GRILLO, RENZI E IL FURTO DEL FUTURO

GRILLO, RENZI E IL FURTO DEL FUTURO

DI TONINO PERNA

ilmanifesto.it

I due politici fanno dello scontro tra giovani e vecchi il loro cavallo di battaglia. Ma quali sono le ragioni che hanno portato a questa frattura intergenerazionale? La rapida ascesa di Matteo Renzi sulla scena politica nazionale ha stupito molti: in soli due anni è passato dalla corsa per la poltrona di sindaco di Firenze a quella di leader del Pd. Ancora più incredibile è stata l'ascesa di Beppe Grillo, da brillante comico a leader carismatico del terzo partito italiano, stando a sondaggi recenti.

Il suo successo è ormai oggetto di studi - di sociologi, politologi e giornalisti - che nei prossimi mesi riempiranno gli scaffali delle librerie italiane.
Cosa hanno in comune due leader così diversi, per anagrafe ed esperienze di vita e di lavoro? Quasi niente, meno un dato di grande rilevanza: l'obiettivo dello svecchiamento della classe politica, il ricambio generazionale. Il primo slogan fortunato di Renzi fu, per l'appunto, questo: dobbiamo «rottamare» la classe politica, a partire da quella del Pd. Grillo ha impostato fin dall'inizio la sua propaganda politica contro la gerontocrazia, la vecchia generazione (di cui lui fa parte) che non vuole mollare le poltrone e blocca l'accesso dei giovani alle leve di comando del nostro paese. Non a caso la sua più grande platea potenziale di voti sono i giovani sotto i 40 anni.

Malgrado Grillo e Renzi si becchino pesantemente, per ovvie ragioni di concorrenza sullo stesso terreno, sono accomunati da una stessa strategia politica: dare uno sbocco politico all'insofferenza ed alla disperazione giovanile in questa lunga fase di crisi e ristrutturazione del modello sociale capitalistico. Questo è un dato di fatto che merita una profonda riflessione.



Tutta la società occidentale è da anni arrivata alla fine del modello di sviluppo della seconda metà del '900. Un modello che aveva permesso, fra l'altro, un alto tasso di mobilità sociale ascendente e un avanzamento, sia pure relativo, negli standard di vita e di consumo dei ceti medi e popolari. Il modello aveva cominciato a lanciare i primi segni di crisi da sovraproduzione già alla fine degli anni '70 del secolo scorso. Ed è stato proprio in quegli anni, con l'avvento dell'era Thatcher-Reagan, che si è cominciato a smantellare il welfare e a dare fiato alla crescita economica, grazie a un poderoso processo di indebitamento: dello Stato in primis, ma anche delle famiglie e delle imprese. Per averne un'idea concreta basti pensare che oggi negli Usa l'indebitamento complessivo è pari a tre volte e mezzo il Pil, mentre in Italia è oltre due volte e mezzo.



Contemporaneamente iniziava una fase di decentramento produttivo, di deindustrializzazione, che prima ha coinvolto gli Usa e poi l'Ue, mentre cresceva soprattutto il terziario parassitario e quello legato al mondo della finanza e del marketing. Tutto ciò ha comportato una progressiva riduzione nella qualità della domanda di lavoro e, soprattutto, uno scarto crescente tra produzione di diplomati e laureati e domanda di lavoro. Questo processo ha comportato un progressivo blocco dell'ascensore sociale e poi una sua discesa, ancora in atto. In altri termini: per i ceti popolari e medi è finita l'ascesa sociale, il passaggio dal lavoro manuale a quello intellettuale, dalla condizione operaia a quella impiegatizia o professionale, ed è iniziata la discesa. Le nuove generazioni si sono trovate davanti una società bloccata e gestita dai "vecchi". Non solo. Le nuove generazioni hanno preso coscienza del fatto che loro malgrado si trovano a dover pagare un debito pubblico e un debito ecologico di cui non hanno alcuna responsabilità.



Questo è un dato che accomuna tutto l'Occidente e che in Italia si presenta in forme particolarmente gravi per via della mancanza cronica di una politica industriale ed economica all'altezza della nuova sfida: l'emergere di nuove potenze economiche, in primis la Cina, che ha prodotto una nuova divisione internazionale del lavoro. Di fronte a questo nuovo scenario internazionale il pensare che stimolare la domanda dei beni di consumo o avviare nuovi lavori pubblici possa risolvere la questione è pura illusione. È un intero modello socio-economico che va ripensato a partire da una delle chiavi principali che lo guidano: l'anticipazione del futuro.

Che si tratti della produzione agricola o di quella zootecnica, dell'uso delle risorse energetiche o di quelle ittiche e forestale, questo modello di sviluppo tende a far aumentare la produttività nell'unità di tempo attraverso l'anticipazione del futuro. Cioè ad ottenere oggi una massimizzazione della produzione - che si tratti di una mucca o di un terreno agricolo, di un pollo o di un pozzo di petrolio, ecc. - a danno della qualità del prodotto, di danni ambientali collaterali, e soprattutto di una perdita della risorsa nel futuro. In primo luogo, attraverso il debito pubblico e privato abbiamo anticipato il futuro, consumando oggi risorse che non avevamo.



È questa la base materiale del furto di futuro che abbiamo operato rispetto alle nuove generazioni. Ed è questa la base materiale dello scontro tra generazioni che è in atto e che s'intreccia con la lotta di classe condotta dal capitale contro la forza-lavoro, come ha ben mostrato Luciano Gallino nel suo ultimo saggio. Anticipazione del futuro e lotta di classe condotta dal capitale globale hanno prodotto una desertificazione sociale, una disgregazione che porta alla lotta tra poveri e tra lavoratori unitamente allo scontro intergenerazionale, che diverrà sempre più duro e cinico.



Mi domando: basta un ricambio generazionale per cambiare questo folle modello di vita e di consumi? E poi mi chiedo: quelli che appartengono alla mia generazione sono tutti colpevoli?



Queste sono le domande cruciali del nostro tempo a cui chi vuole costruire un'alternativa di sinistra dovrebbe rispondere proponendo una via d'uscita dalla crisi che dia risposte immediate e concrete alle nuove generazioni, andando al di là dei facili e pericolosi slogan del duetto Grillo-Renzi che invitano alla guerra intergenerazionale.



Tonino Perna

Fonte: www.ilmanifesto.it

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12.09.2012

Commenti (29)

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Mostra commenti 20 caricati
    1. jcache 18 settembre 2012

      Bell'analisi. La penso allo stesso modo fino alla virgola.

    1. Jor-el 16 settembre 2012

      “Il processo di produzione appare soltanto come termine medio inevitabile, come male necessario per far denaro. Tutte le Nazioni a produzione capitalistica vengono colte perciò periodicamente da una vertigine, nella quale vogliono fare denaro senza la mediazione del processo di produzione.” Karl Marx, “Il Capitale” libro secondo, 1894

    1. Jor-el 16 settembre 2012

      Non per fare il puntiglioso, ma la trasformazione del capitale da produttivo a speculativo (finanziarizzazione) l'ha prevista per primo proprio Karl Marx ;-)

    1. albsorio 15 settembre 2012

      http://www.giornalettismo.com/archives/163461/matteo-renzi-e-giorgio-gori-galeotto-fu-il-pdf/

    1. Earth 15 settembre 2012

      Esatto, il capitalismo e' un gioco conosciuto come Empire Building. Tutti, anche quelli con una piccola attivita' pensano a crescere ed espandersi all'infinito, e' come se fossero tutti malati di gioco d' azzardo.

    1. gm 14 settembre 2012

      Questo Renzi è nient’altro che un burattino (probabilmente anche ben consapevole) nelle mani proprio di quella classe politica che dice di voler rottamare: i bersani, i dalema e company.
      La sua funzione è chiara come il sole: frenare lo slittamento del PD, incidere in funzione anti-grillo e magari un po’ anche in funzione anti PDL.
      Perciò Renzi è solo una marionetta mosso in concorrenza a grillo. Paragonarli è del tutto fuori luogo. Del primo conosciamo i mandanti per nome e cognome, del secondo - al momento attuale - i mandanti sembrano di più difficile individuazione.
      Il primo svolge una funzione di stabilizzazione del sistema di cui fa parte integrante, il secondo svolge una funzione destabilizzante. Il primo è da combattere, il secondo è da appoggiare con cautela solo perché la sua funzione può aprire spazi inediti a forze autenticamente anti-sistema... ma è anche da "sorvegliare" perché non sappiamo ancora bene chi e per quali scopi lo manovra in funzione antisistema.

    1. Ercole 14 settembre 2012

      se ragionassimo come fai tu , il capitalismo avra vita eterna. il capitalismo dal volto umano non esiste , il capitalismo non si riforma, SI ABBATTE.....

    1. RicBo 14 settembre 2012

      E poi mi chiedo: quelli che appartengono alla mia generazione sono tutti colpevoli?

      In buona parte si, Tonino. Non parlo per lei di cui conosco le qualità e la buona fede, ma la società avida, individualista, gretta ed opportunista in cui ci ritroviamo oggi non sono frutto del caso.

    1. Aironeblu 14 settembre 2012

      Tant'è che si candida alla guida del PD... Non è abbronzato, ma è giovane!

    1. Aironeblu 14 settembre 2012

      Su Renzi credo che tu abbia ragione, infatti la prima falsità dell'articolo è stata l'assimilazione Renzi-Grillo

    1. Aironeblu 14 settembre 2012

      Questa possibilità è assolutamente da tenere in considerazione, ma i golpisti ormai hanno già occupato la sala dei bottoni nel '93 e nel 2011, e quello che gli preme oggi è solo di continuare a usarli, i bottoni.

    1. Aironeblu 14 settembre 2012

      1) L'ho letto bene l'articolo, altrimenti non potrei commentarlo, anzi, ho guardato anche dietro le righe e ho colto questo semplice messaggio: l'Italia non ha bisogno di due populisti come Grillo e Renzi che cercano di scatenare una guerra tra generazioni, ma di lasciare risolvere alla classe politica (dei partiti) i problemi che affliggono il paese.

      2) Tonino Perna non è al servizio della CIA, ma semplicemente del suo editore, e cerca di difendere lo status quo in cui si è creato una piccola posizione con la sua piccola poltrona.

      3) Le domande che pone Perna nel suo articolo sono più che legittime e le condivido pienamente, così come le condividono Grillo e Renzi (con qualche dubbio su quest'ultimo), che ne hanno farro la propria bandiera. Tutti i bei principi chiamati in causa da Perna io li ho solo sentiti reclamare da Grillo, mai da nessun altro politico

      Conclusione: articolo fazioso che usa buoni principi per attaccare chi questi principi li difende e li porta avanti.

    1. andyconti 14 settembre 2012

      Il capitale e' un patrimonio finanziario che si puo' utilizzare in vari modi. Un Paese puo' produrre e fissare una certa redistribuzione, qualunque sia il regime politico vigente (esiste anche il capitalismo di Stato). In quanto alla tecnologizzazione, dovrebbe essere la cultura di un popolo a dare valore al tempo libero anche utilizzandolo nell'ambito di lavori sociali. Un asilo non e' mai gratis in quanto lo paga il lavoro collettivo, nessuno viene obbligato a lavorare se si decide un orario ridotto. Lo stato sociale e' stato capace anche di grandi sprechi. Poi, chi sono i poveri? Il dollaro a scadenza lo volevano per tutti. La questione e' ribellarsi agli orari indefiniti, ridurre il consumismo superfluo, esigere politiche per il tempo libero e il lavoro sociale-volontario, basare il sistema economico sul capitale produttivo e non su quello speculativo (differenza che, per motivi anagrafici, Marx non poteva prevedere). In ogni caso, sono temi di cui si dibatteva gia' in passato ma che la borghesizzazione delle masse ha gradualmente mandato in soffitta.

    1. cardisem 14 settembre 2012

      Non leggo tutto, e dopo l’inizio, forse sbagliando, non vado più avanti nella lettura, ma a me sembra... scusate... una cazzata questo del conflitto fra vecchi e giovani... I problemi sono molto più seri e tragici, ma i media, intendo quelli tradizionali con il loro linguaggio, la loro filosofia, la loro comunicazione, sembrano la facciano apposta per non far capire nulla e rendere ancora più idioti quelli che per loro disgrazia lo sono...

    1. Georgejefferson 14 settembre 2012

      "Non si tratta di una guerra tra generazioni, ma tra onesti e disonesti. Si tratta di far fuori un intero sistema di potere politico, economico e finanziario, marcio"...appunto,come nel 92...e se fosse perche e'troppo POCO marcio?..ad uso ed interesse delle caste minori,e non per le maggiori?

    1. redme 14 settembre 2012

      Mi sembra si parli del conflitto intergenerazionale relativamente alla classe politica, in questo senso è innegabile che chi abbia fatto carriera si sia dovuto adeguare alle consuete pratiche corruttorie/consociative/servili ecc.
      La questione è: in quanto tali i "giovani" sono portatori di un nuovo modello sociale?.......

    1. Cataldo 14 settembre 2012

      Renzi è solo una faccia, Grillo, anzi, il movimento da lui avviato, è tutta un'altra cosa, accomunarli è ridicolo. Renzi, il cucciolotto che appena eletto è andato ad annusare il maschio alfa ad arcore, è semplicemnte una declinazione rinnovata delle politiche del PD degli ultimi anni, ovvero il sottovuoto spinto. Non c'è un solo momento nell'esperienza di Renzi che lo veda come alternativo, si finanzia come gli altri, governa come gli altri, la pensa come gli altri, è solo meno decrepito nelle apparenze formali.
      Ma tanto sono orma inutili anche per i loro veri padroni.

    1. Truman 14 settembre 2012

      A volte i commenti che appaiono qui mi sembrano poco lucidi. Come un toro che parte alla carica contro il drappo rosso, senza guardare chi c'è dietro.


      Rispondo a te, ma altri commenti sono analoghi.

      1) Ma l'articolo lo avete letto?

      Perchè Grillo e Renzi a me sembrano solo un pretesto di attualità per cercare di indagare sulle dinamiche in corso oggi in Italia.

      2) Tonino Perna come servo della CIA o rivoluzionario comunista è una visione traballante. Che io sappia, è uno della scuola di Barbiana, di don Lorenzo Milani, uno cresciuto nel confronto continuo tra la dura realtà e le teorie per interpretarla.


      3) Forse l'articolo andrebbe riletto dal fondo. Perna elabora una discussione, trova delle risposte parziali e arriva a delle domande. A queste ultime domande non pretende di rispondere. Questo è l'aspetto che mi è sembrato interessante.


      Per quanto mi riguarda risponderei nettamente con due NO: non basta un ricambio generazionale per risolvere i problemi e non si può dare tutte le colpe alla generazione di Perna (che poi è la mia).
      Però direi che intanto che cerchiamo di risolvere anche i problemi generali un calcione nel culo ai politici putrefatti glielo darei.

    1. ws 14 settembre 2012

      ma secondo voi uno che "esce di sacrestia" per diventare a soli 26 anni presidente di una storica provincia "rossa" , dopo poco e' sindaco di una grande citta " rossa" e subito dopo concorre alla direzione di un partito (para)"rosso" non ha dei GROSSI padrini ( anzi "fratelli" :-)) da qualche parte ? :-)

      cioe' "pierino" Renzi e ' certamente un buon " prodotto" politico,ma non vi sorge il sospetto che QUALCUNO lo abbia appositamente " confezionato" ... un po' come il mitico berlinguer che , come ironizzava pajetta , "..di nobile famiglia sarda si iscrisse giovanissimo alla DIREZIONE del PCI " :-)

    1. Antonin 14 settembre 2012

      Alcuni fra i post letti mi meravigliano ancora, l'incongruenza fra l'eco del pensato proprio e la realtà di fatto, sfonda il tetto, già consunto, della decenza. Chi considera chi, ancora in buona o cattiva fede si tedia e nutre speranzoso una rinascita improponibile poiché affidata ai soliti noti. Renzi e Grillo avrebbero sicuramente infoltito le pagine di Lombroso, per non parlare degli altri, passati già alla "metapolitica". Dico ciò per una ragione fondamentale; il Danaro (Potere). Capace di metabolizzare qualsiasi rigurgito di coscienza, non può non essere tenuto in considerazione per soggetti del genere, che si spartiscono prima di pensare.

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