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E BRAVA LIANA

DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.it

Sapevamo di liane sulle quali volava Tarzan, con Jane che lo aspettava e cucinava lo stufato di rinoceronte mentre Cita schiamazzava per avvertire di nuovi pericoli, sempre fra una liana e l’altra. Questa era la legge della jungla: mille pericoli in agguato.

La nostra Liana, invece, è una persona ed è una giornalista di Repubblica: Liana Milella, cronista giudiziario del quotidiano di De Benedetti, la quale quando avverte pericoli non schiamazza come Cita, bensì scrive.

E, appena emanata la sentenza della Consulta che ordina di distruggere le intercettazioni telefoniche Mancino-Napolitano, non schiamazza, starnazza un telegrafico post che riportiamo integralmente dal titolo – più che esplicativo – “E adesso distruggere subito” – che ci fa venire in mente solo Torquemada:

“Sarebbe sbagliato se la procura di Palermo, dopo la decisione della Consulta, attendesse ancora. Il passo obbligato adesso è uno solo, nel rispetto dovuto tra istituzioni. Chiedere al gip, nel giro di poche ore, di distruggere le telefonate di Napolitano con Mancino. Sarebbe un errore, un atto di arroganza, attendere le motivazioni della sentenza. Nelle poche righe del comunicato della Corte c’è già tutto quello che i pm dell’inchiesta Stato-mafia devono sapere.” (1)

Finito: tutto qui. Manca solo, al termine, il classico “capito mi hai”? per farlo diventare un avvertimento in stile mafioso. Da parte di Liana Milella.

Ora, che i magistrati di Palermo non conoscano la legge mi sembra un’accusa un poco eccessiva: sanno benissimo – a parte ricorsi in sede europea – che le sentenze della Corte Costituzionale si rispettano.

Il problema, allora, si sposta dalle parti della Corte Costituzionale, la quale – col trascorrere degli anni – s’è trasformata sempre di più in una Corte “Presidenziale” e “Governativa”.

Ci viene in soccorso, per introdurre il dubbio, un articolo (2) comparso sul Fatto Quotidiano e passato subito nel dimenticatoio, nel tritacarne della carta stampata per il quale la notizia dell’uomo che morde un cane scaccia quella del cane che morde l’uomo.

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo si lagna per l’alto numero dei casi presentati dall’Italia (quasi il 10%!) sul totale dell’area OCSE: siamo in testa, seguiti da Turchia e Russia le quali, però, ci sopravanzano per il cumulo delle multe.

Si tenga presente che il ricorso in sede europea è possibile solo quando sono stati esauriti tutti i ricorsi in sede nazionale: in pratica, sono tutti ricorsi contro sentenze della Consulta e, in minor numero (giacché il ricorso alla Consulta è spesso promosso da avvocati e magistrati, per opposte ragioni) dalla Cassazione.

Note sono le sentenze su Rete4 e su Europa7 – che l’Italia non applica, continuando a pagare sanzioni – meno note altre, come la “sentenza Agrati” (personale scolastico) nella quale, in un paio di paginette, i magistrati europei quasi irridono ben due (!) chilometriche sentenze della nostra Corte Costituzionale, affermando che il “re è nudo”: le sentenze – spiegano i giudici europei senza mezzi termini – sono state redatte in quel modo ampolloso e confuso per una sola ragione, ossia per dare ragione ai vari governi ed impedire i giusti rimborsi.

Ma torniamo all’attuale sentenza: a meno che Mancino telefonasse per dare a Napolitano la ricetta degli arancini siciliani, lì si parlava di mafia, di trattativa stato-mafia la quale, non dimentichiamo, ha lasciato sul terreno due eroici magistrati, Falcone e Borsellino. Più Livatino e tutti gli altri.

I magistrati italiani sono “usa e getta”? Se non lo sono li “gettiamo” in un pilastro di cemento oppure li disintegriamo con l’esplosivo?

Vede, Milella, se lo Stato italiano fosse prodigo di risposte sulla lotta alla mafia, sui suoi contatti (il cosiddetto “terzo livello”), sulle modalità d’esecuzione dei suoi affari, su chi è “a servizio” e chi, invece, rischia la pelle, potremmo concludere che bene ha fatto la Consulta ad impedire un conflitto istituzionale.

Così non è, siamo chiari. Al punto che – per evitare le “talpe” – Falcone e Borsellino si rinchiusero per mesi alla fortezza dell’Asinara, lontani da tutto e da tutti per preparare l’istruttoria di un importante processo di mafia. Senza essere “sparati” prima: sapevano che sarebbe successo dopo.

Per gli italiani, questa sentenza ha il sapore della “sabbia”, ossia di quella sabbia che fu gettata (e continua ad esserlo) su mille inchieste: ricorda come veniva chiamata la Procura romana? “Il porto delle nebbie”.

In tempi nei quali le cosche stanno impadronendosi sempre di più degli appalti, entrano nelle amministrazioni, controllano il territorio al Nord quasi come al Sud e infarciscono le amministrazioni di loro uomini, non sarebbe stato più produttivo mostrare le carte?

O non c’è nulla, e quindi Re Giorgio (l’appellativo non è mio, è del New York Times) potrebbe tranquillamente mostrarlo agli italiani, magari spiegando cosa è successo, oppure c’è qualcosa: allora – in una vera democrazia – Napolitano, Mancino, Martelli e chi altro è coinvolto dovrebbero portare loro stessi quelle intercettazioni ai magistrati, insieme alle dimissioni da qualsiasi carica istituzionale.

Ci sarebbero ancora da dire due parole sul suo giornale e su chi e che cosa rappresenta: basta appoggiare il “salasso-Monti” e si sacrifica anche l’antimafia? Beh, allora vale anche qual che disse l’ex ministro Lunardi: “Con la mafia si deve convivere.” Che pena, per lei e per i bravi giornalisti di “Repubblica”, ridotti a dei pennivendoli schiavi del pensiero dominante e uniformato, urbi et orbis, nel nome del saccheggio della popolazione.

Concludiamo con la nota locuzione di Falcone, che ricordava i troppi “professionisti dell’antimafia”. Capito mi hai, Milella?

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.it
Link: http://carlobertani.blogspot.it/2012/12/e-brava-liana.html
5.12.2012

NOTE

(1) Fonte: http://milella.blogautore.repubblica.it/2012/12/04/e-adesso-distruggere-subito/?ref=HREA-1  

(2) Vedi : http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/giustizia-italia-prima-casi-pendenti-alla-corte-europea-diritti-delluomo/204046/  

Pubblicato da Davide

  • mincuo

    La nostra Liana, invece, è una persona ed è una giornalista di Repubblica: Liana Milella, cronista giudiziario del quotidiano di De Benedetti, la quale quando avverte pericoli non schiamazza come Cita, bensì scrive.
    Non avevano Cita che schiamazzava, ma avevano Concita però una volta.

  • rebel69

    Liana prendi sù e porta a casa

  • karson

    per la serie la legge è uguale per tutti… scritto sulla lapide dell’Italia

  • Allarmerosso

    E se fosse stato berlusconi il presidente della repubblica la Milella avrebbe scritto le stesse cose ?

    P.S non sono berlusconiano

  • cardisem

    È uno schifo… Non metto lingua neppure… Con Repubblica poi…

  • Chigi

    Grande Bertani.

  • Ercole

    ottimo articolo , la REPUBBLICA MARCIA dedicato a coloro che credono ancora alla favola della…. costituzione democratica borghese…NAPOLITANO UNO DI LORO , personaggio meschino,deputato dal 1953 al 1996,membro del comitato centrale nel p.c.i. stalinista di togliatti, appoggio la repressione stalinista contro l,ungheria nel 1956,senatore a vita nel 2005,presidente della camera nel 1992,ministro degli interni nel governo prodi,europarlamentare dal 99 al 2004 con i d.s.,dal 2006 presidente della repubblica ,una vita totalmente al servizio degli interessi del capitalismo,al servizio degli interessi dei padroni e dei mafiosi ,contro i proletari .

  • Santos-Dumont

    L’alta considerazione che secondo Wikileaks [www.blitzquotidiano.it] hanno di lui gli statunitensi, è imprimatur certo di servo.

  • ProjectCivilization

    Almeno in Egitto , una parte della popolazione combatte . Noi distruggeremo quel che napoletano teme ? Fisicamente ???

  • Tao

    La realtà è che ieri è stata scritta una pagina orrenda della storia della Repubblica italiana. La realtà è che ieri l’Italia dei giusti è stata, per l’ennesima volta, derisa, umiliata, oltraggiata. La realtà è che non si trattava di decretare se i magistrati di Palermo abbiano agito secondo le norme del diritto: si trattava di stabilire se certe verità possano, o meno, essere ricercate. Ieri la Consulta non ha semplicemente costretto a distruggere delle intercettazioni; ieri la Consulta ha ribadito che certe cose non devono essere dette, che certe stanze, nonostante siano state già abbattute le porte che le rendevano inaccessibili, non devono essere rischiarate dalle luci della verità.

    La realtà è che ancora una volta sono stati ingiuriati i partigiani della giustizia e della costituzione. La realtà è che ancora una volta si è detto che chi vuole sapere e far sapere è un illuso, che chi crede nella giustizia uguale per tutti è uno sciocco, che chi non si arrende “al puzzo del compromesso morale, della indifferenza, della complicità e quindi della contiguità” deve rassegnarsi a restare sconfitto. Anzi, di più. La realtà è che si è sancito che nell’Italia di oggi chi persegue la verità compie un atto criminale, mette a repentaglio gli equilibri fragili e marci su cui ancora si regge uno Stato barcollante e bugiardo.

    La realtà è che ieri questo Stato è stato costretto a gettare la maschera e a mostrare il suo volto più autentico. La realtà è che quel volto è ipocrita e feroce. Ipocrita perché santifica i “martiri” e gli “eroi” dopo che il tritolo li ha ridotti a brandelli, mentre li isola e li delegittima mentre hanno ancora la forza della loro ragione. E feroce, quando sotto ai suoi piedi la terra scricchiola, perché non si fa alcuno scrupolo nel ricorrere ai mezzi più disgustosi e meschini. Perché la realtà non è, come stanno scrivendo i giornali, che ieri la Consulta ha riscontrato un’irregolarità nella condotta tenuta da Ingroia, Di Matteo, Messineo e i loro colleghi; la realtà è che ieri la Consulta ha accusato – è stata di fatto obbligata a farlo – Ingroia, Di Matteo, Messineo e i loro colleghi di aver attentato all’integrità delle prerogative del Capo dello Stato: li ha dipinti come dei cospiratori, come dei mafiosi.

    La realtà è che questa vergognosa faccenda dimostra che chi condivide il Potere, oggi, è avvinghiato in una ragnatela viscida di ricatti incrociati, intessuti per anni e ormai inestricabili; la verità è che il segreto sulle stragi è un segreto di Pulcinella: ai piani alti non esiste chi “non ricorda” cosa sia successo vent’anni fa, e non c’è neppure chi “non sa” su che basi si poggia questa sciagurata seconda repubblica. La realtà è che ci sono personaggi più implicati che hanno lasciato il posto a personaggi meno implicati, che tuttavia sanno e ricordano. E sanno e ricordano anche cosa non deve accadere. E sanno e ricordano anche che quando certi telefoni squillano bisogna rispondere.

    La realtà è che noi tutti oggi siamo chiamati, dalla storia e non solo dalle nostre coscienze, a prendere posizione, a non restare imparziali. Siamo chiamati a scegliere se schierarci con chi cerca di trovare una verità che, essa soltanto, ci permetterebbe di redimere la nostra condizione di popolo e vivere in maniera consapevole e matura la nostra partecipazione alla vita politica, oppure se sostenere – per opportunità, per pavidità, per codardia – chi cerca di annegare quegli spasimi di libertà e di giustizia.

    La mattina in cui morì, Paolo Borsellino scrisse una lettera ad una professoressa di Padova che si era lamentata con lui perché qualche mese prima non si era presentato ad un incontro organizzato nella scuola in cui lei insegnava. Tra le varie cose, parlando della “criminalità mafiosa”, Borsellino scrisse: “sono ottimista perché vedo che verso di essa i giovani, siciliani e no, hanno oggi una attenzione ben diversa da quella colpevole indifferenza che io mantenni sino ai quarant’anni. Quando questi giovani saranno adulti avranno più forza di reagire di quanto io e la mia generazione ne abbiamo avuta”.

    Dov’è quella forza? Perché accettiamo con noncuranza e rassegnazione che la lotta alla mafia venga disinnescata con ogni mezzo? Perché l’Italia dei giusti si lascia deridere, umiliare, oltraggiare? La realtà è che oggi Paolo Borsellino sarebbe deluso. Ma avrebbe sicuramente la stessa voglia di combattere per la verità e per la giustizia.

    E noi?

    Valerio Valentini
    Fonte: http://www.byoblu.com
    Link: http://www.byoblu.com/post/2012/12/05/Vuoi-vedere-che-i-MAFIOSI-erano-loro.aspx#continue
    5.12.2012

  • Tao

    RIGUARDO LA TRATTATIVA stato-mafia del `93, ovverossia dal ‘93 in poi minimo, duole vedere Repub- blica unirsi ai peana contro la ma- gistratura di Palermo per schierarsi a favore di un concetto vuoi di intangibile monarchia vuoi di brutale massoneria della Presidenza della Repubblica in una delle pagine più brutte per la democrazia italiana alla quale, già da tempo, il tuo quotidiano ha prestato molto del suo inchiostro contribuendo a gettare un discredito pressoché inemendabile sullo stato di diritto e sul diritto all’informazione. Dopo tanti Ventenni passati e presenti, da oggi il Paese arretra di un altro ventennio gettando le basi per un altroVentennio prossimo venturo. Quanto a Giorgio Na- politano, che all’indomani della sanguinosa invasione russa del ‘56 dichiarò “L’Urss in Ungheria porta la pace”, non ci resta che gridare di nuovo e sempre “Viva Antonio Giolitti!”.

    Aldo Busi
    Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it
    6.12,2013

  • haward

    Certo che la magistratura palermitana degli ultimi vent’anni, da Grasso a Caselli ad Ingroia e tutti gli altri professionisti dell’antimafia da talk show hanno portato di risultati pratici eccezionali! La gestione della regione Sicilia, ad esempio, e poi il rapporto tra potere politico, quello finanziario e quello malavitoso, la lotta spietata alla corruzione ad ogni livello, l’infiltrazione capillare che paralizza qualunque attività che si piega allo stapotere mafioso! E poi, un lavoro oscuro nel quotidiano lontano dai riflettori, badando al sodo. Come per il processo a Giulio Andreotti, durato oltre dieci anni con un nulla di fatto o, appunto, come questa telenovela infinita dei pizzini e del papello che, riferita ad eventi di venti anni fa, chissà per quanto dovremo sorbirci. Hanno perfino fatto ricostruire i trecento metri di autostrada costati la vita a Falcone e scorta, spendendo miliardi di allora, per poi accorgersi che non era proprio la stessa cosa e quindi ricominciare da capo. Ma, tranquilli, Ingroia sta per scendere in campo facendo l’ennesimo sacrificio e, cioè, rinunciando alla sua prestigiosa missione in Guatemala.

  • haward

    E, visto che si parla di Falcone e Borsellino, vi ricordate il clima che i loro cari colleghi palermitani (le attuali povere vittime e martiri) avevano ad arte creato attorno loro? Ve li ricordate i veleni, la terra bruciata, i giudizi sferzanti ed allusivi che contribuirono , se non del tutto almeno in gran parte, all’isolamento di Falcone e Borsellino?

  • Giancarlo54

    Come ti permetti di dubitare della “correttezza” della Milella?

    PS: c’è ancora qualche berlusconiano in giro?

  • Giancarlo54

    Non mi unisco alle grida di dolore di chi si lamenta della fine della democrazia italiana. Si tratta della ennesima guerra per bande che dal 1946 ha insanguinato questa povera e ridicola repubblichetta delle banane (parlo a livello istituzionale non a livello del popolo). Lo “scontro” Napolitano-parte della magistratura palermitana è solamente uno scontro tra bande, adesso ha vinto la “banda Napolitano”, evidentemente i rapporti di forza all’interno del regime hanno subito una piccola scossa a favore del colle. Ma, per favore, basta piagnucolii.

  • haward

    Osservazione corretta e condivisibile

  • vanbasten83

    Qualche tempo fa avrei risposto a questo commento facendo notare che i magistrati hanno le mani legate e che si battono contro un potere mafioso troppo potente e ben posizionato nelle istituzioni. Oggi, purtroppo, non posso che condividere queste affermazioni. Venti anni fa fu necessario per la mafia e per lo stato far fuori Falcone e Borsellino; erano persone capaci e producevano risultati importanti. Quelli odierni, con le dovute eccezioni, si incartano da soli con inchieste assurde e condotte male, su tutti il caro sindaco De Magistris, (che sta usando Napoli solo per fare campagna elettorale persona squallida arrogante ed egocentrica), o il citato Ingroia.

  • Truman

    @Giancarlo54: va bene che è guerra per bande, ma per chi vorrebbe vivere in un paese normale, dà abbastanza fastidio che le istituzioni vengano infangate. Napolitano non solo è riuscito a infangare la carica di Presidente della repubblica, ma ha buttato nel fango anche la Corte costituzionale.

  • BIESSE

    magnifico !!!

  • BIESSE
  • haward

    Le Istituzioni non vengono infangate solo da Napolitano o dai politici. Gran parte della Magistratura, da decenni, calpesta, anzichè difenderle, quelle Istituzioni di cui essa stessa fa parte. Fatti un bel giro per le carceri italiane, ad esempio, dove la carcerazione preventiva è la regola e circa un terzo dei detenuti è costituito da persone in attesa del primo grado di giudizio. Anche quelle sono le Istituzioni. Le Istituzioni si difendono tutti i giorni, anche quando non ci sono i riflettori delle tv e non ci sono coinvolti Napolitano o Berlusconi.

  • katy

    Tutto cio’ ha un solo significato:il nostro go-verno è retto dalla mafia.

  • Ercole

    anche giolitti ha i suoi scheletri nell,armadio….