CRISI GLOBALE: COME TI RICATTO IL POPOLO D’ISLANDA

CRISI GLOBALE: COME TI RICATTO IL POPOLO D’ISLANDA

DI MORENO PASQUINELLI

sollevazione.blogspot.com

Pagare il debito? No grazie!

Si sa che l’Islanda è stata la prima vittima del collasso finanziario partito dagli Stati Uniti. Anzi, il primo caso di vero e proprio default di Stato. Dopo mesi di negoziati e complesse trattative i creditori dell’Islanda, anzitutto grandi banche inglesi e olandesi, hanno imposto all’isola un piano severissimo di rimborso che alla fine è stato sottoscritto dal governo di Rejkyavik. Contro questo piano è stato indetto un referendum che secondo tutti i sondaggi vedrà l’ampia prevalenza di No.



I boiardi del piccolo stato islandese hanno cercato in ogni modo di evitare il referendum che si svolgerà il prossimo fine settimana in Islanda, ma ogni sforzo è stato vano. I sondaggi dicono che quasi i tre quarti degli islandesi respingono l'accordo che il Parlamento aveva approvato, in base al quale il paese si impegna a rimborsare al Regno Unito e ai Paesi Bassi, la cifra di 3,9 miliardi di euro (5,3 miliardi di dollari), equivalente ad un terzo dei soldi persi dalle grandi banche inglesi e olandesi come conseguenza del fallimento del sistema bancario islandese nel 2008.


Il PIL dell'Islanda è di circa 17 miliardi di dollari. La cifra da pagare equivale dunque al 30% del PIL annuale dell’isola! Siccome la popolazione islandese è di 320mila abitanti, la cifra di debito a testa è di 16,500 dollari. In base all’accordo il denaro sarebbe stato versato lungo un periodo di 14 anni, il che implica che ogni cittadino islandese dovrebbe sborsare 100 dollari al mese fino al 2025.


Nel grafico l'indice del benessere: quando l'Islanda era prima al mondo



Cosa accadrà se al referendum il popolo voterà contro l’accordo?


I grandi banchieri inglesi e olandesi, spalleggiati dai loro governi, minacciano ritorsioni pesanti e paventano “l’isolamento” dell'Islanda, una specie di blocco, come quelli che si fanno contro gli “Stati canaglia”. Terrorizzando gli islandesi che si recheranno alle urne, il Regno Unito e i Paesi Bassi hanno detto che, in caso di vittoria dei No, impediranno ogni eventuale pacchetto di aiuti da parte del FMI (si parla di 2,1 miliardi di dollari). C’è di peggio! Il governo inglese ha detto che se il referendum bocciasse l’accordo sul rimborso del debito, all’Islanda verranno applicate le consuete clausole anti-terrorismo, ovvero il congelamento dei risparmi e dei conti in banca degli islandesi.



Nel tentativo di sottolineare la posta in gioco, il ministro islandese dell’economia, ricattando anch’egli gli elettori, ha avvertito che un mancato salvataggio da parte dell FMI potrebbe significare una contrazione dell’economia del 5% anziché del 2% previsto. Il ministro ha infine affermato, e qui c’è lo zampino della BCE, che la vittoria del No al referendum, sarebbe un ostacolo all'adesione dell’Islanda alla UE.

L'Islanda sarà pure un piccolo paese, l'eventuale vittoria del No avrà tuttavia serie conseguenze, se non proprio finanziarie, simboliche. Un popolo europeo avrà detto no ai diktat dell'oligarchia finanziaria e optato di fatto per la misura di legittima difesa più elementare: l'annullamento del debito con l'estero.


Moreno Pasquinelli

Fonte: http://sollevazione.blogspot.com

Link: http://sollevazione.blogspot.com/2010/03/referendum-rejkyavik.html#more

4.03.2010

Commenti (48)

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    1. BlackWarrior 7 marzo 2010

      Cioè, siamo su un sito dove i moderatori postano quotidianamente articoli da "il Giornale", "La Stampa", "il MAnifesto", "Liberazione", "New York Times", "Guardian" e via dicendo - spesso in home...insomma qualche conticino mi pare pure ovvio...

    1. volin 7 marzo 2010

      Iceland vote: 98 to 99% say NO! to Icesave-law

      The election on the government's Icesave-law was held today in Iceland and the first results indicate that over 98% of valid votes say no to the law. About 5% of the ballots were invalid or blank. This result is a big blow to the government of Prime Minister Jóhanna Sigurdardóttir and Finance Minister Steingrímur J. Sigfússon. In TV interviews the duo tried to play down the significance of the vote, pointing out that turnout was lower than in election to Althingi, Iceland’s Parliament. The election on the governments Icesave law was held today and the first results indicate that over 98% of valid votes say no to the law. About 5% of the ballots were invalid or blank. This result is a big blow to the government of Prime Minister Jóhanna Sigurdardóttir and Finance Minister Steingrímur J. Sigfússon. In TV interviews the duo tried to play down the significance of the vote, pointing out that turnout was lower than in election to Althingi, Iceland’s Parliament.

      The leaders of the opposition were all delighted over the resounding no. Polls had indicated that the result might be over 80% no, but the almost unanimous verdict of the nation comes as a surprise. Bjarni Benediktsson, Chairman of the right wing Independence Party said that this outcome was the result of a relentless fight against the government’s agreement with the two governments. He said that as a result the government would have to present a clear plan to the Althingi on its goals.

      Benediktsson said that the vote was a question of whether Iceland should sholder the responsibility for the minimum insurance of 20.887 € per account, the full interest cost of the Dutch and the British and on top of that all risk if the defunct Landsbanki should pay less of the total loss than what is now expected. “One also worries about how the government leaders talk about what happens next, as if the fact that the UK and Holland no longer are going to profit from the interest charged is a great victory for us in the negotiations.”

      Sigmundur David Gunnlaugsson, Chairman of the centrist Progressive Party said that now Althingi could concentrate on economic issues. The Icesave issue could wait, but if the UK and Holland were willing to solve the issue, then it would be OK to help them.

      Sigurdardóttir and Sigfússon both said that this would have no effect on the cooperation of the two parties, the Social Democratic Alliance and the Left Green. On TV it seem as if they had not fully grasped how completely one-sided the vote was. Neither had participated in the election and both seemed to believe that next week they would go back to business as usual.

      The Prime Minister said that not coming to an agreement on Icesave was costing the nation a lot of money and the time has come to calculate that cost.

      The vote was the first of its kind since 1944 when Iceland gained independence from Denmark.

      http://icelandreview.com/icelandreview/daily_news/?cat_id=16539&ew_0_a_id=358928

    1. volin 7 marzo 2010

      In pratica gli islandesi hanno detto NO all'obbligo di rimborsare con soldi pubblici islandesi il governo britannico, che a suo tempo aveva deciso di rimborsare per intero i titolari di depositi bancari (anche oltre i 100.000 €) britannici bruciati nel collasso della Icesave, la quale operava sul territorio britannico (secondo le leggi britanniche e quelle europee) ma era controllata dalla banca islandese Landsbanki. E' questa l'enormità, e la novità, che viene accuratamente occultata e tenuta sullo sfondo di ogni dibattito ipocrita sugli eventi, nonostante sia un fatto così eclatante e carico di implicazioni e significati.

      Di seguito riporto la traduzione ed il testo originale di tre passaggi essenziali, che spiegano in modo inequivocabile la vicenda, estratti da un documento pubblicato dallo stesso governo islandese, che nonostatne l'imbarazzo e la ferma volontà di pagare i britannici (il capo del governo ha pubblicamente boicottato il referendum) non ha potuto esismersi dal rendere noti i fatti .... per quanto sommessamente

      ____________________

      La Icesave era una banca operante in UK e Paesi Bassi (Olanda) come controllata di Landsbanki, una banca privata Islandese. La banca [Icesave] offriva alti tassi di interesse ai titolari dei depositi ed operava secondo le regole finanziarie dell' Unione Europea (EU/EEA). In quanto controllata della banca Islandese Landsbanki, era sottoposta alla sorveglianza dell' Autorità di Supervisione Finanziaria Islandese (FME)

      […]

      come parte delle ampie misure di risposta alla crisi finanziaria globale il governo britannico e olandese annunciarono che avrebbero garantito i depositi della banca [Icesave, bruciati dal fallimento della stessa]. Successivamente, il governo britannico rimborsò completamente i titolari dei depositi, mentre il governo olandese rimborsò fino ad un massimo di 100.000 € i titolari dei depositi.

      […]

      A seguito del collasso della Landsbanki, divenne chiaro che il Fondo di Garanzia dei Depositi, stabilito secdondo la legislazione della Comunità Europea per coprire le perdite in caso di fallimento delle banche, non era nella posizione di coprire più di una frazione delle perdite occorse ai titolari di depositi della Icesave. Né le regole islandesi né quelle europee prevedevano l'intera copertura di un collasso bancario.

      ____________________

      Factsheet

      The Icesave Issue

      Icesave was an online retail bank operating in the UK and Netherlands as a branch of Landsbanki, a privately owned Icelandic bank. The bank offered high interest rates to depositors and operated under EU/EEA financial regulations. As a branch of the Icelandic Landsbanki, Icesave was subject to surveillance by the Icelandic Financial Supervisory Authority (FME).

      [...]

      As part of wide-ranging measures to address the global financial crisis, the UK and Dutch authorities announced that bank deposits would be guaranteed. Subsequently, the UK authorities paid out Icesave retail depositors in full, while Dutch authorities paid up to €100,000 for Icesave retail depositors.

      [...]

      Following the collapse of Landsbanki, it became clear that the Icelandic Deposit Guarantee Fund, established under EU legislation to cover losses in the event of a bank failure, was not in a position to cover more than a fraction of the losses incurred by Icesave depositors. Neither the Icelandic scheme nor European regulations were meant to cover the collapse of an entire banking system.

      [...]

      http://www.mfa.is/media/Yfirlysingar/The_Icesave_Issue_-_Fact_Sheet.pdf

    1. volin 7 marzo 2010

      In pratica gli islandesi hanno detto NO all'obbligo di rimborsare con soldi pubblici islandesi il governo britannico, che a suo tempo aveva deciso di rimborsare per intero i titolari di depositi bancari (anche oltre i 100.000 €) britannici bruciati nel collasso della Icesave, la quale operava sul territorio britannico (secondo le leggi britanniche e quelle europee) ma era controllata dalla banca islandese Landsbanki. E' questa l'enormità, e la novità, che viene accuratamente occultata e tenuta sullo sfondo di ogni dibattito ipocrita sugli eventi, nonostante sia un fatto così eclatante e carico di implicazioni e significati.

      Di seguito riporto la traduzione ed il testo originale di tre passaggi essenziali, che spiegano in modo inequivocabile la vicenda, estratti da un documento pubblicato dallo stesso governo islandese, che nonostatne l'imbarazzo e la ferma volontà di pagare i britannici (il capo del governo ha pubblicamente boicottato il referendum) non ha potuto esismersi dal rendere noti i fatti .... per quanto sommessamente

      ____________________

      La Icesave era una banca operante in UK e Paesi Bassi (Olanda) come controllata di Landsbanki, una banca privata Islandese. La banca [Icesave] offriva alti tassi di interesse ai titolari dei depositi ed operava secondo le regole finanziarie dell' Unione Europea (EU/EEA). In quanto controllata della banca Islandese Landsbanki, era sottoposta alla sorveglianza dell' Autorità di Supervisione Finanziaria Islandese (FME)

      […]

      come parte delle ampie misure di risposta alla crisi finanziaria globale il governo britannico e olandese annunciarono che avrebbero garantito i depositi della banca [Icesave, bruciati dal fallimento della stessa]. Successivamente, il governo britannico rimborsò completamente i titolari dei depositi, mentre il governo olandese rimborsò fino ad un massimo di 100.000 € i titolari dei depositi.

      […]

      A seguito del collasso della Landsbanki, divenne chiaro che il Fondo di Garanzia dei Depositi, stabilito secdondo la legislazione della Comunità Europea per coprire le perdite in caso di fallimento delle banche, non era nella posizione di coprire più di una frazione delle perdite occorse ai titolari di depositi della Icesave. Né le regole islandesi né quelle europee prevedevano l'intera copertura di un collasso bancario.

      ____________________

      Factsheet

      The Icesave Issue

      Icesave was an online retail bank operating in the UK and Netherlands as a branch of Landsbanki, a privately owned Icelandic bank. The bank offered high interest rates to depositors and operated under EU/EEA financial regulations. As a branch of the Icelandic Landsbanki, Icesave was subject to surveillance by the Icelandic Financial Supervisory Authority (FME).

      [...]

      As part of wide-ranging measures to address the global financial crisis, the UK and Dutch authorities announced that bank deposits would be guaranteed. Subsequently, the UK authorities paid out Icesave retail depositors in full, while Dutch authorities paid up to €100,000 for Icesave retail depositors.

      [...]

      Following the collapse of Landsbanki, it became clear that the Icelandic Deposit Guarantee Fund, established under EU legislation to cover losses in the event of a bank failure, was not in a position to cover more than a fraction of the losses incurred by Icesave depositors. Neither the Icelandic scheme nor European regulations were meant to cover the collapse of an entire banking system.

      [...]

      http://www.mfa.is/media/Yfirlysingar/The_Icesave_Issue_-_Fact_Sheet.pdf

    1. maremosso 6 marzo 2010

      Non capisco come nel 2010 ci si possa ancora sorprendere delle minacce britanniche. Hanno storicamente sempre agito in questo modo.

      Dall'organizzazione delle flotte corsare finanziate dai sovrani inglesi e che solo successivamente fu definita pirataggio, ovvero quando le ciurme si misero ad assaltare in proprio.
      Alla struttura sociale americana negli anni 20, devastata dal gangsterismo campano-siciliano, irlandese ed ebraico, a livello di manovalanza, ma tollerato e sfruttato dalle autorità statunitensi sostanzialmente WASP.
      Pensiamo poi all'Italia fascista quando chiese di passare da Suez per invadere con armi e gas letali l'Abissinia e dove non fu risposto che l'azione era da considerarsi riprovevole per questioni umanitarie. Al contrario il transito venne consapevolmente autorizzato a condizione che venisse versato un corrispettivo per ogni soldato.
      Non dimentichiamo quindi le sanzioni economiche finalizzate a difendere il dominio ed i privilegi dell'impero.

      Le pratiche fondate sul ricatto e l'intimidazione non sono cessate dopo la II guerra mondiale, semmai si sono sgrossate, raffinate e moltiplicate.

      L'Islanda ha ormai solo due itinerari da seguire.

      Pagare svendendo quel poco che possiede, dal territorio ai beni nazionali, dal settore ittico alle fonti energetiche, attraverso il collaudato metodo delle privatizzazioni e dell'accensioni di mutui incrementali del debito pubblico, rassegnandosi ad un progressivo declino ed un inesorabile impoverimento.
      Ovviamente i gruppi multinazionali che rileveranno le attività favoriranno un cospicuo flusso immigratorio nell'isola raddoppiandone la popolazione, con effetti funzionali a diluire il sentimento localista ostile che inevitabilmente sorgerà e si manifesterà tra gli autoctoni.
      Ma attraverso il meticciato, l'ingresso obbligato nell'unione, la concessione del diritto di voto a stranieri e comunitari, qualche accusa di razzismo, un quisling di turno pompato mediaticamente, e in un decennio la situazione verrebbe normalizzata.
      Si tratta semplicemente del medesimo progetto che il Caudillo e Stalin, in modo certamente meno invasivo, realizzarono per ovattare i paesi baschi pirenaici e baltici sovietici.

      La seconda strada prevede invece la sfida all'oligarchia finanziaria rifiutando il riconoscimento del debito. Purtroppo presumo che le ritorsioni non si limiteranno all'azzeramento di qualche conto corrente, ma riguarderanno la limitazione delle zone e dei diritti di pesca, blocchi tecnologici, boicottaggi, finanziamento di movimenti politici compiacenti.
      Gli Islandesi grazie alla loro posizione strategica ed ai mutamenti globali in corso potrebbero avere però a disposizione due joker.
      Da un lato rivolgersi alle banche cinesi e dall'altro accordare l'insediamento di una base militare navale russa.

      Davanti al bivio tra libertà e schiavitù la strada più difficile da imboccare è sempre la prima.

    1. Santos-Dumont 6 marzo 2010

      Referendum sui rimborsi per il fallimento della banca Icesave

      BRUXELLES - La maggioranza degli islandesi, come previsto, ha respinto in un referendum la legge sul rimborso dei risparmiatori britannici e olandesi colpiti dal crack della banca on line Icesave. Secondo i dati parziali, contrari al provvedimento sarebbero il 98% dei votanti. In un comunicato il governo ha riconosciuto la vittoria del 'no'.

      Fonte: Ansa [www.ansa.it]

    1. nettuno 6 marzo 2010

      Diffidate di DI MORENO PASQUINELLI, è pagato per dire sofisticati inganni. A volte dice cose giuste , poi una volta fidelizzato il lettore , lo depista con valutazioni inesatte.

      Quando scrive leggete e sappiate che quando meno ve lo aspettate, vi porta nel fosso ...

      Basta il titolo " sollevazione " e de che? è un tipo di merda credetemi .. leggete pure, ma fate attenzuine .. un'alto è il Bottarelli , del Sussidiario , mi ha fregato anche me , un articolo ottino , il secondo de merda.. tutti e due li ho messi nel cesso ... pensate , riflettete,
      Amici di Comedonchisciotte...

    1. BlackWarrior 6 marzo 2010

      Vero, la cosa curiosa è che tu pretendi che paghino i truffati e i truffatori no, e che soprattutto si lasci intoccata LA TRUFFA.

    1. BlackWarrior 6 marzo 2010

      Se io non voglio invece che l'amministrazione pubblica mi dia dei servizi invece cosa devo fare, buffone? Ma certo, CERTO, il problema non è che chi ti ruba le tasse ci si paga ville, viaggi, auto blu, cocaina e puttane - se le cose non vanno la colpa è di voi COGLIONI che non volete pagargliele. Diciamo che è anche in parte vero, nel senso che chi paga le tasse dovrebbe anche assumersi la responsabilità di assicurarsi che vengano spesi correttamente, ma stranamente questa parte del discorso è stata dimenticata, CASUALMENTE....

    1. amensa 6 marzo 2010

      se voglio che l'amministrazione pubblica mi dia dei servizi, devo pagare le tasse.
      io vorrei che tutti pagassero le tasse, e con una scala progressiva, e non solo sul reddito, che è facile da occultare, ma anche sui capitali, sugli immobili, ecc..
      perchè se così fosse, io poveraccio pagherei poco e avrei buoni servizi.
      i coglioni che non capiscono questa banalità sono poi quelli che si lamentano per cosa lo stato non gli da.
      è un problema di cervello ma anche di cultura.
      paesei nordici hanno livelli di tassaziuone che da noi provocherebbero la rivoluzione, ma le pagano, e sono contenti di tutto ciò che lo stato gli restituisce.
      cosa fa incazzare ,da noi , è ch edi tasse (chi le paga) ne paghi tante, ma di servizi ne abbia pochi, per mantenere tutta quella pletora di delnquenti che ci governa a diversi livelli (stato, regioni, province, comuni, quartieri, ....)

    1. amensa 6 marzo 2010

      demente sarai tu se credi come pinocchio che ici sia l'albero del denaro!
      non hai ancora capito che la ricchezza è una grandezza relativa.
      fossimo tutti milionari e 1 miliardario, lui sarebbe ricco, noi tutti poveri, col denaro che varrebbe 0,00....

    1. amensa 6 marzo 2010

      il come si sia giunti al fallimento di icesave, e la ragione per cui l'islanda ha accettato di rimborsare le banche inglesi e olandesi, fanno parte di una storia un po più complessa.
      http://notizie.it.msn.com/business-news/articolo.aspx?cp-documentid=151982903
      questa volta lo schema ponzi è stato messo in piedi da una banca, col beneplacito del governo locale e dei cittadini che per anni hanno potuto usufruire di credito praticamente gratuito.
      io continuo a ripetere che, quando i soldi sono troppo facili, il sospetto dovrebbe venire, e se non viene, si pagano le conseguenze.

    1. volin 6 marzo 2010

      "La Icesave non aveva niente a che fare con me" - "La scala della riparazione è equivalente a quello che la Germania ha dovuto pagare dopo la guerra mondiale ed imporrà alla gente islandese anni di miseria" - "Quello che ha esasperato la gente è che Londra ha utilizzato la legge antiterrorismo per congelare i conti di Landsbanki" [quelli degli islandesi affidati alla banca islandese Landsbanki che le autorità brittanniche hanno potuto raggiungere direttamente]

      Queste sono alcune delle riflessioni occultate fra le pieghe degli articoli a proposito della vicenda, tratte dall'omertoso e furbesco articolo della BBC linkato più giu.

      Daltronde l'origine del "debito" in questione non emerge chiaramente neanche dall'articolo di Pasquinelli, mentre metterlo in luce dà un senso più chiaro alla vicenda e ne fa capire il particolare significato.

      Il governo britannico (così come quello olandese) avevano risarcito di propria iniziativa gli investitori battenti bandiera britannica (risparmiatori, finanzieri e finanziarie) che avevano perso i propri capitali nel fallimento della banca islandese Icesave (che operava on line), alla quale avevano affidato il proprio denaro e la propria brama di rendite particolarmente elevate. Ora, il referendum si esprime sull'accordo quasi raggiunto fra governo islandese e britannico per la restituzione di tali risarcimenti più ingenti ineressi (che hanno fatto lievitare la cifra da 2,3 miliardi a 3,8 miliardi di sterline).

      Come definirlo? Il primo esempio coatto e transnazionale di risarcimento di investimenti privati con denaro pubblico ... una nuova frontiera raggiunta dal collasso della finanazacriminale globale. E' anche interessante come, di fronte alla quasi certezza di un NO referendario, il governo islandese non faccia mistero del fattto che comunque proseguirà al risarcimento dei governi britannico e olandese ... per realismo.

      “What incenses the people is that London used anti-terrorism legislation to freeze the assets of Landsbanki, the bank that operated Icesave's internet accounts. They also object to the rate of interest that Britain is seeking on the debt. "It smacks of profiteering," one voter told me.
      I sensed that a majority still supported repaying the UK, but only if the terms were fair. Some would like to see the whole issue taken to the European Court. But a significant number of people don't want any money repaid. A fork-lift driver at the port of Grindavik said Icesave had nothing to do with him. He did not see why they should have to pay for "reckless bankers". One man said the scale of repayment was equivalent to what Germany had to pay after the war and would impose years of misery on the Icelandic people. “

      Iceland: Is the UK a bully?

      http://www.bbc.co.uk/blogs/thereporters/gavinhewitt/2010/03/iceland_is_the_uk_a_bully.html

    1. BlackWarrior 6 marzo 2010

      In linea di massima sono d'accordo con te, tuttavia una truffa anche legalizzata resta una truffa e tutti i complici sono colpevoli.

      Su quanto detto sulla politica, e sulle risibili "soluzioni", siamo d'accordo.

    1. Pausania 6 marzo 2010

      Il mio QI sarà più o meno 65, il minimo previsto per arrivare a capire che se prendo in prestito 100 euro non sono più ricco di cento euro ma in debito di 100+interessi.


      Cosa che ovviamente né i politici né molti dei loro elettori sono in grado di comprendere.

    1. Pausania 6 marzo 2010

      Le banche per il 99% delle volte agiscono nella più completa legalità: cioè agiscono secondo le regole stabilite dal potere legislativo (detto anche, in termini colloquiali, "i politici"). Quindi, se le banche agiscono secondo la legge, la responsabilità è di chi fa la legge, cioè i politici.

      Naturalmente ora verranno sfoderate le solite argomentazioni che: a) i politici sono i camerieri dei banchieri b) i politici non contano niente c) i politici qualunque cosa ma nono sono loro il problema.

      In ogni caso, sia che i politici siano servi, sia che siano incompetenti, sia che siano in malafede, in ogni caso sono responsabili in prima istanza e quindi devono essere i primi a salire sul metaforico banco degli imputati.

      In più, nessuna banca può obbligarmi a far nulla, mentre i politici hanno in mano il monopolio della forza, quindi sono in grado di obbligarmi a fare qualunque cosa, perché la forza vale più di ogni diritto.

      Non occorre che qualcuno mi risponda che bisogna dare più poteri allo Stato (che in pratica vuol dire più poteri all'esecutivo, cioè più poteri ai politici) perché la storia la so già: se lo Stato si stampa i soldi diventeremo tutti i ricchi.

      Quindi, se qualcuno pensa davvero che stampare soldi renda ricchi è libero di farlo, ma non occorre che mi muova la critica, perché - oltre a conoscerla già - io ho già superato la fase dell'infanzia in cui si crede che le banconote siano ricchezza e che il bancomat sia un distributore di ricchezza.

      Potete comunque provare a stamparvi i vostri soldi, vedete quanto ricchi diverrete.

    1. A_M_Z 6 marzo 2010

      beh, l'autarchia non sarà efficiente ma può risolvere alcuni problemi.

      I debiti non è che si devono saldare per forza...

      e poi gli islandesi possono sempre spostare i propri risparmi prima di recarsi alle urne... sai che minaccia!!!!

    1. BlackWarrior 6 marzo 2010

      Prova a propinargli la favola delle banche oneste che nulla c'entrano con la crisi e del denaro creato dal nulla che è buono e giusto e le Banche Centrali sudano lacrime e sangue per farlo e lo fanno solo per noi.
      Che si ride.

    1. kenzo60 6 marzo 2010

      Magnifico! Un uomo che si è venduto alla mafia, bancarottiere, corruttore e puttaniere, che si fa carico della rinascita finanziaria dell'Italia...
      È questo il motivo per il quale siamo messi cosi' male in questo paese... C'è ancora gente che crede alle favole e spera sempre nel prossimo, senza rimboccarsi le maniche e cominciare a fare in prima persona!
      Il default italiano non lo vedremo mai... ma sicuramente vedremo milioni di nuovi poveri, distruzione di servizi sociali: scuola sanità pensioni trasporti pubblici...
      Ma va bene: ci saranno sempre i ricconi, i Suv, le escort, i barconi e le mega ville, potremo continuare a sognare di vincere al superenalotto o di entrare anche noi nel giro giusto... Se non ci svegliamo e cambiamo in prima persona le cose, le cose non cambieranno da sole!

    1. AlbertoConti 6 marzo 2010

      amensa ha toppato di brutto! Quando dice "quando è stata regalata loro una esistenza facile, ricca, ottenuta con pochissimo sforzo, qualcuno soi è forse lamentato ? tutto quel ben di dio derivava dalle speculazioni finanziarie delle loro banche. se solo ci si ricordasse che guadagni e perdite finanziarie sono a somma 0, quando piovesse manna bisognerebbe anche domandarsi da dove provoiene, e chi e quando la pagherà." si riferisce chiaramente al popolo islandese, quelle 320.000 anime che invece non c'entrano nulla con quanto accaduto, ma soprattutto che non hanno avuto alcun vantaggio dalla folle speculazione finanziaria andata poi in default. Se è scoppiata la bolla islandese è perchè è vero il contrario, perchè quell'economia andava bene già da prima, per meriti propri dell'economia fisica, non di quella finanziaria. E' stato un classico schema di Ponzi, alimentato dal solito passaparola su un mito ingigantito a dismisura. Certo, anche lo schema di Ponzi è un gioco a somma zero, per questo è inesorabilmente destinato al default, come il dollaro e l'euro, ma questo non significa che enormi masse monetarie non si siano spostate da una moltitudine di soggetti (aspiranti speculatori polli) a pochissimi soggetti (gestori dello schema di Ponzi, detto anche "prendi i soldi e scappa" o bancarotta fraudolenta). Nel caso islandese le cose sono chiarissime, questi lestofanti erano banche privatissime, le principali del paese, statalizzate in fretta e furia quando ormai restavano solo montagne di debiti. Difficile prendere per il culo i 320.000 isolani, dove anche il furto di una caramella si viene a sapere subito da tutti! Se gli speculatori inglesi persessero i loro "investimenti" non solo sarebbe il male minore, ma una lezioncina più che salutare per un popolo che basa il suo PIL sulla speculazione finanziaria!

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