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ECCO COME CREARE LAVORO

DI LUCIANO GALLINO
repubblica.it

Le preoccupazioni espresse dal ministro Passera circa le conseguenze nefaste della disoccupazione di massa dovrebbero far riflettere molti nel governo, in Parlamento e nei partiti. Di là dai numeri, la disoccupazione comporta povertà, perdita della casa, criminalità, denutrizione, abbandoni scolastici, antagonismo etnico, famiglie spezzate e altri problemi sociali.

Ne parlava in questi termini già vent´anni fa un economista che si è battuto a lungo per dimostrare che la disoccupazione è un male assai peggiore del deficit (era William Vickrey, premio Nobel 1996).Sentirle riecheggiare ora nelle dichiarazioni di un ministro di primo piano fa pensare se non sia giunto il momento di attribuire alla creazione diretta di occupazione un peso, nella politica economica e sociale, non minore di quello attribuito finora al deficit e al debito pubblico.

Ho richiamato mesi fa su queste stesse colonne quali caratteristiche dovrebbe avere la creazione diretta di occupazione. Lo Stato assume direttamente, tramite un´apposita agenzia, il maggior numero di disoccupati e di precari, che però vengono gestiti dal punto di vista operativo da enti locali. Gli assunti dovrebbero venire occupati in programmi di pubblica utilità diffusi sul territorio e ad alta intensità di lavoro. C´è solo da scegliere, dagli acquedotti che perdono il 40 per cento dell´acqua che distribuiscono alle scuole per metà fuori norme di sicurezza, dal riassetto idrogeologico del territorio alla tutela dei beni culturali. Il salario offerto dovrebbe aggirarsi sul salario medio o poco al disotto, cui andrebbe aggiunto il costo dei contributi sociali per sanità e previdenza. In totale, circa 25.000 euro l´anno a testa. Volendo cominciare con un numero capace di incidere positivamente sulla situazione, bisognerebbe ipotizzare l´assunzione di almeno un milione di persone, per un costo totale di 25 miliardi l´anno. Non molto, a fronte dei 7 milioni di persone disoccupate o maloccupate indicate dal ministro Passera, ma comunque un miglioramento.
Dinanzi a una proposta del genere si affollano le obiezioni. Mi soffermerò su alcune delle più ovvie: nessun Paese ha mai attuato interventi statali di simile scala; il loro costo sarebbe insostenibile; ce lo vieta l´Europa.

Interventi del genere, su scala assai maggiore, sono stati effettuati negli Usa durante il New Deal. Con una disoccupazione che sfiorava il 25 per cento, tra il 1933 e il 1943 tre agenzie statali – la Civil Works Administration, la Federal Emergency Relief Administration e la Works Progress Administration – diedero lavoro a parecchi milioni di persone al mese. E non per scavare buche che altri poi riempivano. Quegli occupati costruirono o ristrutturarono 400.000 chilometri di strade, 4.000 chilometri di fognature, 40.000 scuole, 1000 aeroporti, e piantato un miliardo di alberi. Centinaia di migliaia di disoccupati furono avviati al lavoro nel volgere di tre mesi dalla creazione di dette agenzie. Da notare che gli Stati Uniti contavano allora 125 milioni di abitanti, poco più del doppio dell´Italia di oggi. C´è qualche lezione da imparare guardando a quel periodo.

Affermare che il costo della creazione diretta di un milione di posti di lavoro sarebbe insostenibile è privo di senso ove non si proceda a stendere un piano economico che tenga conto di almeno tre elementi. I primi due si contrastano a vicenda. Infatti, da un lato occorre considerare che vi sarebbero spese aggiuntive: i servizi per l´impiego, ad esempio, andrebbero potenziati per metterli in grado di gestire i progetti locali. D´altro lato, si potrebbe scoprire che molti neo-occupati costano meno di 25.000 euro l´anno, perché vi sarebbero aziende disposte volentieri a pagarne la metà o un terzo, così come recuperi di fondi potrebbero venire dalla cessazione del sussidio di disoccupazione per i neo-assunti, o dai cassintegrati che a fronte della conservazione del posto nell´azienda d´origine scelgono liberamente di lavorare a 1.200 euro al mese invece che stare a casa con 750. Ma l´elemento da considerare è che l´occupazione non è un costo: è un fattore che crea ricchezza. Come scriveva un altro economista, J. M. Keynes, che vedeva nella disoccupazione il peggiore dei mali: “L´insieme della forza lavoro dei disoccupati è disponibile per accrescere la ricchezza nazionale”.

Quanto all´obiezione che sarebbe l´Europa, cioè la Ue, a vietarci di creare occupazione in modo diretto, essa è mezza vera, ma un rimedio ci sarebbe, e mezza falsa. Il divieto di creare occupazione appare insito non tanto nella lettera, quanto nel dispositivo di rientro dal debito pubblico previsto dal Trattato di stabilità firmato dal governo italiano e da 24 altri governi Ue a Bruxelles nel marzo scorso (anche noto come “Patto fiscale”). Il Trattato dovrebbe entrare in vigore, previa approvazione dei rispettivi parlamenti, il 1° gennaio 2013. L´articolo 4 prevede che un Paese avente disavanzi eccessivi – ossia con un debito che supera il 60 per cento del Pil – operi “una riduzione a un ritmo medio di un ventesimo all´anno”. Poiché il debito dell´Italia supera il 120 per cento del Pil, pari a oltre 1.900 miliardi, essa dovrebbe ridurre il suo debito giusto della metà, cioè 950 miliardi. Si tratta quindi di ridurre il debito di 1/20° di tale somma, vale a dire 45 miliardi l´anno. Quanto basta per assicurare al nostro Paese non solo un ventennio di recessione, bensì di miseria nera, impedendo di destinare alla creazione di occupazione un solo euro. Resta soltanto da sperare che qualcuno in Parlamento si renda conto di quale trattato capestro il governo italiano ha firmato, e si adoperi per impedirne l´approvazione. Come forse faranno i francesi dopo la vittoria di Hollande.

D´altra parte, chi volesse insistere sulla necessità di creare occupazione per evitare guai nel prossimo futuro, potrebbe trovare appoggio proprio nel Trattato istitutivo della Ue (che il citato Patto fiscale, secondo alcuni giuristi, calpesta in diversi modi). La versione consolidata di esso, del 2008, contiene infatti una “Dichiarazione concernente l´Italia”, la n. 4 9, che recita testualmente: “Le parti contraenti… ritengono che le istituzioni della Comunità debbano considerare, ai fini dell´applicazione del trattato, lo sforzo che l´economia italiana dovrà sostenere nei prossimi anni, e l´opportunità di evitare che insorgano pericolose tensioni, in particolare per quanto riguarda la bilancia dei pagamenti o il livello dell´occupazione, tensioni che potrebbero compromettere l´applicazione del trattato in Italia”.

Se il ministro Passera crede davvero che sia a rischio la tenuta economica e sociale del Paese, ci sono due o tre cose di cui dovrebbe discutere con i suoi colleghi e il presidente del Consiglio.

Luciano Gallino
Fonte: www.repubblica.it
15.05.2012

Pubblicato da Davide

  • ws

    Gli assunti dovrebbero venire occupati ..

    gli assunti devono PRODURRE beni REALI… altrimenti abbiamo il solito sperpero dei soliti ” lavori sociali “…

    ma a questa gente di stipendio che gli dovremmo dare ? “euri” presi a prestito dai soliti U$urai ?

    in tal caso, buonanotte signor gallino !…

  • spartan3000_it

    Purtroppo il “metodo keynesiano” di risolvere i problemi economici di una nazione e’ come un’arma ad solo colpo: vietato sparare il secondo colpo perche’ il primo distrugge il fucile (leggi passare prima per una ristrutturazione dei deficits creati…).

  • zapper

    dal programma del piraten partei tedesco:

    “[Finché il presupposto sia che] un reddito si può ottenere solo attraverso il lavoro, allora per la tutela della dignità di tutte le persone deve regnare piena occupazione. A causa di questo presupposto, la piena occupazione finisce per essere uno scopo primario della politica economica e viene perseguita in due modi: con incentivi alla congiuntura economica […] o con la creazione di posti di lavoro statali il cui scopo è più che altro la sussistenza [del lavoratore]. Questi metodi sono entrambi allungatoie che bruciano ingenti masse di fondi pubblici. Ma quando si impiegano fondi pubblici, bisogna farlo in maniera il più possibile orientata al raggiungimento degli obiettivi. Poiché lo scopo è un reddito per la sussistenza di ciascuno, questo reddito dovrebbe essere erogato direttamente. Solo così si assicura dignità a tutti nessuno escluso. Così come oggi l’ordine pubblico, la rete stradale e ampi settori della istruzione vengono erogati dallo Stato senza chiedere direttamente nulla in cambio, anche la sussistenza deve diventare parte integrante di questo sistema. Noi pirati siamo convinti che la stragrande maggioranza delle persone utilizzerà una tale sussistenza garantita per attivare il proprio potenziale economico e sociale. Una esistenza sicura crea spazio per istruzione e ricerca in autodeterminazione, nonché innovazione economica. Facilita e rende possibile solidarietà e volontariato come la cura di parenti, accudire bambini, giornalismo indipendente, attività politica o la creazione di arte o software libero. L’intera società trarrebbe beneficio [da una tale infrastruttura]. La Piratenpartei si impegna per soluzioni che senza condizioni e a livello individuale garantiscano esistenza sicura e partecipazione sociale, e che creino e mantengano libertà da bisogni economici.”
    http://www.piratenpartei.de/politik/gesellschaftliche-teilhabe/arbeit-und-soziales/

    in Svizzera è in corso la proposta di una legge di iniziativa popolare sull’isitituzione di un reddito di base incondizionato:
    http://info.rsi.ch/home/channels/informazione/info_on_line/2012/04/12–Iniziativa-per-un-salario-minim

    questo il docu-film della rete tedesca sul basic income:
    http://www.youtube.com/watch?v=ExRs75isitw
    (sottotitoli da attivare)

    insomma, in una fase di post-fordismo molto maturo e con una capacità di produzione e automazione quasi illimitata penso che sia anacronisitco tirare fuori ancora keynes con soluzioni che se erano sacrosante 80 anni fa oggi appaiono un ritorno al passato.
    direi che questa “crisi” che non ha nulla di “economico” dovrebbe essere lo spunto per elaborare un nuovo paradigma piuttosto che ritornare ai vecchi clichè lavoristi-sviluppisti che non hanno più ragione di esistere.

  • Aironeblu

    Un milione di posti di lavoro…. Dove l’ho già sentita?!?……. Certamente sarebbe una cosa sensata e doverosa la creazione di posti di lavoro utili da parte dello Stato, ma questo non rientra assolutamente nel programma degli illuminati decisori, che preferiscono una popolazione ridotta alla disperazione per comprarsi qualche milionata di nuovi schiavi. Non aspettiamoci niente di niente da questo potere, tutto quello che riusciremo a salvare sarà frutto della nostra iniziativa e basta.

  • IVANOE

    Gallino, il suo pensiero le fa onore ma il problema deve essere risolto all a fonte:
    1) patrimoniale seria sulle grande ricchezze ( e non e’ un’azione comunista ma e’ togliere ai ladri ripuliti quello che ci hanno rubato;
    2) con una parte di questi si fanno investimenti per far ripartire le opere e l’economia;
    3) un’altra per sostenere i redditi fino a 40.000 euro (se non usciamo prima dall’euro);
    4) combattere tutte le posizioni di rendita ( in Italia c’è e’ un sacco di gente benestante che vive a pancia a l’aria da generazioni sugli altri che lavorano e guardate che sono tanti io calcolo un buon 35% ). Troppa gente non fa un c…..zo basta fare un giro la mattina nei circoli sportivi o la sera nei nightclub club oppure nelle sale scommesse ecc. Ecc.Tutta gente depravata che va colpita sanzionata duramente e rieducata,senno fuori dalle palle e dall’ Italia. Con una parola si dice moralizzazione della vita privata e pubblica.
    5) Creare lavoro e investire nella scuola realizzando mega-campus dove far convivere comodamente miglia glia e migliaia di giovani da tenere sotto controllo e da educare in modo sano e costruttivo ( sport, arte, studio, vacanze, feste e perché no incontri amorosi di adolescenza… Ma per TUTTI ricchi e poveri tutti uguali !!!! ) poi il mercato farà le sue scelte.
    Queste le poche cose da fare .

  • RicBo

    Molto meglio il reddito di cittadinanza. Quello del vivere per il lavoro è una filosofia calvinista che ha già fatto troppi danni all’umanità.

  • ericvonmaan

    Heil Ivanoe !!!

  • Santos-Dumont

    Concordo.
    La buonanima di Erich Fromm, per fare un nome, già sosteneva i benefici di tale opzione nel saggio “Le implicazioni psicologiche del reddito minimo garantito”, contenuto nel volume “La Disobbedienza e Altri Saggi”.

  • feipu

    dimentichi il punto 6: strerilizzare tutti quelli con difetti fisici e uccidere quelli con problemi mentali… ma sei pazzo???

  • Allarmerosso

    “Ma per TUTTI ricchi e poveri tutti uguali !!!! ) poi il mercato farà le sue scelte”

    mi sa che allora ti sfugge il significato della parola Mercato , ma tranquillo non sei l’unico che vorrebbe un mondo basato sulla socialità sul merito , sulla parità sul rispetto ,e contemporaneamente mantenere un sistema di tipo capitalistico ,neoliberista mercantilista , ma questo non si può fare o uno o l’altro e fintanto tutti quelli che vorrebbero far ciò non capiscono l’incompatibilità dei due sistemi il mondo peggiorerà sempre di più rendendo questo sistema sempre più oligarchico.

  • IVANOE

    Dal libro sacro proverbi 26: 4-5 “Non rispondere allo stolto secondo la sua follìa, perchè tu non gli debba somigliare.
    Rispondi allo stolto secondo la sua follìa, perchè non abbia ad apparire saggio ai propri occhi.”
    Ecco vi ho risposto come è giusto che vi si deve rispondere…
    Anche Castro era un dittatore ma non fascista o nazista…
    Probabilmente con voi ho colto nel segno perchè siete quella parte dell’ italia parassitaria e che gode di rendita alla faccia di tutti gli altri che vi hanno ingrassato il sedere fino ad oggi…ma vi finirà non vi preocuppate..
    E’ sufficiente per voi che qualcuno cerchi di dire la verità ed allineare nel giusto i comportamenti che subito vi mettete in difesa della vostra micro-casta di privilegi… Sarebbe bello conoscere le vostre storie economiche voi che scrivete da radical-scic su CdC.
    Bravi continuate così…