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DOPO LA SPAGNA L'ITALIA. LO TSUNAMI E' IN ARRIVO

DI MORENO PASQUINELLI
sollevazione.blogspot.it

Il momento è drammatico. Gli eurocrati non demordono. Pur di salvare l’euro, e con esso la loro dittatura, dopo che sono fallite tutte le cartucce, hanno in mente di usare l’ultima arma letale a loro disposizione: seppellire le nazioni, espropriare i popoli di ogni residua sovranità, per fondare un super-stato imperiale comandato dalla aristocrazia finanziaria e parassitaria.

I salvataggi portano sfiga a quelli che li ricevono. E’ dimostrato non solo dalla Grecia, ma pure da Irlanda e Portogallo che, dopo gli “aiuti” europei, hanno conosciuto paralisi dell’economia, aumento della disoccupazione, crescita dei disavanzi e dei debiti, privati e pubblici. Quello offerto alla Spagna non farà eccezione.

Tab.1. La montagna dei debiti

Il Primo ministro spagnolo Mariano Rajoy fa davvero pena nel suo tentativo di spiegare che non si tratta di “salvataggio”. Tenta di salvare la faccia, lui che fino a l’altro ieri, con sicumera, rassicurava i mercati finanziari che la Spagna ce l’avrebbe fatta da sola a salvare le sue banche traballanti. 

«Ma al di là di come lo si chiami l’ammontare di soldi che l’Ue si prepara a stanziare per la Spagna (100Mld) è superiore ai 78 miliardi del piano salva-Portogallo e ai 67 del pacchetto salva-Irlanda. Solo la Grecia ha avuto prestiti più consistenti (247 miliardi in due distinti salvataggi, quello concordato a maggio 2010 e quello resosi necessario a febbraio 2012». [1]

Se l’Unione europea, con il consenso del G7, ha accettato di sborsare cento miliardi la ragione è semplice, non ci sono soldi nelle casse di Madrid, né quest’ultima poteva fare affidamento sull’emissione di nuovi titoli pubblici, visto che eventuali acquirenti esigono rendimenti (interessi) oramai superiori al 7%.

Il crack spagnolo non è stato scongiurato

Che sia stato evitato il crack del sistema bancario spagnolo, questo è tuttavia da vedere.  Lo avevano già detto in pompa magna mesi addietro, dopo che la Bce di Draghi, con l’operazione Ltro, aveva sganciato alle banche più di mille miliardi (più di 250 solo alle banche spagnole) —operazione evidentemente andata a vuoto. Le borse, ieri, hanno già espresso il loro malumore. Chi fa il bello e cattivo tempo sui mercati finanziari, cioè chi possiede liquidità, non si fida, né della Spagna né del “salvataggio”. 

Diverse sono le ragioni dei timori nuovi padroni del vapore, leggi i grandi speculatori della finanza, temono il disastro della Spagna, nonostante i 100 miliardi elargiti dalla Ue. La prima di queste è che l’economia spagnola è profondamente malata.

Tab.2. Composizione del debito spagnolo

Nella tabella n.1 è possibile vedere come la Spagna, per debito aggregato (la somma dei debiti pubblici e privati), sia terza in Europa dopo Irlanda e Portogallo (ben prima della Grecia). 

La Tabella n.2 qui accanto non è meno significativa. A sinistra vediamo chi sono i creditori della Spagna, a destra abbiamo la composizione del debito estero per settori, dove spicca la montagna dei 263 miliardi di dollari in soli derivati, esattamente in Cds (Credi default swap), le note polizze per cautelarsi dal default —la qual cosa è l’indice più infallibile di cosa pensino i mercati finanziari dell’economia spagnola…

Alla base della situazione drammatica spagnola ci sono tutte le storture e i guasti del tessuto economico del paese —la fuga dal capitale alla rendita, il peso abnorme della finanza, il sistema bancario elefantiaco, tra quelli europei forse il più inserito nel circuito del capitalismo-casinò—, quei guasti che portarono all’esplosione della bolla immobiliare, avvenuta sotto gli occhi e e con la complicità sia delle banche tedesche che della stessa Bce.[2]

Ma veniamo ora ai problemi del “salvataggio”. Non si tratta solo di dettagli.

Il primo è che l’esborso da parte della Ue non è affatto dietro l’angolo. C’è un iter di diverse settimane (l’Irlanda, ad esempio attese quasi tre mesi prima di ricevere la prima tranche), durante le quali la situazione potrebbe precipitare.

Il secondo
è che, se come sembra il prestito (che viene offerto ad un interesse più basso di quello di mercato, e la qual cosa ha subito fatto incazzare portoghesi e irlandesi, che non ricevettero lo stesso favore) verrà elargito attraverso il veicolo del famigerato Esm (Meccanismo di stabilizzazioe europea), quest’ultimo gode dello status di “creditore privilegiato”, il che significa che ha il diritto ad essere rimborsato prima degli altri eventuali creditori. Difficile con questa clausola che la Spagna trovi altri creditori privati sul mercato. 
«L’altra conseguenza è il rischio legato ai parametri degli aiuti che potrebbero rendere più difficile per la Spagna raccogliere risorse sul mercato: l’Esm ha infatti uno status di “creditore senior”, il che significa che deve essere rimborsato prima dei “normali creditori”, che verranno così disincentivati ad acquistare titoli spagnoli, visto che finirebbero in second’ordine rispetto al Fondo salva stati».[3]

Tab.3. Il trend dei debiti spagnolo: prima e dopo l’euro

[clicca per ingrandire]

Il terzo problema è fin troppo ovvio. Questo nuovo debito dovrà essere ripagato, col che non solo il debito pubblico crescerà (si parla che potrebbe arrivare al 100% del Pil), ma con esso salirà anche il disavanzo —col che addio ai parametri del Fiscal compact.

Il quarto problema è che i cento miliardi assicurati dall’Unione potrebbero non essere sufficienti:

«È questo insieme di circostanze che spinge molti, nei governi e nel mercato, a sospettare che l’intervento per le banche sia solo il primo dei salvataggi necessari per Madrid. Se tutto fosse stato fatto prima, forse sarebbe stato diverso. Ma ora Janet Henry, capo-economista di Hsbc per l’Europa, pensa che sterilizzare il contagio spagnolo intervenendo solo sulle banche non sia scontato: «La domanda chiave – osserva l’economista inglese – è capire se un pacchetto di sostegno per il settore finanziario sia la fine o solo l’inizio dell’assistenza alla Spagna». Dopo gli istituti, anche il governo potrebbe aver bisogno di un prestito internazionale tra non molto. La differenza fra le due opzioni è fra un pacchetto di circa cento o di 300 miliardi di euro». [4]

L’onda si avvicina all’Italia

Dicevamo del “malumore” del mondo della grande finanza rispetto al “salvataggio” della Spagna. Malumore è un eufemismo. L’inchiostro con cui erano stato scritto dai quotidiani che “La Spagna è salva” era ancora fresco che la Borsa di Milano risponde con un rumoroso tonfo. Così, nella loro versione web, gli stessi quotidiani capovolgono in poche ore la linea: “Allarme rosso per lo spread”: «Doveva avere l’effetto di rassicurare i mercati finanziari. Invece, l’accordo sulle banche spagnole ha finito con il moltiplicare le paure di un contagio. E l’Italia ne ha pagato le conseguenze. Nel giro di poche ore, la Borsa di Milano ha perso il 2,9% (la peggiore d’europa, bersagliati nuovamente i titoli degli istituti di credito), mentre lo spread BTp-Bund è schizzato 470 punti». [5]

L’avvento della moneta unica era stato fortemente voluto dai principali circoli della nostra classe dominante perché venne ritenuto la sola maniera per porre fine all’andazzo di una spesa pubblica fuori controllo e di un capitalismo che troppo si affidava alle svalutazioni della lira. Il vincolo esterno della moneta unica, l’incatenarsi al ceppo tedesco, erano presentati come salvifici. 
Tab. 4. Debiti sovrani e banche: l’intreccio esplosivo
(clicca per ingrandire)

Questo disegno è fallito. Il vincolo della moneta unica si è rivelato un nodo scorsoio, tutti i differenziali tra noi e la Germania sono cresciuti, mentre, più che al ceppo tedesco siamo incatenati a quelli dei paesi “periferici” e tra questi la Spagna. Se la Spagna precipita nel baratro, certo tutta l’eurozona verrà sconquassata, ma di sicuro l’Italia sarà trascinata a fondo per prima. Il rischio, come segnaliamo da tempo, dato il legame strettissimo tra banche e debito sovrano (vedi Tab.n.4) è che in Italia si verifichi un crack bancario parallelamente al crollo dei titoli di stato diventati “tossici” o “titoli spazzatura”.

Se lo spread e i tassi con cui la Spagna, invece di scendere, saliranno, il contagio, l’onda, arriveranno immediatamente in Italia, con effetti, anche sul governo Monti, non meno devastanti di quelli che dovette subire l’esecutivo di Berlusconi nell’autunno 2011, visto che già adesso, malgrado le durissime manovre di austerità e rigore «Con gli attuali tassi d’interesse di mercato la posizione di bilancio dell’Italia è probabilmente su un percorso di lungo termine insostenibile…a causa della crescita cronicamente assente il rapporto fra debito e Pil tende a salire per un periodo prolungato». [6] 

Nelle prossime settimane sapremo se l’euro riuscirà a sopravvivere o se imploderà. Lo sanno gli analisti, gli economisti, gli stessi eurocrati, tra cui Monti. Lo ha affermato ieri lo stesso direttore del Fmi. [7]

Come potrà essere salvato non è più un mistero per nessuno. Se ne parla in tutte le tribune da mesi. L’Unione europea deve mutualizzare (con titoli “eurobond”) i debiti sovrani. Deve stabilire una garanzia unica per le banche, ovvero garantire i debiti bancari). Per farlo deve passare ad una univoca politica fiscale ed economica; deve in poche parole fare un salto mortale verso una più stringente unificazione politica, deve edificare, sulle ceneri di ciò che resta degli stati nazionali, una forma di super-stato imperiale e oligarchico. Con le sovranità nazionali risucchiate nel vortice centralista verranno cancellati gli ultimi brandelli di sovranità popolare. I parlamenti nazionali  saranno solo passacarte di decisioni già prese dalle autorità europee centrali.


Come afferma Roberto Napoletano, vice della Confindustria italiana:

«Si può raggiungere solo a patto che si scambi la protezione in comune con la modifica della Costituzione di ciascun Paese per cedere sovranità nazionale e acquistare sovranità europea sigillata da una nuova, vera carta costituzionale. Perché diventi realtà chi governa i singoli Paesi (Francia e Germania comprese) deve avere la forza di far capire ai suoi elettori gli indubbi benefici di breve e medio termine conquistabili con tale scelta. Può sembrare un processo ardito (di certo non è agevole) ma è addirittura obbligato se non si vuole fare la fine dei dieci piccoli indiani di Agatha Christie». [8]

Questo è ciò che chiedono i “mercati”, leggi la potentissima finanza globale. Questo è ciò che vogliono sull’altra sponda dell’Atlantico. Ora sappiamo che lo desidera anche la Cina. Che questo super-stato possa diventare dopodomani un problema geopolitico, si vedrà, oggi lo si deve istituire, non tanto e non solo per la salvezza dell’euro, ma per salvare la baracca pericolante del capitalismo internazionale. Un super-golpe per un ultra-stato.

Non pensiamo ci sia bisogno di spiegare per quali ragioni i popoli, tutti i popoli, debbono opporsi a questa follia imperialistica. Ciò che la Ue porta in grembo è talmente mostruoso che anche le forze che oggi, in nome di un malinteso “europeismo”, difendono l’euro, dovranno cambiare opinione.

La domanda è: ce la faranno gli eurocrati a compiere questo passo prima che tutto crolli?
Riusciranno a piegare i sovranismi tedesco e francese? Accetteranno le borghesie di questi due paesi una coabitazione more uxorio? A cedere anche loro potere per trasferirli una volta per sempre ad una curia sovranazionale?

Noi lo riteniamo altamente improbabile. Mentre è quasi impossibile che ci riescano nei tempi strettissimi (alcuni mesi) in cui consiste quest’ultimo atto dello psicodramma dell’euro. Vedremo cosa riuscirà a partorire il vertice europeo del 28 giugno.

Tra le diverse spinte e controspinte, azioni e reazioni, la tendenza oggettiva più forte resta quella che conduce all’implosione della moneta unica e, con essa dell’unione europea. A questo chi ha vuole davvero cambiare l’ordine di cose esistente deve prepararsi. 

Moreno Pasquinelli
Fonte: http://sollevazione.blogspot.it
Link: http://sollevazione.blogspot.it/2012/06/dopo-la-spagna-litalia.html
12.06.2012

Note

[1] Vito Lops. Il Sole 24 Ore, del 11 giugno 2012
[2] «Oltre a questo, la crisi spagnola condensa tutti i vizi dell’ultima grande crisi finanziaria, quella partita cinque anni fa dagli Stati Uniti e dai derivati sui mutui subprime. Perché, come negli Usa del 2007-2008, quella iberica è una crisi immobiliare-bancaria. Come negli Stati Uniti le banche spagnole hanno concesso credito facile a categorie che non sono più in grado adesso di rimborare le rate del mutuo. La differenza? I subprime (categorie meno abbienti) americani erano lavoratori il cui basso reddito consentiva solo di rimborsare rate di mutui con tassi variabili ai minimi storici (una volta poi saliti i tassi son diventati insolventi). Mentre i subprime spagnoli sono perlopiù costruttori che hanno ottenuto crediti facili dalle banche per mettere in piedi palazzi a un ritmo sfrenato e privo di logica. Gonfiando la bolla immobiliare su cui si è retta sinora l’economia spagnola, grazie al meccanismo di crediti facili. Garantiti tanto dai colossi del credito spagnolo quanto da banche cooperative politicizzate» (…) «Nel vortice dei prestiti facili delle banche spagnole è stata coinvolta anche la Bce che ha finanziato gli istituti di credito spagnoli ottenendo come garanzia anche i prestiti fantamilionari concessi a società sovra-indebitate. Del resto, le maglie delle garanzie con cui la Bce ha prestato soldi agli istituti di credito europei a tassi agevolati nell’ambito delle ultime due operazioni Ltro (a dicembre e febbraio) si sono allargate parecchio (sono stati chiesti in cambio anche titoli con basso rating)». 
Vito Lops, Ibidem
[3] Wall Street Journal del 10 giugno 2012, in IlSole24Ore.com del 11 giugno 2012
[4] Federico Fubini, Corriere/economia del 10 giugno 2012
[5] Il Sole 24 Ore del 12 giugno 2012
[6]  Rapporto di Citigroup del 9 giugno 2012; in Federico Fubini, ibidem
[7] Christine Lagarde, Il Corriere della sera del 12 giugno 2012
[8] Roberto Napoletano, Il Sole 24 Ore del 12 giugno 2012

Pubblicato da Davide

15 Commenti

  1. La mia sensazione e’ che l’oligarchia che governa le sorti delle nazioni sia intenzionata a tirare a campare con questo sistema il piu’ a lungo possibile e contemporaneamente lavorare al nuovo ordine aristocratico che prendera’ il posto dei nostri sistemi sociali a collasso avvenuto: perche’ e’ scontato che non onoreranno i debiti di gioco e froderanno i denari dei risparmiatori. Cio’ e’ insito nel metodo keynesiano che ha governato fin qui lo sviluppo del pianeta occidentale: sviluppo a debito da gravare sui posteri. Keynes stesso diceva di non preoccuparsi dei posteri perche’ i posteri non hanno fatto nulla per noi e che del resto alla lunga saremo tutti morti. Senonche’ i “posteri” saremmo noi che dovremo assistere alla distruzione di ricchezza per i debiti impagabili delle passate generazioni sia che avvenga in un contesto inflattivo con la monetizzazione dei debiti sia che avvenga sull’onda dei fallimenti e la recessione, con i numerosi “picchi” delle risorse ad aggravare la situazione. Tertium non datur: impossibile evitare la trappola del debito giunto a scadenza. Speriamo soltanto che non ci sia guerra e che le procedure fallimentari si svolgano in maniera ordinata.

  2. ottimo,hai capito tutto di keynes,abbinarlo al nazismo no?

  3. Che non mi sia simpatico Keynes credo sia evidente… Prova a leggere qualcosa sulla Scuola Austriaca. Un certo Simoncelli sta facendo un gran lavoro di divulgazione. Non arrivo a comprare sterline d’oro ma un gold standard non sarebbe male per garantire il servizio della moneta.
    http://johnnycloaca.blogspot.it/

  4. La “vision” di Moreno sull’EU è a dir poco apocalittica, ma certo le premesse non sono di buon auspicio. In realtà sa bene anche lui che il problema è ancora l’impero USA, per scalcinato che stia diventando, con le sue basi militari in Italia e Germania. La transizione da un EU delle banche ad EU politica passa necessariamente dal superamento di questa pesante eredità del ’44, che prima o poi verrà superata all’improvviso, come la caduta del muro. Fino a quel momento la finanza parassitaria avrà mano libera, ma la fine della sopportazione dei popoli vessati avvicina a grandi passi quel momento, che anche Moreno sogna. Certo non sono i tempi brevi della speculazione, che andrà avanti con la macelleria sociale di sempre fino a che non ne potremo più, come i greci. La stessa Germania dell’euro-marco truffaldino sta esaurendo rapidamente il privilegio decennale, dopodichè ne saggeremo la saggezza, o l’insipienza, caso questo meno probabile visto che ne ha memoria indelebile.

  5. Concordo con te Spartan…Un Gold Standard non lo faranno mai tuttavia ,c’è troppa gente che campa su numeri creati da una tastiera.
    La cosa che mi fa specie e non capisco proprio è come tutti critichino questo sistema senza rendersi conto che questo è un sistema puramente Neokeynesiano.
    Bah stranezze di questi tempi…

  6. Il gold standard è una soluzione assurda. Non esiste oro a sufficienza per coprire tutta la moneta circolante, e inoltre anche l’oro è soggetto alla speculazione del mercato. La moneta dovrebbe semplicemente rispettare il valore reale delle cose esistenti, con la possibilità di immetterne un po’ in più o toglierne un po’ a seconda delle esigenze della società. La moneta dovrebbe essere un bene pubblico, gestito da istituzioni pubbliche elette, emessa senza debito controllata da un governo eletto, e con finalità di benessere per i cittadini. Il problema è che il monopolio della creazione e gestione della moneta ce l’hanno i privati, sia con le banche centrali che con quelle commerciali, e questo denaro virtuale a gogò l’hanno “giocato” per creare ricchezza finta basata solo sulle scommesse. Ora i nodi vengono al pettine e nessuno ci vuole perdere, questo è il problema. Non possono esistere assett DIECI VOLTE IL PIL MONDIALE, questo è assurdo. Questo è il bel risultato della gestione privata della moneta e della separazione tra banca centrale e governo. Finchè non interveniamo su questi nodi non ci sarà alcuna soluzione. La ricchezza si deve creare solo con il lavoro, non con la speculazione, che va vietata. Il debito pubblico non va pagato, punto, Con quello che gli stati hanno già reso, si è pagato in abbondanza il capitale (emesso a costo zero ricordiamolo) e parechhio interesse, direi che è più che sufficiente.

  7. perfetto centrato il problema, in poche parole l’oro ben che esista lo si valuta ne più ne meno come una qualsiasi azione o comodities, di conseguenza se qualcuno iniziasse a rifiutarlo ecco che il suo valore si abbasserebbe inevitabilmente, esistono altri metalli più rari e fondamentali ma non hanno le stesse quotazioni dell’oro, inoltre metallo non fondamentale se venisse meno non vi sarebbe nessun stravolgimento, e il valore che gli si attribuisce è puramente inventato al netto del costo di estrazione.

  8. da Sergio r…….. I primi a mistificare sono proprio gli austriaci, a cominciare dall’uso estensivo che fanno del termine socialismo (fin da Hayek) per indicare tutto ciò che ha anche minimamente a che fare con lo Stato.Il socialismo può piacere o non piacere, ma ha una sua connotazione storica e politica abbastanza precisa. Per gli austriaci, invece, la semplice presenza di uno Stato come entità sovraindividuale con autonomia impositiva è già di per sé un segnale di socialismo. Poco importa, poi, se all’atto pratico lo Stato non redistribuisce affatto il reddito, anzi, sistematicamente ruba ai poveri per pagare i lussi dei ricchi, come ci insegna il bailout del 2008 o come ci conferma la diversa aliquota alla quale sei soggetto negli USA se hai una normale attività produttiva rispetto a chi, invece, vive di rendite finanziarie. Per gli austriaci vale la formula Stato = socialismo. In realtà, questo uso estensivo del termine “socialista” risponde a una precisa e deliberata strategia di mistificazione. Bisogna tener conto, infatti, che negli Stati Uniti (dove il libertarismo si è diffuso inizialmente) il termine “socialista” provoca incubi anche al più radical e al più liberal (quelli che da noi si definiscono genericamente “di sinistra”). Si inventa, insomma, uno spauracchio (lo Stato totalitario socialista) per giustificare di fatto il laissez-faire, ossia per giustificare che chi è più ricco non è tenuto a pagare per chi è più povero. È il solito trucco: fai paura alla gente e la gente farà quello che vuoi. Devi far credere ai gonzi che lo Stato limita la libertà dell’individuo, così i gonzi accetteranno di buon grado di rinunciare allo stato sociale e a quel poco di diritti che ancora rimangono loro.Il manganello non sarà più quello della FED o dello sceriffo locale, sarà quello dell’agenzia di mercenari, ma il manganello privato è notoriamente più efficiente di quello pubblico e, soprattutto, non costa un cent alla collettività. Inoltre, non ci sarà coercizione. Ci sarà un libero contratto, per cui il manganellato accetterà preventivamente di farsi bastonare a piacimento. Hayek contesta che la maggioranza abbia diritto a prendere decisioni anche per la minoranza, mentre ritiene assolutamente naturale che una minoranza di non meglio definiti saggi, o eletti, “ispiri la maggioranza”, di fatto decidendo per tutti. Ma certo che se uno non legge mai il testo può credere a quello che vuole e far dire a Hayek quello che vuole. Quello che impropriamente viene definito anarcocapitalismo è di fatto la giustificazione teorica del diritto del più forte a decidere anche per il più debole. Hayek non accetta che i pezzenti abbiano diritto di voto e, in tal modo, possano obbligare i più ricchi a cedere una parte della propria ricchezza a chi ha di meno. Il povero, per lui, è uno sfigato che è stato incapace di provvedere a se stesso, non merita alcuna assistenza se non quel minimo che lo renda innocuo e lo faccia desistere dal rubare al più ricco. Ma per non apparire elitarista, Hayek aggira abilmente il problema rovesciando i valori. Si inventa il concetto di “dittatura della maggioranza” creando una vittima della coercizione (la povera minoranza di più ricchi che deve sottostare alla volontà della maggioranza di poveri e scemi) per giustificare, di fatto, il diritto di quella stessa minoranza a sfruttare eternamente i meno fortunati.L’anti-statalismo degli austriaci, come non mi stancherò mai di ripetere, è solo fuffa, è solo una cortina fumogena dietro cui nascondere l’unico vero intento, eliminare lo stato sociale. Lo Stato esisterà sempre, non foss’altro per sancire il diritto (naturale e inviolabile per tutti gli austriaci) alla proprietà privata.

  9. Bravo. L’unica cosa che mi preoccupa è che razza di Stato finirà per uscirne fuori. Guarda Gli USA, ad esempio.
    Mi rifiuto di convincermi che questo sia il capolinea del pensiero, dello sviluppo dell’intelletto umano per quanto riguarda la Politica e quindi, l’Economia, nonostante tutte le prove empiriche alla mano…

  10. Il Gold Standard Exchange è stato il più grosso bidone della storia (1971), quale altra dimostrazione pratica vorresti, oltre a quella teorica, ancor più importante: il denaro NON è mai stato merce, è piuttosto una convenzione alla quale corrisponde un patto sociale fondante della convivenza. P.S. “Standard” sta per riserva frazionaria tendente a zero! Ma di cosa stiamo prlando!

  11. Che cosa?Il piu’ grande bidone della storia?Invece il FIAT Money(Denaro Debito) è la pancea di tutti i mali…
    Staremo a vedere , perchè a breve ( entro un lustro ) il FIAT Money salterà e allora ne riparleremo ( Forse ,se esisterà ancora Internet e se non ci sarà piovuta una termonucleare in testa…)

  12. Sono Italiano e vivo in Spagna dal 2006 e nel 2008 la bolla immobiliare mi é scoppiata in faccia: la casa che avevo appena acquistato per 178 mila euro con un prestito di 125 mila oggi vale, dopo 4 anni,120 mila euro. Lo stesso importo che mi resta da pagare di mutuo…. Inoltre quí se non paghi, la banca non solo ti leva la casa come in Italia… devi anche continuare a pagare al mutuo della casa che non hai e lo stato ti embarga lo stipendio. In definitiva se resto senza lavoro l’unica possibilitá che ho é… emigrare in Sud America per che sicuramente, se i bankester riusciranno a fare il mega stato dittatoriale europeo, mi potranno perseguire in tutta europa. (Tanita restiamo in contatto ;).
    Per chi volesse capire qualcosa di piú della bolla immobiliare spagnola vi propongo il meglio della rete (5 mil di visite e ne ha parlato anche il telegiornale) é in spagnolo ma credo si capisce, se non altro é divertente

    http://www.youtube.com/watch?v=N7P2ExRF3GQ

    a me come potete immaginare mi resta solo riderci sopra

    un saluto a tutti

  13. Il fiat money non è una panacea, è solo la realtà, l’unica realtà possibile per quella strana invenzione umana che è il denaro. La moneta che lo rappresenta NON è un entità naturale, non lo potrà mai essere, è tanto difficile da capire? Peccato, perchè una volta capita la vera natura del denaro si può cominciare a ragionarci sopra correttamente ed imbrigliarlo opportunamente affinchè non faccia danni.

  14. Già, mi sembra di sentirlo, oscar giannino, dare contro allo stato ladro, ecc. ecc., con tanto di *scusa* di imprenditori suidici! Quando alla fine quello che conta e` non dire che la colpa non e` dello stato come organizzazione sociale, ma di chi lo governa (politici) per conto di chi li controlla (finanza). E ovviamente il tutto per favorire il pensiero che il privato funziona meglio, che la deregulation e` la soluzione, ecc.

  15. Ok, siamo pieni di debito pubblico, nessuno dice che invece di emettere noi moneta siamo andati a comprarla da BCE ( privata ), una banconota da 100€ che costa 0.02€ l’abbiamo pagata in titoli di Stato 101.20€ + interessi. Questa mi sembra una frode, in virtú del fatto che è una frode il debito va rigettato e chi lo ha permesso incarcerato. Se non verra fatto perderemo anni di duro lavoro e verremo schiavizzati, la perdita di stato sociale lo dimostra.