DIALOGO TRA DUE PAPI

DI DIEGO FUSARO
lospiffero.com

Si è recentemente svolto, sulle pagine di “La Repubblica”, un dialogo epistolare tra Papa Francesco ed Eugenio Scalfari. Si tratta di un avvenimento importante, su cui occorre soffermare l’attenzione, sia pure da una prospettiva differente rispetto a quella che si è imposta come egemonica negli scorsi giorni.

Ho già affrontato la questione in una lunga intervista apparsa – a cura di Moreno Pasquinelli – sul blog “Sollevazione” e, pertanto, in questa sede non farò altro che riprendere cursoriamente alcuni punti che reputo particolarmente degni d’attenzione e che, in quell’intervista, ho sviluppato più estesamente. In primo luogo, merita di essere analizzata la tragicomica inversione delle parti a cui si è assistito: dialogico, aperto, denso di dubbi e di incertezze, il Papa; dogmatico, pontificante e senza la minima incertezza, Scalfari.
 

Prescindendo dalle tesi esposte e dalla notorietà dei due personaggi, a leggerli si sarebbe potuti plausibilmente essere indotti a ritenere che, tra i due, il pontefice non fosse Bergoglio. Il fondatore di “Repubblica” si pone oggi come pontefice di una religione atea e scientista, intollerante verso ogni forma di sapere che non sia quello piegato ai moduli della ratio strumentale, sotto i cui raggi risplende l’odierna barbarie della finanza e dell’austerity, dell’eurocrazia e della religione neoliberale.

Tale religione promuove compulsivamente il disincantamento e il congedo dalle utopie, la riconciliazione con la realtà presentata come inemendabile, la precarietà come stile esistenziale e lavorativo, l’abbandono del pathos antiadattivo e dell’attenzione per la questione sociale, il culto demenziale dell’antiberlusconismo come unica fede politica possibile: essa è la prova di quanto vado sostenendo da tempo, ossia che il capitalismo si riproduce oggi culturalmente a sinistra (è la tesi al centro del mio saggio Minima mercatalia. Filosofia e capitalismo, a cui mi permetto di rimandare per eventuali approfondimenti). Si pensi anche solo alla trasformazione dei costumi – propugnata urbi et orbi dalla sinistra – in vista di una società interamente liberalizzata, postborghese e postproletaria, individualistica e iperedonistica, affrancata dalla morale borghese e dalla religione.

 

Anche in quest’ottica, destra e sinistra si rivelano pienamente interscambiabili: l’anticomunitaria e globalista “Destra del Denaro” detta le regole econonomico-finanziarie tutelanti gli interessi della global class, mentre la “Sinistra del Costume” – espressione dell’ideale del comunismo in un uomo solo, trasformando quest’ultimo in atomo di volontà di potenza innervata dal capitale  – fissa i modelli e gli stili di vita funzionali alla riproduzione del sistema dell’integralismo economico.

Coerente con questa visione del mondo, Scalfari parla dell’inesistenza di Dio con una sicurezza dogmatica che andrebbe resa oggetto d’attenzione (e che, con buona pace del coro virtuoso dei sedicenti neoilluministi, nulla ha a che vedere con la matrice culturale dell’illuminismo critico). Analogamente, il pontefice di “La Repubblica” rivela una fascinazione quasi commovente – e, a suo modo, teologica – per la scienza innalzata a verità ultima.

 

Se anche è troppo presto, forse, per valutare l’operato del nuovo Papa, certo è possibile individuare in lui, con diritto, un profilo complessivo non affine alla visione dominante della ragione, ossia quella della ratio strumentale su cui – come ricordavo poc’anzi – si fonda l’odierna teologia economica. Questo è già, di per sé, un aspetto ampiamente positivo, da valorizzare massimamente in una prospettiva che individui il nemico principale non nella fede, ma nella ratio strumentale stessa, che tutto riduce a quantità misurabile, calcolabile e trasformabile in profitto. Si veda, a questo proposito, lo splendido discorso pronunciato dal pontefice a Cagliari domenica 23 settembre, tutto centrato sui temi del lavoro e della dignità offesa dalla disoccupazione coessenziale al regime neoliberale.

Temo che questo concetto – di per sé chiaro come il sole – non passerà facilmente presso l’armata Brancaleone dei cosiddetti “laicisti”. Illudendosi che il gesto più emancipativo che possa darsi sia la ridicolizzazione del Dio cristiano (o, alternativamente, la soppressione del crocifisso dalle scuole), essi non cessano di contrastare tutti gli Assoluti che non siano quello immanente della produzione capitalistica, il monoteismo idolatrico del mercato: il laicismo integralista, in ogni sua gradazione, si pone come il completamento ideologico ideale del fanatismo del mercato e del “cretinismo economico” (secondo la stupenda espressione di Gramsci), in cui “The Economist” diventa “L’Osservatore Romano” della globalizzazione capitalistica e le leggi imperscrutabili del Dio monoteistico divengono le inflessibili leggi del mercato mondiale.

 

Capirà mai l’armata Brancaleone dei laicisti che la lotta contro il Dio tradizionale è, essa stessa, uno dei capisaldi dell’odierna mondializzazione capitalistica, la quale si regge appunto sulla neutralizzazione di ogni divinità non coincidente con il monoteismo mercatistico?

Riusciranno mai costoro, inguaribili lavoratori per il re di Prussia, a comprendere che ciò di cui più si avverte il bisogno, oggi, è un nuovo illuminismo che contesti incondizionatamente l’Assoluto capitalistico e l’esistenza di presunte leggi economiche oggettive della produzione, sottoponendo a critica l’onnipervasivo integralismo della finanza? Quando capiranno che l’ateismo, oggi, ha come matrice principale non certo l’aumento della conoscenza scientifica (con buona pace di Odifreddi!), ma il processo di individualizzazione anomica che disgiunge l’individuo da ogni sostanza comunitaria? E, ancora, che la “morte di Dio” da loro salutata con entusiasmo corrisponde al momento tragico della perdita di ogni valore in grado di contrastare il dilagante nichilismo della forma merce?

Diego Fusaro
Fonte: www.lospiffero.com
Link: http://www.lospiffero.com/cronache-marxiane/dialogo-tra-due-papi-12736.html
30.09.2013

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Affus
Affus
5 Ottobre 2013 , 1:24 1:24

Il primo grande miracolo di “Papa” Francesco. Non appena eletto il nuovo “Papa” è riuscito a compiere un miracolo incredibile, che non era riuscito neppure a Nostro Signore Gesù Cristo: in quattro e quatt’otto è riuscito a convertire istantaneamente i farisei del giorno d’oggi, che fino a l’altro ieri gridavano invettive velenose all’indirizzo di Papa Benedetto XVI. Grazie ai poteri miracolosi di “Papa” Francesco Bergoglio, nell’arco di una notte, sono tutti diventati all’improvviso sudditi fedeli di Santa Romana Chiesa, e non cessano neppure un minuto di tessere le lodi del nuovo “Papa”. La Stampa e La Repubblica da oggi superano addirittura l’Osservatore Romano nel tessere le lodi di Francesco ed a breve ne chiederanno, vox populi, la sua canonizzazione già in vita, come , a suo tempo, con Obama, che ottenne il Nobel per la pace senza aver ancora fatto nulla, e prima di iniziare le sue guerre in Egitto, Libia e Siria, con l’intento di preparare la terza guerra mondiale nel Medio Oriente. Nostro Signore Gesù Cristo è riuscito a convertire nel corso dei secoli milioni di poveri e umili “bambini”, come teneramente chiama i suoi “followers” oggi, ma purtroppo è rimasto impotente di fronte alla ostinata pervicacia della… Leggi tutto »

ottavino
ottavino
5 Ottobre 2013 , 5:42 5:42

Ottimo. Ma la vera lotta è tra uomo e scienza, o meglio tra l’uomo e il suo bisogno di scienza. Finchè l’uomo si dichiara dipendente dalla scienza e dalla tecnica per andare avanti, scienza e tecnica lo supereranno per importanza e avranno la meglio su di lui, finanza compresa. L’unico vero gesto liberatorio è dichiarare la superiorità dell’uomo sulla tecnica e sulla scienza, ma dichiararlo non basta, occorre mostrare la propria indipendenza da scienza e tecnica, perciò occorre avere una medicina non dipendendente dalla tecnologia, una educazione non scientifica, ecc. E’ decisamente difficile.

nigel
nigel
5 Ottobre 2013 , 8:30 8:30

Ha un senso parlare di Scalfari ?

Servus
Servus
5 Ottobre 2013 , 10:30 10:30

“La “morte di Dio” da loro salutata con entusiasmo corrisponde al momento tragico della perdita di ogni valore in grado di contrastare il dilagante nichilismo della forma merce.”

Perfetto.

Fafnir
Fafnir
5 Ottobre 2013 , 11:10 11:10

“Capirà mai l’armata Brancaleone dei laicisti che la lotta contro il Dio tradizionale è, essa stessa, uno dei capisaldi dell’odierna mondializzazione capitalistica,
la quale si regge appunto sulla neutralizzazione di ogni divinità non coincidente con il monoteismo mercatistico?”

Ecco il PUNTO CHIAVE che dobbiamo capire oggi. Se non si parte da qui si è già sconfitti in partenza.

“ciò di cui più si avverte il bisogno, oggi, è un nuovo illuminismo che contesti
incondizionatamente l’Assoluto capitalistico”

Giusto ma attenzione: non deve essere un “nuovo illuminismo”; il razionalismo ha già fatto abbastanza danni.
La risposta non si deve fondare sulla razionale dimostrazione della “cattiveria” del sistema dello sfruttamento e dominazione
affettivamente e con il proprio “cuore” cosa è bene e cosa è male
Non bisogna essere irrazionali, millenaristi, apocalittici etc; ma sarebbe un errore continuare sulla strada della “razionalità” come fonte di ogni bene.
Non è al ‘700 che dovremmo rifarci ma casomai allla prima metà dell’800;
abbiamo bisogno di un nuovo “sturm und drang”, non di un nuovo illuminismo.

Fafnir
Fafnir
5 Ottobre 2013 , 11:13 11:13

CONTINUA A CANCELLARMI N PEZZO RIPROVO 😉

“Capirà mai l’armata Brancaleone dei laicisti che la lotta contro il Dio tradizionale è, essa stessa, uno dei capisaldi dell’odierna mondializzazione capitalistica,
la quale si regge appunto sulla neutralizzazione di ogni divinità non coincidente con il monoteismo mercatistico?”

Ecco il PUNTO CHIAVE che dobbiamo capire oggi. Se non si parte da qui si è già sconfitti in partenza.

“ciò di cui più si avverte il bisogno, oggi, è un nuovo illuminismo che contesti
incondizionatamente l’Assoluto capitalistico”

Giusto ma attenzione: non deve essere un “nuovo illuminismo”; il razionalismo ha già fatto abbastanza danni.
La risposta non si deve fondare sulla razionale dimostrazione della “cattiveria” del sistema dello sfruttamento e dominazione
perché questa dimostrazione razionale è impossibile se prima non si è stabilito
affettivamente e con il proprio “cuore” cosa è bene e cosa è male
Non bisogna essere irrazionali, millenaristi, apocalittici etc; ma sarebbe un errore continuare sulla strada della “razionalità” come fonte di ogni bene.
Non è al ‘700 che dovremmo rifarci ma casomai allla prima metà dell’800;
abbiamo bisogno di un nuovo “sturm und drang”, non di un nuovo illuminismo.

daveross
daveross
5 Ottobre 2013 , 13:29 13:29

… ma più che altro Scalfari ha una statura ed onestà intellettuale risibile. Capisco la strategia comunicativa dell’entourage del papa, ma potevano scegliersi un’altra figura colla quale dialogare su temi filosofici cruciali. Un nome? Emanuele Severino.

ilsanto
ilsanto
5 Ottobre 2013 , 13:55 13:55

“mentre la “Sinistra del Costume” – espressione dell’ideale del comunismo in un uomo solo, trasformando quest’ultimo in atomo di volontà di potenza innervata dal capitale – fissa i modelli e gli stili di vita funzionali alla riproduzione del sistema dell’integralismo economico. ”

Scusami ma mi vien da dire : Ma parla come magni, io non sono un letterato ne un filosofo ne un politico forse neanche molto intelligente ma se scrivi così a chi credi arrivi il tuo pensiero ?

Fernesto
Fernesto
5 Ottobre 2013 , 21:21 21:21

Quanta retorica inutile per ripetere i soliti due concetti reazionari del suo mentore Costanzo Preve . Che il neoliberismo sia una religione l’hanno capito anche al San Raffaele . Ma che siano le religioni le uniche soluzioni per contrastare il capitalismo mi è nuova … Secondo loro in Iran , Israele o in Arabia Saudita , paesi teocratici , non c’è capitalismo ? Oppure in USA , dove il presidente giura sulla Bibbia e spuntano chiese protestanti come funghi ? O a Dubai , dove sono tutti islamici ? O in Brasile ? O l’Italia clericofascista prima del loro odiato ’68 ? Che poi non è stato il ’68 la cuasa dell’esplosione del neoliberismo … non c’entra nulla … ma per piacere…

mazzam
mazzam
5 Ottobre 2013 , 22:18 22:18

“Se Cristo ritornasse e sapesse cosa si fa e si dice in Suo Nome, non la smetterebbe più di vomitare” (W. Allen, Hanna e le sue sorelle)

Fedeledellacroce
Fedeledellacroce
6 Ottobre 2013 , 0:57 0:57

No.

Primadellesabbie
Primadellesabbie
7 Ottobre 2013 , 11:37 11:37

Pare che la necessità, o la missione di criticare la sinistra (insegnarle il mestiere), sia divenuta l’ossessione di una nicchia di destra che, forse, non ha nemmeno i titoli per rappresentare la parte da cui si pone. Evito di commentare i molti punti che riguardano la critica che ho appena espresso, ci sarà occasione di parlarne. Invece intendo sottolineare questo passaggio: “merita di essere analizzata la tragicomica inversione delle parti a cui si è assistito: dialogico, aperto, denso di dubbi e di incertezze, il Papa; dogmatico, pontificante e senza la minima incertezza, Scalfari. … a leggerli si sarebbe potuti plausibilmente essere indotti a ritenere che, tra i due, il pontefice non fosse Bergoglio. Il fondatore di “Repubblica” si pone oggi come pontefice di una religione atea e scientista…”. Come fa, Fusaro, a non rendersi conto che non si tratta affatto di inversione delle parti ? E se l’attitudine di Bergoglio nasconde e rivela la sicurezza e confidenza in se stesso, che possiede solo chi può permettersi di apparire incerto, quella di Scalfari rappresenta la “normale” eredità di ogni positivista figlio dell’illuminismo, qualsiasi livello di preparazione abbia. In qualsiasi schieramento politico si nasconda, non esclusi quelli che credono di celebrare la… Leggi tutto »

Truman
7 Ottobre 2013 , 16:00 16:00

@Fernesto: rileggi, per favore.
Fusaro non dice che sono le religioni le uniche soluzioni per contrastare il capitalismo.
Piuttosto Fusaro conclude dicendo:

ciò di cui più si avverte il bisogno, oggi, è un nuovo illuminismo che contesti incondizionatamente l’Assoluto capitalistico.

Criticare va bene, ma va fatto nel merito dell’articolo.

Truman
7 Ottobre 2013 , 16:10 16:10

La “normale” eredità di ogni positivista figlio dell’illuminismo, riprende il mito cattolico della fine dei tempi, con la risurrezione finale, e lo chiama “progresso”. A esso si aggiunge il mito di Prometeo, che rubò il fuoco agli dei.

Senza di questi saremmo rimasti a “tutti li tempi tornano e li uomini restano sempre li medesimi”, cioè ad un tempo che non avanza mai.

(Su questi temi avevo scritto LE METAMORFOSI DEL TEMPO).

C’è religione e mitologia all’interno dell’Illuminismo. E a volte può aver senso ripartire dai miti originari, invece che dalle copie mal riuscite.

Primadellesabbie
Primadellesabbie
7 Ottobre 2013 , 23:19 23:19

[ Senza di questi saremmo rimasti a “tutti li tempi tornano e li uomini restano sempre li medesimi” ]

Si, é cosí con qualche precisazione. La storia non si ripete, ma l’essenza, il nucleo archetipico se ti va di dire così, del fatto storico o della natura del protagonista, se sei abbastanza bravo da individuarlo, quelli si ripropongono. E siccome siamo un po’ rozzi diciamo che la storia si ripete. In fondo é quasi vero.

Ad un certo punto dici: ” …Resta solo la rappresentazione di un eterno presente… “, é vero, ma é una rappresentazione, così che il presente non lo viviamo. Se riuscissimo a vivere il presente capiremmo moltissimo, e sopra tutto domineremmo il passato ed il futuro affrancandoci da nostalgie e speranze vane.

Il tuo pezzo é coraggioso (poi leggerò l’altro). Prova ad incrociarlo con questo libriccino, se hai tempo e voglia, e se non lo conosci già: A.K.Coomaraswamy; Tempo ed eternità (Time and eternity); Luni editrice 1996. (da amazon.it non c’é in italiano ma lo hanno in inglese) L’autore é uno dei pochi (dita di una mano) che puoi leggere senza premunirti di difese, se ti interessa l’argomento.

Truman
8 Ottobre 2013 , 11:51 11:51

Ho scaricato il testo italiano. Leggo e medito.

Comunque ho sempre da parte le bozze de “Il tempo duro” un tentativo di analizzare il tempo con i metodi delle cosiddette scienze “hard”.

Primadellesabbie
Primadellesabbie
8 Ottobre 2013 , 12:21 12:21

Credo fosse qualcosa che aveva intravisto E. Zola, se ricordo bene sembra ne fosse coinvolto a leggere alcuni scritti, e che dovrebbero portare a un qualche uso delle possibilità del virtuale, grazie agli sviluppi della tecnologia. A meno che io non sia completamente fuori strada.
Probabilmente tu possiedi gli strumenti per farlo.