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COSA CI STA FACENDO IL ‘NOSTRO’ PETROLIO NELLA LORO ECONOMIA ?

LE TENDENZE NEL CONSUMO DI PETROLIO SAUDITA

DI JONATHAN CALLAHAN
theoildrum.com

Il seguente post è di Jonathan Callahan, laureato in chimica che attualmente lavora come consulente di data management. Jonathan scrive di energia e data management su Mazamascience.com.

Le nazioni importatrici di petrolio hanno da sempre considerato l’Arabia Saudita come un pozzo senza fondo per le forniture energetiche. Nel 2005, il libro di Matt Simmon “Twilight in the Desert” ha richiamato l’attenzione sulla possibilità di un calo produttivo dei pozzi del regno del deserto. Più recentemente, i cablogrammi diffusi da wikileaks evidenziano una possibile sovrastima delle riserve saudite. Un commento esaustivo e link per informazioni più dettagliate si possono trovare in un recente post su The Oil Drum.

Quello che questa discussione ignora è che le esportazioni dell’ Arabia Saudita non dipendono solo dalla produzione, ma sono funzione della produzione e del consumo interno. Questo post sarà focalizzato sulle attuali tendenze del consumo energetico all’interno dell’ Arabia Saudita e come queste impatteranno sulle esportazioni future, indipendentemente dai livelli di produzione che si potranno raggiungere.

Tendenze di lungo termine

Il consumo di energia di una nazione dipende dalle interazioni tra popolazione, livelli di benessere e efficienza energetica della sua economia. Delle tre, solo la prima può essere misurata e riportata con dati semplici e incontrovertibili: “X numero di persone”. Sembra ovvio, ma ciò afferma esplicitamente che “in una società industriale, più persone comportano più energia”. Questo paradigma di crescita è l’assioma su cui si basa l’attuale sistema finanziario e economico.

Nella figura 1) Gas Trends mostra la rapida crescita della popolazione in Arabia Saudita dai 5 milioni del 1965 ai 25 milioni del 2010. Il largo influsso dei lavoratori stranieri arrivati alla fine degli anni ‘70 ha cambiato trend dopo il largo esodo avvenuto nel 1990-91 durante la prima guerra del Golfo. La crescita naturale è quindi rallentata a causa dei tassi di fertilità calati da 5,0 nascite per donna nel 1995 a 2,9 nel 2005. In questo momento, si prevede che la popolazione raggiunga i 27 milioni nel 2015 e 32 milioni nel 2025.[1
www.theoildrum.com] A quel punto, la popolazione saudita sarà più grande di quella di Australia e Nuova Zelanda messe insieme.

Figura 1. Popolazione dell’Arabia Saudita.

L’effetto che la crescita della popolazione sta avendo sul consumo di energia si può vedere nei prossimi due grafici che vengono da
Energy Exporter. Nella figura 2, vediamo lo sviluppo di lungo termine della produzione di petrolio saudita (grigio), il consumo interno (la linea nera) e l’export netto (in verde). Mentre i livelli produttivi negli ultimi decenni, hanno avuto consistenti variazioni, la produzione degli ultimi anni è stata sempre vicina ai suoi massimi. Malgrado ciò, nel 2009 le esportazioni hanno raggiunto il livello più basso dalla prima guerra del Golfo. Ciò si spiega facilmente se si guarda al costante incremento del livello di consumo interno che nel 2009 ha riguardato il 27% della produzione totale.

Figura 2. Produzione, consumo e esportazione dell’Arabia Saudita..

L’Energy Information Association (EIA) Country Analysis Brief on Saudi Arabia riporta le seguenti affermazioni sulle tendenze del consumo interno di petrolio:

L’Arabia Saudita è la nazione che ha il maggior consumo di petrolio nel Medio Oriente. Nel 2009, l’ Arabia Saudita ha consumato circa 2,4 milioni barili di petrolio al giorno, il 50% in più dal 2000, grazie alla forte crescita economica e industriale e ai prezzi sovvenzionati. Un contributo a questa crescita è dato dall’incremento del consumo diretto di petrolio per la generazione di energia, che raggiunge 1 milione di barili al giorno durante i mesi estivi e da quello dell’uso dei gas naturali liquidi per la produzione petrolchimica. Khalid al-Falih, CEO di Saudi Aramco, avverte che la domanda domestica di gas liquido ha un tasso di crescita che porterà a un consumo di più di 8 milioni di barili (di petrolio equivalente) nel 2030 se continueranno le tendenze attuali e non ci saranno miglioramenti dell’efficienza energetica.

La figura 3 mostra le tendenze di lungo termine dell’unica altra fonte di energia saudita, il gas naturale. Senza alcuna infrastruttura per la produzione e l’esportazione del gas, il Regno consuma il 100% della sua produzione. Nel 2008, al gas naturale viene attribuito il 44% del totale del consumo di energia, con il petrolio che fornisce la parte rimanente. [2 www.theoildrum.com]

Figura 3. Produzione e consumo di gas naturale dell’Arabia Saudita.

Il livello di consumo in crescita riportato dalla figura 3 si prevede che continui, così come spiegato nello stesso EIA Country Analysis Brief:

Il rapido sviluppo di riserve [di gas naturale] è necessario per alimentare i progetti sauditi della crescita del settore petrolchimico, così come per la generazione di energia e per la desalinizzazione dell’acqua. L’ Arabia Saudita si è posta l’obbiettivo del 10% di domanda assorbita dal settore petrolchimico per il 2015, e il gas naturale ne è la fonte primaria. In base alle previsioni di Saudi Aramco, ci si aspetta che la domanda di gas naturale nel regno sia più che raddoppiata, fino a raggiungere 14,5 miliardi di piedi cubi al giorno (Bcf/d) nel 2030, da una stima di 7.1 Bcf/d del 2007. Per rendere il petrolio disponibile per l’esportazione, tutte le forniture correnti e future di gas (eccetto quelle di gas naturale liquido) verranno destinate al consumo industriale e alla desalinizzazione.

Come le figure 2 e 3 rendono chiaro, le tendenze del consumo totale di energia sono significativamente in crescita nelle ultime decadi e riflettono il bisogno di una popolazione e di un’economia in aumento. Anche se affermassimo in modo ardito che le recenti rivolte nel mondo arabo lasceranno l’establishment politico saudita nelle condizioni attuali per il prossimo decennio, i livelli di incremento del consumo di energia avranno un forte impatto sulla capacità dell’Arabia Saudita di esportare petrolio al livello a cui si sono abituate le nazioni consumatrici.

Tendenze recenti di consumo di petrolio

Questa sezione analizzerà alcune delle tendenze e proiezioni più recenti nel tentativo di identificare più specificamente come i differenti settori dell’industrializzazione della società saudita contribuiscano all’incremento del consumo di petrolio.

Raffinerie

Il Joint Oil Data Initiative (JODI) è uno sforzo internazionale per veicolare la necessità di “trasparenza dei dati del mercato petrolifero”. Raccogliendo informazioni dalle nazioni produttrici e consumatrici, il database di JODI prova a fornire “dati sull’energia stabili, aggiornati e affidabili” su base mensile. Malgrado quanto fornito da alcune nazioni non sia ancora affidabile, i dati dell’Arabia Saudita sono abbastanza buoni.

La figura 4 usa un diagramma dal motore di ricerca di JODI per mostrare le tendenze recenti della produzione delle raffinerie (grigio), del consumo locale (linea nera), delle esportazioni (verde) e delle importazioni (rosso) dei prodotti raffinati (diagrammi simili sono disponibili per ciascun prodotto di raffineria). Guardando al totale dei prodotti di raffineria, possiamo notare uno stabile incremento nella domanda di prodotti raffinati insieme ad un incremento nelle variazioni del ciclo stagionale. Nella parte bassa del diagramma, vediamo che, quello che era una scorta dalla consistenza rassicurante, si è assottigliata negli ultimi due anni, giungendo a un valore di due settimane, mentre la domanda iniziava con regolarità a superare l’offerta. L’incremento della produzione a gennaio ha temporaneamente permesso la costituzione di una piccola scorta.

Figura 4. Produzione, consumo e scorte dell’Arabia Saudita.

Le tendenze del consumo della produzione dei raffinati suddiviso per singoli componenti è riportato in figura 5. Le più importanti fonti liquide dell’economia saudita sono il diesel e la benzina. Il diesel (marrone) è usato principalmente per fornire energia elettrica [3 www.theoildrum.com ] con l’uso più consistente durante i picchi di richiesta nel periodo estivo. La benzina, il petrolio e il diesel forniscono la fonte d’energia per gli impianti della Saudi Electricity Company, il resto viene alimentato a gas naturale.[4 www.theoildrum.com ] Il consumo di benzina (in blu) mostra un incremento costante, pilotato dalla crescita del mercato dell’automotive saudita.

Figura 5. Consumo saudita di prodotti di raffineria.

Queste tendenze riflettono in larga parte il rapido sviluppo della cultura consumistica. E’ probabile che ci voglia un’enorme campagna di marketing per incoraggiare i sauditi ad installare condizionatori d’aria, ma sembra ironico che il governo USA, tramite il sito buyusa.gov, sembra incoraggiare la vendita dei dispositivi ‘ciuccia-benzina’ ai sauditi. Qui c’è un estratto dalle loro direttive per il mercato dell’auto saudita [pdf].

La forza dell’economia saudita, riflessa in un più alto reddito per abitante, ha portato a una crescente popolarità di auto di lusso e di fuoriserie. Inoltre, i sauditi hanno sempre optato per grandi SUV che possono accogliere famiglie numerose. Il mercato di GMC Suburban e dei SUV è rimasto relativamente indenne dalle fluttuazioni dell’economia.

Desalinizzazione

La fornitura di acqua fresca a milioni di cittadini sauditi è una priorità assoluta nel loro ambiente desertico. A oggi, 27 impianti di desalinizzazione operano in tutto il paese, i quali forniscono il 70% dell’acqua potabile della nazione grazie ai 28.000 megawatt di elettricità forniti da Integrated Water and Power Plants (IWPP). Sfortunatamente, tutto ciò richiede di bruciare con costanza circa 1,5 milioni di barili di petrolio al giorno[5 ]. Il più grande impianto di desalinizzazione al mondo, Shoaiba , al momento è alimentato dal petrolio. Malgrado le notizie dell’anno scorso quando i Sauditi avviarono il progetto per la desalinizzazione tramite il solare, tramite il solare gli sforzi iniziali di produrre 11 milioni m3/anno di acqua per il 2013 fanno una figuruccia in confronto alla produzione di 150 milioni di m3/anno di Shoaiba. E nessuno sta aspettando quanto potranno rendere i progetti di desalinizzazione solare; l’enorme Ras Azzour IWPP è al momento in costruzione e fornirà 375 milioni di m3/anno di acqua fresca grazie a 2400 MW di potenza, tutta fornita dal petrolio.

Economia

Anche prima delle recenti rivolte nel mondo arabo, il governo saudita sapeva che avrebbe dovuto incrementare lo sviluppo economico per soddisfare i bisogni della propria rigogliosa popolazione. Il Ministro dell’Economia e della Pianificazione ha riassunto le linee guida Direttive del Nono Piano di Sviluppo [pdf], realizzato nel 2010, che identificava cinque argomenti principali:

1. “rafforzare e intensificare gli sforzi per migliorare le condizioni dei cittadini e per promuovere la loro qualità di vita”

2. “sviluppo di forza-lavoro nazionale e incremento della loro occupazione”

3. “equilibrio nello sviluppo tra le regioni del Regno”

4. “sviluppo strutturale”

5. “alzare la competitività dell’economia e dei prodotti nazionali”

La relazione va più nel dettaglio sulle implicazioni di ciascun tema. Basta dire che il raggiungimento di ogni obbiettivo comporta un maggior uso di petrolio dell’economia.

Un altro aspetto di cui bisogna preoccuparsi è quello del rincaro del prezzo del petrolio, che, in contrasto con quanto accade nelle nazioni importatrici, funziona da volano per l’economia saudita. Malgrado il titolo sensazionalista, l’articolo Mentre il Medio Oriente brucia, l’economia saudita sfavilla definisce con cura cosa sta accadendo:

Bahrein e Yemen a parte, le rivolte nel Medio Oriente si sono trasformate in una benedizione per l’Arabia Saudita, mentre i forzieri del paese si gonfiano grazie all’incremento del prezzo del barile. E una serie di sussidi e di altre misure del valore di X milioni assicureranno che le elargizioni raggiungano i cittadini sauditi.

La National Commercial Bank, un prestatore saudita, ha innalzato il proprio outlook questa settimana al 5,1% dal precedente 4%. Barclays Capital sta pianificando di rivedere a breve le sue previsioni, così come Bank of America. Una riunione di economisti di cui ha dato notizia la Reuters – tenuto la scorsa settimana, prima della diffusione del secondo dei due piani di spesa del governo – ha svelato che l’economia saudita crescerà quest’anno del 4,5%, molto più rapidamente di quanto atteso.

Mentre le forniture dalla Libia sono crollate e la preoccupazione che altri esportatori possano tagliare i rubinetti allo stesso modo, i prezzi dei petrolio sono saliti di circa il 20% quest’anno. La quotazione del Brent per le consegne a maggio 2011 è arrivato giovedì a 115 dollari al barile. Gli economisti stimano che, per ogni dieci dollari di incremento nel prezzo, l’Arabia Saudita possa incrementare del 6% il proprio PIL.

Conclusione

Pochi semplici fatti riassumono le informazioni analizzate sopra:

1. L’Arabia Saudita ha un forte incremento demografico.
2. I sauditi vogliono una crescita della loro economia. (Chi non lo vuole?)
3. Col crescere, l’economia saudita avrà bisogno di molta energia.
4. Gli incrementi del prezzo del petrolio stimolano l’economia saudita.
5. Il petrolio è l’unica fonte di energia convenzionale che l’Arabia Saudita ha in surplus.

Questo articolo rende l’idea che l’economia saudita consumerà quantità maggiori di quel petrolio che sta oggi esportando. Viene avanzato l’ipotesi che potrebbero soddisfare la gran parte dei loro bisogni energetici con l’energia nucleare e quella solare, in modo da continuare a guadagnare con le esportazioni di petrolio. Anche se allettante sul piano teorico, le reali condizioni delle infrastrutture, del know-how, della finanza e della tecnologia esistenti al momento saranno determinanti nel breve termine.

Riguardo l’energia nucleare, il disastro in Giappone di questi giorni farà da diga alle proposte di costruzione di centrali nucleari nella regione. Anche se tutto venisse approvato, ci vorranno dieci anni per mettere in funzione un qualsiasi impianto nucleare come sottolineato nell’articolo Il Golfo spinge sul nucleare:

L’Arabia Saudita ha firmato un accordo di co-operazione a livello ministeriale con Stati Uniti e Francia per lo sviluppo dell’energia nucleare e di quelle rinnovabili.

“E’ in una fase iniziale”, ha ieri riferito Saleh Alawaji, Ministro per Elettricità dell’Arabia Saudita e presidente di Saudi Electricity a una conferenza tenuta a Abu Dhabi. “Credo che l’opzione dell’utilizzo dell’energia nucleare… sia un obbligo.”

In Kuwait si stimano certi sei reattori nucleari, con i primi due pianificati per essere in linea nel 2021 o nel 2022. Malgrado i dubbi diffusi, il Kuwait è probabile che proceda con la costruzione di questi impianti, sempre in base alle affermazioni di Marafi.

L’energia solare è un’ opzione molto più praticabile e ci sono segnali promettenti come l’accordo Saudi- SrR1.43bn per l’impianto di produzione di celle fotovoltaiche. Sfortunatamente, il ritmo di introduzione del solare non soddisfa i bisogni immediati di energia dell’ Arabia Saudita. Questo è il motivo per cui si vedono ancora simili titoli di giornale: I Sauditi spingono verso l’uso del petrolio per la generazione di energia nel 2011.

Ci dovremmo aspettare che l’uso dei sauditi del loro tesoro petrolifero si evolva in maniera molto simile a quello delle altre potenti nazioni islamiche, come riportato dalla figura 6:

Figura 6. Tendenze delle esportazioni per Indonesia, Egitto e Arabia Saudita

Sia l’Indonesia che l’Egitto hanno avuto cali moderati della loro capacità di produrre petrolio. Sono già stati esclusi dal gruppo delle nazioni esportatrici a causa dei crescenti consumi interni. Le esportazioni dell’Indonesia sono calate progressivamente dal loro secondo picco produttivo avvenuto nel 1992. Le esportazioni di petrolio egiziano sono calate progressivamente dal loro picco produttivo del 1993. Fino a ora, le esportazioni saudite di petrolio sono calate progressivamente dal loro picco produttivo del 2005.

Analizzando la crescita della popolazione nella figura 1 e tutte le prove presentate qui sopra, sembra facile prevedere che le esportazioni di petrolio saudita sono entrate nella loro fase terminale.

Ripetiamo per fare in modo che non venga frainteso:

le esportazioni di petrolio saudita sono entrate nella loro fase terminale.

Jonathan Callahan
Fonte: www.theoildrum.com
Link: http://www.theoildrum.com/node/7767#more.
8.04.2011

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

Pubblicato da Davide

  • GioCo

    Cavoli,
    finalmente un articolo che riesce a togliendomi ogni dubbio circa il perché si porta la democrazia nei paesi che non la chiedono.
    E da molto che comprendo come l’attuale elité seleziona un linguaggio che esprime il contrario di quel che vuol dire. Cioè ha un significato socialmente accettabile per la popolazione generica e un altro diametralmente opposto per i mercati. Tuttavia non mi spiegavo bene che tipo di “contrario” rappresentasse una guerra a volte asimmetrica dichiarata quasi sempre unilateralmente spesso accompagnata da pensanti campagne ciniche e sarcastiche circa l’esportazione di “democrazia e libertà individuali”.
    Ora comprendo che i mercati, sapendo bene come la democrazia non fa bene all’export, puntino alla propria sopravvivenza. Una popolazione indigente, magari schiacciata da situazioni di guerra, carestia, penuria medica, è ovvio che consuma poco o niente petrolio. Oltre ad essere resa impotente, quindi poco pericolosa (leggi reattiva) ti permette di mantenere vivo il mercato e i suoi attori. Allora si fanno quattro conti cinici e si vede quando costa in benzina un intervento armato: se costa meno del consumo interno e se c’è un guadagno rispetto al crollo dei consumi interni prevedibile, ha senso considerare la guerra come opzione, meglio ancora se asimmetrica che da meno garanzie di successo ma più prospettive di guadagno. Se poi il leader del paese semi-democratizzato non è neppure troppo accondiscendente perché legato agli interessi (leggi corruttela) del territorio su cui opera, tanto meglio: lo si bombarda di calunnie e verità scomode, così si invade il paese e nessuno s’accorge della realtà, cioè che l’unico interesse è quello di esportare la poca democrazia (leggi civiltà moderna che tutto il mondo pretende per se) per la popolazione civile.
    E adesso mi è pure chiaro perché tanti analisti insistono con l’idea che eolico, solare e altre energie rinnovabili non sono la risposta: non lo sono per evitare nell’immediato il disastro planetario, non nel potenziale insito nella risorsa! Infatti per lo sviluppo di quel potenziale ci vogliono anni, e il problema demografico, saudita come cinese, è adesso non fra vent’anni!

  • Jonathan_Callahan

    Grazie per la traduzione di questo articolo. I lettori possono utilizzare una versione in lingua italiana del databrowser per la loro proprio esplorazione dei dati.

    http://mazamascience.com/OilExport/index_it.html

    Ciao,

    Jon