DEBITO ERGO SUM (LA FABBRICA DELL'UOMO INDEBITATO)

DEBITO ERGO SUM (LA FABBRICA DELL'UOMO INDEBITATO)

DI MAURIZIO LAZZARATO

nazioneindiana.com


« La Grèce, c’est le mauvais élève de l’Europe. C’est toute sa qualité. Heureusement qu’il y a des mauvais élèves comme la Grèce qui portent la complexité. Qui portent un refus d’une certaine normalisation germano-française, etc. Alors continuez à être des mauvais élèves et nous resterons de bons amis. »
Felix Guattari, intervista alla televisione greca del 1992

In Europa, alla stregua di altre parti del mondo, la lotta di classe oggi si dispiega e concentra intorno al debito. Con una crisi del debito che arriva a toccare gli Stati Uniti e il mondo anglo-sassone, ovvero i paesi che hanno prodotto, oltre all’ultimo disastro finanziario, soprattutto il neoliberismo.
La relazione creditore-debitore, che sarà al centro della nostra argomentazione, intensifica i meccanismi di sfruttamento e di dominio in forma trasversale, senza fare alcuna distinzione tra occupati e disoccupati, consumatori e produttori, attivi e inattivi, pensionati o beneficiari di sussidi. Di fronte al capitale, che si presenta come il Grande Creditore, il Creditore universale, sono tutti «debitori», colpevoli e responsabili. Una delle principali poste in gioco del neoliberismo resta quella della proprietà – com’è chiaramente dimostrato dalla «crisi» attuale –, poiché la relazione creditore-debitore esprime un rapporto di forza tra proprietari (di capitale) e non proprietari (di capitale).
Attraverso il debito pubblico a indebitarsi è l’intera società, cosa che non impedisce, ma esaspera, «le disuguaglianze», che sarebbe venuto il momento di chiamare «differenze di classe».

Le illusioni economiche e politiche di questi ultimi quarant’anni cadono l’una dopo l’altra, rendendo le politiche neoliberiste ancora più brutali. La new economy, la società dell’informazione, la società della conoscenza sono tutte solubili nell’economia del debito. Nelle democrazie che hanno trionfato sul comunismo pochissime persone (qualche funzionario dell’Fmi, dell’Europa e della Banca centrale europea, insieme a qualche politico) decidono per tutti secondo gli interessi di una minoranza. La grandissima maggioranza degli europei viene tre volte deprivata dall’economia del debito: deprivata del già debole potere politico concesso dalla democrazia rappresentativa; deprivata di una quota sempre maggiore della ricchezza che le lotte trascorse avevano strappato all’accumulazione capitalistica; ma soprattutto, deprivata del futuro, ovvero del tempo, come decisione, scelta, come possibile.

La successione delle crisi finanziarie ha fatto violentemente emergere una figura soggettiva che era già presente, ma che oggi ormai investe l’insieme dello spazio pubblico: la figura dell’«uomo indebitato». Le realizzazioni individuali promesse dal neoliberismo («tutti azionisti, tutti proprietari, tutti imprenditori») ci spingono verso la condizione esistenziale di quest’uomo indebitato, responsabile e colpevole del suo stesso destino. Questo saggio vuole proporre una genealogia e un’esplorazione della fabbrica economica e soggettiva dell’uomo indebitato.
Dopo la precedente crisi finanziaria, scoppiata insieme alla bolla di internet, il capitalismo ha messo da parte le narrazioni epiche elaborate intorno ai «personaggi concettuali» dell’imprenditore, dei creativi, del lavoratore indipendente «orgoglioso di essere il padrone di se stesso», i quali, nel perseguire unicamente i loro privati interessi, lavorano per il bene di tutti. L’investimento, la mobilitazione soggettiva e il lavoro su di sé, predicati dal management fin dagli anni Ottanta, si sono trasformati in un imperativo ad assumere su di sé i costi e i rischi della catastrofe economica e finanziaria. La popolazione deve farsi carico di tutto ciò che le imprese e lo Stato sociale «esternalizzano» verso la società, dunque anzitutto del debito.

Per i padroni, i media, gli uomini politici e gli esperti, le cause della situazione non sono da ricercare nelle politiche monetarie e fiscali che scavano il deficit – operando un massiccio trasferimento di ricchezza verso i più ricchi e le imprese –, né nel susseguirsi delle crisi finanziarie che, dopo essere di fatto scomparse durante i «gloriosi trent’anni», continuano a ripetersi e a estorcere strabilianti somme di denaro alla popolazione, nel tentativo di evitare ciò che viene chiamato «crisi sistemica». Per tutti costoro, colpiti da amnesia, le vere cause di queste crisi incessanti risiederebbero nelle eccessive pretese dei governati (in particolare di quelli dell’Europa del Sud), che vogliono vivere come «cicale», e nella corruzione delle classi dirigenti, che in realtà hanno sempre svolto un ruolo nella divisione internazionale del lavoro e del potere.

Il blocco di potere neoliberista non può e non vuole «regolare» gli «eccessi» della finanza, perché il suo programma politico è ancora quello rappresentato dalle scelte e dalle decisioni che ci hanno portato all’ultima crisi finanziaria. Con il ricatto del default del debito sovrano, intende invece portare fino in fondo questo programma, di cui fin dagli anni Settanta fantastica la completa applicazione: ridurre i salari a un livello minimo, tagliare i servizi sociali per mettere il Welfare al servizio dei nuovi «assistiti» (le imprese e i ricchi) e privatizzare qualunque cosa.Per analizzare non solo la finanza, ma anche l’economia del debito, che la ingloba e la supera, nonché la sua politica di assoggettamento, siamo privi di strumenti teorici, di concetti, di enunciati.

In questo libro intendiamo tornare all’analisi del rapporto creditore-debitore compiuta dal Deleuze e Guattari con L’anti-Edipo. Pubblicato nel 1972 – e anticipando teoricamente lo spostamento che il Capitale avrebbe successivamente operato – questo testo ci consente, alla luce di una lettura della Genealogia della morale di Nietzsche e della teoria marxiana della moneta, di riattivare due ipotesi. Anzitutto, l’ipotesi secondo la quale il paradigma sociale non è dato dallo scambio (economico e/o simbolico), ma dal credito. Alla base della relazione sociale non c’è l’uguaglianza (dello scambio), ma l’asimmetria del rapporto debito/credito che precede, storicamente e teoricamente, la relazione tra produzione e lavoro salariato. Poi, l’ipotesi che vede nel debito un rapporto economico indissociabile dalla produzione del soggetto debitore e della sua «moralità». L’economia del debito riveste il lavoro, nel senso classico del termine, di un «lavoro sul sé», così da far funzionare in modo congiunto economia ed «etica». Il concetto contemporaneo di «economia» ricopre sia la produzione economica che la produzione di soggettività. Le categorie classiche della sequenza rivoluzionaria dei secoli XIX e XX – lavoro, sociale e politica – vengono attraversate dal debito e in larga parte da questo ridefinite. Occorre dunque avventurarsi in territorio nemico e analizzare l’economia del debito e della produzione dell’uomo indebitato, nel tentativo di costruire armi utili a combattere le battaglie che si annunciano. Poiché la crisi, lungi dal chiudersi, rischia di estendersi

vedi anche qui

Dettes et contradettes (effeffe)

Les usuriers pèchent contre nature en voulant faire engendrer de l’argent par l’argent comme un cheval par un cheval ou un mulet par un mulet. De plus les usuriers sont des voleurs car ils vendent le temps qui ne leur appartient pas, et vendre un bien étranger, malgré son possesseur, c’est du vol. En outre, comme ils ne vendent rien d’autre que l’attente de l’argent, c’est-à-dire le temps, ils vendent les jours et les nuits. Mais le jour c’est le temps de la clarté et la nuit le temps du repos. Par conséquent ils vendent la lumière et le repos. Il n’est donc pas juste qu’ils aient la lumière et le repos éternel.

J. Le Goff, La Bourse o u la vie.

Maurizio Lazzarato
Fonte:www.nazioneindiana.com
Link: http://www.nazioneindiana.com/2012/06/25/debito-ergo-sum/
25.06.2102

Estratto da
La fabbrica dell’uomo indebitato
di
Maurizio Lazzarato
Saggio sulla condizione neoliberista


Commenti (35)

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Mostra commenti 20 caricati
    1. misunderestimated 27 agosto 2012

      Anche perché, se fosse vera questa storiella, le Pussy Riot e tutte le baracconate dirittoumaniste e nazi-animaliste non riscuoterebbero così tanti favori trasversali, pure qui su CDC.

    1. gm 26 agosto 2012

      Come mondart, neppure io credo alla storia dell'1%. Se così fosse , dovremmo dire - in accordo che marx - che la società capitalistica si è effettivamente divisa in una manciata di capitalisti rentier da una parte e una massa di proletari dall'altra.
      Se così fosse ci saremmo già liberati da un pezzo di quell'1% .
      Purtroppo così non è proprio perché quella percentuale forse va riferita a chi conduce le danze ma non certa a tutto quel "sottobosco" che li circonda e li protegge: ceti manageriali, ampi settori di ceti medi, a volte anche settori propriamente "proletari" (o popolari, se preferite). Non sono sicuro (e per il momento preferisco escluderlo e credere nella sua buona fede) che mincuo sia un "nemico" nè che sia tale chi investe (o meglio ha investito perché oggi c'è ben poca trippa per i gatti) magari i suoi piccoli risparmi in obbligazioni semplicemente per ricavarne una piccola rendita che lo aiuti anche a mantenere il figlio disoccupato o roba del genere.
      Però è vero, come dice mondart, che ci sono vari strati sociali che, tutto sommato, non soffrono più di tanto della crisi e che, anzi, magari si arricchiscono anche di più sebbene non facciano parte di quell'1% contro i quali abbiamo visto "indignarsi" anche gli americani scesi in piazza.
      Comunque meglio di niente se qualcuno almeno comincia a vedere quell'1%. Speriamo che riescano ad allargare la visuale all'altro 19% che pure gode dei benefici di questo sistema.

    1. gm 26 agosto 2012

      "Il popolo russo ha avuto dopo Eltsin una pseudo libertá economica che ha però giovato molto di piú alle vecchie elittes che, tradendo l'URSS, si sono approriate per due soldi di risorse naturali, miniere, gas, petroloio etc. diventando "oligarchi". Nella Russia moderna c'è la "brutta copia" del "liberismo" occidentale, ora Putin osteggia gli oligarchi che ovviamente difendono il loro status quo attuale, spalleggiati da Soros & C., speriamo che il concetto di, chiamiamolo riappropiazione delle risorse si estenda in occidente...."

      Albsorio, tanto per evitare equivoci, ho riportato parte del tuo commento col quale sono pienamente d'accordo. Mi limito ad aggiungere e sottolineare che, diversamente da quel mafioso di eltsin che era una marionetta in mano alla mafia russa e americana (e per mafia intendo anche i centri di potere istituzionalizzati) , Putin ha reagito (oggi forse un pò meno perché frenato da quell' imbelle di medvedev o non so per qualii altri motivi) al tentativo (soprattutto Usa) di frantumare la russia e di farne un bordello per il capitalismo interno ed esterno. Solo in quest'ottica sono portato a schierarmi dalla parte di Putin e non certo perché lo credo un "bolscevico" (un termine che per me non ha alcun risvolto negativo come altri lo intendono) nè credo che la russia sia un paese "comunsta".

    1. gm 26 agosto 2012

      mincuo, grazie per le precisazioni, comunque io intendevo riferirmi in generale alla "speculazione" che, indubbiamente si serve in misura significativa anche dei sistemi informatici al punto di riuscire a determinare fortissime oscillazioni nei prezzi con ottimi guadagni dei pescecani. Non credo che la speculazione sia un fatto secondario, tutto qui, per il resto posso concordare quando affermi che ci sono molti altri problemi forse anche più gravi.
      Quanto alla russia, forse il diritto di sciopero furono costretti ad abolirlo, non so bene, ma non credo affatto che fu eliminato semplicemente per negare quel diritto. Come per il "diritto di sciopero" negato, poi non si possono neppune citare strumentalmente i "gulag" senza dire nulla sulla realtà che esisteva nel momento in cui furono creati e per quali ragioni furono creati. La russia era circondata da paesi capitalistici che volevanoo distruggere quella realtà (per loro) sconvolgente. I borghesi francesi nella loro rivoluzione non crearono i gulag ma fecero salatre migliaia di teste. Questo andava e và bene ai borghesi, mentre i comunisti (o bolscevichi) del '17 in russia non avevano il diritto di mettere in condizione di non nuocere tutti i nemici interni? naturalmente non nego che poi i gulag sono diventati solo uno strumento di repressione di qualsiasi dissenso interno, ma sarei più cauto a esprimere lo stesso giudizio negativo sulla funzione iniziale per la quale furono istituiti.
      Se domani dovesse esserci una rivoluzione in Italia, ai vari ciampi, monti, draghi, che dovremmo fare? dargli semplicemente una multa o non sarebbe legittimo, anche per fargli scontare una minima parte delle loro colpe, chiuderli in un "gulag" ...appunto? Francamente questo continuo riesumare la storia dei "gulag" mi sembra molto ipocrita (non mi riferisco a te) e continuamente fritta e rifritta per esaltare il cosiddetto sistema borghese-capitalistico (ma sulla natura del sistema attuale ci sarebbe da trovare forse qualche altra definizione che non questa) che si è macchiato (e si macchia tuttora) di crimini mille volte peggiori del peggiore gulag.

    1. albsorio 26 agosto 2012

      A te piace come siamo messi in Europa e in Italia in particolare? A me no, l'unica cosa che vedo diversa da Auriti è la dimensione di utilizzo, in altre parole la moneta del popolo, senza debito pubblico, si potrebbe usare al posto dell'Euro, non solo come moneta sostitutiva locale. La Cina è li a dimostrarlo.

    1. albsorio 26 agosto 2012

      Mincuo io non so se tu usi HFT e lo minimizzi per difenderlo ma almeno hai letto?Estraggo da... http://gnosis.aisi.gov.it/Gnosis/Rivista20.nsf/servnavig/17 ...... " Goldman Sachs (così come le principali società operanti nel trading elettronico, quali Renaissance Technolo-gies, Citadel Investment Group, Jane Street Capital, Hudson River Trading, Wolverine Trading, Jump Trading e Getco) ha sempre rifiutato l’interpretazione che l’utilizzo di questi software si possa tradurre in un comportamento sleale nei confronti del mercato. La stessa banca statunitense non ha potuto, però, rinnegare l’impatto significativo delle operazioni di high frequency trading sui propri conti. I dati, infatti, sono inequivocabili. A fine luglio scorso, uno dei maggiori indici azionari statunitensi, lo S&P500 (5) , ha registrato una crescita del 44% rispetto ai minimi toccati nel marzo precedente. L’incremento, estremamente rilevante, ha beneficiato di utili record (rispetto a quelli annunciati per il secondo trimestre 2009) di Goldman Sachs e JP Morgan, due fra le più importanti istituzioni finanziarie statunitensi. I risultati operativi, che hanno ampiamente battuto le attese degli analisti, sono stati determinati da un aumento dei ricavi, rispettivamente, del 65% e del 39%, rispetto allo stesso trimestre del 2008, generati per la maggior parte dall’attività di investment banking (6) , piuttosto che dall’aumento degli impieghi (prestiti alle imprese, mutui al settore familiare). La singolarità del volume di crescita dei conti economici delle due banche statunitensi, generata perlopiù dal comparto relativo alla compravendita di strumenti finanziari, ha sollevato interrogativi circa la matrice di tali guadagni, ottenuti nel momento immediatamente successivo al punto più basso della crisi finanziaria mondiale che ha investito proprio il settore dell’investment banking. In tal senso, ha preso corpo l’ipotesi che l’espansione dei ricavi delle banche potesse essere dovuta più a sistemi di tecnologia informatica applicata alla finanza, che ad un reale stato di salute determinato da solidi fondamentali di bilancio delle stesse banche."

    1. mincuo 26 agosto 2012

      Albsorio l'high frequency trading genera profitti perchè sfrutta l'inserimento di compravendite più veloci in ordini già "in esecuzione" nel circuito tradizionale. Quindi sono operazioni che si aprono e chiudono in decimi di secondo. Non ha niente che vedere con un trend, nè può sostenerlo. Non è con L'HFQ che fai il 44% di borsa, ma nenache il 10%. Solo uno che non capisce nulla nemmeno delle basi può dire queste cose. Se compri e vendi immediatamente come l'HFT non sostieni niente. La borsa è venuta su per tutta la liquidità pompata dentro, non per l'HFT, che è come un parassita e basta, se vuoi un'immagine. Dannoso quel che vuoi, ma non c'entra nulla coi trend.

    1. mincuo 26 agosto 2012

      Gm. A me non piace far confusione.
      1) L'HFT conta poco rispetto ad altre cose, non vuol dire che non conta. Siamo sempre lì, uno non conosce i numeri e va bene la qualunque.
      2) Soros, o meglio il Quantum Fund "speculò" sulla lira (e la sterlina" ma non c'entra nulla con l'HFT. Semma i c'entrerebbe il Venerabile Ciampi su queste cose, ma lasciamo stare.
      3) L'opinione sul "cielo" bolscevico non so, va bene. Io so che abolirono subito il diritto di sciopero, che fecero da subito lavoro compulsivo, che istituirono il primo campo di concentramento (gulag) alle isole Solovki nella primavera del 1918. E che il decreto del 1° Terrore firmato da Lenin è mi sembra del 1919 o 1920 dovrei controllare, ma non cambia molto.

    1. mincuo 26 agosto 2012

      Non sono un trader, anzi il contrario, anche se non ci sarebbe nulla di male ad esserlo, a parte per gli analfabeti. Comunque parla in termini personali dei tuoi amici, di chi conosci.

    1. mincuo 26 agosto 2012

      Ma per favore.....

    1. albsorio 26 agosto 2012

      http://www.primadanoi.it/news/6731/Giacinto-Auriti-la-sua-teoria-monetaria-oggetto-di-interrogazione-parlamentare.html

    1. Mondart 26 agosto 2012

      Non avevo dubbi che lei fosse un trader, qui è pieno zeppo di trader che vengono a fiutare l' aria che tira ( sta su o crolla ? ) da questi pseudo-economisti prete-à-porter. TU SEI IL MIO NEMICO, mica gli Americani, mica le banche, mica l' Euro. Lei è liberissimo di fare il suo, chiamiamolo così, lavoro, purchè non venga a fracassarcele con le sue idiozie: accà nisciuno è fesso.

    1. mincuo 26 agosto 2012

      Albsorio senti, veramente, io ho rispetto per tutti, ma non seguo bene parole come "debito pubblico" mescolato con creazione di base monetaria, in tempo continuo o discreto, o creazione di credito sia con moneta scritturale che elettronica da banche commerciali, o altre forme. Non seguo bene del "signoraggio" cosa tu intendi, nè se ti rifai alla differenza tra base monetaria e indice dei prezzi e come calcoli nè se ti riferisci ai redditi da signoraggio come vengono ripartiti e cioè alla misura retrocessione da BCE a BdI e da questa al Governo di questi, come si rileva dai bilanci delle BC. Quindi non seguo bene.

      Nemmeno "moneta/debito" detta così io lo seguo molto bene

      Non dico che non tu non debba dire, anzi va benissimo. Solo che io non riesco a seguire bene, e rinuncio.

      Quindi se discutiamo di alcune diversità di impostazione generale, anche nette, per dire tra classici come Samuelson, Romer, Blanchard, Abel ecc..o eterodossi come Randall Wray, Steve Keen, Galbraith Jr, allora discutiamo di qualcosa che magari capisco, se vuoi su esogena, endogena ecc... e se uno mi dice bene cosa allora forse seguo.

      Così no, non seguo, quindi io ripeto quel che ho detto prima: io il "signoraggio" così come lo vedo delle volte nei blog "non lo conosco". Colpa mia.

    1. albsorio 26 agosto 2012

      Il debito pubblico è secondario? Se noi NON avessimo emesso debito pubblico per noleggiare ( le banconote erano in Lire di Bankitalia e sono con l' Euro di BCE ) Lire prima e Euro poi come affronteremmo l'attuale "crisi dei mercati mondiali"? La moneta privata circolante noleggiata con titoli di Stato, crea un problema, il debito pubblico. Il signoraggio storico è ridicolo al confronto di quello moderno che s'identifica con la "moneta/debito". Non c'entra nulla col disastro attuale che gli imperatori cinesi face vano le monete col buco, il metallo mancante lo usavano per coniare monete di loro uso e consumo, oppure si creavano monete d'oro o di argento non in purezza ma venivano considerate come fatte di metallo puro... mincuo dai.

    1. albsorio 26 agosto 2012

      Il popolo russo ha avuto dopo Eltsin una pseudo libertá economica che ha però giovato molto di piú alle vecchie elittes che, tradendo l'URSS, si sono approriate per due soldi di risorse naturali, miniere, gas, petroloio etc. diventando "oligarchi". Nella Russia moderna c'è la "brutta copia" del "liberismo" occidentale, ora Putin osteggia gli oligarchi che ovviamente difendono il loro status quo attuale, spalleggiati da Soros & C., speriamo che il concetto di, chiamiamolo riappropiazione delle risorse si estenda in occidente. Forse t'interesserá, estraggo da... http://gnosis.aisi.gov.it/Gnosis/Rivista20.nsf/servnavig/17 ...... " Goldman Sachs (così come le principali società operanti nel trading elettronico, quali Renaissance Technolo-gies, Citadel Investment Group, Jane Street Capital, Hudson River Trading, Wolverine Trading, Jump Trading e Getco) ha sempre rifiutato l’interpretazione che l’utilizzo di questi software si possa tradurre in un comportamento sleale nei confronti del mercato. La stessa banca statunitense non ha potuto, però, rinnegare l’impatto significativo delle operazioni di high frequency trading sui propri conti. I dati, infatti, sono inequivocabili. A fine luglio scorso, uno dei maggiori indici azionari statunitensi, lo S&P500 (5) , ha registrato una crescita del 44% rispetto ai minimi toccati nel marzo precedente. L’incremento, estremamente rilevante, ha beneficiato di utili record (rispetto a quelli annunciati per il secondo trimestre 2009) di Goldman Sachs e JP Morgan, due fra le più importanti istituzioni finanziarie statunitensi. I risultati operativi, che hanno ampiamente battuto le attese degli analisti, sono stati determinati da un aumento dei ricavi, rispettivamente, del 65% e del 39%, rispetto allo stesso trimestre del 2008, generati per la maggior parte dall’attività di investment banking (6) , piuttosto che dall’aumento degli impieghi (prestiti alle imprese, mutui al settore familiare). La singolarità del volume di crescita dei conti economici delle due banche statunitensi, generata perlopiù dal comparto relativo alla compravendita di strumenti finanziari, ha sollevato interrogativi circa la matrice di tali guadagni, ottenuti nel momento immediatamente successivo al punto più basso della crisi finanziaria mondiale che ha investito proprio il settore dell’investment banking. In tal senso, ha preso corpo l’ipotesi che l’espansione dei ricavi delle banche potesse essere dovuta più a sistemi di tecnologia informatica applicata alla finanza, che ad un reale stato di salute determinato da solidi fondamentali di bilancio delle stesse banche."

    1. albsorio 26 agosto 2012

      Sovranitá monetaria il primo passo ok, il secondo emissione di moneta senza corrispettiva emissione di titoli di Stato (basta moneta/debito), poi riduzione o eliminazione riserva frazionaria, eliminazione high frequency trading, per cominciare poi di problemi il "sistema economico" ne ha finchè vuoi.

    1. albsorio 26 agosto 2012

      È vero con HFT gli ordini messi e cancellati, come dici tu " ... intanto non spostano un centesimo." ma inducono i programmi degli altri trader a farlo e quando i trader "normali" comprano o vendono alloara si che i valori cambiano, in pratica condizionano e turbano il mercato. Possono essere usati anche per condizionare i mercati a fini politici, a mio avviso Berlusconi fu indotto ad andarsene usando la borsa, le sue azioni subirono enormi perdite in un giorno. Tu dici che è un foruncolo di poco conto, circa l'entitá del problema HFT direi che è piú di un grosso bubbone. Estraggo da... http://gnosis.aisi.gov.it/Gnosis/Rivista20.nsf/servnavig/17 ...... " Goldman Sachs (così come le principali società operanti nel trading elettronico, quali Renaissance Technolo-gies, Citadel Investment Group, Jane Street Capital, Hudson River Trading, Wolverine Trading, Jump Trading e Getco) ha sempre rifiutato l’interpretazione che l’utilizzo di questi software si possa tradurre in un comportamento sleale nei confronti del mercato. La stessa banca statunitense non ha potuto, però, rinnegare l’impatto significativo delle operazioni di high frequency trading sui propri conti. I dati, infatti, sono inequivocabili. A fine luglio scorso, uno dei maggiori indici azionari statunitensi, lo S&P500 (5) , ha registrato una crescita del 44% rispetto ai minimi toccati nel marzo precedente. L’incremento, estremamente rilevante, ha beneficiato di utili record (rispetto a quelli annunciati per il secondo trimestre 2009) di Goldman Sachs e JP Morgan, due fra le più importanti istituzioni finanziarie statunitensi. I risultati operativi, che hanno ampiamente battuto le attese degli analisti, sono stati determinati da un aumento dei ricavi, rispettivamente, del 65% e del 39%, rispetto allo stesso trimestre del 2008, generati per la maggior parte dall’attività di investment banking (6) , piuttosto che dall’aumento degli impieghi (prestiti alle imprese, mutui al settore familiare). La singolarità del volume di crescita dei conti economici delle due banche statunitensi, generata perlopiù dal comparto relativo alla compravendita di strumenti finanziari, ha sollevato interrogativi circa la matrice di tali guadagni, ottenuti nel momento immediatamente successivo al punto più basso della crisi finanziaria mondiale che ha investito proprio il settore dell’investment banking. In tal senso, ha preso corpo l’ipotesi che l’espansione dei ricavi delle banche potesse essere dovuta più a sistemi di tecnologia informatica applicata alla finanza, che ad un reale stato di salute determinato da solidi fondamentali di bilancio delle stesse banche."

    1. Tanita 25 agosto 2012

      Vedi, l'aveva spiegato Marx. La questione é chi possiede i mezzi di produzione, in questo caso, la capacitá - legale - di produrre moneta. Avendo delegato (con la privatizzazione delle Banche Centrali e l'Euro sotto controllo della BCE) questa capacitá nei banchieri, l'unica soluzione passa per riprendersela. Non c'é altra via d'uscita. Se non si fa, la moneta continuerá ad essere lo strumento attraverso il quale continueranno a saccheggiare cittadini e Stati finché tutto appartenga all'élite che ha giá il controllo delle "istituzioni internazionali", dell'OTAN, dei principali mass media in tutto l'Occidente... Un mondo che se é giá un'autentica porcheria, diventerá un vero incubo per uscire dal quale mi sa che bisognerá essere disposti a lottare fino alla morte per diverse generazioni.

    1. gm 25 agosto 2012

      Non mi sembra che si possa definire “piccolo neo” il trading speculativo di un Soros (e non solo lui) che a suo tempo causò la svalutazione di quasi il 30% della lira italiana né quello che qualche anno fa manovrò lo “spread” al punto di spingere il centro-destra alle dimissioni.
      Neppure mi sentirei di mettere sullo stesso piano il “liberismo” (col suo rivestimento “democratico) con il “bolscevismo”.
      Sebbene, in effetti, quest’ultimo finì per trasformarsi nel dominio di un’oligarchia di partito, è innegabile che almeno inizialmente e per un certo periodo (purtroppo breve) fu un grandioso tentativo di …dare l’assalto al cielo.
      Mentre il “liberismo” (nocciolo duro della cosiddetta “democrazia”) ha sempre avuto come punto di riferimento le classi agiate e dominanti, il Bolscevismo - almeno nelle intenzioni - ebbe invece quello di favorire chi da secoli periodicamente (qualcuno ha scritto che questo avviene con cicli ventennali) subisce sulla sua pelle le “magnificenze” del “liberismo”: disoccupazione, precariato, intensificazione di ritmi lavorativi, mancanza di servizi sociali, tassazioni spella sangue, guerre colonialistiche, morti e galera.
      Nonostante le successive degenerazioni del bolscevismo, è sicuro che la sua crisi è avvenuta più ad opera della nuova classe media che nel frattempo s’era formata in russia che non a causa dei ceti popolari che ancora oggi, ne ho testimonianze dirette e credibili, rimpiangono quei tempi in cui almeno veniva loro assicurata una sopravvivenza che poi, con la caduta della URRS, gli è stata tolta da quel mafioso di eltsin in combutta proprio col “liberismo” occidentale.
      Certo, come scrive anche qualche altro (che pure non è “liberista”) il “liberismo” capitalistico ha portato anche qualche benessere se così vogliamo chiamare il fatto che anche un operaio potesse acquistare un’ utilitaria, un televisore o un frigorifero, vivere in condizioni di salute migliori, qualche volta comprarsi anche una casa in proprietà benché oberata dal mutuo.
      Ma questi “miglioramenti” impallidiscono e sono una goccia nel mare di sangue e lacrime che sono costate … e, comunque, sono sempre miglioramenti “ritrattabili” quando fa comodo al “liberismo” per sanare le sue cicliche crisi.
      Sicuramente, per rispondere alle necessità del tempo attuale, è necessario rivedere l’impianto teorico marxiano e pensare a qualcosa di nuovo e purtroppo in questo c’è un notevole ritardo che non so se si farà mai a tempo a colmare prima che un’altra guerra generale ci affossi di nuovo. Ma qualunque cosa si vorrà pensare per il futuro un punto fermo bisognerà tenerlo e, cioè, che il sistema capitalistico è da affossare senza rimpianti.

    1. Jor-el 25 agosto 2012

      ben detto!

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