Csepi Intervista Maria Rosaria Ferilli – Gilda

Prospettive di Classe 2.0 (puntata #3)
Docenti: custodi del futuro tra delegittimazioni e aziendalizzazione della scuola

 

Terza puntata del percorso di approfondimento, dedicato ai lavoratori, incentrata sulla figura dei docenti troppo spesso delegittimati nel loro ruolo educativo e sociale.

Stretti in un’organizzazione sempre più di tipo aziendale, che ha visto tramontare la figura del Preside a favore del Dirigente, distolto a sua volta dal coordinamento della didattica a causa del crescente impegno nella gestione amministrativa dell’istituto, fortemente condizionata dalla scarsità di risorse, a cui negli ultimi decenni è stato costretto anche il comparto scuola.

La Dott.sa Maria Rosaria Ferilli, membro della Segreteria Provinciale di Sam-Gilda degli insegnanti ci racconta come i docenti, per via della nuova organizzazione della scuola, hanno via via abbandonato la ricerca pedagogica, a favore di progettazioni legate ai finanziamenti e troppo spesso di scarso impatto formativo e di difficile verifica, con ripercussioni importanti sul rapporto didattico con gli alunni e il patto educativo con i genitori.

Docenti soggetti da oltre 10 anni alle valutazioni Invalsi, che hanno spesso dimostrato tutto il loro limite in quanto troppe volte influenzate da fattori che non dipendono affatto dalla scuola o dagli insegnanti stessi, che aspettano con fiducia un nuovo rinascimento della scuola, che parta proprio dalla riconquista del ruolo del corpo docente.

Buona visione

Di  Gabriele Bastianutti, Gianluca Graziadio e Letizia Lanzi (CSEPI)

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Nicola Morgantini
Nicola Morgantini
14 Aprile 2021 7:58

In nome della libertà d’insegnamento potevano benissimo strafegarsene delle direttive dei pedagosti-pazzi che hanno occupato il MIUR dai tempi della (contro)riforma Berlinguer, e invece hanno accettato tutto. Ma proprio tutto. Per ultima la DAD, che segnerà, giustamente, la loro fine: non ci vuole molto a capire che se continua quest’andazzo (ed è fin troppo chiaro che continua), basteranno una decina d’insegnanti, a divisi per materia, per “soddisfare le esigenze formative” di tutti gli studenti delle (ex) scuole di ogni ordine e grado. Ovviamente mi dispiace per i pochissimi di loro che non hanno ancora perso il lume della ragione, ma il resto non la considero neppure carne da cannone.

Bertozzi
Bertozzi
Risposta al commento di  Nicola Morgantini
14 Aprile 2021 12:54

Ma che decina d’insegnanti, basterà il pc, l’algoritmo, l’Intelligenza artificiale. I maestrini sono finiti, e se lo sono meritati, come giustamente fai notare.

ITALIA ENSEÑA
ITALIA ENSEÑA
Risposta al commento di  Bertozzi
14 Aprile 2021 14:30

Non perdiamo molto.

Luca VFR
Luca VFR
Risposta al commento di  Nicola Morgantini
14 Aprile 2021 16:21

Il motto tengo famiglia=quindi necessito di portare a casa uno stipendio (per basso che sia) ha la priorità assoluta. Se a te insegnante, dicono che devi insegnare a fumare il crack perchè fa bene, anche sa sai benissimo che non è così, quando ti minacciano di lasciarti a casa (e sembrerebbe impossibile dato che tengono gente con dei casini alle spalle nelle amministrazioni pubbliche..) te abbozzi perchè per il casinista il cavillo salvaposato c’è sempre per te, che sfidi la logica educativa imperante, il cavillo perdiposto lo trovano in 2 picosecondi. Il problema è ben quello: la scuola è in mano ad una manica di pazzi scatenati pieni di idee assolutamente bislacche, credo che all’epoca di Giovanni Gentile, cui dobbiamo la scuola che ha permesso all’Italia la ricrescita del secondo dopoguerra, li avrebbero presi e rinchiusi in un manicomio criminale di massima sicurezza senza nemmeno passare dal Via!

Nicola Morgantini
Nicola Morgantini
Risposta al commento di  Luca VFR
15 Aprile 2021 2:07

E basta con questa storia del tengo famiglia. Nessun insegnante di ruolo viene licenziato se si rifiuta di diffondere diseducazione. Posso capire i precari, ma anche loro hanno mille strade per evitare di rimbecillire gli studenti più di quanto non siano già rimbecilliti da tutto il resto. Non si chiede loro di fare la rivoluzione, ma un minimo, un minimo, cazzo, di dignità, d’intelligenza. Macché.

danone
danone
14 Aprile 2021 13:26

La scuola, come ricorda la prof ganza con gli occhiali scuri nel video, rappresenta il primo imprinting educativo-sociale della gioventù, quando le nuove generazioni prendono il primo contatto e dimestichezza con la dimensione sociale della vita, gioventù che poi entrerà nella società, già abituata ai modelli di rifiuto e/o accettazione, legati all’imprinting sociale stesso, che hanno ricevuto nel percorso educativo scolastico. Quindi è un momento delicatissimo per la formazione, o di futuri schiavi volontari, o di futuri anarco-insurrezionalisti, scherzo, futuri individui capaci di auto-determinarsi perchè dotati di capacità critiche, capacità che possono essere totalmente bruciate con grande facilità, proprio durante il periodo della formazione scolastica.

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