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GLI STATI UNITI FINALMENTE PARLANO CON IL NEMICO

DI AMIR MIR
Asia Times

ISLAMABAD – Circa dieci anni dopo gli

attacchi dell’11 settembre negli Stati Uniti e la successiva invasione

dell’Afghanistan alla fine del 2011 da parte della coalizione guidata

dagli USA, i militari statunitensi, con le loro bombe a grappolo e le

armi super-tecnologiche, potrebbero aver riconosciuto il proprio fallimento

nel tentativo di stanare i talebani afghani e stanno obbligando Washington

ad avviare trattative di pace con quelle milizie, prima stigmatizzate

e braccate, per garantire una soluzione negoziata del conflitto.

A seguito: “Se dieci anni vi sembran pochi” (Massimo Fini, ilfattoquotidiano.it);Le forze alleate stanziate in Afghanistan
si sono rese conto che lasciare il paese non è possibile senza prima
negoziare con i talebani. In un’eventuale significativa tappa verso
l’apertura a dei colloqui di pace, il 17 giugno il Consiglio di Sicurezza
dell’ONU ha votato per togliere i talebani afghani dalla lista nera
dove figuravano assieme al-Qaeda.

Il motivo di questa iniziativa delle

Nazioni Unite è quello di mandare il messaggio che al-Qaeda e i talebani

hanno preso strade diverse e che i due gruppi non devono più essere

considerati alla stessa maniera. Senza tutto questo, per gli Stati Uniti

e le altre potenze straniere in Afghanistan, sarebbe stato molto problematico

giustificare un piano eventuale per accordarsi con i talebani.

I dettagli delle liste separate per

le sanzioni erano contenuti in due risoluzioni redatte dagli Stati Uniti,

adottate all’unanimità dai quindici paesi del Consiglio di Sicurezza.

Una risoluzione ha stilato una lista nera per i talebani e una per

al-Qaeda che contiene i divieti personali per gli spostamenti e

il congelamento dei beni.

“Gli Stati Uniti credono che queste

nuovo regime di sanzioni contro l’Afghanistan sarà un ottimo strumento

per promuovere la riconciliazione e per isolare gli estremisti”,

ha detto l’ambasciatore degli Stati Uniti, Susan Rice, in un comunicato

alle Nazioni Unite. Ha aggiunto che la divisione delle liste ha mandato

un messaggio chiaro ai talebani, che ci può essere un futuro per quei

militanti che si separano da al-Qaeda, rinunciando alla violenza

e sostenendo la costituzione dell’Afghanistan.

Quasi ventiquattro ore dopo la mossa

delle Nazioni Unite, il presidente afghano Hamid Karzai ha ammesso per

la prima volta che gli Stati Uniti stavano negoziando la pace con i

talebani: “I colloqui di pace stanno proseguendo con i talebani

Afghani. Le forze armate straniere, principalmente gli Americani, stanno

procedendo con questi negoziati”, ha detto Karzai il 18 giugno

in una conferenza stampa tenuta a Kabul.

Il giorno dopo il Segretario della

Difesa degli Stati Uniti Robert Gates ha detto in un’intervista alla

CNN che l’amministrazione Obama ha avuto i primi contatti con i

talebani Afghani. Gates ha aggiunto: “Abbiamo sempre sostenuto

che un risultato politico è il modo in cui finiscono quasi tutte le

guerre.”

Circoli diplomatici ben informati a

Islamabad dicono che l’amministrazione Obama ha usato la politica del

bastone e della carota con l’emiro dei talebani afghani, il Mullah

Omar, per cercare di convincere il fuggitivo leader estremista

ad accettare un negoziato.

I circoli diplomatici hanno ricordato

che subito dopo l’uccisione avvenuta il 2 maggio ad Abbottabad, in Pakistan,

di Osama bin Laden per mano delle forze speciali statunitensi, ci sono

state segnalazioni che le agenzie americane e pakistane avevano avviato

un’intensa caccia al Mullah Omar. I media internazionali

hanno dichiarato che le forze di sicurezza USA non avrebbero esitato

nel portare a termine un altro raid come quello di Abbottabad

per catturare o uccidere Omar, nel caso venisse rintracciato nel territorio

pakistano.

Comunque, dopo quasi sette settimane

dall’uccisione di Bin Laden, ci sono segnali di un colloquio di pace

che sta finalmente prendendo piede tra Stati Uniti e talebani afghani,

tenendo a mente luglio 2011, il periodo indicato da Obama per l’inizio

del ritiro delle truppe statunitensi dal devastato Afghanistan.

Questa settimana Obama dovrebbe annunciare

quante truppe ha intenzione di ritirare nell’ambito della consegna,

che avverrà nel 2014, di tutte le operazioni di contrasto dei ribelli

talebani alle forze di sicurezza afghane. Attualmente ci sono circa

100.000 soldati americani in Afghanistan contro i 34.000 di quando Obama

si insediò nel 2009.

Comunque, anche uno sguardo superficiale

ci indica chiaramente che i talebani, supportati da una nuova generazione

di volontari provenienti dal Pakistan, si stanno riunendo e stanno espandendo

la loro area operativa nel sud e nell’est del Afghanistan, le loro

vecchie roccaforti.

Nonostante la caduta del regime dei

talebani nell’ottobre 2001, le forze guidate dagli americani non sono

riuscite a sradicarli e ogni anno che passa diventano sempre più forti.

La rinascita dei combattenti talebani, nascostisi nelle campagne dopo

l’invasione dell’Afghanistan, ha sorpreso gli strateghi militari statunitensi.

Sanguinosi attacchi suicidi, agguati, bombe e attacchi alle truppe NATO

e ISAF nel sud e nell’est dell’Afghanistan sono quasi diventati

la norma.

Le strutture di comando e di controllo

talebane sono ancora intatte, anche se hanno perso i loro migliori comandanti

militari, come il Mullah Dadullah Akhund e il Mullah Akhtar

Osmani.

Il solitario emiro talebano è vivo

e perfettamente operativo, e sta inviando istruzioni ai suoi comandanti

dal suo nascondiglio in Pakistan per mezzo di audiocassette, lettere

e messaggi verbali.

Nel luglio 2004 la stampa internazionale

ha segnalato la presenza del Mullah Omar a Quetta, capitale della

provincia pakistana del Belucistan. Tale informazione pare essere stata

raccolta dall’interrogatorio in Afghanistan del Mullah Sakhi

Mujahid, collaboratore stretto dell’emiro.

Il 25 febbraio 2006 Karzai ha consegnato

all’intelligence di Islamabad l’indicazione che il Mullah

Omar e i suoi associati si stavano nascondendo in Pakistan. Quasi un

mese dopo, Abdullah Abdullah, l’ex Ministro degli Esteri afghano,

disse che aveva condiviso con Islamabad credibili notizie di intelligence

su dove si trovasse il Mullah

Omar. Quando il regime di Pervez Musharraf respinse le informazioni

afghane considerandole oramai obsolete, Abdullah replicò che il suo

governo non avrebbe più passato informazioni a chi non gli credeva.

Abdullah disse anche che la maggior parte dei leader talebani che istigavano

al terrorismo in Afghanistan stavano operando in Pakistan.

Quasi sei mesi dopo, il 23 settembre

2006, Karzai disse che il Mullah Omar e Bin Laden erano entrambi

in Pakistan, accusando che il supporto di Islamabad ai guerriglieri

rendeva l’Afghanistan instabile.

Rivolgendosi al Council on Foreign

Relations statunitense, Karzai disse che il leader talebano

era sicuramente in Pakistan, aggiungendo: “Il presidente Pakistano

Musharrak lo sa, io lo so. È veramente lì.” Commentando la posizione

di Bin Laden, Karzai disse: “Se dicessi che si trovava in Pakistan,

il presidente Pervez Musharraf, mio amico, si sarebbe arrabbiato con

me. Ma se dicessi che era in Afghanistan, non sarebbe vero.”

In un velato riferimento a Musharraf

e al suo presunto sostegno ai guerriglieri, Karzai disse che alcuni

di loro nella regione stavano certamente usando l’estremismo come strumento

politico per mantenere il potere. La dichiarazione di Karzai su Bin

Laden si è dimostrata vera.

Il 9 settembre 2006, la CNN

ha mandato un servizio su dove si potesse trovare il Mullah Omar

dove si affermava che il capo talebano con un occhio solo stesse in

Pakistan, anche se non nella stessa area dove si pensava potesse trovarsi

anche Bin Laden.

Citando fonti dell’intelligence

americana, il report dice: “Il leader talebano si

sta nascondendo a Quetta o nelle sue vicinanze.” Il 17 gennaio

2007 l’intelligence afgana ha rilasciato un video dove un portavoce

dei talebani che era stato catturato confessava che il Mullah

Omar si stesse nascondendo a Quetta sotto la protezione dell’Inter-Service

Intelligence (ISI).

Agenti afghani hanno arrestato Abul

Haq Haqi, ex portavoce dei talebani noto ai media come dottor

Mohammad Hanif, nella provincia orientale di Nangarhar. Ha confermato

di essere stato preso dopo che era entrato in Afghanistan dal Pakistan

e che era entrato nel paese per una missione, dopo aver incontrato il

suo emiro. Inoltre, nel corso dei suoi interrogatori, avrebbe detto

che il Mullah Omar stava guidando un governo ombra da Quetta, con tanto

di consiglio militare, religioso e culturale.

Comunque, il 21 novembre 2009 il quotidiano

inglese The Sunday Times ha riportato che, di fronte alle accuse

sulla presenza dei leader talebani a Quetta, si stavano muovendo

verso la città portuale di Karachi, dove sarebbe stato impossibile

per gli americani colpirli con i droni.

Il 1° dicembre 2009, la rivista

Newsweek ha riportato che Karachi era il posto più sicuro per loro

in Pakistan, dove non avrebbero attirato l’attenzione, mantenendo un

basso profilo e senza fomentare violenze. Quindi, sostiene il Newsweek,

i leader talebani stanno costantemente migrando dal Belucistan

a Karachi, “dove, fuori dalla portata degli Americani, possono

operare più liberamente”.

L’arresto a Karachi nel febbraio

2010 del numero due dei talebani, il Mullah Abdul Ghani Baradar,

ha dato credito alle dichiarazioni statunitensi che il Mullah

Omar avesse già spostato la sua base da Quetta a Karachi, considerandola

molto più sicura. La maggioranza della popolazione di Karachi è

Pashtun, sono circa tre milioni e mezzo, e i talebani potrebbero

contare su di loro per nascondersi, dato che per lo più appartengono

al solito gruppo etnico.

Nel gennaio 2011 i media internazionali

hanno riportato che il Mullah Omar ha avuto un attacco cardiaco,

e che è stato portato in un ospedale di Karachi dagli agenti dell’intelligence,

dove è stato curato per diversi giorni. Come sempre, il Ministero degli

Esteri pakistano ha smentito con forza queste informazioni, tacciandole

di infondatezza, e allo stesso modo quelle riguardo la presenza di Bin

Laden in Pakistan.

Il 23 maggio, quasi tre settimane dopo

l’uccisione di Bin Laden, la TV privata afgana TOLO ha riportato che

il leader supremo dei Talebani è stato ucciso mentre viaggiava

da Quetta verso un’area tribale del nord Waziristan, in Pakistan.

Un portavoce dei talebani, Zabihullah

Mujahid, ha prontamente negato il report e ha affermato che il

Mullah Omar era in Afghanistan e non in Pakistan. Questo resoconto è

stato poi smentito anche da un alto funzionario dell’intelligence

afgana che sosteneva che il leader talebano non era stato ucciso,

ma che era stato preso in custodia dall’ISI dopo l’uccisione di

Bin Laden, visto che non era più in grado di contattare la sua gente

in Afghanistan.

Eppure, il 27 maggio il New York

Times e il Washington Post hanno riportato che qualche alto

funzionario americano aveva incontrato un vecchio collaboratore del

Mullah Omar almeno tre volte negli ultimi mesi durante i primi tentativi

di colloqui di pace.

Questi incontri sono stati facilitati

da Qatar e Germania, e la CIA e il Dipartimento di Stato USA erano sul

posto ogni volta che era presente Tayyab Agha, assistente personale

di Omar e considerato molto vicino al Mullah.

Allo stesso tempo, altri resoconti

riportano che Abul Haq Haqi, ex portavoce talebano, possa aver svolto

un ruolo chiave nelle comunicazioni tra Stati Uniti e talebani, spianando

la strada alla negoziazione della fine del conflitto in Afghanistan.

Haqi è stato arrestato da agenti dell’intelligence afgana

e statunitense in una località segreta dell’Afghanistan nel gennaio

2007 e ora opera come mediatore fra il Mullah Omar e Washington.

Secondo la proposta di pace, gli Stati

Uniti hanno offerto ai talebani il controllo del sud dell’Afghanistan,

lasciando il nord sotto l’influenza politica americana. Ma la proposta

è stata rifiutata dai talebani, perché secondo loro questo porterebbe

alla distruzione dell’Afghanistan.

I talebani hanno sempre rifiutato di

avviare colloqui di pace con gli Stati Uniti fino a che le forze straniere

rimarranno in Afghanistan. Comunque, a seconda dei resoconti, hanno

richiesto con forza di incontrarsi direttamente con alti funzionari

USA attraverso alcuni intermediari.

La shura (consiglio) di Quetta

guidata dal Mullah Omar, ha deciso di prendere le distanze da

al-Qaeda nel momento in cui il processo di riconciliazione internazionale

ha accelerato verso una soluzione negoziata. Fonti diplomatiche ben

informate a Islamabad dicono che c’è una possibilità che i talebani

si separino da al-Qaeda, soprattutto da quando i talebani hanno

compreso che i loro contatti con la rete terrorista minacciano la propria

sopravvivenza e gli sforzi di migliorare la loro immagine.

La lunga alleanza tra al-Qaeda

e i talebani era radicata dall’amicizia personale fra Bin Laden e il

Mullah Omar. Dopo la morte del leader di al-Qaeda, il

Mullah ha ritenuto opportuno rompere con la rete terrorista e negoziare

un accordo con le potenze occidentali.

La dichiarazione rilasciata l’8 maggio

dalla shura di Quetta sulla morte di Bin Laden mostra che i talebani

si vogliono ora distanziare da al-Qaeda. Nonostante abbiano descritto

l’uccisione di Bin Laden come una tragedia, non è stata condannata

l’azione, né annunciata vendetta, come era di routine quando

venivano commentate queste uccisioni nelle dichiarazioni ufficiali.

La dichiarazione sembrava essere redatta

con cura dagli anziani della shura di Quetta per trasmettere

un messaggio pungente dal Mullah Omar alle potenze internazionali, dove

erano pronti a prendere le distanze da al-Qaeda, che era la prima richiesta

degli Stati Uniti per poter entrare in un dialogo di pace con i talebani.

Nella dichiarazione, rilasciata sul

sito web della shura di Quetta, La Voce della Jihad,

i Talebani descrivono Bin Laden come il “Grande Martire Sceicco

Osama Bin Laden”, e hanno respinto le dichiarazioni degli

ufficiali statunitensi che dicevano che la sua morte avrebbe avuto conseguenze

sulla guerra in Afghanistan. La dichiarazione diceva:

L’Emirato Islamico dell’Afghanistan

rivolge la sue profonde condoglianze alla famiglia del martire, ai suoi

seguaci e ai mujaheddin combattenti per questa tragedia. Preghiamo

l’onnipotente Allah di accettare il sacrificio del martire. Possa l’onnipotente

Allah salvare l’ummah (comunità) islamica dalla situazione

attuale di crisi dovuta all’impatto della benedizione della sacra

jihad e del martirio del martire.

La dichiarazione ha descritto Bin Laden

come leader della jihad mondiale, come colui che guidava

la causa legittima contro lo stato di Israele e la jihad contro

l’aggressione cristiana ed ebraica al mondo islamico. Aggiungeva:

Il martirio dello sceicco Osama Bin

Laden darà nuovo impulso alla jihad contro gli invasori in questa

fase critica. Le ondate della jihad acquisteranno forza e grandezza.

Il tempo dimostrerà tutto questo sia agli amici che ai nemici, con

la volontà di Dio.

Alla dichiarazione sono seguiti giorni

di speculazioni riguardo il fatto che il Mullah Omar in realtà volesse

distanziare il suo gruppo da al-Qaeda, sopratutto dal momento

che Bin Laden non c’è più. In realtà la dichiarazione della

shura di Quetta fu rilasciata cinque giorni dopo la sua morte e

sembra strano che i talebani non abbiano annunciato nessuna punizione,

a differenza del Tehrik-e-Taliban Pakistan (i talebani Pakistani)

che hanno minacciato vendetta.

Gli analisti ritengono che i legami

tra al-Qaeda e i talebani afghani si siano in gran parte indeboliti

dopo l’invasione dell’Afghanistan del 2001, soprattutto perché gli

obiettivi delle due organizzazioni non erano più allineati. Mentre

al-Qaeda è per una jihad mondiale contro l’Occidente e per l’istituzione

di un super-stato di carattere religioso nel mondo musulmano, i talebani

afghani sono focalizzati sul proprio territorio e non hanno mostrato

alcun interesse per gli attacchi verso obiettivi fuori dal loro paese.

Ora, dopo aver combattuto una guerra

infinita per una decina di anni, sia l’Occidente che i talebani sembrano

voler porre fine a tutto il prima possibile.

Però l’esercito Pakistano e il servizio di intelligence hanno

serie riserve sull'”approccio selettivo” degli Stati Uniti

nei colloqui di pace con i Talebani e vogliono includere altri gruppi

di insorti oltre a quello guidato dal Mullah Omar, quello della rete

degli Haqqani del nord Waziristan – la fazione salafita dei Talebani

che controlla le province del Kunar e del Nuristan in Afghanistan -,

e l’Hizb-e-Islami di Gulbuddin Hekmatyar, che ancora non sono

stati inclusi nei colloqui di pace.

“Vogliamo che tutti questi gruppi prendano parte a qualsiasi impegno

per l’Afghanistan… tutti loro hanno dei diritti. Senza di loro nessuna

trattativa può avere successo”, così il 20 giugno ha detto

un alto funzionario pakistano che ha richiesto di rimanere anonimo al

quotidiano inglese The Express Tribune.

Il funzionario pakistano ha detto che la questione è stata al centro

dei discorsi nei colloqui durante il recente viaggio di Karzai a Islamabad,

quando i due paesi hanno dato il via a una commissione bilaterale per

cercare la pace in Afghanistan. La commissione, guidata da dirigenti,

inclusi militari e capi dell’intelligence, è il primo serio tentativo

di un accordo parallelo per portare avanti una negoziato senza il coinvolgimento

degli americani.

“Questo è quello che ci piacerebbe

portare avanti… gli americani ci hanno tenuti lontani da qualsiasi

sviluppo. Questa è la nostra risposta: possiamo fare meglio senza di

voi”, ha detto il funzionario.

Ha affermato che il presidente afghano

ha anche espresso riserve riguardo il modo degli occidentali di gestire

il problema afghano e ha assicurato che le autorità pakistane sarebbero

più concentrate sulle trattative di pace attraverso questo meccanismo

bilaterale.

È interessante che, durante la conferenza

stampa del 18 giugno a Kabul, Karzai ha chiaramente indicato che invece

di aspettare che gli Stati Uniti indeboliscano i Talebani, preferirebbe

che il Pakistan lo aiutasse a porre fine alla disputa. Ha detto: “L’aiuto

del Pakistan nei colloqui di pace è molto importante per noi”.

Il risveglio dei talebani ha reso le

cose difficili alle forze alleate in Afghanistan, specialmente perché

in patria la guerra ha stancato. La popolazione statunitense sta chiedendo

la fine della guerra in Afghanistan e in Iraq per il peso che ha sui

conti pubblici. Anche i leader afghani hanno fatto passi avanti

verso un Afghanistan post-occupazione.

Senza parlare con i Talebani, il ritiro

delle truppe americane rischia di essere pericoloso. Il governo afghano

semplicemente non ha la capacità o l’abilità per tenere insieme un

paese così fragile senza lo sforzo estremamente costoso e impopolare

della guerra americana.

Quindi, la fredda e dura logica economica

e il tributo democratico dell’opinione pubblica sembra che abbia prevalso

sull’amministrazione degli Stati Uniti nella decisione di avviare un

negoziato per il conflitto afghano, invece di portare avanti una guerra

senza fine impossibile da vincere.

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Amir Mir è un importante giornalista

pakistano, autore di diversi libri sull’Islam militante e sul terrorismo:

l’ultimo si intitola “The Bhutto Murder Trail: from Waziristan

to GHQ”.

Fonte : http://www.atimes.com/atimes/South_Asia/MF22Df01.html

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di REIO

Pubblicato da supervice

  • bstrnt

    Ulteriore figura da chiodi dei fondamentalisti puritani a stelle e strisce.
    Ma i talebani non erano quelli che sfregiavano le donne perché non portavano il burqa, o lanciavano vetriolo contro quelle che andavano a scuola, o demolivano le statue di Buddha a cannonate, che tagliavano le mani per un furto e si macchiavano di chissà quante altre atrocità?
    Ora non sono più dei bruti incivili?
    Ora, che dopo aver brutalizzato per 10 anni un paese che a loro nulla aveva fatto, vogliono mettersi d’accordo per defilarsi dal loro fallimento.
    Ma Brzezinski così arguto nel preparare in Afganistan una specie di Vietnam per l’URSS, non è riuscito a prevedere che lo stesso Afganistan sarebbe stato un nuova Vietnam anche per i bulli mondiali?

    Sembra proprio che l’Afganistan sia destinato a diventare il terminator delle superpotenze: dopo il ritiro dall’Afganistan l’URSS si è dissolta, adesso vedremo con gli USA.

  • Tao

    SE DIECI ANNI VI SEMBRAN POCHI

    DI MASSIMO FINI
    ilfattoquotidiano.it

    Adesso è ufficiale: gli americani stanno trattando col Mullah Omar per una ‘exit strategy’ dall’Afghanistan. Lo ha confermato il ministro uscente della Difesa Robert Gates, anche se per evidenti motivi non ha fatto il nome di Omar su cui pende ancora formalmente una taglia di 25 milioni di dollari. È curioso che Gates rimproveri agli europei la scarsa efficacia dell’intervento in Libia proprio mentre sta cercando di svignarsela dall’Afghanistan. In fondo in Libia gli europei ci sono solo da tre mesi e hanno di fronte un esercito che ha ancora carri armati e un minimo di contraerea.

    In Afghanistan gli americani, con i loro alleati, ci sono da dieci anni e hanno di fronte guerriglieri che combattono quasi a mani nude (kalashnikov, granate, mine imrovvisate e kamikaze), ma che, nonostante l’enorme disparità negli armamenti, non solo sono riusciti a tenere in scacco il più potente, tecnologico e robotico esercito del mondo ma lo hanno messo sotto rioccupando il 75/80% del territorio del loro Paese (stime Usa). Del resto gli americani non hanno alternative. Nel mezzo di una crisi economica acutissima non ce la fanno più a sostenere la spesa per la guerra all’Afghanistan che gli costa 400 miliardi di dollari l’anno. Il pretesto buono per andarsene, adesso ce l’hanno: Bin Laden è stato ucciso, sia pur in modo postumo (era morto sette anni fa) e quell’ectoplasma di Al Zawahiri che ne ha preso il posto ha affermato che cellule di quel che resta di Al Quaeda operano in Yemen, Somalia, Cecenia, Iraq, Maghreb. Nessuno può più decentemente sostenere che il terrorismo internazionale sia ancora in Afghanistan. Inoltre gli americani sono preoccupati perchè da mesi Karzai chiama gli ‘alleati’ Nato ‘forze di occupazione’. Anche lui sta trattando, da tempo, con Omar. Negli incontri, fra emissari, avvenuti in Arabia Saudita nel 2008 il Mullah aveva lasciato pochissimo spazio a Karzai: solo un salvacondotto per lui e la sua cricca. Ora Omar ha cambiato strategia e ha fatto a Karzai due proposte.

    1) “Tu, formalmente, sei il presidente dell’Afghanistan democraticamente eletto. In questa veste chiedi alle forze straniere di lasciare il Paese. Voglio vedere con quali argomenti potrebbero risponderti di no”.

    2) “Unisciti all’insurrezione e col tuo esercito che gli stessi americani hanno armato, cacciamo, insieme, gli stranieri con la forza. Così ti riscatterai da dieci anni di collaborazionismo e potrai avere ancora un ruolo in Afghanistan”. Quale opzione sceglierà il Mullah Omar dipende dall’andamento delle trattative con gli americani. Se accetteranno di sgombrare senza lasciare sul suolo afgano nemmeno un soldato e tantomeno un aereo il Mullah è disposto, in cambio, ad ammorbidire la sharia. Se gli americani non accetteranno si alleerà con Karzai, pashtun come lui. Oppure continuerà la guerra da solo, contando sul tempo e sul favore della maggioranza della popolazione che non ne può più degli stranieri. In questa situazione così fluida è arrivato in Afghanistan Renato Schifani, noto cuor di leone, che, trasportato con impressionanti misure di sicurezza, all’avamposto italiano di Bala Murghab, ha dichiarato:”Fermare ora la missione sarebbe un errore gravissimo. La ritengo intoccabile…. Parlare di un ritiro a breve proprio ora che si dovrebbero cogliere i frutti significa darla vinta ai terroristi”. Non ha capito una mazza, come al solito. Nella stessa occasione il generale Giorgio Cornacchione ha rassicurato:”La gente ha iniziato a fidarsi di noi”. Beh, se dopo dieci anni “ha iniziato” vuol dire che siamo un tantinello indietro col programma. Non so se il Mullah Omar ce la farà. Ma il giorno che dovesse rientrare da trionfatore a Kabul sarebbe una vittoria speciale: dell’uomo contro il denaro. E contro la macchina.  

    Massimo Fini
    Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it
    25.06.2011

  • s_riccardo

    Direi: i Talebani finalmente parlano con il nemico. Mi sembra più adatto.