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COINCIDENZE PARALLELE

DI TEO LORINI
ilprimoamore.com

Molte riflessioni si stanno dipanando in queste ore dal complicato garbuglio di omissioni e ricatti, video apparsi e scomparsi, smentite e ammissioni che ha per protagonista il presidente PD della regione Lazio, Pietro Marrazzo.
A cominciare dalla constatazione (ovvia ovunque tranne che in Italia) per cui è inammissibile che sia esposto a ricatti il titolare di una carica politica di quel livello e –a maggior ragione- il detentore di un ancor più importante incarico. Perché allora Marrazzo si sospende dalla carica e non lo fa invece il primo ministro che da mesi ha ammesso, con l’ardito eufemismo “non sono un santo”, di essere un puttaniere e del quale sono, per di più, provati gli intensissimi rapporti con un corruttore sotto inchiesta per induzione alla prostituzione, ma anche per detenzione di cocaina a fini di spaccio?

Nella foto: Via Gradoli, base logistica delle BR durante il rapimento Moro

Più a fondo ancora ci si potrebbe chiedere, come fa Piergiorgio Paterlini, se tutto si possa ridurre alle usurate categorie della ‘debolezza’, degli ormai logori vizi privati e delle sempre più implausibili pubbliche virtù o se invece non si debba almeno tentare un’esplorazione più ampia, nei campi ancora ostinatamente tabù “del desiderio, dell’identità, del sesso che si paga”.

L’affaire Marrazzo, però, non è solo l’occasione per ragionamenti e argomentazioni ma è anche un fatto di cronaca che si sostanzia di dati e risultanze. Dal primo lancio dell’Ansa sulla vicenda, i giornali hanno raccolto e rilanciato un numero molto ampio di informazioni, non sempre in perfetta coerenza le une con le altre. Quanti sarebbero i video? Quali i nomi delle transessuali con cui Marrazzo si accompagnava? Quanti i carabinieri coinvolti? Quanti direttori di giornale erano in possesso del filmato tramite il quale Marrazzo veniva ricattato? Agli inquirenti che si dovranno orizzontare in tanta complessa materia non sarà però sfuggito il ricorrere, nel materiale di indagine, di un elemento suggestivo. L’incontro nel quale Marrazzo sarebbe stato filmato dai carabinieri che lo hanno ricattato si è svolto a Roma, in un appartamento sito in via Gradoli 96.

Chi ha più di trent’anni non faticherà a riconoscere questo indirizzo. La mattina del 18 aprile 1978, in pieno svolgimento del sequestro Moro, nell’appartamento sito al secondo piano, interno 11, di via Gradoli 96 qualcuno trova il modo di incastrare tramite una scopa la bocchetta della doccia e di puntarla verso una fessura fra le piastrelle del bagno. Una volta aperto il rubinetto, l’acqua filtra nei muri, allaga le intercapedini sino a quando una vasta macchia si allarga sul soffitto dell’appartamento di sotto, dove l’inquilina è costretta a chiamare prima l’amministratore e poi i pompieri. È in questo modo che viene scoperto il covo brigatista in cui è alloggiato, con il nome falso di Mario Borghi, nientemeno che Mario Moretti, il capo delle Brigate Rosse. Su quel ritrovamento tutt’altro che casuale, si è parlato a lungo, tanto nelle varie commissioni parlamentari d’inchiesta, quanto in libri di storici, politici e saggisti intenzionati a indagare i troppi misteri d’Italia in cui non è difficile supporre l’intervento dei Servizi segreti. È il caso, ad esempio, del celebre tramezzo di un altro covo BR, quello milanese di via Montenevoso. In quel bilocale che i carabinieri al comando di Dalla Chiesa “scarnificarono mattonella per mattonella”, rimase però occultata una copia completa del Memoriale di Aldo Moro, comprensiva delle pagine in cui Moro rivelava alle BR l’esistenza di una struttura clandestina, Gladio, creata dalla Nato in funzione antisovietica e ignota persino al Parlamento italiano. Rimaste celate (dietro il citato tramezzo) per oltre 12 anni, quelle pagine riapparvero nel 1990. All’indomani, guarda caso, della disgregazione del blocco sovietico.
Nel caso del covo di via Gradoli, però, il ruolo degli apparati è qualcosa di più di una fantasticheria per amanti delle cospirazioni. Come ampiamente documentato dal senatore Sergio Flamigni in Il covo di Stato (Kaos edizioni, 1999), lo stabile dove Moretti aveva affittato sin dal dicembre 1975 un appartamento in cui visse per tutto il primo mese del sequestro Moro, era amministrato da un sistema di scatole cinesi di società-ombra, immobiliari, fiduciarie e finanziarie, connesse ai servizi e ad essi in toto riconducibili.

“In pratica” scrive Flamigni “nella primavera del 1978 ben 24 appartamenti della palazzina di via Gradoli 96, sede del covo BR, erano di proprietà di società immobiliari nei cui organismi societari figuravano alcuni fiduciari del servizio segreto civile (Sisde). A Roma e circondario si contano più di un milione di abitazioni, ma le BR morettiane che progettarono e attuarono il sequestro di Aldo Moro insediarono il covo-base dell’operazione proprio in via Gradoli 96, in un’abitazione letteralmente circondata da appartamenti la cui proprietà era controllata da fiduciari del servizio segreto del Viminale.”

Interessante anche la figura dell’amministratore del palazzo, Domenico Catracchia, professionista di fiducia del Sisde e amministratore dei beni di Vincenzo Parisi, il futuro capo del Servizio che aveva acquistato nel settembre 1979, appena un anno dopo il delitto Moro, proprio l’appartamento-covo di via Gradoli. Interrogato dalla Digos lo stesso giorno della “scoperta”

“Catracchia dichiarò: «Sono amministratore dello stabile sito in via Gradoli n° 96. Riscuoto gli affitti di tutti gli appartamenti del suddetto stabile, tranne quello nella palazzina Imico, scala A, int. 11, 2° piano, che è di proprietà del sig. Ferrero-Bozzi, il quale lo ha affittato direttamente all’inquilino», cioè al capo delle BR che dovevano preparare il sequestro Moro […] Di norma gli inquilini pagano l’affitto direttamente al proprietario, ma in via Gradoli 96 questa regola valeva esclusivamente per il capo delle BR, Mario Moretti. A questa macroscopica incongruenza gli inquirenti non prestarono alcuna attenzione, né prestarono attenzione allo strano ruolo del Catracchia il quale, riscuotendo personalmente gli affitti pagati dagli inquilini, garantiva di fatto una copertura agli effettivi proprietari degli appartamenti. In pratica, il ruolo operativo di Catracchia faceva da schermo alle società immobiliari e agli studi commercialisti che le gestivano”.

Insomma, la palazzina in cui nasce lo “scandalo Marrazzo” è un edificio ben noto ai servizi. Gli stessi servizi da cui, secondo diversi analisti, proverrebbe la velina che definiva Dino Boffo “noto omosessuale attenzionato dalla Polizia di Stato” e che Vittorio Feltri allegò disinvoltamente a un vero certificato giudiziario (quasi si trattasse di documenti ufficiali di pari valore) nella serie di articoli che portò alle dimissioni del direttore di ‘Avvenire’.
Dopo quella vicenda, diverse voci dell’entourage del premier sono tornate a minacciare l’esibizione o il recupero di succulenti fascicoli da adoperare alla bisogna. Berlusconi in persona aveva dichiarato: “da editore ho stracciato molti servizi e fotografie” e, più di recente, ha annunciato che ne sarebbero venute fuori “delle belle” sul giudice della sentenza Mediaset-Cir. Alla lista delle dichiarazioni si aggiunge Feltri, che ha ricevuto una querela da Gianfranco Fini per aver minacciato esplicitamente di ripescare un dossier a luci rosse su un esponente di Alleanza Nazionale, né poteva mancare Emilio Fede che il 21 giugno in uno dei suoi strabordanti editoriali ha parlato di “scheletri negli armadi” chiedendo: “Li vogliamo aprire?”.

Qualcuno potrebbe argomentare che il primo a essere fatto oggetto di curiosità e reportage è stato Berlusconi. Ma mentre i maneggi del premier con prostitute, attricette, candidate e così via emergono per così dire “in diretta”, per effetto di valide inchieste giornalistiche e (non di rado) per il suo stesso cospicuo contributo (come ad esempio le molte contraddizioni del 5 maggio di Porta a Porta, puntata: “Adesso parlo io”), per i personaggi poco graditi al governo, le rivelazioni imbarazzanti o, meglio, il loro ripescaggio arriva sempre “in differita”, al momento opportuno. È il caso di Boffo, la cui condanna per molestie risaliva al 2004 e, ora, di Piero Marrazzo: il video del ricatto, (che secondo il Corriere pare fosse in circolazione già in agosto, tanto da essere oggetto di un’inchiesta giudiziaria) viene alla luce ora, in prossimità di elezioni regionali che si preannunciano molto tese, soprattutto per la pretesa della Lega di avere una presidenza di Regione (verosimilmente quella del Veneto).
Quella di fabbricare dossier sugli avversari, magari con l’aiuto degli apparati di intelligence è un’antica tradizione italiana. Nella storia della Repubblica si può risalire almeno sino al 1964 e alla lista di “enucleandi” stilata dal Sifar per ordine del generale dei carabinieri Giovanni De Lorenzo, spalleggiato da importanti esponenti della DC. Ma anche nell’attuale maggioranza ci dev’essere chi non disprezza tale tecnica, almeno a giudicare dall’imponente centrale di dossieraggio fasullo scoperta il 5 luglio 2006 in via Nazionale a Roma e gestita da un funzionario del Sismi, Pio Pompa, assunto direttamente dal generale Niccolò Pollari, a sua volta nominato ai vertici del servizio nell’autunno 2001 da Silvio Berlusconi.

Gli editoriali parlano sempre più spesso di “imbarbarimento”, di “torbidi”, di “ultimi giorni dell’impero”. L’affaire Marrazzo è un’altra tappa di questo declino, ma lo spettro di coincidenze che vi aleggia intorno partendo dalla palazzina di via Gradoli, colora di bagliori ancor più foschi tutto quanto il contesto. Un Contesto che, coincidenza per coincidenza, pare opportuno rileggere. A sollievo, almeno parziale, della concitazione di questi complicatissimi mesi.

La ragion di Stato, signor Cusan: c’è ancora come ai tempi di Richelieu. E in questo caso è coincisa, diciamo, con la ragion di Partito…

Teo Lorini
Fonte: www.ilprimoamore.com
Link: http://www.ilprimoamore.com/testo_1600.html
26.10.2009

Pubblicato da Davide

  • radisol

    Aridaie ….. Moro fu tenuto prigioniero in Via Montalcini e non in Via Gradoli …. ed infatti la foto pubblicata è dell’appartamento di Via Montalcini ….

  • helios

    Che Moro fosse stato prigioniero nell’appartamento di via Montalcini non ha riscontro fondato e sempre più è evidente che Moro fu portato altrove.
    Via Gradoli 96 servì per depistare come il falso comunicato e il lago della duchessa.
    Quello che successo nel 1978 con l’omicidio di Moro è non mai stato chiarito malgrado gli uomini di quel tempo siedano ancora la parlamento.
    Pertanto le ombre di quello che successe allora (mai diradate) continuano a serpeggiare nella politica italiana e ogni tanto qualcuno (visto che la volta prima gli è andata bene) rifà la stessa sceneggiatura.
    Attori diversi ma stesso copione.

  • Tao

    La foto con relativa didascalia è stata cambiata.
    Grazie per la segnalazione.

  • myone

    Bossi direbbe: cusa l’ e’ chel centra na via o l’ alter, sem semper a roma

  • fabiodellalazio

    Chissà se i carabinieri indagati non abbiano avuto un dialogo con prodi appena uscito da una seduta spiritica!!!! 😉

  • glab

    oggi uccisione della persona pubblica, in altri tempi in cui non era ancora praticata l’uccisione della persona pubblica si ricorreva all’uccisione della persona fisica, se questa perseguiva obiettivi di potere non graditi al potere imperante.
    Marrazzo perseguiva obiettivi di potere sgraditi al potere? ,per quel che ne so non concorreva nemmeno alla segreteria del PD, e poi occupato come sarebbe stato nei suoi festini non avrebbe combinato un gran che.
    mah! … un pò di brain storming:
    a) gli obiettivi erano due, Marrazzo e l’Arma, che vantaggio di azione si sarebbe ottenuto con il coinvolgimento dell’Arma?
    b) l’obiettivo era l’Arma e Marrazzo la cassa di risonanza.
    la risonanza viagradoli-casoMoro-servizi , in brainstorming, evoca l’azione di servizi i quali potrebbero avere come obiettivo altro.
    …. rebus molto intrigante!

  • radisol

    Beh, “complottisti” a parte, per tutti, giudici compresi, Moro è stato sempre tenuto in Via Montalcini.
    Si è in passato parlato della possibilità che fosse tenuto in una località del litorale romano.
    Comunque, sicuramente, mai in Via Gradoli.
    Ammetto che la coincidenza dello stesso condominio a distanza di 31 anni è al tempo stesso suggestiva ed inquietante …. ma credo proprio che sia soltanto una banale coincidenza.
    Del resto, lo stesso Moretti … che comunque non fu il primo abitante brigatista della “base” di Via Gradoli, affittata sin dal 1975 – quando le BR a Roma nemmeno esistevano – da Valerio Morucci, allora appartenente alle Fac ( Formazioni Armate Comuniste), ed in seguito portata in dote alle BR quando le Fac vi confluirono …. ha sempre sostenuto che quell’appartamento fu scelto come “base logistica” proprio perchè la larga presenza di bordelli di lusso, di classici rifugi di amanti e la stessa presenza evidentissima di “luoghi di copertura” dei servizi garantivano una sostanziale riservatezza degli inquilini e rendevano meno sospetti i continui via-vai di persone diverse ….
    Cioè paradossalmente la tesi principale del “complottismo” alla Flamigni, cioè la presenza in Via Gradoli di abitazioni in dotazione ai servizi e di altri luoghi “molto riservati” … che per Flamigni rappresenta una certezza del fatto che le BR corrispondevano agli stessi servizi o almeno erano da questi “protette” …. per le Fac prima e per le Br dopo era invece considerata una situazione logistica ideale, una sostanziale garanzia di passare inosservati ….
    Evidentemente l’unico legame tra le due vicende è che in tre decenni in Via Gradoli non è cambiato nulla … è rimasta una specie di “zona franca” per qualunque tipo di segreto più o meno inconfessabile ….

  • helios

    http://www.ilcassetto.it/notizia.php?tid=154

    Stando alla verità processuale, Moro sarebbe stato tenuto per tutti i 55 giorni a Roma, in un appartamento di Via Montalcini (zona Magliana). In molti credono che le prigioni siano state diverse.

    …per quanto riguarda Via Gradoli:
    Chi ha fatto scoprire il covo? Secondi alcuni si tratta di una partita tra servizi segreti e Br. Moro sta rivelando ai sequestratori verità scottanti (Gladio e altri segreti della Nato).

    A questo punto sono in molti a volerlo morto e a operarsi perché ciò che dice rimanga conosciuto a pochissimi. I servizi, individuate le Br, avrebbero imposto loro l’uccisione dell’ostaggio. “Bruciare” il covo di via Gradoli è perciò un avvertimento: “Vi prendiamo quando vogliamo, fate attenzione”. Per molti si tratta di pure congetture. Ma la versione ufficiale dei fatti è a dir poco incredibile.

    ****
    La banale coincidenza non può essere per il semplice fatto che il video di Marrazzo solo pochi lo hanno visto e nel video non si può sapere le via. Le deposizioni di Marrazzo stesso ammettono un incontro sessuale con trans ma non dice in quale via di roma si è consumato.

  • tersite

    scusate, a via gradoli viveva mario moretti.

  • radisol

    Ieri è stato pubblicato sia da alcuni giornali che da alcuni siti l’atto giudiziario riguardante la conferma dell’arresto dei 4 carabinieri dove compariva chiaramente l’indirizzo di Via Gradoli ed anche il numero civico ….
    Non inventiamoci quindi congetture e misteri dove non esistono proprio … tra l’altro quel condominio è enorme, ci sono centinaia di appartamenti … e poi la proporzione tra una cosa di valore politico internazionale come la vicenda Moro e sta storiaccia di Marrazzo proprio non ce la vedo …………………………………………………….
    D’accordo che la versione ufficiale della vicenda Moro ha molti aspetti incredibili … ma pure le analisi “complottiste” ed in particolare quelle dell’ineffabile Flamigni sono altrettanto incredibili ….
    Per me il “covo” di Via Gradoli fu “bruciato” dagli stessi brigatisti …. crearono un diversivo per tenere lontana l’attenzione dalla “prigione del popolo” vera, quella di Via Montalcini ……
    Mentre invece è sicuramente roba dei servizi il falso comunicato ( fatto dal falsario Antonio Chicchiarelli che appunto per i servizi lavorava) che indicava il Lago della Duchessa come luogo dove era il cadavere di Moro …
    Da un lato fu una prova generale per vedere l’effetto della morte di Moro sull’opinione pubblica …. dall’altra era probabilmente un “segnale” chiaro per chi doveva capire …. probabilmente il “partito della trattativa” e gli stessi brigatisti e magari lo stesso Moro … che quel comunicato era un falso si capiva lontano un miglio …. brevissimo quando i proclami BR erano logorroici … un linguaggio totalmente diverso …. ed anche la macchina da scrivere usata, pur dello stesso modello, aveva difetti di scrittura ovviamente diversi che si notavano, facendo i confronti, pure ad occhio nudo … eppure i cosiddetti esperti fecero i vaghi ed un vero e proprio esercito fu inviato a scandagliare il lago ghicciato ed i boschi intorno ad esso ….. Misteri sulla vicenda Moro ce ne sono e come …. ma molto più dalla parte dei comportamenti dello stato e delle istituzioni che non dalla parte delle BR …..

  • Eli

    Il PDL vuole impossessarsi della regione Lazio. Troppo semplice? A me sembra ovvio.

  • vic

    Siamo nella solita via Gradoli. La benemerita ci ha gentilmente messo a disposizione i suoi mezzi radiotelevisivi con relativi tecnici.

    Voce A Meta’: Oddio oddio.
    V: Chi e’?
    Benemerito 1: Ssssst. Non disturbi l’audio!
    VAM: Oddio mi fai morire, oddio.
    V: ?
    B1: Ssssst!
    VAM: Oddio sono vivo, come sono vivo, mioddio!
    V: !
    B2: E’ lui, e’ proprio lui!
    V: Lui chi?
    B2: Sssssst! Lui Aldo Moro. E’ ancora vivo, anzi vivissimo. Son decenni che se la spassa qui in questa via.
    V: Oddio!
    B2: Per questo abbiamo dovuto imbastire la faccenda Marrazzo. per coprire Aldo Moro!
    V: Oh, mioddio!

    Dalla via senza sorprese a voi benemeriti.

  • helios

    La vicendaMoro ha aspetti incredibili perchè nessuno ha avuto il coraggio e la volontà di scoprirlo. Resta il fatto che di morti per quella vicenda ce ne sono stati molti (ma chi siede in parlamento ha avuto ruoli fondamentali nella stessa vicenda e stanno ancora li vivi e vegeti e vecchi…)
    Per quanto riguarda la vicenda Marrazzo lo stesso non ha ancora specificato il luogo esatto (che nemmeno dal video del resto, che è il capo di accusa, si potrebbe dedurre) e i trans interrogati parlando di frequentazionei dello stesso sul Flaminio mentre via gradoli è sulla Cassia.Al momento le dimissioni di Marrazzo slittano a novembre ed è in malattia a causa del forte stress. Che il video sia arrivato giusto nel momento dell’elezione del nuovo seretario PD è strano come lo è l’avvertimento di Belusconi a Marrazzo. Per Sircana le foto sono state pubblicate subito e nessuno,credo lo abbia mai avvertito.Tantomeno un prsidente del consiglio lo ha fatto mai. Perchè non ricavarne denaro da una torbida vicenda di trans alla vigilia dell’elezione del segretario PD proprio da un giornale di cui è proprietario
    è un interrogativo da farsi. Allo stesso tempo rimane sempre un mistero su CHI abbia MANDATO a bussare alla porta di una stanza dove si trovava Marrazzo, quattro della benemerita e li abbia AUTORIZZATI a filmare….per poi dire che erano mele marce.

  • trotzkij

    Certo che lo squallore dei ‘sinistri’ non ha limiti, se Berlusconi viene ripreso da una escort col videofonino (mentre spiega dei quadri, poi), Berlusconi è un puttaniere.

    Se invece, il solito moralistico sinistro, dall’aspetto per benino (come tutti i depravati sanno essere) viene trovato con braghe e mutande calate mentre faceva (o si faceva fare) un servizietto dal trans* di turno
    allora si urlicchia al complotto, contro questi eroici nemici del cavaliere nero… Magari ritirando fuori le solite storielle buffe su Gradoli e la permanenza di Moro a via Montalcini… Come no! come se il fartello di Moro o De Lutiis non avessero già spiegato la possibilità dell’esistenza di carceri del ‘popolo’ alternative (e decisamente più realistiche).

    Ora mi aspetto che Natalie venga invitato dal santoro-travaglio circus, come ha già fatto con l”importante’, ‘necessaria’ e ‘fondamentale’ intervista con la puttana daddario…

    E non dimentichiamoci che il morigerato democristianino si accompagnava con la pippata di cocaina di prammatica, immancabile per ogni ‘politico di rispetto’.

    * (Un marchio indelebile della sinistra, quella di preferire finte donne alle donne vere, da luxuria ai trans di sircana e del democristianino di ritorno marrazzo; in fondo è logico, finte donne per finti politici di finta sinistra…)

  • tersite

    clap………però i carabinieri del caso marrazzo hanno perquisito l’altro ieri l’appartamento in VIA GRADOLI, che è una strada brevissima e chiusa, cioè con un solo imbocco: sulla cassia. Qualcuno rilegga l’articolo.

  • Malas

    e te ti chiani trotzky? Se travaglio per te è di sinistra allora te ti puoi chiamare anche Trotzky. Comunque prevedo che a breve Natalie (t’intendi di trans suppongo) andrà al circo annozero. Per la gioa dei trozkisti some te.

  • radisol

    Perchè, caro Trotzky al secolo Alex Lattanzio ecc. ecc., pure quando condivido la sostanza di quello che dici ( e sulla finta sinistra e sui moralismi tardodemocristiani condivido e come), poi mi rimane sempre il retrogusto antipatico di aver letto qualcosa di un berluscones ?
    Per dire che merda è il ceto politicante di finta sinistra c’è bisogno di prendere sempre in qualche modo le difese del Berluska ?
    Innanzitutto, col cazzo che nelle registrazioni della D’Addario il Berluska parlava solo di quadri …. vai a rileggere o riascoltare …. e comunque, faccio sommessamente notare che Marrazzo si è dimesso …. Berluska no …. Poi, se vogliamo fare a gara nel dirne di tutti i colori di certa finta sinistra, io lo faccio dai lontani anni settanta, un certo giorno del 1977 ero fra quelli che cacciarono Lama dall’Università di Roma … e l’ho fatto in termini pesantissimi anche in tempi recenti ( mi hai persino ripreso nel tuo sito personale) contro i “sepolcri imbiancati” di Rifondazione ….. ma da questo ad inventarmi la “vittima” Berluskoni … o addirittura il Berluskoni “antimperialista” vittima dei poteri forti ….. proprio no ….. quando sento queste cose sento puzza di vecchio orbace …. e tu qualcosa ne dovresti sapere ….

  • cesare52

    @radisol. Ma come fai a polemizzare con chi è in malafede e non agiona ma ha una tesi predeterminata da dimostrare. Questo post paragonando le Br ai viados e a Maarrazzo è offensivo ed inutile. Ma lasciali perdere e dialogare tra loro. Questa è pornografia politica e quando si tocca la merda, comunque lo si faccia ci si sporca. Tu corri il rischio , partecipandoci di dare un qualche credito a questa accozzaglia di luoghi comuni e suggestioni interssate. Ps: a cacciare Lama c’ero anch’io. E mi è costato anche molto essendo la mia famiglia di funzionri del PCI. Certa gente che vuole insegnare a contestare la falsa sinistra non ha niente da insegnarmi