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Consumatore e cittadino

DI TONGUESSY

comedonchisciotte.org

C’era una volta la responsabilità, un concetto ampiamente dibattuto in diverse sedi, umaniste e non. L’idea di base è che un cittadino responsabile è in grado di mantenere una società a misura d’uomo, mentre un cittadino irresponsabile crei soltanto disagi e progressive limitazioni alle altrui libertà.
L’intera modernità si fonda su una coesa idea di responsabilità sociale, dove ognuno apporta un suo specifico contributo alla realizzazione del disegno globale. Questo, nella migliore delle ipotesi, comporta almeno due cose: che esista un disegno facilmente individuabile e condivisibile e che ogni anello della lunga catena realizzativa si comporti adeguatamente, cioè responsabilmente.

Ad un certo punto però i tempi sono cambiati ed il furibondo vento neoliberista ha cominciato a spazzare via antiche convinzioni e consuetudini. Il volano del capitalismo produttivo (la classe media) alla luce dei paradigmi del capitale 2.0 non risultava più idonea a garantire adeguati margini di profitto. L’operaio che si compra la 500 o la Vespa, impegnandosi a pagare a rate il mito della modernità, esemplifica chiaramente l’impegno a mantenere in vita il ciclo produzione/consumo altrimenti chiamato fordismo. Il sogno (qualunque sogno) non si basa solo su visioni futuristiche ma  sull’impegno a realizzarlo. Con il fordismo si raggiunge l’apice della responsabilità al consumo: l’azienda investe parte degli utili nei salari che permettono agli operai di acquistare ciò che essi stessi producono. Mancherebbe la responsabilità verso l’ambiente, ma non si può volere tutto: l’ambiente ancora oggi rappresenta un costo. Il sogno della società meccanizzata dove le macchine ci liberano dalla schiavitù dei lavori pesanti stava per realizzarsi, ed ognuno doveva fare la propria parte per concretizzarlo.
Mattei rappresenta meglio di molti altri l’archetipo della responsabilità verso il sogno modernista: manager di indiscusso valore mette a repentaglio la propria vita per conseguire il progetto di una realizzazione condivisa dove ognuno ne trae beneficio. Erano i tempi in cui i manager guadagnavano 20 volte più di un operaio, contro 500 con picchi di 20.000 di oggi. [1] Oggi la differenza di reddito tra un “sicario dell’economia” (parole di John Perkins) ed un semplice operaio stigmatizza il solco che il capitalismo speculativo ha voluto tracciare tra le elites e la cittadinanza. Non è un solco solo economico, anche se questo aspetto è quello che maggiormente impressiona. In gioco c’è anche il concetto di responsabilità.
La partita è diventata sempre più sbilanciata ed i risultati sempre più prevedibili, al punto che ormai si è perso il senso di avventura tipico di quando ci si inoltra in un territorio inesplorato e l’adrenalina sale. Il sogno modernista è svanito e con esso anche l’afflato verso una società da plasmare attraverso un confronto di idee anche serrato ma con finalità analoghe. Con la postmodernità è arrivata anche la postdemocrazia. La democrazia intesa come impegno di teorie differenziate tese a raggiungere un risultato ideale ha segnato l’era della grande industrializzazione quando ognuno aveva l’obbligo morale di partecipare al raggiungimento di precisi orizzonti politici ed economici. Oggi che quegli orizzonti sono svaniti è in atto un grande ripensamento sul valore di questa forma politica. L’effetto immediato di centri nevralgici condotti da persone mai elette (banche centrali e anche governi) mette in seria discussione il senso di responsabilità individuale: se comunque tu faccia non riuscirai mai a far valere la forza delle tue idee negli ambienti che contano, a cosa serve dedicarle tempo e spazio?
E’ abbastanza chiaro che questa situazione fa il gioco delle elites che spingono verso la postdemocrazia per mezzo della deresponsabilizzazione. Ci stanno educando attraverso una serie di messaggi e di abitudini. Il consumatore viene educato a diventare irresponsabile affinché il cittadino perda il proprio senso critico. Il concetto di fondo è che bisogna evitare tutte le situazioni in cui una persona può democraticamente scegliere (in base alle sue personali esigenze) una soluzione piuttosto che un’altra assumendosi il peso di tale scelta, ovvero usando coscientemente la propria responsabile libertà. Il ventaglio delle soluzioni democraticamente possibili va ridotto ad una sola scelta obbligata, e deve apparire come una straordinaria libertà. Tale scelta comporta l’abitudine a considerarsi poco responsabile, incapace di saper scegliere e quindi in condizioni di dover accettare di buon grado l’unica opzione offerta per evitare quei disagi che citavo all’inizio. La questione è legata a doppio filo con la tecnologia il cui sviluppo esponenziale non può essere adeguatamente seguito dalle persone comuni. Il primo episodio che mi salta in mente è quello del gatto messo ad asciugare dopo il bagnetto nel forno a microonde. L’anziana signora americana una volta acquistata la novità tecnologica decide di usarla come se fosse il suo vecchio forno ventilato, e ci mette il gatto ad asciugare. Nel libretto di istruzioni (che tipicamente nessuno legge) non c’era scritto che non si doveva fare, né è richiesto ai pensionati di conoscere la fisica di specifiche onde elettromagnetiche ed i relativi rischi. Risultato: sentenza esemplare contro i costruttori i quali da quel momento si ingegnano ad inserire le istruzioni più improbabili per evitare loro possibili condanne “a difesa dell’ignaro consumatore”.

Ma il pericolo è sempre in agguato. Se non si avvisa che i popcorn da microonde non possono essere mangiati per 10 anni consecutivi senza il rischio di contrarre una bronchiolite obliterante è sicuro un indennizzo milionario. [2] Nessuno si preoccupa del fatto che mangiare per 10 anni popcorn al microonde possa essere di suo un test abbastanza completo di dubbia salute mentale legata a pessime abitudini alimentari. Nossignori, i consumatori sono compatibili a minus habens a cui bisogna prestare la massima attenzione per ragioni di prudenza. Il che comporta una lunga quanto esilarante lista di divieti presenti negli odierni libretti di istruzione quali non fermare la motosega con i genitali o non usare un termometro oralmente dopo l’utilizzo rettale.[3] Credo però che l’apice della sconclusionata arringa per debellare le responsabilità individuali spetti al settore automobilistico. Guidare un’auto dell’ultima generazione e sentirsi un mentecatto sotto l’occhio vigile ed intransigente del tutore elettronico (che io chiamerò Piccolo Fratello) è un tutt’uno. Si inizia dalle cinture di sicurezza. Poco importa che stiate portando l’auto dal garage al cancello: subito inizia il fastidioso bipbip del mancato aggancio. Né si va meglio se si appoggia la spesa sul sedile del passeggero per comodità: l’incessante bipbip ti obbliga a mettere le cinture anche alla borsa. Purtroppo nei cartoni animati così come nella realtà stradale il bipbip l’ha sempre vinta. C’è poi la storia del cambio marce: se per caso ti piace tirarle un po’ un sensore ti informa che quello che fai non va bene, vedi di cambiare in fretta. Peggio di una suocera. Se piove non devi preoccuparti: lo sappiamo che non si vede bene e tu da bravo deficiente non hai capito a cosa servono i tergicristalli né tantomeno come si accendono, quindi c’è l’accensione automatica. Stessa storia per le luci: dato che circolano troppi idioti patentati che non hanno idea a cosa servano tutti quei bottoni e leve, appena scende l’imbrunire le luci si accendono da sole. Quella sera avevo un’auto in prestito e dato che nel mio percorso urbano ci vedevo non mi ero reso conto che le uniche luci accese erano quelle di posizione frontali; dietro era tutto spento, con ovvi rischi. Potere dell’automazione del Piccolo Fratello.
Sei un imbranato unico nel parcheggio, per questo esiste il park assist che ti evita di imparare a parcheggiare come si deve. Se proprio ami i rischi inutili ci sono i sensori di parcheggio.
Gli ultimi spot pubblicitari poi, mostrano evidenti cretini che non hanno bisogno alcuno di patente per guidare. Si inizia con la danza della testa girata dove un gruppo di proprietari di veicoli vari usa il metodo più sconsiderato per andarsene per strada: guidare con la testa rivolta altrove rispetto alla carreggiata. Tutti finiscono malamente tranne chi ha acquistato l’auto con il sensore di frenata.[4] Siamo alla storia del popcorn: invece di stigmatizzare comportamenti sbagliati ci si concentra sul garantire ogni condotta stupida considerandola normale. La morale dice che la tecnologia è necessaria a minimizzare i problemi creati dalla tecnologia stessa. Cioè dobbiamo fidarci ciecamente della cosiddetta freccia del tempo lineare che grazie ai costanti miglioramenti tecnologici ci sta traghettando da tempi barbari e oscuri verso un radioso futuro. Questo fatto getta una luce sinistra sul concetto di responsabilità dato che assolve il consumatore da qualsiasi impegno verso la propria e le altrui esistenze e getta contemporaneamente le basi di una cultura della cittadinanza amorfa a cui viene garantita totale assoluzione da qualsiasi peccato a patto di affidarsi supinamente alle intelligenze superiori di tipo tecnologico. La postdemocrazia  è esattamente questo: lo svuotamento dei significati su cui la democrazia si fondava. A partecipazione, impegno e condivisione intesi come afflato di una costruzione sociale subentra un regime di apparente libertà individuale. La tecnologia che ha ucciso il gatto dell’anziana americana oggi si rivela salvifica nel redimere modi di agire sbagliati, confermando la tesi secondo cui scienza e tecnologia non sono “cattive” in sé ma dipendono dall’uso che se ne fa. Purtroppo l’uso non è multiforme, è omologato e omologante, il che rende l’argomento assolutamente circolare.
Si arriva così ad una pletora di diritti teleguidati senza un minimo di doveri, sintesi perfetta del thatcherismo secondo cui “la società non esiste, esistono gli individui” sempre più esenti da qualsiasi obbligo verso tutto ciò che sta attorno a loro.

Esistono al giorno d’oggi sistemi abbastanza collaudati per evitare che l’individuo possa sperimentare al di fuori di ciò che gli viene concesso. Uno dei sistemi più collaudati per rendere dichiaratamente idiota il consumatore è impedirgli di esprimere le proprie preferenze oltre il lecito. Il termine “lecito” è alquanto bizzarro. Significa, visto dalla parte dei gestori della tecnologia, fissare i limiti di ciò che può diventare controproducente per loro e al tempo stesso implementare regole che educhino il consumatore a usare solo la tecnologia residente che diventa per definizione immodificabile.
Ancora una volta l’esempio più calzante ci viene dato dall’industria automobilistica. La mia vecchia auto si “lascia fare” di tutto e i piccoli lavori di manutenzione li ho sempre svolti regolarmente da solo: cambio olio, filtri, freni etc… Regolo l’erogazione del GPL a piacere, scegliendo tra consumi e prestazioni. L’auto nuova di mia moglie con la quale eravamo andati in vacanza al contrario non accetta nulla che non sia previsto dal menù onboard. Il che significa impossibile regolare il flusso GPL anche quando i consumi scendono a 7km/lt. Non esiste valvola di regolazione, e solo un’autofficina specializzata è in grado di rilevare eventuali malfunzionamenti e riportare i valori entro la norma (che è quella decisa in fabbrica e non è modificabile a piacere). Le auto moderne in realtà sono tutte dotate del Piccolo Fratello che ci osserva e ci educa impedendoci che possano essere messe in atto pratiche non volute. Pratiche cioè che vanno contro la gerarchia imposta dove tutto fa capo alla produzione e nulla è lasciato all’iniziativa individuale, il che getta una luce sinistra sul motto thatcheriano. Secondo i dettami neoliberisti non esistono più le masse e le loro organizzazioni ma neanche gli individui (pilastri del consumo e della parcellizzazione delle coscienze) possono fare come meglio credono. Il capitale postmoderno vuole fare di noi dei cloni, dei cyborg intellettualmente limitati che sappiano usare supinamente le tecnologie imposte. Il Piccolo Fratello che regola la vita dell’automobilista postmoderno è la sintesi perfetta di come il capitale voglia forgiare i consumatori e quindi i cittadini: incompetenti e legati a doppio filo alle gerarchie per qualsiasi necessità.
Anche in ambiti teoricamente più creativi si fa sentire pesantemente questa cadenza postmoderna. Nell’Olimpo degli amplificatori per chitarra un posto rilevante è occupato dai Mesa Boogie. La ditta usa un sistema idiota di compressione creativa. Si va dalla mancanza di schemi ufficiali unita allo stampato a doppia faccia per un valvolare (assolutamente fuori luogo dal punto di vista tecnologico ma utile per confondere gli smanettoni a cui piace modificare creativamente il suono) per finire con la corrente di bias delle valvole. Queste ultime pur marcate con lo stesso nome (ad es. EL34) sono oggetti fisici talmente diversi da rendere necessaria una taratura manuale della corrente di polarizzazione. La politica Mesa è implacabile: voi usate SOLO le mie valvole. Non esiste regolazione del bias e le altre valvole conseguentemente suonano male. Dittatura commerciale che predispone alla dittatura politica, la vedo così.
Al consumatore postmoderno viene lasciata solo una possibilità: diventare cittadino programmato, insensibile ai cambiamenti che gli causano danni e sempre ben disposto verso le centrali del potere che guidano tali cambiamenti. L’Europa delle politiche neoliberiste che ha causato una spaventosa compressione del ceto medio è il pacchetto politico che siamo stati obbligati ad accettare ed esattamente come il Piccolo Fratello ci dice come comportarci o, peggio, si prende autonomamente le responsabilità in vece nostra. La centralina (BCE, governi) non è soggetta a manutenzioni e modifiche se non da parte degli enti autorizzati. Il capitale ha così trasformato la necessità di coinvolgere i cittadini nella responsabilità di un ampio progetto sociale nella volontà di togliere progressivamente spazi di decisione per perseguire finalità legate a schemi di svuotamento democratico per fini elitistici. Il cittadino-consumatore viene quotidianamente istruito, attraverso pratiche obbligatorie, a doversi fidare delle gerarchie. Non gli viene più affidato alcun incarico importante, la sua opinione è irrilevante dato che il sogno postmoderno non prevede alcun allargamento di responsabilità e quindi di attuazione democratica. I giochi postdemocratici sono fabbricati e gestiti in luoghi inaccessibili e la partecipazione riguarda solo ruoli marginali.
Con una cittadinanza forgiata secondo questi principi non vedo che foschi orizzonti.

TONGUESSY

Fonte: www.comedonchisciotte.org

6.02.2018

NOTE

“L’Unione Europea è un goffo pigmeo a paragone con gli agili giganti delle multinazionali. E comunque la sua qualità democratica, anche applicando standard minimi, è scarsa” Colin Crouch

[1]https://www.panorama.it/economia/opinioni/stipendi-differenze-ceo-dipendenti/
[2]http://www1.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/Malato-per-colpa-dei-popcorn-risarcimento-record-negli-Stati-Uniti_313713985804.html
[3]http://www.esarcasm.com/23357/dumb-tech-warning-labels/
[4]https://www.youtube.com/watch?v=0GZBIRTdvAk

Pubblicato da Davide

43 Commenti

  1. Vero Tonguessy, ci siamo completamente rincitrulliti e deresponsabilizzati… al punto tale che UNA STUDENTESSA NEL FIORE DEGLI ANNI SU UN TRENO CHE STA DERAGLIANDO HA COME PRIMO ISTINTO QUELLO DI TELEFONARE ALLA MAMMA ANZICHE’ TIRARE IL FRENO D’EMERGENZA!!! E con lei decine di altri decerebrati e decoglionizzati di pendolari che ogni giorno prendevano quel treno per andare a lavoro o a scuola.

    Quella ragazza è morta… questa società spero faccia la stessa fine…

    • oh,come è vero….
      sia il post di tonguessy che la risposta di holodoc.

      cosa si può fare per tornare indietro?

      • temo che solo la selezione naturale fará germogliare una nuova umanitá. La massa, per come è oggi, è perfetta per riprodursi, indebitarsi, ammalarsi e morire quando sará troppo consumato, intossicato e sopratutto inutile e costoso.
        Se troveranno un equilibrio in questo giochino, se riusciranno a fagocitare e far nascere lo stesso numero di individui nei tempi programmati…. ecco che l’umanitá, sará diventata un efficente allevamento intensivo che mandará avanti la baracca, come giá sta facendo, per molto tempo.
        L’equilibrio peró non è una dota dell’essere umano… noi vogliamo sempre di piú. Questo potrebbe far deviare l’angolo della bilancia verso una lenta estinzione dell’essere umano “clone” poichè le nascite sarebbe meno delle morti.

        Io, ne so qualcosa, essendo entrato da molti anni in una famiglia numerosa con tutti i componenti allo stesso livello standard di conoscienza… limitata alla televisione.
        Io… arrivando da tutt’altro tipo di famiglia ed esperienze, vengo visto come uno diverso. E’ realmente un matrix, Platone con il suo mito della caverna spiega perfettamente la mia situazione.

      • A dire il vero un tentativo di risposta l’ho dato. Prima di tutto si tratta di identificare il processo in atto (iniziato dalla fase 2 del capitalismo) che consiste nella creazione di una società postdemocratica. Si raggiunge questo scopo solo attraverso una costante immissione di istruzioni, spesso subliminali. Ecco, dobbiamo essere coscienti di quel set di istruzioni che ci vengono quotidianamente somministrate. Questo è già un enorme passo avanti. Poi magari dovremmo prendere adeguate contromisure, quali rifiutarci di stare troppo tempo in ambienti virtuali (la postdemocrazia ci vuole sempre lì per non farci distinguere il vero dal falso) e via elencando. Una mia precisa scelta: a costo di pagare le riparazioni quanto un’auto nuova mi tengo la mia vecchia di 20 anni, non ha il Piccolo Fratello e posso decidere io quello che deve fare.

  2. Ottimo articolo, pure spassoso in alcuni punti. Penso però possa essere integrato da un classico di Slavoj Zizek, che racconta come di libertà di scelta ne abbiamo tanta oggi, purché sia una scelta di consumo: “Né Pepsi né Coca, la scelta di Lenin” https://comedonchisciotte.org/forum-cdc/#/discussion/28520/slavoj-zizek-ne-pepsi-ne-coca-la-scelta-di-lenin

  3. Alleluiah! Sempre detto che civiltà industriale e uomo sono in competizione.
    Se c’è qualcosa da fare, chi la deve fare l’uomo o la macchina? Puoi anche farla fare alla macchina ma così facendo l’uomo perde qualità. E la stessa cosa avviene dappertutto perché non ci si rende conto che quello che ci accade CHIEDE la nostra attenzione. Facciamo l’esempio del raffreddore. Mi viene un raffreddore. Ora, io posso fare tante cose, andare dal dottore, prendere delle medicine, fare delle inalazioni, ecc. Ma il fatto è che ho un raffreddore e IO devo occuparmene. La società, per com’è strutturata, ti dà la possibilità di sfuggire al tuo raffreddore e fa in modo di intervenire perché tu possa superarlo ma così facendo ti toglie la possibilità di affrontarlo in prima persona e risolverlo. Quindi dopo che una cosa te l’ha risolta qualcun’altro…. Cosa sei? Sei più piccolo, più debole, meno capace, mentre la “civiltà industriale” è nella gloria.
    Ecco perché quella frase della Thatcher è giustissima, però nel senso che tu sei il protagonista della tua vita e devi esserlo! Non devi permettere ad altri di sostituirsi a te!

    • La frase della Lady di Ferro (TIziano?) aveva ben altro significato. Significava che l’individuo postmoderno (neoliberista) non doveva avere vincoli sociali. Restava solo nella sua solitudine senza relazioni, a parte quelle di regime (lavoro e famiglia). Inutile confrontarsi, è tutto predisposto. Vedi i vaccini, pietra miliare di come va affrontato il “raffreddore”. Così davvero “sei più piccolo, più debole, meno capace”, dato che è tutto programmato e tu non puoi scegliere se non quello che ti viene dato. Essere responsabili significa avere precise relazioni con ciò che ti sta attorno, con le varie classi che compongono la tua realtà ed essere in grado di decidere ciò che ti fa più comodo. Questo è l’esatto contrario del thatcherismo, che ci vuole responsabili solo nei doveri di lavoro (ma quello che fa comodo a lorsignori, vedi come andò a finire con i minatori) e famiglia, uniche due classi che vengono considerate.

      • Credo che questa tua impostazione derivi dal fatto che ti identifichi con le istituzioni di questa società. Ma noi non siamo quelle istituzioni! Se ti identifichi o identifichi le masse con le istituzioni sei finito. Gli individui devono creare i propri legami sociali dal basso e costruirsi le proprie associazioni. Se i loro legami sociali sono stabiliti dall’alto allora non si è fatto nulla.

        • Ma questo è esattamente ciò che le politiche sociali neoliberiste vogliono. La frase esatta è questa: “come sapete, la società non esiste. Esistono gli individui, gli uomini e
          le donne, ed esistono le famiglie. E il governo non può fare niente se
          non attraverso le persone, e le persone devono guardare per prime a sé
          stesse”
          Nessun accenno ai legami, nessuna speranza di vederne realizzati al di fuori dei nuclei lavorativi o familiari. Il governo si realizza attraverso gli individui, che egoisticamente si guardano allo specchio per sentirsi realizzati. E’ un gioco assurdo, senza più legami con il mondo, epifenomeno del reale che conclude la cesura cartesiana tra il Sé ed il Mondo, escludendo definitivamente quest’ultimo dalle ontologie possibili. Governo, individuo e mercato. Nient’altro.

          • E che fai allora? Aspetti che i legami te li dia qualcun altro? Chi te li dovrebbe dare? O sei in grado di crearli o ciccia.

          • Non ci capiamo: io i legami me li creo eccome, nonostante le leggi del mercato postmoderno “consiglino” il contrario (se si escludono i social, agorà totalmente virtuali che fanno la gioia dei circoli che contano, da Soros alla CIA).

          • I “legami” di cui parlo sono le consuetudini comuni che sfociano in pratiche d’uso.
            Mi fa piacere sapere che tu crei ituoi legami, ma devono essere i molti a voler avere dei legami, devono essere i molti a sentirsi affini ad altri, a voler stare vicini agli altri, a sentire di avere delle comunanze. E queste comunanze si attuano solo se si fanno pratiche simili.
            In sostanza, noi possiamo solo piangere e lamentarci del fatto che i popoli non sanno esprimere dei comportamenti condivisi.

      • Mi hai fatto ritornare in mente un pensiero di quelli che ti vengono mentre guidi, mentre cazzeggi con la tua mente. Cos’erano i bar negli anni ’60? Dei posti dove andavi per vedere gli amici, magari ci passavi solo mezzora, magari non prendevi manco un caffè…una partita a calcetto e tornavi a lavorare. La resezione dei rapporti umani non “necessari” l’hanno studiata veramente bene. Adesso, video-poker e gente assatanata dietro a ‘ste macchinette…rapporti sociali: = 0. Grazie per il piacevole articolo.

  4. L’automobile dici? É tutto vero quello che dici, il processo é iniziato molti anni fa, ricordi le marmitte catalitiche con il sensore? Le auto che non si possono mettere in moto a spinta?
    Ce ne sarebbero di cose da dire, anche a proposito del “collaudo periodico obbligatorio”, che mette il cappello su tutta una filosofia, chiamiamola così!

    Il fatto é che ciò che osservi al proposito riguarda tutta una cultura ed ha come obbiettivo l’espulsione di chi non sia pesantemente coinvolto, anima e corpo, e complice entusiasta della cupola che si sta impossessando del mondo, tout court.

    Tutti gli oggetti e gli strumenti hanno subito o stanno subendo una trasformazione come quella che descrivi, nel senso di allontanarli dal fruitore, renderli in qualche modo estranei, e nessuno sembra accorgersene.

    E il fenomeno non riguarda solo gli oggetti, anche la cultura che vi fa riferimento é coinvolta in questa estraniazione, pensa alla cucina. Hai mai fatto caso che la passione per la così detta alta cucina, il mondo degli chef, tanto ricercato da chicchessia, porta con se la conseguenza di mettere fuori causa la massaia, la sua secolare autonomia e il buon senso che l’accompagna.

    E questo a livello sociale e con modalità capillare: chi ti invita a cena, oramai, se non é in grado di meravigliarti con i fuochi artificiali della sua pseudo raffinatezza dall’aperitivo al liquore, che non si limita alle pietanze ma si estende a posate, piatti, bicchieri?

    É divenuta una vergogna offrire una minestra e una pietanza su piatti tondi e, ahimé, bianchi, magari in un’atmosfera di sincero interesse reciproco, senza esibizione delle consuete vacanze in una delle seicelle sparse per i cinque continenti.

    Ma potrei continuare all’infinito: i negozi di scarpe (usa e getta ovviamente), oggetti assolutamente inadatti a camminare (infatti i commessi ti chiedono perentoriamente cosa tu intenda farne) sono divenuti luoghi di incontro, riconoscimento e (sic) conversazione di torme di giovani intenditori del settore.

    Non so se ti sia capitato di ascoltare qualche conferenza di Biglino, a volte parla dell’Eden e lo descrive come un’istituzione di ricerca sperimentale al quale era addetta una scelta casta di individui che poi ne furono cacciati, per una sorta di insubordinazione (Adamo ed Eva,) a vivere tra soggetti meno evoluti e non coinvolti nel “progresso”.

    Ecco, questo sembra essere l’archetipo di quello che si sta cercando di ottenere.

    • Hai pienamente ragione. Ho citato l’auto perchè forse è l’esempio più paradigmatico di come stiano comprimendo le nostre possibili competenze ed intelligenze. Ma ce ne sono molti altri. Siamo stati circondati da oggetti disfunzionali alla responsabilità e alla creatività e concepiti per “allontanarli dal fruitore, renderli in qualche modo estranei, e nessuno sembra accorgersene.” Nessuno sembra accorgersene. Ma quando lo fai notare qualcosa succede. E’ così che si mina il valore di un sogno, il senso di un progetto.

  5. In tempi ancora abbastanza recenti, c’era una bella pubblicità dove Ray Charles, ancorché cieco (e quindi non responsabile), guidava beato una macchina decappottabile negli orizzonti infiniti del lago salato nello Utah. Ma il messaggio evidentemente metteva ancora il consumatore al centro della storia, mentre oggi i consumatori in pubblicità, quasi non si vedono più, oppure sono marginali. La descrizione interessante del consumatore attuale, fatta nel pezzo di Tonguessy, lascia però aperti alcuni interrogativi. Non si spiega ad esempio l’ossessiva ricerca di un ritorno, a livello di consenso e gradimento, che tutte le imprese, grandi e piccole, multinazionali e non, impongono ormai per qualunque acquisto o servizio fornito, persino per l’utilizzo dei bagni in autostrada. Le faccine contente o sdegnate, ci assillano ormai senza nemmeno più porsi il problema della loro onnipresenza, che può facilmente diventare irritante e controproducente, se si valuta la cosa a livello di tecniche di marketing. Il sogno delle elite di potere, allo stesso tempo detentrici della gestione dell’economia e della politica, è senz’altro quello descritto, ovvero deresponsabilizzare al massimo il consumatore-cittadino, chiudendolo in un recinto solo apparentemente dorato, ma non è detto che sia una fine inevitabile. Le stesse elite hanno, se non il terrore, quantomeno il problema (e sono obbligate a inventarsi costantemente qualcosa di nuovo) di convincere tutti i giorni le persone che oggi questa è la situazione, ma sono anche coscienti che basta un ragionamento, un lampo di buonsenso, un pensiero che sfugge al controllo, per mandare all’aria tutta la loro magia.

  6. Articolo ben fatto e molto interessante e ricalca in alcuni
    punti un mio concetto espresso in tempi non sospetti molti anni fa . La
    chiamavo la Dittatura del Deficiente… basta il comportamento sbagliato di una persona (il deficiente di turno) e tutte altre persone si devono assoggettare ad un nuova regola o divieto con la scusa sempre ben usata della famosa “sicurezza” togliendo a tutti il senso e gestione della responsabilitàpersonale .

    Nessuno ha avuto il coraggio di accettare una vita più rischiosa ma con responsabilità , naturalmente con possibilità di sbagliare e pagare di persona ma senz’altro molto più viva e formativa .

    Una società che vuole mettere il becco dappertutto ed imporre restrizioni non aiuta l’uomo , lo rende solo un essere lobotomizzato con mille paure e quindi non crescerà mai . Dopo 40 anni di leggi, divieti e proibizioni l’uomo dell’anno 2018 sicuramente non vive
    felice e prova ne è che preferisce emozioni virtuali (sicure) come Facebook , Grandi Fratello & C. a quelle reali (pericolose…) . Fa tristezza vedere una gioventù sempre meno ribelle , sempre più assuefatta al sistema che ti guarda come un’extraterrestre quando gli racconti come ci si divertiva solo 30 anni fa…
    Abbiamo venduto la nostra libertà per paura di vivere .

    • C’è l’esperimento di Milgram che certifica come l.’individuo, posto di fronte all’autorità, spesso obbedisca violando i propri codici comportamentali. L’esperimento prende lo spunto dall’obbedienza dei nazisti di fronte a ordini inumani. Mediamente l’individuo se costretto a scegliere tra disubbidire all’autorità dando retta alla propria coscienza e ubbidire all’autorità mettendo in soffitta la propria coscienza sceglie la prima, raramente la seconda

      https://it.wikipedia.org/wiki/Esperimento_di_Milgram

      Corretto: paura di vivere secondo i propri principi.

  7. Io penso che tutto sia iniziato con la rivoluzione informatica creata dall’introduzione del pc domestico.
    Prima i computer erano solo macchine da lavoro, limitate agli addetti.
    Poi venne l’idea della commercializzazione come macchine ludiche (mascherate ovviamente da oggetti “utili”), infatti la prima applicazione su vasta scala delle capacità di calcolo fu un videogioco.
    Da questo le prime simulazioni e l’invenzione della realtà virtuale fino alla CGI (computer grafica).
    Ovviamente per rendere fruibile a tutti tale tecnologia c’era bisogno di un “sistema base” che permettesse l’accesso a chi non aveva le minime conoscenze d’uso richieste dai primi calcolatori. E nacque WINDOWS.
    Per usare tale sistema bastava un addestramento minimo che è stato ulteriormente abbassato fino agli attuali sistemi “intuitivi” che possono essere usati senza nessun addestramento.
    Di pari passo il sistema diventava sempre meno adattabile alle proprie esigenze ma, al contrario, costringeva l’utente ad adattarsi alle impostazioni non modificabili esistenti.
    Alla fine siamo arrivati allo smartphone a cui non si può nemmeno togliere la batteria.

    Paradossalmente solo nell’ambito lavorativo i sistemi hanno dovuto mantenere la loro flessibilità d’uso a causa delle infinite variabili che qualsiasi lavoro comporta. Pensiamo ad esempio se in una linea produttiva (su cui si investono milioni) non fosse modificabile per adattarla alle migliorie di un nuovo prodotto.

    (Personalmente mi fa incazzare una macchina che non fa quello che voglio io, ma mi costringe ad adattarmi alle “condizioni preimpostate.”)

    • credo tu abbia centrato il tema. Il virtuale (Matrix) non può esistere senza il digitale. La postmodernità si fonda sulla virtualità (Baudrillard la chiama iperrealtà). La postdemocrazia è in qualche modo il frutto politico di un sistema economico che trascina aspetti filosofici e sociali non trascurabili. Ma tutto nasce dalla creazione della virtualità: chi la gestisce (società cashless docet) gestisce il mondo.

    • Il primo Apple fatto da Wozniak era (cito a memoria) “un computer dagli ingegneri, per gli ingegneri”.
      Il fatto che col tempo lo stiano semplificando sempre più è naturale, perché quasi nessuno ha voglia di imparare ad usarlo per davvero (a parte gli “smanettoni”), e se i consumatori non sanno usarlo, non consumano.

      Quindi qui secondo me c’è da una parte una volontà di controllare di più il prodotto, per lucrarci sopra. Ironicamente è proprio Apple che è nota per il cosiddetto walled garden.
      Dall’altra parte però non dimentichiamo la pigrizia dei consumatori :p
      Quanti giocano sulla playstation perché non hanno voglia di configurare il pc?

  8. Marco Echoes Tramontana

    Bell’articolo, complimenti.
    Comunque, agire non è così difficile. Io essendo cresciuto con poche cose, ho fatto dell’essenziale uno stile di vita, quindi non ha mai attecchito tutto il marketing indotto, non tutto almeno. Però nel tempo ho osservato intorno il mondo zombificarsi.
    Ciò che possiedo (e non mi possiede cit.) sono: un cell usato, una moto del 2004, le chitarre me le costruisco da me e per quanto riguarda il mesa non mi è mai piaciuto (a meno di voler emulare distorsioni 7 corde Petrucciane), preferisco un bel fender twin.
    Un pc portatile e una tv di 8 anni fa, lo stereo un hifi vecchio stampo con piatto per vinili e un paio di birre fresche in frigo. Per i vestiti non spendo mai più di 20 o 30 € a pezzo qualunque esso sia e li compro solo se i vecchi sono inutilizzabili.

    Se non mi scoprono me la caverò ancora per un pò.

    • la Fender offre un’assistenza totale anche per gli smanettoni. In rete trovi tutto, e se non lo trovi te lo procura lo staff tecnico (a me è successo). Nei Twin puoi regolare tutto a piacere, è un ampli favoloso ma con una grossa tara: i suoni distorti fanno schifo (Steve Ray Vaughan e molti altri suonavano con il clean ed un pedalino) cosa questa che ha fatto la fortuna dei Mesa Boogie: all’inizio modificavano i twin per farli saturare bene, poi hanno deciso di mettersi in proprio, adottando politiche minatorie. In un ampli (mi pare il Caliber 22) c’è scritto chiaramente che i circuiti sono protetti da copyright e hanno già vinto cause contro chi li aveva copiati.
      Si, adottare uno stile di vita essenziale è un’ottima cosa, ti mette al riparo dall’esclusione vitale degli abbienti (hanno tutto ma non si godono nulla). Il problema è quando hai figli….vaglielo a spiegare!

      • Però é una strada percorribile e trasmette un messaggio preciso e foriero di grande efficacia (secondo la mia opinione).

        Il problema dei figli é concreto, soprattutto quando a scuola si trovano a confrontarsi (purtroppo) con una diversa cultura e devono scegliere, la direzione é scontata, ma col tempo possono rientrare, specie se il modello famigliare é frutto di un’esigenza reale e sentita, vissuto con naturalezza e costruttività, aperto alle infinite possibilità di ogni interesse e curiosità, e senza l’innaturale ostentazione e chiusura degli onnipresenti e perpetui neofiti, seguaci di una qualche tendenza.

        • Devo combattere quotidianamente contro costanti richieste oppure costanti rifiuti dei modelli proposti. Non riesco più ad avere vita propria senza dovere continuamente avere travasi di bile. Questo a casa mia…..

          • Anche ne nella mia….
            Che facciamo ?
            Il pargolo, grazie all’autonomia economica, se n’è andato a vivere per conto suo !

          • Mah, prova a diventare gay e se mi convinci ne riparliamo. Altre soluzioni non ne vedo…

          • Sì, poi convolo a nozze, benedetto dalla Appendino… 🙂

          • Non mi sento certo di dare consigli, ci sono passato (o forse non si supera mai?) e invidiavo un amico ebreo che, rifugiandosi in un aspetto della sua cultura, si metteva al sicuro a 360 gradi.

      • E see hai la moglie….?
        Che fai, separazione ?

        • Il consulente matrimoniale è a tua disposizione all’ULSS di pertinenza. Ma tua moglie ti nasconde gli schemi elettrici? Qual’è il problema?

      • Marco Echoes Tramontana

        Verissimo sui distorti del Twin ‘inconsiderabili’, e infatti l’accoppiata Telecaster + green muff + twin (in sala) è da brivido per me.
        Di figlie ce ne ho 2 piccole, quando inizieranno a convocarmi dovrò decidere da che parte stare e quale maschera indossare per non complicare a loro troppo la vita. Eh… l’è dura.

  9. A CHE SERVE TIRARE IL FRENO SE IL TRENO NON STA SULLE ROTAIE ?
    Rispondo a certe persone che il cervello lo hanno smarrito, se mai l’anno avuto.
    Purtroppo queste cose accadono, per cattiva o scarsa manutenzione, che avviene per profitto in calo, che avviene per crisi del sistema bancario e capitalista, e sta avvenendo nel mondo intero, non c’è equilibrio economico fra gli stati, che causa concorrenza sleale.
    Migliaia di guerriglie fra stati in concorrenza, tentativi di destabilizzarsi a vicenda fra stati finanziando terroristi, insomma non c’è da stare tranquilli.

  10. Ottimo articolo che, parafrasando Don Abbondio, potrebbe essere riassunto così:
    Responsabilità! Chi era costei?
    E senza Responsabilità non c’è nessuna Democrazia, se non una mera facciata in cui le cosiddette “Elezioni” si riducono a un Rito vuoto oramai privo di Significato.
    Complimenti davvero.

  11. Ottimo articolo, complimenti !!
    Purtroppo però stiamo vivendo lo stadio estremo della postmodernità, la chiamerei una nuova realtà distopica che si sta progressivamente materializzando sotto i nostri occhi, un progetto delirante che non solo prevede la completa deresponsabilità dell’essere umano, quanto la sua replicabilità meccanica, cioè la versione artificiale di noi stessi. Siri è sempre presente, sempre disponibile e non ti crea troppi problemi di affidabilità, basta collegare l’iPhone alla presa elettrica. La creazione di agenti dotati di capacità cognitive non lontane dalle nostre, renderà sempre più esile la linea di confine tra noi e gli altri. Questi altri oggi sono gli animali, ma domani saranno le intelligenze artificiali, quindi la linea di confine tra umani e altri ha conseguenze politiche enormi, perché condanna una parte dei viventi a essere strumento e mezzo per gli altri. Uomini non solo deresponsabilizzati, ma uomini clonati e riprodotti, le cui esistenze diventeranno appoggio e sostegno per l’esistenza degli altri. Secondo Walter Benjamin, quando un’opera d’arte può essere riprodotta con mezzi tecnologici, ciò ne modifica il rapporto con il pubblico. La nostra identità sta vivendo la stessa metamorfosi, la possibilità della replicazione meccanica dell’essere umano, modifica la relazione intima che abbiamo con noi stessi. Non guardiamo più ai replicanti con la stessa diffidenza con cui li guardavamo tanti anni fa, perché stanno diventando parte della nostra vita, non c’è più una distanza assoluta, un baratro incolmabile, ma solo una diversità tecnologica con cui dovremo fare i conti, sia in termini emotivi, psicologici, che sociali.

    • Siamo ormai entrati in una terza rivoluzione, che è quella che potremmo chiamare “Post Rivoluzione Industriale”, che ha il compito di traghettarci in un regime tecnologico dove le basi naturali della nostra esistenza smetteranno presto di essere un presupposto immodificabile dell’agire umano.

      Tutto questo comporta una scissione epocale tra due categorie fondamentali, quella dell’evoluzione umana e quella dell’intelligenza artificiale, dove la separazione tra vita e intelligenza – tra natura e cultura (governata dalla tecnologia) – verrà definitivamente superata a favore di quest’ultima perché viaggia a ritmi più veloci della prima e impone il proprio ritmo al “salto di specie” nell’accrescersi delle facoltà tecnologiche a discapito della sacralità dell’umano e della natura.

      E questa è già la grande sfida cui dovremo dare una risposta: e sarà il discrimine fra chi guarda al “Mondo Nuovo” come un’occasione di emancipazione e di riscatto (democrazia diretta dal basso), e chi lo vede invece solo come un’opportunità di profitto (post-democrazia diretta dalle elites).

    • Il baratro incolmabile è tra la possibilità di vivere il Sé nel presente e la ricerca (recherche….) di qualcosa che è andata perduta nell’accettazione della cesura cartesiana (l’uomo, res cogitans, non fa più parte della res extensa, la natura). Oggi viviamo l’amplificazione di quella cesura che attraverso la tecnologia digitale ha portato all’iperrealtà, alla realtà virtuale che ci fa vivere l’angoscia di avere abbandonato il Sè nel presente. Nell’atemporale realtà digitale si avverano due condizioni: il controllo e l’estraniazione. Siamo sempre meno Sé perchè sempre più controllati.
      L’utopia del sogno modernista si è trasformata nella distopia della virtualità postmoderna. Le macchine invece di alleviare le nostre fatiche stanno alienando le nostre capacità di interazione con il reale.

  12. La responsabilità scomparsa più di tute le altre è quella della classe dirigente, che non risponde più a nessuno (nemmeno ai limiti imposti dalla realtà). Vivono in un hegelismo puro in cui utopia e realtà secondo loro coincidono.
    Stanno apllicando il motto di Lenin: “costringeremo l’umanità a essere felice, costi quel che costi”.

  13. Tutti gli argomenti che collimano con la logica sistemica creata dagli Ingegneri sociali vedo che sono presenti meno qualche considerazione di tipo sociologico un pò più alto della necessità di creare delle certezze, di avere dei percorsi di vita predeterminati, di avere un sistema di regole e leggi, nei fatti sembra che voler calcolare ogni aspetto della vita si scontri con i limiti di gittata previsoria dell’essere umano, sembra che la nostra logica sia parecchio limitata rispetto alle leggi del creato quindi questo tentativo di sottoporre ad una logica limitata alla visione gerarchica antropocentrica l’intera vita sulla terra, ha dimostrato seri limiti, e dicendo seri intendo proprio gravi limiti.

    Ogni organizzazione sociale ha i propri leader, oggi senza dubbio gli Ingegneri rappresentano quella categoria di sacerdoti moderni che detengono la cultura ideale per esaminare, studiare, modificare ogni singono aspetto e cavillo dei meccanismi fisici della tecnologia ai quali abbiamo demandato la nostra vita e che ci permette di sentirci appartenenti ad una razza dominante e a suo modo speciale rispetto alle altre.

    Non vi è dubbio che una pianificazione sociale diventi tanto più totalitaria ristrettiva e per molti aspetti crudele quante più questioni tenta di mettere insieme, le variabili diventano troppe e gli ingegneri sociali per quanto si credano al di sopra delle leggi del creato, scopriranno sempre che c’è qualcosa che sfugge alla loro logica e alla loro cultura.
    Da qui nasce il bisogno di forzare e semplificare idealmente sistemi complessi e questo si traduce nelle idiosincrasie che vengono riportate anche in questo articolo.
    La domanda è: fino a che punto gli ingegneri sono utili all’evolversi sano di una società?

    • Risposta: nessuna utilità per gli ingegneri. Ma la cosa divertente e paradossale è che la società occidentale probabilmente crollerà insieme al crollo degli elementi sui quali ha puntato tutte le sue carte: il benessere, i soldi, i guadagni, la crescita, il voler avere un ambiente “igienico”, ordinato, sicuro, ecc. Elementi i quali dovrebbero essere garantiti dalla sapienza dei “tecnici”, degli ingegneri.

  14. A tutto c’è un limite. Anche quando questo limite è tirato per i capelli verso eccessi parossistici. Anche quando una cultura mainstream è dominata dalla legge del profitto che trasforma i cittadini in consumatori, gli studenti in fruitori, i militari in mercenari, ecc. ecc.
    Questo limite invalicabile si chiama legge della sopravvivenza, ed è più forte di tutto in tutte le specie, compresa la nostra. Chi non lo crede può fare un esperimento semplicissimo su se stesso: zaino in spalla con tendino se ne va per i monti da solo, fuori dai sentieri, e sta qualche giorno in mezzo alla natura incontaminata, lontano da tutto e da tutti, contando solo sulle proprie forze per uscirne vivo. Niente di speciale, meno pericoloso che viaggiare in auto, eppure dovrebbe bastare a confrontarsi con qualche momento in cui l’istinto di sopravvivenza torna a farsi sentire in tutta la sua originaria potenza, rivelandoci qualità che non immaginavamo di avere.
    Oggi a livello di masse siamo a rischio estinzione per ovvi motivi (tecnologie militari + profittocrazia tirannica, o stegocrazia che dir si voglia), e di questo non si può negare che vi sia in ciascuno un brandello di coscienza, per quanto sepolta da tonnellate di scorie.
    Non si tratta di essere ottimisti o pessimisti sull’esito del confronto tra vecchia umanità e nuova tecnologia, perché è una partita aperta epocale, di cui non conosciamo l’esito finale. Tuttavia è il passaggio storico che ci tocca, coinvolgendo tutti e ciascuno, legato a filo doppio con l’altra questione della pari dignità delle persone e della distribuzione dei redditi, ben più sentita nella quotidianità.
    La differenza la farà la “coscienza di massa”, cha altro non è che la risultante delle coscienze individuali.

  15. A mio giudizio l’articolo non mette esplicitamente in evidenza il fatto che tutto ciò sia causato e si autoalimenta grazie alla profonda radicazione del concetto consumista che influenza ogni pensiero o azione (neoqualcosa…. Un tempo era connotato come inesperto oggi è moderno), la neosessualita è una punta dell’iceberg. Il consumismo associato alle differenze generazionali (da esso esasperate) porta al rifiuto dell’esperienza come valore interrompendo così la trasmissione delle conoscenze e predisponendo la società a ripetere (quando non risolti dalla tecnologia) gli stessi errori della generazione precedente bloccandone lo sviluppo.
    Le pedagogie attualmente spingono in questa direzione e predispongono generazioni di consumatori, ma questo è un altro discorso.