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COME BARACK OBAMA IMPARO' AD AMARE ISRAELE


DI ALI ABUNIMAH

Electronic Intifada

Incontrai il promettente candidato alle Presidenziali Senatore Barack Obama circa 10 anni fa, quando, come rappresentante dell’Illinois al Senato, venne a parlare alla Chicago University.
Mi impressionarono le sue idee progressiste, la sua intelligenza e il suo carisma.
Ricordo chiaramente che pensai “se solo un giorno un uomo di quel calibro diventasse Presidente”.

Venerdì Obama ha tenuto un discorso all’AIPAC a Chicago.
Questo evento è stato abbondantemente pubblicizzato negli ambienti Ebraico-Americani all’interno dei quali si è molto mormorato circa i suoi intensi sforzi per cercare di conquistarsi l’appoggio dei ricchi donatori pro Israele delle campagne elettorali, i quali hanno finora simpatizzato per la sua principale rivale Hillary Clinton.

Riesaminando il discorso, il corrispondente da Washington dell’Ha’aretz Shmuel Rosner ha concluso che Obama “appariva forte come Clinton, favorevole quanto Bush e amichevole quanto Giuliani.
Almeno sul piano retorico, Obama ha superato il test.
Quindi lui è definitivamente pro Israele. Punto e basta.”
Israele è “il nostro alleato più forte nella regione ed è l’unico in quella regione a essere uno Stato democratico”.
Obama, rassicurando la platea, ha detto che “dobbiamo mantenere il nostro totale impegno nel difendere Israele, finanziandolo e assistendolo militarmente e continuando a lavorare al programma Arrow e ad altri programmi di difesa missilista collegati”. Tale avanzato sistema da molti miliardi di dollari, ha affermato, aiuterebbe Israele “a impedire attacchi missilistici tanto dalla lontana Therean quanto dalla vicina Gaza”. Come se gli affamati, assediati e traumatizzati abitanti di Gaza stessero per sviluppare missili balistici intercontinentali
Obama non ha speso una sola parola di critica nei confronti di Israele per quanto riguarda i suoi insediamenti in Palestina e la costruzione del muro, recinzione che rende la vita insopportabile a milioni di palestinesi..

Non c’è stata una parola di conforto per le centinaia di migliaia di persone che vivono a Gaza nell’oscurità, o per i pazienti che non possono sottoporsi ai trattamenti di dialisi a causa di ciò che il gruppo israeliano per i diritti umani B’Tselem ha definito “la decisione fredda e calcolata, presa la scorsa estate dal Primo Ministro israeliano, dal ministro della Difesa e dal capo dello staff del controspionaggio di bombardare l’unico impianto elettrico di Gaza”. Una decisone che non ha niente a che fare con i tentativi di ottenere il rilascio di un soldato israeliano catturato o con altri scopi militari.
E’ stato un atto criminale gratuito, uno dei tanti condannati dalle organizzazioni umanitarie, contro una popolazione civile occupata che, stando alla Quarta Convenzione di Ginevra, Israele è obbligato a proteggere..

Mentre ha enfatizzato costantemente la sua preoccupazione per la minaccia palestinese a Israele, Obama non ha detto nulla sulla crescita esponenziale delle minacce israeliane nei confronti dei palestinesi.
Nel 2006, secondo B’Tselem le Forze di occupazione israeliane hanno ucciso 660 palestinesi di cui 141 bambini — il triplo del tributo in vite umane del 2005.
Nello stesso periodo, 23 israeliani furono uccisi dai palestinesi, la metà del 2005 ( per contro, 500 israeliani muoiono ogni anno a causa di incidenti stradali ).

Ma Obama non è stato del tutto insensibile alle vite comuni.
Ha ricordato una visita del gennaio 2006 nella città israeliana di Kiryat Shmona che assomiglia a una normale periferia americana, dove si poteva immaginare i rumori dei bambini israeliani che “giocano allegramente proprio come le mie figlie”.

Ha visto una casa che gli israeliani sostengono sia stata danneggiata da un missile Hezbollah ( nessuno è rimasto ferito nell’incidente ).

Sei mesi più tardi Obama ha detto: “gli Hezbollah hanno lanciato 4000 offensive con missili simili a quello che ha distrutto una casa a Kiryat Shmona e hanno sequestrato poi membri dell’esercito israeliano”.
La frase di Obama fa pensare che gli Hezbollah abbiano lanciato migliaia di missili durante un attacco ingiustificato, ma è del tutto falso.
Per tutta la durata del suo discorso ha mostrato una preoccupante inclinazione a presentare screditata propaganda per fatti autentici.

Se qualcuno va a riguardare la cronologia della guerra in Libano della scorsa estate, scoprirà facilmente che gli Hezbollah hanno lanciato missili contro le città israeliane solo dopo che Israele ha gravemente bombardato centinaia di civili libanesi, molti dei quali mentre sfuggivano ai massacri israeliani.

Obama ha aggredito Hezbollah accusandola di usare “persone innocenti come scudi”. Infatti, dopo che una dozzina di civili sono stati massacrati durante un attacco aereo israeliano a Qana il 30 luglio, Israele “ha inizialmente richiesto che i militari puntassero l’obbiettivo sulla casa poiché i combattenti di Hezbollah hanno lanciato missili da quell’area” secondo una dichiarazione del 2 agosto di Human Rights Watch.

La dichiarazione continua: “i ricercatori di Human Rights Watch, che hanno visitato Qana il 31 luglio dopo l’attacco, non hanno trovato alcun equipaggiamento militare distrutto né lì e nemmeno nelle vicinanze dell’abitazione.
Ugualmente, nessuno, tra una dozzina di giornalisti internazionali, squadre di soccorso e osservatori internazionali hanno riferito di aver notato tracce evidenti di una presenza degli Hezbollah nei pressi di quell’abitazione.
Le squadre di soccorso non hanno trovato corpi di soldati Hezbollah nei paraggi”.
Successivamente gli israeliani hanno cambiato la versione dei fatti, e nessuno per Qana e neppure per nessun altro luogo Israele ha mai presentato, o ricercatori internazionali hanno mai trovato, tracce evidenti del fatto che gli Hezbollah usino i civili come scudi umani.

In totale, 43 civili israeliani sono stati uccisi da missili Hezbollah durante i 34 giorni di guerra. Per ogni civile israeliano morto, più di 25 civili libanesi sono stati uccisi da bombardamenti israeliani indiscriminati — più di un migliaio in totale, 1/3 dei quali bambini.
Perfino l’amministrazione Bush ha recentemente criticato l’uso di bombe a grappolo fatto dagli israeliani contro i civili libanesi.
Ma Obama ha difeso gli assalti israeliani contro il Libano definendoli come “legittima difesa”.

Non c’era alcun elemento nel discorso di Obama che deviasse dai consensi intransigenti che sostengono la politica statunitense nella regione.
Riecheggiando il tipo di esagerazioni e allarmismi che hanno portato gli Stati Uniti nella guerra in Iraq, egli ha chiamato l’Iran “una delle più grandi minacce per gli Stati Uniti, per Israele e per la pace mondiale”. Mentre chiedeva una “dura” diplomazia con l’Iran ha confermato che “non dobbiamo togliere dal tavolo alcuna opzione, nemmeno quella militare”. SI è opposto al governo di unità nazionale Palestinese di Hamas e Fatah e ha insistito che “dobbiamo mantenere l’isolamento di Hamas” sino a che non si adegua alle condizioni uniliaterali poste dal quartetto. Ha detto che Hezbollah, che rappresenta milioni di libanesi privati di diritti di voto ed esclusi, “ha minacciato il nascente movimento per la democrazia” e lo ha accusato di “bloccare l’intera nazione nella violenza e nel conflitto”.

Da quando ho visto parlare per la prima volta Obama l’ho poi rivisto una dozzina di volte, molto spesso agli eventi organizzati a Chicago dalle comunità palestinesi e arabo-americane, compresa una raccolta fondi del maggio 1998 in cui Edward Said era il principale oratore.
Nel 2000, quando Obama ha corso senza successo al Congresso lo sentii parlare durante una raccolta fondi organizzata da un professore dell’Università di Chicago.
In quelle e in altre occasioni, Obama è stato esplicito nel criticare la politica americana, facendo un appello all’imparzialità nel conflitto arabo-israeliano.

[Da sinistra, Michelle Obama, l’allora senatore dell’ Illinois Barack Obama, il Professore della Columbia University Edward Said e Mariam Said ad un evento organizzato nel maggio 1998 dalla comunità araba a Chicago e nel quale Edward Said fu il principale oratore. (Immagine dell’archivio personale di Ali Abunimah).]

L’ultima volta che ho avuto modo di parlare con Obama è stata nell’inverno del 2004 a una riunione tenutasi all’Hyde Park di Chicago.
Il motivo dell’incontro era una campagna per le primarie dei Democratici per il Senato, posto che attualmente occupa. Ma quella volta i sondaggi lo davano in svantaggio.
Quando entrò nella stanza e si tolse il cappotto, mi avvicinai a lui per salutarlo.
Lui fece altrettanto, calorosamente e spontaneamente: “Hey, mi dispiace non aver detto molto riguardo la Palestina, ma la corsa alle primarie presidenziali è dura.
Spero che quando le cose si calmeranno potrò essere più sincero”.
Faceva riferimento al mio attivismo, inclusi gli articoli che scrivo per il Chicago Tribune dove critico la politica israelo – americana.
“Continua a fare un buon lavoro”….

Ma il graduale spostamento di Obama verso l’AIPAC è cominciato agli inizi del 2002, cioè da quando ha pianificato il suo passaggio dalla piccola politica dell’Illinois a quella nazionale.
Nel 2003, il giornale Forward ha scritto su come lui abbia “corteggiato gli elettori pro Israele”.
Ha co-sponsorizzato un emendamento all’Illinois Pension Code, il quale permette allo stato dell’Illinois di prestare denaro al governo israeliano.

Tra i suoi primi sostenitori c’era Penny Pritzker — rampollo di una famiglia sionista liberale ma fedele, proprietaria della catena alberghiera Hyatt ( lo Hyatt Regency Hotel sul Monte Scopus è stato costruito su un terreno espropriato con la forza ai palestinesi dopo che Israele aveva occupato Gerusalemme est nel 1967 ).
Ha anche scelto parecchi importanti consiglieri pro Israele..

Obama è stato molto vicino anche ad alcune figure di spicco arabo-americane, ricevendo le loro migliori consulenze.
La sua traiettoria politica rafforza una lezione che gli elettori ininfluenti politicamente hanno imparato diverse volte: il solo aver accesso ai potenti non vuol dire aver influenza sulla politica.
Denaro e voti, ma soprattutto denaro, canalizzati attraverso sofisticate reti che possono “riunire” piccole donazioni che diventano poi milioni di dollari: sono queste le cose che influenzano la politica.

Attualmente, i difensori dei diritti palestinesi sono lontani dall’avere le stesse reti a loro disposizione.
A meno che non lavorino duramente per costruirle, o per sostenere una significativa riforma dei finanziamenti elettorali, sussurrare alle orecchie dei politici non risolverà nulla ( per quel che possa valere, io ho fatto la mia parte, incontrandomi recentemente con alcuni collaboratori di Obama, e scrivendo a Obama per incoraggiarlo ad una politica più equilibrata verso la Palestina).

Sembra una delusione, date le storiche relazioni palestinesi-americane, ma il voltafaccia di Obama non deve sorprenderci: sta semplicemente facendo ciò che egli pensa sia necessario per essere eletto, e continuerà a farlo a lungo finché ne avrà la possibilità.
I palestinesi-americani sono della stessa posizione dei libertari che guardavano con sgomento Obama votare alla riautorizzazione del Patriot Act, oppure dei difensori dei diritti degli immigrati che rimasero sconvolti perchè aveva votato a favore di una proposta di legge Repubblicana che autorizzava la costruzione di un recinto lungo 700 miglia al confine con il Messico.

Solo se un numero sufficiente di persone sanno cosa Obama e i suoi avversari rappresentano, e si organizzano per costringere loro a prestare attenzione ai loro problemi si potrà sperare di cambiare il disastroso corso della politica americana in Medio Oriente.
E’ quanto meno un progetto a lungo termine che non può sostituire il sostegno alla crescente campagna di boicottaggio, disinvestimenti e sanzioni necessarie affinché si renda Israele responsabile dell’escalation di violenza e del consolidarsi dell’apartheid.

Ali Abunimah è il co-fondatore di The Electronic Intifada e autore di One Country: A Bold Proposal to End the Israeli-Palestinian Impasse [Un solo Stato: una coraggiosa proposta per porre fine all’empasse tra Israele e la Palestina n.d.t.]

Ali Abunimah
Fonte: http://electronicintifada.net/
Link: http://electronicintifada.net/v2/article6619.shtml
04.03.2007

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SIMONE

Pubblicato da Das schloss