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Eliminare i dubbi per l’11 settembre

Di Wayne Madsen

I funzionari al vertice dell’amministrazione Bush e, in misura minore, di quella Clinton, hanno bloccato innumerevoli attività dei servizi segreti e delle forze di polizia che avrebbero potuto prevenire sia gli attacchi dell’11 settembre sia, 11 mesi prima, quello ai danni della nave da guerra USS Cole.
Questi sottoscrittori e ferventi supporter del Progetto per un Nuovo Secolo Americano (PNAC) per la dominazione globale da parte degli Stati Uniti hanno deliberatamente interferito con progetti segreti della CIA, dell’FBI, della DIA (Defense Intelligence Agency), della DEA (Drug Enforcement Administration), del Dipartimento del Tesoro e della National Security Agency (NSA). Operazioni che avevano portato alla luce l’esistenza di un cartello internazionale del crimine organizzato che includeva i dirottatori dell’11 settembre, trafficanti di armi e droga e finanziatori della Mafia. Secondo diversi ex agenti della CIA, dell’FBI e della DIA, l’anello mancante che collega gli attacchi dell’11 settembre e quello all’USS Cole è l’assenza di un coinvolgimento dimostrabile di una qualsiasi organizzazione islamica fondamentalista, incluso il generico spauracchio costantemente citato dai supporter del PNAC: “Al Qaeda”.L’elemento comune sia all’amministrazione Bush sia a quella Clinton è un gruppo di neoconservatori che hanno sottoscritto il sogno del PNAC di “un evento catastrofico e catalizzatore – come una nuova Pearl Harbor” per poter proseguire con il loro piano, così come i nazisti diedero fuoco al Reichstag per proseguire con il loro progetto. Allora lo spauracchio da sfruttare era il Comunismo, oggi è Al Qaeda.

Tuttavia, proprio come un sottomarino “si toglie ogni dubbio” virando di 120 gradi a babordo e a dritta per scovare sommergibili nemici che lo seguono, così gli investigatori sull’11 settembre si sono “tolti ogni dubbio” licenziando, sospendendo e bloccando gli agenti dei servizi segreti e delle forze dell’ordine che stavano pervicacemente seguendo gli innumerevoli indizi che, però, avrebbero potuto impedire l’avanzamento del PNAC e la generale agenda neoconservatrice. Senza l’11 settembre non ci sarebbe stato nessun Patriot Act, nessuna guerra in Iraq, nessuno svilimento delle Nazioni Unite, nessuno stravolgimento dei servizi segreti statunitensi, nessun Dipartimento della Sicurezza Interna e nessuna seconda amministrazione per George Bush e Dick Cheney. Inoltre non ci sarebbe stato nessun posto nel governo o nelle stanze in cui viene fatta la politica per quelle persone che hanno principalmente beneficiato dall’11 settembre, coloro che erano membri importanti del PNAC: Donald Rumsfeld, Paul Wolfowitz, I. Lewis “Scooter” Libby, Zalmay Khalilzad, Richard Perle, il nuovo emergente leader razzista William Bennett, e lo stesso Cheney.

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La persona che più di altre si distingue tra quei funzionari delle forze dell’ordine e dei servizi segreti che stavano indagando sulla rete criminale che avrebbe poi effettuato gli attentati dell’11 settembre è l’agente dell’anti-terrosimo dell’FBI John O’Neill. Sin dal primo attentato al World Trade Center del 1993, la caccia di O’Neill a Osama Bin Laden e Al Qaeda è stata controllata da vicino. Dopo l’ulteriore attacco terroristico alle Khobar Towers nel Dharan, Arabia Saudita, alle ambasciate statunitensi in Kenya e Tanzania e alla USS Cole nella baia di Aden, il più grosso problema di O’Neill non fu Al Qaeda, bensì l’opposizione esercitata dai più alti funzionari all’interno del governo degli Stati Uniti.

Secondo alcuni documenti riservati dei servizi segreti francesi, Al Qaeda e Bin Laden erano stati sotto controllo dei servizi segreti inglesi e statunitensi fino al 1995, due anni interi dopo l’attentato del 1993 al World Trade Center. Nel 1996 il Dipartimento di Stato degli USA persisteva nel non voler riconoscere Al Qaeda come organizzazione terroristica. Dopo l’attentato alle Khobar Towers del 1996 che uccise 19 persone dell’esercito statunitense, il Dipartimento di Stato sotto il comando del Segretario di Stato Warren Christopher, il direttore dell’FBI Louis Freeh e il governo saudita hanno fatto tutto ciò che era nelle loro capacità per ostacolare le indagini di O’Neill.

Nella sua aggressiva caccia ad Al Qaeda, O’Neill, secondo le persone che hanno lavorato al suo fianco, iniziò ad avere dei seri sospetti sulla complicità di qualcuno all’interno delle amministrazioni Clinton e Bush. Ci fu, nell’estate del 2000, il misterioso furto della sua valigetta in un Hotel di Tampa, dove si stava svolgendo un seminario dove gli unici altri 150 partecipanti erano agenti dell’FBI. Nella valigetta c’erano alcune mail riservate e un documento riservato denominato Annual Field Office Report, un resoconto delle operazioni contro il terrorismo e contro la rete internazionale terroristica effettuate della sede dell’FBI di New York, incluso c’era anche il report di una delicata operazione condotta da un altro agente speciale dell’FBI di New York contro il terrorismo internazionale, Michael Dick. Sebbene un accendino, un taglia sigari e una penna costosa siano stati rubati, i fogli c’erano tutti quando la valigetta è riapparsa 90 minuti dopo in un vicino hotel. Novanta minuti sono più che sufficienti per aver potuto fotocopiare i documenti e scoprire tutto quello che O’Neill sapeva sia di Al Qaeda sia delle implicazioni di Israele.

L’agente speciale Dick, che ha lavorato a stretto rapporto con O’Neill, ha scoperto un preoccupante anello di attivisti israeliani operanti nelle aree di New York e del New Jersey. Inoltre, alcuni di questi israeliani hanno rapporto non solo con il Mossad e altre organizzazioni governative israeliane, ma hanno anche coperto arabi e mussulmani che sono stati indagati come possibile cellule terroristiche. Ma gli israeliani stavano agendo in maniera indipendente e non è stato fatto nessun tentativo di informare l’FBI o la polizia locale di nessun indagine che questi stavano facendo sui loro bersagli.

Le attività di controspionaggio di Dick contro questi israeliani furono ulteriormente frustrate dall’impossibilità di condurre un qualsiasi tipo di sorveglianza sulle loro comunicazioni, dati i metodi che avevano scelto: facevano uso di cellulari prepagati Verizon, walkie-talkie Nextel e internet café.

Allo stesso tempo la DEA aveva scoperto un giro a livello nazionale di “studenti d’arte” israeliani, molti dei quali avevano legami precedenti con i servizi israeliani e unità militari di demolizione, che stavano operando a New York e nel New Jersey. Quello che la DEA non aveva scoperto era che questi studenti d’arte stavano anche coprendo le stesse cellule arabe che avrebbero poi eseguito gli attacchi dell’11 settembre.

Inoltre la DEA scoprì un narcotraffico tra la mafia russo-israeliana in Colombia e il principe saudita Nayif al Saud. L’Operazione Millennio della DEA era diretta contro questo network, che venne in gran parte smantellato nel giugno 1999, quando 808 chilogrammi di cocaina vennero sequestrati a Parigi. Successivamente la DEA, nel giugno 2000, declassificò un report “SECRET DEA-6” proveniente dal BCO (Ufficio di Bogotà) della DEA in modo che il PCO (Ufficio di Parigi) della DEA potesse condividere con la polizia francese le informazioni raccolte sulle operazioni di contrabbando saudita di cocaina. La DEA e la polizia francese hanno tonnellate di prove che attestano come il Principe Nayif trasportasse cocaina per sostenere alcuni grandi eventi.

Il rapporto della DEA afferma che Nayif sostiene che Allah lo ha autorizzato a vendere droga e che, più avanti nel tempo, il motivo per cui stava vendendo droga sarebbe stato chiaro. È significativo che Nayif non facesse uso di alcolici, tabacco o droghe. Nayif ha richiesto l’immunità diplomatica e il governo saudita ha minacciato la Francia e l’amministrazione Clinton di non sottoscrivere alcuni contratti molto lucrativi se avessero proseguito nell’incriminazione del loro principe. A causa degli stretti contatti di O’Neill con la DEA, questi rapporti dei servizi segreti gli erano noti. La rete di contrabbando saudita di cocaina coinvolgeva elementi criminali legati alla mafia russo-israeliana a Miami, Medellin (Colombia), Marbella e Barcellona (Spagna), Venezuela, Ginevra e i Paesi Bassi. Secondo il report della DEA, Nayif ha avuto un figlio con una donna di nome Doris Salazar, una colombiana residente a Miami. Il report afferma inoltre che una figura del crimine organizzato denominata solo “Pepe”, un cubano americano che gestiva una “larga porzione del porto di Miami” e che arrivò in Florida durante la traversata del Mariel nel 1978, era coinvolto con Nayif nella “protezione dei carichi di stupefacenti dopo il loro arrivo al porto di Miami.” Il report SECRET DEA-6 declassificato contiene i nomi di diversi testimoni che cooperavano nell’indagine su Nayif e la rete di contrabbando di cocaina e l’autore prende seriamente ciò che è scritto nel documento: “Proteggere le identità dei testimoni che collaborano.”



La DEA originariamente si interessò agli israeliani perché si sospettava fossero coinvolti nel giro di contrabbando di ecstasy della mafia israeliana. Tuttavia, presto ci si rese conto che la DEA era incappata in qualcosa di molto più grosso; gli uffici della DEA e le case degli agenti DEA sparsi per il paese non solo vennero messe sotto sorveglianza dagli israeliani, ma anche da giudici federali, US Marshal, agenti dell’Agenzia di Protezione Ambientale e agenti dell’FBI.

Divenne anche chiaro alla DEA che gli studenti d’arte israeliani erano coinvolti in affari con alcuni colombiani. Il 22 marzo 2002, presso gli Oak Hills Apartment Complex a Irving, Texas, gli agenti della DEA arrestarono lo studente d’arte israeliano Dahan Eldad, assieme a Elsa Beatriz Afrcano-Leon, colombiana. Il 27 marzo, agenti della DEA hanno arrestato quattro altri israeliani nello stesso complesso di appartamenti, incluso Aran Ofek, che ha affermato che suo padre era un importante generale dell’esercito israeliano in pensione. Una cauzione di 10000$ per un altro arrestato israeliano, Michal Gal, è stata pagata da Ophir Baer, un impiegato dell’azienda israeliana di telecomunicazioni AMDOCS Inc., azienda con accesso operativo ai telefoni usati dagli agenti dell’FBI O’Neill, Michael Dick e gli agenti della DEA coinvolti nel rintracciare il carico di cocaina saudita usato per sovvenzionare diversi gruppi segreti e cellule terroriste negli Stati Uniti e oltremare.

L’11 aprile 2001, un agente della DEA e un poliziotto di Fredericksburg, Virginia, interrogarono due studentesse “d’arte” israeliane in un centro commerciale di Fredericksburg. Il passaporto di Yael Gavish conteneva alcuni visti di ingresso e di uscita piuttosto interessanti: il 13 dicembre 2000 era entrata a Bogotà, Colombia e il 5 febbraio 2001 ne era uscita. In aggiunta, il 5 febbraio c’era un altro visto di entrata a Panama, seguito poi il 9 marzo 2001 da un visto di ingresso a New York City. La collega della Gavish, Meirav Balhams aveva una carta di identità dello Stato di New York in cui il suo indirizzo risultava essere 354 Patterson Plank Rd., Jersey City, New Jersey. Una lista di sospetti per l’11 Settembre dell’FBI datata 22 febbraio 2002 riportava Dominik Suter, assieme ad un certo Ornit Levinson, a.k.a. Omit Suter, con indirizzo 312 Pavonia Avenue, Jersey City. Dominik Suter era a capo dell’Urban Moving System della vicina Weehawken, la base operativa per due furgoncini bianchi con la stessa targa che erano stati visti parcheggiati presso i Doric Apartments (vicino a Patterson Plank Road) e vicino al Liberty State Park negli stessi istanti in cui il primo aereo colpì la Torre Nord del World Trade Center. Gli occupanti di entrambi i furgoncini, tutti israeliani, sono stati visti celebrare l’attacco mentre indossavano abiti di foggia araba. Cinque israeliani in uno dei furgoni vennero poi arrestati dalla polizia locale e dall’FBI vicino al Giant Stadium a East Rutheford, New Jersey nel tardo pomeriggio dell’11 settembre.

Il collega dell’FBI di O’Neill, Mick Dick, aveva investigato su questo circolo israeliano prima e successivamente gli eventi dell’11 Settembre. Ma anche lui, come O’Neill, si è presto visto sollevare dall’incarico dall’allora capo della Divisione Criminale del Dipartimento di Giustizia, Michael Chertoff. Dick si insospettì molto quando operai israeliani addetti ai traslochi trasferirono in tutta fretta la Zim (Compagnia di Trasporti America-Israele) dai suoi uffici di più di 3000 metri quadrati al 17° piano della Torre Nord del World Trade Center. La ditta, parzialmente controllata dallo stato israeliano, pagò 50000 dollari di mora per lasciare in anticipo l’edificio e liberò gli uffici una settimana prima dell’11 Settembre. Secondo una fonte non ufficiale (NOC) della CIA che ha lavorato con Dick, gli operai israeliani avrebbero portato degli esplosivi al 17° piano negli spazi ufficio della Zim dopo che erano stati liberati.

Dopo l’11 Settembre, sia Dick sia la fonte non ufficiale della CIA vennero attaccati dai loro superiori per via di ordini giunti “dall’alto”. Quegli ordini arrivarono da Chertoff. Dick venne prima esonerato dai suoi importanti incarichi di controspionaggio, successivamente spedito in Pakistan per investigare sul rapimento del giornalista del Wall Street Journal, Daniel Pearl, e infine lasciato a fare un lavoro da scrivania nel quartiere generale dell’FBI a Washington, DC.

Secondo la fonte della CIA, Pearl venne ucciso perché si stava avvicinando troppo alla scia di denaro che aveva finanziato gli attacchi dell’11 Settembre. La fonte della CIA ha affermato che “lo stesso gruppo che ha decapitato Pearl in Pakistan, ha eseguito le decapitazioni in Iraq.” La fonte ha anche aggiunto che le decapitazioni “non furono eseguite da Al Qaeda”.

La fonte della CIA, che ha enfatizzato le sue precedenti credenziali repubblicane, ha sottolineato che Al Qaeda era solo una “lista” di trafficanti di armi, mercenari, trafficanti di droga, finanziatori e terroristi utilizzati dalla CIA e dai sauditi durante la guerra afgana dei Mujaheddin contro i russi. La fonte ha inoltre ripetuto che tutti i dirottatori dei voli dell’11 Settembre aveva dei documenti di identità falsi. Durante un’operazione congiunta tra CIA e FBI contro il capo dirottatore Mohammed Atta a Fort Lee, New Jersey nel 2000, i capi dei team della CIA e dell’FBI si lamentarono con i loro superiori che le loro operazioni erano fotografate da agenti israeliani, compromettendo in questo modo l’esito stesso dell’operazione. La fonte della CIA afferma che così facendo gli israeliani in New Jersey stavano procurandosi le informazioni necessarie per fornire copertura alle future squadre di dirottatori.

Questo non fu il primo incontro tra agenti operativi della CIA e gli israeliani. Quando un diplomatico statunitense con forti legami con Israele venne scoperto accettare bustarelle da ufficiali del governo del Marocco perché scrivesse rapporti a favore del controllo continuo che il Marocco esercitava sul Sahara dell’Ovest, ricco di petrolio e minerali, ogni tentativo di risalire la traccia lasciata dal riciclaggio di questo denaro venne cancellato dal Dipartimento di Stato gestito da Madeleine Albright.

Il problema ai vertici della CIA e dell’FBI, dice la nostra fonte, esiste sin da quando le spie sovietiche Aldrich Ames e Robert Hanssen riuscirono a penetrare sin nei livelli più alti di entrambe le agenzie. “Sono arrivati lì solo grazie ad un aiuto” dice la fonte.

O’Neill decise, siccome la sua stessa agenzia stava ostacolando le sue indagini, di appoggiarsi alla DEA per gestire le sue comunicazioni più delicate. Sebbene dei memo della DEA implichino che compagnie di telecomunicazioni israeliane, sotto contratto con il Dipartimento di Giustizia Statunitense, possano essere riuscite a infiltrarsi in alcune comunicazioni molto delicate della DEA in quanto parte di alcuni operazioni di spionaggio, O’Neill era sicuro che nell’FBI tutto ciò che faceva era sotto controllo e fu costretto a contare sulla DEA a causa delle pressioni subite sia da parte dell’FBI e del Dipartimento di Giustizia, sia per la sua paura di essere spiato e controllato.

O’Neill si rivolse anche ai servizi segreti francesi per ottenere informazioni sulle intercettazioni eseguite ai danni delle cellule di Al Qeada. O’Neill era certo che il governo saudita e membri dell’industria petrolifera all’interno dell’amministrazione Bush fossero dietro il network creato da Al Qaeda. Era anche consapevole delle continue negoziazioni tra le compagnie petrolifere statunitensi come la UNOCAL e la Halliburton e rappresentanti talebani, che risalivano sin dal 1996, lo stesso anno in cui le Khobar Towers furono oggetto di un attacco terroristico da parte delle frange talebane di Al Qeada. Sebbene questi negoziati si conclusero dopo l’attacco del 1998 alle ambasciate americane in Africa, ricominciarono con rinnovato vigore dopo che Bush venne eletto presidente.

O’Neill scoprì che alcuni dei suoi bersagli di Al Qeada erano coinvolti in alcune attività fortemente in controtendenza rispetto all’Islam fondamentalista. Attività che includevano il traffico di droga, la prostituzione minorile e il commercio di diamanti di dubbia provenienza. Questa pista finanziaria guidò O’Neill a una rete di conti bancari a Londra, Dubai, le Isole di Man, Guernsey e Jersey. La rete su cui stava investigando coincideva esattamente con le attività eseguite dalla mafia russo-israeliana e i suoi legami a diamanti, droga e smercio di armi che erano particolarmente attive in Florida e New York. I futuri dirottatori dell’11 Settembre e le loro “ombre” israeliane vivevano negli stessi quartieri e frequentavano gli stessi locali, gli stessi videonoleggi, e avevano in comune anche le cassette postali.

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Il 12 ottobre 2000, la USS Cole, ormeggiata nella baia di Aden dopo che la marina statunitense aveva ritenuto che il porto fosse sicuro e lo aveva certificato come Defense Fuel Support Point, venne, secondo le fonti ufficiali, fatta esplodere da due uomini che si avvicinarono alla nave da guerra a bordo di una piccola imbarcazione. Gli uomini si disse fossero membri di Al Qeada provenienti da Hadhramaut, una remota regione dello Yemen dell’est e terra natale di Bin Laden. Più tardi, gruppi che si chiamavano Esercito di Mohammed e Esercito di Ayden-Abyan dichiararono la loro responsabilità per l’attacco, ma queste rivendicazioni vennero fatte risalire ad oscure fonti a Londra.

O’Neill e l’FBI arrivarono subito nello Yemen per investigare sul fatto. Sin dal principio, O’Neill ricevette una fredda accoglienza dall’ambasciatrice statunitense nello Yemen Barbara Bodine (Deputy Chief della Missione in Kuwait prima di Operazione Tempesta nel Deserto e reggente ad interim dell’Iraq Centrale dopo l’occupazione americana). Gli ordini della Bodine di limitare il raggio di indagine di O’Neill arrivarono dal segretario di Stato Madeleine Albright, il cui padre Dr. Joseph Korbel, un professore neoconservatore antisovietico, fu mentore di una delle sue studentesse all’Universita di Denver: Condoleeza Rice. A O’Neill non venne permesso di esaminare il copricapo indossato da uno degli attentatori sulla barca né gli fu permesso di esaminare la battigia fangosa della baia in cerca di prove.

O’Neill venne presto allontanato dallo Yemen e la Bodine rifiutò a lui e al suo team il permesso di poter rientrare nel paese. O’Neill stava per arrivare troppo vicino a qualcosa. Nel febbraio 2001, dopo che il Ministro degli Interni yemenita Hussein Mohammed Arab affermò che non c’erano prove che collegassero l’attacco terroristico alla Cole con Al Qaeda (“Le indagini non hanno sinora provato, né a noi né agli americani, nessun legame tra Osama Bin Laden e l’attacco alla Cole”), l’amministrazione Bush non mostrò alcun desiderio di scoprire chi aveva effettivamente bombardato la nave. Erano troppo occupati a “togliersi ogni dubbio” per l’invasione dell’Iraq e gli altri loro piani.

All’inizio del 2001 cominciarono a circolare delle voci che dicevano che O’Neill avrebbe preso presso il National Security Council il posto del coordinatore antiterrorismo alla Casa Bianca Richard Clarke. Clarke era stato uno dei pochi personaggi a mantenere il suo posto durante il passaggio dall’amministrazione Clinton a quella Bush. Improvvisamente, la storia del furto durato 90 minuti della valigetta di O’Neill arrivò in qualche modo al giornale New York Times, sebbene il Dipartimento di Giustizia avesse da tempo abbandonato le sue indagini sul caso. Nonostante l’FBI continuò le sue indagini sul caso della valigetta, ciò non impedì che la fuga di notizie verso i media avesse inizio.

Il 22 agosto O’Neill andò in pensione dopo 20 anni di servizio nell’FBI. Il giorno dopo iniziò il suo lavoro come Direttore della Sicurezza per il World Trade Center. Il suo ufficio era 34° piano della Torre Nord del Trade Center. L’edificio in cui ritrovava O’Neill fu il primo ad essere colpito l’11 Settembre. Morì mentre cercava di salvare le persone nella Torre Sud, il secondo edificio colpito dai dirottatori.

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Un sistema computerizzato utilizzato sia dalla CIA che dall’FBI, nome in codice “Alex”, era interamente dedicato alla rete costruita da Bin Laden. Una unità a Langley, chiamata “Station Alex”, venne creata nel 1995. Iniziò a carpire informazioni che mostravano come Al Qaeda fosse in verità una rete finanziariamente molto diversificata: contrabbando di droga, contrabbando d’armi e contrabbando di diamanti, con diramazioni in più di 60 paesi in tutto il mondo. E, come accade in tutte le grandi organizzazioni criminali, aveva legami con entità legittime come banche, hawala e istituti religiosi, ma anche con imprese criminali, tra cui la mafia russo-israeliana, quella latino americana e quella balcanica. Questo primo passo nel coordinare le forze della CIA e dell’FBI per combattere Al Qaeda ebbe successo. L’agente a capo del progetto Alex nell’FBI era John O’Neill. La sua controparte nella CIA era Michael Scheuer, che più tardi avrebbe inaspettatamente lasciato Langley, infuriato poiché la minaccia di Al Qaeda non era più presa sul serio dall’amministrazione Bush. Le preoccupazioni di Scheuer rispecchiavano quelle di O’Neill nei mesi prima che venisse ucciso al World Trade Center. Mentre O’Neill si avvicinava alle persone che sarebbero poi state dietro l’11 settembre, si trovò impossibilitato ad accedere al sistema computerizzato Alex. Le sue credenziali di accesso al sistema vennero cancellate da autorità più alte di quanto fosse il suo ruolo. Più tardi, il progetto Alex, così come la sua controparte Able Ranger vennero chiusi dall’amministrazione Bush.

Servizi segreti stranieri si sono rivelati più efficaci di quanto non lo siano state la CIA e l’FBI nel seguire le tracce che avrebbero portato alla scoperta di altre minacce verso l’occidente da parte di Al Qaeda e altre organizzazioni terroristiche. I francesi, che hanno da tempo una lunga storia di problemi con i terroristi islamici a partire dalla Guerra di Algeria, ebbero abilissimi agenti che si erano infiltrati sia in Al Qaeda sia tra i talebani. Un documento dei servizi segreti francesi DGSE riservato e catalogato “French Eyes Only” datato 9 gennaio 2001, che trattava delle attività terroristiche che Al Qaeda eseguiva nel suo campo di addestramento di Darounta, Afghanistan, confermava quello che fonti della CIA avevano riportato sull’attacco dell’ottobre 2000 alla USS Cole. O’Neill era particolarmente propenso ad eseguire un test del DNA sul copricapo indossato da uno dei cosiddetti attentatori suicidi nella piccola barca lanciata contro la USS Cole. Intendeva inoltre condurre un’analisi sugli esplosivi eventualmente trattenuti dal fango sotto la nave.

La USS Cole era a livello THREATCON (condizione di minaccia) BRAVO, che significa che l’equipaggio era allerta per eventuali scafi sospetti che si sarebbero potuti avvicinare. Una persona a bordo della Cole ha affermato di avere l’impressione che la piccola imbarcazione dei terroristi sembrava una di quelle barche usate dai servizi interportuali per lo smaltimento dei rifiuti e altre operazione di routine.

Il report confidenziale dei servizi francesi conclude che non ci fu mai un legame tra le unità di Al Qaeda addestrate in Afghanistan e per operazioni anfibie contro navi e l’attacco alla Cole. Tutto questo porta ad una domanda: se Al Qaeda non ha attaccato la Cole (come affermato anche dal Primo Ministro yemenita), allora chi è stato?

Ciò che segue è tratto da un rapporto dei servizi segreti francesi:

“Un gruppo di nazionalisti arabi, la cui nazionalità non è stata determinata, vennero addestrati in operazioni anfibie nel campo di Darounta alla fine del 1990 sotto il comando di uno yemenita. Inoltre, nel gennaio 2000, un progetto di attaccare una nave da guerra americana ad Aden fallì a causa di una mancanza di preparazione. Infine, nel febbraio 2000, un gruppo composto da 10 yemeniti arrivò a Darounta. Sino al maggio 2000 vennero addestrati all’uso di esplosivi forniti da Abou Khabab prima che venissero poi spediti verso la Giordania e lo Yemen.

Non esiste nessuna prova che connetta questi elementi all’attacco contro la nave da guerra USS Cole compiuto il 12 ottobre 2000, ma i servizi segreti statunitensi hanno rapidamente raccolto informazioni su Abou Khebab dopo l’attacco.

Infine, per quel che concerne la Francia, è stato dimostrato che diversi islamici francesi coinvolti negli attacchi del 1995 e 1996 viaggiarono verso campi afgani. Tra di loro compaiono anche ex combattenti in Bosnia come Joseph Jaime e David Vallat, e specialmente Farid Mellouk, che, nel 1995, tenne un corso sugli esplosivi a Darounta. Sotto indagine da parte della polizia francese, venne arrestato il 5 marzo 1998 in Belgio. Una perquisizione portò al sequestro di esplosivi, vari tipi di detonatori, cianuro e diverse note scritte simili alle informazioni passate poi durante il corso tenuto a Darounta.

A eccezione dell’enclave magrebina, l’addestramento fornito a Darounta, per una durata di circa 2 mesi, era principalmente incentrato sulla costruzione di esplosivi per uso terroristico. Questi insegnamenti, originariamente forniti presso il campo di Khalden in Paktia, furono trasferiti nel 1995 a Darounta dietro ordine di Ibu Cheikh dopo che i servizi segreti di alcuni paesi lo scoprirono, in particolare gli Stati Uniti e il Regno Unito.”

Il rapporto confidenziale fornisce inoltre alcune informazioni su Abou Khebab: “Abou Khebab – egiziano. Venne identificato nel marzo 1999 dalla CIA come la persona incaricata di addestrare gli islamici associati a Osama Bin Laden nella costruzione e nell’uso di armi chimiche e biologiche. Secondo i servizi segreti egiziani, si trovava nello Yemen nel giugno 1999 e compie frequenti viaggi in Pakistan.”

Dati gli stretti rapporti che O’Neill aveva con i servizi segreti francesi, egli era al corrente delle difficoltà che questi avevano avuto nel cercare di collegare l’attacco alla USS Cole con Al Qaeda. Era anche a conoscenza degli spostamenti continui tra Yemen e Pakistan di Abou Khebab tracciati dalla CIA. Quindi, se il primo ministro yemenita e i servizi francesi hanno ragione, chi ha bombardato la Cole?



L’ex agente della CIA che lavorò con la task force antiterrorismo istituita in cooperazione con l’FBI a New York e nel New Jersey afferma che la USS Cole venne colpita da un missile cruise Popeye appositamente configurato e lanciato da un sottomarino israeliano classe Dolphin. Test israeliani del missile nel maggio 2000 nelle acque dello Sri Lanka dimostrano che il missile può colpire un bersaglio a 930 miglia di distanza. L’ex agente CIA inoltre afferma che l’ambasciatrice Bodine cacciò O’Neill e il suo team fuori dallo Yemen per paura che le loro indagini potessero scoprire prove che la Cole non venne colpita da una barca imbottita di esplosivo, bensì da un missile cruise israeliano.

L’ex agente CIA dice che Israele attaccò per accendere gli animi dell’opinione pubblica statunitense contro Al Qaeda e contro i democratici nelle settimane precedenti le elezioni presidenziali del 2000. Il team Bush-Cheney poteva in questo modo dare la colpa ai democratici per non aver preso sul serio la minaccia di Al Qaeda. Tuttavia, questa è esattamente la tattica che l’amministrazione Bush usò dopo essere salita al potere: mancanza di supporto verso il progetto Alex Station della CIA e dell’FBI, pressioni contro John O’Neill e altri agenti come Coleen Rowley di Minneapolis e altri in tutta la nazione che avevano scoperto attività che coinvolgevano studenti di volo arabi, misero inoltre fine a una grossa operazione di raccolta informazioni dirette contro Al Qaeda chiamata Able Danger, che era gestita congiuntamente dalla DIA e dallo Special Operation Command.

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E’ degna di nota la scoperta francese di un anello di collegamento bosniaco con due loro connazionali a Darounta. L’operazione musulmana nei Balcani venne largamente supportata da agenti (CIA, DIA e Special Operations) statunitensi ma anche da aiuto non ufficiale. Quest’ultimo venne principalmente fornito da appaltatori militari privati come MPRI e network di supporto finanziario come il Bosnia Defense Fund, fondato nella metà degli anni ’90 con un conto alla Riggs Bank di Washington, DC. Chi muoveva principalmente le file dietro il Bosnia Defense Fund erano Richard Perle e Douglas Feith. Infatti, lo studio legale di Feith, Feith and Zell (FANZ) creò il Bosnia Defense Fund. Secondo un ex consulente legale della Riggs Bank, quando vennero sollevate delle obiezioni sulle centinaia di milioni di dollari raccolte da paesi come l’Arabia Saudita, il Brunei, la Malesia, gli Emirati Arabi, l’Iran, la Giordania e l’Egitto scoperti dal Financial Crimes Enforcement Network (FINCEN) e che venivano spediti da Washington a Sarajevo, in Bosnia, e sui rapporti secondo i quali c’era un travaso di questi fondi nelle mani delle unità di Al Qaeda nel paese, la risposta di Perle ad un incontro piuttosto litigioso fu: “Fate che sia così e basta!”

Dopo l’11 settembre, il Segretario del Tesoro Paul O’Neill cercò di fare pressione sulle banche e altri istituzioni finanziarie nel Dubai e in Arabia Saudita perché fornissero i record delle transazioni finanziarie di Al Qaeda passate e presenti.

Secondo un ex revisore della Central Bank of United Arab Emirates, durante un viaggio di O’Neill nel marzo 2002, funzionari degli Emirati Arabi e sauditi scambiarono strette di mano con O’Neill, gli sorrisero e si offrirono di assisterlo. Tuttavia, iniziarono ad esserci pressioni sull’amministrazione Bush, inclusi diversi leader neoconservatori che erano a conoscenza di quale fosse la posta in gioco su ciò che sarebbe potuto emergere da un’indagine simile, perché Paul O’Neill venisse escluso.

Più tardi lo stesso anno, in dicembre, Bush costrinse O’Neill a dimettersi. Una lettera del 29 novembre 2001 dal consigliere generale del Dipartimento del Tesoro David D. Aufhauser al Procuratore Generale svizzero Claude Nicati descrive le misure che il Dipartimento del Tesoro stava prendendo contro un grosso finanziatore di Al Qaeda chiamato Yassin A. Kadi. Tuttavia, questa particolare matassa si intrecciava con le attività della guerriglia islamica in Bosnia, e ciò era una minaccia verso alcuni esponenti neoconservatori che avevano sostenuto un fondo di supporto per la Bosnia nel 1990 che coinvolgeva gli stessi network di sostegno finanziario che appoggiavano la causa di Al Qaeda. Infatti, le unità di Al Qaeda erano attive in Bosnia durante la guerra civile. E queste unità erano in parte supportate dal Bosnia Defense Fund creato da Perle e Feith.

Secondo la lettera di Aufthauser alla sua controparte svizzera, “Mr. Kadi ha preso atto dalla stampa che sarebbe il fondatore del Muwafaq, o “Blessed Relief” Foundation. Viene identificato in atti legali come ‘Presidente’ della fondazione. Tala Fuad Kassem, leader dell’organizzazione terroristica Al-Gama’at Al-Islamiya, ha affermato che la Muwafaq Foundation forniva supporto logistico e finanziario per un battaglione di mujahadin in Bosnia. La fondazione operava inoltre in Sudan, Somalia e Pakistan, tra gli altri paesi.”
La lettera continua: “Muhammad Ali Harrath, principale attivista del Fronte Islamico Tunisino (TIF) nel Regno Unito, è stato associato con il personale della Muwafaq in Bosnia, e altri membri del TIF lavoravano presso la Muwafaq Foundation.”


Paul O’Neill era troppo aggressivo verso i sauditi e il crimine organizzato che manovrava denaro a fini terroristici. E questo lo ha bruciato

Il Dipartimento del Tesoro, nei suoi sforzi di ricostruire i passati flussi di denaro verso Al Qaeda, è senza dubbio incappato in quei trasferimenti eseguiti dalla Riggs Bank verso Sarajevo e di conseguenza verso Al Qaeda negli anni ’90. E i 2.5 terabyte di dati raccolti dal team Able Danger su Al Qaeda indubbiamente includono i dati di FINCEN, SWIFT e dei trasferimenti con altre banche. E tutto questo non punta solo verso persone come Yassin Kadi, ma anche il Bosnia Defense Fund di Perle e Feith. Motivi ancora maggiori per ostacolare gli sforzi di chiarezza sui trasferimento di denaro portata avanti da Paul O’Neill. Presto, O’Neill e Aufhauser sarebbero stati estromessi dal Dipartimento del Tesoro e rimpiazzati con persone più “gradevoli” per combattere “la lotta globale contro il terrorismo.”

La lettera di Aufhauser termina con una nota preoccupata circa l’Albania e la Bosnia, i due paesi che hanno ricevuto supporto dai neoconservatori durante le amministrazione Clinton eBush e che sono riaffiorate in recenti scoperte in Italia sui legami tra i servizi interni del Pentagono e affiliati di Al Qaeda operativi in Italia che fecero da intermediari tra combattenti islamici e americani nei Balcani: “Quando una regione si stabilizza, come la Bosnia o l’Albania oggi, imprese apparentemente legittime prendono il posto di fondazioni benefiche come copertura per poter continuare l’attività organizzativa terroristica. Le azioni di Mr. Kadi e quelle della sua Muwafaq Foundation e delle sue imprese rientrano in questa linea e danno ragionevolmente origine a supposizioni che fanno supporre che possano aver aiutato attività terroristiche.”

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Per la fine del 2000, la DIA, la CIA e la NSA avevano raccolto un dossier considerevole su Al Qaeda e le sue attività. Eppure la leadership politica dell’amministrazione Clinton, ormai a fine carica, era più interessata a non turbare le acque prima di passare a lavorare nel settore privato e i funzionari della subentrante amministrazione Bush avevano già fatto capire che avrebbero voluto vedere rapporti dai servizi segreti che fossero conformi alla loro linea politica. Dopo che i neoconservatori si insediarono al Pentagono, l’uso della DIA e della NSA per produrre rapporti su misura divenne lo standard. Una pressione simile sarebbe presto stata esercitata anche sulla CIA, sul Dipartimento di Stato, l’FBI e il National Security Council.

Dopo l’11 settembre, l’FBI insistette nel dire che Mohammed Atta non arrivò negli Stati Uniti prima del 2000. Tuttavia, Able Danger lo aveva posto negli Stati Uniti già dal 1999. Inoltre il traduttore dal Turco, Farzi e Azeri dell’FBI Sibel Edmonds scoprì ulteriori prove che “Al Qaeda” era collegata con trafficanti di droga operanti dall’Afghanistan verso la Turchia e poi nei Balcani, inclusa l’Albania e il Kosovo. Il traffico di droga correlato ad Al Qaeda non venne mai investigato dalla commissione sull’11 settembre.

Sarebbero potuti venire alla luce passati appoggi ufficiali e non ufficiali verso le cellule di Al Qaeda in Albania e in Bosnia e verso altre cellule terroristiche. La connessione dei neoconservatori con questi elementi era problematica. Edmonds venne licenziato dall’FBI e si trovò a dover rispondere delle stesse accuse rivolte a John O’Neill, Coleen Rowley e dozzine di altri agenti dei servizi segreti e della polizia che scoprirono che qualcosa di enorme come l’11 settembre stava per accadere. Le accuse rivolte alla commissione sull’11 settembre e quelle al sistema dei servizi segreti statunitensi che avrebbero fallito riguardo la tragedia dell’11 settembre non sarebbero altro che accuse utilitaristiche per distogliere l’attenzione dal coinvolgimento di funzionari delle amministrazioni Clinton e Bush nel preparare il terreno per l’attacco: la chiusura di diverse operazioni dei servizi segreti, il licenziamento di funzionari in posti chiave e l’aver permesso che informazioni riservate affiorassero in paesi come l’Arabia Saudita, il Pakistan, Israele e la Turchia.

Nel corso della raccolta di dati, che iniziò nel 1999, Able Ranger collezionò alcuni dati che hanno dello stupefacente.
Secondo la fonte della DIA, vennero scoperte prove di un accordo segreto tra l’allora rettore della Stanford University e direttore della Chevron, Condoleeza Rice, e il governo della Cina.
Dopo che l’ex analista della DIA Russ Tice espresse il rischio della possibile presenza di un agente cinese all’interno della DIA, egli venne inaspettatamente licenziato dal delicato incarico che aveva nell’agenzia in cui si trovava allora: la NSA.

Nello stesso tempo, uno dei migliori analisti della DIA sulla Cina, che si prendeva tra le altre cose cura dei suoi anziani genitori, stranamente si suicidò; tuttavia nessun cadavere venne mai rinvenuto. Quasi contemporaneamente un funzionario di altro rango dell’Air Force, funzionario americano ma con origini cinesi, assegnato alla base aerea di Offutt si suicidò anche lui, eppure, anche questa volta, non venne ritrovato né il cadavere, né un biglietto d’addio.
Nel novembre 2003 una catena di strani suicidi simili a questi afflisse il personale del Dipartimento di Stato, la NSA e la CIA mentre i servizi segreti venivano “preparati” per supportare la guerra in Iraq. Tice, un veterano come John O’Neill delle operazioni nello Yemen dopo l’attacco alla USS Cole, venne riassegnato al reparto motorizzazione della NSA e successivamente umiliato e demoralizzato ripetutamente attraverso interrogatori e giurie kafkiane, coordinate da una combinazione del draconiano Security Directorate della NSA e la servile unità di valutazione psicologica sempre della NSA.


Il suicidio è divenuto comune tra il personale dei servizi segreti americani.

Dopo che il Land Information Warfare Activity (LIWA) dell’esercito americano e il suo appaltatore Orion Scientific crearono Able Danger, la maggior parte del lavoro venne eseguito dalla divisione di supporto (Computer Technologies) TWI-2 (Trans World Information Warfare) della DIA, nome in codice Status Ivy, e dalla Raytheon, una compagnia con stretti legami con i servizi segreti statunitensi.
TWI-1 è il gruppo di supporto per lo Special Activities Trans World Information Warfare, che faceva da intermediario con il gruppo Able Danger. Fu durante la fase II del progetto Able Danger, la fase che dipendeva maggiormente da Raytheon, che venne scoperta la connessione tra la Rice e il governo cinese. Non si è certi di quello che Able Danger e un altro programma della DIA, chiamato in codice Doorhawk Galley, possano avere scoperto sulle cellule terroristiche di Mohammed Atta in tutto il paese, il loro legame con attivisti e studenti d’arte israeliani e altri piani terroristici, ma le rivelazioni di Able Danger ottennero la revoca delle autorizzazioni agli accessi, basate su accuse montate ad arte, del Lt. Col. Anthony Shaffer, la persona chiave coinvolta nei programmi per rintracciare le mosse di Al Qaeda prima dell’11 settembre. Le scoperte effettuate hanno inoltre segnato la fine di qualsiasi altro programma di raccolta dati della DIA che avrebbe potuto mettere in imbarazzo l’amministrazione Bush e i suoi alleati israeliani e sauditi. Questo ha interessato anche i successori designati di Able Danger: Able Provenante e il suo database Kimberlite Magic.


Quelli che sapevano troppo: John O’Neill, Lt. Col Anthony Shaffer, Sibel Edmonds, e Paul O’Neill. Tutte vittime della operazione neocons “eliminare i dubbi”

Un altro gruppo che stava avvicinandosi al coinvolgimento della mafia russo-israeliana con la cosiddetta rete di Al Qaeda era la Counter Prolification Division della CIA. Lavorando attraverso il Directorate Operations e altri funzionari sui casi clandestini, e personale non ufficiale in copertura alla CIA, iniziò a scoprire collegamenti tra Al Qaeda, i servizi segreti pakistani (ISI), contrabbandieri pakistani di armi nucleari e fisici nucleari di fama internazionale A.Q. Khan e un cerchio russo-turco-israeliano di contrabbandieri di componenti nucleari che incorporava esportazioni illegali dagli ex stati sovietici, gli Stati Uniti, la Malesia e il Pakistan, l’Iran, la Libia, l’Arabia Saudita e la Corea del Nord.

Gli accordi segreti per poter proseguire nel traffico di armi di distruzione di massa, se fossero venuti alla luce, avrebbero compromesso alcune figure chiave dell’amministrazione Bush. Quindi si è dovuto fermare sul nascere qualsiasi tentativo in questa direzione.
Le rivelazioni della Casa Bianca su una compagnia fantoccio gestita dalla CIA senza copertura ufficiale, la Brewster Jennings and Associates, per un suo agente segreto, non solo sono servite per attaccare coloro che si sono opposti alla guerra in Iraq, ma anche a mandare all’aria le operazioni eseguite sotto copertura e puntare il riflettore su alcuni mediatori politici e finanziari che lavoravano per o che erano comunque vicini all’amministrazione, specialmente all’interno dell’ufficio di Dick Cheney e del Pentagono di Donald Rumsfeld. A capo di questi vi erano I. Lewis “Scooter” Libby, capo dello staff di Cheney, e Douglas Feith.

Non è stata la prima volta che una compagnia gestita senza copertura ufficiale dalla CIA è emersa alla luce come risultato di un’incursione del governo di un paese straniero all’interno dei servizi segreti statunitensi. Secondo un ex funzionario della CIA, la Synergistics Technologies, Inc., descritta come copertura usata dalla CIA, è stata scoperta dopo che i servizi israeliani riuscirono a decrittare i codici di protezione USA e NATO usati durante l’Operazione Tempesta nel Deserto. Le attività di copertura dell’azienda con i network televisivi della Russia post-sovietica, con la European Broadcasting Union e con il Regional Security Office dell’ambasciata americana a Mosca vennero tutte alla luce. Questo mettersi i bastoni tra le ruote tra servizi segreti statunitensi e israeliani non si sarebbe poi fermato a questo episodio. Il colonnello dell’Air Force, Larry Franklin, venne incriminato per aver passato informazioni confidenziali ad un’organizzazione pro-Israele, la American Israel Public Affairs Committee (AIPAC). Poiché Franklin accettò di passare al governo americano informazioni in cambio di una pena minore, si può ritenere che il caso, proseguendo il suo iter, possa coinvolgere altri funzionari e consulenti dell’amministrazione Bush.

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L’operazione “eliminare i dubbi”, compiuta dai vecchi funzionari delle amministrazioni Clinton e Bush, in preparazione del momento che avrebbero poi chiamato la “nuova Pearl Harbor”, è sfociato nella virtuale distruzione dell’abilità degli Stati Uniti di usare i suoi servizi segreti e di analizzare obiettivamente l’importanza dei dati raccolti. I corridoi dell’FBI, dell’NSA, della DIA, della CIA, del Dipartimento di Stato, del Dipartimento del Tesoro e delle altre agenzie sono pieni di carriere spezzate e di cadaveri di agenti dei servizi segreti e delle forze dell’ordine dediti al loro lavoro. Ci sono innumerevoli casi in cui agenti hanno perso il loro lavoro, alcuni per aver mostrato una sconveniente libertà e indipendenza di pensiero, altri solo perché sapevano troppo sui chi e i come dell’11 settembre.
I neoconservatori hanno fatto ai servizi segreti statunitensi quello che l’uragano Katrina ha fatto alla costa del golfo e a New Orleans. L’America non è mai stata così debole. Piuttosto che creare un “Nuovo Secolo Americano”, i neoconservatori hanno creato una nuova globale “Età Oscura” di paura e guerra costante.

Fonte: http://www.waynemadsenreport.com/Baffles

Traduzione per comedonchisciotte.org di Marqo

Pubblicato da Truman

  • goldstein

    C’e’ un errore nella traduzione, l’operazione in codice della Cia viene chiamata alternativamente able danger o able ranger: la dicitura esatta e’ solo la prima.
    Per il resto, ottima la scelta dell’articolo e il conseguente sforzo per la lunga traduzione: quello che scrive Madsen e’ sempre molto, molto interessante.