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DOVE VA BEPPE GRILLO ? UN'ANALISI SOCIOLOGICA

DI CARLO GAMBESCIA

Al posto di Beppe Grillo tremeremmo. Ieri la Repubblica gli ha dedicato il titolo d’apertura, le pagine 2-3 e un paio di commenti non benevoli di Michele Serra e Massimo Cacciari (intervistato da Carlo Brambilla). Ma per quale ragione Grillo dovrebbe preoccuparsi? Perché si tratta di un giornale dalle antenne sensibili, capace di riconoscere il nemico a grande distanza… Per poi distruggerlo mediaticamente.

Che cosa non andrebbe in Grillo secondo la Repubblica? Il suo “populismo”, ovviamente antipolitico, il che ha già sapore di prossima scomunica… Visto il trattamento ricevuto da Silvio Berlusconi, altro populista d’Italia, assai malvisto dall’ establishment finanziario laico, vicino al quotidiano fondato da Eugenio Scalfari. Pertanto, crediamo, che si preparino tempi non facili, per Grillo e il suo movimento.
Ma cerchiamo di affrontare l’argomento in termini oggettivi.
Il successo della manifestazione di ieri – il cosiddetto V-Day – mostra che sul piano politico Grillo ha nella manica alcune carte da giocare. Vediamo quali.In primo luogo personali. Qualunque partito italiano, ora, lo vorrebbe nelle sue schiere.

In secondo luogo di movimento. Stando alla cronache, il “grillista” è di tutte le età (ma con lieve predominio dei giovani), proviene dal ceto medio in crisi (con predominanza di precari e studenti, ma sembra anche pensionati ) e soprattutto ha notevoli capacità di mobilitazione (si tratta di dati estrapolati dalle cronache di ieri e quindi da “prendere con le molle”; che, tuttavia, possono costituire una prima base osservativa). Riunire in tutta Italia alcune centinaia di migliaia di persone non era facile, soprattutto la seconda domenica di settembre e in concomitanza con altri eventi. E Grillo, invece, ha raggiunto l’obiettivo: il che significa che ieri è sorta sociologicamente un’ entità politica di “movimento” e non solo legata alla blogsfera, che risponde ai tre requisiti canonici: un capo (Grillo); un’identità (fondata sul rifiuto della “politica politicante” , sulla promozione della democrazia diretta e, pare, stando al sito di Grillo, sulla “decrescita felice”); una forza d’urto movimentista composta di migliaia di aderenti. Probabilmente capace di fare politica all’esterno delle istituzioni.

In terzo luogo di partito. Il movimento, una volta consolidatosi, nell’arco di un anno o due, potrebbe trasformarsi in partito. E dunque presentarsi regolarmente alle elezioni. E fare politica direttamente nelle istituzioni.
Tuttavia, e in quarto luogo, il movimento, potrebbe anche essere ridimensionato, per ragioni legate alla volontà di Grillo o alle circostanze interne e/o storiche, e trasformarsi in gruppo di pressione. E dunque fare politica attraverso le istituzioni, passando per i partiti, o per particolari personalità politiche.

Queste sono le quattro possibilità che Grillo ha davanti a sé. Attualmente (o almeno fino a ieri), Grillo, sembra agire, secondo la logica del gruppo di pressione: attraverso le istituzioni (si pensi allo strumento delle iniziative di legge). Ora però, potrebbe passare a una logica di emendamento, dal basso, agendo sulle istituzioni, pur rimanendone all’interno, attraverso lo strumento del referendum. Il passaggio è delicato, dal momento che un’organizzazione referendaria, implica:
a) strutturazione sul territorio (che in parte minima già esiste, grazie ai gruppi dei cosiddetti “amici di Grillo”);
b) quadri dirigenti intermedi;
c) una massa di attivisti e simpatizzanti (in tutto, almeno un settecentomila unità).
Pertanto la scelta referendaria, potrebbe facilitare la trasformazione del movimento, nato appena ieri, in partito (che però richiederebbe, a prescindere dalla legge elettorale, per un minimo di visibilità, almeno un milione/un milione e mezzo di unità, tra attivisti, simpatizzanti e votanti). Oppure potrebbe condurre alla stabilizzazione del “grillismo” nei termini di un movimento sociale flessibile, capace di intervenire sul territorio, in risposta alle “chiamate del capo”. Pertanto due delle quattro possibilità elencate, potrebbero costituire gli anelli di un processo politico evolutivo dal movimento (stadio a), al partito (stadio b). Mentre la trasformazione in gruppo di pressione implica, come accennato, il rischio del ridimensionamento sociale e dunque operativo. Ma anche la stabilizzazione in termini di movimento, alla lunga, potrebbe favorire un’istituzionalizzazione dello stesso, e dunque il venire meno della portata innovativa, che in genere caratterizza i movimenti sociali, come fenomeni di stato nascente.

Il futuro del “Grillismo” dipenderà perciò, oltre che dagli ostacoli posti dai partiti e dalle istituzioni esistenti, dalle capacità decisionali e organizzative di Beppe Grillo. Dalla qualità dei suoi programmi. E dalla sua volontà di fare o meno “politica sul serio”. Dal momento che fare politica sul serio, significa, almeno nelle società democratiche, trasformarsi in partito e partecipare alle elezioni, per governare da soli o insieme ad altri. Per contro il movimento e il gruppo di pressione non hanno valenza politica, soprattutto nei tempi lunghi: perché i movimenti, storicamente parlando, o si trasformano in partiti legali o fanno le rivoluzioni, conquistando il potere con la forza. Altrimenti i movimenti finiscono per rientrare nella normalità (“normalità”, che in alcune sue schegge impazzite, può implicare, secondo le tradizioni ideologiche, anche il terrorismo). Per riaccendersi socialmente, di tanto in tanto, in relazione all’andamento delle vicende esterne e agli alti bassi del cosiddetto potere carismatico dei capi… Quanto ai gruppi di pressione, si tratta di vere e proprie organizzazioni sistemiche di gestione di valori trasformati in interessi economici, più o meno legali, secondo le legislazioni nazionali.
Tre notazioni finali.

In primo luogo, il grillismo, mostra la forza della cosiddetta “blogsfera” e di internet. Forza che non deve però essere sopravvalutata, perché se è vero che “la rete” svolge un interessante ruolo di catalizzazione e informazione delle forze sociali, è altrettanto vero che i processi politici implicano capi e dirigenti capaci, programmi concreti, e soprattutto masse reali, e non solo virtuali, o comunque in grado di trasformarsi da virtuali in reali.
In secondo luogo, il grillismo è esploso con il centrosinistra al potere. E questo dovrebbe far riflettere la sinistra sugli errori commessi. E soprattutto sulla necessità di non liquidare Grillo, come populista e nemico della democrazia. Dal momento che questa accusa potrebbe favorirne il riflusso a destra.

In terzo luogo, la presunta volontà di Grillo di andare oltre la destra e la sinistra, è indubbiamente interessante, ma purtroppo ambigua e pericolosa per lo sviluppo politico del grillismo. Perché se intesa in termini istituzionali, indica la ricerca di una “pacifica” collocazione partitica al centro, o comunque, da gruppo di pressione e/o movimento sociale stabilizzato; se intesa in termini anti-istituzionali, può attirare su di lui, feroci accuse di qualunquismo, populismo o neofascismo, come già sta accadendo. Purtroppo, la scelta di voler andare “al di là della destra e della sinistra”, pur condivisibile sul piano soggettivo, crediamo possa acquisire senso soltanto nel quadro oggettivo di una simultanea (storicamente parlando) trasformazione totale dell’attuale sistema politico, economico e sociale in qualcosa di completamente nuovo. Con tutti i rischi e pericoli di involuzioni autoritarie che questi processi implicano.
Parliamo, ovviamente di rischi, perché come abbiamo scritto altrove, l’antipolitica di oggi può essere la politica di domani.
Ma Beppe Grillo è disposto ad assumersi questo rischi? Ha la tempra del capo e dell’organizzatore?
Da ieri sembra di sì.

Carlo Gambescia
Fonte: http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com/
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10.09.07

VEDI ANCHE: UFF….POPULISMO E V DAY

TRAVAGLIO – MA QUALE ANTIPOLITICA

Pubblicato da Davide

  • Tao

    “QUESTA SINISTRA PEGGIO DELLA DESTRA”

    Intervista a Beppe Grillo: «Non sono Nanni Moretti, lui era pompato dalle tv poi è sparito»

    Abbiamo visto Pippo Baudo denunciare i limiti del Pd, possiamo sorprenderci se un comico s’inventa politico, bacchetta la Politica, fa frou frou con l’antipolitica? La differenza è che lo seguono. «Ma quale antipolitica, quale deriva populista, va là, tutti professoroni… Cacciari faccia a botte con altri…», grida Beppe Grillo, anche il giorno dopo il V-Day, ora che è in auto. Si va da Bologna a Sabaudia, «stasera faccio una marchettina per recuperare tutti i soldi spesi ieri…», dice, sorridendo della sua proverbiale tacchagneria. L’autoironia, fortuna, lo tiene al di qua della soglia salvifica. Di là, c’è un ignoto Uomo della provvidenza.

    Certo è serissimo – lo ammette anche il manifesto, che pure non ama manifestazioni così – portare tutta quella gente in piazza, senza grande pubblicità.

    «Ma no, erano pochi, solo 60-70 mila. E’ un effetto della Rete, il vero successo non è tutta quella gente in piazza Maggiore, è avere tremila persone in coda a Villanova di Bagnacavallo, provincia di Ravenna, e in tanti altri posti così».

    Che gente è, questa? Odiano la Casta, sì, ma in chi credono?

    «Credono in se stessi, prima avevano rinunciato anche a quello. Erano assopiti, senza speranza. Non vogliono cancellare la politica, ne vogliono un’altra».

    E’, anche, gente un po’ di sinistra?

    «Forse lo erano; o almeno molti, i più grandi. Hanno smesso di esserlo vedendo questa sinistra, Prodi-Valium che quando sono andato a trovarlo per suggerirgli delle nostre proposte dopo un po’ dormiva; dalla destra non hanno mai sperato nulla, ma sono doppiamente delusi da questa sinistra. E lasciate stare le frasi infelici su Biagi che tutti, ieri, rispettavano, anche chi lo critica».

    Siete qualunquisti di sinistra, dicono.

    «E saremo qualunquisti, lasciatelo scrivere alla Repubblica. Poi ci sarà da riflettere anche su questo, come mai tra i giornali del passato soprattutto Repubblica ci fa questo genere di attacco…».

    Dove si riverseranno, infine? Aspetteranno un Unto del signore?

    «Dove andremo a finire non lo so. Abbiamo tracciato una via, una roba che finora non c’era, indicato una possibilità».

    Parla come Neo, l’eletto di Matrix.

    «Beh, con la Rete abbiamo qualcosa in comune».

    Per Michele Serra la via che avete tracciato è l’ammicco becero, scrive che «vaffanculo, satiricamente, è roba da Bagaglino, non da Beppe Grillo».

    «Sì, sì… vuole sapere perché questi intellettuali se la prendono con noi? Perché indichiamo non solo un altro modo di fare politica, ma abbiamo anche già realizzato un altro modo di fare informazione, e dunque andiamo a incidere sulle loro ben pagate professioni di commentatori. Non io, io sono solo il detonatore; i 50 mila ragazzi dei comitati-Grillo, che costituiscono piccoli gruppi sul territorio, usano la mia faccia sulle t-shirt, usano me, ma come semplice passepartout».

    E’ l’annuncio del partito-Grillo ancor prima di discutere se lei si candida o meno, altro che i circoli della Brambilla. Quando Berlusconi entrò in politica prima di dirlo lo negò a lungo, e intanto con Publitalia si stava facendo le truppe.

    Grillo ride. «Ahhhhh, lo psiconano!! No, io non mi candiderò, non sono capace, faccio solo da catalizzatore. Però bisogna uscire da questa logica, destra, sinistra, se li fustigo tutti sono antipolitico… La politica sta cambiando. Quando sono andato da Prodi e gli ho suggerito di fare un blog mi si è presentato un certo Santagata, pensavo fosse un cantautore, mi hanno spiegato che è il ministro (Grillo scandisce) dell’Effettuazione del programma. Questo Effettuazione mi ha risposto: “Ma noi non c’abbiamo il tempo di rispondere a tutti sul blog…”. Capite?!? Non c’hanno il tempo. Hanno computer di 80 chili, pagano milioni di diritti a Bill Gates, e non sanno cos’è l’open source».

    Criticate i politici, criticate gli imprenditori, chi volete, Grillo?

    «Certo gli imprenditori non sono meglio dei politici. A Bologna avevamo previsto dei collegamenti con Skype, non ne ha funzionato nessuno; ho detto “anche Skype usa Telecom, signori, e questa è la Telecom”. In Italia abbiamo imprenditori liberi e belli con le finanziarie in Svizzera, libero mercato ma sovvenzioni statali, una Borsa fatta di consiglieri d’amministrazioni che lo sono in 9 società diverse, oltretutto concorrenti tra loro…».

    Preferireste la democrazia diretta, «dal basso»,«partecipativa»? Grillo come Chomsky e Toni Negri?

    Esita un istante. «… loro sono intellettuali, fanno le loro analisi, non hanno tanta dimestichezza con la realtà. Noi pensiamo che l’alternativa si fa, non si proclama. Nuova politica esiste già, è la società civile: i ragazzi che a Napoli hanno bloccato la privatizzazione dell’acqua; Laura Puppato, sindaco di Montebelluna, 35 mila abitanti, che con la raccolta differenziata ha eliminato l’inceneritore e abbassato le tasse sui rifiuti. O la lotta per il Wi-Max, un’antenna che, in 80 chilometri, ti fa connettere a Internet col telefonino».

    Dei politici nessuno può interloquire su questi temi? Veltroni?

    «Figurarsi! Dice tutto e il contrario. Vuole l’alta velocità ecosostenibile e non sa che l’80 per cento dei biglietti di treno sono per spostamenti entro i cinque chilometri di piccoli pendolari. Non sanno nulla, della gente».

    I girotondi dicevano cose analoghe, sono stati una fiammata.

    «Ma noi non siamo di sinistra; magari le proteste sono le stesse, il fenomeno però è diverso. Moretti era pompato da giornali e tv, e dunque d’incanto finì: finito l’assedio televisivo, finito il movimento. Noi nasciamo dalla Rete. Quando è stato mandato via lo psiconano ci si aspettava il meno peggio, una legge sul conflitto d’interessi, sugli inquisiti in aula, sui grandi temi del lavoro. Nulla. Questa gente ha capito che la sinistra è ancora peggio della destra».

    Grillo, lei ci andrà a votare? Pensa che serva?

    Esita a lungo. «Non lo so. Però penso che la funzione della mediazione politica resisterà, il deputato ci sarà ancora. Ma un deputato eletto direttamente, che poi, come negli Stati Uniti, va e risponde di una serie di cose concrete che ha promesso ai suoi elettori».

    JACOPO IACOBONI
    Fonte: http://www.lastampa.it
    Link: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200709articoli/25590girata.asp
    10.09.07

  • cocis18

    io sono uno di quelli che ha votato l’8 per il vday … le firme sono state solo 300.000 perchè in molte città i moduli erano già finiti…

    tutti a casa .. a partire da casini …

  • korn

    I cambiamenti della società fanno sempre paura, ma vanno affrontati con serenità.

    Chi oggi giudica negativamente l’evento V-Day o ha paura di perdere qualche suo privilegio o non ha chiaro in mente cosa è successo.
    Molto semplicemente in Italia c’è una voglia matta di riprendere in mano le redini del paese, che è allo sbando ormai da troppo tempo.

    Non si tratta di eliminare la politica, ma di mettere da parte questi questi politici, per il semplice fatto che sono INCAPACI. Lo dico con serenità, non con rabbia.
    Questa è gente che non sa dove andare: provate a chiedere ad un politico qual’è la sua immagine dell’italia tra 20 anni e capirete che questa gente vive nel roseo passato della loro gioventù, privi della fantasia e dell’energia necessarie a creare un nuovo futuro.

    Grillo ha ragione a dire che fa solo da detonatore: dietro di lui ci sono schiere di persone auto-organizzatesi per riprendere in mano il controllo del proprio territorio. Vengono promossi programmi innovativi che nessun politico ha la capacità di pensare, o se non altro di attuare a causa della collusione con i poteri forti economici.

    Si va dagli inceneritori, alle energie rinnovabili, alla creazione di economie diverse, di una mobilità diversa e di un lavoro diverso, che ci renda meno schiavi.

    Nessuno dice che queste sono le soluzioni ad un sistema neoliberale ormai giunto al capolinea, ma in giro non ci sono alternative, e vale le pena provarci.

    Ogni epoca ha bisogno delle sue rivoluzioni, fateci fare la nostra in modo sereno, perchè le rivoluzioni soppresse non finiscono mai bene.

  • Truman

    Appunto qui qualche commento sul sistema mediatico e sul suo atteggiamento riguardo al V-day.

    E’ stata netta la censura tombale dei media tradizionali sul V-day, organizzato da mesi e ben noto a tutti i giornali. La speranza era che si potesse cancellare il fenomeno semplicemente ignorandolo. Così come si fa oggi con buona parte delle notizie.

    Nel caso disgraziato, ma prevedibile, di un successo della manifestazione, la strategia era già pronta: in questi casi bisogna minimizzare e trovare opportune etichette per classificare negativamente chi inopinatamente emerge sui media. In questo modo si riesce a neutralizzare in buona parte l’effetto di un evento mediatico sgradito. Termini da usare: antipolitica, populismo, superficialità, voglia di distruggere, attacco alle istituzioni.

    Poi l’attacco decisivo: Grillo fa tutto ciò perchè vuole formare un suo partito, in realtà non è alternativo al sistema dei partiti (non sia mai detto) ma vuole un suo spazio nel sistema. Non importa che sia vero, ma l’effetto che si riesce ad insinuare. (Il dubbio che in realtà sia parte dell’ingranaggio).

    L’arrocco
    In realtà l’evento era previsto e la risposta vera è quella classica degli scacchi: attaccare e difendere contemporaneamente. Fare un unico grande partito a sinistra ed un altro a destra, scompaginando gli schieramenti e facendo finta di aver cambiato tutto (Tomasi di Lampedusa insegna). Non è il Partito Democratico ad essere corrotto, ma caso mai la Margherita o i DS.
    E così ai problemi reali della gente si risponde con azioni di facciata. Finchè il sistema dura, basta alzare il livello della musica e cercare di mantenere rimbambito il popolo.
    Ma la teoria delle catastrofi insegna che tanto più il piano virtuale si allontana da quello reale, tanto più immediato e catastrofico sarà l’effetto finale (Renè Thom- catastrofe a cuspide).

  • xl_alfo_lx

    W la democrazia diretta …..i cittadini vogliono contare nelle scelte politiche….inizia nuovamente la sagra dell’etichettature: si parla di qualunquismo, di populismo (come se difendere il popolo fosse un male) soltanto perchè migliaia di cittadini hanno manifestato un loro diritto: firmare una proposta di legge. Questa proposta avrei desiderato rivolgere al popolo italiano che avrebbe potuto esprimersi con referendum deliberativo….perchè la politica viene identificata soltanto ed esclusivamente con la stanza del potere e che cos’è la democrazia?

  • Stonedact

    Stanno cercando la quadratura del cerchio, come al solito. Questa sovrastante e arrogante cupola di potere composta da giornali, tv, politici, industria e finanza appare più che mai coesa e indifferente alle indignazioni popolari. Appaiono tutti pronti a suggellarsi vicendevolmente, autoreferenziandosi come tutori della vera democrazia, della politica e delle “naturali” e “incofutabili” leggi di mercato. Questi paladini della verità assoluta si arrogano il diritto di dirci cosa è giusto e cosa è sbagliato, di ignorare una notizia o di darle una eco spropositata.

    E così accade che Beppe Grillo senza il loro appoggio riesca in un sol giorno a raccogliere un quantitativo di firme pari a quelle che i DS hanno raccolto in un mese, mentre tv e giornali ci propinavano il consueto teatrino della maggioranza alle prese con la decisione di aumentare o meno la pressione fiscale e con l’opposizione intenta a mostrare gli ennesimi sondaggi che la darebbe in vantaggio (fulgido esempio di come la politica si trasformi in arma da marketing).

    Mentre ci davano in pasto il giallo di Garlasco e per volere di Israele, il nuovo video con il nuovo attore che interpreta Osama Bin Laden, accadeva che decine di migliaia di persone riuscivano ad organizzare un avvenimento, che per il successo ottenuto, ha creato non pochi imbarazzi alle segreterie dei partiti oramai svuotati dalla partecipazione popolare. Sarebbero in grado l’Italia dei Valori o la CDU di mobilitare i loro elettori? Certamente no, eppure si arrogano il diritto di essere paladini della democrazia e della politica.

    Noi crediamo che Grillo rappresenti il primo vero esempio di network democracy. L’Italia che è sempre stata nel bene e nel male laboratorio politico a livello mondiale, si pensi alla Lega, al comunismo di Berlinguer, al fascismo e al berlusconismo, offre al mondo intero il primo esempio di partecipazione popolare basato su internet. Nonostante ci siano nazioni dove la penetrazione della grande Rete sia più forte che non da noi, siamo stati in grado di offrire un esempio e un oggetto di studio politico e sociologico. C’è molto di Castells e della sua fulgida opera sulla network society in ciò che Grillo ha realizzato. 220 città italiane coinvolte e 20 nel mondo grazie soprattutto a quella struttura capillare (i Meetup), interconnessa alla Rete, che permette di mettersi in contatto e prendere decisioni in tempo reale.

    Eppure la grande cupola di potere, di cui sopra, sembra non voler dare spiegazioni ma appare intenta a screditare per autotutelarsi. Grillo ottiene si spazio su tv e giornali nazionali, ma il giorno dopo e soltanto per essere tacciato di populismo, qualunquismo e anti politica. E’ purtroppo la solita storia che si sente tutte le volte che si sollevi una voce che appaia anti sistemica (contro la desueta suddivisione destra-sinistra), e che si faccia carico delle istanze del popolo.

    Pierferdinando Casini, che comunque la si vuol vedere rappresenta ancora l’espressione della vecchia cupola scudocrociata, che ha segnato la tortuosa storia della Repubblica italiana per decenni, è stato tra i più tenaci critici nei confronti di Grillo. Ci chiediamo cosa abbiano di politico personaggi come Totò “vasa vasa” Cuffaro o Cosimo Mele. Saranno certamente questi esempi a poterci far pensare all’antipolitica, non chi si fa carico di istanze giustizialiste e moraliste come Grillo.

    Il limite della rappresentatività politica è proprio questo: la capacità del rappresentante di non essere più in grado di rappresentare, comprendere e realizzare le istanze di chi lo elegge, più per interessi dettati dalla cupola industrial-finanziaria che per reali deficienze cerebrali (anche se ad onor del vero qualche politico, a guardarlo in faccia, quest’ultima impressione la da).

    La famigerata e sventurata legge Biagi, che altro non è che una riedizione aggiornata e allargata della Treu, ha fatto solamente gli interessi delle aziende, non dei lavoratori. Appare cosa certa e ovvia, non c’è bisogno di scomodare e santificare un uomo che si è attenuto a quel disegno economico mondiale che risponde al nome di globalizzazione: nello specifico la trasformazione del lavoratore da plusvalore in merce. Pierferdinando Casini probabilmente proporrà di poter accusare di negazionismo anche coloro che si azzarderanno a proferire una sola parola su una legge “santa” e “divina” come quella che prende il nome dal giusvalorista assassinato.

    L’impressione è che la cupola di potere non abbia compreso granchè di ciò che Grillo ha realizzato. La cupola metabolizza, decide cosa è giusto e cosa non lo è, querela, contrattacca, si arrocca e gioca di rimessa con il consueto silenzio che fra due o tre giorni avvolgerà questo primo esempio di partecipazione democratica diretta nato dalla Rete e dalla nascente età dell’informazione.

  • Truman

    Sottolineo quanto dice Stonedact, confrontando con quanto diceva Lovink in
    DIECI TESI SULL’ELETTRONICA NON DEMOCRATICA

    A giudicare dalla tendenza dei network a regredire verso il ghetto dell’autocelebrazione si direbbe che, da molti punti di vista, i network debbano ancora coinvolgere “il politico”.

    Sembrerebbe che Grillo sia riuscito a far entrare pienamente il politico nelle reti informatiche. Resta sempre il rischio dell’autocelebrazione ed autoreferenzialità.

  • sandropascucci

    Come fa uno che censura la parola “ signoraggio [www.signoraggio.com]” sul suo sito e cancella interi thread sugli altri suoi siti (mmetup) a parlare di censura?

    beppe grillo (il miliardario amico dei banchieri usurai) è improponibile.

    E’ nemico del popolo. Ha tradito la fiducia di Auriti e di migliaia di persone.

    Non ha la morale e l’etica di parlare di signoraggio, si nasconde dietro inesistenti minacce e in più CENSURA ogni tentativo di informare il popolo.

    per approfondimenti:

    le censure del beppe [lecensuredelbeppe.blogspot.com]

  • korn

    Senti un po’

    è da un po’ di giorni che leggo alcuni tuoi post su vari siti, sempre sullo stesso argomento (il signoraggio appunto). Vorrei farti notare un paio di cose:

    – Non è assolutamente vero che vengono censurati i post sul signoraggio sul blog di peppe (io ho letto i tuoi proprio lì), forse qualcuno è stato cancellato, ma il motivo vero potrebbe essere ben alto, cioè quello che forse scrivi cose poco attinenti!

    – Ho visitato il tuo sito: non ho mai visto un sito peggiore. Non spieghi il problema, c’è solo un’accozzaglia di frasi da cui risulta difficile capire cos’è il signoraggio e perchè Grillo dovrebbe censurarlo.

    – Perchè pretendi che Beppe si debba occupare di tutto! Il signoraggio (e te lo dice uno che sa di cosa si tratta) è un problema molto delicato e altrettanto grave. Grillo rimane sempre un comico, non un economista, e con coraggio porta avanti delle battaglie ma non può mica fare tutto!

    – Visto che il problema ti stà tanto a cuore perchè non scrivi sul tuo sito di cosa si tratta, e quali possono essere azioni per risolvere il problema: la verità e che essere propositivi è difficile e forse tu non ne sei all’altezza.

    – Mi viene da pensare che il tuo unico scopo sia attaccare Grillo, c’è qualcuno che ti paga per questo?

    – come fai a dire “grillo amico dei banchieri”! se non fa altro che attaccarli, geronzi in primis! Ma cosa hai nella testa!

    cordiali saluti

  • jim79

    Buonasera a tutti i blogghisti. Dal giorno del V Day non faccio altro che leggere articoli su quanto o, se, Grillo sarà capace di portare avanti il suo movimento.
    Sono un appassionato degli spettacoli di Grillo il comico che tra le risate mette a nudo verità inconfessabili. Sono però dell’opinione che Grillo ormai debba fare una scelta obbligata. Spogliarsi dei suoi panni di comico ed iniziare davvero a lavorare per cambiare le cose. Il punto non e’ capire se Grillo abbia o meno le qualità! Il fatto e’ che Grillo, negli ultimi anni si e’ creato un ruolo sociale! Una schiera di centinaia di migliaia o forse milioni di italiani (non tutti quelli che in segreto in un urna lo voterebbero lo seguono in piazza oggi) che credono in lui e lo ascoltano e questo lo ha fatto in piena capacità di intendere e volere! Ora una discussione sulle sue capacità e’ superflua! E onestamente se dovesse mollare proprio adesso in un momento la mia stima nei suoi confronti (e probabilmente quella di molti altri) calerebbe a zero! Ci ha fatto ridere per anni su temi che in realtà dovrebbero far piangere e disperare un popolo! Ora il suo movimento e’ diventato talmente grande che dovrà necessariamente passare ad un livello di serietà e concretezza, pena, la morte del personaggio e ahime dell’ultima fioca speranza!
    Io no mi intendo di politica o di economia, non ho il carisma e la carica di un leader nazionale…ma una cosa la so. Ho 30 anni e Grillo (non il comico come lui stesso ama definirsi ma L’UOMO intelligente e colto quale e’ che e’ riuscito con la sua ironia e satira FORSE a svegliare un popolo dopato e deriso dal mondo intero) e’ il personaggio politico più acclamato, sinceramente stimato e voluto dal FUROR DI POPOLO!
    Poi poco importa che sul questionario proposto da SKY Active di SkyTg24 i risultati indichino che il 54% degli italiani lo vede come comico…Insomma…abbiamo votato Berlusconi nella speranza che potesse cambiare le cose…Per cui sono certo che se Grillo decidesse di darsi alla politica sarebbe l’elezione a furor di popolo più grande della storia! E non ditemi che un comico non può stare al governo quando oggi abbiamo Vladimir Luxuria! (Non ho nulla contro Luxuria. Parlo del personaggio chiaramente…non ho nulla contro la persona, la sua intelligenza e le sue capacità)