DI LAVORO NON C'E' PIU' BISOGNO

DI FRANCO BERARDI BIFO

sinistrainrete.info

Alla fine degli anni ’70, dopo dieci anni di scioperi selvaggi, la direzione della FIAT convocò gli ingegneri perché introducessero modifiche tecniche utili a ridurre il lavoro necessario, e licenziare gli estremisti che avevano bloccato le catene di montaggio. Sarà per questo sarà per quello fatto sta che la produttività aumentò di cinque volte nel periodo che sta fra il 1970 e il 2000. Detto altrimenti, nel 2000 un operaio poteva produrre quel nel 1970 ne occorreva cinque. Morale della favola: le lotte operaie servono fra l’altro a far venire gli ingegneri per aumentare la produttività e a ridurre il lavoro necessario.

Vi pare una cosa buona o cattiva? A me pare una cosa buonissima se gli operai hanno la forza (e a quel tempo ce l’avevano perbacco) di ridurre l’orario di lavoro a parità di salario. Una cosa pessima se i sindacati si oppongono all’innovazione e difendono il posto di lavoro senza capire che la tecnologia cambia tutto e di lavoro non ce n’è più bisogno.

Quella volta purtroppo i sindacati credettero che la tecnologia fosse un nemico dal quale occorreva difendersi. Occuparono la fabbrica per difendere il posto di lavoro e il risultato prevedibilmente fu che gli operai persero tutto.

Ma si poteva fare altrimenti? chiederete voi? Certo che si poteva. Una piccola minoranza disse allora: Lavorare meno per lavorare tutti, e qualcuno più furbo disse addirittura: lavorare tutti per lavorare meno. Furono attaccati come estremisti, e alcuni li arrestarono per associazione sovversiva.

Nel 1983 nel paese più brutto del mondo c’era un governo infernale guidato da una signora cui piaceva la frusta. Aveva detto che la società non esiste (there is no such thing as society) per dire che ognuno è solo e deve combattere contro tutti gli altri col risultato che uno su mille può far la bella vita e scorrazzare in Roll Royce, uno su cento può vivere decentemente e tutti gli altri debbono fare la vita di merda che più di merda non si può immaginare. Ma ritorniamo a noi, mica sono pagato per parlar male dell’Inghilterra. Un bel giorno la signora decise che di miniere non ce n’era più bisogno e neanche di minatori. Cosa fareste se la vita vi fosse andata così male da ritrovarvi a fare il minatore in un paese di merda dove in superficie piove sempre e c’è la Thatcher, e sottoterra è anche peggio?

Non so voi, ma nel caso io facessi il minatore e qualcuno mi dicesse che non c’è più bisogno di miniere ringrazierei il cielo e chiederei un salario di cittadinanza. Non così Arthur Scargill che era il capo di un sindacato che si chiamava Union- Miners. Un sindacato glorioso che organizzò una lotta eroica contro i licenziamenti come direbbe Ken Loach. So bene che c’è poco da fare gli spiritosi perché fu una tragedia per decine di migliaia di lavoratori e per le loro famiglie: naturalmente i minatori persero la lotta il lavoro e il salario, ed era solo l’inizio. La disoccupazione è oggi in crescita in ogni paese d’Europa. Metà della popolazione giovanile non ha un salario, o ha un salario miserabile e precario, mentre i riformatori europei hanno imposto un rinvio dell’età pensionabile da 60 a 62 a 64 a 65 a 67. E poi?

C’è qualcuno che possa spiegarmi secondo le regole della logica aristotelica il mistero secondo cui per curare la disoccupazione dilagante occorre perseguitare crudelmente i vecchi che lavorano costringendoli a boccheggiare sul bagnasciuga di una pensione che non arriva mai? Nessuno che sia sano di mente mi risponde, perché la risposta non si trova nelle regole della logica aristotelica, ma solo nelle regole della logica finanziaria che con la logica non c’entra niente ma c’entra moltissimo con la crudeltà.

Se la logica finanziaria contraddice la logica punto e basta, cosa farebbe una persona dotata di senso comune? Riformerebbe la logica finanziaria per piegarla alla logica, no? Invece Giavazzi dice che la logica vada a farsi fottere perché noi siamo moderni (mica greci).

Animal Kingdom è il nome di un’azienda di Saint Denis che vende ranocchie e cibi per cani. Candelia vende mobili per ufficio. Sembrano aziende normali ma non lo sono affatto, perché l’intero business di queste aziende è finto: finti i clienti che telefonano, finti i prodotti che nessuno produce, finta perfino la banca cui le fake companies chiedono falsi crediti.

Come racconta un articolo del New York Times del 29 maggio, da cui si deduce che il capitalismo è affetto da demenza senile, in Francia ci sono un centinaio di aziende finte, e pare che in Europa se ne contino migliaia.

Milioni di persone non hanno un salario e milioni perderanno il lavoro nei prossimi anni per una ragione molto semplice: di lavoro non ce n’è più bisogno. Informatica, intelligenza artificiale, robotica rendono possibile la produzione di quel che ci serve con l’impiego di una quantità sempre più piccola di lavoro umano. Questo fatto è evidente a chiunque ragioni e legga le statistiche, ma nessuno può dirlo: è il tabù più tabù che ci sia, perché l’intero edificio della società in cui viviamo si fonda sulla premessa che chi non lavora non mangia. Una premessa imbecille, una superstizione, un’abitudine culturale dalla quale occorrerebbe liberarsi.

Eppure economisti e governanti, invece di trovare una via d’uscita dal paradosso in cui ci porta la superstizione del lavoro salariato insistono nel promettere la ripresa dell’occupazione e della crescita. E siccome la ripresa è finta, qualcuno ha avuto questa idea demente di creare aziende in cui si finge di lavorare per non perdere l’abitudine e la fiducia nel futuro, poiché i disoccupati di lungo corso (il 52.6 dei disoccupati dell’eurozona sono senza lavoro da più di un anno) rischiano di perdere la fede oltre al salario.

Ma torniamo al punto. Dice il giovane presidente del consiglio che il reddito di cittadinanza è una cosa per furbi perché in questo paese chi lavora duro ce la può fare. Forse qualcuno sì, non me la sento di escluderlo, ma qui stiamo parlando di ventotto milioni di disoccupati europei. E a me risulta che la disoccupazione non è destinata a diminuire ma ad aumentare, e ti dico perché. Perché di tutto quel lavoro (duro o morbido non importa) non ce n’è più bisogno. Lo dice qualcuno che è più moderno di Renzi e di Giavazzi messi insieme credete a me. Lo dice un giovanotto dotato intellettualmente che si chiama Larry Page. In un’intervista pubblicata da Computer World nell’ottobre del 2014 questo tizio, che dirige la più grande azienda di tutti i tempi dice che Google investe massicciamente in direzione della robotica. E sai che fa la robotica? Rende il lavoro inutile, questo fa. Larry Page aggiunge che secondo lui solamente dei pazzi possono pensare di continuare a lavorare quaranta ore alla settimana. Si stringe nelle spalle e dice: Renzi, lavorare duro d’accordo, ma per fare che?

Il Foreign Office nel suo Report dell’anno scorso diceva che il 45% dei lavori con cui oggi la gente si guadagna da vivere potrebbe scomparire domattina perché non ce n’è più bisogno. Caro Renzi qui si tratta di cose serie, lascia fare ai grandi e torna a giocare con i video game: occorre immediatamente un reddito di cittadinanza che liberi la gente dall’ossessione idiota del lavoro.

La situazione infatti è tanto grave e tanto imprevista, che occorre un’invenzione scientifica che non è alla portata degli economisti.

Ti sei mai chiesto cosa sia una scienza? Diciamo per non farla troppo lunga che è una forma di conoscenza libera da ogni dogma, capace di estrapolare leggi generali dall’osservazione di fenomeni empirici, capace di prevedere quello che accadrà sulla base dell’esperienza del passato, e per finire capace di comprendere fenomeni così radicalmente innovativi da mutare gli stessi paradigmi su cui la stessa scienza si fonda. Direi allora che l’economia non ha niente a che fare con la scienza. Gli economisti sono ossessionati da nozioni dogmatiche come crescita competizione e prodotto nazionale lordo. Dicono che la realtà è in crisi ogni qualvolta non corrisponde ai loro dogmi, e sono incapaci di prevedere quel che accadrà domani, come ha dimostrato l’esperienza delle crisi degli ultimi cento anni. Gli economisti per giunta sono incapaci di ricavare leggi dall’osservazione della realtà in quanto preferiscono che la realtà sia in armonia con i loro dogmi, e incapaci di riconoscere quando mutamenti della realtà richiedono un cambiamento di paradigma. Lungi dall’essere una scienza, l’economia è una tecnica la cui funzione è piegare la realtà multiforme agli interessi di chi paga lo stipendio degli economisti.

Dunque sta ad ascoltarmi: non c’è più bisogno di Giavazzi di tutti quei tristi personaggi che vogliono convincerti che l’occupazione presto riprenderà e la crescita anche. Lavoriamo meno per un reddito di cittadinanza, curiamoci la salute andiamo al cinema insegniamo matematica, e facciamo quel milione di cose utili che non sono lavoro e non hanno bisogno di scambiarsi con salario. Perché sai che ti dico: di lavoro non ce n’è più bisogno.

Franco Berardi Bifo

Fonte: www.sinistrainrete.info

Link: http://www.sinistrainrete.info/lavoro-e-sindacato/5479-franco-berardi-bifo-di-lavoro-non-ce-ne-piu-bisogno.html

23.07.2015

* Pubblicato sul numero di luglio della nuova serie di “Linus”.

23 Commenti
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dar56
dar56
27 Luglio 2015 15:02

FINALMENTE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Finalmente qualcuno che concentra l’attenzione e il pensiero sull’unica verità e realtà che dobbiamo affrontare. Non più tardi di due settimane fa, proprio qui su CDC, commentavo così un articolo di economia. Lo riporto perché credo sia perfettamente in linea questo articolo: "E’ mai possibile che a tutt’oggi ancora ci si alambicchi ostinatamente il cervello per trovare una soluzione economica alternativa all’attuale sistema monetario? Ne ho sentite e lette di tutti i colori ma mai nessuno che si ponesse la vera e secondo me unica domanda: oggi, abbiamo davvero bisogno di qualcosa come il denaro?  Io credo che il denaro, come il baratto nel passato, abbia fatto il suo tempo ed esaurito il suo compito. A partire da Tesla in poi le VERE scoperte tecnologiche che ci sono precluse e l’adozione di una scellerata obsolescenza programmata, ci hanno messo davanti un mondo assurdo e schizofrenico che non possiamo più accettare. Io sono assolutamente convinto che il livello scientifico e tecnologico attuale sia avanti di ALMENO cinquant’anni rispetto a quanto ci è dato di sapere e conoscere. In tutti campi dello scibile umano, medico, energetico, tecnico industriale, agricolo ecc. ecc. Consiglio a tutti il favoloso libro di Marco Pizzuti "Scoperte… Leggi tutto »

spadaccinonero
spadaccinonero
27 Luglio 2015 15:12

quando i sinistri hanno una nuova "idea" è meglio scappare

XD
ci avete già fregati con il "libero" mercato e l’euro, che altro cavolo volete di più?
Neriana
Neriana
27 Luglio 2015 16:04

La catena di montaggio nasce con il fordismo. Ford aveva pensato che poteva produrre piu automobili in larga scala se, e solo se, anche gli operai potevano comperare l’auto, ovvero avere un guadagno sufficiente per potersi permettere di acquistare. Oggi abbiamo la catena, ma non piu l’operaio che è stato sostituito dal robot. Percio’ crolla il presupposto del fordismo, ovvero che serve l’operaio che guadagna. Ovviamente eliminando il guadagno ( ovvero il lavoro fatto da un umano che poi puo’ spendere ) si hanno catene che producono fine a se stesse, si è cercato di trovare NUOVI MERCATI, per piazzare le auto fatta dai robot, ma al Terra è rotonda e piano piano ci si è accorti che il problema della disoccupazione creato dai robot diventava globale. Ci si è inventati di tutto, dai crediti agevolati ( ovvero indebitando famiglie e Stati ), e per chiedere la toppa del debito si è creato la fiat money, ovvero il denaro falso, la borsa falsa, la fabbrica falsa….pero’ non si è lasciato produrre soldi falsi in proprio, e quindi si è solo creato piu debito, pensando che il fiat money venisse comunque pagato dalla collettività . C’è soluzione ? Si, c’è il… Leggi tutto »

spartan3000_it
spartan3000_it
27 Luglio 2015 16:22

Vedo un piccolo problema. Come si fa a pianificare l’entita’ dei consumi e a commisurare un salario di cittadinanza? Tutti vorrebbero consumare di piu’ e aumentare il salario di cittadinanza. Qui occorre una scienza economica nuova che salvi le liberta’ (anche di consumare di piu’ degli altri se uno lo vuole) in un regime di pianificazione dei consumi. Oddio chi vuole consumare di piu’ puo’ sempre tornare a lavorare ma andiamo in territorio ignoto e non so come funzionerebbe. Oltretutto si suppone una economia dell’abbondanza in un mondo post-peak-everything. Il nostro sistema economico e’ stato costruito per sfidare la scarsita’ naturale e lo ha fatto con un certo successo a discapito dell’ambiente: il nostro sistema economico non e’ stato fatto per gestire una temo illusoria abbondanza. La realta’ e’ che andiamo incontro al ritorno della scarsita’ e ai conflitti per accapparrarsi le ultime risorse. E un salario di cittadinanza e’ plausibile solo nella forma di food-stamps. L’abbondanza e la liberazione dal lavoro temo siano cose per pochi. Meglio puntare alla sopravvivenza propria e dei propri cari coltivando l’autarchia dei piccoli gruppi.

vic
vic
27 Luglio 2015 16:27

C’e’ un effetto collaterale anch’esso nefasto al fatto che il lavoro ormai venga eseguito dalle macchine: sparisce il know how diffuso. Sparisce poiche’ esso si concentra dentro le multinazionali, dentro i grandi enti transnazionali. A che serve l’artigiano se  l’aggeggio non e’ riparabile? Tanto piu’ se l’artigiano non ci capisce piu’ nulla dei dettagli dell’aggeggio. L’artigiano diventa obsoleto due volte: 1) il suo lavoro non e’ piu’ richiesto, 2) il suo know how e’ inutile. Ci sarebbe un modo scaltro per far marcia indietro. L’esempio mi viene ispirato dalla Valle Verzasca. Qui tradizionalmente l’allevamento caprino e ovino di montagna e’ ben radicato. Certo ormai e’ attivita’ di pochi. Fatto sta che la globalizzazione ha avuto effetti veramente perversi sulla lana. In pratica e’ andata a finire che buttavano letteralmente via la lana, la bruciavano. Non c’era proprio modo di concorrenziare con la lana neozelandese, che viene dagli antipodi. Poi c’e’ stato qualche sussulto, a qualcuno e’ venuto in mente di usare la lana destinata praticamente tutta al macero per via della globalizzazione, come materia prima per le intercapedini d’isolamento dei nuovi edifici costruiti con lo standard Minergie. Pure quello figlio della moderna societa’. Fino al 1800 i muri isolavano benissimo perche’… Leggi tutto »

ilsanto
ilsanto
27 Luglio 2015 17:15

Giustissimo, noi saremmo fortunati perchè le macchine potrebbero fare quasi tutto, peccato che c’è un problemino, qualche furbacchione ha inventato la globalizzazione e con questo il problema cambia dimensione, non è possibile ridurre che so del 50% l’orario di lavoro nei paesi OCSE ( quelli sviluppati ) per il semplice motivo che se i paesi BRICS ( quelli in via di sviluppo ) non lo fanno il costo del lavoro aumenta enormemente e quindi chiudono le fabbriche occidentali ed importiamo tutto dai BRICS e falliamo senza contare che il capitale da investire per una fabbrica completamente automatizzata è altissimo mentre un capannone in Cina, India o Vietnam non costa quasi nulla. Con la globalizzazione finanziaria economica produttiva tecnologica avrebbe dovuto esserci anche la globalizzazione o internazionalizzazione dei sindacati ma questi dormono anzi sono proprio morti e quindi siamo fregati. Esisterebbe anche una soluzione diversa e cioè che la globalizzazione fosse fatta tra simili e quindi un’area di totale apertura tra Giappone, USA, Canada, Australia, Europa ma protetta con dazi e dogane dai BRICS che costituirebbero una seconda area all’interno completamente aperta e dal terzo mondo l’ultima area tra loro totalmente aperti. Volendo poi essere pignoli le aree potrebbero essere anche… Leggi tutto »

ilsanto
ilsanto
27 Luglio 2015 17:19

Vero ma anche una globalizzazione a strati ( secondo il livello di sviluppo ) o più graduale non sarebbe male.

ilsanto
ilsanto
27 Luglio 2015 17:46

Non serve piu il lavoro ne i soldi il sistema è obsoleto peccato che quando ho chiesto di immaginare un sistema nuovo nessuno abbia risposto. comunque il primo passo penso sia chiudere con la globalizzazione che impedisce lo sviluppo a causa delle enormi diseguaglianze, servono dei sindacati globali come l’economia serve il reddito di citttadinanza serve la riduzione dell’orario di lavoro serve riportare il danaro alla sua natura di scambio di beni e servizi forse serve proibirne l’accumulo.

Fedeledellacroce
Fedeledellacroce
27 Luglio 2015 17:56

Ottimo l’articolo e ottimi i commenti, eccezion fatta per il tuo di commento
Vedo che c’é ancora chi vede il mondo il mondo in bianco e nero, ovvero destra e sinistra, fascisti e comunisti, belli e brutti, oppure buoni e cattivi come alle elementari.

Fedeledellacroce
Fedeledellacroce
27 Luglio 2015 18:02

Globalizzazione é un termine ambiguo: che cavolo di bisogno c’é di globalizzare un MONDO che di per se’ é gia globalizzato?
Il pianeta terra é un globo.
E i suoi abitanti ne sono parte.
Io mi sento abitante del mondo, non certo italiano.
Questo termine "tecnico" ,globalizzazione, é piuttosto per quelli che vogliono "possedere tutto il mondo" a dispetto e nonostante di chi ci abita.

Fedeledellacroce
Fedeledellacroce
27 Luglio 2015 18:08

Quoto una parte del tuo commento:
"servono dei sindacati globali"
Non posso essere che in disaccordo con questa affermazione. I sindacati sono complici del sistema, figli del sistema.
Serve cominciare a lavorare per noi stessi, il nucleo familiare, il gruppo, la piccola comunitá, la tribu’, chiamala come vuoi.
E per far questo é quasi necessario uscire dalle cittá.
Si, hai letto bene, abbandonare le cittá e tornare a produrre per mangiare.
Come?
Bo?
Ognuno trovi la sua strada.
Certo é che chi resterá in cittá da disoccupato fará una brutta fine.

Vocenellanotte
Vocenellanotte
27 Luglio 2015 18:12

Carina la storiella. Però quello che vedo qui in provincia di Milano è sconfortante. In un certo senso ho il polso di quello che avviene in ambito industriale.  Non torneremo mai più indietro. Siamo diventati un paese fallito.

ilsanto
ilsanto
27 Luglio 2015 18:27

Siamo ad un bivio della storia si continua cosi ed allora il potere ed il capitale si concentrerà ulteriormente, la produzione si delocalizzerà o si automatizzerà, la disoccupazione crescerà ancora e gli emarginati diventeranno massa, il potere diventerà coercizione e violenza, la fame endemica la delinquenza stile di vita o si ripensa al "sistema" su basi globali senza seguire le ridicole ricette economiche basate sul concetto di cosa deve fare uno stato rispetto ad altri ma mai che prendano in considerazione la totalità del mondo. Certo se svaluta la Grecia vende di più ma se svalutano tutti ? Certo se la Germania aumenta l’export va meglio ma se tutti esportano ? Certo se l’Italia taglia il costo del lavoro diventa più competitiva ma se lo fanno tutti ? etc ? non hanno una risposta, brancolano nel buio.

Neriana
Neriana
27 Luglio 2015 18:38

Non c’è dubbio che siamo parte del globo : ) Lo davo come assioma….il problema è che non puoi pensare di produrre in  Cina per risparmiare sugli operai , per poi vendere l’auto in Europa pensando che gli operai europei sono piu ricchi degli operai cinesi, in quanto cosi facendo elimini l’operaio europeo e la fabbrica dove crava il suo reddito. Intendo che gli interessi deono essere di un terriotorio visto che i territori non sono omogenei.

neutrino
neutrino
27 Luglio 2015 19:21

quoto e straquoto 

Fedeledellacroce
Fedeledellacroce
27 Luglio 2015 19:32

Sono d’accordissimo con te!
tra l’altro il mio commento era rivolto a "ilsanto" che vorrebbe "una globalizzazione a strati…"

Vocenellanotte
Vocenellanotte
27 Luglio 2015 21:19

"Proibirne l’accumulo". Questa frase dice quasi tutto. In effetti l’accumulo di denaro e  l’interesse sono all’origine di ogni male. Purtroppo ho studiato a fondo la questione e sono giunto alla conclusione che è l’uomo il suo stesso male. Infatti sia nel Cristianesimo che nell’Islam la disponibilità di denaro viene disciplinata abbastanza minuziosamente, ma gli infedeli sono essi stessi….i fedeli.

Cos’è il denaro in ultima istanza? Risposta: "Tempo". Accumulando tempo anche con la funzione derivata dell’interesse, si ha l’illusione di spostare in avanti il momento della propria fine. Tutto qui. Possedendo denaro si crede di possedere tempo (e in effetti lo si possiede, se non altro quello che servirebbe per produrre le cose che mi posso comprare col denaro) in un gioco che per ora non sembra avere fine. Almeno fino a quando non si prenderà coscienza di ciò.
Denisio
Denisio
28 Luglio 2015 6:50

Ma è semplice, la nuova frontiera sono i robot consumatori….non avevi capito?

Denisio
Denisio
28 Luglio 2015 7:03

Dimentichi il piccolo particolare che le aree "ricche-povere" sono il terreno sul quale le multinazionali fanno il loro business, se non esistesse il bianco non esisterebbe neanche il nero e così se non esistesse il ricco non esisterebbe nemmeno il povero. La realtà è complessa e la soluzione sta nella cooperazione e nella ricerca della sostenibilità ambientale. Il primo articolo di ogni costituzione dovrebbe essere:

Questa nazione è fondata sulla sostenibilità ambientale

Poi chi ci riesce meglio anzichè accumulare  ricchezza può lavorare meno e con il tempo e con la tecnologia globale di comunicazione mettere a disposizione di altri stati o altre aree quello che ha inventato, niente di complicato….
Ma se siamo dove siamo è perchè…..mah!

lopinot
lopinot
28 Luglio 2015 10:22

Caro Bifo, purtroppo l’evidenza del fallimento delle lotte sindacali e delle continue, asfissianti sconfitte dei movimenti popolari, sta tutto nel fatto che non si è mai riusciti a prendere l’iniziativa.In sostanza i sindacati sono stati sempre un passo, se non dieci dietro al padronato.E’ stata carente l’analisi come dicevi tu all’inizio articolo e di conseguenza anche il percorso delle forme di lotta si è dimostrato inadeguato e alla lunga è scivolato nell’ininflenza se non nel ridicolo.A cavallo con gli anni ottanta-novanta i lavoratori hanno perso moltissimi soldi per scioperi che non hanno mai influito nelle scelte generali dei governi.Mai si è riusciti a dare un freno alle privatizzazioni, ai tagli, al blocco dei contratti o ai tagli continui e psicotici alle pensioni.Chiaro che dopo anni in cui non si è riusciti ad avere un risultato che fosse uno il calore popolare si è molto affievolito.In sostanza minacciare degli scioperi per difendere posti di lavoro che stanno chiudendo e quindi si agevola la dismissione delle aziende, o nel pubblico impiego quando ai politici non può fregare di meno dei disservizi sempre a carico degli utenti che costituiscono il grande alleato dei governi contro gli scioperanti anzi scioperati secondo al vulgata comune,… Leggi tutto »

GioCo
GioCo
28 Luglio 2015 11:07

Leggo volentieri e cerco di replicare in modo speculare, per correggere alcuni concetti che secondo me potrebbero essere visti in una luce differente. Iniziamo da alcune speculazioni e qualche considerazione, ovviamente sostenute come sempre dalla mia fantasia (per ciò stupidaggini per chi ha voglia si saperle tali).Da diversi anni vado ripetendo che i film, soprattutto quanto trattano temi sociali, antropologici e politici ma con l’ausilio del fantastico, sono in verità esercizi di ricostruzione di contesti probabili che, se non ancora verificati, hanno però una buona prospettiva ipotetica di verificarsi. Dal punto di vista di chi ha in mano dati che (ovviamente) non sono di dominio pubblico. Che vi sia da sempre uno strettissimo legame tra le produzioni di Hollywood, gli apparti di intelligence e quelli militari, è un segreto di pulcinella. L’industria del cinema americano, lungi dall’essere nato per il piacere dell’uomo medio e il suo intrattenimento, è da sempre una evidentissima formidabile macchina del consenso (propaganda), già perfettamente operativa e collaudata all’inizio dell’avventura nazionale socialista tendesca (1933). Ricordiamo inoltre che nel ’32 la BBC fa i suoi primi programmi TV sperimentali in UK.Attenzione sempre a date, luoghi, eventi.Ultimamente qualcuno mi ha segnalato la visione di "Soylent Green" che ha… Leggi tutto »

luis
luis
28 Luglio 2015 11:27

per me la soluzione è fare marcia indietro rispetto alla globalizzazione e penso proprio che ci arriveremo e arriveremo all’autarchia.I robot non sono la soluzione nella società: il robot deve essere alimentato e l’energia ha un costo e quindi siamo sempre lì, all’approvvigionamento delle risorse.Il mondo cambierebbe davvero secondo me solo in due casi:1. se si trovasse una fonte di energia quasi illimitata e a bassissimo costo e diffusa, ovvero non centralizzata. Si sta cercando con i pannelli solari e altre fonti, ma per ora non supplisce l’intero fabbisogno.2. se gli esseri umani cooperassero solidalmente senza prevaricazioni. Il punto 2. non avverrà mai ! Dunque non resta che sperare nel punto 1.Se l’energia fosse a costo quasi nullo e illimitata e diffusa presso ogni famiglia, ovvero non centralizzata, insomma se ogni famiglia disponesse di un impianto energetico in grado di ricavare tutta l’energia di cui avesse necessità, potrebbe produrre quello di cui ha bisogno e il surplus potrebbe essere scambiato. Nel mondo che sto sognando non ci sarebbero grossi agglomerati urbani, le grosse città non esisterebbero, ma dei piccoli centri urbani e verrebbe praticata l’agricoltura, la pastorizia e si tornerebbe a consumare i prodotti locali, a km 0. Certamente anche… Leggi tutto »

Tetris1917
Tetris1917
28 Luglio 2015 22:30

Ottimi spunti per una misera conclusione: reddito di cittadinanza!!!
Assistiti dentro e fuori, si è perso il concetto di Lavoro, di Lavoro Sociale ogni cosa è capitalizzata alla meno peggio…..