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ESTETICA DELLA CRUDELTA’

DI FERNANDO BUEN ABAD DOMÍNGUEZ

”Fare fotografie” sulla miseria non è la stessa cosa che lottare contro l’orrore documentando con l’aiuto di macchine fotografiche. C’è connesso un dibattito, non manicheo, tra l’etica e l’estetica. “Vedere” e “pensare” non sono la stessa cosa; “bello” e “buono” non sono la stessa cosa; fino ad ora molti documentaristi si sono dedicati a contemplare la realtà, si tratta di trasformarla. Questo avrà voluto l’autore? “Volere” e “potere” non sono la stessa cosa. Parlano le immagini.

Finbarr O’Reilly (1), fotografo canadese della Reuters, ha vinto il premio “Foto dell’Anno” (2). La sua fotografia, lo voglia o no l’autore, ritrae il capitalismo imperiale in Tahoua, Niger, il paese più povero del mondo dopo la Sierra Leone (3). Il ritratto dell’impero più odioso. Una foto che esibisce, nel profondo, uno degli espropi più intolleranti e distruttori della logica imperiale e le sue perversioni. È il capitalismo mondiale che finanzia guerre, quello che rincara le medicine, quello che devasta selve e mari, quello che intossica l’aria, scioglie ghiacciai, secca i laghi… stermina specie vegetali, animali… umane. È il capitalismo in persona; che agisce su persone, innocenti, fragili, dimenticate, assassinate lentamente con un arma di distruzione di massa infernale ed umiliante che è la fame. C’è qui solo una foto. Cosa serve di più per organizzarci, mobilitarci? “Pensare” non è la stessa cosa che “agire”.

Questa è una “foto” della “Casa Bianca” in pieno contubernio contro Cuba, contro il Venezuela, contro la Bolivia… è una “foto” di Bush che punta il suo dito spargifiamme contro tutti quelli che hanno la materia prima e la manodopera che lui desidera. È Condoleza Rice, è Ronald Rumsfeld e la sua famosa alitosi, è Dick Cheney ed il suo razzismo esasperato. Ed è prin-ci-pal-mente! il ritratto trionfale del Mondo Imprenditoriale nordamericano, europeo, asiatico… col suo glamour neoliberale, con tutti i suoi Amministratori e titolati Scienziati delle Università più care per vedere come spremono fino all’ultima goccia di vita del mondo intero a beneficio delle loro comodità (4). È il ritratto dell’imperialismo in persona. ”Secondo le ultime stime, in Niger ci sono tra le 2.500.000 e le 3.500.000 persone in pericolo” (5). La sua ricchezza è servita a rendere le persone più povere, più infelici, più alienate. “Nel decennio del 1970, raggiunta l’indipendenza dalla Francia (1960), il Niger arrivò ad occupare il quarto posto nelle riserve mondiali di uranio, 160 mila tonnellate. Il minerale copriva 70 e 80 percento delle sue esportazioni, fino a che il suo prezzo cadde nel decennio seguente” (6) È il ritratto della barbarie ed è chiarissimo.

Chi è questa persona fotografata? Come si chiama? Dove vive? Come vive? Che cosa sogna, che cosa ama, che cosa odia? In che latitudini affondano il suo pensiero e il suo sentire, circondata da abbandono e desolazione? Potrà credere nell’umanità, nel futuro, nella giustizia, in una vita degna? Per vergogna del mondo e per le prove da superare è una in più nella “massa di paria ed infelici che nell’oriente del Niger muoiono in case di mattone crudo a dieta di miglio, senza che al mondo importi nulla”. (7) La “foto” è stata fatta a Tahoua “che è dove inizia l’odore del deserto” (8)

Questo ritratto, lo voglia o no il suo autore, è anche la voce di tutti quelli che, senza ipocrisia caritatevole, si prodigano in un modo o nell’altro, per tentare di frenare questa bestialità schifosa. ”La nazione più povera del mondo, secondo la relazione annuale del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (PNUD)”. (9) Voce di luce per gli occhi e per il cuore che solo alcuni professionisti dell’immagine fotografica riescono a tradurre quando usano i loro attrezzi di produzione in una lotta onorevole e mobilitante: la lotta storica dell’umanità per emanciparsi definitivamente e permanentemente. Lì brillano con fulgore mondiale i fotografi che contribuirono a nobilitare la lotta di Darío Santillán e Maximiliano Costequi in Argentina per esempio, ed il premio più bello è che molte persone continuano a lottare e siamo in tanti a saperlo.

A questo punto della loro storia i lavoratori della produzione fotografica sono deboli nell’organizzazione e nella mobilitazione solidale. Li ha battuti la crisi di sovraproduzione fotografica, il taglio dei salari, i licenziamenti massicci e l’avanzamento tecnologico. Ci sono eccezioni, chiaro, ma in tutto lo spettro della produzione fotografica si vedono le stragi del capitalismo immisericordioso ed inclemente. Come nel resto delle attività produttive. Ciò si nota chiaramente nella “foto” di O´Reilly.

Vediamo se Finbarr O’Reilly, fotografo canadese della Reuters, vincitore del premio “Foto dell’Anno” del “World Press Photo 2005” (10) approfitta del “forum” per convocare riflessioni, ed azioni, organizzate per i lavoratori della fotografia che, di fianco ai lavoratori del mondo intero, possono fare qualcosa contro la miseria e la barbarie ritratte molto bene da lui, forse meglio di quello che aveva immaginato. Azioni organizzate per finire effettivamente con quello che dà origine allo spettacolo macabro di quella “foto”, benché siano finiti i premi. Finire con le cause e con gli effetti e poi finire con ogni porno-miseria che sogna premi simili e connessi. Diciamolo chiaramente: la porno-miseria, fotografica, documentaria, notiziaria, letteraria… è un gran commercio che neutralizza e confonde certi incauti capaci di credere che per esibire persone morte di fame, vessate, torturate, soffocate… si stia facendo concretamente qualcosa per loro. Molti mercenari della “foto” sanno di che cosa parliamo ed altri anche. Mentre riscuotono.

Comunque bisogna rallegrarsi quando un lavoratore collega della comunicazione e dell’immagine riceve riconoscimenti per il suo lavoro, per essere collega e per essere lavoratore. Magari anche cosciente del suo passato. Lo speriamo. Ci si rallegra perché il lavoro viene premiato ed si spera che il premio realmente conferisca dignità al lavoro e non l’alieni. Un premio che riconosce il potere trasformatore del lavoro fa molto bene al lavoratore e molto bene a i beneficiari della sua opera. Uno vorrebbe che questo accadesse con tutti i lavoratori in tutti i rami della produzione… la realtà è molto diversa. Ciò deve saperlo O’Reilly e benché niente l’obblighi a pensare come pensano i lavoratori che vogliono la loro salvezza solo per se stessi, uno mantiene viva l’aspettativa che questo lavoratore della “foto”, premiato e tutto, raccolga le forze, capisca il suo premio e lo trasformi in contributo alla lotta. Questo sarebbe un premio migliore. Senza dubbio.

Ma dove starà adesso la donna della “foto”? Ed il suo bambino?

Fernando Buen Abad Domínguez
Fonte:www.rebelion.org
Link: http://www.rebelion.org/noticia.php?id=26724
13.02.06

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di GIANPAOLO

Note:

(1) ”Finbarr O’Reilly, autore della foto dell’anno della World Press Photo of the Year 2005, riceverà il suo premio e 10.000 Euro in contanti alla cerimonia di premiazione nell’Oude Kerk, Amsterdam, domenica 23 aprile 2006. Inoltre la Canon gli regalerà una macchina fotogradica Canon EOS 1D Mark II n“
http://www.worldpressphoto.nl/

(2) La giuria del World Press Photo ha concesso al canadese Finbarr O’Reilly il premio per la migliore foto dell’anno… mostra le conseguenze della fame nera in Niger… mostra una donna vicino a suo figlio di un anno in un centro di assistenza di Tahoua, Niger. Il presidente della giuria ha raccontato che l’immagine lo ha commosso dal primo momento in cui l’ha vista. “È rimasta nella mia testa, in ogni momento mentre vedevo altre migliaia durante il concorso”, ha detto James Colton che ha descritto anche la fotografia vincitrice nel modo seguente: “L’immagine ha tutto, bellezza, orrore e disperazione”. Hanno partecipato 4.448 fotografi di 122 nazionalità. Al premio internazionale più prestigioso di fotogiornalismo hanno partecipato più di 80.000 immagini, tra le quali è risultata vincitrice l’istantanea di O’Reilly.
http://www.diariodeleon.es/

(3) http://www.rebelion.org/

(4) “L’Unione Europea ed il FMI, quell’organizzazione di esperti in genocidio economico, sono gli autentici responsabili di avere imposto all’ex colonia francese cambiamenti strutturali, inclusa l’IVA su prodotti basilari e l’eliminazione di riserve di grano che hanno fatto salire il suo prezzo tra 75 e 89 percento nei cinque anni scorsi.” José Steinsleger – La Jornata
http://www.rebelion.org/

(5) http://www.ifrc.org/

(6) José Steinsleger – La Jornata http://www.rebelion.org/

(7) José Steinsleger – La Jornata http://www.rebelion.org/

(8) Ramón Lobo – El País Semanal http://www.rebelion.org/

(9) Ramón Lobo – El País Semanal http://www.rebelion.org/

(10) http://www.worldpressphoto.nl/

Pubblicato da Olimpia

  • Tao

    Finbarr O’Reilly è canadese, ma vive in Africa da un po’ di anni. Fotografo dell’agenzia Reuters, quest’anno ha vinto il prestigioso World press photo.

    Mi sembra carino iniziare con lui la mia nuova rubrica 3 domande, in cui intervisterò tutti quelli che conosco. Alla fine del progetto – ho un progetto! – avrò un quadro completo del grado di felicità dei miei amici.

    Finbarr l’ho conosciuto due anni fa in Ruanda, tramite Himalot. Ricordate? “Il piccolo cingolato anfibio che in passato sembra sia appartenuto addirittura a Ken, vecchia fiamma di Barbie”, in realtà era suo. Lo raggiungo per email per scoprire come si diventa il vincitore del World press photo.

    scheda tecnica
    * Altezza 192 cm
    * Apertura alare 192 cm
    * Reddito annuo “Non molto, e comunque non abbastanza per permettermi una nuova macchina”.
    * Grado di felicità in % “Circa 80. In questo periodo più che fotografare passo un sacco di tempo in ufficio (in Senegal) a fare lavori di amministrazione e di editing delle foto altrui. Se questo cambiasse e se trovassi la donna dei miei sogni, allora mi avvicinerei al 100”.

    Ciao Finbarr. Hai cominciato come giornalista alla Reuters, poi un giorno hai deciso di passare alla fotografia. Le parole non ti piacciono più?

    No, le parole mi piacciono ancora molto. Non ho la televisione, così passo tutto il tempo libero a leggere: romanzi, libri vari o la mia copia settimanale del New Yorker. Ho appena comprato il cd-rom del New Yorker con tutti gli articoli pubblicati dalla rivista a partire dal 1920, questo dovrebbe tenermi occupato per un po’. Prima scrivevo molto di più, ma adesso sto cercando di concentrarmi sulla fotografia. Scrivere però mi manca.

    In quanti posti diversi sei stato negli ultimi sei mesi?

    A dire il vero è un periodo un po’ noioso, mi dispiace. Sono stato solo in Senegal, Canada e qualche giorno a New York nel mezzo. Ma se mi avessi chiesto “dove sei stato negli ultimi otto mesi”, allora avrei potuto includere il Niger, il Mali, la Mauritania e la Liberia.

    Dov’è finito il piccolo cingolato anfibio? Era in Ruanda con te, due anni fa. È stato venduto, se sì, a chi?

    Quando sono andato via dal Ruanda ho venduto la mia Suzuki Samurai a una francese che lavorava per un’associazione umanitaria, a Kigali. Adesso non ho più la macchina.

    Grazie!
    Best, -Finbarr

    E così abbiamo perso le tracce del Suzuki. Prima è appartenuto a Ken, poi a Finbarr. In seguito è finito nelle pagine di un libro, e ora? Accontentiamoci di ricordarci com’era.

    Spaceyblog
    Fonte:www.internazionale.it
    Link:http://www.internazionale.it/interblog/?blogid=3
    8.03.06