GHETO CAPIO

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DI EUGENIO BENETAZZO

eugeniobenetazzo.com

Nel dialetto veneto, soprattutto nell'hinterland vicentino, vi è una locuzione verbale molto diffusa, "gheto capio" che significa "hai capito ?" utilizzata spesso anche come modo per intercalare durante una
conversazione con uno o più interlocutori. Scrivo questo redazionale per rispondere alle accuse di leghismo e razzismo che mi sono state rivolte in occasione della pubblicazione di un altro articolo
di inchiesta, al cui interno analizzavo la società americana sulla base della sua attuale situazione macroeconomica come conseguenza della sua stessa struttura sociale. Premetto che i complimenti ed apprezzamenti migliori li ho ricevuti proprio da persone che vivono e lavorano negli States da anni, i quali hanno confermato pienamente l'outlook di analisi che ho dipinto per l'America dei 50 Stati. Le accuse più infamanti invece sono arrivate da lettori italiani (molti dei quali non hanno mai visitato il paese in questione) che hanno recepito il mio redazionale come una manifestazione di appoggio
politico a questa o quella forza politica.

La caratteristica principale della popolazione italiana è
rappresentata dal classismo sociale: questo significa che qualsiasi
tipo di affermazione, proposta, contestazione o critica deve essere
sempre riconducibile a qualche movimento politico. Della serie, se
Benetazzo dice che l'America è fallita a causa della sua
composizione etnica allora significa che è leghista o estremista
di destra e pertanto questo determina l'ammirazione di quella parte
politica o il disprezzo della parte avversaria. Mi rammarico per questo
e temo che difficilmente il futuro del nostro paese possa essere roseo
visto che non potrà mai vincere il buonsenso, ma solo un
determinato colore politico. Quanto ho precedentemente scritto, come
tutte le altre mie opere intellettuali, sono frutto di un'analisi
economica e non di una appartenenza politica. Vi è di
più: il periodo di studio all'interno degli States ha voluto
essere di natura prettamente inquisitoria nei confronti della
società e dell'apparato economico, e non volto a
visitare la Statua della Libertà a NY, Ocean Drive a Miami,
il Museo della Coca Cola ad Atlanta, Rodeo Drive a Los Angeles, la
Strip a Las Vegas e così via. Nel mio caso questo tipo di
attrazioni sono state ignorate (tranne in parte per Las Vegas), in
quanto ho voluto conoscere e studiare l'America e gli Americani per
come producono, per come consumano e lavorano, come si indebitano e
cosi via. La mia permanenza pertanto non è stata caratterizzata
dallo svago e dal divertimento, quanto piuttosto dall'analisi, sintesi
e riflessione su quanto raccolto.


Ho avuto modo di visitare numerose banche e grandi corporation,
intervistare brokers ed executive, incontrare giornalisti e
reporter indipendenti: il quadro che ne è uscito (che vi piaccia
oppure no) contempla quanto scritto in precedenza. Ad
esempio a Miami non mi sono sollazzato in spiaggia sotto il sole o
sbronzato di tequila nei locali latinoamericani durante le notti brave,
quanto piuttosto ho incontrato numerosi realtor, building developer e
mortgage brokers, oltre che visitare i famosi appartamenti in svendita
con il 60 % di sconto. Ad Atlanta invece (correndo non pochi rischi) ho
visitato il quartiere dei neri a Downtown intervistando numerose
persone che avevano appena perduto il posto di lavoro e vivevano con il
sussidio federale. Quello che ne è uscito è un quadro con
una logica di esame ben comprensiva se vista nel suo insieme. Il primo
paese al mondo che ha delocalizzato (prima in Messico, poi in Cina,
dopo in India ed ora in Vietnam) sono stati proprio gli Stati Uniti, ed
ora stanno pagando il conto di quella scellerata strategia di svendere
le loro produzioni all'Oriente e contestualmente anche i posti di
lavoro. In parallelo a questo si è verificato uno spropositato
overbulding (eccesso di costruzione) grazie al mutuo facile a soggetti
underscoring (low and bad credit, solitamente persone di etnia nera,
ispanica od orientale). La Fed ha poi aiutato a far peggiorare il tutto
con grande incoscienza attraverso una politica monetaria suicida.


L'accusa più ridicola mi è stata mossa da italiani (che
non sono mai stati negli USA) i quali contestano i dati da me forniti
circa la composizione demografica dell'America sostenendo che secondo
l'ultimo censimento la popolazione statunitense è costituita dal
60% di bianchi caucasici, il 15% da afroamericani, il 15 % ispanici, il
5% da orientali ed il restante da una molteplicità di etnie.
Presa in senso generalizzato questa è la statistica media della
popolazione americana. Tuttavia i 2/3 degli americani vive in aree
metropolitane od urbane con più di 100.000 abitanti: l'intera
economia statunitense è radicata e sviluppata nelle grandi aree
metropolitane. Ma nelle aree metropolitane non abbiamo questa
ripartizione: suvvia, non crediate ciecamente a me, ma almeno ai
rapporti demografici che descrivono le aree in questione. Solo nelle
prime dieci aree metropolitane (ce ne sono 52 in USA) vivono almeno
più di 100 milioni di persone.

Metro Area Popolazione Caucasici Neri Ispanici Asiatici
New York 19.000.000 35 25 20 10
Los Angeles 12.800.000 20 10 40 10
Chicago 9.500.000 30 30 25 10
Miami 5.400.000 15 25 45 10
Dallas 6.300.000 30 35 20 10
Seattle 3.350.000 50 20 15 10
Phoenix 4.200.000 50 10 25 5
Houston 5.700.000 28 25 35 5
Detroit 4.400.000 12 81 5 5
Atlanta 5.300.000 38 55 3 5

La tabella di sintesi conferma pienamente quanto avevo precedentemente espresso. Se invece andate a visitare i paesini rurali in cui vive il restante 1/3 degli americani scoprirete con grande sorpresa che la popolazione è costituita al 98% da bianchi caucasici (ad esempio Springfield in Nebrasca rappresenta un insignificante nucleo cittadino con appena 1500 abitanti, il 99% dei quali sono bianchi caucasici). Sono i nuclei di insediamento nelle aree rurali che alzano abbondantemente la percentuale dei bianchi per tutta la popolazione, tuttavia queste piccolissime comunità vivono di una economia stanziale caratterizzata da relazioni commerciali quasi rarefatte: difficilmente vi troverete la sede di una grande corporation o il jet market di una famosa catena alimentare.

Inoltre anche i dati in percentuale che io stesso ho preso come riferimento (sull'ultimo censimento datato dieci anni or sono) sono discutibili. Ma in peggio. Infatti non contemplano i flussi di immigrati clandestini che entrano in America soprattutto dal Messico, una stima piuttosto ottimistica parla infatti di almeno 15 milioni di clandestini. Solo nella città di Houston si stimano 500.000 presenze. Sono proprio le grandi città metropolitane infatti che diventano le porte di ingresso preferite per l'immigrazione clandestina e per le migrazioni dei nuclei familiari. Ma il dato più significativo che conferma il profondo cambiamento del tessuto sociale statunitense è riferito ai diversi trend di crescita di ogni etnia, con in testa al momento la popolazione ispanica, la quale rappresenterà il 40 % della popolazione statunitense entro il 2030.

Chi ancora non fosse convinto di questo quadro spero si convinca almeno della voce autorevole di Market Watch, la prestigiosa testata giornalistica online statunitense, la quale ancora nel 2007 in un passato redazionale analizzava i rischi per l'economia americana legati al credito facile a fasce sociali dal basso rating creditizio.
Voglio terminare infine con una considerazione rivolta proprio a tutti coloro i quali in questa ultima settimana non hanno fatto altro che etichettarmi come razzista o leghista: fate attenzione invece, cari lettori, a non essere proprio voi i razzisti. Chi non lo avesse ancora compreso i cosidetti processi di integrazione tanto propagandati in passato come fenomenali processi di crescita culturale per tutti i paesi che li vogliano abbracciare, conditi da buonismo ed accoglienza sfacciata, altro non hanno fatto se non istituzionalizzare lo schiavismo moderno asservito al capitale e sfruttare senza limiti tutte quelle popolazioni che avrebbero dovuto essere oggetto di integrazione, spingendo proprio queste persone ad accettare lavori pericolosi, insalubri o fisicamente usuranti per una paga notevolmente inferiore a quella che sarebbe invece spettata ad un lavoratore autoctono.

E questa strada è stata perpetrata ai danni di altri lavoratori (italiani, tedeschi, francesi, inglesi, americani e cosi via) che hanno visto in pochissimi anni modificarsi verso il basso i loro livelli minimi salariali. L'unico beneficio che ha portato la menzogna dell'integrazione razziale è stato il vile aumento dei profitti delle grandi corporations che hanno beneficiato così di manodopera a costo inferiore senza tante seccature sindacali o rispetto per la dignità umana altrui. Chi invece si scalda tanto per consentire ed osannare le fenomenali opportunità dell'integrazione, perchè così pensa di poter aiutare queste popolazioni dai mezzi limitati, non fa altro che condannarle ad una nuova era di schiavismo moderno, andando nel contempo a compromettere il tenore reddituale dei lavoratori autoctoni. Fate quindi attenzione, ed iniziate a considerare le opportune conseguenze (i famigerati side effects) di queste politiche di integrazione infelice, in quanto il modello americano è stato esportato in tutto il mondo, Europa compresa. Gheto capio.

Eugenio Benetazzo
Fonte: www.eugeniobenetazzo.com
Link: http://www.eugeniobenetazzo.com/gheto_capio.htm
19.01.2010

Commenti (59)

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    1. ADANOS 21 gennaio 2010

      eh già.

    1. valis 21 gennaio 2010

      "(ad esempio Springfield in Nebrasca rappresenta un insignificante nucleo cittadino con appena 1500 abitanti, il 99% dei quali sono bianchi caucasici)"

      ... e io che pensavo che gli abitanti di Springfield fossero tutti gialli e con quattro dita!

    1. mialzoallequattrodimattin 21 gennaio 2010

      La risposta non e' consistente.

    1. Eli 21 gennaio 2010

      Forse è perché ti alzi alle quattro del mattin che hai capito tutto!

    1. Eli 21 gennaio 2010

      Nautilus 55, Jehoshua Ben Yussuf, detto Gesù, molto icasticamente diceva:"Non date le perle ai porci".

    1. mialzoallequattrodimattin 20 gennaio 2010

      L'emigrazione e' sempre esistita, la storia e' fatta di grandi flussi umani che si spostavano da un posto all'altro; perche' gli uomini vivono con la speranza di un futuro migliore, e' quando non hanno tale speranza che si scatena la furia ribelle ( Rosarno). L'emigrazione e' un fattore positivo per l'economia di un paese, perche' porta idee e pratiche nuove che migliorano quelle esistenti comunque. La maggioranza degli emigranti ha fame di lavorare sodo e contribuire alla ricchezza del paese che la ospita a parte una minoranza che vive di crimine, ma anche questa ( cinicamente) accresce il PIL con giudici, poliziotti, carceri ecc. L'emigrazione e' ineluttabile e necessaria perche' e' sempre meglio uno straniero che vuole fare qualcosa che un italiano che a trentanni ozia a casa dei suoi genitori senza fare nulla da mattina a sera.

      Gli USA sono in crisi perche' da trentanni e' in atto una politica che arricchisce una ristretta percentuale di ricchi a danno dei ceti medi ed operai: il discorso sulle razze c'entra poco.

    1. nettuno 20 gennaio 2010

      Parli e scrivi bene .. Dimmi un po' che fine farà l'euro e che fine attende la Grecia se si affida alle cure del FMI ?
      Rispondi, visto che sei tra i competenti . lacrisi come pensi che passi? o voceversa dove ci porta?

      Saluti da
      Nettuno

    1. Truman 20 gennaio 2010

      Potrebbe essere santificato se non dicesse anche altre cose (ben più interessanti secondo me), del tipo
      Il primo paese al mondo che ha delocalizzato (...) sono stati proprio gli Stati Uniti, ed ora stanno pagando il conto di quella scellerata strategia di svendere le loro produzioni all'Oriente e contestualmente anche i posti di lavoro.

    1. Rossa_primavera 20 gennaio 2010

      Per Eli ormai tutto e' razzismo anche le statistiche,dovresti saperlo.
      Se tu fai una statistica sulla statura media in Italia,ad esempio,secondo lei discrimini chi e' inferiore a tale statura.Ma che diamine facciamo tutti parte della razza umana,siamo tutti uomini dice lei,compiendo a sua volta una grave discriminazione perche' al mondo ci sono piu' donne che uomini,dunque dovremmo piu' correttamente dire siamo tutti donne.
      Lei sogna un mondo di ermafroditi,tutti alti uguali,con lo stesso colore della pelle,perfettamente uguali in tutto cosi' le statistiche non avrebbero piu' senso.

    1. paolodegregorio 20 gennaio 2010

      concordo con le conclusioni di Benettazzo sulle politiche di integrazione infelice

    1. nautilus55 20 gennaio 2010

      Eli, lascia perdere: c'è un proverbio genovese che recita "E' inutile regalare i biscotti agli asini". Che ci vuoi fare.

    1. ADANOS 20 gennaio 2010

      non temere non sei il solo.
      ma prova a spiegarlo ad Eli che si professa paladina della razza umana unita ignorando la differenza tra specie e razza.

    1. ADANOS 20 gennaio 2010

      eh già.
      ma tu saresti esentasse in partenza.
      al tuo posto andrei commentare gli articoli di vanity fair.

    1. ADANOS 20 gennaio 2010

      eh già.

    1. Melkitzedeq 20 gennaio 2010

      Tra l'altro la dimostrazione di cio' l'abbiamo anche con la recente tragedia di Haiti e la folle, ma purtroppo quasi all'unanimita' accolta, richiesta di adottare tutti i bambini di Haiti e portarli in Italia, sradicandoli dalla loro terra d'origine per farne dei perfetti consumatori occidentali.

      Sicuramente avra' giocato il buonismo ed il senso di colpa indotto dai mass media, come rilevato nell'articolo di Massimo Fini, ma non si puo' negare che dietro a tutto cio' operi una "ideologia" ed un piano prestabilito che coglie ogni occasione per imporre il melting pot occidentale.

    1. 6463 20 gennaio 2010

      Bravo Truman, nel quadro religioso che hai delineato, vorrei rilevare due citazione dai testi sacri:
      1) il FMI valutò nel 2008 in 300 m.di $ il volume di rischio dei mutui subprime.
      2) già nel '74 ne "I limiti dello sviluppo", testo sacro di una certa elite, veniva dimostrato quasi matematicamente, che per facilitare la proprietà della casa alle classi subalterne, la concessione di crediti agevolati era controproducente e ben più efficace era invece la stabilità del lavoro.

      E' evidente che se furono concessi crediti in spregio alle regole del 'credit score', non fu certo per agevolare neri, marroni o gialli, piuttosto per creare materia prima per prodotti derivati con leva di 50 o più a uno. Infatti per far continuare il gioco, quello che chiamano governo anziché dare 300 ml.di a neri, marroni, gialli e porre fine alla partita, ha continuato a dare fiches ai giocatori. Non politica sociale, ma la solita politica. Quindi Benettazzo, propalando l'idea che la crisi è l'effetto collaterale di una politica sociale si mantiene nei canoni della religione imperante: dovrebbe essere santificato, non bruciato vivo a Piazza Affari.

    1. Quantum 20 gennaio 2010

      Solo io avevo perfettamente capito il messaggio originale e non gli avevo dato connotazione razzista?
      Io l'ho presa per quella che era un'analisi distaccata e argomentata sulla composizione etnica e le conseguenze socio-economiche.

      Non è un problema di razzismo per coloro che hanno commentato in quel modo, ma innanzitutto di ignoranza e scarsa perspicacia... :)

    1. Eli 20 gennaio 2010

      Adanos, se i cervelli fossero tassati, tu otterresti un rimborso!

    1. Eli 20 gennaio 2010

      Mi piacerebbe sapere chi sono i miei correligionari, dal momento che non seguo alcuna religione, ma solo il buon senso.

    1. Eli 20 gennaio 2010

      Adanos, ti commenti da solo!

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