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DETERMINISMO BRIGATISTA ?

DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.com

Nonostante la gran panoplia d’informazione presente sul Web, raramente si parla di brigatismo, lotta armata ed argomenti correlati.
Alcuni giorni or sono, furono recapitate ad alcuni quotidiani [1] delle lettere contenenti una sorta di “comunicato strategico”, che richiamava ad anni lontani, ed il Ministro dell’Interno Maroni ha recentemente esternato “preoccupazione” per l’evento.
Scorsi rapidamente la notizia, direi superficialmente, troppo superficialmente. Perché?
Poiché la teoria del complottismo ci ha abituati prima alla dietrologia che all’analisi, e dunque frettolosamente si conclude che, ciò che fa comodo al potere, è frutto inequivocabile del potere stesso.Ci sono alcune defaillance in questi sillogismi: uno, ad esempio, riguarda gli shahid che si fanno saltare per colpire le truppe occidentali in Oriente. I quali, inequivocabilmente, esistono. Al prezzo della propria vita.
Non desideriamo entrare nel tourbillon delle opinioni che riguardano il “dopo 9/11”, poiché ci condurrebbe lontano dai nostri intenti, bensì sottolineare che – se qualcuno ritiene Al Qaeda una “succursale” del Pentagono (chi scrive non è fra questi) – quelli che si gettano con l’auto carica d’esplosivo contro i convogli militari sanno di morire, e la motivazione per giungere a tanto deve essere forte, radicata, convincente.
Chi vorrà approfondire le motivazioni del martirio islamico potrà trovare una breve spiegazione in nota[2] , anche se non è questo l’argomento che andremo a trattare: ricordo, quando scrissi il libro su Al Qaeda[3] , che una fonte citava, per il solo Pakistan, una “forza combattente” pronta a morire di circa 135.000 unità, formatasi, negli anni, nelle madrasse pakistane.

Il dato non è assolutamente incoerente, se si considera la popolazione del Paese (all’epoca, circa 150 milioni di persone), il reddito pro capite assai basso, l’alta sperequazione nella distribuzione della ricchezza, la diffusione dell’Islam di matrice wahabita ed il difficile accesso all’istruzione.
Considerate queste ragioni, non è certo azzardato concludere che milioni d’adolescenti pakistani siano “passati” nelle madrasse finanziate dalle varie organizzazioni caritatevoli islamiche, e che una parte di essi abbia maturato la convinzione di diventare martire per la causa.
Altrimenti, non potremmo spiegarci il costante “flusso” d’attentatori suicidi che continua, da anni: in altre parole, il quadro presentato è coerente.
Anche se le modalità d’intervento furono diverse (più per noi occidentali che per i musulmani), dovremmo anche riflettere sulle migliaia di combattenti islamici dapprima presenti in Libano, poi in Bosnia, in Cecenia, quindi in Iraq, Afghanistan, ecc.
Tutto ciò, per dire che le condizioni economiche, le culture tramandate, la presenza d’organizzazioni sul territorio ed altri fattori possono generare frutti come questi. Ovviamente, potremmo dissertare all’infinito sui finanziatori, sui “controllori” di queste operazioni, ma ci condurrebbe lontano perché è dell’Italia che desideriamo parlare, non del terrorismo di matrice islamica.

Maroni, come in altre occasioni, è solito “gettare il sasso nello stagno” per poi ritrarre la mano: attenzione – come nel caso del traffico d’organi – Maroni non è solito “sparare” panzane, poiché quel traffico sui migranti fu acclarato già nel 2004, in un dibattito a “porte chiuse” della Sanità Britannica. Semplicemente, pare dimenticarsi che – un Ministro dell’Interno – non può semplicemente lanciare il sasso nello stagno per poi stare a guardare i cerchi dell’acqua. Un Ministro dell’Interno, che comunica notizie di tale gravità, deve far seguire alle parole gli atti.
Non abbiamo nessuna difficoltà a credere che gli inquirenti stiano indagando su queste “Nuove BR”; ciò che ci ha colpito è un altro aspetto del problema: è “coerente”, con la realtà italiana, una nuova diffusione del fenomeno brigatista?
Per questa ragione abbiamo preferito porre all’attenzione dei lettori la questione pakistana – non per improbabili “saldature” fra i due fenomeni – ma per rendere un parallelismo nell’analisi che andremo ad esporre.

Maroni afferma che esistono delle “Nuove BR”, le quali hanno comunicato d’esser organizzate in nuclei territoriali in alcune città del Nord: ovvio, che qui – per i particolari della vicenda – dovremmo credere sia a Maroni e sia alle Nuove BR. Un po’ troppo.
Siano oppure no organizzate territoriali, armate o sedicenti armate, le nuove organizzazioni combattenti di matrice leninista non ci sembrano affatto, nell’attuale panorama politico ed economico italiano, una bestemmia.

Eppure, dobbiamo premettere che la situazione economica italiana non è certo quella pakistana e nemmeno quella statunitense, con il 15% della popolazione sotto la soglia di povertà. Obama gira il mondo con il suo potente Air Force One mentre, a casa, un americano su sei non ha da mangiare.
Questo, perché la soglia di povertà americana è calcolata su degli standard dell’ONU, i quali si basano sul numero di pasti non effettuati durante la settimana: vera fame, mica scherzi. In Italia, invece, la soglia di povertà è fissata in circa 222 euro il mese pro capite, ed è sotto questa soglia il 4,4% delle famiglie italiane[4] .
Anche in Italia s’iniziano ad osservare persone che cercano cibo nei cassonetti alla chiusura dei mercati rionali, però la struttura della società italiana è molto diversa da quella americana, laddove la famiglia d’appartenenza è spesso un vago ricordo.

Tutti sappiamo che la vera rete di protezione contro la povertà, in Italia, non è lo Stato bensì la famiglia: sotto questo aspetto, siamo più simili al Pakistan (forti legami familiari e di clan, appartenenza religiosa, ecc, per semplificare molto) che agli USA.
Negli USA, spesso, vivere negli slum è quasi sempre sinonimo di piccola delinquenza, che si consuma in aggressioni a scopo di rapina, spesso individuali, mentre non esistono “germi” di rivolta collettiva. Almeno, ad oggi, e fatti salvi alcuni sporadici casi del passato come Oklahoma City, i quali furono ben delimitati nel tempo e non ebbero seguito.

In Italia, invece, la tradizione alla costituzione di società segrete e/o armate è radicata nella nostra cultura: iniziò nel Risorgimento, prosegui durante il Fascismo, si materializzò nella guerra partigiana, fu ripresa dalle BR (ed altri) negli anni ’70. E’ nel nostro DNA, come del resto la “squadraccia”, ossia il gruppo che s’oppone militarmente sul territorio all’organizzazione politico/militare di stampo marxista-leninista.
Riflettiamo che, ciò che avviene, prende forma in un diverso palcoscenico, ma con un retroterra culturale – una serie di “copioni”, verrebbe da dire – ben sedimentato nello scorrere delle generazioni.
E’ dunque fantapolitica immaginare che, fra pochi anni, avremo nuovamente a che fare con formazioni combattenti sul territorio, strutturate in piccoli gruppi, come avvenne in passato? Io non credo proprio, poiché le condizioni – o ci sono già oggi – oppure stanno maturando.
Cerchiamo di scorrerle, ad una ad una.

Una peculiarità scaturita dalla legge elettorale – la “Calderol Porcata” – è stata la sparizione dei partiti dell’estrema sinistra: un fatto inusuale nel panorama europeo, quando sia in Francia e sia in Germania – indipendenti oppure aggregati a formazioni socialdemocratiche – esistono gruppi comunisti, trotzkisti, ecc, i quali – pensiamo alla “Linke” tedesca – “pesano” nel panorama politico.
Non entriamo nel merito di quella “sparizione”, della fiducia sottratta loro in primis proprio dal loro elettorato tradizionale, poiché ci condurrebbe lontano: certifichiamo soltanto che, in Italia, 2-3 milioni di potenziali elettori non hanno più rappresentanza politica parlamentare (la presenza nelle Amministrazioni Locali sta scemando, e presto sparirà del tutto).
Chi è questa gente?
E’ in gran parte un elettorato che si sente tradito proprio dai leader come Bertinotti o Di Liberto, e che sta rapidamente perdendo interesse per i vari Vendola, Ferrero & compagnia cantante, poiché non riesce a capire – viste le forche caudine della soglia elettorale – il motivo che preclude la loro assimilazione in una sola forza politica. Risultato: è inutile essere un comunista “democratico”, perché tanto non esiste nessuna organizzazione che mi permetta d’esser rappresentato dove conta (o dovrebbe contare) ossia in Parlamento. Credetemi: così ragionano in tanti. E, i “tanti”, cominciano ad essere milioni di persone.

In questo panorama, iniziano a scaturire i frutti della cosiddetta “oramai passata” crisi economica: sarà pur vero che l’economia finanziaria “sta guarendo” (almeno, così raccontano…), ma sul fronte dell’economia reale – l’unica che c’interessa per questa analisi – i segnali sono disastrosi.
La vicenda Olivetti-Getronics-Bull-Eutelia-Noicom-Edisontel, tutti confluiti in Agile s.r.l. (ora Gruppo Omega), è una storia di quelle che fanno tremare i polsi: 9.000 persone che rischiano, nei prossimi mesi, di non avere più nessuna fonte di reddito! Ed è solo una delle tante.
In passato, queste crisi di ristrutturazione erano risolte con la cassa integrazione, la mobilità “lunga” verso la pensione e l’assunzione da parte del settore pubblico per i più giovani: ma, di crisi di ristrutturazione si trattava, crisi cicliche del capitalismo. Oggi?

La situazione internazionale ci vede poco attrezzati per competere nel panorama globalizzato: anni nei quali la ricerca ha languito (incredibile lo scarsissimo interesse per il settore energetico innovativo), la dismissione del patrimonio produttivo pubblico, più la completa deriva di una nazione oramai priva di una classe politica, stanno mostrando i frutti.
Per la classe politica non ci sono scusanti: alcune delle aziende sopra citate, oramai inviate al “Miglio Verde” dell’estinzione, solo vent’anni fa competevano con IBM sui mercati internazionali. La débacle è totale, e lo afferma persino Confindustria, pur cercando d’edulcorare la pillola mediante comunicati spruzzati di rosa shocking.
La responsabilità, ovviamente, non è da addebitare ai lavoratori, agli italiani in genere, ma al connubio fra la classe politica con i boiardi di Stato. Ma passiamo oltre.
E’ ancora possibile, in questo scenario, garantire tutti?

Qualcosa è possibile fare, ma è oramai evidente che il destino degli italiani, nel prossimo futuro, sarà quello d’ulteriori abbassamenti del reddito, privazioni di diritti, precarietà, difficoltà economiche e sociali di vario tipo e natura.
Questo perché, mediante le varie riforme pensionistiche, lo Stato ha fatto cassa per fronteggiare la perdita di posti di lavoro e di competitività sui mercati internazionali, ma le recenti dichiarazioni di Tremonti – nessun inasprimento del regime previdenziale – testimoniano che il sacco è giunto al fondo e che non si può andare oltre.
Anche sul fronte della precarietà del lavoro è difficile pensare a qualche “innovazione”, poiché solo più di schiavitù si tratterebbe.
In altre parole: siamo al capolinea.

In questo immaginario “capolinea” – freddo e buio, come nella tradizione letteraria e cinematografica – s’incontra un ceto politico ed imprenditoriale che non è assolutamente disposto a cedere privilegi e prebende che loro appaiono – nel confronto internazionale – pienamente giustificate. Dall’altra parte della via, moltitudini sempre più povere.
Organizzate? No, perché ha ceduto l’altro “pilastro” dell’organizzazione sociale del lavoro, ossia il sindacato. Trasformati, rigenerati in centri servizi, i caporioni della Triplice attendono posti e prebende dalla Casta politica, nient’altro. Rigorosamente divisi per false appartenenze, CISL ed UIL guardano verso la cosiddetta destra, la CGIL verso la cosiddetta sinistra.
Risultato: rivolta spontanea? No, sbagliato.

L’italiano medio è un suddito, non un cittadino e non si ribella: inveisce e blatera, bestemmia e minaccia, poi rientra nei ranghi e cerca carità.
La struttura della società italiana – proprio per i legami familiari, la “disponibilità” delle organizzazioni mafiose, le associazioni “caritatevoli” del potere ecclesiastico – consente, al prezzo di una graduale ma continua riduzione dei redditi, dei diritti e della propria dignità, di sopravvivere. Questo è lo “stellone” italiano: quello che consentirà a vostro figlio di campare con meno cose di voi, di sopravvivere, affogando la propria vita nell’insipienza di un vivere schiavo.

Tutto ciò, però, vale per grandi numeri, per vaste aggregazioni sociali, ma dimentichiamo un aspetto: la varianza, la differenza, che s’esprime in forma grafica con la campana di Gauss.
La società italiana non mette a ferro e fuoco le periferie come in Francia e non arresta completamente il Paese come gli scioperi in Germania, bensì comunica il suo malessere con le proprie modalità storiche, con i suoi tradizionali mezzi di rivolta: il brigantaggio, le organizzazioni segrete, ecc. Perché?
Poiché, a fronte di una vasta maggioranza che accetterà il tozzo di pane della carità – e di una minoranza che fuggirà nel dolore psicologico fino alle nevrosi, alle droghe, ecc – un’altra minoranza si ribellerà. Come? Con i mezzi della propria tradizione culturale, sedimentati nelle generazioni e via via riportati alla luce e rinvigoriti dalle circostanze.

Perché nacquero le organizzazioni combattenti di sinistra, negli anni ’70? Prima, dobbiamo porre attenzione sul quando nacquero.
Se la spontanea rivolta internazionale partì all’incirca fra il 1967 ed il 1970, le Brigate Rosse (di qui in avanti, useremo il termine in modo omnicomprensivo, per tutte le organizzazioni terroristiche di sinistra dell’epoca) iniziarono ad affermarsi dopo il 1975, e toccarono forse l’apice nel 1978, con il sequestro Moro.
Non perdiamoci in dietrologie sulle singole vicende: non è questo l’argomento.
Il “successo” delle Brigate Rosse iniziò proprio quando il grande movimento di quegli anni iniziò a barcollare, per giungere, nel 1980, all’acclarata sconfitta del movimento operaio, la famosa “marcia dei 40.000” quadri e funzionari FIAT di Torino[5] . Passò sotto le mie finestre.
Dove trasse energie, proseliti, “numeri” la lotta armata?

Per capirlo, dobbiamo fare un passo indietro e cercare di quantificare – con approssimazione – la consistenza dei movimenti di quegli anni.
Le generazioni che furono coinvolte nei rivolgimenti sociali dell’epoca furono all’incirca una decina, ed una generazione dell’epoca superava le 500.000 unità. Fonti (dell’epoca) quantificarono in circa un milione i giovani che fecero parte del Movimento Studentesco, della Sinistra extraparlamentare e d’alcuni partiti che avevano piccole rappresentanze parlamentari: come si può notare – sia pure a grandi linee – il dato è coerente.
I brigatisti condannati per reati di terrorismo, invece, non superarono le 6.000 unità, le quali comprendevano anche i cosiddetti “fiancheggiatori”, ossia chi semplicemente ospitò un terrorista, lo curò, lo aiutò, ecc. E’ da notare che queste persone furono la gran maggioranza, mentre i “gruppi di fuoco” furono sempre molto esigui, qualche centinaio di persone al massimo.
Da una moltitudine che urlava contro il potere, a far sparare le armi – in definitiva – furono poche centinaia, eppure il sangue versato fu tanto. Perché?

Poiché l’organizzazione terrorista gioca d’anticipo, non ha finalità di proselitismo alla luce del sole e su larga scala: la sua “lotta politica” sono le uccisioni stesse.
Sulle modalità di reclutamento c’è parecchia letteratura, e si ricava che i reclutatori avvicinavano persone che militavano nei gruppi extraparlamentari per indicazione di qualche “fiancheggiatore”, intavolavano vaghi discorsi ed osservavano la reazione del soggetto. Se c’erano elementi per loro positivi, veniva nuovamente avvicinato con argomenti sempre più espliciti: solo quando c’era oramai la certezza dell’adesione, l’organizzazione si “scopriva”.

Non è qui importante analizzare come andò a finire, perché qualsiasi società segreta o gruppo armato clandestino viene distrutto mediante la delazione: nemmeno il brigantaggio si sottrasse a questo principio, e la lotta partigiana ebbe successo soltanto perché avvenne in un quadro bellico, dove i vincitori erano al loro fianco.
Ciò che è invece interessante notare è che, per molti versi, la disillusione, lo sconforto italiano di questi anni – pur con importantissime differenze – è un sentimento che assomiglia molto all’atmosfera di “sconfitta” del movimento di quegli anni.

Si potrà dissertare all’infinito sulle differenze storiche, ma la percezione di sconfitta – al tempo una “rivoluzione mancata”, oggi la sensazione che il Paese non è più in grado di trovare “anticorpi” per risollevarsi – ha molti punti di contatto.
Ovviamente, senza avere le informazioni che certamente Maroni ha, non siamo in grado d’andar oltre ma – analizzando le dinamiche sociali – non crediamo proprio che il Ministro dell’Interno abbia desiderato creare del “polverone mediatico”, tanto meno che sia tutta una “bufala”.
I prodromi ci sono tutti.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com
Link: http://carlobertani.blogspot.com/2009/11/determinismo-brigatista.html
24.11.2009

[1] Fonte: http://iltempo.ilsole24ore.com/politica/2009/11/16/1094095-maroni_rischio_terrorismo.shtml
[2] Vedi http://www.arabcomint.com/ilmartirio%20nell’islam.htm
[3] Carlo Bertani – Al Qaeda. Chi è, da dove viene, dove va – Malatempora – Roma – 2004.
[4] Fonte: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/200910articoli/48049girata.asp
[5] Vedi: http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=89

Articolo liberamente riproducibile nella sua integrità, ovvia la citazione della fonte.

Pubblicato da Davide

  • PIEROROLLA

    HUGO CHAVEZ RACCONTA LA VERITA’

  • Duffy

    solo per complottisti doc

    istruzioni per ottenere un attentatore suicida

    creare una cellula terroristica in un paese straniero, come ?
    SOLDI : coi soldi finanzio l’addestramento, le armi, la logistica, la campagna “pubblicitaria”

    esempio : Mussolini pagato dall’MI-5 ?

    una volta creato questo gruppo armato come faccio a ottenere un attentatore suicida ?

    versione poco complottista : ricatti, soldi
    versione molto complottara 2.0 daje sotto de brutto con la conspiracy :
    – progetti MK-Ultra / Monarch
    – psicofarmaci
    – svariate forme di lavaggi del cervello

  • dana74

    MA BERTANI INTERPRETALO TE QUESTO VOLANTINO:
    Non l’ha scritto Maroni, il problema è che questi tizi sono in mezzo ai movimenti, come quello no tav che già sono criminalizzati di suo, DIAMOGLI ANCHE UNA SCUSA per arrestare anche chi non c’entra niente no?
    Se questa non è complicità con il sistema non sò come chiamarla.
    Come si dimostrerebbe a queste ronde comuniste che non si appartiene a nessun partito perciò non sono manco fascita e quindi chiederei l’assoluzione dal plotone di esecuzione?
    Fanno un processo?

    http://www.nuovopci.it/voce/comunicati/com2009/com.09.11.23.html

    Comunicato CP 26/09 – 23 novembre 2009

    [Scaricate il testo del comunicato in formato Word]

    Imporre ad ogni costo e con ogni mezzo alle Autorità e ai padroni i provvedimenti urgenti indispensabili per far fronte agli effetti più gravi della crisi!

    Creare le condizioni per instaurare un governo d’emergenza costituito dalle Organizzazioni Operaie e dalle Organizzazioni Popolari!

    Stroncare sul nascere ogni prova di fascismo! Eliminare dai quartieri popolari i focolai dell’infezione fascista e razzista!

    La banda Berlusconi si sta sfasciando. La Corte Pontificia non ha più fiducia in essa. La Confindustria e gli altri centri della borghesia italiana sono delusi dalla sua incapacità di iniziativa in campo economico. I suoi sostenitori esteri (i gruppi imperialisti USA ed UE e i gruppi sionisti) attraversano un momento difficile e hanno altro da fare che occuparsi dell’Italia. Di conseguenza si dissolve il coacervo di gruppi e di personaggi che Berlusconi aveva messo insieme quando, da autorevole capo delle Organizzazioni Criminali, all’inizio degli anni ’90 aveva dovuto scendere direttamente in politica per salvare il salvabile dal fallimento dell’operazione che fin lì aveva messo in opera con Craxi.

    Ora di fronte allo sfascio della banda Berlusconi, gli avventurieri puri cercano di salvare le fortune personali che hanno accumulato servendo Berlusconi. I politici alla Bossi, Fini e Casini, cercano soluzioni per continuare la loro carriera politica nella Repubblica Pontificia anche dopo il naufragio della banda Berlusconi con cui si sono affermati. La situazione non precipita più rapidamente principalmente perché la classe dominante non ha ancora un’alternativa. Non a caso in questo quadro si moltiplicano le prove di fascismo: individui e gruppi di avventurieri criminali, al modo di quello che fecero Mussolini e Hitler decenni fa, cercano di dimostrare alla borghesia più reazionaria che sono capaci di impiegare su larga scala in campo politico metodi criminali e di mobilitare su questa base una parte importante delle masse popolari sconvolte dalla crisi generale del sistema capitalista.

    Questa è a grandi linee la situazione politica nella classe dominante. In questo contesto emerge con più evidenza alla luce del sole il marcio che è la caratteristica costante di ogni regime di sfruttamento e di oppressione, ma che la classe dominante quando le cose le vanno meglio nasconde sotto un manto ipocrita di perbenismo e di moralismo. Alcuni sprovveduti, succubi ideologicamente della sinistra borghese, reagiscono indignati alla smentita delle loro illusioni nella democrazia borghese, gridano allo scandalo e invocano vendetta e punizione contro i protagonisti dello scandalo. Ma è una reazione sciocca, da innamorati delusi. Da gente che aveva riposto la sua fiducia nella Repubblica Pontificia, come se fino a pochi anni fa fosse stata una vera democrazia per le masse popolari, una democrazia ora rovinata dalla crisi. Appunto una reazione da persone succubi ideologicamente della sinistra borghese che non vede altro mondo che quello della borghesia. Come Bertinotti, vorrebbero “che anche i ricchi piangano”. Ma chi non aspira ad altro, prima o poi farà la fine di Bertinotti!

    Noi comunisti non nutrivamo alcuna fiducia né ci facevamo alcuna illusione sulla Repubblica Pontificia e sui suoi amministratori, anche quando riuscivano ancora a nascondere le loro peggiori turpitudini. Oggi che non ci riescono più e che lo spettacolo osceno provoca su larga scala l’indignazione delle masse popolari, il nostro compito è trasformare anche l’indignazione in una forza politica capace di fondare una nuova società.

    La crisi mostra quanto la borghesia imperialista è debole. Dimostra che non è più capace di dirigere la società. Siamo finalmente alla fine della Repubblica Pontificia. Le forze di cui già disponiamo dobbiamo usarle nel modo più efficace di cui siamo capaci

    – per mobilitare le masse popolari a imporre da subito alle Autorità e ai padroni i provvedimenti più urgenti necessari a far fronte agli effetti più gravi della crisi economica e ambientale,

    – per creare le condizioni necessarie a costituire un governo d’emergenza di Blocco Popolare,

    – per stroncare sul nascere ogni prova di fascismo.

    La borghesia è oramai troppo debole per governare. Le masse popolari devono diventare abbastanza forti da prendere in mano esse stesse il governo della società. L’organizzazione fa la forza delle masse popolari. Mobilitare le masse popolari perché si organizzino è il compito di noi comunisti.

    Nessuna azienda deve essere chiusa!

    Nessun lavoratore deve essere licenziato!

    Ad ogni azienda quanto occorre per funzionare!

    A ogni adulto un lavoro dignitoso!

    A ogni individuo condizioni di vita dignitose!

    Queste cinque parole d’ordine devono essere attuate a ogni costo in ogni circostanza. Passano davanti a ogni altra considerazione. Niente che contrasta con queste cinque parole d’ordine è legittimo. Anche se contrarie alle leggi esistenti, cioè illegali, le azioni per attuare queste cinque parole d’ordine sono legittime: sono le leggi che sono sbagliate, antipopolari.

    Queste cinque parole d’ordine riassumono le relazioni che devono essere alla base di un ordine pubblico che può stare in piedi, di una società che può vivere e progredire, di una società in cui c’è un posto dignitoso per ogni individuo disposto a fare la sua parte. Riassumono le condizioni indispensabili dell’ordine pubblico e della sicurezza per le masse popolari, nonché le condizioni della salute fisica e mentale di ogni individuo, sono la base di ogni morale giusta.

    Dove queste cinque parole d’ordine non sono messe in pratica, l’ordine pubblico è solo la maschera che copre e giustifica l’oppressione, lo sfruttamento, la disperazione e l’abbrutimento della massa della popolazione. È una maschera ipocrita che salvaguarda gli interessi e i privilegi dei ricchi, della Chiesa e della borghesia.

    Certamente queste cinque parole d’ordine comportano misure contronatura per i ricchi, per i borghesi, per il clero. Sono contrarie alla concezione del mondo che loro ci hanno istillato, tanto che ci sembra naturale. Come fa a vivere un’azienda che non fa profitti? Come fa a vivere un’azienda che non vende?

    Un lettore dei nostri Comunicati ci ha scritto:

    “… Le proposte di dare lavoro a tutti si scontrano non solo contro chi delocalizza rapinando le risorse del nostro paese, ma anche contro realtà inoppugnabili in una società di mercato. Il lavoro non si crea con una bacchetta magica e spendere col debito pubblico, per mettere sulle spalle delle nuove generazioni un peso insopportabile non è opera di vera giustizia e di vera solidarietà. ….”

    Nel suo messaggio il nostro lettore dice una cosa molto giusta: “Le proposte di dare lavoro a tutti si scontrano … con realtà inoppugnabili in una società di mercato”.

    È per questo che bisogna abolire la società di mercato e togliere le aziende ai capitalisti, a quelli che delocalizzano e a quelli che producono per fare soldi, cioè a tutti i capitalisti.

    La società di mercato è nata nel corso della storia: l’hanno creata gli uomini. Non è eterna: ha avuto un inizio e avrà anche una fine. Per secoli il mercato, la produzione mercantile, è stato una forma di produzione utile allo sviluppo della civiltà umana, in confronto allo schiavismo, alla servitù della gleba, alla economia patriarcale. Per questo si è imposta in tutto il mondo. Per sua natura essa implicava lavoratori autonomi, liberi da rapporti di dipendenza personale dallo schiavista, dal prete, dal feudatario o dalla famiglia. Comportava la libertà del lavoratore di decidere cosa produrre. Stava a lui tener conto, con la sua intelligenza, le sue conoscenze e le sue relazioni, delle condizioni locali e sociali e delle sue capacità. Grazie alla produzione mercantile gli uomini hanno migliorato la produttività del loro lavoro. Si sono liberati dalla dipendenza dai prodotti locali. Producendo per il mercato, gli uomini hanno imparato a rapportarsi agli altri: ai loro gusti e ai loro bisogni. Insomma la produzione mercantile è stata un fattore potente di liberazione, di sviluppo di relazioni sociali, di conoscenza, di civiltà: ha portato la specie umana a distinguersi ancora più dalle altre specie animali, a sviluppare le proprie conoscenze e forze produttive e a emanciparsi dal resto della natura. Oggi gli uomini possono essere liberi come non lo sono mai stati.

    Nella produzione mercantile è nato il denaro. Il denaro è nato come merce universale: la merce che ognuno accetta in cambio della merce particolare che lui vende. Dal denaro come mezzo di scambio si sono sviluppate le altre funzioni del denaro: come moneta di conto, come riserva di valore e tesoro, come mezzo di pagamento, come capitale.

    I capitalisti del passato, fin dal loro sorgere, hanno diffuso ed esteso la produzione mercantile, hanno fatto opera di progresso civile, materiale e spirituale. Essi usavano il denaro come capitale: con il denaro che avevano comperavano, facevano produrre per vendere e ottenere una quantità di denaro maggiore di quella da cui erano partiti. Questo sistema economico aveva enormi vantaggi su quelli precedenti, li ha soppiantati e ha contribuito allo sviluppo della civiltà umana. Beninteso era un’umanità che viveva col ferro e col fuoco ed è col ferro e col fuoco che i capitalisti l’hanno governata. Ma il bilancio era positivo, il risultato era il progresso. Questo corso delle cose è durato grosso modo fino alla fine del secolo XIX. È solo da allora che il capitalismo, la produzione mercantile e il sistema monetario sono diventati una catena e una costrizione.

    Ora la produzione mercantile, il sistema monetario, il sistema finanziario che il capitalismo ha sviluppato da esso e la produzione capitalista non sono più utili all’umanità. Sono anzi diventati una costrizione che porta un miliardo di uomini e donne alla fame, uccidono più uomini di qualsiasi guerra, condannano centinaia di milioni di uomini alla disoccupazione, alla precarietà, all’abbrutimento materiale e spirituale, producono e alimentano il saccheggio e la devastazione senza limiti del pianeta. Quindi bisogna abolirli.

    Quelli che li difendono, come il Vaticano e la sua corte di prelati (non parliamo di milioni di credenti che invece ne subiscono le conseguenze come tutti gli altri lavoratori), lo fanno per i loro interessi e privilegi e per la mentalità tradizionalista propria di chi è incrostato alla difesa dei propri interessi e privilegi, come per lo stesso motivo nel lontano passato hanno difeso il modo di produzione feudale, hanno lanciato anatemi contro chi lo combatteva, hanno fatto bruciare chi lo denunciava e hanno mobilitato i fedeli per eliminarli.

    Ora bisogna abolire anche il debito pubblico e privato: così togliamo ogni peso dalle spalle delle nuove generazioni e di quelle attuali.

    È possibile abolire mercato, denaro, produzione capitalista e debiti? Certamente. Basta togliere le aziende ai capitalisti e decidere che sono istituzioni pubbliche come in una certa misura già lo sono state le scuole, gli ospedali, gli enti senza scopo di lucro, gli istituti di ricerca, ecc. Che lo scopo delle aziende non è più fare soldi per i loro padroni, ma produrre beni e servizi per la popolazione. Creare una autorità pubblica che sulla base di un piano economico assegna a ogni azienda compiti di produzione definiti e le risorse necessarie per adempierli. Assegnare a ogni individuo una quota parte dei beni e servizi prodotti. I beni e i servizi che per ragionevoli motivi non conviene lasciare alla libera disponibilità dei singoli individui, basta distribuirli a prezzi amministrati secondo criteri ragionevoli, tramite società di distribuzione (supermercati, cooperative, ecc.) in cambio di una moneta di credito che viene assegnata a ogni individuo in quantità definita (ogni individuo, nell’ambito del credito assegnatogli, potrà così decidere quali beni o servizi acquistare).

    Insomma si tratta di attuare, con opportuni provvedimenti particolari e concreti, le seguenti sei misure:

    1. Assegnare a ogni azienda compiti produttivi (di beni o servizi) utili e adatti alla sua natura, secondo un piano nazionale (nessuna azienda deve essere chiusa).

    2. Distribuire i prodotti alle famiglie e agli individui, alle aziende e ad usi collettivi secondo piani e criteri chiari, universalmente noti e democraticamente decisi.

    3. Assegnare ad ogni individuo un lavoro socialmente utile e garantirgli, in cambio della sua scrupolosa esecuzione, le condizioni necessarie per una vita dignitosa e per la partecipazione alla gestione della società (nessun lavoratore deve essere licenziato).

    4. Eliminare attività e produzioni inutili e dannose per l’uomo o per l’ambiente, assegnando alle aziende altri compiti.

    5. Avviare la riorganizzazione delle altre relazioni sociali in conformità alla nuova base produttiva e al nuovo sistema di distribuzione.

    6. Stabilire relazioni di collaborazione o di scambio con gli altri paesi disposti a stabilirle con noi.

    Queste sei misure costituiscono quindi la base e la condizione indispensabili dell’ordine pubblico e della sicurezza per le masse popolari, della salute fisica e mentale di ogni individuo. Queste misure sono possibili e semplici da attuare per un governo che lo voglia veramente fare. Certo i capitalisti, il clero e il resto della classe dominante diranno che esse sono contro natura: effettivamente sono contro la loro natura. Ma sono quello di cui le masse popolari hanno bisogno per iniziare un processo di rinascita e di progresso.

    È possibile attuarle? Certo che è possibile. Già oggi milioni di persone fanno cose importanti e impegnative, cioè lavorano non per ammucchiare soldi, ma per fare qualcosa di utile, di bello e di buono. Sono quella parte più generosa e onesta, la parte più avanzata delle masse popolari del nostro paese a cui ci appelliamo. Bisogna che questi milioni si organizzino, si uniscano e prendano in mano la società intera. Bisogna che prendano il potere togliendolo ai ricchi, ai capitalisti, al clero e ai loro agenti. Milioni di persone, gli operai in primo luogo, non hanno nulla da perdere e tutto da guadagnare abolendo il mercato e il debito e togliendo ai capitalisti la proprietà delle aziende. Si assoceranno all’impresa man mano che vedranno che è possibile, che una forza organizzata è decisa ad attuarla e capace di farlo. Via via la gran parte della popolazione se non tutta si assocerà ad essi. Sarà un’umanità superiore a quella attuale, che a sua volta si è sviluppata fino al livello attuale nel corso dei secoli partendo dallo stato quasi animale di decine di migliaia di anni fa. Il disastro ecologico causato dal modo di produzione capitalista e dal corso delle cose proprio della sua natura, obbliga l’umanità a prendere la strada che noi indichiamo, pena la devastazione del pianeta fino a renderlo inabitabile. Dalla barbarie cui ci ha portato il capitalismo, o si va al socialismo o si va alla distruzione dell’umanità. Quindi l’umanità seguirà la strada che noi apriamo lottando con determinazione e coraggio contro chi a spada tratta e con ferocia e astuzia difende l’attuale ordinamento sociale per egoismo e per la mentalità arretrata e gretta che accompagna l’egoismo morale.

    Molte cose sembrano impossibili, fino a quando non le si è fatte. Molte cose non osiamo farle non perché siano impossibili, ma ci sembrano impossibili perché non osiamo farle. È la mentalità conservatrice che il Vaticano e la sua Chiesa e i ricchi alimentano, diffondono e impongono.

    Per i lavoratori organizzati è del tutto possibile attuare questo programma. Ci sono le forze produttive e le conoscenze necessarie per attuarlo. Oggi gli uomini possono produrre cibo quanto necessario a una popolazione ben più numerosa dell’attuale. Il sole ogni anno fa evaporare acqua dai mari e possiamo quindi disporre sulla terraferma di acqua dolce nella quantità necessaria per una popolazione ben più numerosa dell’attuale. Possiamo produrre case, vestiario e ogni altro ben di dio per tutti. È il sistema di produzione e di distribuzione capitalista e il sistema di relazioni sociali connesso che lo impediscono.

    Certo, sono cose che nessun individuo può fare da solo nel momento in cui lui ha capito che sono la soluzione necessaria dei mali presenti. Non si tratta della buona volontà di alcuni individui: si tratta di instaurare un nuovo sistema sociale. Ogni individuo che capisce che questo è possibile e giusto, per attuarlo deve unirsi agli altri che pure ne sono convinti e che sono decisi ad attuarlo.

    Da subito quanto più siamo organizzati e decisi, tanto più possiamo imporre alle Autorità di adottare i provvedimenti indispensabili per far fronte subito alla conseguenze più gravi della crisi del loro sistema di relazioni sociali. Oggi al mondo esiste una quantità enorme di denaro. Tra contanti, conti bancari e titoli finanziari, il denaro ammonta almeno a 50 volte il Prodotto Lordo mondiale di un anno e le banche e le istituzioni finanziarie ne possono creare ancora in quantità illimitate. I governi dei maggiori paesi vi possono attingere in misura praticamente illimitata e infatti per gli scopi che ritengono necessari non manca mai loro il denaro. Non ci sono quindi limiti finanziari alla azioni che sono costretti a fare. Ma si tratta di un castello di carte, per sua natura instabile, perché dipende dal comportamento dei capitalisti e dei ricchi. Usare denaro per soddisfare le necessità delle masse popolari è quanto di più innaturale si possa imporre a un capitalista e a gente educata alla loro scuola.

    Quindi anche se con le buone o con le cattive riusciamo a imporre che attuino quanto necessario, le Autorità attuali cercheranno di fare il meno possibile, ritorneranno indietro appena possibile, ricorreranno a ogni mezzo per impedire che imponiamo loro di compiere azioni così contrarie alla loro natura. Ricorreranno a ogni espediente per dividere i lavoratori e metterli gli uni contro gli altri. È quello che già fanno.

    Per questo non basta rivendicare dai padroni questo o quello: occorre costituire un governo d’emergenza formato dalle Organizzazioni Operaie e dalle Organizzazioni Popolari, un governo fatto da persone che vogliono attuare le aspirazioni delle masse popolari, un governo costituito e sostenuto dalle organizzazioni che vogliono impiegare le forze produttive e le conoscenze per soddisfare i bisogni delle masse popolari: un Governo di Blocco Popolare.

    Quanto più siamo decisi a costituire un simile governo, tanto più da subito avremo la forza per imporci ai padroni e alle loro Autorità e costringerli ad attuare da subito i provvedimenti più urgenti.

    La borghesia più reazionaria e criminale è consapevole della situazione. Per evitare che le masse popolari imbocchino su grande scala la strada che noi indichiamo, anche nel nostro paese è alla ricerca di un gruppo e di un movimento politico capace di adottare su larga scala in campo politico, all’interno e all’estero, i metodi criminali usati a suo tempo da Mussolini e da Hitler e di mobilitare su questa base una parte importante delle masse popolari. I gruppi e i personaggi che aspirano a ripetere le loro gesta criminali, stanno facendo le loro prove. Per questo anche nel nostro paese dilaga lo squadrismo fascista e razzista.

    Stroncare sul nascere ogni prova di fascismo, prima che i fascisti facciano troppi danni!

    10, 100, 1000 ronde popolari antifasciste e antirazziste!

    I fascisti sono marionette e mercenari delle classi dominanti. Sono criminali o aspiranti criminali. Adottano mezzi criminali per imporre gli interessi delle classi dominanti. Fanno leva sulla disperazione e sull’abbrutimento imposti dalla borghesia e dal Vaticano, per distogliere l’ira e la lotta dei lavoratori dal sistema capitalista responsabile della crisi economica e della crisi ambientale. Usano la crisi del capitalismo per mobilitare lavoratori contro lavoratori e per mobilitare le masse popolari del nostro paese contro quelle di altri paesi. Nel nostro paese li abbiamo già visti all’opera nel ventennio e nelle “stragi di Stato” degli anni ’70 e abbiamo visto quanti danni hanno fatto. Non permetteremo che ricomincino.

    Bene hanno fatto quelli che domenica 11 ottobre hanno reso inutilizzabile Casa Pound a Pistoia!

    Così bisogna fare tempestivamente, ovunque viene aperto un focolaio di infezione fascista!

    Non farlo ogni volta che se ne ha la forza, non raccogliere le forze per farlo sarebbe complicità con i criminali e con gli spiranti criminali!

    Nello stesso tempo bisogna moltiplicare i pronunciamenti, le dichiarazioni e le manifestazioni di condanna dello squadrismo fascista e razzista, della connivenza con esso, della passività, rassegnazione e omissione di azione contro di esso!

    Bisogna promuovere solidarietà con i compagni arrestati, denunciati, perseguitati per attività antifascista e antirazzista!

    Bisogna promuovere e fare sottoscrizioni a favore dei compagni colpiti, delle loro famiglie, delle loro organizzazioni e per le spese legali!

    Bisogna incalzare i sinceri democratici che hanno una qualche autorità e una qualche influenza sociale, perché si oppongano concretamente e apertamente alle prove di fascismo!

    Bisogna denunciare e smascherare in ogni modo le Autorità (uomini politici, magistrati, questori, prefetti, comandanti dei CC, ecc.) che non applicano le leggi che in Italia vietano ogni agibilità ai fascisti!

    Bisogna incalzare in ogni modo gli uomini politici che si dichiarano democratici, perché si oppongano alle prove di fascismo e smettano di riabilitare i crimini fascisti del passato!

    Bisogna incalzare in ogni modo i magistrati che si dichiarano democratici, perché facciano il loro dovere e applichino le leggi che vietano ogni agibilità ai fascisti!

    Bisogna incalzare in ogni modo i poliziotti e i carabinieri che si dichiarano democratici, perché facciano il loro dovere contro i fascisti!

    Ogni Comitato di Partito è impegnato a tradurre queste direttive nel particolare della sua zona d’attività e nel concreto delle condizioni in cui lavora.

    La lotta contro lo squadrismo fascista e razzista è parte integrante della nostra lotta per fare dell’Italia un nuovo paese socialista!

    Le misure per impedire gli effetti più disastrosi della crisi generale del capitalismo e l’instaurazione di un governo di Blocco Popolare che le attui, aprono la via all’instaurazione del socialismo e rafforzano la lotta antimperialista in ogni angolo del mondo!

    Per questo lotta il nuovo Partito comunista italiano!

    Per questa lotta il nuovo PCI chiede il concorso e il contributo della parte più generosa e onesta, della parte più avanzata delle masse popolari del nostro paese!

    Compagni, operai, proletari, donne, immigrati e giovani: arruolatevi nel (nuovo)Partito comunista italiano!

    Partecipate alla campagna di organizzazione del Partito!

    Costituite clandestinamente in ogni azienda, in ogni zona e in ogni organizzazione di massa un Comitato di Partito!

  • radisol

    Il cosiddetto “nuovo PCI” è a dir poco patetico nel linguaggio e nella megalomania ma non c’entra nulla col lottarmatismo ….. e comunque stiamo parlando di qualche decina di persone, sparse tra il Lazio, la Toscana e la Lombardia ……

    Mi sembra invece che Bertani ponga ben altro problema … quello secondo cui stanno per essere presenti, se già non lo sono adesso … e forse ancora di più che negli anni settanta …. le condizioni per un diffuso lottarmatismo di sinistra …..

    E su questo sono del tutto d’accordo ed addirittura mi stupisco che finora in Italia sia successo in questo senso ben poco …..

    Quello su cui non sono d’accordo con Bertani è sulla impostazione clandestina e marxista-leninista ( quindi, per intenderci, in stile classico BR) che potrebbe assumere questo nuovo lottarmatismo … io invece vedo più praticabile e realistica una impostazione, come sta avvenendo ad esempio in Grecia, di tipo anarchicheggiante e “stradarolo” …..

    Ma, al di là di questo, condivido pienamente l’analisi di Bertani ….. soprattutto l’assenza oggettiva di rappresentanza parlamentare ed anche solo sociale dei ceti più “disperati” ( a cominciare dai giovani precari o disoccupati) va fatalmente in quella direzione …

  • ranxerox

    A mio parere il senso è: siamo messi meglio o peggio di trent’anni fa? Da qui ognuno tragga le sue conclusioni.

  • vic

    Butto giu’ qualche puntino di riflessione, sorto li’ per li’.

    La protezione sociale basata sulla famiglia e’ una tradizione molto radicata negli Asiatici, ed in generale dei contadini di tutto il mondo. C’era un impero sudamericano, quello incaico, dove la tradizione della famiglia aveva una struttura molto interessante: piramidale decimale. Alla base la famiglia, piu’ su 10 famiglie, piu’ su 100 famiglie, ecc. Ad ogni livello c’era un responsabile, l’equivalente di un governatore. La protezione sociale era data dagli impegni reciproci basati in quantita’ di lavoro. Se la mia famiglia aiuta la tua ad edificare la casa, la tua mi deve un’uguale quantita’ di lavoro in futuro. Non mi pare ci fosse l’idea di interesse, ma potrei sbagliarmi. A livello di sussistenza, in caso di carestia dovuta al clima ostile, erano previsti numerosi depositi di grano sparsi un po’ ovunque su un territorio non certo facile. Erano di proprieta’ “statale” ed era lo stato a decidere quanto grano distribuire e quando. Pare che la gente non fosse ricca, ma nemmeno morisse di fame. Ne morirono molti di piu’ a seguito delle colonizzazioni, le quali oltre a molti virus e bacilli, indrodussero pure l’avvilente statuto di schiavo da lavoro.

    Sulla faccenda che negli USA non siano capaci di fare una rivoluzione, ci andrei molto cauto, per i seguenti motivi.
    E’ un continente-nazione nato da una rivoluzione seguita da una sequela di guerre civili. Qualcosa nel sangue gli sara’ pur rimasto.
    L’informazione non di regime la’ e’ abbastanza in buona salute, tant’e’ che arriva fin qua.
    Gli stessi Stati dell’Unione su temi puntuali cominciano ad alzar la voce: su questo e su quello non siamo d’accordo. Cominciano a trapelare idee minoritarie di mollare l’Unione se dovesse continuare il dictat da Washington. Potrebbero essere sussulti insignificanti, come potrebbero essere segnali premonitori. Uno Stato ha legislativo ed esecutivo, quindi certe esternazioni sono frutto di un dibattito, non piovono dal cielo ne’ sono frutto del piede sinistro di un governatore alzatosi male. L’avvento del comunicativamente abile Obama ha un po’ messo il velo su questo sobbollire. Non e’ detto che ne risentiremo parlare alla prossima imposizione di “dittatura in caso di catastrofe”, gia’ ben stabilita nella legge federale, grazie al lungimirante Bush Jr., consilgiato da molti Senior.

    Devo dire che da’ un po’ fastidio il vedere giornalisti vispi come Bertani insistere ad indossare gli occhiali del passato. Non sarebbe meglio rendersi conto che si stanno demolendo gli stati-nazione a beneficio di una combriccola di multinazionali? L’ultimo stato-nazione dalla pelle democratica, il piu’ duro da demolire sono proprio gli USA. Gli stati dell’UE hanno gia’ mollato armi e bagagli negli hotel di Bruxelles, passando da Lisbona.

    Brigatisti, destra e sinistra, appartengono al passato. Il futuro, a mio modesto avviso, estrapolandolo dal presente, parla di globalisti, localisti e mettiamoci pure degli intermedi (localisti intercomunicanti). La democrazia? Se ce la faranno, resteranno due gatti (certamente non italiani) a difenderla, per ricordo verso i posteri.

    Entrino entrino, a visitare la riserva degli Hopi democratici. Prego prego, fotografino fotografino.

  • cris79

    Il giornalista Francesco Guzzardi del Giornale è l’autore del messaggio delle BR con la stella a cinque punte pieno di minacce assortite. . Lo ha ricevuto, pubblicato, denunciato. Tutto da solo.
    Alla Digos è stata sufficiente la prova calligrafica per scoprirlo.
    un genio 😀
    sono questi nuovi brigatisti?!

  • CarloBertani

    Vedi, Vic, dovresti chiederti quanti leggeranno questo articolo od altri similari, miei o d’altri autori, che evidenziano il “cambio di marcia” dovuto alla débacle dello stato nazionale. Quanti? Diecimila? Facciamo centomila? Il problema è che altri milioni d’italiani continueranno a reagire nel solito modo, ossia identificando quella “cosa” che sta a Roma come il “nemico” da battere. Barnard s’è sgolato per cercare di spiegarlo. Il problema è che, a fronte di un’avanguardia che non incide per nulla nel panorama politico, centinaia di grancasse di regime percuotono altri tamburi: questi sono quelli che ascoltano, presunti brigatisti compresi, altrimenti non sarebbero così fessi da meditare d’abbattere quella “cosa” a pistolettate. Non scambiare un’analisi sociologica della società italiana con gli scenari internazionali, che hanno differenti “respiri”. Leggo sempre con gran gioia i tuoi “dialoghi”: sei un semplice amante del teatro od un professionista? Ciao. Carlo Bertani

  • radisol

    Se si scatena quello che credo ( e a dirla tutta comincio anche a sperare ) si scatenerà … quella “cosa” a Roma sarà l’ultimo dei problemi ….

  • radisol

    No, non solo questi cialtroni i “nuovo brigatisti” … e non credo nemmeno che ci saranno “nuovi brigatisti” propriamente detti… sarà tutta un’altra cosa …. ma fatalmente questa cosa ci sarà …. non si è mai vista una “classe” – naturalmente intendendo il concetto di “classe” in forma attuale e non novecentista – che non ha più nè rappresentanza politica nè sociale e se ne sta buona e zitta … nella storia non è mai successo e non succederà nemmeno adesso …. qualcosa si è già visto in Francia, in Grecia ….

  • cris79

    sono daccordo con te…..stiamo vivendo un epoca dove la classe dirigenziale stà togliendo tutti i diritti e dignità alle povere persone, alla ricerca di maggiore denaro e ricchezza.
    La forbice di disuguaglianza si stà allargando sempre di più.
    Il riscatto deve venire dalle persone comuni come noi…sicuramente non mi faccio abbagliare da grillo,travaglio e compagnia bella…loro ci allontanano dai veri problemi.
    deve esssere la volontà di più persone che abbiano voglia di tornare a parlare di diritti e equità sociali…..la volontà di farlò.
    il concetto di brigate lo vedo inutile ai giorni nostri (e non li ammiravo neanche prima intendiamoci 🙂 )

  • cesare52

    @Radisol. Tante volte viene la voglia di mettersi le mani nei capelli. Siamo sopraffatti dalla suggestione. Voluta ed inseguita. Si dicono con atteggiamento grve delle affermazioni non solo prive di fondamento, ma volutamente false. C’è un mare di cazzate, così tante che mi scuso se non riesco a prenderne in considerazione tutte. Sono una persona informata dei fatti avendo trascorso circa 40 anni nell’antagonismo militante. Fuori e dentro i carceri speciali. Che cosa sono state leBr? Una formazione politica che nasce dall’ala secchiana marxista -leninista del fu PCI. Con i gruppi ebbe verament poco a che far, come cultura, come organizzazione centralizzata e verticistica. I militanti dei gruppi extraparlamentari, neanche molti tutto sommato, che vi entrarono lo fecero “dopo” la morte del movimento. Lo fecero loro malgrado “contro” e non “per” la loro esperienza nelle piazze. E non si integrarono veramente mai .Il caso Morucci e Faranda è solo uno degli esempi che si possono fare. Perchè le Br sono morte e sepolte e non potranno mai ritornare se non nei sogni di chi, di destra o (ed è la maggior parte) li vuole interessamente risuscitare? Perchè non esiste più un soggetto politico che si chiamava classe operaia. Non esiste nel nostro paese (per il resto del terzo mondo si ma non ci rigarda: noi digeriamo le loro materie prime è questo ci farà stare buoni tutti noi per molto tempo) un protagonismo operaio nei confronti del quale le BR hanno tentato di relazionarsi. A cui hanno sempre guardato ed a cui si sono sempre ispirate. Manca insomma la classe operia che è cosa differente dai poveri ed dai drop out che cercano nei cassonetti. Manca, per essere più chiari, una forza organizzata e naturalmente discilpinata dalla fabbrica che riprodotta dal Capitale per la produzione è sempre e comunque “fuori”. Farla diventare “contro” prima e “per” dopo è stato il tentativo delle BR. Solo qualche volta e molto superficialmnte e limitatamente a qualche settore il risultato di 20 anni di attività lottaarmatista. E’ evidente a tutti che se manca l’acqua il pesce non nuota e manco esiste. Il significato di questi allarmi? raschiare il fondo del barile della domanda securitaria. Una ultima chiosa. I gruppi territoriali non sono le brigate che nascevano solo nei poli di intervento politico e non nel disagio. Lo scrivere senza fare alcuna azione non appartiene alle Br Questa modalità di organizzazione non solo non appartiene alle Br ma a qualsiasi gruppo lottarmatista. Ed infine: malgrado tutte le rinnovate teorie del crollo, finchè avremo computer, macchina, telefonino, luce, gas, acqua sanità e la maggioranza della popolazione è obesa temo che questi allarmi siano più grotteschi che di qualche rminima rilevanza. Per farci qualche articolo suggestivo beh questo si.

  • cesare52

    @Radisol. Mi ero dimenticato. Guarda che la cosidetta faccenda “della rappresentanza politica” era gia finita da un pezzo. RC era ormai un ectoplasma che rappresentava solo i propri dirigenti e la loro quota spettante di spesa pubblica, cooperative fantasma e lavori socilamene inutili, con un livello di reditto da elemosina. Il rifugio dei fuori corso insomma. RC era finita già da un pezzo, come i verd. Non è insomma questa la molla che farà scattare come un sol uomo le masse espropriate. Forse l’esclusione dalle selezioni di “Amici” e del “Grande fratello” qualcosa produrrebbero. Bisogna seguire Althusser quando raccomandava “Non facciamoci e raccontimoci delle storie” . C’è bisogno di un nuovo pensiero, una nuova ruflessione ed ricostruire una nuova geografia della nostra società occidentale. Altrimenti ci si racconta delle storie. Come quella che per carità di patria qualcuno in altra parte racconta. Come morì la sinistra? Un giorno lor signori di cui grazioso pubblico vi svelo anche i nomi, si riunirono e decretarono la fine dei movimenti di massa. Così a tavolino! e mica si fermarono lì, inventarono anche la disoccupazione. Che cattivoni. E l’economia? Magari la crisi petrolifera? Non c’entra niente di fronte alla forza della volonta del pensiero. Ecco evitiamo almeno questo. Che sarà suggestivo ma a me fa fare solo delle matte risate, e ricordare una espressione di Flaiano “L’insuccesso gli ha dato alla testa” o come si dice a Roma “A quello je sta a scurreggia il cervello”.

  • CarloBertani

    Che bello osservare i commenti su CDC ad un proprio articolo: è stupendo osservare la propria inutilità, soprattutto perché c’è gente come “Cesare52” che pontifica senza problemi. Leggete i suoi commenti, leggete.

    “Cesare52” non è uno come noi, un “comune”: no, lui sa tutto, “dentro e fuori le carceri speciali”, di Rifondazione conosce i più reconditi meandri, delle BR vi racconta che furono solo un “prodotto dell’ala secchiana del PCI”.

    Oh, quale meraviglia!

    Infine, dopo questo meraviglioso sproloquio, conclude con la classica massima di Flajano e dunque la sentenza: sarei uno al quale sta “scoreggiando il cervello”. Meraviglioso. Aggiungerei che ha mancato – in pieno stile machochenondevechiederemai – un verso di De Gregori: “alza il bavero e corregge il caffè”.

    Peccato che questo umile amanuense – caro Cesare52 – nel paesino di Pietro Secchia ci sia praticamente nato, e che uno degli ultimi compagni di quell’epoca lo abbiamo seppellito un mese fa. Prima, però, sono ancora riuscito ad intervistarlo ed a farmi raccontare la fuga dalla Jugoslavia, in guerra, ed i rapporti con i titini. Mille venie: sono cose che fanno quelli dal cervello scoreggiante. Le fanno, gratis, per quelli come te.

    E poi non basta: le BR non ebbero rapporti con i movimenti dell’epoca. Ah sì? E questo dove l’hai saputo? “Dentro e fuori le carceri speciali”? Mai sentito parlare di Potere Operaio? Se c’eri, ricordi lo sgomento, quando s’apprendeva di qualche insospettabile compagno “movimentista” che veniva arrestato? Ah, già…ma tu eri già con gli “speciali” certo, come no…

    Fine dello stupore.

    Fine perché è difficile capire come una persona così erudita, colma di certezze ed esperienze non riesca ad interpretare un semplice testo come quello che ho proposto: una brevissima analisi sociologica – Cesare52 – non è di per sé storiografia, rimane un tentativo d’interpretare ciò che ci circonda, nulla più.

    Ho forse scritto – da qualche parte – che rinasceranno delle BR in pieno stile anni ‘70? Ho solo analizzato quel malessere sociale che forse tu non conosci – con tutte ‘ste automobili e ‘sti telefonini che ci circondano, lo diceva anche mia nonna, sai? – e che non sappiamo, io per primo, se scivolerà giù per la china dell’insipienza oppure si rivolterà. Come? E chi lo sa!

    Certo, è facile millantare chissà quali certezze ben protetti da un nick, senza mai giungere alla luce del sole ed avere il coraggio di firmare un articolo, nome e cognome, ed esporsi.

    Pazienza, è il modo di fare dei “net-conigli”, quelli che sparano cazzate dal profondo di una tana, forse al calduccio in qualche segreteria di partito.

    Scoraggiante – Cesare52 – scoraggiante, tanto per rimanere in rima.

    Un cordiale vaffanculo. Carlo Bertani

  • IVANOE

    Ma quali terrotristi, ma quale BR.Sappiate che le forze istituzionali sono talmente forti nel loro profondo ( altro che l’inefficienza superficiale delle froze dell’ordine in divisa che ci vogliono far credere…) che soffocano sul nascere qualsiasi fenomeno serio di insurrezione ( le persone appartenti alla Br arrestate qualche anno fa nella pianura padana mentre si esercitavano ). Dall’altra parte quando conviene questi gruppi terroristici vengono lasciati fare…
    Pertanto Bertani pure se immagina che sotto le ceneri cova la protesta terroristica non sà oppure non vuole dire che sopra le ceneri ardenti è pronto un pompiere dello stato a spegnerlo prima che faccia la fiamma…

  • IVANOE

    Ma quali terrotristi, ma quale BR.Sappiate che le forze istituzionali sono talmente forti nel loro profondo ( altro che l’inefficienza superficiale delle froze dell’ordine in divisa che ci vogliono far credere…) che soffocano sul nascere qualsiasi fenomeno serio di insurrezione ( le persone appartenti alla Br arrestate qualche anno fa nella pianura padana mentre si esercitavano ). Dall’altra parte quando conviene questi gruppi terroristici vengono lasciati fare…
    Pertanto Bertani pure se immagina che sotto le ceneri cova la protesta terroristica non sà oppure non vuole dire che sopra le ceneri ardenti è pronto un pompiere dello stato a spegnerlo prima che faccia la fiamma…

  • cesare52

    @carlobertani. Rispondere con “vaffanculo” seppure “cordiale” a delle obiezioni argomentate significa non avere argomenti e soprattutto essersela anche presa, invece che controargomentare. Io non so “Tutto” ma su questo di cui parli in maniera suggestivam secondo me “pe fa scena” io ci ho speso 40 anni della mia vita. Dentro e fuori i carceri speciali. Ripeto sono persona informata dei fatti, Che leggendo il tuo commento non mi risultano. Ripeto prendere sul serio l’allarme interssato di Maroni non solo è sbagliato, perchè le BR in questo paese sono morte e sepolte come fenomeno politico, ma in questo paese è morta proprio la politica, vedi la fine del movimento di beppe grillo, vedi per esempio il grande strepitare contro e pro sulle ronde. Fino ad oggi , dice “repubblica” sono solo tre diconsi tre le richieste in tutta Italia. Quindi non solo è sbagliato, la lega attraverso Maaroni vuole visibilità, ma è alimentare da sinistra una becera campagna securitaria come finisci con il fare involontariamente. L’ultima cosa. Mi ha molto divertito, oltre il “vaffanculo” (un involontario complimento che mi fai non avendo argomenti) anche il tono sacerdotale, da vecchio trombone “Leggete, gente leggete”. E si è molto interessante leggere i commenti su CDC. Io aggiungerei divertente. Da buon ex grillino ricambio volentieri il “vaffanculo” Pure a te.

  • cesare52

    @carlobertani. Mi ero dimenticato. Io ho commentato proprio la tua breve analisi sociologica. Siccome vengio dl mondo della fabbrica e dei cantieri edili. L’italia che vedi te non c’è. Aggiungo di più. Se ti guardi intorno non la vedrai neanche tu. Ma a te serve per pontificare e”fare l’allarmato”. Per il resto: proprio tu che scrivi lo stesso articolo da sempre, sempre uguale e moralista zeppo di luoghi comuni, perlopiù da dozzina, vieni a parlare di “net-conigli”?. Ripeto “A quello l’insuccesso gli ha dato alla testa”

  • cesare52

    Ed a proposito del Nick. Io mi chiamo cesare prudengte: la mia e-mail è : [email protected], Credo di averla data già volte pubblicamene su qeusto sito. Ultima considerazione. Guarda che metee in mezzo potere operaio è stata la tesi dei questurini del 7 aprile. Anche su questo ricicli la versione, vecchia, del Ministero degli interni. Sarà una vocazione.

  • cesare52

    Bravo. Anche io credo che tutto questo parlare del ritorno di un qualche lottarmatismo, magari riveduto e corretto, non solo è sbagliato ma non esiste nei fatti. Si da corda ad una altra campagna securitaria, Quella delle “ronde” tanto strombazzata ha prodotto TRE diconsi tre richieste in tutta italia, Notizia di “Repubblica”

  • cesare52

    LA NOTIZIA CHE NON C’E’ MA FORSE ERA MEGLIO SE CI FOSSE STATA

    da http://www.beppegrillo.it -IL BRIGATISTA DEL GIORNALE -pubblicato il 25 Novembre 2009 alle 17.53

    Il giornalista Francesco GUZZARDI del “Giornale” è l’autore del messaggio delle BR con la stella a cinque punte pieno di minacce assortite. L’infaticabile GUZZARDI ha scritto il messaggio. Lo ha ricevuto, pubblicato, denunciato. Tutto da solo. Uno stakanovista dell’informazione di regime. Alla Digos è stato sufficiente la prova calligrafa per scoprirlo. Uno così poteva lavorare solo con Vittorio FELTRI. Dopo “Betulla” (pseudonimo):Renato FARINA (scoperto prima e poi reoconfesso collaboratore dei Servizi, specializzato nella disnformazione, nonchè vicedirettore del Giornale . NDR), “Citrullo” Guzzardi”

    Commento: siamo sicuri che se non interveniva tempestivamente la DIGOS, oggi non staemmo tutti a commentare l’ennesimo articolo per l’ennesima volta su questo?

  • redme

    “non crediamo proprio che il Ministro dell’Interno abbia desiderato creare del “polverone mediatico”, tanto meno che sia tutta una “bufala”.”……..sei proprio sicuro?…..oppure si “spera” tanto in soluzioni di tipo “BR” per depotenziare le (quelle sì) probabili rivolte delle masse di emarginati dal processo produttivo?…….nelle organizzazioni armate, al piano politico si interseca il piano militare, secondo te, nell’epoca in cui anche Echelon è diventato obsoleto può una organizzazione di questo tipo reggere lo scontro militare?…….salut

  • redme

    ….forza e coraggio cesare……saluti

  • cesare52

    Forse è necessario rinfrescarci la memoria e dare uno sguardo e rammentarci della cloaca da cui certe notizie “interessate” provengono. Parliamo di uomini, fatti e circostanze molto significativi anche per quello che si sta commentando.
    http://www.wikipedia.orgwikirenatofarina
    Nel dic 2006 il sostituto procuratore A.Spataro chiede il rinvio a giudizio di Farina renato insieme ad altre 36 persone per il rapimento di Abu Omar, ex imam di Milano. Il Farina è accusato di aver organizzato una falsa intervista con i magistrati (titolari dell’inchiesta sul rapimento di Abu Omar) con il solo scopo di raccogliere informazioni sulla inchiesta in svolgimento. Insieme ai funzionari del Sismi (servizi segreti militari) Pio Pompa e luciano Seno. Il febbraio 2007 ha patteggiato la pena. Condannato a 6 mesi di reclusione, pena subito commutata in multa di 6.800 euro. Farina ha riconosciuto i fatti sostenendo però di aver agito in nome dell’articolo 52 della Costituzione italiana ( difendere la Patria è sacro dovere del cittadino). Ha inoltre ammesso di aver ricevuto danaro (anche perchè in documenti contabili sequestrati dalla magistratura in una sede dei servizi a Roma sono state trovate ricevute ed appunti sulle dazioni di denaro al Farina. NDR) dal Sismi non però come salario ma per rimborsi non per se stesso ed utili alla liberazione di ostaggi italiani in Iraq (l’incredibile e lo spudorato è che essendo i suoi informatori in Iraq ed in pericolo quindi di vita non ha fornito nè nomi nè entità dei compensi elargiti ai suoi supposti informatori. NDR). Farina è stato radiato dall’Ordine dei giornalisti il 29 marzo 2007 dopo aver ammesso di AVER COLLABORATO, AI TEMPI IN CUI ERA VICEDIRETTORE DI LIBERO CON I SERVIZI SEGRETI ITALIANI FORNENDO INFORMAZIONI E PUBBLICANDO NOTIZIE IN CAMBIO DI DENARO. Un mese prima il 16 feb 2007 si era dichiarato olpevole di favoreggiamento nell’inchiesta sul rapimento di Abu Omar. Nel Novembre 2006 viene messo sotto scorta in quanto oggetto di intimidazioni anonime. Nello stesso mese riceve un finto pacco bomba firmato: Fronte rvoluzionario comunista. Farina ha ammesso e confermato in sede penale di aver avuto rapporti con il SISMI da almeno il 1999 (guarda caso proprio la data delle prime ricevute di dazione di denaro ed appunti sequestrati al SISMI-ndr) Su richiesta del Procuratore generale di Milano il 29 marzo è stato radiato dall’ordine dei giornalisti. Renato Farina è stato inserito come diciassettesimo nelleliste del PDL, Popolo della libertà, per la Camera nella circoscrizione Lombardia2, nell’ambito delle elezioni politiche dell’aprile 2008 ed è stato eletto deputato della XVI legislatura. A tuttoggi non risulta gli sia stata levata la scorta nè che nessuno e ccepisca la opportunitò di avere un simile rappresentante del popolo eche neanche si può chiamare pregiudicato proprio per la commutazione della pena in multa e infatti non si è fatto neanche una ora di carcer. Avendo ammesso un concorso in sequestro di persone oltretutto commesso in relazione con i servizi di un altro paese: gli USA. Domanda: ma questo che ho riportato, cioè lintossicazione delle notizie scelte e pubblicate da questa cloaca, c’entra con il nostro dibattitto? Avendo questa chiave di lettura non si corre il rschio di finire con l’esseredei burattini senza filo agitati dagli ltri per i loro scopi, inquinare, drogare depistare l’informazione convogliandola su piste tanto inutili quanto nnocue? Non si corre il rischio diessee degl “utili idioti”? Anche con una certa puzza sotto il naso aggiungerei. MaH ai posteri l’arua sentenza. Certo alla luce di quello che ognuno può trovae su Wikipedia le cose appaiono diverse dal post commentando.

  • cesare52

    @dana74. omincio a credere, non ci ho mai creduto prima, alla sfortuna . Lei è secondo me un esempio vivente. Prima di tutto per le sue tesi, che vengono sbugiardate dal clamoroso autogol incorso al “Giornale”. Tal Guzzari giornalista del medesimo si è scritto, recapitato, pubblicato e condannto una lettera contro ase medesimo fingendosi le BR. Ed ha ricevuto molta solidarietà. Cliccare nell’art. di Robecchi sul link che rimanda a le letttere di solidarietà Mi sono stupito che sia mancata la sua, erano infatti tutte con la sopresina dentro: “Ora bisogna reprimere, basta con la sottovalutazione del fenomeno, le Br si accingono a ritornare” parevano farle il verso. Peccato che era tutto falso. Una domanda: “ma quesi commentatori che incitavano a farla finita con i centi sociali e con certa sinistra, adesso che p stato dimostrato, senza ombra di dubbio, il falso da cui prendevano le mosse, oggi questi avranno l’educazione di chiedere scusa a coloro verso cui invocavano la repressione? Quelli definiti “strisciano nell’ombra” o perlomeno riconosceranno di aver preso lucciole per lanterne? Io aspetto ma credo di no. A lei neanche glielo chiedo, per me lei la sua penitenza l’ha gia fatta. preventivamente. E’ riuscito a leggee fino in fondo il comunicato del “NuovoPCI” neanche la mamma o la fidanzata dell’estensore, secondo me, ci è riuscita. Dopo una tortura lessicale tale, la dispenso anche dal dire “Ho preso una cantonata per il livore che provo pr qualsiasi cosa di sinistra” E la capico: un che frequenta il sito del Nuovo PCI e si sottopone ai loro comunicati la sfortuna per se e per le proprie tesi beh se la va a cercare con il langternino. Solidarietà

  • radisol

    Concordo con l’analisi di Cesare sulla assoluta impossibilità che venga fuori un qualcosa di serio sul modello BR … è impossibile … e già il tentativo del gruppo della Lioce e poi di quell’altra organizzazione sgominata prima che facesse qualsiasi azione dimostrano nei fatti questa impossibilità …. e concordo pure sull’analisi relativa all’origine delle vecchie BR, quelle vere … nacquero nel solco della “tradizione comunista” stalinian/secchiana, hanno avuto ben poco a che fare coi “movimenti reali” di quegli anni ed hanno dato il loro bravo contributo, nemmeno troppo involontario, a seppellirli, quei movimenti …. ex Potere Operaio nelle BR, soprattutto a Roma, ce ne furono e come … ma, anche in questo concordo con Cesare, in qualche modo entrando nelle BR tradirono sè stessi e la loro storia e comunque mai si integrarono veramente … tornando all’oggi, penso a qualcosa di profondamente diverso ma non meno dirompente, penso a cose in stile “jacquerie” per intenderci …. ad un 1977 riveduto e corretto, più anarchico e disperato che non comunista e rivoluzionario …. un qualcosa, fatte le dovute differenze, a cavallo tra le banlieues francesi ed i “riots” greci dell’anno scorso … ma con le armi da fuoco in mano …. per concludere, mai pensato che la mancanza di rappresentanza politica di certi ceti manchi perchè Rifondazione non è più in parlamento …. mancava anche prima … ma soprattutto manca la rappresentanza più propriamente sociale … i sindacati tradizionali sono ormai “enti di stato” … e quelli cosiddetti “di base”, al di là di qualche oggettivo radicamento in singole realtà, non riescono ad uscire dal recinto dei loro “orticelli” …. in una situazione del genere può anche non succedere niente …. ma può anche succedere di tutto …. certo non la rivoluzione operaia e proletaria, per quella non ci sono le minime condizioni …. ma il “riot”, la rivolta anche in parte impolitica ma non per questo meno dirompente e violenta non mi sembra per niente cosa peregrina …. poi certo che i vari Maroni, Feltri e compagnia cantante stanno inventandosi l’ininventabile per bassi motivi di “disinformatia” ad usum delphini … ma questo è tutto un altro discorso ….

  • cesare52

    @Radisol. Finalmente qualche parola di saggezza. Finalmente un ragionamento (che io condivido tutto) al posto della suggestione. Perchè me la sono presa e sono stato un pò ruvido? Si leggano in un altro post, quello di Robecchi cliccando sul link che porta alle letttere di solidarietà per l’inventore-giornlista Guzzarri. Si vedrà una genia di forcaioli qualcuno con incarichi pubblici che non ho dubbi tempestano i centralini di questure e CC per invocare la mano pesante, si faccia qualcosa è ora di finirla. Prima o pi questo significa perquisizioni, schiaffoni, interrrogatori, etc etc. Quella umanità magari con i capelli rsta, o con i percing, o che frequenta i centri sociali come mia nipote subirà una via crucis perchè lo Stato deve far vedere a quei “signori e signore” che esiste. Bisogna ddare una calmata insomma. Tutto questo parlare di neoterrorismo significa andare appresso ad una ondata di perquisizioni e repressione. La cosa è particolarmente ridicola quando lo si fa da sinistra. O presunta tale. Una ultima considerazion. Le periferie parigin e i “riots” greci hanno si bruciato ed animato per qualche tempo la rivolta contro il Potere ma non solo hanno perso ma non è rimasto niente, neanche un minimo straccio di organizzazione, collegamento etc. E’ inutile, caro Radisol, se non si muove la classe operaia in Italia come nel Mondo non succcederà niente altro che fuochi di paglia, tanto sono vivi quanto brevi. E la paglia non lascia neanche la cenere. La nostra sta digefrendo una massa di beni come mai nella nostra Storia. Carne fresca dall’Est, manodopera dal sud del Mondo etc etc. Per un pò stiamo bene così. Purtroppo.

  • radisol

    La classe operaia è ridotta a ben poco cosa, purtroppo … ed anche quando fà lotte esemplari, anche dure nelle forme ( Innse, Alcoa, Eutelia, Fiat Termini Imerese) e persino in parte pure vincenti …. si tratta comunque di lotte difensive, in difesa del “posto di lavoro” …. quanto di più lontano da qualunque ipotesi rivoluzionaria …

    Diciamo semplicemente che l’ipotesi rivoluzionaria proprio non c’è …. però non sottovaluterei i “riots” …. in Francia la battaglia delle banlieues, spesso intrecciata in modo contraddittorio coi movimenti studenteschi, tende ciclicamente a riesplodere … ed in Grecia ( ho letto un articolo proprio ieri), ad Atene e Salonicco, sembra non passi notte che non vi sia qualche “azione militante” ( banche, ministeri, commissariati) e vengono espolsi spesso colpi d’arma da fuoco contro le auto della polizia …. in un caso ci è pure rimasto secco un poliziotto ….

    Certo non è la “rivoluzione” … probabilmente chi compie queste azioni alla “rivoluzione” vera e propria nemmeno ci pensa ….. ma è comunque un prodotto della crisi e della mancanza di rappresentanza politica e sociale di alcuni ceti sociali ( e pure genericamente generazionali … )

    In Italia, mentre si amplificano cazzate spaventose su improbabilissime Br o terrorismo islamico … invece queste notizie vere vengono nascoste … forse si vuole evitare il contagio ….