Come nelle favole

 

DI TONGUESSY

comedonchisciotte.org

Ne ho conosciuti diversi. Tutta la settimana a servire i clienti come cassieri di banca, come agenti assicurativi oppure qualsiasi altra attività del terziario dove l’aspetto assume un valore assoluto. Un lavoro non esattamente entusiasmante, giacca e cravatta dalle 9 alle 5 dal lunedì al venerdì. Poi il fine settimana avviene la trasformazione: il tatuaggio ben nascosto dal colletto inamidato della camicia spunta tra la canotta e il giubbetto di pelle e i capelli sempre ben rasati vengono avvolti da una vistosa bandana, le scarpe di vitello lasciano il posto a stivaletti in cuoio mentre dei jeans sdruciti sostituiscono i pantaloni con la riga ben stirata. La moto (una Harley, generalmente) aspetta paziente in garage. Tutto ciò potrebbe sembrare una serie di stranezze vagamente schizofreniche. Purtroppo non c’è nulla di strano in tutto ciò, niente che possa additare il cosciente bancario come affetto da turbe psichiche. In una società psichiatrica ogni stranezza è ben tollerata, basta che non impatti negativamente sui rendimenti previsti: in fin dei conti i diritti umani sono tutti qui. Ci si adagia seguendo i precetti fino al limite previsto, poi tana liberi tutti. Il vero problema, semmai, è che spesso gli attori non si rendono conto di essere in una recita, e si immedesimano così in profondità che l’ambivalenza non viene più percepita come una deriva per quanto riguarda la gestione del proprio essere diviso tra due modalità contrapposte, ma come un’assoluta normalità. Si può essere cioè trasgressivi ed ossequiosi allo stesso tempo, senza incorrere in un minimo di crisi di coscienza. Ossequiosi al limite della piaggeria da lunedì a venerdì, e trasgressivi al limite dell’insolenza da venerdì a lunedì. Ovviamente i paletti temporali possono variare, la modalità no. Ad esempio si può si può cantare “voglio una vita spericolata, una vita maleducata che se ne frega di tutto” negli anni ‘80 e in seguito volere “crescere bambini e avere dei vicini”, come se la “vita spericolata come Steve McQueen” un trentennio dopo non potesse che significare stare “seduti sul divano a parlar del più e del meno”. In effetti anche il divano,  trent’anni dopo essere stato acquistato, non può che comportare rischi simili alle varie acrobazie motoristiche in cui McQueen amava esibirsi. Tutto spianato, tutto omologato: rischio uguale a divano e vita maleducata che se ne frega di tutto uguale crescere bambini ed avere dei vicini.

E’ diventato tutto così maledettamente normale e prevedibile che oggi non è neanche più necessario nascondere tatuaggi e piercing sotto precisi vestiti regimental. I diritti umani hanno spazzato via gli ultimi rimasugli di reticenze estetiche, lasciando però le condizioni economiche saldamente nelle mani delle elites. In realtà si è trattato di uno scambio “alla pari”: siete liberi di tatuarvi come meglio credete basta che non opponiate resistenza alle mostruose condizioni di lavoro a cui siete sottoposti.  Eccoli lì, i fan postmoderni della vita spericolata: cassieri o magazzinieri presso un qualsiasi hard discount con evidenti segni di spericolatezza estetica ma assolutamente al loro posto di lavoro anche la domenica, quando (almeno una volta) ci si attrezzava per una autentica giornata da leoni prima di ritornare nei ranghi.

Parafrasando Tomasi da Lampedusa: affinché tutto perda senso occorre che i significati vengano adeguatamente frullati. “Voglio trovare un senso a questa situazione, anche se questa situazione un senso non ce l’ha”. Proprio così. Sparite le ideologie forti, entrati prepotentemente nei tempi liquidi del pensiero debole, oggi più che mai è difficile dare un senso a questa situazione. O forse no? Forse siamo alle solite: è solo una questione di soldi e quindi di potere. Perché mai se “questa situazione un senso non ce l’ha” (ontologia dell’indeterminatezza) allora Vasco avrebbe sguinzagliato i propri (costosi) avvocati per far tacere i goliardi di Nonciclopedia, ovvero “quel brufoloso ragazzino quindicenne che ha scritto la pagina” di satira nei suoi confronti? Perchè “un uomo che ha vissuto l’esperienza della droga, l’esperienza del carcere, l’esperienza di stadi e folle che lo acclamavano, non poteva proprio sopportare l’idea di essere oggetto di satira su Nonciclopedia”? [1] Perché ciò che si afferma in puro spirito postmoderno che non ha senso improvvisamente acquista significati precisi e perseguibili in termini di legge? In realtà stiamo assistendo all’ennesima desacralizzazione del Logos. L’etica postmoderna prevede l’azzeramento dei significati ovvero l’indeterminatezza ontologica quindi semantica: né destra né sinistra, né vita spericolata né vita da commedia hollywoodiana ma un’accozzaglia alquanto kitsch di tratti appartenenti a qualsiasi ontologia capiti a tiro. Passare gli affettati e formaggi al lettore dalle 8 alle 20 (ma forti di una identità assoluta, esibendo l’ultimo tatuaggio sull’avambraccio) per poi dare credito alla propria “vita spericolata che se ne frega di tutto” dopo le 22 quando si va al bar per un paio di birre. Oppure si resta a casa “seduti sul divano a parlar del più e del meno”. Tanto non cambia nulla, l’appartenenza è puro pleonasmo. Le categorie sono obsolete: tutto e il contrario di tutto coincidono. Sparite le classi (e le lotte di classe) oggi ci si concentra sull’individuo. “La società non esiste, esistono gli individui”, chiosava M. Thatcher, punta di diamante del neoliberismo capace di coniugare saldamente dumping salariale e riduzione del welfare a condizioni individuali apparentemente anarchiche, formalmente libere dalle imposizioni morali ma anche estetiche tipiche delle ideologie. Schiavitù economica contrabbandata come libertà per i singoli, ma fino a un certo punto. Si mina alla base il concetto di uguaglianza (perché dovremmo essere uguali? L’individuo non deve essere uguale a nessun altro) per favorire l’individualismo thatcheriano, ed il narcisismo scaraventa nella spazzatura i significati delle Rivoluzioni.

Una vita come Steve McQueen sta quindi oggi a significare trascinare in tribunale brufolosi quindicenni (ma i diritti umani? Le libertà individuali?) oppure esibire piercing mentre si battono i codici dello yogurt alla cassa. La lapidazione della semantica è oggi particolarmente semplice, oltre che agevole.
Come nelle favole? Pensate forse che i fratelli Grimm (sono loro le favole più famose) avessero come argomento centrale divani, parlare del più e del meno e amabilmente relazionarsi con i vicini? Non è piuttosto che nella stesura originale la matrigna di Cenerentola avesse ordinato al cacciatore di portarle fegato e polmoni della figliastra per gustarseli con sale e pepe? Vogliamo magari dirottare su Andersen e la Piccola Fiammiferaia?

Come nella favole? Ma per carità……..

Tonguessy

Fonte: www.comedonchisciotte.org

15.09.2017

[1]http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Nonciclopedia:Sospensione_del_servizio

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DesEsseintes
DesEsseintes
15 Settembre 2017 , 15:52 15:52

Cito. “L’etica postmoderna prevede l’azzeramento dei significati ovvero l’indeterminatezza ontologica ” Secondo me qualche sorta di doppia realtà è sempre esistita insieme alla “indeterminatezza ontologica” almeno nella misura in cui ogni individuo non si rendeva pienamente conto delle contraddizioni dovute alla sovrapposizione dei due piani. La differenza di oggi è che non è più una rappresentazione prodotta autonomamente; non solo il pensiero etico e politico che deve essere quello prescritto in funzione globalizzante ma anche l’arte o forme un tempo molto vitali di subcultura come l’argot, il cockney, i dialetti, perdono consistenza e si riducono al “pittoresco/sbracato”. PS: per esempio l’argot: molti ormai credono che sia semplicemente una sorta di diverso vocabolario con parole in codice come “braquage” (rapina) o “piger” (capire o acchiappare). Invece è quella che in altri contesti si chiama “lingua degli uccelli” in cui la produzione del valore semantico è data dal contesto e dalle assonanze in una maniera priva di una codificazione precisa. Come per l’espressione francese “parbleu” che equivale al nostro “perbacco”; deriva da “par le sang (de) Dieu !” che veniva pronunciato senza il “de”. Per evitare la bestemmia diventava (Molière) “par le sang bleu” ma già nel XV secolo era “par le… Leggi tutto »

DesEsseintes
DesEsseintes
Reply to  Tonguessy
15 Settembre 2017 , 16:37 16:37

“Spero che tu comprenda l’enorme differenza che esiste.”

Spero che tu comprenda che stavo parlando della stessa cosa solo che cercavo di trovarne una causa che non fosse quella a mio avviso leggermente generica dell’avvento della weltanschauung postmoderna e, soprattutto, sulla quale si possa pensare di riuscire a operare.

Sull’enantiosemia potrebbero esistere dei motivi profondi diversi da quello di un progressivo ribaltamento dovuto all’uso storico.
Ne parlano Carl Abel e rifacendosi a lui anche Freud, confutati da Benveniste con delle buone ragioni che però secondo me non colgono il punto.

DesEsseintes
DesEsseintes
Reply to  Tonguessy
15 Settembre 2017 , 17:28 17:28

Giusto, lo dico pure io, però se tu vendi un prodotto scadente che per di più ti fa male c’è da considerare perché l’acquirente lo compra.
Se si dice che non può fare altrimenti il discorso è chiuso e si resta sul compianto per i tempora e i mores in cui sono tutti bravissimi.
A me interessa sapere perché si insiste a comprare quel prodotto scadente che fa male e soprattutto cosa si può fare per produrne uno in proprio.

Pierrot Lenolese
Pierrot Lenolese
Reply to  DesEsseintes
15 Settembre 2017 , 18:41 18:41

Continua a comprarla perché il dubbio è stato assunto a verità ontologica necessaria prescindendo la naturale vocazione del dubbio alla conoscenza.
Dubito quindi so. Che razza di enantiosemia è mai questa!
In altre parole il dubbio non è necessario se non è principalmente un veicolo verso la verità, dopo il dubbio arriva la certezza e sulle certezze si possono costruire meglio molte cose, anche prodotti.
Il punto è: l’acqua ha o non ha memoria?

DesEsseintes
DesEsseintes
Reply to  Pierrot Lenolese
15 Settembre 2017 , 18:59 18:59

Ragazzi la verità da raggiungere lasciamola perdere.
Riprendiamo la filosofia della prassi.

Pierrot Lenolese
Pierrot Lenolese
Reply to  DesEsseintes
15 Settembre 2017 , 19:26 19:26

Si dà il caso che la scienza della filosofia della prassi fa tutto un sorso. La verità non va compresa una volta per tutte, la verità va conosciuta, della verità bisogna farne esperienza.

marcobaldi
marcobaldi
Reply to  Pierrot Lenolese
15 Settembre 2017 , 19:39 19:39

No.
Non e’ un caso che si accaniscano in particolare su greci e italiani.
Quelli AVREBBERO uno strumento culturale; la loro lingua; dunque la loro cultura; alla portata di troppi…

DesEsseintes
DesEsseintes
Reply to  Pierrot Lenolese
15 Settembre 2017 , 19:57 19:57

Eh no, la verità la fai tu o meglio la fa il gruppo.
Vediti il film “El Abrazo de la Serpiente”.
La verità lí è nel sogno (quella individuale), nella “canzone” (quella collettiva) ed è custodita dal giaguaro primordiale ma come è ovvio “sogni” e “canzoni” li facciamo noi (anche se con l’aiuto del Maestro Capi e avendo come riferimento lo sgiatdo dell’antico felino).
Film che gli è mancato un pelo per essere un capolavoro.
Quando finalmente si vedono gli occhi del giaguaro, che a lungo incombe invisibile durante tutta la storia, è una visione.

Giuliano
Reply to  DesEsseintes
15 Settembre 2017 , 18:47 18:47

Scusa , ma stai chiedendo perché la gente si sottomette ai modelli culturali diffusi dai media?

DesEsseintes
DesEsseintes
Reply to  Giuliano
15 Settembre 2017 , 18:59 18:59

Sí.

Giuliano
Reply to  DesEsseintes
15 Settembre 2017 , 23:41 23:41

Secondo me questi contenuti dei media, anche se idioti, creano un terreno di confronto comune, che i più accettano per non rischiare la figura dei “perdenti”, che restano indietro. Chiaro che se hai personalità e sei comunicativo di natura, allora riesci a importi anche con la tua originalità, ma non è da tutti. Altrimenti per competere devi farlo all’interno di questo linguaggio dei media, fatto magari di status symbol.

natascia
15 Settembre 2017 , 17:25 17:25

Sono certa sarà una riflessione semplice. Raramente nella storia , personalità di bassa estrazione sociale sono riuscite non solo a guadagnare una sicurezza economica in una sola generazione, e ad elaborare delle espressioni artistiche tali da influenzare la società. Il dopoguerra e le conquiste sociali proletarie hanno permesso di salire, in certo qual modo, la scala sociale dal punto di vista economico e di illudere le masse sulla facilità di cambiamento su determinate categorie di situazioni sociali. Ora quella sbornia è finita. Non solo l’ascensore si è bloccato, ma tutto il clima sociale è stato contaminato al punto, da non avere la forza di esprimere desideri di salita, se non quelli contingenti della sopravvivenza materiale. Il nostro poeta nato nel dopoguerra, sofferente e consapevole , influenzante ancor oggi i cuori e le menti di molti giovani, non può che invitarli a resistere artatamente nel divano di casa. Resistere in famiglia, nel territorio , in sobrietà. Resistere e studiare, uniche armi per un cambiamento futuro.

Bastian
Bastian
Reply to  natascia
15 Settembre 2017 , 19:03 19:03

Dostoevskij colloca l’aurora della vita intellettuale russa un secolo prima della
nascita di Puskin. Occorsero decenni ed una ferma volontà dei
sovrani di Russia affinché la letteratura europea fosse dapprima
recepita, poi assimilata ed infine rielaborata secondo quelli che
erano i canoni estetici delle illuminate zarine settecentesche. Il
sommo poeta fu l’espressione finale di tale formidabile volontà
nonché primordiale sorgente del sublime Ottocento pietroburghese.

Se guardiamo alle nostre spalle, la Grande Guerra che dette origine all’Età
Contemporanea è ancora relativamente vicina: l’interrogativo
semmai riguarda i riferimenti culturali. Nel ‘45 abbiamo accettato
passivamente il ciarpame statunitense, credendo di poter così
sostituire la nostra matrice culturale latina uscita annientata dal
conflitto mondiale, senza tener conto delle drammatiche differenze in
essere tra due visioni del mondo totalmente inconciliabili.

Al contrario di Puskin, Vasco Rossi è il prodotto di un equivoco, non di una
volontà.

DesEsseintes
DesEsseintes
Reply to  Bastian
15 Settembre 2017 , 19:07 19:07

E Puskin era nipote di un immigrato nero africano, come lo era anche il primo Granduca di Toscana, figlio dell’amante nera del futuro Papa Clemente VII.

MarioG
MarioG
Reply to  DesEsseintes
15 Settembre 2017 , 19:16 19:16

Ebbene?
Non ci resta che aspettare che crescano i nipotini della Kyenge…

Bastian
Bastian
Reply to  DesEsseintes
15 Settembre 2017 , 19:17 19:17

Vero, ma il buon Gannibal venne sottoposto ad un processo di “russificazione”: non credo si possa dire lo stesso dei baldi giovani che assaltano le coste europee 😉

DesEsseintes
DesEsseintes
Reply to  Bastian
15 Settembre 2017 , 19:51 19:51

Sí, ma altrove si parlava dei neri che sarebbero privi di coscienza e introspezione.
Gannibal divenne generale dell’esercito russo e fu nobilitato dallo Zar.

Bastian
Bastian
Reply to  DesEsseintes
15 Settembre 2017 , 20:05 20:05

Ricordo la conversazione, anche se non partecipai direttamente. Credo si possa affermare che solo uno Stato sovrano e con un’alta opinione di sé possa integrare elementi giunti da civiltà “altre”: in assenza dello Stato, come accade in Italia, qualsiasi discorso relativo all’integrazione è fumo negli occhi dell’opinione pubblica. Non abbiamo bisogno di stranieri, occorre recuperare gli italiani prima che si verifichi la definitiva caduta nella barbarie del Belpaese.

Bastian
Bastian
Reply to  Tonguessy
16 Settembre 2017 , 11:32 11:32

Sì, è imbarazzante. Ma altresì indicativo di una mai doma vitalità. Che scendano in piazza, che urlino, che si dimenino.
Nel frattempo cercheremo un abile vasaio, che doni forma ed uno scopo a tale tumultuosa mistione.

Annibale Manstretta
Annibale Manstretta
Reply to  DesEsseintes
16 Settembre 2017 , 9:43 9:43

che barba, che noia…

Holodoc
Reply to  DesEsseintes
16 Settembre 2017 , 1:06 1:06

Anche Leonardo da Vinci aveva quasi certamente ascendenza araba. Sappiamo che era figlio illegittimo, e pare che la madre fosse una serva di origine levantina.

Possiamo supporre che per la sua scrittura “segreta” da destra a sinistra si sia ispirato ai testi arabi… come i trattati di meccanica che sono ancora conservati nella Biblioteca Laurenziana di Firenze e che non può non aver consultato.

Nonsenepuòpiù
Nonsenepuòpiù
Reply to  DesEsseintes
16 Settembre 2017 , 10:36 10:36

Nulla contro i neri, che in italiano si chiamano correttamente negri (visto che non abbiamo l’equivalente del termine negativo nigger con cui confonderlo), ma Gannibal era semita, nato lungo il confine etiope-eritreo, di famiglia regnante, preso in ostaggio a 7 anni per garantirsi la fedeltà dei genitori, e venne istruito a Costantinopoli,
in Russia ed in Francia dove divenne capitano al servizio di Luigi XV.

Poco a che fare con gli immigrati che arrivano da noi.

DesEsseintes
DesEsseintes
Reply to  Nonsenepuòpiù
16 Settembre 2017 , 10:54 10:54

Niente da fare.
Non capiscono.
Io ci ho provato.

Antonio
Antonio
Reply to  DesEsseintes
16 Settembre 2017 , 11:27 11:27

Eccolo che riparte con la monomania del meticciamento. Mi chiedo se sbavi come gad lerner quando pronunci la parola. Sempre pronto a volerci sponsorizzare il genio di negri ed altri allogeni come indispensabile… DesEsseintes l’etnomasochismo è un male curabile! Anzi che tentare in vano di ammorbare gli altri, curati!

DesEsseintes
DesEsseintes
Reply to  Antonio
16 Settembre 2017 , 11:39 11:39

Ma che hai capito… 😀

Povera gente.
Però non so perché fa piacere guardarvi mentre vi rotolate ringhianti nel vostro lutulento marasma spirituale.
D’altronde la fine del Kali Yuga è proprio cosí che avviene.

Antonio
Antonio
Reply to  DesEsseintes
16 Settembre 2017 , 11:45 11:45

Un vero maestro di supercazzole intelletualoidi.

Bastian
Bastian
Reply to  Nonsenepuòpiù
16 Settembre 2017 , 11:15 11:15

La vita di Gannibal fu densa di accadimenti straordinari, ed era certamente un nobile condottiero. Difficile trovare una sì alta integrità morale presso le masse di immigrati accorse in Italia su gentile invito della Bonino.
Salvo solo i rappresentanti della comunità eritrea, sovente ben istruiti e certo consci del loro ruolo nella società.

Ma l’abbronzatissimo Obama disprezzava l’Eritrea al pari della Nord Korea, da cui l’astio dei nostri lungimiranti Governi per una delle pochissime Nazioni africane provviste di spina dorsale.

Holodoc
Reply to  natascia
15 Settembre 2017 , 22:53 22:53

Condivido.
Nel dopoguerra con la sottomissione agli angloamericani
abbiamo iniziato a considerare la nostra cultura come inferiore, il boom e il benessere ci hanno rammolliti facendoci credere che la festa sarebbe durata per sempre.

Questo non è avvenuto in Spagna in quanto non è stata occupata da stranieri nel dopoguerra e non ha avuto il boom economico che abbiamo avuto noi.
Infatti gli spagnoli hanno saputo integrare splendidamente le loro tradizioni con la vita moderna. E non si sono rammolliti come noi italiani.

Un esempio: in Spagna ho visto delle DONNE lavorare come STRADINE in un cantiere… conoscete qualche donna italiana disposta a farlo?

lupodeicieli
lupodeicieli
15 Settembre 2017 , 18:25 18:25

@ Sparite le ideologie forti: difficile che si possa diffondere qualcosa di nuovo se viene proibito, se si viene denunciati e portati a processo, se appunto si va controcorrente. Per ora a parte censure varie operate da FB e forse da altri, non so di persone consegnate ai giudici. Tuttavia ci sarebbero altri modi di diffondere ideologie forti, se ci fossero queste ideologie. Per citare Paolo Barnard (ante Tech Gleba) dico che si potrebbe anche fare qualcosa in tal senso, magari lontano dalle tastiere , a contatto con la gente: il tutto per le generazioni future, dato che il pessimismo o realismo di Paolo, ci dice che noi non vedremo il cambiamento ma i nostri figli o direi i nostri nipoti, forse sì. Per sorridere posso aggiungere che nei suoi post Barnard invita a non fare figli, quindi quando si riferiva a figli e nipoti, doveva per forza riferirsi a quelli di altre persone e prima dei suoi post.

DesEsseintes
DesEsseintes
Reply to  Tonguessy
15 Settembre 2017 , 21:06 21:06

Su questo, detto alla romana, te l’appoggio al 100%.

FabioEr0976
FabioEr0976
15 Settembre 2017 , 18:37 18:37

I diritti umani non prescrivono solo i diritti civili , ma anche quelli sociali . La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani sancisce l’obbligo ai diritti economici, sociali e culturali (all’alimentazione, alla casa, all’educazione, al lavoro, alla salute, all’assistenza, ecc.) . E il riferimento al principio di interdipendenza e indivisibilità di tutti i diritti umani ( sociali e civili ) è stato e viene enunciato , e più volte ribadito , da tutte le istituzioni internazionali a partire dall’ONU Quindi la disuguaglianza e la povertà non dipendono dai diritti umani , ma se mai da una loro mancata applicazione . Tra l’altro la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani è del ’48 : cioè coincide proprio con l’inizio del WelfareState . WelfareState solo occidentale si intende : che si può quindi anche tradurre come WarfareState , di cui certo passatismo fa la sua cieca apologia . Non capisco nemmeno che ca**o c’entri il Postmodernismo con il “basta che non opponiate resistenza alle mostruose condizioni di lavoro a cui siete sottoposti” . Basta dare una letta , anche di sfuggita , a “La situazione della classe operaia in Inghilterra” di Engels , per confrontare le “confortevoli” condizioni di lavoro di un lavoratore a… Leggi tutto »

marcobaldi
marcobaldi
Reply to  FabioEr0976
15 Settembre 2017 , 19:29 19:29

L’ Internazionale socialista nacque proprio per BLOCCARE i flussi migratori.
Prima arma di ricatto dei padroni. Da sempre e da ben prima di Marx CHE LO CONFERMAVA

FabioEr0976
FabioEr0976
Reply to  marcobaldi
15 Settembre 2017 , 19:47 19:47

Ma davvero ? Mi metti qualche citazione ? Se hai difficoltà ti aiuto…

marcobaldi
marcobaldi
Reply to  FabioEr0976
16 Settembre 2017 , 8:36 8:36
FabioEr0976
FabioEr0976
Reply to  marcobaldi
15 Settembre 2017 , 22:55 22:55

Non volevo nemmeno risponderti ( che senso ha rispondere a un commento ignorante simile ) ma ho appeno visto che Tonguessy ti ha messo un “mi piace” … e allora ( lasciamo perdere il livello : dico solo che da qui capisco anche le idee confuse dell’articolo ) vi cito sull’immigrazione sia Marx che Lenin , i quali spiegano non solo che la borghesia ha interesse a dividere il proletariato , fomentando tra i lavoratori sentimenti di paura, ostilità e razzismo contro i lavoratori immigrati ; ma anche il carattere progressista dell’abbattimento di barriere alla circolazione delle persone : “Non c’è dubbio che solo l’estrema povertà costringe gli uomini ad abbandonare la patria e che i capitalisti sfruttano nella maniera più disonesta gli operai immigrati. ma solo i reazionari possono chiudere gli occhi sul significato progressivo di questa migrazione moderna dei popoli. la liberazione dall’oppressione del capitale non avviene e non può avvenire senza un ulteriore sviluppo del capitalismo, senza la lotta di classe sul terreno del capitalismo stesso. E proprio a questa lotta il capitalismo trascina le masse lavoratrici di tutto il mondo, spezzando il ristagno e l’arretratezza della vita locale, distruggendo le barriere e i pregiudizi nazionali, unendo… Leggi tutto »

marcobaldi
marcobaldi
Reply to  FabioEr0976
16 Settembre 2017 , 9:01 9:01

Marx e Lenin spiegano che il capitale usa sistematicamente l’ emigrazione per abbassare i salari.
Punto !

FabioEr0976
FabioEr0976
Reply to  Tonguessy
15 Settembre 2017 , 22:34 22:34

Si , grazie Tonguessy , conosco la filosfia ( e , “per precisione” , in realtà i diritti umani cominciano ad essere pensati molto prima della Scuola di Salamanca ) , ma ti ho fatto delle osservazione sui diritti economico e sociali a cui non hai risposto . E no , che Medici Senza Frontiere o Rifondazione Comunista sui migranti la pensino come la Clinton Foundation e Soros ( ma sarà vero ? ) non mi dice nulla : tranne che le insinuazioni complottiste è l’apice del pensiero ( si fa per dire ) reazionario , a cui faccio rispondere Marx ( “La borghesia ha giocato nella storia un ruolo altamente rivoluzionario(..)Con grande dispiacere dei reazionari essa ha sottratto all’industria il suo fondamento nazionale.(..) Le separazioni e gli antagonismi nazionali dei popoli vanno scomparendo sempre più già con lo sviluppo della borghesia, con la libertà di commercio, col mercato mondiale, con l’uniformità della produzione industriale e delle corrispondenti condizioni d’esistenza. Il dominio del proletariato li farà scomparire ancor di più(…) Proletari di tutto il mondo unitevi” . K.Marx – IlManifesto ) e Lenin ( “Il marxismo sostituisce a ogni nazionalismo l’internazionalismo, la fusione di tutte le nazioni in una unità… Leggi tutto »

Giangiacomo
Giangiacomo
Reply to  FabioEr0976
16 Settembre 2017 , 3:23 3:23

Fabio estrapolare alcuni passi di Marx dai suoi testi piuttosto che applicare il suo metodo di analisi a una società diversa da quella che egli prese in oggetto all’epoca è fuorviante e non può che portare a conclusioni sbagliate. L’internazionalismo,in assenza di un partito proletario transnazionale forte, organizzato, cosciente dei fini che si propone e dei mezzi necessari per raggiungerli è ideologia, una reliquia per fedeli. Il materialismo dialettico è la negazione filosofica di un procedimento conoscitivo che assume per immutabile un dato oggetto invece che continuamente in trasformazione, determinato nella fattispecie dalle mutazioni storiche economiche e sociali. Non si può scambiare l’internazionalismo agitato oggi per quello a cui faceva appello Lenin; come non si può scambiare la migrazione per il lavoro di allora con quella di oggi: il tutto va contestualizzato. In paesi nei quali lo stato sociale, il welfare, sta subendo un processo di demolizione controllata, in cui si rimprovera ai lavoratori autoctoni di non voler svolgere lavori “umili”, intendendo con ciò lavori sempre più sottopagati, con tutele sempre minori. Tuttavia il sistema ha bisogno di manovalanza. Se il lavoratore può combattere il proprietario o il datore di lavoro senza la violenza o il terrorismo, lo può fare… Leggi tutto »

Grandepuffo
Grandepuffo
Reply to  FabioEr0976
16 Settembre 2017 , 9:01 9:01

L’internazionalismo è stato usato come un ” Cavallo di Trotsky”
dai globalisti.

marcobaldi
marcobaldi
Reply to  FabioEr0976
16 Settembre 2017 , 9:09 9:09

Lei temo ignori la differenza (radicale) tra internazionalismo socialista e cosmopolitismo borghese (liberale)

DesEsseintes
DesEsseintes
Reply to  FabioEr0976
16 Settembre 2017 , 4:48 4:48

Invece io Marcuse, dopo averlo riletto da poco, lo lascerei proprio perdere. Uno che non aveva capito una mazza come lui è raro. Per quanto riguarda le condizioni dell’operaio di oggi e il riferimento al caporalato si stanno semplificando le cose e/o confondendo i piani. 1) il lavoratore italiano sta meglio che nell’ottocento e anche meglio che negli anni cinquanta/sessanta. Solo che si tratta di una considerazione che non tiene conto di un aspetto estremamente importante: nel dopoguerra la gente lottava e sapeva o quantomeno sperava di: – Poter migliorare la propria condizione – Con le proprie forze ossia era convinta di avere una sua forza contrattuale Oggi staranno meglio dal punto di vista materiale ma da quello comunitario relativo alla loro classe sociale stanno molto peggio. 2) il riferimento al caporalato come il luogo dei lavoratori senza diritti è del tutto privo di senso. Occorre capire (o per alcuni evidentemente meno elastici e quindi più fragili) che quel mondo senza diritti è l’inevitabile prodotto del mondo con i diritti. Mi riferisco, ma non solo, lo porto come esempio paradigmatico, al rapporto fra condizioni dei lavoratori nei paesi ricchi e nei paesi coloniali o neo coloniali. Non esiste questa sciocchezza… Leggi tutto »

ignorans
ignorans
15 Settembre 2017 , 18:47 18:47

Se le persone al mattino prendono cappuccino e brioche, poi vanno a lavorare, poi vanno al supermercato, poi passano altro tempo al mercatino o a fare shopping in centro e poi si sbattono davanti alla TV o alla ricerca di qualche “spettacolo”, allora è meglio se “le società non esistono, esiste solo l’individuo”, nel senso che solo il singolo con la sua volontà si può allontanare da quel modello
L’analisi sociale è qualcosa di maledettamente fuorviante. Se vuoi trovare delle perle le trovi nel singolo. Puoi trovare qualche individuo interessante in virtù dei suoi percorsi, che di solito non sono quelli della massa. La massa interessa a chi fa marketing perché gli occorre conoscere cosa desideri, dato che poi a soddisfargli i desideri ci si guadagna.

ignorans
ignorans
Reply to  Tonguessy
15 Settembre 2017 , 21:43 21:43

Come vedi sei costretto a citare un singolo. Ciò che si è sviluppato nella coscienza di Pasolini si è sviluppato lì, non nelle masse.

ignorans
ignorans
Reply to  Tonguessy
15 Settembre 2017 , 22:52 22:52

“Massa” è sinonimo di “pesante”, è ciò che è pesante tende ad andare verso il basso. Quindi nessun sano di mente vorrebbe stare nella massa…..che nel nome ha scritto il suo destino…. È questa la genesi degli eroi….

natascia
Reply to  ignorans
16 Settembre 2017 , 7:45 7:45

La massa sostiene e schiaccia. Io credo negli archetipi, in un inconscio collettivo che sta preparando il conto. In questo momento i vari tink tank credono di aver trovato il modo per azzeralo, rifarlo, stravolgerlo in modo da serrare , se possibile, ancor più la morsa della manipolazione. Questi pericolosi narcisisti non hanno ancora di fronte la forza dei nuovi intellettuali disperati. Ma la massa li riconoscerà.

marcobaldi
marcobaldi
15 Settembre 2017 , 19:22 19:22

Gli uomini (LIBERI) sono tutti uguali.

Perche’

Sono tutti UNICI E IRRIPETIBILI

Rosanna
15 Settembre 2017 , 20:31 20:31

Una chicca recente recente, a conferma di quello che dici, Morgan correrà alle elezioni regionali in Sicilia al fianco di Vittorio Sgarbi. Ad annunciarlo è stato il cantante in un’intervista al Corriere della sera. “La Sicilia è piena di talenti – dice -. Io e Vittorio vorremmo che fosse proprio la Sicilia a trainare l’Italia”. Viviamo immersi nella società dello spettacolo, che si è adattata alle rapide mutazioni genetiche dei new media e si è manifestata come la vera rivoluzione postmoderna del 900 e del terzo millennio. Il partito di Sgarbi e Morgan, lista “Rinascimento”, è dato dai sondaggi al 5%, quindi il trend continua sempre più vistoso, Platone aveva immaginato una Repubblica governata dai filosofi, ed ora le sue previsioni si stanno avverando, un filosofo al potere, più un artista dal piglio piuttosto bizzarro, che non sa né suonare, né cantare, ma bensì fare “spettacolo” … la quinta essenza della postmodernità.
http://gds.it/2017/09/09/morgan-candidato-in-sicilia-con-sgarbi-partiremo-dallarte_722577/

Rosanna
Reply to  Tonguessy
15 Settembre 2017 , 21:58 21:58

Beh … Sgarbi è un filosofo, prima di diventare critico d’arte, quindi un caprone filosofo, più una capretta artistica, e ora si è aggiunto anche Tremonti … altra capra politica economica dell’età postmoderna.

SanPap
Reply to  Rosanna
15 Settembre 2017 , 23:44 23:44

Serena Rosanna,
lo tzunami sta arrivando
(Sgarbi questa sera blaterando di Rinascimento dalla Gruber non ha avuto il coraggio di dire che ha imbarcato nell’avventura siciliana Morgan, e quando non si ha coraggio di presentare i propri compagni di viaggio non si va lontani; Mieli rideva sornione e continuava a dire che non capiva cosa volessero fare Sgarbi e Tremonti, poi al commiato glielo ha detto ‘Speriamo che il vostro libro venda bene’.)

DesEsseintes
DesEsseintes
Reply to  SanPap
16 Settembre 2017 , 3:53 3:53

Che soggetti tutti e tre.
Tremonti per capire il loffio che è bisogna leggere il suo ultimo libro Mundus Furiosus.

Speriamo davvero che arrivi sto tsunami, e presto.

Tizio8020
Reply to  Tonguessy
16 Settembre 2017 , 22:04 22:04

“Entrambi capre” !!!!

NAULUM .
NAULUM .
15 Settembre 2017 , 21:06 21:06

La mitica scena di Quadrophenia quando bellboy viene beccato al Grand Hotel
https://www.youtube.com/watch?v=KVZ_47CHK6c

Ronte
16 Settembre 2017 , 7:35 7:35

Magari fossero sparite le classi (obbiettivo marxista). Di certo al momento sono quasi scomparse le lotte di classe, ma per uniformità di pensiero indotto (obbiettivo capitalista). Temporaneo incantesimo, condizionamento…Temporaneo perchè nulla è eterno.
In giro tira brutta aria (la più grande crisi capitalistica degli ultimi 80anni) e può darsi che qualcosa bolle in pentola, e quel ribollir non sia dei tini ma lo sfaldarsi dello strafottente colosso egemonico. Allora ne vedremo delle belle, e la ‘Piccola Fiammiferaia’ avrà modo di scaldarsi e tornare a vivere…

agendone
agendone
16 Settembre 2017 , 9:17 9:17

Il tanto vituperato individualismo è quello che sta presevando l’occidente da guerre interne. In tutto il resto del mondo dove il clan, la tribù, la confessione religiosa prevalgono sull’individuo, la guerra è una situazione costante. Non appenna gli individui fanno gruppo subito nasce l’aggressività verso chi non è parte del gruppo, lo sivede la domenica con le tiifoserie negli stadi.

Primadellesabbie
Reply to  agendone
16 Settembre 2017 , 9:54 9:54

Mi domando dove lo vediate l’individualismo, sarà mica la trovata del travestimento domenicale descritto nell’articolo o la foga di voler dare il proprio parere su tutto?

Di questi tempi, tutto quello che mi capita di leggere di politica o peggio, di economia, si ispira a idee che prevedono l’esistenza di una tipologia umana monotona ed uniforme, e si differenziano e scontrano sul tipo di uniformità da imporre e su come scandire la monotonia.

Se poi parliamo di conflittualità a prevalere per quantità, durata ed estensione é senz’altro il conflitto burocratico che ha per obbiettivo e vittima l’individuo che “sgarra”.

agendone
agendone
Reply to  Primadellesabbie
16 Settembre 2017 , 10:51 10:51

L’individualismo non c’entra nulla con quelli che vanno ai motoraduni della Harley. Quello è solo un hobby, come il softair o l’alpinismo, solo un po’ più costoso. L’individualismo è il carburante che fa muovere chi punta all’accrescimento del proprio status sociale e della propria posizione economica ritenendosi svincolato da qualunque contesto familiare, sociale e geografico. Non è individulsta chi emigra per cerrcare lavoro, è individualista chi in 10 anni cambia 5 aziende, 5 città e magari 5 nazioni per avere 5 progressioni di carriera. Sono i top manager, ad esempio. Si presentano come “cittadini del mondo”, cosmopoliti, ma la verità è che a loro si adatta perfettamente il detto che sia “Francia o Spagna l’importante è che si magna” (tanto aggiungo io). Non prenderanno mai il fucile per nessuna nazione e per nessuna ideologia. Oggi sono difensori del libero mercato, se domani tutto il mondo fosse comunista punterebbero ai vertici del partito.

Primadellesabbie
Reply to  agendone
16 Settembre 2017 , 12:35 12:35

Adesso ho capito a quale aspetto ti riferisci.

Si tratta di un fenomeno introdotto e conseguente all’imporsi di quello che chiamavamo “managerismo”, un meccanismo diffusosi irresistibilmente cui consegue una deresponsabilizzazione generale e variamente e puntualmente giustificata.

Ho cercato di parlarne in passato ma senza successo.

DesEsseintes
DesEsseintes
Reply to  Primadellesabbie
16 Settembre 2017 , 11:09 11:09

Non credo si parli di quello, poi magari c’è anche qualcuno che non sa esprimerlo ma ho l’impressione che ci si riferisca ad altro che non è quella “individuazione” a cui credo tu ti riferisca. Una “individuazione” che secondo me, e se non ho capito male dovrebbe essere anche il tuo pensiero, non può prescindere da un senso di appartenenza molto forte legato in maniera cogente a una tradizione condivisa. Qui invece individualismo significa una cosa di cui hanno parlato molto De Maistre e anche Tocqueville, che era un democratico ma si rendeva conto molto bene delle aporie che incombevano nel nuovo mondo sorto dopo la fine dell’Ancien Régime. Individuo significa che si è “liberi” da qualsiasi sub appartenenza che non sia quella del tutto impersonale dello Stato. In altre parole i corpi intermedi non esistono più con grandi vantaggi ma anche con grandi svantaggi ossia l’uomo si trova “del tutto solo” di fronte alla Istituzione e diventa – per esempio – colpevole del suo destino che invece prima veniva accettato con maggiore serenità ed era quindi “condivisibile” almeno in parte. Nell’Ancien Régime il rapporto con il potere era personale se non direttamente con il signore – che a mio… Leggi tutto »

Primadellesabbie
Reply to  DesEsseintes
16 Settembre 2017 , 11:50 11:50

Allora non vorrei trascinare fuori tema.

La traccia che hai messo, richiamando le possibilità di individuare la propria strada e percorrerla, offerta dall’Ancien Régime a quelli (pochi purtroppo) che ‘appartenevano’ più che averne il senso, va nella direzione che intendo, auspicabilmente estesa senza stigma di sorta a chi, nel rispetto della società in cui vive, ne avverta l’esigenza.

Colgo l’occasione per notare che l’ascensore sociale, che spesso tu ed altri richiamate, sebbene indispensabile ed irrinunciabile, appare un ulteriore invito ad un certo conformismo, quasi un ‘suggerimento’ di troppo.

Primadellesabbie
Reply to  Tonguessy
16 Settembre 2017 , 13:19 13:19

E se avesse sognato di fare il pastore?

Proporre, insinuare come ideale il perseguimento di quello che per te é auspicabile ad altri, presentandolo magari come ovvietà.

Questo intendo per invito al conformismo.

DesEsseintes
DesEsseintes
Reply to  Tonguessy
16 Settembre 2017 , 14:00 14:00

Cito: “Ripeto la domanda: conforme significa di forma uguale; quindi il figlio del pastore che diventa avvocato a quale forma sarebbe uguale? A quella degli avvocati che ha appena conosciuto? A quella dei suoi genitori pastori specie quando si mette la toga?” Ecco un eccellente sofisma (di quelli validi; avevi accennato ai sofismi a proposito dell’enantiosemia). Oltretutto ci sono tre questioni importanti: 1) occorre la possibilità dell’ascensore ma la cosa realmente importante è che si stanilisca il concetto che il privilegio sociale e la ricchezza non possono essere interamente ereditabili 2) con un ascensore sociale molto diffuso è ovvio che alcuni saliranno e alcuni scenderanno quindi sarà più difficile il mantenimento della rendita di posizione. Se questa prassi si stabilisce genererà automaticamente due effetti: il primo un forte aumento della solidarietà fra classi diverse che nel giro di due massimo tre generazioni avranno sdrammatizzato di molto il peso dei gap sociali; il secondo che si svilupperà una fortissima cultura del welfare statale perché tutti avranno interesse a essere tutelati quando sarà il loro turno di scendere qualche gradino. 3) infine, di questo sono assolutamente convinto anche se mi rendo conto appaia un po’ troppo profetico, una nuova società fondata sulla… Leggi tutto »

Primadellesabbie
Reply to  Tonguessy
16 Settembre 2017 , 14:03 14:03

“…conforme significa di forma uguale; quindi il figlio del pastore che diventa avvocato a quale forma sarebbe uguale? A quella degli avvocati che ha appena conosciuto? A quella dei suoi genitori pastori specie quando si mette la toga?”

Mi fai un appunto di cui dovresti essere il destinatario: quando mai ho usato il termine “conforme”? Ho parlato di “conformismo” che secondo la Treccani:

conformismo Tendenza a conformarsi, anche solo in apparenza, a dottrine, usi, opinioni prevalenti socialmente e politicamente. Il conformista tende infatti a fare proprie, in modo passivo, le dottrine politiche e religiose seguite dalla maggioranza dei componenti del gruppo cui appartiene. In senso più ampio, il c. è visto come accezione negativa di chi si adatta facilmente alle opinioni o agli usi prevalenti, alla politica ufficiale, alle disposizioni e ai desideri di chi è al potere.

Diego Binelli
Diego Binelli
19 Settembre 2017 , 9:16 9:16

” Tutta la settimana a servire i clienti come cassieri di banca, come
agenti assicurativi oppure qualsiasi altra attività del terziario dove
l’aspetto assume un valore assoluto. […] giacca e cravatta dalle 9 alle 5 dal lunedì al venerdì.”

Ma quando mai?? Quanti decenni fa? Adesso se vai in Unicredit sembra di entrare in un centro sociale, il più elegante ha la felpa senza cappuccio.