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Come nelle favole

 

DI TONGUESSY

comedonchisciotte.org

Ne ho conosciuti diversi. Tutta la settimana a servire i clienti come cassieri di banca, come agenti assicurativi oppure qualsiasi altra attività del terziario dove l’aspetto assume un valore assoluto. Un lavoro non esattamente entusiasmante, giacca e cravatta dalle 9 alle 5 dal lunedì al venerdì. Poi il fine settimana avviene la trasformazione: il tatuaggio ben nascosto dal colletto inamidato della camicia spunta tra la canotta e il giubbetto di pelle e i capelli sempre ben rasati vengono avvolti da una vistosa bandana, le scarpe di vitello lasciano il posto a stivaletti in cuoio mentre dei jeans sdruciti sostituiscono i pantaloni con la riga ben stirata. La moto (una Harley, generalmente) aspetta paziente in garage. Tutto ciò potrebbe sembrare una serie di stranezze vagamente schizofreniche. Purtroppo non c’è nulla di strano in tutto ciò, niente che possa additare il cosciente bancario come affetto da turbe psichiche. In una società psichiatrica ogni stranezza è ben tollerata, basta che non impatti negativamente sui rendimenti previsti: in fin dei conti i diritti umani sono tutti qui. Ci si adagia seguendo i precetti fino al limite previsto, poi tana liberi tutti. Il vero problema, semmai, è che spesso gli attori non si rendono conto di essere in una recita, e si immedesimano così in profondità che l’ambivalenza non viene più percepita come una deriva per quanto riguarda la gestione del proprio essere diviso tra due modalità contrapposte, ma come un’assoluta normalità. Si può essere cioè trasgressivi ed ossequiosi allo stesso tempo, senza incorrere in un minimo di crisi di coscienza. Ossequiosi al limite della piaggeria da lunedì a venerdì, e trasgressivi al limite dell’insolenza da venerdì a lunedì. Ovviamente i paletti temporali possono variare, la modalità no. Ad esempio si può si può cantare “voglio una vita spericolata, una vita maleducata che se ne frega di tutto” negli anni ‘80 e in seguito volere “crescere bambini e avere dei vicini”, come se la “vita spericolata come Steve McQueen” un trentennio dopo non potesse che significare stare “seduti sul divano a parlar del più e del meno”. In effetti anche il divano,  trent’anni dopo essere stato acquistato, non può che comportare rischi simili alle varie acrobazie motoristiche in cui McQueen amava esibirsi. Tutto spianato, tutto omologato: rischio uguale a divano e vita maleducata che se ne frega di tutto uguale crescere bambini ed avere dei vicini.

E’ diventato tutto così maledettamente normale e prevedibile che oggi non è neanche più necessario nascondere tatuaggi e piercing sotto precisi vestiti regimental. I diritti umani hanno spazzato via gli ultimi rimasugli di reticenze estetiche, lasciando però le condizioni economiche saldamente nelle mani delle elites. In realtà si è trattato di uno scambio “alla pari”: siete liberi di tatuarvi come meglio credete basta che non opponiate resistenza alle mostruose condizioni di lavoro a cui siete sottoposti.  Eccoli lì, i fan postmoderni della vita spericolata: cassieri o magazzinieri presso un qualsiasi hard discount con evidenti segni di spericolatezza estetica ma assolutamente al loro posto di lavoro anche la domenica, quando (almeno una volta) ci si attrezzava per una autentica giornata da leoni prima di ritornare nei ranghi.

Parafrasando Tomasi da Lampedusa: affinché tutto perda senso occorre che i significati vengano adeguatamente frullati. “Voglio trovare un senso a questa situazione, anche se questa situazione un senso non ce l’ha”. Proprio così. Sparite le ideologie forti, entrati prepotentemente nei tempi liquidi del pensiero debole, oggi più che mai è difficile dare un senso a questa situazione. O forse no? Forse siamo alle solite: è solo una questione di soldi e quindi di potere. Perché mai se “questa situazione un senso non ce l’ha” (ontologia dell’indeterminatezza) allora Vasco avrebbe sguinzagliato i propri (costosi) avvocati per far tacere i goliardi di Nonciclopedia, ovvero “quel brufoloso ragazzino quindicenne che ha scritto la pagina” di satira nei suoi confronti? Perchè “un uomo che ha vissuto l’esperienza della droga, l’esperienza del carcere, l’esperienza di stadi e folle che lo acclamavano, non poteva proprio sopportare l’idea di essere oggetto di satira su Nonciclopedia”? [1] Perché ciò che si afferma in puro spirito postmoderno che non ha senso improvvisamente acquista significati precisi e perseguibili in termini di legge? In realtà stiamo assistendo all’ennesima desacralizzazione del Logos. L’etica postmoderna prevede l’azzeramento dei significati ovvero l’indeterminatezza ontologica quindi semantica: né destra né sinistra, né vita spericolata né vita da commedia hollywoodiana ma un’accozzaglia alquanto kitsch di tratti appartenenti a qualsiasi ontologia capiti a tiro. Passare gli affettati e formaggi al lettore dalle 8 alle 20 (ma forti di una identità assoluta, esibendo l’ultimo tatuaggio sull’avambraccio) per poi dare credito alla propria “vita spericolata che se ne frega di tutto” dopo le 22 quando si va al bar per un paio di birre. Oppure si resta a casa “seduti sul divano a parlar del più e del meno”. Tanto non cambia nulla, l’appartenenza è puro pleonasmo. Le categorie sono obsolete: tutto e il contrario di tutto coincidono. Sparite le classi (e le lotte di classe) oggi ci si concentra sull’individuo. “La società non esiste, esistono gli individui”, chiosava M. Thatcher, punta di diamante del neoliberismo capace di coniugare saldamente dumping salariale e riduzione del welfare a condizioni individuali apparentemente anarchiche, formalmente libere dalle imposizioni morali ma anche estetiche tipiche delle ideologie. Schiavitù economica contrabbandata come libertà per i singoli, ma fino a un certo punto. Si mina alla base il concetto di uguaglianza (perché dovremmo essere uguali? L’individuo non deve essere uguale a nessun altro) per favorire l’individualismo thatcheriano, ed il narcisismo scaraventa nella spazzatura i significati delle Rivoluzioni.

Una vita come Steve McQueen sta quindi oggi a significare trascinare in tribunale brufolosi quindicenni (ma i diritti umani? Le libertà individuali?) oppure esibire piercing mentre si battono i codici dello yogurt alla cassa. La lapidazione della semantica è oggi particolarmente semplice, oltre che agevole.
Come nelle favole? Pensate forse che i fratelli Grimm (sono loro le favole più famose) avessero come argomento centrale divani, parlare del più e del meno e amabilmente relazionarsi con i vicini? Non è piuttosto che nella stesura originale la matrigna di Cenerentola avesse ordinato al cacciatore di portarle fegato e polmoni della figliastra per gustarseli con sale e pepe? Vogliamo magari dirottare su Andersen e la Piccola Fiammiferaia?

Come nella favole? Ma per carità……..

Tonguessy

Fonte: www.comedonchisciotte.org

15.09.2017

[1]http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Nonciclopedia:Sospensione_del_servizio

Pubblicato da Davide

  • DesEsseintes

    Cito.

    “L’etica postmoderna prevede l’azzeramento dei significati ovvero l’indeterminatezza ontologica ”

    Secondo me qualche sorta di doppia realtà è sempre esistita insieme alla “indeterminatezza ontologica” almeno nella misura in cui ogni individuo non si rendeva pienamente conto delle contraddizioni dovute alla sovrapposizione dei due piani.
    La differenza di oggi è che non è più una rappresentazione prodotta autonomamente; non solo il pensiero etico e politico che deve essere quello prescritto in funzione globalizzante ma anche l’arte o forme un tempo molto vitali di subcultura come l’argot, il cockney, i dialetti, perdono consistenza e si riducono al “pittoresco/sbracato”.

    PS: per esempio l’argot: molti ormai credono che sia semplicemente una sorta di diverso vocabolario con parole in codice come “braquage” (rapina) o “piger” (capire o acchiappare).
    Invece è quella che in altri contesti si chiama “lingua degli uccelli” in cui la produzione del valore semantico è data dal contesto e dalle assonanze in una maniera priva di una codificazione precisa.
    Come per l’espressione francese “parbleu” che equivale al nostro “perbacco”; deriva da “par le sang (de) Dieu !” che veniva pronunciato senza il “de”.
    Per evitare la bestemmia diventava (Molière) “par le sang bleu” ma già nel XV secolo era “par le sanc bleu” fino a diventare “parbleu”. Bastava la desinenza in “eu”, la stessa di Dieu, per comprendere a cosa ci si riferiva.
    E questo anche in frasi o argomenti più complessi.
    Era una elaborazione linguistica autonoma interamente dal basso e con il preciso intento di nascondersi dal potere, cosa che oggi non esiste quasi più.

    • Tonguessy

      Credo sia utile distinguere la trasformazione linguistica (che trova il suo apice nell’eniantosemia, quando il significato originale viene ribaltato per assumere valenza opposta-feriale deriva da ferie e sofisma non è più abilità oratoria ma trucchetto per confondere la platea) da azzeramento semantico, che ha come scopo principale la desacralizzazione del Logos. Gli esempi sono innumerevoli, ma ne voglio portare uno solo: una volta, quando i soldi erano molto più importanti di oggi perchè ne circolavano molti di meno, ci si impegnava ad acquistare una mucca o una casa attraverso una semplice stretta di mano che sanciva il doppio obbligo di venditore e compratore. Anche questo è Logos, sistema comunicativo che oggi viene bellamente azzerato da avvocati e clausole. La parola data non ha più valore, sottomessa com’è dalla pletora di altre “comunicazioni” che si sovrappongono allo scopo di rendere inefficiente il Logos stesso. Scardinare un sistema di valori centrato sul verbo non è la stessa cosa di modificare per convenienze linguistiche alcuni tratti comunicativi. Spero che tu comprenda l’enorme differenza che esiste.

      La postmodernità si fonda (tra l’altro) sulla ridondanza di significati che rendono possibile parlare di tutto dicendo niente, o parlare di niente dicendo tutto. E’ un cortocircuito programmato per inebetire le persone, quelle stesse che osannano Vasco quando tesse le lodi indifferentemente della vita spericolata e della serata sul divano. Quando queste persone inebetite devono fare le scelte che possono modificare la vita della società, pensi che preferiscano la vita spericolata, il divano o tutte e due, tanto non fa differenza?

      • DesEsseintes

        “Spero che tu comprenda l’enorme differenza che esiste.”

        Spero che tu comprenda che stavo parlando della stessa cosa solo che cercavo di trovarne una causa che non fosse quella a mio avviso leggermente generica dell’avvento della weltanschauung postmoderna e, soprattutto, sulla quale si possa pensare di riuscire a operare.

        Sull’enantiosemia potrebbero esistere dei motivi profondi diversi da quello di un progressivo ribaltamento dovuto all’uso storico.
        Ne parlano Carl Abel e rifacendosi a lui anche Freud, confutati da Benveniste con delle buone ragioni che però secondo me non colgono il punto.

        • Tonguessy

          E per quale motivo si sarebbe architettato questa lapidazione semantica, se non per confondere? La morte delle ideologie (quindi delle classi e della lotta di classe) passa per queste forche caudine.
          Quando sento parlare dell’euro e degli anni di benessere e prosperità che ha portato a tutti noi non posso evitare di notare che si stanno mettendo sullo stesso piano mele e mattoni, e questo è l’esatto scopo della “weltanschauung postmoderna”. Dietro a questo altisonante germanismo si nasconde un progetto del capitale che per continuare ad esistere così come lo vediamo oggi deve necessariamente creare una confusione degna del migliore illusionista. Perchè se le persone capissero il progetto che sta dietro al caos semantico forse avrebbero un moto di ribellione, invece di osannare chi dice tutto e il contrario di tutto senza soluzione di continuità.

          • DesEsseintes

            Giusto, lo dico pure io, però se tu vendi un prodotto scadente che per di più ti fa male c’è da considerare perché l’acquirente lo compra.
            Se si dice che non può fare altrimenti il discorso è chiuso e si resta sul compianto per i tempora e i mores in cui sono tutti bravissimi.
            A me interessa sapere perché si insiste a comprare quel prodotto scadente che fa male e soprattutto cosa si può fare per produrne uno in proprio.

          • Pierrot Lenolese

            Continua a comprarla perché il dubbio è stato assunto a verità ontologica necessaria prescindendo la naturale vocazione del dubbio alla conoscenza.
            Dubito quindi so. Che razza di enantiosemia è mai questa!
            In altre parole il dubbio non è necessario se non è principalmente un veicolo verso la verità, dopo il dubbio arriva la certezza e sulle certezze si possono costruire meglio molte cose, anche prodotti.
            Il punto è: l’acqua ha o non ha memoria?

          • DesEsseintes

            Ragazzi la verità da raggiungere lasciamola perdere.
            Riprendiamo la filosofia della prassi.

          • Pierrot Lenolese

            Si dà il caso che la scienza della filosofia della prassi fa tutto un sorso. La verità non va compresa una volta per tutte, la verità va conosciuta, della verità bisogna farne esperienza.

          • marcobaldi

            No.
            Non e’ un caso che si accaniscano in particolare su greci e italiani.
            Quelli AVREBBERO uno strumento culturale; la loro lingua; dunque la loro cultura; alla portata di troppi…

          • DesEsseintes

            Eh no, la verità la fai tu o meglio la fa il gruppo.
            Vediti il film “El Abrazo de la Serpiente”.
            La verità lí è nel sogno (quella individuale), nella “canzone” (quella collettiva) ed è custodita dal giaguaro primordiale ma come è ovvio “sogni” e “canzoni” li facciamo noi (anche se con l’aiuto del Maestro Capi e avendo come riferimento lo sgiatdo dell’antico felino).
            Film che gli è mancato un pelo per essere un capolavoro.
            Quando finalmente si vedono gli occhi del giaguaro, che a lungo incombe invisibile durante tutta la storia, è una visione.

          • Giuliano

            Scusa , ma stai chiedendo perché la gente si sottomette ai modelli culturali diffusi dai media?

          • DesEsseintes

            Sí.

          • Giuliano

            Secondo me questi contenuti dei media, anche se idioti, creano un terreno di confronto comune, che i più accettano per non rischiare la figura dei “perdenti”, che restano indietro. Chiaro che se hai personalità e sei comunicativo di natura, allora riesci a importi anche con la tua originalità, ma non è da tutti. Altrimenti per competere devi farlo all’interno di questo linguaggio dei media, fatto magari di status symbol.

  • natascia

    Sono certa sarà una riflessione semplice. Raramente nella storia , personalità di bassa estrazione sociale sono riuscite non solo a guadagnare una sicurezza economica in una sola generazione, e ad elaborare delle espressioni artistiche tali da influenzare la società. Il dopoguerra e le conquiste sociali proletarie hanno permesso di salire, in certo qual modo, la scala sociale dal punto di vista economico e di illudere le masse sulla facilità di cambiamento su determinate categorie di situazioni sociali. Ora quella sbornia è finita. Non solo l’ascensore si è bloccato, ma tutto il clima sociale è stato contaminato al punto, da non avere la forza di esprimere desideri di salita, se non quelli contingenti della sopravvivenza materiale. Il nostro poeta nato nel dopoguerra, sofferente e consapevole , influenzante ancor oggi i cuori e le menti di molti giovani, non può che invitarli a resistere artatamente nel divano di casa. Resistere in famiglia, nel territorio , in sobrietà. Resistere e studiare, uniche armi per un cambiamento futuro.

    • Bastian

      Dostoevskij colloca l’aurora della vita intellettuale russa un secolo prima della
      nascita di Puskin. Occorsero decenni ed una ferma volontà dei
      sovrani di Russia affinché la letteratura europea fosse dapprima
      recepita, poi assimilata ed infine rielaborata secondo quelli che
      erano i canoni estetici delle illuminate zarine settecentesche. Il
      sommo poeta fu l’espressione finale di tale formidabile volontà
      nonché primordiale sorgente del sublime Ottocento pietroburghese.

      Se guardiamo alle nostre spalle, la Grande Guerra che dette origine all’Età
      Contemporanea è ancora relativamente vicina: l’interrogativo
      semmai riguarda i riferimenti culturali. Nel ‘45 abbiamo accettato
      passivamente il ciarpame statunitense, credendo di poter così
      sostituire la nostra matrice culturale latina uscita annientata dal
      conflitto mondiale, senza tener conto delle drammatiche differenze in
      essere tra due visioni del mondo totalmente inconciliabili.

      Al contrario di Puskin, Vasco Rossi è il prodotto di un equivoco, non di una
      volontà.

      • DesEsseintes

        E Puskin era nipote di un immigrato nero africano, come lo era anche il primo Granduca di Toscana, figlio dell’amante nera del futuro Papa Clemente VII.

        • MarioG

          Ebbene?
          Non ci resta che aspettare che crescano i nipotini della Kyenge…

        • Bastian

          Vero, ma il buon Gannibal venne sottoposto ad un processo di “russificazione”: non credo si possa dire lo stesso dei baldi giovani che assaltano le coste europee 😉

          • DesEsseintes

            Sí, ma altrove si parlava dei neri che sarebbero privi di coscienza e introspezione.
            Gannibal divenne generale dell’esercito russo e fu nobilitato dallo Zar.

          • Bastian

            Ricordo la conversazione, anche se non partecipai direttamente. Credo si possa affermare che solo uno Stato sovrano e con un’alta opinione di sé possa integrare elementi giunti da civiltà “altre”: in assenza dello Stato, come accade in Italia, qualsiasi discorso relativo all’integrazione è fumo negli occhi dell’opinione pubblica. Non abbiamo bisogno di stranieri, occorre recuperare gli italiani prima che si verifichi la definitiva caduta nella barbarie del Belpaese.

          • Tonguessy

            Se devo credere alle migliaia di fan che hanno tributato gli onori al Vasco nazionale recentemente, direi che la barbarie è ormai prassi comune. Siamo noi i barbari, non abbiamo bisogno di insegnamenti esterni, ce l’abbiamo fatta da soli.

          • Bastian

            Sì, è imbarazzante. Ma altresì indicativo di una mai doma vitalità. Che scendano in piazza, che urlino, che si dimenino.
            Nel frattempo cercheremo un abile vasaio, che doni forma ed uno scopo a tale tumultuosa mistione.

          • Annibale Manstretta

            che barba, che noia…

        • Holodoc

          Anche Leonardo da Vinci aveva quasi certamente ascendenza araba. Sappiamo che era figlio illegittimo, e pare che la madre fosse una serva di origine levantina.

          Possiamo supporre che per la sua scrittura “segreta” da destra a sinistra si sia ispirato ai testi arabi… come i trattati di meccanica che sono ancora conservati nella Biblioteca Laurenziana di Firenze e che non può non aver consultato.

        • Nonsenepuòpiù

          Nulla contro i neri, che in italiano si chiamano correttamente negri (visto che non abbiamo l’equivalente del termine negativo nigger con cui confonderlo), ma Gannibal era semita, nato lungo il confine etiope-eritreo, di famiglia regnante, preso in ostaggio a 7 anni per garantirsi la fedeltà dei genitori, e venne istruito a Costantinopoli,
          in Russia ed in Francia dove divenne capitano al servizio di Luigi XV.

          Poco a che fare con gli immigrati che arrivano da noi.

          • DesEsseintes

            Niente da fare.
            Non capiscono.
            Io ci ho provato.

          • Antonio

            Eccolo che riparte con la monomania del meticciamento. Mi chiedo se sbavi come gad lerner quando pronunci la parola. Sempre pronto a volerci sponsorizzare il genio di negri ed altri allogeni come indispensabile… DesEsseintes l’etnomasochismo è un male curabile! Anzi che tentare in vano di ammorbare gli altri, curati!

          • DesEsseintes

            Ma che hai capito… 😀

            Povera gente.
            Però non so perché fa piacere guardarvi mentre vi rotolate ringhianti nel vostro lutulento marasma spirituale.
            D’altronde la fine del Kali Yuga è proprio cosí che avviene.

          • Antonio

            Un vero maestro di supercazzole intelletualoidi.

          • Bastian

            La vita di Gannibal fu densa di accadimenti straordinari, ed era certamente un nobile condottiero. Difficile trovare una sì alta integrità morale presso le masse di immigrati accorse in Italia su gentile invito della Bonino.
            Salvo solo i rappresentanti della comunità eritrea, sovente ben istruiti e certo consci del loro ruolo nella società.

            Ma l’abbronzatissimo Obama disprezzava l’Eritrea al pari della Nord Korea, da cui l’astio dei nostri lungimiranti Governi per una delle pochissime Nazioni africane provviste di spina dorsale.

    • Tonguessy

      La Storia ci ha consegnato degli insegnamenti diversi. L’ascensore cui accenni è il frutto di politiche specifiche del capitale, che ha saputo trasformare l’Italia da paese agricolo a nazione industriale. Oggi il capitale ha scoperto che è più remunerativo speculare, invece di investire. Ecco spiegata la transumanza che si trascina dalla vita spericolata al salotto. Tutti a casa, in famiglia, in sobrietà. Come se queste cose potessero cambiare il mondo…..

    • Holodoc

      Condivido.
      Nel dopoguerra con la sottomissione agli angloamericani
      abbiamo iniziato a considerare la nostra cultura come inferiore, il boom e il benessere ci hanno rammolliti facendoci credere che la festa sarebbe durata per sempre.

      Questo non è avvenuto in Spagna in quanto non è stata occupata da stranieri nel dopoguerra e non ha avuto il boom economico che abbiamo avuto noi.
      Infatti gli spagnoli hanno saputo integrare splendidamente le loro tradizioni con la vita moderna. E non si sono rammolliti come noi italiani.

      Un esempio: in Spagna ho visto delle DONNE lavorare come STRADINE in un cantiere… conoscete qualche donna italiana disposta a farlo?

  • lupodeicieli

    @ Sparite le ideologie forti: difficile che si possa diffondere qualcosa di nuovo se viene proibito, se si viene denunciati e portati a processo, se appunto si va controcorrente. Per ora a parte censure varie operate da FB e forse da altri, non so di persone consegnate ai giudici. Tuttavia ci sarebbero altri modi di diffondere ideologie forti, se ci fossero queste ideologie. Per citare Paolo Barnard (ante Tech Gleba) dico che si potrebbe anche fare qualcosa in tal senso, magari lontano dalle tastiere , a contatto con la gente: il tutto per le generazioni future, dato che il pessimismo o realismo di Paolo, ci dice che noi non vedremo il cambiamento ma i nostri figli o direi i nostri nipoti, forse sì. Per sorridere posso aggiungere che nei suoi post Barnard invita a non fare figli, quindi quando si riferiva a figli e nipoti, doveva per forza riferirsi a quelli di altre persone e prima dei suoi post.

    • Tonguessy

      Tranquillo che appena osi nominare la parola “ideologia” vieni tacciato di oscurantismo, scomunicato all’istante e relegato ai bordi della società “civile”. Ideologia significa, al minimo,riprendere i contenuti di destra e sinistra. Quindi di classi, di conflitto. Te la senti di farlo?

      • DesEsseintes

        Su questo, detto alla romana, te l’appoggio al 100%.

  • FabioEr0976

    I diritti umani non prescrivono solo i diritti civili , ma anche quelli sociali . La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani sancisce l’obbligo ai diritti economici, sociali e culturali (all’alimentazione, alla casa, all’educazione, al lavoro, alla salute, all’assistenza, ecc.) . E il riferimento al principio di interdipendenza e indivisibilità di tutti i diritti umani ( sociali e civili ) è stato e viene enunciato , e più volte ribadito , da tutte le istituzioni internazionali a partire dall’ONU Quindi la disuguaglianza e la povertà non dipendono dai diritti umani , ma se mai da una loro mancata applicazione . Tra l’altro la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani è del ’48 : cioè coincide proprio con l’inizio del WelfareState . WelfareState solo occidentale si intende : che si può quindi anche tradurre come WarfareState , di cui certo passatismo fa la sua cieca apologia .

    Non capisco nemmeno che ca**o c’entri il Postmodernismo con il “basta che non opponiate resistenza alle mostruose condizioni di lavoro a cui siete sottoposti” . Basta dare una letta , anche di sfuggita , a “La situazione della classe operaia in Inghilterra” di Engels , per confrontare le “confortevoli” condizioni di lavoro di un lavoratore a metà Ottocento ( quindi in pieno Moderno ) con quelle di un lavoratore odierno di Mirafiori ( quindi in pieno cosiddetto postmoderno )… Oggi le condizioni miserevoli di lavoro senza diritti riguardano le situazioni illegali sotto caporalato : cioè le condizioni dei lavoratori senza diritti di cittadinanza , quindi anche senza diritti sociali . Ma sono proprio i sovranisti antidirittiumani che tendenzialmente sono contrari alla concessione di quei diritti .

    Se si vogliono cercare le cause della apparente rinuncia alla lotta di classe , lascerei perdere Lyotard e il cosiddetto postmoderno che non c’entrano una mazza , e magari riprenderei in mano l’umo ad una dimensione di Marcuse ( scritto in pieno WarfareState ) . Se si vogliono cercare le cause della disuguaglianza lascerei stare i diritti umani e magari mi leggerei , per restare in tema , il “Diritto di avere Diritti” di Rodotà più ovviamente qualche classico marxiano e marxista ( Tra parentesi : Marx negli Annali FrancoTedeschi smonta i diritti borghesi , non i diritti dell’uomo : smonta quelli borghesi appunto perché parziali , e non pienamente umani ) . Se invece si vuole sapere il perché del look da fine settimana di qualcuno che ha visto Tonguessy con “il tatuaggio ben nascosto dal colletto inamidato della camicia spunta tra la canotta e il giubbetto di pelle e i capelli sempre ben rasati vengono avvolti da una vistosa bandana [..]” sarebbe meglio farsi accompagnare da Tonguessy nei posti dove “ne ha visti tanti così” , e chiedere ai diretti interessati ( ma del look di qualcuno penso sia giusto sbattersene in generale )

    • marcobaldi

      L’ Internazionale socialista nacque proprio per BLOCCARE i flussi migratori.
      Prima arma di ricatto dei padroni. Da sempre e da ben prima di Marx CHE LO CONFERMAVA

      • FabioEr0976

        Ma davvero ? Mi metti qualche citazione ? Se hai difficoltà ti aiuto…

      • FabioEr0976

        Non volevo nemmeno risponderti ( che senso ha rispondere a un commento ignorante simile ) ma ho appeno visto che Tonguessy ti ha messo un “mi piace” … e allora ( lasciamo perdere il livello : dico solo che da qui capisco anche le idee confuse dell’articolo ) vi cito sull’immigrazione sia Marx che Lenin , i quali spiegano non solo che la borghesia ha interesse a dividere il proletariato , fomentando tra i lavoratori sentimenti di paura, ostilità e razzismo contro i lavoratori immigrati ; ma anche il carattere progressista dell’abbattimento di barriere alla circolazione delle persone :

        “Non c’è dubbio che solo l’estrema povertà costringe gli uomini ad abbandonare la patria e che i capitalisti sfruttano nella maniera più disonesta gli operai immigrati. ma solo i reazionari possono chiudere gli occhi sul significato progressivo di questa migrazione moderna dei popoli. la liberazione dall’oppressione del capitale non avviene e non può avvenire senza un ulteriore sviluppo del capitalismo, senza la lotta di classe sul terreno del capitalismo stesso. E proprio a questa lotta il capitalismo trascina le masse lavoratrici di tutto il mondo, spezzando il ristagno e l’arretratezza della vita locale, distruggendo le barriere e i pregiudizi nazionali, unendo gli operai di tutti i paesi nelle più grandi fabbriche e miniere dell’America, della Germania, ecc.
        La borghesia aizza gli operai di una nazione contro gli operai di un’altra, cercando di dividerli. Gli operai coscienti, comprendendo l’inevitabilità e il carattere progressivo della distruzione di tutte le barriere nazionali operata dal capitalismo, cercano di aiutare a illuminare e a organizzare i loro compagni dei paesi arretrati” (Lenin, Il capitalismo e l’immigrazione operaia, 1913).

        “Ogni centro industriale e commerciale in Inghilterra possiede ora una classe operaia divisa in due campi ostili, i proletari inglesi e i proletari irlandesi. L’operaio inglese medio odia l’operaio irlandese come un concorrente che abbassa il suo livello di vita. Rispetto al lavoratore irlandese egli si sente un membro della nazione dominante, e così si costituisce in uno strumento degli aristocratici e dei capitalisti del suo paese contro l’Irlanda, rafforzando in questo modo il loro dominio su lui stesso.Si nutre di pregiudizi religiosi, sociale e nazionali contro il lavoratore irlandese. La sua attitudine verso di lui è molto simile a quella dei poveri bianchi verso i neri degli antichi Stati schiavisti degli Stati Uniti d’America. L’Irlandese gli rende la pariglia, e con gli interessi. Egli vede nell’operaio inglese nello stesso tempo il complice e lo strumento stupido del dominio inglese sull’Irlanda.
        Questo antagonismo è artificialmente mantenuto e intensificato dalla stampa, dagli oratori, dalle caricature, in breve da tutti i mezzi di cui dispongono le classi dominanti. Questo antagonismo è il segreto dell’impotenza della classe operaia inglese, a dispetto della sua organizzazione. E’ il segreto grazie al quale la classe capitalista mantiene il suo potere. E questa classe ne è perfettamente cosciente.” ( Marx , Lettera a Sigfrid Meyer e August Vogt del 9 aprile 1870 )

        • marcobaldi

          Marx e Lenin spiegano che il capitale usa sistematicamente l’ emigrazione per abbassare i salari.
          Punto !

    • Tonguessy

      I diritti umani, per precisione, nascono dalla seconda scolastica quando si comincia a discutere tanto sulla proprietà (prima era vista come un fenomeno negativo) che sui diritti dei popoli del Nuovo Mondo. Vedi un po’ le coincidenze alle volte….Che l’ONU, Soros e la sua Open Society, la Clinton Foundation e tutte le ONG di questa terra si battano per i diritti umani, non ti fa venire qualche dubbio?
      Se vogliamo poi tirare in ballo Marx, fu proprio lui che decretò: “l’ideologia dominante è l’ideologia della classe dominante”. La postmodernità non è un esercizio filosofico, è la prassi che la nuova classe dominate ha messo in atto per appropriarsi di ulteriori ricchezze attraverso un’insieme di strategie comunicative e non (colonizzazione dell’inconscio). Noi, molto semplicemente, ne subiamo le conseguenze. A te sta bene così?

      • FabioEr0976

        Si , grazie Tonguessy , conosco la filosfia ( e , “per precisione” , in realtà i diritti umani cominciano ad essere pensati molto prima della Scuola di Salamanca ) , ma ti ho fatto delle osservazione sui diritti economico e sociali a cui non hai risposto . E no , che Medici Senza Frontiere o Rifondazione Comunista sui migranti la pensino come la Clinton Foundation e Soros ( ma sarà vero ? ) non mi dice nulla : tranne che le insinuazioni complottiste è l’apice del pensiero ( si fa per dire ) reazionario , a cui faccio rispondere Marx ( “La borghesia ha giocato nella storia un ruolo altamente rivoluzionario(..)Con grande dispiacere dei reazionari essa ha sottratto all’industria il suo fondamento nazionale.(..) Le separazioni e gli antagonismi nazionali dei popoli vanno scomparendo sempre più già con lo sviluppo della borghesia, con la libertà di commercio, col mercato mondiale, con l’uniformità della produzione industriale e delle corrispondenti condizioni d’esistenza. Il dominio del proletariato li farà scomparire ancor di più(…) Proletari di tutto il mondo unitevi” . K.Marx – IlManifesto ) e Lenin ( “Il marxismo sostituisce a ogni nazionalismo l’internazionalismo, la fusione di tutte le nazioni in una unità superiore. (…) Il proletariato non può appoggiare nessun consolidamento del nazionalismo, anzi, esso appoggia tutto ciò che favorisce la scomparsa delle differenze nazionali, il crollo delle barriere nazionali, tutto ciò che rende sempre più stretto il legame fra le nazionalità, tutto ciò che conduce alla fusione delle nazioni”. Lenin – L’autodecisione delle nazioni ) . Ma , anche qui , non c’entra nulla . Sopra ti ho fatto , circa Moderno e Postmoderno , delle osservazioni su un noto lavoro di Engels del 1845 ( ripeto : 1845 ) a cui non hai risposto .

        • Giangiacomo

          Fabio estrapolare alcuni passi di Marx dai suoi testi piuttosto che applicare il suo metodo di analisi a una società diversa da quella che egli prese in oggetto all’epoca è fuorviante e non può che portare a conclusioni sbagliate. L’internazionalismo,in assenza di un partito proletario transnazionale forte, organizzato, cosciente dei fini che si propone e dei mezzi necessari per raggiungerli è ideologia, una reliquia per fedeli. Il materialismo dialettico è la negazione filosofica di un procedimento conoscitivo che assume per immutabile un dato oggetto invece che continuamente in trasformazione, determinato nella fattispecie dalle mutazioni storiche economiche e sociali. Non si può scambiare l’internazionalismo agitato oggi per quello a cui faceva appello Lenin; come non si può scambiare la migrazione per il lavoro di allora con quella di oggi: il tutto va contestualizzato. In paesi nei quali lo stato sociale, il welfare, sta subendo un processo di demolizione controllata, in cui si rimprovera ai lavoratori autoctoni di non voler svolgere lavori “umili”, intendendo con ciò lavori sempre più sottopagati, con tutele sempre minori. Tuttavia il sistema ha bisogno di manovalanza. Se il lavoratore può combattere il proprietario o il datore di lavoro senza la violenza o il terrorismo, lo può fare solo coalizzandosi e rifiutandosi di prestare la propria forza lavoro in quanto necessaria a questo! E qui entra in gioco il migrante economico. SE ci fosse un partito organizzato, anche il migrante economico verrebbe arruolato nella lotta proletaria, o in caso contrario combattuto, perché d’intralcio: analogamente furono trattati quanti si opponevano alle occupazioni e agli scioperi. La questione dei migranti non riguarda l’etnia, tutt’altro, chi la pone in questi termini non fa altro che avvelenare i pozzi.

          • Tonguessy

            Esatto. E aggiungo, alla faccia di di chi ancora parla di internazionalismo, che l’unica forma attualmente in atto (con tanto di ONG dedicate) è quello globalista: libera circolazione di merci, capitali e persone le cui storie vengono ad un confronto i cui esiti sono a tutto vantaggio del capitale. Popoli che hanno una lunga storia di lotte di classe sono messi a confronto con popoli che hanno una lunga storia di abusi, ed il dumping salariale è servito. Quale forza internazionalista sarebbe oggi portavoce (fattivamente, non sul piano del pensiero) delle istanze marxiste-leniniste in tal senso? Cosa avrebbe prodotto, in termini di spostamento sociale?
            Come nelle favole……appunto.

        • Grandepuffo

          L’internazionalismo è stato usato come un ” Cavallo di Trotsky”
          dai globalisti.

        • marcobaldi

          Lei temo ignori la differenza (radicale) tra internazionalismo socialista e cosmopolitismo borghese (liberale)

    • DesEsseintes

      Invece io Marcuse, dopo averlo riletto da poco, lo lascerei proprio perdere.
      Uno che non aveva capito una mazza come lui è raro.

      Per quanto riguarda le condizioni dell’operaio di oggi e il riferimento al caporalato si stanno semplificando le cose e/o confondendo i piani.

      1) il lavoratore italiano sta meglio che nell’ottocento e anche meglio che negli anni cinquanta/sessanta.
      Solo che si tratta di una considerazione che non tiene conto di un aspetto estremamente importante: nel dopoguerra la gente lottava e sapeva o quantomeno sperava di:

      – Poter migliorare la propria condizione

      – Con le proprie forze ossia era convinta di avere una sua forza contrattuale

      Oggi staranno meglio dal punto di vista materiale ma da quello comunitario relativo alla loro classe sociale stanno molto peggio.

      2) il riferimento al caporalato come il luogo dei lavoratori senza diritti è del tutto privo di senso.
      Occorre capire (o per alcuni evidentemente meno elastici e quindi più fragili) che quel mondo senza diritti è l’inevitabile prodotto del mondo con i diritti.
      Mi riferisco, ma non solo, lo porto come esempio paradigmatico, al rapporto fra condizioni dei lavoratori nei paesi ricchi e nei paesi coloniali o neo coloniali.
      Non esiste questa sciocchezza che “piano piano i diritti si estendono a tutti”, non in questo modo, non in questo contesto sociale e ideologico.
      Soprattutto: non è la diffusione dei diritti il vero fine.
      Per chi ha lavorato e viaggiato; se uno sta solo a casetta a leggere libri da recitare a memoria capisce poco.

      3) il liberalismo si fonda essenzialmente sulla rule of law mentre i “diritti umani” sono qualcosa che è addirittura “giacobino” se rapportato alle common law. È una contraddizione che dovrebbe far riflettere almeno i meno dogmatici.
      Quelli perinde ac cadaver lo fanno per lavoro quindi inutile insistere con loro.

      Visto il profluvio di testi che hai citato lasciamene citare uno a mia volta, in modo da indicare un testo autorevole che esprima un punto di vista che mi pare tu rifiuti categoricamente di valutare: Il Nomos della Terra del simpatico Carl Schmitt.

      Guarda oggi uno molto di sinistra come me da chi ci si deve ridurre ad andare a cercare un minimo di speranza…

  • ignorans

    Se le persone al mattino prendono cappuccino e brioche, poi vanno a lavorare, poi vanno al supermercato, poi passano altro tempo al mercatino o a fare shopping in centro e poi si sbattono davanti alla TV o alla ricerca di qualche “spettacolo”, allora è meglio se “le società non esistono, esiste solo l’individuo”, nel senso che solo il singolo con la sua volontà si può allontanare da quel modello
    L’analisi sociale è qualcosa di maledettamente fuorviante. Se vuoi trovare delle perle le trovi nel singolo. Puoi trovare qualche individuo interessante in virtù dei suoi percorsi, che di solito non sono quelli della massa. La massa interessa a chi fa marketing perché gli occorre conoscere cosa desideri, dato che poi a soddisfargli i desideri ci si guadagna.

    • Tonguessy

      Il fatto che esistano mode, convenzioni etc non da alcun diritto ad eliminare tutti gli agglomerati umani per favorire l’individualismo, ovvero il rampante narcisismo. Le perle del singolo te le lascio volentieri, dato che ciò che considero perle sono legate all’individuo che sa interpretare al meglio i fattori contingenti, cioè i problemi che la società sta affrontando. Ad esempio Pasolini. Non era un narciso, era un intellettuale disperato per la strada che la società aveva intrapreso.

      • ignorans

        Come vedi sei costretto a citare un singolo. Ciò che si è sviluppato nella coscienza di Pasolini si è sviluppato lì, non nelle masse.

        • Tonguessy

          Quando mi dimostrerai che miti ed eroi nascono e crescono al di fuori delle circostanze che ne hanno promosso l’elaborazione ti darò ragione. Fino a quel momento sono costretto a definirti convinto difensore del narcisismo individuale. La punta dell’iceberg è solo la punta. Il grosso del ghiaccio è sotto.

          • ignorans

            “Massa” è sinonimo di “pesante”, è ciò che è pesante tende ad andare verso il basso. Quindi nessun sano di mente vorrebbe stare nella massa…..che nel nome ha scritto il suo destino…. È questa la genesi degli eroi….

          • natascia

            La massa sostiene e schiaccia. Io credo negli archetipi, in un inconscio collettivo che sta preparando il conto. In questo momento i vari tink tank credono di aver trovato il modo per azzeralo, rifarlo, stravolgerlo in modo da serrare , se possibile, ancor più la morsa della manipolazione. Questi pericolosi narcisisti non hanno ancora di fronte la forza dei nuovi intellettuali disperati. Ma la massa li riconoscerà.

  • marcobaldi

    Gli uomini (LIBERI) sono tutti uguali.

    Perche’

    Sono tutti UNICI E IRRIPETIBILI

    • Tonguessy

      Assolutamente. Il problema della civiltà di massa è che siamo tutti
      “liberi, unici ed irripetibili” in base ai gadget che sappiamo
      sfoderare. Chi ha l’Harley, chi l’ultimo modello di iphone, chi un
      arzigogolato tatuaggio.

  • Una chicca recente recente, a conferma di quello che dici, Morgan correrà alle elezioni regionali in Sicilia al fianco di Vittorio Sgarbi. Ad annunciarlo è stato il cantante in un’intervista al Corriere della sera. “La Sicilia è piena di talenti – dice -. Io e Vittorio vorremmo che fosse proprio la Sicilia a trainare l’Italia”. Viviamo immersi nella società dello spettacolo, che si è adattata alle rapide mutazioni genetiche dei new media e si è manifestata come la vera rivoluzione postmoderna del 900 e del terzo millennio. Il partito di Sgarbi e Morgan, lista “Rinascimento”, è dato dai sondaggi al 5%, quindi il trend continua sempre più vistoso, Platone aveva immaginato una Repubblica governata dai filosofi, ed ora le sue previsioni si stanno avverando, un filosofo al potere, più un artista dal piglio piuttosto bizzarro, che non sa né suonare, né cantare, ma bensì fare “spettacolo” … la quinta essenza della postmodernità.
    http://gds.it/2017/09/09/morgan-candidato-in-sicilia-con-sgarbi-partiremo-dallarte_722577/

    • Tonguessy

      Ah, il povero Tomasi da Lampedusa!
      PS: ma chi sarebbe il “filosofo”? Sgarbi o Morgan? Entrambi? Una capra?

      • Beh … Sgarbi è un filosofo, prima di diventare critico d’arte, quindi un caprone filosofo, più una capretta artistica, e ora si è aggiunto anche Tremonti … altra capra politica economica dell’età postmoderna.

        • SanPap

          Serena Rosanna,
          lo tzunami sta arrivando
          (Sgarbi questa sera blaterando di Rinascimento dalla Gruber non ha avuto il coraggio di dire che ha imbarcato nell’avventura siciliana Morgan, e quando non si ha coraggio di presentare i propri compagni di viaggio non si va lontani; Mieli rideva sornione e continuava a dire che non capiva cosa volessero fare Sgarbi e Tremonti, poi al commiato glielo ha detto ‘Speriamo che il vostro libro venda bene’.)

          • DesEsseintes

            Che soggetti tutti e tre.
            Tremonti per capire il loffio che è bisogna leggere il suo ultimo libro Mundus Furiosus.

            Speriamo davvero che arrivi sto tsunami, e presto.

      • Tizio8020

        “Entrambi capre” !!!!

  • NAULUM .

    La mitica scena di Quadrophenia quando bellboy viene beccato al Grand Hotel
    https://www.youtube.com/watch?v=KVZ_47CHK6c

  • Ronte

    Magari fossero sparite le classi (obbiettivo marxista). Di certo al momento sono quasi scomparse le lotte di classe, ma per uniformità di pensiero indotto (obbiettivo capitalista). Temporaneo incantesimo, condizionamento…Temporaneo perchè nulla è eterno.
    In giro tira brutta aria (la più grande crisi capitalistica degli ultimi 80anni) e può darsi che qualcosa bolle in pentola, e quel ribollir non sia dei tini ma lo sfaldarsi dello strafottente colosso egemonico. Allora ne vedremo delle belle, e la ‘Piccola Fiammiferaia’ avrà modo di scaldarsi e tornare a vivere…

  • agendone

    Il tanto vituperato individualismo è quello che sta presevando l’occidente da guerre interne. In tutto il resto del mondo dove il clan, la tribù, la confessione religiosa prevalgono sull’individuo, la guerra è una situazione costante. Non appenna gli individui fanno gruppo subito nasce l’aggressività verso chi non è parte del gruppo, lo sivede la domenica con le tiifoserie negli stadi.

    • Tonguessy

      stai riportando solo una parte delle realtà. Secondo alcuni antropologi non è la tribù che porta ad aggressività, quanto la stratificazione sociale. Se esiste la casta dei guerrieri, ad esempio, è abbastanza ovvio che questi abbiano come scopo guerreggiare. Se non ci fossero gli eserciti, quale guerra sarebbe possibile?
      Il senso del mio articolo (e di molti commenti) è diverso: è grazie all’individualismo odierno che si è reso possibile un totale asservimento tecnologico ed estetico. Con plauso convinto delle elites, che di tali modalità sono le artefici.

    • Primadellesabbie

      Mi domando dove lo vediate l’individualismo, sarà mica la trovata del travestimento domenicale descritto nell’articolo o la foga di voler dare il proprio parere su tutto?

      Di questi tempi, tutto quello che mi capita di leggere di politica o peggio, di economia, si ispira a idee che prevedono l’esistenza di una tipologia umana monotona ed uniforme, e si differenziano e scontrano sul tipo di uniformità da imporre e su come scandire la monotonia.

      Se poi parliamo di conflittualità a prevalere per quantità, durata ed estensione é senz’altro il conflitto burocratico che ha per obbiettivo e vittima l’individuo che “sgarra”.

      • agendone

        L’individualismo non c’entra nulla con quelli che vanno ai motoraduni della Harley. Quello è solo un hobby, come il softair o l’alpinismo, solo un po’ più costoso. L’individualismo è il carburante che fa muovere chi punta all’accrescimento del proprio status sociale e della propria posizione economica ritenendosi svincolato da qualunque contesto familiare, sociale e geografico. Non è individulsta chi emigra per cerrcare lavoro, è individualista chi in 10 anni cambia 5 aziende, 5 città e magari 5 nazioni per avere 5 progressioni di carriera. Sono i top manager, ad esempio. Si presentano come “cittadini del mondo”, cosmopoliti, ma la verità è che a loro si adatta perfettamente il detto che sia “Francia o Spagna l’importante è che si magna” (tanto aggiungo io). Non prenderanno mai il fucile per nessuna nazione e per nessuna ideologia. Oggi sono difensori del libero mercato, se domani tutto il mondo fosse comunista punterebbero ai vertici del partito.

        • Primadellesabbie

          Adesso ho capito a quale aspetto ti riferisci.

          Si tratta di un fenomeno introdotto e conseguente all’imporsi di quello che chiamavamo “managerismo”, un meccanismo diffusosi irresistibilmente cui consegue una deresponsabilizzazione generale e variamente e puntualmente giustificata.

          Ho cercato di parlarne in passato ma senza successo.

      • DesEsseintes

        Non credo si parli di quello, poi magari c’è anche qualcuno che non sa esprimerlo ma ho l’impressione che ci si riferisca ad altro che non è quella “individuazione” a cui credo tu ti riferisca.
        Una “individuazione” che secondo me, e se non ho capito male dovrebbe essere anche il tuo pensiero, non può prescindere da un senso di appartenenza molto forte legato in maniera cogente a una tradizione condivisa.

        Qui invece individualismo significa una cosa di cui hanno parlato molto De Maistre e anche Tocqueville, che era un democratico ma si rendeva conto molto bene delle aporie che incombevano nel nuovo mondo sorto dopo la fine dell’Ancien Régime.
        Individuo significa che si è “liberi” da qualsiasi sub appartenenza che non sia quella del tutto impersonale dello Stato.
        In altre parole i corpi intermedi non esistono più con grandi vantaggi ma anche con grandi svantaggi ossia l’uomo si trova “del tutto solo” di fronte alla Istituzione e diventa – per esempio – colpevole del suo destino che invece prima veniva accettato con maggiore serenità ed era quindi “condivisibile” almeno in parte.

        Nell’Ancien Régime il rapporto con il potere era personale se non direttamente con il signore – che a mio avviso in alcuni casi non del tutto sporadici arrivava a essere più “democratico” e disponibile a risolvere i problemi di un alto burocrate odierno – con quei corpi intermedi che garantivano la permanenza della dimensione umana anche nelle questioni amministrative che, naturalmente, finiscono per essere molto condizionanti.

        Oggi “individuo” è qualcuno che è solo con se stesso di fronte al potere inavvicinabile e senza volto del Castello di Kafka ossia una condizione estremamente diversa da chi forte di un senso di appartenenza di cui sa di non dover dubitare decide di trovare una sua propria via autonoma ma non separata.

        Bisognerebbe trovare due parole diverse ma non è un caso che non esistano, a mio avviso.

        • Primadellesabbie

          Allora non vorrei trascinare fuori tema.

          La traccia che hai messo, richiamando le possibilità di individuare la propria strada e percorrerla, offerta dall’Ancien Régime a quelli (pochi purtroppo) che ‘appartenevano’ più che averne il senso, va nella direzione che intendo, auspicabilmente estesa senza stigma di sorta a chi, nel rispetto della società in cui vive, ne avverta l’esigenza.

          Colgo l’occasione per notare che l’ascensore sociale, che spesso tu ed altri richiamate, sebbene indispensabile ed irrinunciabile, appare un ulteriore invito ad un certo conformismo, quasi un ‘suggerimento’ di troppo.

          • Tonguessy

            Rispondo solo su quest’ultimo punto, data la complessità degli altri argomenti toccati: ma davvero pensi che il figlio di un pastore che diventa avvocato sia un “invito ad un certo conformismo”? A cosa si starebbe “conformando” il fortunato figlio che ha schiacciato il bottone dell’ascensore che lo sta traghettando verso i piani alti?
            Conforme deriva dal latino e significa di forma uguale. A cosa sarebbe uguale questo figlio di pastori?

          • Primadellesabbie

            E se avesse sognato di fare il pastore?

            Proporre, insinuare come ideale il perseguimento di quello che per te é auspicabile ad altri, presentandolo magari come ovvietà.

            Questo intendo per invito al conformismo.

          • Tonguessy

            Non ci siamo, scusa. Dove e quando avrei scritto (ma anche solo insinuato) che avvocato è meglio di pastore?
            Ripeto la domanda: conforme significa di forma uguale; quindi il figlio del pastore che diventa avvocato a quale forma sarebbe uguale? A quella degli avvocati che ha appena conosciuto? A quella dei suoi genitori pastori specie quando si mette la toga?

            Conforme per me (ma temo anche per la maggioranza delle persone) significa avere dei tratti comuni ad una specifica comunità: gli ultras della Roma hanno tutte le sciarpe giallo-rosso. Non vedo conformismo nell’uso dell’ascensore, dato che si viene trasportati da una realtà (dove si può essere assolutamente integrati, avendone appreso fin i più piccoli dettagli) ad un’altra che non si conosce.

            Pensa solo al termine parvenu: è un individuo che avendo avuto la “fortuna” di entrare nel rutilante mondo dei ricconi ma non è in grado di esprimersi come loro, quindi si esibisce in atteggiamenti considerati ridicoli. Può essere un conformista, ma non è conforme.

          • DesEsseintes

            Cito:

            “Ripeto la domanda: conforme significa di forma uguale; quindi il figlio del pastore che diventa avvocato a quale forma sarebbe uguale? A quella degli avvocati che ha appena conosciuto? A quella dei suoi genitori pastori specie quando si mette la toga?”

            Ecco un eccellente sofisma (di quelli validi; avevi accennato ai sofismi a proposito dell’enantiosemia).

            Oltretutto ci sono tre questioni importanti:

            1) occorre la possibilità dell’ascensore ma la cosa realmente importante è che si stanilisca il concetto che il privilegio sociale e la ricchezza non possono essere interamente ereditabili

            2) con un ascensore sociale molto diffuso è ovvio che alcuni saliranno e alcuni scenderanno quindi sarà più difficile il mantenimento della rendita di posizione.
            Se questa prassi si stabilisce genererà automaticamente due effetti: il primo un forte aumento della solidarietà fra classi diverse che nel giro di due massimo tre generazioni avranno sdrammatizzato di molto il peso dei gap sociali; il secondo che si svilupperà una fortissima cultura del welfare statale perché tutti avranno interesse a essere tutelati quando sarà il loro turno di scendere qualche gradino.

            3) infine, di questo sono assolutamente convinto anche se mi rendo conto appaia un po’ troppo profetico, una nuova società fondata sulla diminutio di qualsiasi rendita di posizione porterà a un diverso concetto di “ricchezza e privilegio” che non sarà più di tipo esclusivamente economico

          • Primadellesabbie

            “…conforme significa di forma uguale; quindi il figlio del pastore che diventa avvocato a quale forma sarebbe uguale? A quella degli avvocati che ha appena conosciuto? A quella dei suoi genitori pastori specie quando si mette la toga?”

            Mi fai un appunto di cui dovresti essere il destinatario: quando mai ho usato il termine “conforme”? Ho parlato di “conformismo” che secondo la Treccani:

            conformismo Tendenza a conformarsi, anche solo in apparenza, a dottrine, usi, opinioni prevalenti socialmente e politicamente. Il conformista tende infatti a fare proprie, in modo passivo, le dottrine politiche e religiose seguite dalla maggioranza dei componenti del gruppo cui appartiene. In senso più ampio, il c. è visto come accezione negativa di chi si adatta facilmente alle opinioni o agli usi prevalenti, alla politica ufficiale, alle disposizioni e ai desideri di chi è al potere.

  • Diego Binelli

    ” Tutta la settimana a servire i clienti come cassieri di banca, come
    agenti assicurativi oppure qualsiasi altra attività del terziario dove
    l’aspetto assume un valore assoluto. […] giacca e cravatta dalle 9 alle 5 dal lunedì al venerdì.”

    Ma quando mai?? Quanti decenni fa? Adesso se vai in Unicredit sembra di entrare in un centro sociale, il più elegante ha la felpa senza cappuccio.