ovunque e sempre più fondamentaliste dei padri e delle madri (cosa aspetta Calderoli a sistemarle?)… da un pezzo siamo costretti ad allontanarci da manifestazioni con manichini e bandiere bruciate, stella di David uguagliata alla svastica, ora le preghiere rivolte alla Mecca… ( Manuela Cartosio, sconvolta dall’indignazione e nota sostenitrice dell’ultrà sion-imperialista Adriano Sofri). Per il giubilo della lobby ebraica si accodano anche alcuni compunti equilibristi maschi: …criminali razzi Qassam e Qatiuscia che il segretario dell’ONU Ban Ki Moon definisce controproducenti e inaccettabili (certo, se lo dice Ban!)… così nascono i terroristi… che fine farà la credibilità di Abu Mazen (già, e quella di Giuda?) (Tommaso di Francesco, l’umanitario che in Serbia sta con il presidente rinnegato filoccidentale Tadic e che avalla l’infame balla della pulizia etnica serba cianciando di contropulizia etnica degli albanesi). Dopodichè non stupisce che tra le lettere all’equidistante giornale si inserisca un Matteo Maria con questa velina dell’ambasciata nazisionista: “Truppe internazionali sotto comando Nato (sic) e caschi blu dell’Onu in tutta la striscia di Gaza, disarmo di Hamas e di Hezbollah (certamente non del legittimo Stato d’Israele)… nuove elezioni parlamentari per l’Autorità Nazionale Palestinese alle quali non possano partecipare quei partiti che non riconoscano l’autorità del presidente Abu Mazen (quello che ha appena agevolato i nazisionisti e il turpe fantoccio Mubarak dando ad Hamas la colpa per l’orrore di Gaza) su tutti i territori palestinesi e la legittima autorità israeliana sul resto della Palestina (88% a Israele, 12% di isolotti blindati all’alleato Abu Mazen)… A presiedere la commissione che giudicherà tale legittimità non eversiva delle varie liste elettorali sarà il segretario dell’ONU Ban Ki Moon

Naturalmente si rifugiano in questo giornale, con appelli che immancabilmente si aprono con l’inaccettabilità dei missili d Hamas contro Israele, anche tutti gli amici dall’erre moscia, quanto meno virtuale, confortevolmente equilibrati, non violenti, che da anni ciurlano nel manico del disarmo unilaterale degli oppressi, perseguitati e ammazzati: Tavola della Pace, Acli, Arci, Cgil, Pax Christi, Legambiente, Beati costruttori di pace, Emmaus (dei servizi francesi), Banca Etica, Ass. Ong italiane, Ponte per… Insomma tutta quella ciurmaglia che, con i suoi pellegrinaggi a Sarajevo, offriva copertura umanitaria alla frantumazione della Jugoslavia, al solito rovesciamento o equiparazione di carnefici e vittime, di colpa e innocenza, grazie al quale si canalizzano sotto il tappeto imperialista i fiumi di sangue dei popoli di troppo. Ed è questo il “giornale comunista” che ci chiede di svenarci, di pagare proletariamente con 50 euro un numero speciale di simili posizioni, simili sciagurate visioni del mondo. Mai che si chiedesse, nelle geremiadi sulle sue condizioni economiche, se non sia per caso che perde lettori perché con una sinistra rigorosa, coerente, combattiva, impermeabile agli inciuci e ai moderatismi, non ha proprio più niente a che fare (a dispetto dei sopravvissuti di valore come Michele Giorgio dal Medio Oriente, l’occasionale Danilo Zolo, l’attuale eroico ospite da Gaza, Vittorio Arrigoni, Vauro…).

Ora vedremo tutti correre questa genìa, con foga impudica e scarmigliata, accompagnata dai corifei dei “Due popoli due Stati”, come i grassiani del PRC, appresso al piano-tregua Sarkozy-Mubarak-Ban Ki Moon, maturato dall’intero Occidente con la lentezza di un’agave per dar modo ai delinquenti sadici di Tel Aviv di apparecchiare prima la tabula rasa. Io l’ho visto quel piano, attuato nel laboratorio Libano, dopo che il gioiello dell’imperialismo genocida aveva subito il più bel rovescio della sua malfamata storia. Ora quella merdacchia di Abu Mazen, pugnalatore del suo popolo alla schiena se mai ce n’è stato uno, vasellinato dall’indignazione del “manifesto” e di Luisa Morgantini per essere stato chiamato “quisling”, va proponendo un’altra Unifil neutralizzatrice di ogni resistenza, stavolta non in compatibilità con una guerriglia vittoriosa, ma alle spese di quel che resta della dignità e della forza morale e politica dei palestinesi.
Questo Abu Mazen, il cui nome si pronuncia con una zaffata di nausea, ricorda la zoccola india che vendett
e al fuorilegge Cortez la sua gente, facendogli da guida e suggeritrice di massacri. Quando i briganti spagnoli presero per fame la capitale atzeca Tenochnical, Cortez, cristianeggiando, la voleva preservare dalla distruzione (tesori da salvare) e la rinnegata lo spinse a raderla al suolo, non senza averla prima spopolata con le armi chimiche di allora, il vaiolo. Si moltiplica la genìa dei vendipatria, di quei cialtroneschi manigoldi tipo Karzai, Al Maliki, Abu Mazen, i despoti piantati da USraele qua e là dove c’era da occupare , sterminare e predare. Rappresentano un’infimo strato di benestanti su quasi sei miliardi di calpestati, venditori di madri che schiacciano e vampirizzano la massa depauperata dei loro popoli.

Già, perché qui, della famigerata ed esorcizzata lotta di classe si tratta. E non nei termini dell’atrofizzazione dogmatica di certi miei critici. Dico cose scontate: come ci sono negli Stati della borghesia capitalista classi da spremere e, se del caso, sopprimere, così ci sono, con le stesse identiche connotazioni sociali, ma in più anche nazionali, popoli proletari che vorrebbero acquisire i diritti dell’uguaglianza sociale e sanno che la loro conquista dipende in primis dal diritto dell’uguaglianza degli Stati. Dalla sovranità. Quella sovranità da noi ceduta nel secolo scorso e che mi echeggiava nelle orecchie come esigenza primaria, in ogni paese latinamericano percorso. Non mi si venga qui a barbugliare di proletari ebrei e proletari arabi che dovrebbero unirsi contro i padroni, sennò non se ne fa niente. Si impari dai nordirlandesi che, con la borghesia anglo-unionista che gli aveva scatenato addosso i proletari fascisti protestanti lobotomizzati, sapevano come la rivoluzione passasse per la sovranità nazionale del loro paese riunificato. Qui coloro che blaterano per il superamento degli Stati nazione sono graditissimi ciambellani ai party degli Stati più forti e delle élites che ne sono foraggiate e protette.

Una forza ONU o europea, magari Nato, alla quale l’incontinente La Russa ha già offerto l’entusiastica partecipazione della sua protesi sessuale (killer italiani), non ha che il compito di occupare Gaza e i suoi varchi a nome dell’imperialismo occidentale, “pacificando” con il suo presidio una Gaza disarmata e sterilizzata che, così, si avvierà, come del resto la Cisigordania, all’estinzione. Abu Mazen e la sua banda di corrotti governerà, contro ogni legittimità e contro i risultati elettorali (che già avevano tentato di sovvertire con il golpe di Mahmud Dahlan sventato da Hamas). Sarà il fiduciario, nobilitato dal rispetto anche dei pacifinti, del branco di vampiri euro-israelo-statunitensi, in una Palestina senza neanche più due ossa per tenere insieme lo scheletro. Abu Mazen e armate di ventura occidentali, magari anche di Stati vassalli arabi o musulmani, vorranno curare i forni crematori in cui verrà incenerito ogni residuo di identità palestinese. Fra qualche anno faranno spettacolini folcloristici, con donne in velo e uomini con kefiah, nella Gerusalemme stuprata e pulita etnicamente. E Oz, Grossman e Jehoshua si commuoveranno, al pari del “manifesto”. In Libano il tentativo degli occupanti in casco blù, italiani dalemisti e bertinotteschi in testa, il piano è riuscito solo molto parzialmente. E’ vero che aver posto la “forza d’interposizione” sul terreno dell’aggredito e non dell’aggressore è una nequizia giuridica. E’ vero che a Israele l’Unifil permette violazioni interdette a libanesi e che la Resistenza non ha più basi e armamenti al confine. Ma Hezbollah ha aumentato la sua forza e influenza politica e militare e ha saputo impedire il disarmo chiesto dall’ONU, nonché la sopraffazione sociale e politica da parte delle forze reazionarie, tipo l’associazione a delinquere Hariri (rafforzata dagli infiltrati di Al Qaida), manovrate da Usa, Israele e Arabia Saudita, attraverso una rinnovata guerra confessionale. Guerra di classe vinta, anche se non è da escludere che, se l’attuale fragile equilibrio dovesse volgere a vantaggio di sinistre e antimperialisti, le regole d’ingaggio dell’Unifil passerebbero dalla pattuglia in perlustrazione a quella forma di “coalizione dei volenterosi” che si occupa dell’Iraq, o porta la democrazia in Afghanistan. A Gaza e in tutta la Palestina si vedrà.

Intanto registriamo l’improvvisamente affannosa corsa alla tregua e intervento Nato-Onu, non come il segno che Israele ha ottenuto quel che voleva ( i combattenti palestinesi sono ancora tutti in piedi, con dietro le loro masse, per quanto massacrate), ma assai più probabilmente per quello che ha subito – perdite assai superiori a quelle dichiarate e altre in vista in caso di continuità – e per quello che NON ha raggiunto in termini politici e strategici: la resa del popolo di Gaza, la neutralizzazione dei benemeriti razzetti Kassam e il totale collasso e disarmo della Resistenza. Un altro risultato rimane sospeso: se il continuo alzare dell’assicella della ferocia repressiva abbia agevolato il salto dei popoli nel suicidio della sottomissione vuoi sociale, vuoi nazionale, o abbia piuttosto, come voglio credere, fornito tonnellate di combustibile al fuoco della rabbia, della rivolta, della consapevolezza. Intanto, stiamo in guardia: tutto quello che questi rigurgiti di barbarie vanno facendo in giro per il mondo, sono prove di laboratorio per arrivare preparati all’immancabile scontro finale tra capitale e anticapitalismo generato dalla crisi. Potete immaginare il terrore dei padroni davanti a quelle masse senza più niente da perdere che si muoveranno, poniamo, per riprendersi le acque sequestrate dai ladri di beni comuni, per riaprire i forni limitati alla produzione di brioches per ricchi, o rioccupare col grano non inquinato da geni alieni i campi sottratti al nutrimento umano e destinati a quello delle auto ammazzamondo, o sostituire nelle scuole l’intelligenza e la conoscenza alla protervia e al rincretinimento aziendalista, o prendersi le città, le produzioni, il mare, l’aria? Ve lo immaginate?

Non c’è un commentatore o cronista della grande informazione, e non ce ne sono molti in quella piccola, che non sorvoli allegramente sul peccato d’origine di questa vicenda. Peccato satanico, al fronte del quale Eva e Adamo erano borsaioli, originato dal sionismo colonialista, una forma virulenta di nazionalismo etnico-confessionale che si concretizza nella cultura di esclusività e di pulizia etnica che dura da 60 anni. Peccato condiviso da tutto un popolo (esclusi pochi coraggiosi) dal cervello lavato con la candeggina del vittimismo, con la minaccia di un nuovo olocausto che si impedirebbe solo facendone, uno dopo l’altro, di olocausti degli arabi che “ci vogliono gettare in mare”. Ben Gurion, leader del movimento sionista e primo premier di Israele: “L’espulsione forzata degli arabi dalle terre dello Stato ebraico che ci proponiamo potrebbe darci qualcosa che non abbiamo mai avuto… Abbiamo un’opportunità che non ci saremmo sognati: la consolidazione nazionale in una terra liberata… Sostengo il trasferimento forzato, non ci vedo niente di immorale”. Seguirono i villaggi palestinesi bruciati, l’espulsione di 800mila, mai autorizzati a tornare (neanche dai pacifinti), pogrom senza fine, la diffusione a livello mondiale del terrorismo, di Stato o mascherato, la proposta di un modello razzista, militarista e fascistico agognato da tutte le destre del mondo, l’assalto a quel poco che restava di Palestina nel 1967 (fatto passare come sempre per “difesa”, quando gli stessi protagonisti israeliani di quella guerra, Begin, Rabin, i generali Mordechai Hod e Haim Barlev, rivendicarono di aver iniziato la guerra). Seguì lo stupro di Cisgiordania e Gaza, la discriminazione ed esclusione del 20% arabo di Israele, il divieto dei matrimoni misti o di quelli tra palestinesi dello Stato e quelli dei territori occupati, l’uccisione bianca di malati ai posti di blocco, il parto di infinite madri palestinesi nel campo dietro al check point e il marito
che taglia il cordone ombelicale con un sasso, gli assalti e le devastazioni del Libano, la mano libera e la collaborazione ai fascisti della Falange, Sabra e Shatila, vessazioni sadiche di nazi-coloni e soldati ai danni dei più indifesi, criminali speculazioni immobiliari per appropriarsi pian piano di ogni cosa e, quando non si uccide, fare in modo che la vita di quegli “scarafaggi nella bottiglia” diventi del tutto intollerabile e costringa a togliersi dai coglioni.

Risuona, come il lamento della tramontana tra gli alberi, l’affannata domanda: cosa possiamo fare. Laggiù per ora niente. Solo capire e capire vuol dire rispettare i popoli e le loro scelte, comprendere i progetti, il quadro generale, i collegamenti, insomma la geopolitica. A fare cose concrete, visto che Israele non ammette testimoni, ci pensa per noi Vittorio Arrigoni che ieri ha rifiutato il suggerimento della nostra diplomazia e degli israeliani di far parte dell’ultimo gruppo di stranieri in uscita da Gaza. Leggetelo sul “manifesto”, nobilita quella testata, anche se deve trovarsi assai a disagio vedendosi stampato accanto a paginoni in cui da ogni articolo gocciola il veleno della terminologia imperialista: “terroristi, fondamentalisti”. Ieri era la coppia dialogante Ali Rashid e Moni Ovadia a rifilarci stantii predicozzi che invocano il famigerato dialogo tra le parti, non scordandosi, per restare nel salotto, di dare del “terrorista” e “fondamentalista” a chi si oppone in armi alla liquidazione. Sono decenni che questi cavalieri della nonviolenza vanno frugando negli angoli più riposti di Israele alla ricerca di “dialoganti”. Ne trovano una dozzina, anche 500, fanno un corteo e intanto il regime si è preso un altro pezzo di terra e di vita palestinese. Anche i partigiani avrebbero dovuto dialogare con Kesselring, vero? Che li chiamava Banditen, sinonimo di terroristi. Questa esimia coppia fintotonto-furbacchione arriva addirittura a citare quel vendutissimo farabutto ceco di Vaclav Havel per esigere un “salto qualitativo (?) in Palestina”. Ovviamente, quello del dialogo tra le sei sorelle di Gaza trucidate e il killer di Tsahal di cui sua mamma, a mento levato, si dice fiera. Le carte di costoro si scoprono definitivamente quando, in sintonia con Usa, Mubaraq, La Russa, chiedono “l’intervento di una forza di pace internazionale sotto l’egida delle Nazioni Unite”. Proprio come quella che in Somalia ha ridotto in sabbia anche il futuro, o quella che ha garantito la pulizia etnica antiserba dei narcoassassini UCK, o che in Libano ha mantenuto in piedi un fantoccio e rimosso dal confine del paese i suoi difensori.

Nessuno mi toglie di testa che ai nazifascisti si reagisce con tutto quello che puoi rimediare e che, nella situazione attuale, il movimento antagonista deve diffondere coscienza di tre libertà da rivendicare. La libertà nazionale, che è quella che fa rizzare i peli di tanti compagni che darebbero l’anima per la libertà nazionale, cioè la sovranità, dei palestinesi, boliviani, cubani, curdi, baschi, irlandesi, magari sudtirolesi. Noi non ne abbiamo che l’impalcatura costituzionale, che, del resto, va perdendo pezzi a ogni passaggio di Gellisconi. Dal 1945 la nostra sovranità nazionale ha le manette di una subordinazione coloniale che vaioleggia tutto il territorio, alimenta lo stragismo terrorista di Stato, ci fa base e obiettivo di guerre, eventualmente nucleari. Il paese è totalmente mafizzato, mafizzato da una potenza predatrice interna che, in base agli accordi tra padrini e Washington del 1945, fa capo alla criminalità organizzata politico-economica delle potenze occidentali. Non c’è mossa dei nostri apparati di “sicurezza” che non risponda a dettami di Washington o Tel Aviv. L’ìntero Settentrione del paese è malgovernato e pervertito culturalmente e l’unità nazionale è minata da una forza politica che risponde agli interessi espansionistici di uno Stato del Nord. La libertà legale, la legge uguale per tutti, la Costituzione e gli statuti rispettati. Qui si dà da fare, strumentalmente o meno non importa, quel Di Pietro alle cui manifestazioni certi compagni non andrebbero neanche se glielo chiedesse Lenin. Dimenticano questi compagni che la legalità sarà pure borghese, ma gliela abbiamo strappata noi. Pensate che esistesse la norma universale che “la legge è uguale per tutti” prima della rivoluzione francese, prima dell’indipendenza nazionale, e che lo statuto dei lavoratori ci sia stato benevolmente elargito da Agnelli e Mediobanca, che, andando indietro, non ci sarebbero ancora la schiavitù (che intanto ritorna) o le 17 ore di lavoro (che pure stanno tornando) se non fosse stato per classi in rivolta e per i loro martiri? E allora arricciammo il naso su chi si batte contro il Lodo Alfano, la truffa lavoricida dell’Alitalia, le intemerate contro quei pochi giudici che ancora osano perseguire i potenti? Diceva Brecht più o meno così: dopo la legge che gli permette di far fuori gli zingari, di lagerizzare gli ebrei, di uccidere i comunisti, e noi siamo stati zitti, verrà promulgata anche quella contro di noi. E non ci sarà più nessuno a obiettare.

La libertà sociale è quella sulla quale ci troviamo d’accordo tutti. La fame è fame e, come dice il Che, l’alienazione è alienazione, il precariato è morte civile e sociale, l’ambiente è specie a rischio, la scuola ti mastica e di caga e per lo sciopero c’è la precettazione. Solo che a infilare la testa tutt’intera nella battaglia per questa libertà, si rischia di finire come lo struzzo: che ti si fanno da dietro. Negli ultimi tempi il discorso internazionale era svaporato nelle assise dei compagni. Era come se si fosse tagliato il filo che lega tutto. Iniziative contro la guerra? L’Afghanistan e i nostri ascari Nato? L’Iraq dalle ultime mani che spuntano dal naufragio? Tutto svaporato. Vicenza e la base d’assalto e di controllo interno, le altri basi Usa e Nato, i nostri porti requisiti dalle flotte imperiali, le atomiche a casa nostra, lo scorazzare di servizi segreti malintenzionati e terroristi, l’innesto della nostra classe politica nella malapianta USraeliana, i nostri ascari subimperialisti mandati a caccia di teste, prima serbe, poi musulmane, il nostro giornalismo alimentato, come quell’orsacchiotto semovente col tamburo, dalle pile caricate nei monopoli dell’informazione imperialista…

Questo millennio è iniziato con un tasso di sadismo e criminalità delle élites regnanti giudaicocristiane che non ha l’uguale negli albori di altri millenni. Se passa Israele e il suo progetto di pulizia etnica dal mare al Giordano e molto oltre, se passano gli Stati Uniti, se passa l’UE, passa il fascismo, probabilmente la fine del mondo verrà anticipata di qualche evo. Per averli conosciuti, credo che quello che i palestinesi ci chiedono è di riprendere a pretendere: “Via le nostre spedizioni militari all’estero, via le basi straniere dal nostro suolo, fuori l’Italia dalla Nato, fuori la Nato dall’Italia.” Non è più il tempo dei volontari internazionalisti accanto ai fedayin. Quelli erano tempi! Li ho frequentati e come li rimpiango! Ma anche gli obiettivi del nostro tempo non sono male. Basta vederli. Tutto questo non ci esime di urlare per Hamas e per chiunque difenda la Palestina, ebrei non nazisionisti in testa, fino a irrompere nei cervelli della gente, a ricattare una classe politica modellata nella melma, a far viaggiare fino all’ultimo orizzonte l’immagine d’ Israele nazificato. Rispetto a quelle negli altri paesi imperialisti, le manifestazioni in Italia sono state patetiche. Downing Street è stata sommersa da sputi e scarpe. Un tempo eravamo i primi. La caduta dell’internazionalismo si paga.

Fulvio Grimaldi
Fonte: http://fulviogrimaldi.blogspot.com
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9.01.2009

Pubblicato da Davide

  • myone

    All’età di 20 anni nel 1906 David giunge in terra di Palestina, lavora per alcuni anni come agricoltore nelle comuni agricole chiamate Kibbutz, favorisce il loro insediamento, contribuisce alla creazione del servizio di autodifesa degli insediamenti ebraici conosciuto come Hashomer (il guardiano).

    Nel 1910 Ben Gurion assieme ad Yitzhak Ben Zvi (futuro secondo presidente di Israele), iniziano una operazione di propaganda attraverso la carta stampata a favore della creazione di un entità ebraica indipendente in terra di Palestina, entrambi vengono delegati quali rappresentanti per partecipare al congresso sionista del 1911 a Varsavia.

    Nel 1915 con lo scoppio della prima guerra mondiale, Ben Gurion e Ben Zvi vengono arrestati dalle autorità ottomane con l’accusa di cospirare per la nascita di uno stato ebraico in Palestina (allora dominio ottomano), Ben Gurion esiliato approda in America precisamente a New York.

    A New York conosce la sua futura moglie anch’essa fervente sionista Paola Monbesz , nel 1920 rientra in Palestina con l’uniforme della legione Ebraica creata come unita dell’armata britannica, dal leader sionista Jabotinsky.

    Tornato nella terra predestinata a dover diventare la casa di tutti gli ebrei, si adoprò nell’attivismo sindacale, nel 1920 fu fondata la Histadrut con lo scopo di organizzare i lavoratori immigrati. La Histadrut estese sin da subito la propria attività a tutti i settori dell’economia, gestendo servizi pubblici (previdenza, scuole, banche, delle cooperative di vendita, produzione e trasporto, costruzione) divenendo uno strumento fondamentale della colonizzazione ebraica in Palestina.

    David fu eletto quale rappresentante dell’Histadrut al Organizzazione sionista mondiale (nata sulla spinta ideologica di Theodor Herzl) e all’agenzia ebraica, nel 1935 ebbe l’onore di presiederle entrambe.
    Negli anni di contesa per rivendicare un stato ebraico in Palestina si distinsero e non raramente per brutalità l’Haganah, ma soprattutto le fazioni estremiste dell’Irgun di Menachem Begin, ed il Lehi di Yitzhack Shamir.

    L’aspra contesa coi britannici mandatari in Palestina, si risolse con la risoluzione ONU 181 del 29 novembre 1947 che stabilì la spartizione della Palestina in due Stati, arabo e israeliano, con la città di Gerusalemme affidata all’amministrazione dell’ONU.
    La decisione scontentò entrambi i contendenti arabi e Israeliani, comportò violente sollevazioni popolari.

    Il 14 maggio 1948 David Ben Gurion proclama la nascita dello Stato d’Israele, e assume la carica di primo ministro e di ministro della difesa; la nuova nazione viene immediatamente riconosciuta da USA e URSS, seguiti dall’Italia e da altre nazioni. Otto ore dopo la dichiarazione di indipendenza, gli eserciti di Egitto, Iraq, == Libano==, Siria, Transgiordania,Yemen e Arabia Saudita invadono il territorio legale di Israele, ha inizio la prima guerra arabo-israeliana ( o d’indipendenza per Israele), il conflitto si conclude agli inizi del 1949 con una importantissima vittoria ebraica, e con un nuovo assetto territoriale il quale lasciava solo il 21% della Palestina in mano araba. Gerusalemme fu divisa in due parti, quella Ovest ebraica, quella Est araba. La striscia di Gaza passò sotto l’amministrazione egiziana. Non vi fu un trattato di pace e Israele fu ammesso alle Nazioni Unite, con i nuovi territori, l’11 maggio del 1949.

    L’ unione araba sottoscrive fra l’ altro: L’ annientamento dello stato di Isdraele e degli Ebrei

    Risposta:Ben Gurion, leader del movimento sionista e primo premier di Israele: “L’espulsione forzata degli arabi dalle terre dello Stato ebraico che ci proponiamo potrebbe darci qualcosa che non abbiamo mai avuto… Abbiamo un’opportunità che non ci saremmo sognati: la consolidazione nazionale in una terra liberata… Sostengo il trasferimento forzato, non ci vedo niente di immorale”

    Un non trattato di pace pone ancora le parti in guerra e in una contesa che preclude l’ annientamento e la non esistenza di Isdraele sia come stato che come presenza ebrea. L’ assopimento di tutto il clan islamico-arabo di confine, viene tenuto a tacere con la minaccia e la paura di intervento militare-USA. L’ unica forza d’ opposizione che rappresenta i medesimi stati arabi e che nel suo statuto articolo 7 riporta le medesime clausole e’ e rimane il Libano.

    Ho letto tutto d’ un fiato questo articolo e sto’ ancora ansimando. Sono con l’ autore, ma si vede, che nell’ evoluzione della specie umana, tante sono le spinte verso un verso, e tante sono le spinte verso altri versi. E, nella modifica genetica dei modi e degli esseri, si vede che la continuazione di un certo tipo di esistere, logora e deteriora anche quel buono che c’e’. Personalmente e paradossalmente, preferisco il sionismo-usa, che non il fascismo, il nazzismo, il comunismo, e sopratutto l’ islamismo. ( ho detto paradossalmente)

    Non vedo libanesi che si arrendono, non vedo lenzuola sulle case, e non vedo un’ emigrazione in massa pacifica verso la terra Isdraeliana. (altro paradosso)( lascio i paradossi cosi la fantasia si sprigiona).

    Qui si fa di tutt’ erba un fascio, si prende passato presente, mondo globale e stronzi a tutto campo, di sinistra e destra, di parte e no, e li si mette nel mucchio del peggior stato di cose che esista, e ancora una volta si innalza il martirio di coloro che persistono a desistere da uscire da questa logica.

    Sembra che un mondo si sia inventato il tutto, e nel tutto fantasticato e bugiardato, si stiano creando un super-mondo fatto a immagine e somiglianza, dove il bene e il giusto viene rappresentato solo da loro.Una causa scatenante esiste quando ce n’e’ un’ altra che la richiama. Questa e’ una verita’. Il contendere ha le sue regole, e quando vanno oltre i limiti, di limiti non ce ne sono piu’.

    Ammiro il suo punto di vista, e lo considero pure e lo approvo, come analisi generale dell’ umano stronzo, ma non condivido affatto, che il tutto sia supportato per farlo cadere da una parte, a spada tratta, e che lo si rinfili sulla groppa di chi in poche parole, gli si da’ nome e cognome.

    Le medesime valutazioni, se si riescono a stemperare e mettere a modo, si possono leggere in ogni tempo e in ogni storia, e strafalciare cosi, anche se intellettualmente e con il supporto di fatti dati e detti, alla fine lascia il tempo che trova.

    Vedo che ce l’ ha su sopratutto con coloro che tacciono e approvano, o dovrebbero almeno esporsi nel far si, che gli eventi di coloro che li cercano e li trovano invece, siano diversi. Ora come ora, i grandi talenti e i grandi carismi, si sono affievoliti a procreare maree di conoscenza e di dire analitiche, creando fiumi di parole su carta e su carta telematica, ma non si alzano di un cubito, da tutto quello che li circonda e che criticano e analizzano, poiche’ lo stato mentale e’ tale, che assopisce ogni forza e intento di far si che le cose abbiano un riscontro concreto in un diverso, che non trova piu’ la sua semplice sensatezza. Per cui, ragione o no, valori o no, dichiarazioni o meno, punti e ripunti da asserire pro o contro, servono a nulla, quando si vuole passare il senso stesso, e si va a cercare quello che esiste solo nella mente, confusa e intelligente, ricca ma povera, ma che elude ancora che per chiamare le cose, bastano poche parole, e i fatti parlano da soli. Chi ci sta’ sopra o ci sta’ dentro, ma ne sta sempre fuori dal logico e dal concreto, non fa altro che far venir meno una logica, che avrebbe altri modi per essere risolta. Se non si risolve, significa che i valori della medesima, sono diversi da quello che si usa fumentare, pubblicizzare, avvalolare, con fiumi di parole e di teorie, di trattati e di intelligenti disegni sul macabro.

    La caduta dell’ internazionalismo si paga? Tutto si paga. Si vede che l’ internazinalismo ha preso le sue posizioni e si trasforma di volta in volta, e quando c’e’ ressa e si arriva ai ferri corti e ci si spacca i nasi, poi, va a finire che le cause non valevano la pena, e che il piu’ forte sostenuto dalla sua ragione, sia al torto, mentre il piu’ debole, che magari e’ pure il piu’ carogna, ne esca vittima e da commiserare.

    Poi, non voglio negare, che a giustizia migliore, pure i migliori, non siano passibili di una giustizia piu’ giusta, e che possano fare la fine che hanno fatto ad altri.

    Mi fa ridere che questo Chavez sia l’ unica ciliegina positiva sul tutto sommerso che avrebbe da che dire, perche’ ha espulso l’ ambasciatore isdraeliano, senza dirgli in faccia le cose, e venire al dunque e chiedere punto su punto il perche’ e cose se ne ottiene, non andando lui di persona in isdraele o in palestina o in sedi appropiate, e visto che ha pure epurato la tv di stato del suo paese per far posto alle sue di emittenti, oltre che aver tentato un golpe su governo eletto legittimamente, e di aver tentato una mezza invasione in un paese confinante. Si vede che pure lui, ha del mezzo ebreo e del mezzo palestinese, e chi lo mette come rappresentante di si tanta mossa, non e’ che si posti poi a cosi tanto sostegno in tutti i sensi.

    Il suo articolo, come del resto tanti altri articoli e commenti, dopo qualche ora sono acqua passata e poi ci troviamo con i nostri di problemi e con i nostri esistere. Se non li abbiamo cosi estremizzati, si vede che siamo pure diversi, e diciamocela chiara la cosa, non possiamo farci nulla e ne abbiamo materia di poter cambiare le cose. Se coloro che lo possono non fanno di meglio, significa che il tutto e’ equilibrato cosi. Un mondo diverso e migliore che vorremmo vedere, non lo costuiamo certo con le parole e ne con le analisi, ma solo il suo evolversi ce lo dara’ come ce lo meritiamo, e fra il dire e il fare c’e’ sempre di mezzo un mare di parole e di preconcetti, di interessi e di modi, che se fossero dalla loro origine presi come sono semplici di per se stessi, sarebbero gia’ loro la soluzione. Si vede che di menti cosi, singole o globali, ancora non fanno scaturire situazioni migliori. Il micro e’ il riflesso del macro, e il macro e’ fatto dal micro. Se l’ uno e l’ altro sfrizionano, si vede che tutto il contesto ha da essere cambiato, e il primo cambiamento e’ nelle intenzioni. E qui, sia da chi ha torto o chi ha ragione, e sopratutto da chi di intenzioni ne fa una chimica e ci vive, c’e’ poco da prendere e nulla da seminare.

    Io non leggero’ e non diro nulla piu’ in merito, non e’ che conti, ma e’ tempo perso. Preferisco vederle le cose, e chi se le contende, se le sbrighi. La vergogna sta’ nei risultati, quando l’ ingnoranza e’ l’ ostile si scontra con la ragione del momento, e il sangue fa orrore a tutti, ma si vede che si vive pure con quello e ha ancora i suoi sensi arcaici. L’ evoluzione e’ una teoria, sopratutto fra coloro che di evoluzione hanno creato il senso del pensiero e si sono tirati la zappa sui piedi, sopratutto quando nel contesto dell’ evoluzione, hanno scelto una specie di annientamento forzato. Forse pure la loro causa, giusta o no che sia, servira’ per altro, sperando sempre in un meglio. L’ uomo come lo e’ ora, lo era e lo e’ sempre stato. Cambiano o mezzi e i modi, ma mai le ostilita’. A ogniuno la liberta’ di metterle qui o la’, o di perderci tempo a vedere come si sono chimicamente o culturalmente prodotte. Mi sembra che oggi come oggi, valga ancora il vecchio calcolo del 1+1 fa 2. Il resto, con decimali e centesimali e millesimali, e’ opzione per buontemponi, o fustrati teoretici risolutori.

  • virgo_sine_macula

    Della serie non siamo faziosi per niente.In questo articolo si propone
    un mondo diviso in due,un immenso e orrendo calderone,da una parte
    i proletari palestinesi e la loro giusta causa,dall’altra un immane coacervo di nazisionisti,fascisti,reazionari,imperialisti,borghesucci di sinistra,nemici del popolo.Le posizioni intermedie non vengono nemmeno considerate,chi non e’ di estrazione ideologica vetero e becero marxista e’ nazista punto e basta:tutto cio’ che e’ liberale,social democratico,progressista,riformista non viene nemmeno preso in considerazione,il mondo e’ diviso in due,marxisti e nazisti.
    Si fa un accenno all’attentato a Hitler del 1944 sostenendo una falsita’
    storica cioe’ che furono le minoranze perseguitate dai nazisti e gli oppositori del regime ad organizzare l’attentato nella wolfschanze a
    Rastenburg il 20 luglio del 1944 mentre fu invece un gruppo di ufficiali della wehrmacht alcuni dei quali iscritti al partito che non agi’ per eroismo o solidarieta’ nei confronti degli ebrei e dei perseguitati dal regime ma unicamente per cercare di salvarsi le terga di fronte all’avanzata degli eserciti alleati e dell’armata rossa.
    Si prende come fulgido esempio un losco figuro come Chavez che,e’ bene ricordarlo,prima di essere eletto regolarmente tento’ di prendere il potere tramite un golpe fallito miseramente.Ricordate dunque sempre che si tratta di un ex golpista anche se il termine golpe viene stranamente usato solo quando e’ un tentativo di prendere il potere con la forza da parte delle destre,quando questo avviene da sinistra si usa la parola decisamente piu’ altisonante “rivoluzione”:non importa poi se le rivoluzioni spesso fanno piu’ morti e generano tirannie piu’ spietate
    dei golpe,le rivoluzioni sono nobili e i golpe ignobili.
    Si coniano neologismi assolutamente improponibili come nazisionista
    e si fanno paralleli storici tra i nazisti che tentarono di conquistare tutto il mondo facendo milioni di morti e Israele che si trova da 60′ anni a lottare per un fazzoletto di terra e per la sua sopravvivenza e che e’ sempre stato aggredito per primo anche se le sue reazioni sono spesso sproporzionate.Sulla pelle di molti ebrei restano ancora i morsi della tirannia nazista e tu li accusi di essere nazisti.
    Gli Stati Uniti vengono definiti fascisti:mi si vuole spiegare una volta per tutte cosa a a che spartire il fascismo con gli States?Ma sai veramente
    cosa fu il fascismo,come nacque,perche’ si sviluppo’ e soprattutto perche’ fini’,mentre gli stati Stati Uniti durano da oltre due secoli e dureranno ancora a lungo anche se prostrati da una grande crisi economica.
    Se questa e’ l’ottica con cui i comunisti italiani leggono la storia oggi,
    non stupitevi che il popolo e il proletariato italiani abbiano spazzato via dal parlamento senza pieta’ tutti i partiti che portavano l’aggettivo comunista nel nome:siete preistoria voi e le vostre anacronistiche categorie

  • reza

    Tu non sei un disonesto, sei invece un gran stronzo.

    Dimmi! che cazzo fanno in giro per il mondo ancora milioni di ebrei che non pensano mai di andare a vivere in Israele ?

  • geopardy

    Mi sa che ti sei confuso un attimo su Chavez, è stato sempre riconfermato democraticamente, anzi, ha isstituito una regola che dopo due anni di governo l’opposizione può indire un referendum per rovesciare chi è al potere, ci vorrebbe anche da noi una simile regola ed anche negli Usa, probabilmente non ci saremmo sopportati 8 anni di Bush.
    Chavez ha subito un colpo di stato con rapimento, poi subito fallito per le sollevazioni popolari avvenute di conseguenza, il golpe era stato chiaramente appoggiato dagli Usa, che non l’hanno neanche negato, oltre che altri tentativi andati a vuoto.
    Ben 2 referendum, se non ricordo male, indetti dall’opposizione li ha stravinti, non ha mai neanche tentato di invadere nessuno, casomai ti sbagli con il Colombia, che ha fatto un’azione militare, appoggiata sempre dagli Usa, all’interno dell’Equador per uccidere un leader delle Farc e Chavez ha preso posizione a favore dell’Equador, poi condivisa da tutti i paesi latino-americani (ad eccezione del paese della coca, naturalmente).
    Ciao
    Geo

  • Maxim

    Vero , la maggioranza degli ebrei vive fuori da Israele e ci sono piu’ ebrei negli Usa che in tutta Israele .
    Da notare che pure quegli ebrei italiani che manifestano di continuo a favore di Israele si guardano bene dallo stabilircisi

  • Jack-Ben

    “Israele” commette un duplice omicidio infatti uccide uomini
    palestinesi e l’anima dei propri soldati per un mondo o terra che non le appartiene.

  • Jack-Ben

    “Israele” commette un duplice omicidio infatti uccide uomini
    palestinesi e l’anima dei propri soldati per un mondo o terra che non le appartiene.

    Ho letto questo scritto in un forum non e male come frase Fà riflettere assai voi cosa ne pensate??

  • paolapisi

    Israele è uno stato criminale e coloniale, ma gli ebrei che vivono al di fuori di Israle sono cittadini dei rispettivi stati, con tutti i diritti e i doveri degli altri, esattamente come i cristiani, gli islamici, gli adoratori del sole e gli atei. Un ebreo italiano è un cittadino italiano come qualsiasi altro: a parte che non tutti gli ebrei sono sionisti e filo-israeliani, anche quelli che lo sono (la maggioranza, lo so), sono cittadini italiani di religione ebraica e con idee del cazzo, come tanti altri cittadini italiani non ebrei (chessò Berlusconi, Veltroni, Fini), e non israeliani all’estero.

    E poi che cosa si sta auspicando, che AUMENTI l’immigrazione ebraica in Israele e che si facciano nuove colonie (e di conseguenza ulteriore pulizia etnica), come se non bastassero e avanzassero quelle che ci sono???????????

  • Galileo

    Concordo con “geopardy”.

    Un dettaglio: in Spagna la campagna mediatica contro Chavez è stata durísima:non so se ricordate la storica frase de Re Juan Carlos: ¿Porqué no te callas? diretta a Chavez.

    La stampa dipingeva Chavez come un dittatore.

    Che dovremmo dire noi di Giulio Andreotti?

    Perchè Chavez è un dittatore, se vuole cambiare la costituzione, e permettere che una persona venga rieletta più di due volte, questo si con il consenso del popolo, e noi in Europa siamo invece democratici?

    Chavez però stá facendo qualcosa che non capisco: perchè stà dando “elemosina” al suo popolo con sovvenzioni per mangiare, però non fa niente per migliorare le condizioni lavorative per loro? Io questo non lo capisco.

  • myone

    Quello che volevo dire, e’ che si prende come esempio di risposta unica e da considerare, un gesto che nell’ insieme, lascia il tutto e i tutti, con le mani in tasca. Lui poi ha pure fatto delle cose da considerare per il suo paese, ma come tutti poi, non ha quella schiettezza da andare fino in fondo, come tutti dovrebbero fare, per fermare le due parti a scapito di chi di vivere ne ha il diritto.

  • myone

    Concordo con te. Essere obiettivi su cose, anche se l’ obiettivita’ non ha valore davanti ai fatti nudi e crudi, fa tirare oltremodo le considerazioni estremizzandole, e si fa il gioco dalla parte neutra con le medesime considerazioni che le due parti vengono considerate, e si fa cadere la testa sempre da una parte sola.

  • myone

    Anche te fai di tutt’ erba un mazzo, e a motivo del tuo mazzo, estremizzi e tagli i sensi. E che significa che ci sono ancora la maggioranza di esbrei per il mondo, e a motivo dello stato di isdraele, non entrino tutti nel loro territorio. E’ come dire che ci fanno gli italiani a giro, quando hanno la loro patria. E che facciamo, tolgiamo il nome all’ italia in terra X, se tutti gli italiani non rientrano?

    Anche qui le solite deformazioni ed epurazioni etrniche. Se gli ebrei o una parte, hanno voluto e preteso, che in un territorio da loro storico, ne avessero diritto come stato, perche’ negarglielo? Perche’ negarglielo ancora al tempo che il loro territorio era esiguo e piccolo, e nel giro di 8 ore, invedere isdraele con tutti gli stati confinanti islamici e muovere guerra, con l’ inno ” mai isdraele e mai ebrei fino alla loro distruzione, e poi la guerra la perdi, e non stili nemmeno un trattato di pace, e continui con una fazione che rimane guerrafondaia? Mi dispiace, siaonismo o no, i motivi li danno gli islamici e loro non si tirano indietro.

    POi ancora offendi. Non mi offendo, ma sei poco obiettivo. Anche te ti farebbe bene un po’ di libano o di isdraele, cosi ti capiresti meglio, che la ragione sta’ in tutte e due le parti come i torti. Ma continuano volutamente, mettendo sul piatto, guerra morte e sopratutto, le loro stesse popolazioni.

  • myone

    Il ondo e la terrra non appartiene a nessuno come a tutti, Di terra se ne e’ presa e se ne e’ data, dovunque. Pure la loro storia promessa, ha sempre conbattuto per la loro terra, con popoli ostili, che piu’ che esserne possessori, erano confinanti. Loro se vuoi, hanno sempre vissuto su quella terra, come nomadi o stanziati, nell eguale misura degli islamici, solo che una parte della terra se l’ hanno fatta loro dagli insediamenti secolari, una parte se la sono acquistata, e una parte se la sono e se la stanno prendendo, avendo ancora una guerra aperta dal 38 quando dischiarandosi stato su un’ esigua parte di territorio, si sono trovati tutti i paesi arabi confinanti che li hanno invasi, e vincendo, non hanno chiuso nessun trattato di pace, rimanendo consi aperto il contenzioso, che si catalizza per tutto il mondo islamico confinante e no, nella questione palestinese. E se la guerra e’ aperta, si conquista, ci si difende, o sopravvive l’ uno e soccombe l’ altro, o soccombe l’ uno e sopravvive l’ altro. Se i mezzi sono uguali per tutti e due, la differenza che israele ne abbia maggiori e sia sostenuta da altro, non significa che sia criminale, sionista-nazzista, e altro, poiche’ le medesime misure e metri, vengono messi in atto da tutti e due i contendenti, e se c’e’ un piu’ forte, non meno e’ debole chi, nel suo sotenersi a pari passo e fino alla morte, persiste in questa direzione.

    Poi, io non sno ne isdraeliano ne palestinese. Considero. Senza forza la mano tutta di qua o tutta di la. La disputa e’ loro e come vedi, nessuno li ferma. Si fermeranno quando avranno capito altro.

  • materialeresistente

    Ma ti rendi conto che questi hanno rivendicato uno stato sulla base di testi sacri e delle azioni dei romani?
    parliamo della rivendicazione di un diritto sulla base di cosa?
    Israele è una roba imposta con la forza del terrorismo prima, durante e dopo.

    “Ma la simpatia che nutro per gli ebrei non mi chiude gli occhi
    alla giustizia. La rivendicazione degli ebrei di un territorio
    nazionale non mi pare giusta. A sostegno di tale rivendicazione
    viene invocata la Bibbia e la tenacia con cui gli ebrei hanno
    sempre agognato il ritorno in Palestina. Perche’, come gli altri
    popoli della terra, gli ebrei non dovrebbero fare la loro patria
    del Paese dove sono nati e dove si guadagnano da vivere?

    La Palestina appartiene agli arabi come l’Inghilterra appartiene
    agli inglesi e la Francia appartiene ai francesi. È ingiusto e
    disumano imporre agli arabi la presenza degli ebrei. Cio’ che
    sta avvenendo oggi in Palestina non puo’ esser giustificato da
    nessun principio morale. I mandati non hanno alcun valore,
    tranne quello conferito loro dall’ultima guerra. Sarebbe
    chiaramente un crimine contro l’umanita’ costringere gli
    orgogliosi arabi a restituire in parte o interamente la
    Palestina agli ebrei come loro territorio nazionale. La cosa
    corretta e’ di pretendere un trattamento giusto per gli ebrei,
    dovunque siano nati o si trovino. Gli ebrei nati in Francia sono
    francesi esattamente come sono francesi i cristiani nati in
    Francia. Se gli ebrei sostengono di non avere altra patria che
    la Palestina, sono disposti ad essere cacciati dalle altre parti
    del mondo in cui risiedono? Oppure vogliono una doppia patria in
    cui stabilirsi a loro piacimento?”

    Questo è quanto pensava Ghandi sulla questione, quando gli posero la domanda.
    Non è cambiato molto da allora.

  • reza

    “Un ebreo italiano è un cittadino italiano come qualsiasi altro”!!!

    Ma che vorresti offenderli ? dico degli ebrei eh! per me si offendono e come, ma quando mai accettano di essere pari, e non superiori, agli altri ?

  • Eli

    Fulvio, MENO MALE CHE ESISTI!