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DESOLANTI VUOTI PNEUMATICI. WITTGENSTEIN. E ORA GOOGLE E LA TUA SCUOLA. (E NON FATE FIGLI)

DI PAOLO BARNARD

paolobarnard.info

Nel film Le Invasioni Barbariche (non il trash della demente Tv, parlo del film), il protagonista, un normale docente universitario morente e ricoverato, dice a un’infermiera una verità immensa, se ricordo bene la riproduco così: “La Storia si srotola a ‘sciami’ di uomini geniali, che passano, lasciano il buio, ma poi ritornano in altri sciami, purtroppo con intervalli di tempi miserabili. Ci fu il Rinascimento, poi stagnazione, ma poi l’Illuminismo, poi giù ancora, poi l’epoca romantica di Chopin o Baudelaire e tanti altri, poi di nuovo lo sciame di geni sembrò arrestarsi. Ma da Marx in poi vi fu un nuovo sciame, la Storia brillò, pulsò ancora, ma arrivarono le guerre mondiali, però dopo ecco un altro sciame di menti prodigiose in ogni campo del sapere dagli anni ’50 ai ’70, poi purtroppo…”.

Poi purtroppo i vuoti penumatici, come li chiamo io. Ora viviamo in uno di questi. Ed è orribile, io lo sento da quando ero un ventenne. Di quelle menti geniali e di portata mondiale – cioè quegli archi incastonati da gemme come Michelangelo-Dostoevskij-Tesla-Majorana ecc. – oggi non se ne vede neppure l’ombra. L’ultimo sciame di genialità è passato e noi siamo infognati nel piattume. Io sto da cani. Salvo due o tre personaggi magnifici, ma non geni. Oggi io non ho, e voi non avete, nessuno a cui guardare così come il Vasari poté illuminarsi di Michelangelo e delle vite di altri geni.

E allora vado disperatamente indietro per non sentire sta stretta allo stomaco, e per esempio incappo in uno come Ludwig Wittgenstein. Ve ne frega un cazzo? Chiudete la pagina, a me frega un cazzo che a voi freghi un cazzo. Ludwig Wittgenstein, fra l’altro, porge l’occasione per ragionare anche su alcune cose di oggi, inclusi i vuoti pneumatici delle milioni di menti azzerate nell’umanità.

Allora, chi era? Nato a Vienna nel 1889, muore a Cambridge nel 1951, matematico, logico, filosofo, folle in parte, e vero genio. Questo non è un articolo dove faccio il fanfarone colto, anche perché non lo sono. E infatti vi dico subito che Wittgenstein era prima di tutto un personaggissimo… Uno che fa degli studi alla cazzo, in scuole di seconda categoria e prende una laurea in rudimentale ingegneria aeronautica, ma gli piace pensare, e allora cosa fa? Si presenta un giorno dal massimo filosofo vivente (a quel tempo Bertrand Russell) e gli dice: “Secondo lei io sono un totale idiota? Perché se lo sono farò l’aviatore, se no studierò filosofia e matematica ”. Bertrand sgrana gli occhi e gli rispondere di scrivere un saggio, poi si vedrà. Ludwig scrive, quando Russell legge la prima frase, gli risponde: tu non fai l’aviatore manco morto.

I due diverranno amici (poi si staccheranno), e c’è un aneddoto divertente: Wittgenstein, trasferitosi da Russell all’università di Cambridge, aveva st’abitudine, insomma un pelo stramba anche oggi… cioè si presentava quasi tutte le notti nella camera di Bertrand e iniziava a camminare avanti e indietro muto per almeno due ore. Una volta Russell gli fa: “Senti, io vorrei anche dormire qualche notte, a che diavolo pensi? Alla filosofia o ai tuoi peccati?”. E Ludwig: “A entrambi”, e ricominciò a marciare. Un po’ fuori dai ‘coppi’ lo era, no dubbi.

Una volta gli fu detto da un altro studioso: tu sei matto, che Dio ti protegga dall’andare del tutto fuori di testa. E lui: che Dio mi salvi dalla sanità mentale, è orrore! Scoppia la Prima Guerra Mondiale, e lui è in trincea… non so se devo sottolineare qui che razza di infernale carneficina fu quel conflitto, ma Wittgenstein fra una fucilata, una bomba a gas e l’altra, cosa faceva? Pensava e scribacchiava di logica e filosofia matematica. Ma lo immaginate uno così che fra teste mozzate dall’artiglieria, cadaveri affogati nel vomito, budella sparse e cavalcate di Caronte in persona fra i fronti, intanto pensa se l’essenza del pensiero profondo sia quella esprimibile dalla mente e dal linguaggio umani, o piuttosto solo quella che non si può in nessun modo esprimere? Il risultato di quei pensieri raccolti non certo nella calma dello studio di un Umberto Eco, fu il suo primo capolavoro dal titolo Trattato Logico Filosofico. Allora…

Quando dopo la guerra, con Wittgenstein che si era già guadagnato una fama come pensatore, il libro fu pubblicato, lasciò a bocca aperta tutto il mondo accademico della materia. Lo leggevano come si legge un testo piombato sulla terra da una civiltà del pianeta Venere. Il genio e prodigio matematico di Cambridge, Frank Pluntom Ramsey, volle incontrare di persona Wittgenstein per provare a decifrare il libro, ma dopo due giorni di discussioni a 5 ore al giorno, Ramsey era riuscito a malapena a capirne 7 pagine su 80. Poi Wittgenstein di colpo sparisce, tutti si chiedono dove sia finito, lo cercano a Cambridge, Oxford o a Londra, ma nulla. Un giorno arriva una lettera ai colleghi da un oscuro villaggio austriaco dove il Wittgenstein era fuggito in incognito e dove faceva l’insegnante delle elementari. E anche qui…

Allora, la gente del villaggio lo odiava, e perché? Perché lui insegnava cose ai bambini “che (secondo i paesani) non servivano a far soldi!”, e quindi nessuno in quel posto gli vendeva burro, latte, formaggio. Se Wittgenstein era di buon umore, portava i bimbi a passeggiare sui monti insegnandogli biologia, filosofia, matematica e logica in quel modo, se era di cattivo umore se ne stava in classe zitto e imbronciato, ma i bimbi lo amavano. Io avrei dato 20 anni di vita per avere alle elementari un maestro così. Ma anche quando più avanti nel tempo fu professore ordinario alla prestigiosa Cambridge, non era da meno. Ricorda un alunno: “In classe se ne stava per qualche minuto immobile, poi saltava su e ci diceva che non ci avrebbe insegnato nulla dei ciò che stava sui libri, ma solo cose che potevano stare… in un cervello in esplosione!”. E aggiungeva Wittgenstein: “Se non avete quel tipo di cervello, io non vi servo a niente”.

Ma il meglio deve ancora venire, di sto genio incredibile. Allora abbiamo detto che la sua opera massima fino a quel tempo era stata sta specie di enciclopedia rivoluzionaria di filosofia matematica e di logica, ok? Praticamente incomprensibile al 99,9% degli specialisti, ma immensamente rispettata. A un certo punto Wittgenstein se ne esce con: “E certo che non ci capite nulla. Ho scritto questo volume per dirvi che tutte le vostre speculazioni logico-filosofiche e ASTRATTE non hanno un cavolo di senso. Cioè voi cervelloni avete fatto una fatica cane a leggere il mio Trattato, come se vi foste arrampicati su una ripida scala, ma ora dovete cacciarla nella spazzatura, cioè cacciare nella spazzatura tutto ciò che sapete…”… I cervelloni del mondo di allora rimasero di sasso. Si era fatto gioco di loro, delle loro iper-teoriche caratterizzazioni di filosofia, logica e matematica, per dire semplicemente che “filosofeggiare è un atto senza senso”. Alè! BANG!

Alla fine Wittgenstein ci dice: “Ciò che veramente si avvicina alla realtà del mondo si divide in due categorie: cose che possono essere corroborate dalla realtà obiettiva assieme al linguaggio, oppure cose che non potremo mai esprimere in nessun modo”.

Dove troviamo oggi un genio OLTRAGGIOSO e indimenticabile come Ludwig Wittgenstein? Sapete dove vagamente lo troviamo? E lo dico con un vero magone nel petto: lo troviamo, MA ROBOTIZZATO E DISUMANIZZATO, solo dentro i conglomerati di business in Artificial Intelligence, Blockchain, o Virtual Reality (Google-Alphabet, Facebook-Oculus, IBM, D-Wave Systems ecc.), cioè dentro macchine orrende per innanzi tutto fare profitti sulla pelle di miliardi di persone, e poi per renderci TECH-GLEBA. Ecco dove oggi stanno gli sciami del genio. Da spararsi alla tempia.

E infine, pensate un attimo a cosa passa fra la classe delle elementari o di Cambridge di Ludwig Wittgenstein, e i mediocri grigi omologati insegnanti e docenti di oggi, che a me scrivono “Barnard, lei ci dice cose straordinarie, ma poi sa… a parlarne in classe ci si rimette il posto”. Io sono Barnard, lui era lui ovviamente, ma prendete quindi le misure del vomitevole ‘progresso’ dell’istruzione oggi. Ci sono oggi in giro ad Harvard, alla Sorbona, alla Sapienza, o Bocconi, a Oxford, in qualsiasi liceo o scuola un Ludwig Wittgenstein, un Einstein, un Thomas Mann?

Lo sciame tornerà? Io non lo vedrò, e annaspo in questa epoca di vuoto pneumatico. Poi, sì, con ciò che ci aspetta dubito che quegli uomini degli sciami dei geni di cui parlò il protagonista de Le Invasioni Barbariche li rivedremo mai più. Quindi ripeto: non fate figli.

Paolo Barnard

Fonte: www.paolobarnard.info/

Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=1821

20.07.2017

Pubblicato da Davide

  • Holodoc

    Maddai Barnard, oggi abbiamo Bill Gates ed Elon Musk… non ti bastano come geni?

    • Mechano

      Piazzisti di merda sono quelli. Tecno-commercianti.
      Le due razze più inutili al mondo, il mercante e l’avvocato…

      • Gino2

        Io starei attento a criticare queste personalita certamente ai limiti del normale…… 🙂

  • Tonguessy

    Wittgenstein fu in qualche modo influenzato dalle discussioni del Circolo di Vienna (Carnap, Schlick, Neurath etc..) ovvero dal significato del verificazionismo scientifico. Wittgenstein applica quel principio al linguaggio, e nasce il suo Tractatus. Alla fine gli scogli del verificazionismo del Circolo lo porteranno ad allontanarsi da quelle sue stesse proposte così matematicamente precise.

    Poi sul suo periodo speso come insegnante non furono tutte rose e fiori come dice PB, al punto che le litigate con i genitori erano all’ordine del giorno e quando giunse a picchiare violentemente un bambino si rese conto (o gli fecero capire) che era ora di cambiare vita.

  • Gino2

    la continua spocchia di Barnard mi diventa insopportabile. parla sempre di geni grandi uomini e non si rende nemmeno conto del suo ristretto punto di vista, certo più ampio della media ma sempre dentro certi canoni che lui non riesce neanche a riconoscere come limiti.

  • gix

    Bene, allora che ne facciamo delle masse che formano il vuoto pneumatico? I contenitori senza anima, come direbbe Malanga, eppure anche loro calpestano questa terra con le loro interiora, le loro budella e tutto il resto. Probabilmente parliamo del 90% e forse più, degli esseri umani che normalmente, quindi non solo in periodi di vuoto pneumatico, vivono e si lasciano vivere in questo mondo. Diciamocelo chiaro, i casini veri su questa terra li fanno i geni, o peggio ancora i presunti geni, gli esperti, i professori, insomma i migliori nel senso darwiniano del termine. Spesso, dall’alto della loro genialità, fanno delle caxxate paurose, inventano cose come l’energia nucleare, che risolve un problema, momentaneo, ma ne crea altri 100 a futura memoria, che potrebbero persino portare all’estinzione dell’umanità. Barnard, e nessuno come lui, non si pone la domanda fondamentale, ovvero perché esiste questa sproporzione, perché esiste una massa vuota e inconsistente e una infima percentuale di geni o presunti tali. Questa è una domanda vera, non chiedersi perché si vive in un momento di vuoto pneumatico, senza geni che stimolino la mia sospetta intelligenza.

    • Tonguessy

      E’ la supremazia dei geni e degli esperti. Quelli che rendono i vaccini obbligatori e le cure alternative “antiscientifiche”. Come se scienza e etica fossero la stessa cosa…

  • natascia

    Pian piano leggere Barnard è come leggere Wired, assolutamente frustrante. Mentre ci abitui al transumanesimo un po’ di leggerezza non guasta.

  • DesEsseintes

    Scrive Barnard ormai definitivamente posseduto dall’intera famiglia degli Lwa del VooDoo haitiano:

    Alla fine Wittgenstien ci dice:”Ciò che veramente si avvicina alla realtà del mondo si divide in due categorie: cose che possono essere corroborate dalla realtà obiettiva assieme al linguaggio, oppure cose che non potremo mai esprimere in nessun modo”

    “Alla fine”…alla fine di che?
    Vuol dire che tutto il succo di Wittgenstein è questo?
    O è questo quello che è riuscito a capire del Tractatus?

    Fatto sta che per lo meno a me quella frase non risulta e francamente mi sembra impossibile che qualcuno possa aver scritto una simile banalità.

    Wittgenstein diceva piuttosto che esistono cose che possono essere dette e altre che possono essere solo mostrate, il che è leggermente differente.
    Il linguaggio esprime o “esibisce” la forma logica del realtà ma quel sé che si esprime attraverso il linguaggio non possiamo dirlo.

    È ovvio che uno come Paolo del Tractatus non può aver capito una mazza ma nemmeno l’elenco dello “sciame di geni” ha un minimo significato fato che li butta là senza alcun criterio.
    Eslcudo nella maniera più totale che il soggetto in questione sia lontanamente in grado non dico di formulare un pensiero originale e autonomo su uno dei perdonaggi che ha citato ma nemneno di aver mai probato un’emozione autentica di fronte a una delle loro opere.
    L’unica emozione che può provare è una sempre più senile – e quindi malferma – “autoesaltazione” del tutto fine a sé stessa cioè roba che è esclusivamente “cazzi di Barnard”, richiesta elemosinante di un narcisista che dice “Vi prego ammiratemi e adoratemi…ve lo chiedo umilmente in ginocchio…”.
    Questo è il destino del dissenso fai da te nato in Italia dopo il 2011, essere monopolizzato da personaggi dediti esclusivamente alla promozione di sé stessi, completamente accecati dalla necessità dell’autopromozione, con l’unica finalità o di conquistarsi un posto al sole o, nel curioso caso dell’economista fai da te, di cercare disperatamente un pubblico adorante per rapporti rapidi ma no string attached.

    Non e questione di mancanza di geni nella nostra epoca, è questione di ben altro.

    • Gino2

      concordo!

      • Tonguessy

        Non era la prefazione, ma l’ultimo paragrafo

    • Mechano

      Nella psicologia junghiana ci sono gli archetipi. E sono di difficile comprensione oltre che di difficile descrizione.

      Il linguaggio umano occidentale però ha origine dall’alfabeto ebraico le cui lettere hanno una incredibile somiglianza con la struttura tridimensionale degli aminoacidi di cui è composto ad eccezione dell’ultima che raffigura l’intera elica.
      C’è una stretta relazione tra il linguaggio dell’uomo e la sua essenza…

      Sarei molto interessato anche agli ideogrammi orientali…

      • Cair

        No. L’alfabeto latino non deriva da quello ebraico. E’ vero che entrambi dopo diversi passaggi hanno una comune derivazione riferita all’alfabeto fenicio ma si tratta di due evoluzione diverse.

      • Cataldo

        Ii linguaggio umano occidentale o meno non deriva certo da un alfabeto, va bene la ricerca degli archetipi, ma almeno prima facciamo un minimo di pulizia del discorso.

        • Cair

          Vero. Altro errore ben più grave.

    • Filippo Gregoretti

      Eh si. Anche se sono millenni che i Veda ci dicono che l’esperienza profonda non può essere raccontata, ma solo vissuta.

      • DesEsseintes

        Su questa cosa non sono d’accordo.
        Il linguaggio, che è diverso dalla lingua (la langue), non è un semplice mezzo di comunicazione “neutro” ma piuttosto consiste in una serie di schemi logici come ad esempio il terzo escluso o il principio di non contraddizione.
        Noi però sappiamo che il nostro mondo interiore non funziona secondo quegli schemi. Tanto per fare un esempio Jung parla della coincidentia oppositorum degli alchimisti che sarebbe precisamente la confutazione del principio di non contraddizione. Nel sogno vige questa “coincidentia” e raggiungerla, anche se solo come espressione onirica quindi inconscia, viene considerato un passaggio importante verso una più completa consapevolezza (sia da Jung che dagli alchimisti ma è una cosa che sa bene chiunque si interessi di arte).
        L’antinomia – che è sempre una forma di messa in discussione del principio linguistico di non contraddizione – quindi “non so più se son foco o son ghiaccio”, “Odi et amo, quare id facias nescio”, la morte che rappresenta l’estasi d’amore nei madrigali del Tasso, il profluvio di antinomie poetiche nei testi di Shakespeare (sia nel teatro che nei sonetti) sono appunto un artificio “anti linguistico” per forzare gli schemi del linguaggio portandolo a rendere possibile l’espressione dell’inesprimibile.
        Una forzatura senza la quale l’arte non potrebbe esistere.

        Ma non solo.
        L’espressione compiutamente verbale della nostra interiorità, come può essere ad esempio il discorso sull’interpretazione di una opera d’arte, è vero che non può esaurire il mondo espressivo di quell’opera né riesce ad esprimere il movimento complessivo suscitato da quella fruizione ma ha la funzione di dargli una forma, di renderlo comprensibile anche alla coscienza, di poterlo comuncare e condividere con gli altri.
        Il punto è che si tratta di un “discorso” ossia di qualcosa che fluisce e si trasforma, non di un assioma formulato una volta per tutte quindi l’ermeneutica, che è appunto l’espressione/condivisione del nostro mondo interiore attraverso il medium cell’opera d’arte, non termina con la formulazione verbale ma al contrario la usa come scalino per una successiva formalizzazione che allargherà l’orizzonte di senso reso cosciente dalla verbalizzazione.
        Quindi è come una scala a chiocciola che si costruisce su sé stessa il cui obiettivo non sarà più la semplice decodifica di un preteso messaggio da decifrare nel testo artistico ma sarà la presa di coscienza che lo scopo autentico è la stessa condivisione con l’altro di quella ermeneutica.
        L’indicibile che Wiitgenstein ritiene inesprimibile col linguaggio è “l’altro” e dell’ “altro” non conta una formalizzazione (verbale ossia linguistica) ma solo il rapporto che si riesce a stabilire con lui, rapporto che dovrà avere un mezzo come interfaccia che è appunto il linguaggio ma, qui è la chiave, un linguaggio del quale noi siamo in grado di manipolare in maniera utonoma i codici.

        Il potere si esercita precisamente appropriandosi in maniera esclusiva di quei codici e imponendoli come “dati di natura”, come “insuperabili assiomi logici” ai subalterni.

        Impariamo a diventare padroni della mostra ermeneutica, del nostro linguaggio, impariamo a manipolare in maniera condivisa e autonoma i codici linguistici e nessun potere sarà più in grado di esercitare il suo dominio.

        • guido

          Non è solo il mondo interiore che non funziona secondo gli schemi della logica, ma anche lo stato detto di “sovrapposizione quantistica” da cui deriva la nostra realtà fisica.

          • There is no spoon

            Hanno dimostrato, risultato più o meno accettato, che i processi quantistici sono continui e non quantizzati.
            DEtto questo qualunque esercizio di vuoto mentale basta a suggerire che quelle logiche sono appunto sovrastrutture.

  • vocenellanotte

    Incommentabile . . . . . Fatemi capire PB si accanisce contro il vuoto pneumatico, con il vuoto pneumatico? Da ricovero.
    E poi chiude con un banalissimo: non fate figli! Niente di peggio che portare i propri fallimenti a esortazione per diventare le scelte di vita di altri.

    • Mechano

      La depressione è qualcosa che prende tutti nella vita a seguito di eventi traumatici.
      Di solito non è una cosa negativa o una malattia, ma un momento di riordino delle idee o riconfigurazione neuronale come dicono le neuroscienze.
      E quando si esce si hanno idee più chiare e una nuova visione della realtà, più coerente…

      Paranoie, negatività, rabbia, sono tutti sentimenti di chi ha subito un’infanzia o una vita abbastanza sofferta, con questioni irrisolte. A volte con la madre, altre con diversi personaggi con cui ci si è interfacciati nei periodi più critici dello sviluppo.

      Criticare persone in questo stato non ha alcun senso. Mostra solo incapacità ad immedesimarsi, ossia mancanza di empatia emotiva o cognitiva, o entrambe. Oltre che ignoranza di concetti base di psicologia e psichiatria.

      • Gino2

        ma che c’entra! Un conto è la depressione.
        Un conto è notare la ego-maniacalità di Barnard che continua a proporsi come salvatore genio inascoltato delle folle
        che non dimentichiamo faceva ( e fa ancora) della MMT l’economia salva mondo.
        Non siamo in un ospedale psichiatrico ma in un forum e commentare un articolo di un giornalista è ovvio e normale.
        Se dovessi conoscere la storia clinica di ogni giornalista/commentatore non potrei commentare e criticare nessuno scritto.
        Fini è pazzo.
        Barnard è depresso
        PCG è maniaco
        Rosanna è grillina (….ahhaah scusate non ho resistito)

        e via discorrendo
        A non vi azzardate a criticare me che sono borderline

        • Mechano

          Sfido te e chiunque in questo pianeta a trovare una persona del mondo occidentale che non sia narcisista di uno dei 3 tipi.

          La MMT è l’economia salva cittadini. E lo conferma anche Frank Newman (former Deputy Secretary of the U.S. Treasury) che le definisce come non semplici teorie, ma il reale modo di funzionare del denaro.

          La applicano USA e Giappone. Ma in USA non ne viene fatto uso virtuoso, piuttosto imperialista.

          • Gino2

            La mmt non la applicano solo USA e Giappone ma ogni paese del mondo (forse qualuno no, non lo so) a eccezione dell UE unificata. Non parlerei di neanche di mmt ma di economia keynesiana.
            Non è affatto una modern theory. Sono le basi dell’economia.

            La critica era comunque all’esperto e genio Barnard che vede in Mosley un padreterno e non un semplice speculatore che fa i soldi anche conferenze e libri avendo trovato un trend da utilizzare. Niente di più.

            Tutti siamo narcisisti ed egoisti.
            Ma le persone equilibrate, consce che narcisismo ed eegoismo sono stampati nel DNA si pongono dei limiti.

          • Mechano

            Nessun narcisista si pone limiti. Quelli virtuosi incanalano verso attività creative, o non nocive. I più furbi imparano a nasconderli meglio.
            Porsi limiti significa reprimere, e reprimere una sub-personalità porta a problemi più gravi in futuro, imprevedibili come anche disturbi psicosomatici.

            Mosler è colui che ha reso MMT semplice da capire. Ci ha aggiunto molti concetti nuovi. E a me non frega nulla di come faccia o abbia fatto denaro dall’interno del sistema conoscendone gli ingranaggi.
            Mi interessano le buone nozioni.

            Non esiterei a studiare un libro di buona matematica o ingegneria scritto da un pedofilo o serial killer.

            Per anni ReiserFS è stato uno dei migliori file system per Linux prima che Hans Reiser venisse incriminato per l’omicidio della moglie e l’occultamento del cadavere. Ma lui continua a migliorarlo lavorando dalla prigione dove sconta 15 anni. Io lo uso con profitto sul mio computer il frutto del suo lavoro, non lo snobbo perché non mi piace cosa ha fatto il creatore.

            Molte persone non riescono a scindere il giudizio per le perversioni di un individuo dalla qualità del suo contributo all’umanità.

          • Gino2

            Porsi limiti non deve essere solo “reprimere”.
            la “conoscenza” è l’unica via per trovare l’equilibrio.

            Io non ho affatto detto che la MMt è una boyata perchè propagandata da uno come mosler.
            Ho detto che è una cosa piuttosto ovvia in economia, conosciuta e per questo evitata come la peste da chi con l’economia e gestione della moneta vuole mantenere ed estendere il controllo (UE).

            Su Mosler posso dire che a mio parere consapevole che non stava spargendo niente di nuovo e consapevole del fatto che la proponeva in UE che l’aveva appena volontariamente messa al bando, ha fatto solo un’operazione di marketing.

            Queste sono due cose distinte e separate.

            Posso proporre lo yoga come sistema di buona salute, ma se lo propongo in un paese che ha appena eliminato lo yoga a favore dei farmaci delle multinazionali,(e lo propongo con il nome NUOVA MODERNA TEORIA PER LA BUONA SALUTE) io che sono uno che ha una multinazionale del farmaco sto solo facendo propaganda e guadagnando dei soldi su un sistema certamente ottimo ma che so che viene controllato, depotenziato e non andrà mai a nuocere a chi ha il potere dei farmaci in quel paese.

          • Axxe73

            Beh..non che il Giappone faccia gran festa. Debito/PIL a più del 200%, stagnazione se non deflazione ciclica. Economia solida (fino a quando tira l’export), ma non mi sento di dire che stiano meglio di tutti grazie alla MMT…certo meglio di noi sicuramente.

          • Mechano

            Debito che?
            Ma conosci realmente qualcosa di MMT?

          • Gino2

            non è che stanno meglio grazie alla MMT. MMT non esiste è un altro nome per una normale economia dove lo stato è padrone della moneta anche se attraverso gli istituti bancari. In questo sistema economico il debito non è come per noi in UE adesso un qualcosa da restituire con interessi a scadenza che per un qualsiasi mutuo, ma solo la misura di quanto è grande l’economia e il risparmio dei cittadini. Il “debito” dello stato in una economia normale lo possiedi tu sotto forma di risparmio/investimento per il tuo futuro sottoscrivendo i BOT (o simili)
            Chiamarlo debito ha giocato in favore di chi ha poi usato quella parola per spaventare la gente raccontandogli la palla che ogni cittadino ha sul groppone un debito di svariate migliaia di euro appena nasce e si sono diimenticati di dirgli che tutto ciò che hanno attorno, case, strade, acquedotti, trasporti, università etc è invece ciò che hanno come diritto di nascita.

  • Cataldo

    Fa tristezza vedere come l’autore dell’articolo sia in preda di una acuta sindrome di banalizzazione perenne della realtà, sindrome che è tra le radici più forti della crisi del senso critico collettivo che intravede nelle sue invettive.

  • GioCo

    Io non mi sento un Wittgenstein, non credo nei geni o nella genialità, penso che la follia sia un potente mediatore intellettuale ma anche un prepotente mezzo per imporre la propria volontà sugli altri. Il genio non penso si esprima solo con l’attività nervosa e cognitiva, ma con l’azione spesso incosciente, comunque fuori dal controllo umano e percorre strade che non sempre sono evidenti: persone che non sapevano leggere o scrivere potrebbero essere intervenute in modo silente, sotterraneo chissà quante volte. Le “menti esplosive” sono come i fuochi artificiali, tutti li possiamo vedere perché fanno colorata e rumorosa mostra di sé, ma che siano poi in effetti quelli che producono qualcosa nel concreto, questo è tutto da dimostrare. Certe “invenzioni” potrebbero essere riedizioni di intuizioni che hanno avuto meno fortuna in luoghi e momenti diversi, certe pulsioni creative essere il frutto di un esperienza merito “del caso” più che di speciali qualità individuali. Diciamo che l’incrocio tra le particolari qualità interiori di certe persone e l’ambiente producono a volte matrimoni felici che incendiano la creatività collettiva e rimangono impresse nella storia e a volte sono solo intuizioni che muoiono poco dopo senza lasciare traccia.
    Ma per favore non facciamo la solita retorica elettiva dato che non sappiamo se sia positiva ma vediamo bene un concreto effetto negativo: esalta per deprimere (separando l’empio dal puro in modo del tutto aleatorio) e deprime per giustificare quelle mancanze che non riusciamo a guardare allo specchio.

    • riefelis

      Ottima e acuta riflessione. Concordo

  • PietroGE

    Commentare queste masturbazioni mentali di PB è una perdita di tempo. Di sostanza qui non c’è niente.

  • Filippo Gregoretti

    Se Barnard vuole morire senza figli buon per lui. Potrà continuare a vita ad occuparsi solo di un se stesso molto ingombrante. Articolo condivisibile per il resto. Ma anche se oggi nascessero dei geni, sarebbero immediatamente integrati.

  • Truman

    Mi resta la sensazione che chi volesse affrontare la logica in modo serio dovrebbe studiare Alfred Tarski e la scuola di Poznan. Ma nessuno li conosce, non avevano dietro la propaganda occidentale che sostiene ancora Russell, né le fantasiose esternazioni di Wittgenstein. Pensavano solo a studiare la logica.

  • Luigi za

    Alla fine Wittgenstein ci dice: “Ciò che veramente si avvicina alla realtà del mondo si divide in due categorie: cose che possono essere corroborate dalla realtà obiettiva assieme al linguaggio, oppure cose che non potremo mai esprimere in nessun modo”.

    Cioè i sensibili e gli intelligibili di medioevale memoria rinominati dal Cartesio rispettivamente: res extensa e res cigitans?

    Minchia come scopritore di acqua calda era veramente un genio.

  • ignorans

    Certo non si dovrebbero fare astrazioni filosofiche ma ogni filosofia dovrebbe essere messa in pratica.

  • Juan Alberto

    Da quando lavorava per Report ad oggi, Barnard non è mai cambiato, nessuna evoluzione: giornalista accattone era (anche quando faceva “inchieste”), giornalista accattone rimane (anche quando scrisse quel libro falso e subalterno sin dal titolo, Perché ci odiano), tristo profeta di una qualche opposizione che nel corso degli anni si è rivelata essere soltanto quella a cui lui stesso si è formato, la fake opposition “sempre laureata” di Chomsky and company, interamente smascherata dalla cartina di tornasole dell’atteggiamento suo e di tutti gli altri gatekeepers di fronte all’11 settembre: Barnard e simili non trovarono di meglio che dare addosso a quanti cercavano onestamente di uscire dalla narrativa ufficiale; Barnard, più di tutti quanti, usò a più riprese tutti i peggiori argomenti ad personam e le accuse di insania mentale ai “cospirazionisti” già suggerite dai mentori nascosti nelle agenzie situazioniste della Cia (a partire dal reverendo Farrell…) e pullulanti dentro le pieghe dell’amministrazione Bush (dalle quali proveniva il grosso degli ideatori e perpetratori dello stesso 911…).
    Ora: cosa ci si può ancora aspettare dalle giravolte mentali di un simile personaggio?
    Che suggerisca di non fare figli mi pare il meno: più grave e deleterio per tutti è che continui a pontificare in qualità appunto di giornalista… E che cos’è, storicamente e sociologicamente, un giornalista?
    Due cose, essenzialmente:
    – un/a prostituto/a (o professional liar), come disse già sul finire dell’Ottocento John Swinton (uno che se ne intendeva non poco, vista la sua esperienza…);
    – un/a che, non essendo scrittore, è per principio libero dall’obbligo di dire la verità, come spiegò all’ignaro intervistatore un allora lucidissimo Gore Vidal.
    Nel frattempo, se fate figli, provate a non farli crescere come Barnard.