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COME COSTRUIRE UNA RIVOLUZIONE CHE NON CADA A PEZZI IN DUE GIORNI

DI GIANLUCA FREDA
Blogghete!!!

Il lettore Mirko ha scritto nei commenti relativi all’articolo sugli scontri di Roma

Caspita che articolone…perché non lo completi parlando delle conseguenze della “strategia del compromesso, della determinazione, della pratica di potere utilizzata per sconfiggere il potere”? Così, magari riusciamo ad arrivare alla degenerazione della rivoluzione russa che hai citato… Trai forse godimento dai pestaggi, visti i continui incitamenti alla violenza della celere? Ti sconvolge tanto la vista di due tavolini privati sottratti da un bar privato per essere lanciati, ma non parli della disperazione dei lanciatori d’immondizia di Terzigno e dei terremotati, anche loro in piazza. Secondo il tuo ragionamento è una brutta cosa sporcare Roma con l’immondizia, meglio tacere e respirare diossine in silenzio, non lamentarsi in questo modo “barbaro”…chissà cosa penseranno quelli dei bar… Non capisco, invece, a cosa serva pontificare dalla tastiera come fai tu, dando dei falliti e degli impotenti a chi ancora – e fortunatamente- possiede dei sogni. Mi chiedo come si fa -e come fai- a fare qualsiasi cosa senza il motore dei sogni e dell’utopia? Concludo dicendo che, almeno secondo me, l’altro giorno in piazza si è espressa unicamente la rabbia, forse non è servito a niente, ma era se non altro lecito esprimerla; la violenza, come sempre, è arrivata, e continua ad arrivare, da chi detiene la forza ed il potere. Saluti.

Il lettore ritiene che sogni e utopie siano il motore di ogni cambiamento. Può darsi che questo sia vero per la vita individuale. Ma quando parliamo della progettazione di un cambiamento sociale, sarebbe bene che ci abituassimo a lasciare i sogni nella dimensione che ad essi appartiene di diritto: quella del dormiveglia e delle fantasie notturne. Appaltare le trasformazioni sociali a branchi di sonnambuli e parolai in pigiama, produce, anche nella migliore delle ipotesi, un fastidioso e rumoroso nulla di fatto, ammantato di deliri teoretici, come quelli che siamo abituati ad ascoltare – senza ormai troppa distinzione – tanto nelle parole dei “rivoluzionari” da centro sociale quanto nei discorsi dei “rivoluzionari” da organigramma di sindacato e di partito nel corso delle periodiche ed inutili manifestazioni “di protesta” accalappiagonzi. Nell’ipotesi peggiore (che è poi di gran lunga la più frequente e storicamente diffusa) l’allucinazione utopica produce semplice manovalanza per “rivoluzioni” gestite dal potere ed indirizzate verso scopi esattamente opposti a quelli che i sognatori dormienti vagheggiano mentre si agitano in preda al delirio. Date retta a un fesso: le rivoluzioni, quelle vere, sono roba per persone ben sveglie e con i piedi per terra. Soprattutto, sono roba da élite. Dove, col termine “élite”, non si intende indicare una realtà connotata sul piano della gerarchia economica o sociale, bensì su quello del pragmatismo politico e della pianificazione intellettuale. Pianificazione che, in tutte le rivoluzioni storiche di qualche rilievo, si è sempre attuata attraverso la circolazione delle idee e dei programmi attraverso i mezzi di comunicazione esistenti, tastiere comprese. In ogni rivolgimento sociale di successo c’è una “testa” che dirige le operazioni, rappresentata dall’élite che dispone dei mezzi di comunicazione necessari a diffondere nella massa le idee e le parole d’ordine su cui dovrà fondarsi l’insurrezione; e ci sono moltitudini di “sognatori” senza arte né parte che fungono da semplice carne da cannone. Inutile dire che gli effetti della rivoluzione si rivelano sempre vantaggiosi per l’élite e devastanti per gli utopisti sonnambuli. Non voglio togliere nulla all’utilità di questi ultimi, senza la cui incompetenza e irriflessività politica nessuna rivoluzione sarebbe possibile. Non ce l’ho con i decerebrati spaccatutto che abbiamo visto in azione a Roma, né con i branchi di pecore che transumano periodicamente verso i pascoli della protesta su apposito torpedone sindacale, i quali svolgono egregiamente il proprio ruolo di soldataglia. Ce l’ho con le élite da cui tali moltitudini sono attualmente gestite e manipolate. Perché le finalità perseguite da queste élite di potere sono del tutto antitetiche a ciò che ritengo essere l’interesse attuale del nostro paese, inteso nel suo insieme complessivo di pastori e di mandrie, di colonnelli e di subordinati.

E’ significativo che il lettore scriva: “secondo me, l’altro giorno in piazza si è espressa unicamente la rabbia, forse non è servito a niente, ma era se non altro lecito esprimerla”. E’ una frase che fornisce un’idea precisa della linea di demarcazione che separa i membri dell’élite dai sognatori suoi manovali. L’élite pianifica, organizza, gestisce, manovra la percezione del mondo e la stessa violenza di piazza secondo modalità che sono funzionali ai suoi obiettivi; la carne da cannone è del tutto priva di capacità di decodifica dell’esistente e di schemi progettuali. Possiede solo la sua rabbia istintiva (a cui attribuisce addirittura un valore etico trascendente, trattandosi dell’unica prerogativa a sua disposizione) che ritiene lecito sfogare, una volta superato un certo livello, su qualunque cosa gli capiti a tiro. Come il buon padre di famiglia, che tornando a casa distrutto e frustrato dal lavoro, ritiene legittimo massacrare di botte moglie e figli, visto che su qualcuno dovrà pur sfogarsi. Il mio articolo si intitolava “La rivoluzione dei falliti” e penso che non avrei potuto scegliere titolo migliore.

Nell’articolo in questione citavo, in esergo, una frase tratta da “L’arte della guerra” di Sun Tzu. Mi chiedo che cosa avrebbe pensato l’antico stratega cinese di un “esercito”, come quello visto in azione a Roma il 14 scorso, che attacca battaglia al solo scopo di sfogare la propria frustrazione; che combatte solo nei momenti e nei luoghi che è il nemico a definire, con apposita comunicazione alle truppe; che si lascia guidare verso lo scontro dai generali dell’esercito nemico o dai traditori ad esso venduti, i quali portano bene in vista sulla divisa le stellette sindacali e partitiche di cui sono stati insigniti per la propria fellonia; che nel corso della battaglia non attacca il nemico, ma i propri stessi commilitoni e compagni di sventura, distruggendo le loro proprietà e dando alle fiamme i loro villaggi; che diffonde in questo modo l’odio e il desiderio di defezione tra le proprie stesse fila; che utilizza la violenza a sproposito e contro obiettivi casuali, anziché riservarla (come Sun Tzu suggeriva) alla fase finale della guerra, per suggellare una vittoria già ottenuta attraverso la diplomazia, la comunicazione, l’astuzia e l’inganno. Probabilmente il vecchio cinese non avrebbe destinato ad una simile masnada l’appellativo di “esercito”, limitandosi a considerarla una congrega di scimmie infuriate e a riderci sopra. Ancora più verosimilmente, avrebbe avuto parole di lode e di stima per i generali dell’esercito loro nemico, dimostratisi capaci di ridurre gli avversari alla più assoluta impotenza senza neppure muoversi dal proprio accampamento. “Tutta la guerra è basata sull’inganno. Perciò, quando siamo pronti ad aggredire, dobbiamo apparire impreparati; quando adoperiamo le nostre forze, dobbiamo sembrare inattivi; quando siamo vicini, dobbiamo far credere al nemico che siamo lontani; quando siamo lontani, dobbiamo fargli credere che siamo vicini. Tieni pronte le esche per allettare il nemico. Fomenta disordini e schiaccialo”.

Per quanto implacabile sia il mio odio per le strutture sovranazionali, economiche e politiche, che hanno ridotto in servitù il nostro paese, devo riconoscere ai loro generali una capacità strategica un miliardo di volte superiore a quella dei cialtroni visti in azione nelle piazze nostrane. E’ normale, del resto: non a caso loro sono l’élite, mentre i cialtroni di cui sopra sono la marmaglia inconsapevole che viene manovrata per il conseguimento degli obiettivi predefiniti. Immagino che, nel caso in questione, l’obiettivo – o uno degli obiettivi – fosse quello di defenestrare un governo, pessimo sì, ma dimostratosi troppo indipendente e refrattario agli ordini nell’ambito della politica estera. Eppure, nonostante l’ottima strategia messa in campo, l’élite dominante sembra, per il momento, avere fallito. Il governo incriminato è rimasto in carica, sia pure per tre soli voti di maggioranza. I suoi avversari politici sono ora allo sbando, compresi i rinnegati finiani così accuratamente costruiti e finanziati, costretti ad annullarsi nella macedonia immonda di un elettoralmente improponibile “terzo polo”, che prefigura la loro prossima estinzione. Bisogna chiedersi: perchè hanno fallito? Perché la marmaglia antiberlusconiana, inviata a deporre il rinnegato governatore della colonia, pur debitamente infiltrata da operativi del nemico, non è riuscita per adesso a perseguire il risultato agognato?

Il motivo è semplice: non esiste più un’unica élite. Nell’epoca della ridefinizione degli assetti geopolitici globali, le élite che si contendono il controllo delle masse e la loro sudditanza alle parole d’ordine sono diventate una pluralità. La vecchia nomenclatura dirigente rispolvera i vetusti schemi interpretativi del mondo organizzati per dicotomie (“fascismo-comunismo”, “democrazia-dittatura”, “berlusconiano-antiberlusconiano”, “razzista-antirazzista” e via bipolarizzando), mentre il nuovo gotha che ad esse contende il potere prova ad inserirsi nel gioco della manipolazione delle coscienze con altri modelli prefabbricati e narrazioni alternative. Questa battaglia per il controllo delle moltitudini si combatte (come del resto è sempre avvenuto nel corso della storia) nel campo dell’informazione e dell’entertainment. Cioè proprio dietro quelle tastiere che i pasdaran della rivoluzione di piazza sono stati abituati – un po’ per insipienza politica, un po’ per programmazione culturale abilmente somministrata dagli strateghi del nemico – a disprezzare e sbeffeggiare. E’ dietro le tastiere del web, delle redazioni giornalistiche, delle case editrici che vengono definiti e perfezionati i nuovi modelli percettivi e di pensiero cui le masse dovranno conformare la propria visione del mondo nei decenni futuri. E’ dietro le tastiere dei programmatori che vengono studiati i nuovi contenuti web, attraverso i quali i mezzi di comunicazione telematica verranno gestiti per le finalità di dominio proprie della classe intellettuale che uscirà vincitrice dallo scontro. E’ sempre dietro le tastiere che nascono i social network come Facebook, utili a rimbecillire e rendere controllabili, analfabetizzandole, le nuove generazioni; o come Twitter, attraverso i cui canali già viaggiano le direttive e gli ordini per la gestione delle “rivoluzioni colorate” fomentate dal potere (come si è visto in occasione della famigerata “rivoluzione verde” iraniana); o i nuovi templi dell’informazione “alternativa” come Wikileaks, creati allo scopo di soppiantare l’informazione libera del web, sostituendo ad essa un’autorevole e ponderosa massa di nulla oggettivo, privo di qualunque elaborazione critica.

In questo scontro di nomenclature, come sempre, i facinorosi guastatori di piazza rivestiranno il ruolo di truppe d’assalto, agli ordini dell’organizzazione di potere che riuscirà a vincere la guerra dell’informazione.

Occorre dunque decidere – e decidere adesso – se desideriamo rivestire il ruolo di soldati che subiscono la rivoluzione prossima ventura o di progettisti che la pianificano e la manovrano. Rivolgo pertanto un appello a tutte le menti razionali che, ritrovatesi martedì scorso nel bel mezzo di una guerra alla cui progettazione non avevano in alcun modo contribuito, abbiano sentito “a pelle” di trovarsi nel livello sbagliato della gerarchia. Invito tutti costoro a lasciar perdere le molotov, le risse coi celerini e gli scudi di cartone e a venire dietro le tastiere, dove c’è urgente bisogno di loro. Di truppaglia mercenaria da gettare allo sbaraglio contro il nemico ne abbiamo anche troppa. Ci servono generali, strateghi, programmatori, psicologi delle masse, scrittori, articolisti, ministri della (nostra) propaganda. E’ con questi strumenti e solo con questi che si organizzano e soprattutto – come avrebbe detto con saggezza il vecchio Sun Tzu – si può provare a vincere le guerre e le rivoluzioni.

Gianluca Freda
Fonte: http://blogghete.blog.dada.net/
Link: http://blogghete.blog.dada.net/archivi/2010-12-20
20.12.2010

Pubblicato da Davide

  • cloroalclero

    Caro Freda, secondo me qui hai toppato l’analisi e ci prende invece il Fulvio Grimaldi

    Roma, 14 dicembre: cronaca e significato di una cruciale fiammata (di Fulvio Grimaldi)

    Per capire cosa di enorme sia realmente accaduto a Roma martedì 14 dicembre, occorre tornare a martedì 23 novembre. Il 23/11 è stata infatti la prova generale del 14/12. 
Quel giorno, il 23/11, il movimento studentesco universitario romano, egemonizzato dai Disobbedienti (i quali, non dimentichiamolo, da alcuni mesi sono in sodalizio con Sel di Vendola, e che dal mese di Ottobre hanno dato vita con la FIOM alla rete «Uniti contro la crisi» (vedi l’Appello costitutivo), porta in piazza decine di migliaia di studenti per protestare contro la “riforma” Gelmini. 
L’indicazione che danno i capi dei Disobbedienti (indicazione concordata con pezzi del ceto politico della sinistra istituzionale e sindacale) è quella di recarsi sotto il Senato, proprio mentre si vota la “riforma”. Un assedio del Senato tutto virtuale, infatti non succede nulla di grave. La stessa presenza delle forze di polizia è scarsa, e drappelli di manifestanti vengono fatti giungere fin dentro l’androne del Senato stesso. 
La partecipazione a quella manifestazione fu enorme. Al di là delle più rosee aspettative, a dimostrazione che la rabbia della gioventù neo-proletaria, cresciuta sottotraccia da un decennio almeno, da impercettibile comincia a quagliare in vera e propria protesta. 
Siccome il grosso dei dimostranti non voleva solo fare mucchio, da spettatore alla sceneggiata promossa dai disobbedienti, questo grosso, inopinatamente, spontaneamente, ha lasciato i protagonisti della scenda del finto assalto al Palazzo, e se n’è andato in corteo per il centro della città, di fatto occupandola. 
Due i fatti avvenuti: il primo una grande partecipazione, il secondo, che la gran parte degli studenti ( ma anche giovani delle borgate romane, studenti e no, molti provenienti dalle curve dello stadio ) non ha voluto seguire come pecore quelli che pensavano di essere alla “guida” del movimento romano. 
Il 14 è successo questo, ma su una scala di ampiezza e di radicalità decisamente più ampia e devastante. 
La manifestazione del 14/12 è stata promossa dalla rete «Uniti contro la crisi». Qual’era il vero obbiettivo dei promotori? Dietro allo slogan di “assediare il potere” si voleva in verità fare solo una rumorosa sfilata, che si sarebbe dovuta concludere tranquillamente a Piazza del Popolo. La loro recondita speranza? Festeggiare in piazza, in diretta, la “sfiducia” a Berlusconi, quindi la sua caduta. Infatti, a parte l’attacco alla sede della Protezione civile nulla di serio era accaduto fino all’ingresso in Piazza del Popolo. 
Tuttavia, come deve ammettere lo stesso “Manifesto”, l’attacco alla sede della Protezione civile mette in mostra un fatto “sorprendente”: il manipolo di assalitori viene riaccolto nel corteo da cui si era staccato, da scroscianti applausi e grida di giubilo. Un segnale di quello che avverrà poco dopo, quando dopo l’una si viene a sapere che Berlusconi, la fiducia, l’ha invece ottenuta. 
Quando arriva la “triste” notizia la piazza lascia esplodere la sua rabbia, lasciando con un palmo di naso gli architetti della rete «Uniti contro la crisi».
I Disobbedienti invitano alla calma, dal camion annunciano che si svolgerà l’assemblea, leggi i comizi dei soliti noti. La piazza se ne infischia. In migliaia cominciano ad imboccare via del Corso, ovvero vogliono dirigersi verso il Parlamento. La polizia viene colta impreparata, forse perché, come da accordi coi promotori, la cosa doveva finire lì, con un happening per la caduta del governo. 
I Disobbedienti, «Uniti contro la crisi» hanno toppato, hanno creduto alle informazioni di PD e Sel che davano per assolutamente certa la vittoria della Mozione di Sfiducia. E così vengono colti del tutto impreparati dall’esplosione di rabbia della piazza, non di un manipolo di black bloc, che non si sono visti, semplicemente perché non c’erano. 
Mentre scoppiano i primi tafferugli il grosso del corteo non era infatti nemmeno entrato in Piazza del Popolo. Mentre i più coraggiosi, in migliaia, tentano lo sfondamento in Via del Corso, Via del babbuino, e in Via di Ripetta, riuscendo a fare diverse centinaia di metri, le decine di migliaia che stavano affluendo in piazza, non scappano, non abbandonano il terreno, premono anzi, dando forza ai più combattivi. 
Di qui i tafferugli, la guerriglia, durata alcune ore, fatta di battaglie campali, spesso vinte dai dimostranti, in gran parte giovani, giovani senza appartenenza politica, senza adeguata preparazione agli scontri. Non la perizia ma il numero ha fatto la loro forza, e l’evidente simpatia e sostegno del grosso della manifestazione. 
A cosa dunque abbiamo assistito a Roma il 14 dicembre? Allo scoppio spontaneo della rabbia della gioventù neo-proletaria, al fatto che i promotori sono stati scavalcati in maniera oserei dire spettacolare 
Oggi giornali e TV, all’inizio, hanno cominciato con la solita litania dei “provocatori” che hanno guastato una pacifica manifestazione. Poi hanno dovuto correggere il tiro, hanno dovuto ammettere, un po’ tutti, che si è trattato di un’altra cosa, di un’enorme rivolta giovanile. Non un manipolo di violenti addestrati allo scontro, ma migliaia e migliaia di giovani, spesso giovanissimi, politicamente inesperti e non intruppati dietro ad alcuna sigla. 
La casta, il potere, tutti i politicanti, nella loro autistica autoreferenzialità, si sono dati all’esecrazione, gridando allo scandalo per “l’inaudita violenza”. Altri, rasentando il ridicolo hanno parlato di “infiltrazioni”. Pur di negare la realtà, hanno riesumato il complottismo, parlando di poliziotti in borghese che avrebbero provocato “il casino”. E’ triste vedere che bel web, anche siti di certo non amici del potere, siano caduti in questa trappola. Si vede che non c’erano, e si vede quanto siano distanti dalla rabbia sociale che monta. E che è solo all’inizio. 
Non basta una fiammata a cambiare il corso delle cose. Ma la fiammata del 14/12 lascerà una traccia indelebile. E’ il segno che stiamo entrando in una una fase, e che non ci si entra tranquillamente, ma per strappi e fratturazioni, sociali e politiche. Questa fiammata è il segno che il risveglio sociale, tanto atteso, è in corso, avanza sotto i nostri occhi. Guai alle classi dominanti chi non vogliono prenderne atto. Guai a chi si agita per cambiare la realtà e pretende di rappresentare un’alternativa, e tenta di fare finta di niente. 
Quello che si sta faticosamente mettendo in movimento non è solo rabbia, contiene incipiente l’alternativa futura. E, rispondendo a chi in questo blog si chiedeva “dove stavate compagni operai?” (vero è che il plotone della FIOM, il 14 /12 a Roma erano poco più di un centinaio), vorrei rispondere: abbia un po’ di pazienza, non sono lontani i tempi in cui anche milioni di lavoratori scenderanno in piazza e smetteranno di piagnucolare. Sempre sono i giovani i primi a protestare, ad indicare la strada. 
E questo è il fatto nuovo, come ad Atene, Parigi, Dublino e Londra, anche a Roma questa strada è stata indicata. Non sarà questo potere putrido a potere fermare ciò che si sta mettendo in moto. 

PiEmme 



http://www.unicitta.it/2010/12/16/lettera-di-saviano-agli-studenti/

Lettera di risposta degli studenti di Bologna.

” Signor Roberto Saviano, siamo le centinaia di persone che ancora oggi, ad un mese di distanza dalla nostra occupazione, continuano la lotta contro il governo Berlusconi, il ddl Gelmini ed in generale le politiche di austerity portate avanti da questa classe politica.
Ma siamo anche centinaia di persone scese a Roma il 14 per sfiduciare dal basso il governo.Siamo quegli studenti, operai, comitati territoriali, migranti, tutti colpiti da questa crisi e che hanno deciso di usare la loro legittima forza collettiva contro chi ancora una volta si nascondeva dietro zone rosse a difendere i suoi privilegi mentre a noi viene
    rubato ogni giorno il nostro futuro.
Non siamo a Genova mentre i black-block e il ’77 sono spettri che animano la sua coscienza.
Siamo in migliaia e migliaia,altro che poche centinaia di idioti. Accenda almeno la televisione la prossima volta, visto che sappiamo che non verrà a vedere in piazza la realtà dei fatti.
Siamo parte di quella rivolta generazionale europea che da Londra a Parigi, da Roma ad Atene, non accetta più che in pochi decidano il futuro di tutti loro.
Non siamo violenti noi. E’ violento chi rinchiude migranti nei Cie, chi fa bruciare operai come alla ThyssenKrupp, chi manganella senza sosta studenti in tutta Italia, chi rifila contratti a progetto, chi fa diventare le scuole e le università centri di disciplinamento svenduti alle esigenze delle aziende. 
Siamo il futuro di questa società, al di fuori di logiche parlamentari e compatibili. Sappiamo già che saremo delegittimati nelle nostre idee e nelle nostre pratiche; quelli che lo faranno, saranno nostri nemici. 
Bologna, Lettere e Filosofia Occupata”

  • geopardy

    Caro Freda,
    potrà avere tutte le ragioni del mondo per dire quello che dice, ma fino a prova contraria, tutti i poteri che sono stati rovesciati, anche nella realtà odierna e mass-mediatica, lo sono stati partendo dalle piazze (anche le famose rivoluzioni colorate propagandate attraverso il web ed abbiamo visto a quali super pilotati risultati abbiano portato).
    Nessuno ha mai apportato un cambiamento standosene comodamente seduto di fronte alla tastiera del suo computer o del suo antico scrittoio, anche se sicuramente queste cose sono servite ad aprire gli occhi a tanta gente; solo, però, quando in tanti si sono impossessati dei luoghi fisici si è avuto un cambiamento, buono o meno che sia stato.
    Posso essere anche d’accordo sul fatto che la strategia possa essere gestita da un’elite, ma queste hanno spesso lasciato il tempo che hanno trovato e non puoi fidarti ciecamente di essa.
    Sono 13 anni che sto nel web e di “generali”, programmatori e psicologi di massa che volevano cambiare lo stato delle cose ne ho sentiti tanti, ma è stata sempre una guerra persa.
    Per quanti generali possiamo arruolare dentro queste scatole munite di tastiera che il potere ci ha ben confezionato, finchè non arriva la crisi vera e la rabbia vera niente si muove.
    Quando scrivi, comunichi, occupi, chiedi di parlare e di essere ascoltato per far sentire le tue ragioni circa i timori per il tuo futuro, ma nessuno ti dà questa opportunità, nemmeno in uno stato che si definisce democratico, potresti anche incazzarti assai.
    Chiaramente, loro lo sanno da sempre e cercano di rivoltartela contro la frittata, guarda cosa fanno i “maestri” sionisti (fanno a gara in parlamento a chi si definisce più sionista), prima ti depredano, ti stuprano, ti ghettizzano e magari ti ammazzano anche qualche familiare, poi, fanno le vittime quando accenni ad una qualsiasi reazione.
    Non credo che i Palestinesi avrebbero da guadagnare gran che dal chiudersi in casa dietro ad una tastiera, prima o poi gliela demolirebbero comunque la casa.
    Detto ciò, prima di citare autori di altre culture a noi estranee e prima di dare degli idioti a chi ha il coraggio di mostrarsi, bisognerebbe averla in testa una soluzione alternativa e comunicarla correttamente e non elencare un numero indeterminato di qualifiche, paragonandole ad un esercito, senza dire la disposizione strategica, gerarchica ed organizzativa in toto, troppo facile.
    La gente non ha più tempo per giochi di ruolo, il pane viene meno e gli orti virtuali non sfamano nessuno.
    Credere questo sarebbe la più grossa vittoria della stupidità umana ed un giorno, presi dalla fame, invece di rivolgere le nostre forze contro chi ci affama saremmo costretti a rubare il pane del vicino, ammesso che ne abbia e a quel punto addio veramente alla coesione sociale.
    Giunti ad una tale situazione o ci ammazzeremo l’un l’altro o potremo ritrovare un’inaspettata coesione, ma fisicamente dovremo reagire e non virtualmente.
    Perché arrivare a quel punto estremo per, poi, dover applicare estremi rimedi e ben più violenti di qualche tavolo o molotov?
    Tutti dovremmo appoggiare l’indignazione dei giovani invece di insultarli, allora sì che comincerebbero a prenderci sul serio, non c’è alcun bisogno di strateghi cinesi, ne sono convinto.
    ciao
    Geo

  • Tonguessy

    Date retta a un fesso
    E perchè dovremmo? Siamo ridotti così perchè per troppo tempo li abbiamo ascoltati, i fessi.
    Dice uno sciamano che l’uomo si è stancato del sogno attuale e lo sta cambiando. E’ il sogno il vero motore del nostro destino, ciò che unisce passato e futuro e dona continuità alla nostra esistenza. Ma chi è senza sogni questo non lo potrà mai capire.

  • sidellaccio

    “…devo riconoscere ai loro generali una capacità strategica un miliardo di volte superiore a quella dei cialtroni visti in azione nelle piazze nostrane”.

    Quanta ammirazione per la capacità dei potenti!
    Evidentemente vorresti essere bravo come loro e vorresti che lo diventassimo tutti.

    Ma la grande capacità strategica dei potenti, non sta danneggiando solo noi, sta distruggendo tutto il mondo, loro compresi.

    Non c’è peggior pazzo di chi ha perso tutto, fuorché la ragione…

    Non si può sconfiggere il fascismo, comportandosi come i fascisti.

    Se usi le strategie dei potenti, ne resti contaminato e diventi come loro!

    Il miracolo di un mondo migliore lo possono realizzare solo i cialtroni che si comportano in modo molto diverso dai potenti, sognando molto e ragionando il minimo indispensabile…

    http://www.silviodellaccio.it

  • antoniona

    Oggi qualcuno avrebbe ripetuto le stesse durissime parole:

    NOTA ELEMENTARE SUGLI STUDENTI ED IL MARXISMO AUTENTICO DI SINISTRA

    http://www.quinterna.org/archivio/1952_1970/nota_studenti.htm

    Propugnare in questo putrescente 1968 l’autonomia di un movimento studentesco non è che una prova ulteriore di quanto affondi nelle sabbie mobili del tradimento e della bestemmia il falso comunismo dei successori di Stalin, i quali, piombati ormai nei bassifondi del peggiore revisionismo socialdemocratico, adescati dalla prospettiva di una oscena manovra elettorale, si spingono ad enunciare la tesi sgangherata che gli studenti formino una classe sociale, e perfino considerano una sinistra estremista di questi moti incoerenti quella che si richiama alla Cina di Mao, ed assume, come formula teorica relativa allo stato, quella di ” potere operaio “.

    Poiché i falsi comunisti di oggi, eredi di Stalin qui come a Budapest, Varsavia o Praga, millantano di rappresentare la classe operaia ed anche il centro di una balorda e repugnante unità organizzativa e parlamentare, noi, che siamo i soli rimasti fedeli alla dottrina originaria ed invariante del marxismo, abbiamo bene il diritto di considerare come degne del loro volto corneo e del corrispondente stomaco di struzzo l’impassibile deglutizione e digestione della tesi superbestiale che le bande di studenti, più o meno accese dagli ideali di saltare le lezioni, impiccare i professori e barare nei voti di esame, formino una classe sociale cui viene rivolta questa apostrofe ignominiosa: “Avanti ragazzi! Oggi tocca a voi, vi offriamo in vendita a prezzo vile, quotato in sterline o dollari ultrasvalutati, la primogenitura sempre da noi rivendicata del proletariato rosso, classe egemone della rivoluzione mondiale “. Il mercato o baratto è truffaldino proprio perché non sono una vera classe gli studenti universitari ed altri, né tutti gli strati che si affollano dietro di loro: intellettuali, come scrittori, artisti, istrioni di diversi tipi in cui si cristallizza la degenerazione di questa società borghese: imbrattacarte, imbrattatele, intona-rumori e urlatori arrochiti; mentre è una vera classe quella operaia che oggi una banda di lenoni denuda per prostituirla offrendola in mercato.

  • radisol

    Il dubbio ce lo avevo da tempo … ma ora è una certezza …. Freda è approdato al fascismo ….

  • Frikkio

    … e fu cosi le vendite de ‘”L’ arte della guerra” di Lao Tze si impennarono. E’ un librettino fatto di cose scontate che leggi volentieri al cesso in 10 minuti ma del quale, sopo una settimana non ricordi piu’ neanche una parola, talmente scontate e fuori dalla ralta’ odierna sono le cose scrittevi. Ma a gente cone Freda permette di immedesimarsi in un “mondo di sogno”. Forse a commentare i fatti di Roma sarebbero servite di piu’ citazioni di Kissinger, Andreotti, Cossiga e altra gente un po’ piu’ addentro nei fatti contemporanei! Ma quelli non li trovi sui banchi delle edicole e sulle bancarelle al 50% di sconto!

  • Frikkio

    … bhe, insomma, da Lao Tzu in po non sono piu’ riuscito ad andre oltre a leggereil post.

  • Tonguessy

    Non credo sia così semplice questa tassonomia. In realtà il compito arduo è di sottilizzare distinguendo tra varie tenui colori pastello, gli unici che ci sono concessi. Finita l’era del Rosso o Nero, ci siamo tragicamente avviati verso l’era dell’indistinguibile grigio. L’opera in corso prevede la demolizione del Rosso attraverso un’opera di daltonismo di tutto riguardo: ci si barda di bandiere rosse per dichiarare grigio tale colore, e usare la retorica come leva per confondere, convincendo. Si scopre così che sulle ingerenza USA nel caso Calipari le notizie Wikileaks sono manovrate da Israele. La logica se ne va a spasso nell’ignoto, e questo è forse un dovuto contrappasso all’Epoca dei Lumi. Se proprio dobbiamo tirarlo in ballo, direi che è fascismo inteso come la peggiore retorica denunciata dai sofisti, da mascella quadrata e pugni sui fianchi che dichiara GUERRA alle fondamenta del sociale. Adesso nel mirino ci sono i sogni, domani le aspirazioni. Dopodomani è prevista la sostituzione dei libri di testo scolastici con fumetti.

  • Drachen

    invece Freda ha completamente ragione stavolta.
    tutto fumo.
    gioventù neo-proletaria con connessione internet, gprs, reflex?
    rivoluzionari con casco e sciarpa sul viso?
    ma fatemi il piacere. mi tocca quasi dare ragione ad Adinolfi (e ce ne vuole).
    cosa rivendicano?
    più cose per loro. non hanno una visione ampia del mondo, non capiscono che la mancata prospettiva per il futuro è una conseguenza geoeconomica e nessun governo ci può fare molto.
    non han capito che le decisioni principali passano da Londra, Washington, Lussemburgo, e paradisi fiscali misti.
    e allora cosa fanno? assaltano un parlamento corrotto, ma che altro non è che un sintomo.
    la rabbia è giustificata. il malessere è reale. le soluzioni quali sono però?
    attaccare i privilegi sarebbe la prima mossa che dovrebbero fare.
    interessi privati, prima di tutto.
    invece sembra che le richieste vengano tutte indirizzate a chiedere ulteriori investimenti, creando in questo modo lo stesso assistenzialismo che si trasforma entro poco in clientelarismo.
    senza elite questa gente non ha speranze.
    non ci sono se e non ci sono ma.

  • Tonguessy

    assaltano un parlamento corrotto, ma che altro non è che un sintomo
    E’ stato così anche nella Rivoluzione Francese. Luigi XVI aveva dilapidato le risorse nazionali per finanziare la guerra contro gli inglesi negli USA. Ovvio che la colpa non era di quel re, ma del neonato sistema coloniale, prodromo della moderna globalizzazione. Mica se la sono presa con il colonialismo. No, niente astrazioni. Se la sono presa con il re, l’hanno ghigliottinato. Fine dei finanziamenti verso le Americhe. Vedi come funziona?

  • rasna-zal

    Pensare che la massa, addirittura il popolo dei giovani possa essere pensante è la mistificazione più in voga del momento.

    Anche se singolarmente possiamo ritenerci esseri pensanti, la massa è svincolata da questi concetti e si muove esprimendo solo emozioni base: fame, rabbia, gioia, amore…

    Domanda: non è percaso che la risultante dei nostri singoli pensieri in realtà rispecchi solo i bisogni elementari del nostro indispensabile ipotalamo?

    Inutile l’appello alla ragione fatto ai singoli, condito di melliflua condiscendenza, la massa ha già settatto il suo “Id” spostando la lancetta su “RABBIA”.

    Se bisogna dar retta alla storia la lezione potrebbe anche essere che, il Potere non impara mai nulla dalla massa e ogni tanto – come insegna Tonguessy – qualche testa deve rotolare.

    N.B.: occhio, perchè prima del fondoscala, c’è anche la posizione “FURORE”, “RIVOLUZIONE”, “GUERRA”, “ARMAGEDDON”.
  • AlbaKan

    PAROLE SANTE!

  • Truman

    @Frikkio: se confondi Sun Tzu con Lao Tze hai proprio le idee ben confuse.

    Lao Tze [it.wikipedia.org]

    Sun Tzu [it.wikipedia.org]

  • Drachen

    dopo la Riv.Francese ci fu il Terrore. e dopo un po’?
    Napoleone e la Restaurazione.
    bella prospettiva. sisi.

  • ottavino

    Freda è sicuramemente una delle persone più intelligenti che ci sono in giro. Non sono però ottimista come lo è lui che fa questo appello alle persone “sveglie” del web. Io sono più fatalista, diciamo. Per me il contesto sociale deve seguire ciò che sta seguendo, perchè la società ha proprio bisogno di conoscere il crollo……non è facile. Ci sono delle situazioni che evolvono solo sentendo il sapore della polvere…solo quando mangi la polvere capisci dove sei….

  • ottavino

    E’ inutile essere lungimirante quando ci sei solo tu ad esserlo.

  • Tonguessy

    Stai osservando le cose dalla prospettiva di chi ha tutto da perdere. Quelle persone in realtà non avevano più nulla da perdere. Poi le cose sono andate come sappiamo, Robespierre e Napoleone da una parte e Stalin dall’altra.
    Questo non significa che in quel momento i rivoluzionari stessero facendo le scelte sbagliate. Sennò ti direi che mangi a fare: tanto fa a finire tutto in merda.

  • Truman

    L’articolo di Freda contiene una serie clamorosa di strafalcioni, che si capiscono meglio se si seguono una serie di concetti di base.

    Prima di tutto Freda è visceralmente di destra e questo lo porta a sospettare delle masse che non siano irreggimentate.
    Ma Freda, da destrorso, non può fare a meno, nella situazione politica attuale, di arruolarsi con i berluscones. Nel momento in cui c’è un attacco al ducetto, le sue viscere di destra lo portano a difendere il potere costituito, per quanto esso possa essere immondo. Le giustificazioni sono abbondanti: il tradimento di Fini, le interferenze degli USA, l’opposizione di centro sinistra che non ha idee ma vuole il potere. Tutto vero, ma egli prima si schiera visceralmente e poi ragiona.
    Così prima cita Sun Tzu in modo abbastanza confuso (nel suo post precedente, anche qui su comedonchisciotte).
    Poi sbaglia a livello ideologico parlando dell’utopia come qualcosa di incapace di produrre cambiamenti sociali, eppure Karl Mannheim lo spiegava bene in Ideologia e utopia, come la seconda sia un motore dell’evoluzione sociale. Ma è ben comprensibile, lui non accetta le utopie sociali perchè è schiavo, da destrorso, delle utopie elitarie. (Forse vale la pena di chiarire: non crede a Marx ma crede a Tolkien ed al Signore degli anelli).

    Eppure se avesse avuto occhio per cosa è successo, avrebbe notato che le masse erano inizialmente pilotate, che c’erano delle elite a manovrare, e che l’idea delle elite (del cosiddetto centro-sinistra) era di far terminare il tutto in un grande comizio. Invece le masse si sono ribellate ed hanno agito di testa propria. Contro il governo in carica e contro un’opposizione imbelle.

  • rasna-zal

    Non capisco perchè la chiave di lettura del futuro deve essere sempre il passato.

    Una visione della vita costruita per limitare le capacità di cambimento e innovazione, fondamento dello spirito dell’uomo.

    Ma l’uomo deve sapersi adattare solo agli esperimenti economici, politici e ambientali delle elites oppure può anche autodeterminare il suo futuro?
  • geopardy

    Concordo

  • IVANOE

    Cari amici,
    come vi sbagliate tutti quanti !!!
    E’ tutto pilototato tutto etero-diretto. Imanifestanti, quelli in buona fede sono ragazzini sbarbati dai 15 anni ai 25 anni che vengono abilmente strumentalizzati e guidati come vuole in potere. Anzi fanno scoppiare un focolaio per no far scoppiare un’incendio…Non è successo niente e nulla succederà prossimamente. La cosa può cambiare solo se a manifestare è il lavoro inteso con operai, impiegati adulti maturi , immigrati inc….ti, precari veri ecc. ecc. tutte le categorie vere non gli studentelli ( come nel 68 ). Se si inc….no veramemente queste categorie allora altro che celere che esercito, nulla potrebbe fermarli e loro lo sanno… ed allora ecco l’espediente che vi mostrano piccoli tafferugli con qualche ferito qua e là.
    Un’esempio è l’ultima (trovata ) la contestazione a Bonanni… da ridere… perchè entrano circa 40 precari e lui che fa insieme agli altri compari di merenda ? Rimane tranquillamente seduto…. ma che erano questi precari pilotati e pagati ? Ecco un’altro modo a chi è veramnte inc….to di dirgli non fare casini non fare danni, tanto hai visto che ci hanno pensato i precari l’altro giorno ? …. E l’uomo campa….

  • Frikkio

    Hai ragione, e’ talmente importante questa cosa guarda che stanotte non dormiro’ perche’ ho confuso Lao Tze con quell’altro. Tutti dovrebbero conoscere “L’arte della guerra” e il nome di chi l’ha scritta senza fare confusione. Cio’ e’ molto importante. Ma io almeno l’ho letta! Dai, va i a farti un giro anche tu, per favore!

  • Frikkio

    Oooooooooooooooooo, ma ti rendi conto? Io dovrei leggere quel post in chiave cinesemedioevaltrattatisticabellica? Cioe’ chiedendomi cosa ne avrebbe pensato Sun Tzu? Ma cosa cazzo stiamo dicendo? Ma quello li’ scrive perche’ non c’ha un cazzo di meglio da fare? Qua stanno susseguendosi guerriglie urbane dalla Grecia alla Norvegia, da Londara a Roma, con buona pace delle periferie parigine e io dovrei chiedermi cosa ne pensasse Sun Tzu? Oooooooooo, ma a me mi si sta stringendo il buco del culo pensando a cosa potrebbe succedere e dovrei leggere una cazzata del genere? Ma chiedetevi cosa Sun Tzu avrebbe pensato di Freda, pittosto!

  • Frikkio

    Senza considerare che la cosa e’ completamente fuori tema, perche’ una cosa e’ la politica interna, sai, sommosse, rivolte etc = politica interna, un’altre e’ la querra, che = politica estera e che, chiamala come vuoi, a me non e’ mai sembrata un’arte, anche solo per sentito dire, perche’io fortunatamente non ne ho mai viste. Scioperi, sommosse, manganellate, lacrimogeni e auto in fiamme quante ne vuoi, ma ti assicuro che in quei momenti l’unica cosa a cui mai penseresti e “L’ arte della guerra” di sto cazzo di Sun Tzu.

  • vic

    Grazie dell’appassionato commento. Aiuta a capire per chi sta troppo lontano da Roma.

    Chiamiamolo giornalismo, cronaca dal basso o come vogliamo, funziona alla grande.

    Altro che WikiLeaks d’Egitto.
    Altro che generali, i quali da quel che mi risulta, durante le guerre mondiali erano normalmente abbastanza inetti, salvo le solite rarissime eccezioni.

  • Altrove

    Quindi, ad esempio, per te Napoleone e Luigi XVI sono la stessa cosa? non ti pare che ci sia qualche differenza? Quando vai a 130 Km/h sull’ autostrada, per invertire direzione usi il freno a mano o scali marcia per marcia? Quante volte pensavi che qualcosa sarebbe andata in un modo e poi è andata diversamente? Dovremmo prendere lezioni dal futuro piuttosto che dal passato. Ma cosa ci può insegnare qualcosa che non è nemmeno arrivato? Appunto…

  • Andy86

    non è una questione di essere attuali o meno, di , ma di rispetto nei confronti della storia, e di quegli avvenimenti che già sono successi e dai quali si può imparare qualcosa per il futuro

    forse la de filippi è uno spettacolo più adatto a certe menti…

  • Hamelin

    Bellissimo Commento

  • Andy86

    facinorosi di piazza? si, non li escludo, da entrambe le parti
    esercito che si deve sfogare? non penso, o meglio, si c’è un esercito che si deve sfogare, la polizia

    freda sarà anche colto, intelligente, cita pure sung tzu, oltretutto una bella citazione, peccato l’errore di base… quello in piazza era (tralasciando provocatori e strumentalizzazioni varie) il popolo, un popolo dannatamente incazzato, senza un futuro davanti, disperato… non l’esercito

    ecco perchè le considerazioni su un esercito che carica a testa bassa non van bene: quello in piazza era (grossomodo) il popolo, e sappiamo che, nella storia, è sempre il popolo ad aver cambiato la società, almeno finchè la gente era in grado di pensare con la propria testa…

  • Diapason

    …Ad una maggioranza popolana fatta di irregimentate, narcotizzate, cricetizzate entità produttivo-consumistiche, una minoranza di persone ancora in formazione, che dormono male perché provano angoscia per il loro futuro,
    perché non vogliono diventare precari come i loro padri o fratelli maggiori,
    perché provano rabbia per lo schifo che vedono in parlamento,
    perché sentono, a torto o ragione, che potrà andar solo che peggio,
    e che quindi sfogano questo malessere in maniera disordinata, isterica, “blasfema”, non può che sembrare un piccolo gruppo di teppistelli perditempo che con la scusa della politica (di cui probabilmente non capiscono nulla) danno sfogo a irrazionali istinti di distruzione contro cose che la collettività ha pagato salate …ecc ecc.

    E purtroppo Freda mostra di far parte di questa maggioranza…

    Nemmeno uno che si chieda “è vero, sono pochi e quindi la maggioranza tendenzialmente ha ragione… ma avessero ragione loro?”

    In ogni caso: tristemente, rassegnatamente concordo, senza violenza non c’è cambiamento. A volte non c’è cambiamento nemmeno CON la violenza… Ma non provare a cambiare solo per timore della violenza, è più criminale della violenza stessa.

  • daveross

    la rabbia della gioventù neo-proletaria

    Categorie di altri tempi.

  • daveross

    “fino a prova contraria, tutti i poteri che sono stati rovesciati, anche nella realtà odierna e mass-mediatica, lo sono stati partendo dalle piazze”.

    Una falsità storica. Invece se si ragiona su cosa siano ‘la realtà moderna’ e ‘mass-mediatica’, si scopre che non è proprio così.

  • daveross

    Non penso che qui si proponga di comportarsi come ‘fascisti’ (?), bensì creare un progetto serio, organizzato e razionale.

  • daveross

    Io direi al realismo. Cosa che è positiva e negativa…

  • ottavino

    “E’ violento chi rinchiude migranti nei Cie, chi fa bruciare operai come alla ThyssenKrupp, chi manganella senza sosta studenti in tutta Italia, chi rifila contratti a progetto, chi fa diventare le scuole e le università centri di disciplinamento svenduti alle esigenze delle aziende.” Guarda, guarda che bella sequenza di errori uno di seguito all’altro. Ma di quante cose ti vuoi occupare? Ma di quante cose vuoi farti carico? Ma che bel fardello che ti metti sulla schiena….attento perchè ci vogliono spalle belle grosse….

  • martiusmarcus

    Freda, come al solito, cogli nel segno, e lascia pure che chi non ha altri argomenti che l’insulto ti chiami “fascista”. Permettimi tuttavia una piccola notazione sui “sogni” e i “sognatori”. E’ vero che chi vi si abbandona tout court e lascia andare il suo “animale inconscio” senza freni, è inevitabilmente destinato al fallimento: la dura realtà sarà il muro contro il quale si risveglierà, il sognatore. Ma è vero anche che senza accontentare in parte il nostro animale inconscio, non ci è possibile vivere: è come passeggiare senza scopo in un deserto del desiderio. Oggi mancano – o forse stanno nascendo? – coloro che ci possono guidare in una realtà in cui non regni solo la disperazione senza sogni e speranze. Se tu fossi soltanto un po’ meno “guardingo” e cinico, potresti essere una di queste guide. Non è l’intelligenza che ti manca, ma forse un po’ di spiritualità. Grazie comunque.

  • vic

    Due sono i moti rivoluzionari recenti che hanno avuto successo: i moti di Berlino, finiti con la caduta del muro e la rivoluzione rumena.

    In entrambi i casi il potere venne preso in contropiede dalla velocita’ degli eventi. Era la forza della storia che spingeva. D’altro canto il potere stesso seppe, nel caso di Berlino, reagire con una certa saggezza, facendo in modo che le cose non degenerassero in una estenuante guerra civile. Gli ultimi dirigenti della Germania Est seppero leggere la storia. Allora chi invocava l’intervento di Mosca (rifiutato da Gorbachov, d’accordo con Kohl) erano Andreotti, Mitterrand e altri cosiddetti leader occidentali che temevano il nascere di una grande Germania.

    Cosa voglio dire? Voglio dire che una rivoluzione per avere successo, deve in qualche modo avere dalla sua la forza della storia, prima di quella dei generali. Semmai la saggezza di generali avveduti che capiscono quando bisogna stare in disparte. Allorche’ i frutti sono maturi cadono da soli, senza bisogno di generali. I generali dell’apparire casomai assistono, spaccano frutti maturi e frutti marci a destra ed a manca. Vogliono dimostrare a se’ e a chi li foraggia di essere indispensabili. Inutilmente. E’ la stagione a decidere quando la frutta e’ matura. I cicli hanno una loro forza intrinseca. Che adesso siamo alla fine di un ciclo lo constatiamo abbastanza chiaramente.

    Stiamo tornando in periodi piuttosto incerti, da sommosse del pane di manzoniana descrizione.

    Mi sa che bastera’ un avvenimento chiave, magari in se’ poco significativo, che pero’ fara’ da miccia al sollevamento di chi finora se n’e’ stato chino e quieto a subire. Se il fuoco s’avvampa in occidente, saranno dolori per le cosiddette elite. A meno che non vogliano distruggere tutti pur di non darla vinta.

    Ai tempi del re di Francia era facile individuare il bersaglio, era cosi’ bene in vista.
    Oggi il bersaglio e’ sparpagliato ed arroccato in innumerevoli lindi uffici. Per questo i giovani scelgono un bersaglio individuabile, mettiamo la Gelmini, o fors’anche Berlusconi. In realta’ vorrebbero colpire con la loro rabbiosa protesta la moltitudine di uffici in cui “gli esperti del ramo” stanno lubrificando il cappio che strozza sempre di piu’ questa gioventu’ a cui stanno portando via la speranza.

    Caro Freda, tu che ami le strategie, un consiglio che potresti dare sarebbe questo: fatela in piccolo la rivoluzione, impadronitevi di una provincia periferica. Poi di un’altra e di un’altra ancora. Alla fine quelli della casta non avranno piu’ i mezzi per affrontarvi per il semplice motivo che voi siete in tanti e loro in pochi.
    Non fatela a Roma la rivoluzione, fatela in periferia.
    Alla fine Roma restera’ sola soletta, a continuare con il suo teatrino governativo, che non governera’ piu’ un bel nulla. Non e’ gia’ un po’ cosi’?

    In fondo successe lo stesso con l’impero romano d’occidente. Quelli della casta si illudevano di contare. I senatori si illudevano di influenzare le cose con i loro voti. La realta’ intanto alla periferia andava per conto suo. Chi comandava veramente erano di gia’ i barbari, che avevano preso in mano dall’interno, per esempio, l’esercito romano. Senza nessuna rivoluzione. Semplicemente perche’ erano piu’ abili. D’altronde anche gli imperatori non vivevano piu’ a Roma ne’ erano romani di Roma. Erano i primi a sapere che Roma non contava piu’ nulla.
    Oggi sappiamo che la calata dei barbari non fu poi una cosa del tutto barbara. Tant’e’ che giriamo tutt’ora vestiti alla loro foggia, con tanto di calzoni.

    Siamo tutti un po’ barbari. Allora, forza giovani, fregatevene un po’ dell’etichetta, non mollate soprattutto. Alla lunga altri strati vi seguiranno. Non siete i soli a cui hanno rubato la speranza.

    Un altro consiglio che potrebbe dare Freda: giovani, perche’ non rilanciate una nuova stagione del film neorealista! Oggi ci sono i mezzi tecnologici per fare filmati con pochi mezzi. Chiedete un parere alla Guzzanti. Ma ci vuole gente in gamba anche per fare film che lasciano il segno, non e’ attivita’ per tutti, il talento ci vuole. Come in ogni attivita’, rivoluzione compresa.

  • geopardy

    In Argentina, durante il crollo, mentre le elite volevano chiudere le fabbriche, sono stati gli operai a mandarle avanti fino al miglioramento della situazione.
    Quegli stessi operai che andavano con le cazzeruole in piazza, cioè, secondo Freda, i cialtroni.
    Chi ha dato un esempio positivo, l’elite o la gente comune?
    Lì hanno esattamente riaffermato il diritto al lavoro partendo dal basso ed ha funzionato.

  • caterinazanivan

    Se la scuola di ogni ordine e grado, compresa l’universita’, e’ uno strumento utilizzato da chi detiene il potere per indirizzare,
    controllare, addormentare, come mai chi vuole andare contro quello stesso potere scende in piazza per l’universita?

    Se gli studenti, ma non solo, volessero veramente fare la rivoluzione allora dovrebbero essere contro la scuola e contro l’universita’.
    Non sono piu’ certo quelli luoghi in cui si studia.
    Chi volesse veramente studiare lo potrebbe fare per conto proprio.

    La rivoluzione non e’ piu’ quella che si fa scendendo in piazza a manifestare e scontrandosi, o meno, con la polizia. La rivoluzione e’ la comprensione da parte di ogni singolo individuo che tutto il sistema e’ sbagliato.

    Il sistema, in questo caso specifico “scuola” non deve piu’ essereci. Quindi bisogna non utiliozzarlo.
    Non si puo’ pensare in questa fase storica di modificarne l’impianto o la struttura.
    A scuola e all’universita’ non ci si deve proprio piu’ iscrivere.
    A che serve farlo?
    A farsi fare il lavaggio del cervello? Chi ha voluto l’istruzione di massa se non Adam Smith tra i primi?

    Chi veramente vuole fare la rivoluzione non deve iscriversi
    all’universita’, deve fare in modo che chiudano. Perche’ cosi’ come sono strutturate oggi e per il “come” e il “cosa” viene li insegnato oggi sono solo mezzi del potere.

  • totalrec

    Ça va sans dire, non concordo affatto con le critiche di Truman. Esse sono viziate dalla solita visione dicotomica del mondo cui accennavo nell’articolo, che è una visione generata dagli occhiali deformanti fornitici dalle élite attualmente in carica.

    In questa visione, il mondo si divide in destrorsi e sinistrorsi, berluscones e antiberluscones, potere cattivo e manifestanti buoni che ad esso si oppongono. Non viene ammessa l’esistenza di alcun ente che non sia fatto rientrare, con blandizie o con martellate, all’interno di queste categorie bipolari. Per come la vedo io, le cose sono un po’ più complesse.

    Le trasformazioni sociali si verificano in virtù dell’azione di gruppi d’interesse politico, nessuno dei quali ha come fine quello di rendere il mondo “un luogo migliore”, bensì quello di renderlo un luogo soggetto alle direttive di dominio dei suoi membri. Non si tratta di “utopia elitaria”, visto che non vi è nulla di utopistico in tale visione. Si tratta di analisi storica condotta con occhiali diversi da quelli che le élite attualmente in carica ci hanno trapiantato sul naso per meglio tenerci in riga. Ogni azione condotta con queste lenti sul naso, andrà inevitabilmente a vantaggio di coloro che le hanno fabbricate, poiché ci impedirà di sviluppare una visione del mondo nostra e una direttiva di dominio nostra. Senza tale direttiva, non saremo neppure in grado di sapere cosa vogliamo, figuriamoci ottenerlo. Potremo soltanto lasciarci guidare dall’una o dall’altra élite in conflitto; subire le rivoluzioni progettate da altri anziché organizzarle. Non voglio mettermi a dare lezioni di storia, ma sarebbe opportuno che tutti studiassero in modo accurato che cosa siano state realmente le rivoluzioni francese e russa, da chi siano state guidate, per quali fini e in che modo esse siano state accuratamente preparate attraverso la propaganda prventiva. E non certo per disprezzarle: nel bene e nel male tali rivoluzioni hanno prodotto enormi trasformazioni ed una trasformazione è sempre positiva in sé, visto che rompe l’immobilismo in cui la storia morirebbe altrimenti per asfissia delle sue cellule. Bisognerebbe invece studiarle per ripeterle, ma stando una volta tanto dalla parte degli organizzatori, anziché da quella consueta della carne da cannone.

    Sarò miope, ma nelle strade di Roma ho visto soltanto carne da cannone, e neppure guidata da élite le cui finalità di dominio fossero minimamente assimilabili a quelle che io o Truman potremmo gradire.

    Per quanto riguarda la citazione di Sun Tzu presente nel vecchio articolo: se Truman possiede l’originale del VI secolo a.C.ed è in grado di tradurre il cinese antico, non parlo più e mi levo tanto di cappello. La mia traduzione è tratta da una versione in inglese che recita:

    “Thus it is that in war the victorious strategist only seeks battle after the victory has been won, whereas he who is destined to defeat first fights and afterwards looks for victory”.

    Come si vede, la traduzione è quasi letterale. L’unica libertà che mi sono concesso è di tradurre “victory” con “guerra”, poiché mi sembrava che ciò rendesse meglio l’idea che sta alla base dell’opera: e cioè che le guerre si vincano con la strategia e la manipolazione del nemico, riservando la violenza (che, per inciso, non disprezzo affatto e considero anzi essenziale) alle sole fasi cruciali o risolutive, dopo che la propaganda e l’inganno hanno già portato allo sbando le truppe avversarie.

    Contrariamente a ciò che credono alcuni utenti – che vedo benissimo nel ruolo di carne da cannone – non si tratta di insegnamenti inattuali. Il motto del Mossad israeliano è “By way of deception you shalt do war”, una frase che rappresenta la quintessenza del pensiero di Sun Tzu e che è stata applicata dallo stato ebraico con visibile successo nel corso dei decenni. Ancora una volta si tratta di capire se vogliamo limitarci a tirare sassi contro il nemico vittorioso o studiare la sua strategia per ritorcergliela contro, comprendendola e applicandola per i nostri scopi. Vedete voi e fatemi sapere.

    Gianluca Freda

  • vic

    Gli Argentini hanno avuto anche il buon senso, dopo vari tentativi a vuoto, di eleggere finalmente un presidente avveduto e deciso come Kirchner, il traghettatore che ha tirato fuori il suo paese dalle melme create dal FMI. Anche grazie a paesi che gli sono stati solidali.

    Per ora non si vede in giro il Kirchner italiano, benche’ da qualche parte probabilmente esiste.

  • geopardy

    La fase mass-mediatica funge da innesco ed anche da coadiuvante, ma il colpo forte lo fanno le piazze nel bene e nel male.
    Chiaro che la disubbidienza civile è la forma più incisiva di protesta, ma il cammino è ancora lungo.

  • geopardy

    Lo so è stata una buona operazione a tenaglia, ma non mi si dica che Kirchner non abbia preso spunto dalle piazze per resistere al FMI.
    Ciao

  • Freeanimals

    Sono perfettamente d’accordo con te (era una cosa che mi chiedevo anch’io). Solo che qui siamo in pochi a pensarla così.
    Ciao

  • Truman

    @Gianluca Freda
    Proviamo a cominciare con la parte più facile.
    Le traduzioni di traduzioni (cinese -> inglese ->italiano) spesso risultano poco comprensibili. La mia conoscenza del cinese si ferma però a due parole di cantonese moderno e qualche numero, per cui è meglio non insistere. Possiamo forse concordare senza problemi che lo stratega vittorioso ha ben chiara una strategia e si impegna in battaglia se e quando tale strategia lo prevede. Penso sia intuibile che ambedue consideriamo attuale Sun Tzu.

    L’altro aspetto riguarda la situazione degli scontri a Roma negli ultimi giorni. Io noto nel pensiero di Freda un’attribuzione totale dei grandi eventi a strateghi, elites, condottieri, che è tipica del pensiero di destra, ma non era disdegnata da Vladimir Ilic Ulianov.

    Una visione di sinistra (o almeno quella marxista) tende ad attribuire i grandi eventi ai conflitti tra classi sociali. Ecco, se io volessi inquadrarmi nella dicotomia esposta da Freda, dovrei attribuire tutto al conflitto di classe. Però io mi limitavo ad osservare ciò che sembra emergere dai vari resoconti, cioè qualche forma di manipolazione da parte di gruppi di interesse ben precisi, i quali però ad un certo punto hanno perso il controllo della folla. E lì si sono scatenate dinamiche che non sono elitarie. Carne da cannone dice Freda. Non mi torna. La carne da cannone di solito ha dietro un generale e i plotoni d’esecuzione per i disertori.

    A me è sembrata invece la rabbia di chi non ha più futuro e si scaglia contro il primo nemico che capita.

  • Frikkio

    ,,, dalla de Filippi ci devi mandare tua sorella!

  • ale5

    Viviamo in una specie di democrazia chiamata rappresentativa, bene in questa democrazia c’è ben poco di salvabile, prego qualcuno di farmi qualche esempio di cosa funzioni, di cosa sia giusto e uguale per tutti.
    Mi chiedo se qualcuno ha ancora una briciola di coscienza, di senso di giustizia e desidera realmente una società dove il benessere sia accessibile a tutti.
    In questi giorni ci sono delle persone che protestano, anche duramente, con degli ideali, che magari non appertengono a tutti, per migliorare questa fogna-stritola gente spacciata per democrazia.
    Ecco queste persone hanno da insegnare a molti: hanno volontà.. voglia… e rischiando cercano di cambiare il sistema delle cose, non domani ma adesso.
    Cerchiamo di prenderci le nostre respnsabilità su tutto lo schifo che accade e ascoltando la nostra coscienza chiediamoci se non sia il caso di fare di più.

  • falconelvento

    condivido pienamente

  • ale5

    Drachen, ho seguito il tuo ragionamento (poi mi spieghi chi parla di rivoluzione, forse dai retta a quei quattro riconglioniti che si spacciano per giornalisiti) fino a quando hai parlato di un elite a cui affidarsi….e che ricominciamo da capo ??

  • sidellaccio

    Ma la “superiore capacità strategica dei generali” dei potenti banchieri, massoni, ecc… è fascista! E “creare un progetto serio, organizzato e razionale” (come fanno appunto i potenti e i loro generali) ci trasforma spesso in fascisti, soprattutto se disprezziamo i “cialtroni” sognatori che combattono e rischiano in piazza e altrove, con poche o niente capacità strategiche…
    Vedi: “Psicologia di massa del fascismo” di Wilhelm Reich che purtroppo oggi si trova solo in inglese: http://www.amazon.com/s/ref=nb_sb_ss_c_1_30?url=search-alias%3Dstripbooks&field-keywords=the+mass+psychology+of+fascism&sprefix=the+mass+psychology+of+fascism

  • Tonguessy

    Ogni azione condotta con queste lenti sul naso, andrà inevitabilmente a vantaggio di coloro che le hanno fabbricate, poiché ci impedirà di sviluppare una visione del mondo nostra e una direttiva di dominio nostra.
    Le lenti (come le chiami) sono l’interfaccia che ci permette di vedere il presente e optare per un futuro piuttosto che per un altro. Li chiamiamo sogni, noi comuni mortali. Osserviamo quello che succede, decidiamo se ci piace e volgiamo il nostro sguardo altrove, distante nel tempo e nello spazio. Anche tu, Rectotal o Totalrec, hai quelle lenti. Appannate o pulite, sferiche o cilindriche, concave o convesse che siano ce le hai sul tuo simpatico naso. Senza lenti non si vede nulla. E’ un peccato, ma è così. C’è bisogno di questo mezzuccio che si chiama cultura (lenti) per capire la Realtà (oh, la cosa vera sarebbe: la Cultura E’ la Realtà…ma non mi voglio addentrare in questa palude).
    Certamente puoi decidere che le tue lenti sono migliori e che quelle degli altri fanno schifo. Al punto che tu vedi carne da cannone ed altri no, vedono persone incazzate che tentano di mettere SIGNIFICATI nelle loro proteste. Quante mega manifestazioni oceaniche hanno sortito un bel nulla negli ultimi anni? Beh, qui si spera di cambiare registro. Non vogliono ascoltare? Urleremo così forte che anche un sordo ci sentirà. E anche un cieco ci vedrà. Lenti o non lenti.

  • Frikkio

    Cioe’, non ho capito un cazzo!

  • sidellaccio

    Purtroppo condivido…
    L’evidente ammirazione per la: “superiore capacità strategica dei generali” dei potenti banchieri, massoni, ecc… è evidentemente fascista! E “creare un progetto serio, organizzato e razionale” (come fanno appunto i potenti e i loro generali) ci trasforma spesso in fascisti, soprattutto se disprezziamo i “cialtroni” sognatori che combattono e rischiano in piazza e altrove, con poche o niente capacità strategiche… Vedi: “Psicologia di massa del fascismo” di Wilhelm Reich che purtroppo oggi si trova solo in inglese: http://www.amazon.com/s/ref=nb_sb_ss_c_1_30?url=search-alias%3Dstripbooks&field-keywords=the+mass+psychology+of+fascism&sprefix=the+mass+psychology+of+fascism
    http://www.silviodellaccio.it

  • Diapason

    Una decina d’anni fa mia nonna diceva “…ancora che chiacchieràmo? CE VOLE ER SAMPIETRINOOOO!!!”
    Alzo gli occhi al cielo e sussurro: “ci siamo quasi, nonna, ci siamo quasi…”

  • totalrec

    Il problema, se non si fosse capito, non sta nell’avere o non avere un criterio interpretativo della realtà (le lenti). Tutti ne hanno uno. Il problema sta nel fatto che:

    1) I criteri interpretativi della realtà e i metodi di lotta che vedo utilizzare dai movimenti di protesta (e non solo da loro) sono vecchi di almeno 90 anni, se non di più. Si parla ancora di operai e padroni, di sindacati, di classi sociali, di scuola e diritto allo studio, di comunismo e fascismo, di lotta e di governi, come se fossero cose ancora realmente esistenti; ci si oppone al potere con i soliti vecchi metodi della manifestazione di piazza, sindacale o non sindacale, violenta o non violenta che utilizzavano i nostri bisnonni. Nel frattempo c’è stato Edward Bernays e le sue teorie sulla manipolazione delle masse attraverso l’informazione, c’è stata l’imposizione della supremazia americana sul nostro continente che ha privato i governi di gran parte del loro ruolo, poi l’avvento dell’UE, che li ha definitivamente esautorati, oltre a un’infinità di altre cose. Eppure si continuano ad usare i soliti, decrepiti occhiali, a causa dei quali ci si muove nella realtà del 2010 credendo ancora di vedere scenari che sono stati demoliti quasi un secolo fa. Dici che “anche un cieco vi vedrà”. Il potere vi vede già benissimo e non gli fate minimamente paura. Questo perchè con gli occhiali che indossate siete voi a essere ciechi.

    2) Anche quando le lenti erano nuove e gli oggetti visibili attraverso di esse possedevano una qualche concretezza, si trattava comunque di categorie interpretative che erano state le istituzioni governative a definire per le masse. E’ ridicolo pensare di poter affrontare il potere (divenuto ormai, oltretutto, sovranazionale) con gli strumenti di lettura sociale che è stato il potere stesso a fornirvi. Credete che ve li abbia forniti per farvi vincere?

    Occorrono lenti nuove e – soprattutto – fabbricate da noi, non quelle deformanti e antidiluviane che l’establishment propagandistico continua a rimetterci sul naso per farci muovere alla cieca.

  • Diapason

    Per esser sicuri di poterci fabbricare lenti nuove adeguate, immuni dall’influenza di chi ha interesse a dotarci di lenti distorte a suo vantaggio, bisogna prima radere al suolo le attuali fabbriche di lenti.
    Comprese quelle che attualmente sembrerebbero in grado di fabbricare, appunto, lenti nuove, adeguate, immuni.
    “Anche un sordo sentirà, anche un cieco vedrà” – tu dici di no. E allora giù botte, che venga tutto raso al suolo, a prescindere dal fatto che i ciechi e i sordi vedranno e sentiranno oppure no.
    Chissenefrega che il potere non ha paura, se si innesca quel che sembra prossimo a innescarsi, non sarà la paura o la sicurezza del potere a fare la differenza.

  • totalrec

    “E allora giù botte, che venga tutto raso al suolo, a prescindere dal fatto che i ciechi e i sordi vedranno e sentiranno oppure no.”

    Mi sembra un’eccellente strategia. Prendiamo i nostri petardi e le nostre vanghe da giardinaggio e spacchiamo tutto. Buona fortuna e che Chuck Norris sia con voi.

    “Chissenefrega che il potere non ha paura, se si innesca quel che sembra prossimo a innescarsi, non sarà la paura o la sicurezza del potere a fare la differenza.”

    Me lo saprai dire appena compariranno in strada i primi carri armati. Non credo che si arriverà ad aver bisogno dell’aviazione. I miei migliori auguri, comunque.

    Gianluca Freda

  • Kerkyreo

    Ma cos’e’ sta roba? Mentre leggevo il pezzo nella piu’ tranquilla e totale indifferenza sono stato colpito da un irrefrenabile senso critico che mi ha spinto a rispondere(indirettamente), all’autore di questo scempio umano-giornalistico.
    Ma l’autore chi e’? Chi e’ costui che s’innalza in cielo e’ cosparge il popolo becero di cotanta sapienza ? Chi e’ costui che del mondo ne ha gia’ capito i meccanismi, che della vita ne ha colto tutti gli aspetti essenziali, e che dell ‘io interiore dell’essere umano ne pavoneggia cotanta conoscenza?
    Quanti bit sprecati, quindi quanta energia elettrica sprecata, quindi quanto petrolio sprecato per generare questa energia elettrica,quindi quanto Co2 emessi per scrivere quest’articolo, e quindi quanto inquinamento a provocato questo spreco di bit? Tanto
    Ma lei la rivoluzione di questo sistema come crede che possa avvenire? dietro una scrivania? Se voui cambiare il sistema devi essere pronto a rinunciare a qualcosa!

  • Diapason

    Non trattarmi da fomentatore: mai scritto di augurarmi che succeda, e non per nascondere sotterraneo piacere nel vedere casini, ma perché mi ostino a credere che la dialettica possa produrre.
    Ma solo se hai di fronte interlocutori (governo, stato, politica) disposti e onesti, e non mi sembra il caso attuale.

    “Prendiamo i nostri petardi e le nostre vanghe da giardinaggio e spacchiamo tutto.”
    …Gianlù, se non arriva una risposta dialettica decente, o se la protesta decide che qualsiasi risposta arrivi non sarà ritenuta affidabile, spero concordi sul fatto che forse, e aripurtroppo, la distruzione e la violenza diventeranno il lessico privilegiato della protesta, e spero concordi anche sul fatto che l’unica speranza che rimane è che questa furia venga indirizzata contro obiettivi coerenti, contro i simboli di chi ha generato questo malessere, e che non ci scappino troppi morti e feriti.
    Tu paventi primavere di Praga che non credo saranno mai possibili, nel 2010: al primo blindato pesante che esce dalle caserme arriva subito Santa Europa e Democratica America a bloccarci…

  • Kevin

    “è sempre il popolo ad aver cambiato la società, almeno finchè la gente era in grado di pensare con la propria testa…” Qui sbagli. I cambiamenti nella storia li ha fatti sempre la massoneria.

  • Kevin

    Mi associo. E’ da anni che penso che le scuole TUTTE vadano chiuse.

  • tellavelde

    Per commentare questo scritto di Gianluca Freda prendo spunto da un’affermazione di Caterina (caterinazanivan). La seguente:

    «La rivoluzione non è piu’ quella che si fa scendendo in piazza a manifestare e scontrandosi, o meno, con la polizia. La rivoluzione è la comprensione da parte di ogni singolo individuo che tutto il sistema è sbagliato».

    Buonissimo punto di partenza, Caterina. Ma da questo punto non possiamo ancora sapere nulla circa le ragioni (gli argomenti, i pensieri, le idee) che nella testa degli individui devono essersi formate prima di arrivare alla sintesi “tutto il sistema è sbagliato”.
    Ed è proprio di queste ragioni che dobbiamo sapere il più possibile se vogliamo comprendere che genere di rivoluzione potremmo andare a costruire mettendoci insieme a questi individui. Sia che si tratti della “soldataglia” di cui scrive Freda, sia che si tratti di una qualche supposta “élite” di rivoluzionari novelli, sia che ci si trovi di fronte ad una forma di aggregazione fra persone mai sperimentata prima.

    A mio avviso, nel secolo appena cominciato possono esistere, a questo riguardo, essenzialmente due figure di rivoluzionari:

    a) quelli, e sono la stragrande maggioranza, che ritengono il sistema sbagliato perché produtore di tutte le miserie e le nefandezze che connotano la catastrofe in corso: situazioni derivate, in estrema sintesi, da rapporti di forza che ci costringono a subire le condotte antisociali e criminose di alcune élite sovranazionali detentrici del potere a livello finanziario, economico e politico.
    Il rimedio rivoluzionario, per questo primo tipo di figure, consiste nella sostituzione (più o meno “violenta”, più o meno “domocratica”, un po’ più “dall’alto” o “dal basso”) di queste élite con un nuova leva di élite (meglio illuminate, meglio organizzate) aventi un orientamento più favorevole alle moltitudini planetarie, che blocchi il saccheggio a tempo indeterminato chiamato da ultimo “crisi” attuando una serie di misure redistributive e un utilizzo meno distruttivo delle risorse del pianeta;

    b) quelli, in netta minoranza per il momento, che pensano altrimenti la catastrofe in corso, al punto da imputarla non semplicemente alle condotte delle élite sovranazionali al potere, quanto alla logica stessa di funzionamento di un “sistema” che tende ormai a riprodursi “in automatico” avendo formato e legato a sé le menti degli attori sociali (tanto quelle dellé elite dominanti di cui si serve quali “esecutori” e “sicari” di una sua logica senza umane misure “a monte” e “già data”, quanto quelle delle moltitudini dominate tenute aggrappate al suo carro da illusioni di realtà quali il Progresso, lo Sviluppo, la Scienza, il Consumo, il Desiderio, la Vita-dopo-questo-schifo, ecc.).
    Il rimedio rivoluzionario, per questo diverso tipo di figure, non può risiedere nella sostituzione delle attuali élite al potere con nuovi e più illuminati “leaders mondiali”, bensì nell’inceppamento e nella rovina del meccanismo automatico mediante la differente formazione e il distacco delle menti dei dominati dalla sua logica di funzionamento: processi da innescare a partire: a) dall’immaginazione (quindi anche dalla dimensione dell’utopia) di una differente forma di società, di un diverso rapporto con le specie viventi e col pianeta; b) da un insieme di comportamenti conseguenti, da attuare per quanto si può da subito, che stiano fuori dal meccanismo (scambi senza denaro, risorse vitali preservate e usate da tutti, più tempo diversamente vissuto per stare insieme, ecc.).

    Personalmente, ritengo che solo questa seconda figura di rivoluzionario abbia oggi una qualche possibilità di proporre ed agire in modo non fittizio il cambiamento. Le figure del primo tipo, consapevolmente o meno, incarnano l’impostura. Su questo punto molti che frequentano questo ed altri siti la penseranno diversamente da me. In ogni caso, dovrebbe apparire chiaro almeno questo: la vera linea di demarcazione tra quanti pensano che “tutto il sistema è sbagliato” passa di qua. Qua c’entrano pochissimo le varie “personalità” in gioco, le “matrici” e le “incrostazioni” ereditate dalla storia passata dell’antagonismo sociale degli ultimi due secoli (tipo la cosiddetta “dialettica destra-sinistra”). Oggi, tutta la differenza nelle “azioni concrete” possibili (strategie e tattiche) delle persone implicate (facenti o meno parte di élite nel senso specificato da Freda) non può che derivare dal primitivo convincimento di ognuno/a riguardo alla natura del “sistema” sbagliato, dal suo essere figura di rivoluzionario del primo o del secondo tipo.
    Tutto il resto, per quanto vitale e importante possa sembrare, davanti a questo punto affatto dirimente, assume il rilievo che può avere la cura dei sintomi della malattia rispetto alla scoperta delle sue cause. In altre parole, senza considerare il responso di questa primaria cartina di tornasole per i rivoluzionari del ventunesimo secolo, tutto il resto è come la carta da parati (wallpaper) che, come disse con inarrivabile humour Oscar Wilde nel suo letto di morte, ci sta uccidendo tutti quanti…

    Vediamo allora come si colora questa cartina di tornasole quando viene immersa nella soluzione chiamata Gianluca Freda.
    Intanto, egli sembra voler rimuovere troppo disinvoltamente la dimensione dell’immaginazione collettiva di una diversa società dal novero delle “azioni” rivoluzionarie indispensabili per il salto al di fuori dell’esistente. Non a caso la rinomina e la ricomprende sotto categorie più docili e sfumate: “sogni e utopie”, “progettazione di un cambiamento sociale” e “pianificazione intellettuale”. Leggiamo:
    «Il lettore ritiene che sogni e utopie siano il motore di ogni cambiamento. Può darsi che questo sia vero per la vita individuale. Ma quando parliamo della progettazione di un cambiamento sociale, sarebbe bene che ci abituassimo a lasciare i sogni nella dimensione che ad essi appartiene di diritto: quella del dormiveglia e delle fantasie notturne».

    E ancora:
    «Date retta a un fesso: le rivoluzioni, quelle vere, sono roba per persone ben sveglie e con i piedi per terra. Soprattutto, sono roba da élite. Dove, col termine “élite”, non si intende indicare una realtà connotata sul piano della gerarchia economica o sociale, bensì su quello del pragmatismo politico e della pianificazione intellettuale».

    Dunque, secondo Freda il soggetto protagonista del cambiamento rivoluzionario è senz’altro l’élite come lui la intende, ovvero l’élite depositaria unica della consapevolezza di cui è priva per definizione la “carne da cannone”. Tuttavia, il dispositivo tramite cui la cosa ci viene spiegata appare disarmante nella sua piatta semplicità: l’autore non ci dice mai ciò che a me sembra invece cruciale, ossia se nella consapevolezza dell’élite debba rientrare oppure no un’interpretazione del fondamento della società da rivoluzionare in termini diversi rispetto alla chiave di lettura dei meri rapporti di forza che essa stessa “agisce”:
    «L’élite pianifica, organizza, gestisce, manovra la percezione del mondo e la stessa violenza di piazza secondo modalità che sono funzionali ai suoi obiettivi; la carne da cannone è del tutto priva di capacità di decodifica dell’esistente e di schemi progettuali».

    La cosa resta inspiegata e avvolta nel silenzio anche più oltre, quando l’autore, con l’occhio alla situazione italiana, lamenta come le finalità perseguite dalle attuali élite di potere che hanno manipolato la “soldataglia” lo scorso 14 dicembre a Roma siano «antitetiche a ciò che ritengo essere l’interesse attuale del nostro paese, inteso nel suo insieme complessivo di pastori e di mandrie, di colonnelli e subordinati».
    Anche da tutto il seguito dell’articolo non arrivano lumi circa il tipo di consapevolezza del fondamento della società di cui l’élite rivoluzionaria, per definizione dell’autore “consapevole”, si farebbe portatrice.
    A questo punto la nebbia si fa pesante e densa, e tutto il resto dell’argomentazione, per quanto conseguente con l’assunto di partenza dell’articolo, rischia di assomigliare ad una danza di ombre agite da un equivoco di fondo: l’élite rivoluzionaria auspicata da Freda viene definita in modo spregiudicato unicamente in base a caratteristiche estrinseche funzionali alla sua sopravvivenza e al suo successo nella “guerra” col nemico (le élite attualmente dominanti), a prescindere dal tipo di pensiero in base al quale riesce o meno a raggiungere i propri scopi.
    Insomma: per Freda all’élite rivoluzionaria pertengono le doti della comunicazione efficace, della diplomazia, della furbizia e dell’inganno (perché, come prescrisse Sun-Tzu, «tutta la guerra è basata sull’inganno»).
    Non pare essere prerogativa o compito dell’élite né la comprensione dei fondamenti del vivere sociale al di fuori dei rapporti di dominio né l’immaginazione di un fondamento della società distinto da quello della società esistente che s’intende “rivoluzionare”.
    Insomma, l’élite rivoluzionaria pensata dall’autore fonda se stessa e la società futura a partire da se stessa. Il che, ovviamente, puzza di marcio appena lo si pensa. È, ancora una volta, un’élite autoreferente, come tutte le élite costituite da quel particolare materiale umano che è il ceto politico e sindacale d’ogni dove. Quindi, l’élite rivoluzionaria auspicata da Freda, del resto non diversamente da quella vagheggiata da Barnard, Chiesa, Massimo Fini e Pallante, non è in grado di spiegare altrimenti se stessa né possiede un’interpretazione di società in termini differenti da se stessa e dai rapporti di forza nei quali soltanto sembra vivere. Se così stanno le cose, i suoi esponenti non potranno che essere figure di rivoluzionari del primo tipo. E anche Gianluca Freda pare esserlo, per quanto rispetto ad altri possa tirare fuori una maggiore dose di lucidità e di coerenza logica nell’analisi dei processi che stanno “a valle” delle sue assunzioni di partenza.
    Ciò non rende meno surreale e “di plastica”, per così dire, tutta la parte finale del suo articolo, che vale la pena riportare integralmente:
    «Occorre dunque decidere – e decidere adesso – se desideriamo rivestire il ruolo di soldati che subiscono la rivoluzione prossima ventura o di progettisti che la pianificano e la manovrano. Rivolgo pertanto un appello a tutte le menti razionali che, ritrovatesi martedì scorso nel bel mezzo di una guerra alla cui progettazione non avevano in alcun modo contribuito, abbiano sentito “a pelle” di trovarsi nel livello sbagliato della gerarchia. Invito tutti costoro a lasciar perdere le molotov, le risse coi celerini e gli scudi di cartone e a venire dietro le tastiere, dove c’è urgente bisogno di loro. Di truppaglia mercenaria da gettare allo sbaraglio contro il nemico ne abbiamo anche troppa. Ci servono generali, strateghi, programmatori, psicologi delle masse, scrittori, articolisti, ministri della (nostra) propaganda. E’ con questi strumenti e solo con questi che si organizzano e soprattutto – come avrebbe detto con saggezza il vecchio Sun Tzu – si può provare a vincere le guerre e le rivoluzioni».

    Domanda: cosa mai potrebbero pensare i “soldati” di coloro che decidono di stare dalla parte dei “progettisti” che “pianificano” e “manovrano” se sapessero la piccola verità che questi ultimi hanno in testa soltanto l’idea della rivoluzione come rovesciamento dei rapporti di forza e sostituzione delle élite esistenti con l’élite nuova di cui fanno parte essi stessi, mentre la logica di funzionamento della società rimane la medesima che ha prodotto la catastrofe in corso per i “soldati” e per le loro famiglie in ogni parte del pianeta?

    Tellavelde

  • falconelvento

    Diapason,mi dispiace deluderti, ma nel 77 a Bologna i carri armati uscirono e nessuno lì fermò e ci rimasero per mesi.

  • ottavino

    Articolo lunghissimo e pertinente. Semplicemente quelli che tu chiami “soldati” devono comprendere che non c’è trippa per gatti. Cioè un universitario deve comprendere che non dovrebbe studiare per diventare ricercatore, in quanto non ci dovrebbe essere nessun ricercatore. L’inganno colossale a cui siamo davanti è che ci dicono che abbiamo bisogno di una cosiffatta civiltà, quando in verità non ce nè necessità. Quindi l’errore è implicito. Il solo fatto di aver dato luogo a questa civiltà è l’errore. Con questa comprensione in tasca il “soldato” diventa automaticamente “elite”. Promosso sul campo!!.

  • Diapason

    …Capirai: si osò tentare di invadere una riunione di CL. Che sei matto, a toccare i preti?
    Poi un carabiniere-sceriffo che spara fucilate ad altezza uomo, con l’arma al fianco, alla Tex Willer, un manifestante morto…
    E l’atmosfera generale era quella degli anni di Piombo, Gladio, e Kossiga ministro dell’interno.
    Altri tempi e altre atmosfere.

    Magari mi rispondi che se si comincia con una serie fitta di cortei (che so: uno ogni 3 giorni?) in cui ogni volta, o quasi, avvengono scontri tipo quelli dello scorso 14, i blindati (che non sono carri armati veri e propri, ma qui pecco io di pignoleria) li rivedremo in strada sicuramente.
    E’ possibile, come no. Ma sai che ribalta internazionale, in termini di diffusione mediatica?

  • rasna-zal

    Curioso come la cura “tellavelde” per un futuro migliore assomigli moltissimo alla soluzione finale di un vecchio film di Paolo Villaggio e Edwige Fenech (Dottor Jekyll e gentile signora), dove la famigerata pozione, in accordo con le elites e contando sulla loro buonafede, veniva diffusa a livello globale trasformando tutti in cari angioletti biondi desiderosi solo di dare e ricevere amore. Tranne poi scoprire che le elites di erano ben guardate dall’assumere la pozione attuando il loro piano di governare un mondo di beoti.

    Ecco, vedete, persino Fracchia nel 79 riusciva lucidamente a comprendre che non è possibile piegare le intenzioni di supremazia e assoluto potere delle elites.

    Tellaverde (e i suoi accoliti) però dice che ciò è possibile senza nemmeno il bisogno della formula del Dott. Jekyll, basta il nostro cambiamento, la volontà di ognuno di apportare qualcosa di buono a questa corrotta società e tutto andrà a posto.

    Le elites riceveranno un duro colpo dal nostro carma collettivo e per osmosi si adegueranno al nuovo avvenire.

    Premesso che è coscenza di ognuno comportarsi in maniera “umanamente sostenibile”, pensate che questo bastara a salvarvi il futuro?

  • caterinazanivan

    L’agire dei piu’ si basa sul darwinianismo sociale. Pochi riescono ad uscire dalla logica di una visione basata sula teorial “dominatore”. Si pensa sempre che o si domina o si viene dominati. Questo avviene ovunque e in quasi tutti i rapporti umani. E’ molto evidente anche qui tra chi scrive, sia gli articoli che i commenti. Questa teoria presuppone sempre un rapporto di forza che non potra’ che far nascere sofferenza e rabbia da parte di chi viene dominato.

    Non e’ questo l’unico modello di societa’ che puo’ esistere. E’ solo l’unico a cui siamo abituati. L’unico che riusciamo ad immaginare.

    Comportarsi in modo “umanamente sostenibile” non ha nulla a che vedere con il solo immaginare una societa’ diversa in cui i rapporti a tutti i livelli, quindi anche tra i singoli, non siano basati sulla detezione del potere e sulla volonta’, ormai implicita, di dominare l’altro.

  • caterinazanivan

    Infatti l’inganno di cui non si rendono conto, in questo caso gli studenti, e’ proprio quello di scendere in piazza per manifestare e continuare ad avere una “scuola” che cosi’ com’e’ oggi non serve a loro.

    Perche’ queste persone vogliono iscriversi all’universita’?

  • rasna-zal

    … Allora mi spieghi a quale teorie fai riferimento, mi anticipi per favore il modus operandi per passare da un sistema all’altro, guarda: consigliami delle letture affinchè possa esplorare la fattibilità del “tuo” pensiero.

    Ti prego di farlo, perchè non basta affermare “Non e’ questo l’unico modello di societa’ che puo’ esistere“, c’è bisogno di spiegarli i propri pensieri altrimenti fai soltanto demagogia.

  • caterinazanivan

    Non ho nessuna lettura da consigliarti. La nostra societa’ si basa sul “dominio”, non solo tra Stati ma anche tra individui. Una societa’ diversa e’ una societa’ che si basa su rapporti di cooperazione. La fattibilita’ e il passaggio stanno solo in un lento processo di cambiamento individuale in cui ogni singolo diventi responsabile. tanto piu’ e’ necessario permettere ai bambini di essere responsabili ed e’ per questo necessario svincolarci, soprattutto verso di loro, dala logica del potere che ogni adulto pensa di poter esercitare solo in quanto adulto. Inziamo con il chiudere le scuole. Ossia non mandiamo piu’ i bambini a scuola. Ti assicuro che porterebbe ad un cambiamento.

  • mandal2010

    Pure io mi sono fatto la stessa domanda.Sarebbe interessante cominciare discuterne seriamente.