COGITO ERGO DUBITO

COGITO ERGO DUBITO

DI MARCO MESSINA

marcomessina.wordpress.com

Sul sito Repubblica.it ieri è apparso un articolo che riguarda un professore ordinario presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’università di Teramo, prof. Claudio Moffa, che il 25 settembre scorso ha tenuto una lezione sull’Olocausto, con particolare riferimento alle tesi che negano la versione ufficiale e comunemente accettata sui tragici avvenimenti che insanguinarono l’Europa nel corso del secondo conflitto mondiale. Alcune delle frasi choc pronunciate dal prof. Moffa, che tanto scandalo sembrano destare nella redazione de La Repubblica, sono le seguenti: “Non c’è alcun documento di Hitler che dicesse di ‘sterminare tutti gli ebrei’”; “L’edificio che viene mostrato ai ragazzi delle scuole ad Auschwitz è un edificio che non ha nessuna delle caratteristiche tecniche atte ad essere stato una camera a gas. Il Zyklon B veniva usato per disinfestare gli abiti dei reclusi: se usato al fine di ‘gassarè i deportati, nelle quantità previste e raccontate da Rudolph Höss (comandante di Auschwitz, ndr) al processo di Norimberga, sarebbe stato tecnicamente impossibile. La cifra e i tempi forniti da Höss, di 2000 persone gassate al giorno, non fanno tornare i conti”.

Nella foto: Università di Teramo (Rettorato)


A seguito, “I PICCOLI INQUISITORI” (Giacomo Gabellini, conflittiestrategie.splinder.com);

Il disappunto dell’autore dell’articolo, Marco Pasqua, si manifesta inizialmente quando scrive: “[...] il video è pubblicato sulle pagine web del docente, sulle quali appaiono frequentemente articoli in difesa della libertà di espressione, fatta coincidere, in questo caso, con la libertà di negare l’Olocausto”. Si lascia intendere che non può esistere la libertà di negare l’Olocausto. Fare ricerca e dimostrare l’infondatezza o la falsità di fatti storici che, seppur universalmente riconosciuti, non sono mai stati indagati sino in fondo, secondo Repubblica non farebbe parte della libertà di espressione? Il secondo quotidiano più importante d’Italia sarebbe quindi a favore del reato di opinione? O, peggio, di indagine? Sarà questo allora il motivo per cui Repubblica ignora che in Francia esiste la legge Gayssot che dichiara reato mettere in dubbio l’esistenza dei crimini nazisti. E ignora soprattutto il fatto che un ingegnere chimico francese di 41 anni, Vincent Reynouard, è attualmente in carcere per aver diffuso un opuscolo con cui proponeva il suo punto di vista sull’Olocausto nazista. Nessun omicidio, né alcuna violenza. Solo un’opinione. Per Reynouard nessun Saviano si straccia le vesti per difendere la sua libertà d’espressione.



E’ questa la coerenza di Repubblica: da una parte si raccolgono firme per difendere una condannata per omicidio in Iran e dall’altra si mette alla gogna un professore italiano con l’accusa di aver reso partecipe i propri allievi delle sue ricerche storiche.

E’ il paradosso. E non finisce qui. In un passaggio successivo, Pasqua si spinge ad invocare il contraddittorio alle parole di Moffa, dimostrando di aver conseguito il patentino di giornalista senza aver mai frequentato un’aula universitaria, perchè altrimenti saprebbe che regolarmente le lezioni si svolgono senza contraddittorio (mi sembra di riascoltare gli attacchi furibondi alle trasmissioni televisive di Luttazzi, reo di fare ‘satira senza contraddittorio’).

Le ultime chicche di Pasqua per screditare Moffa sono, in primo luogo, il suo ‘elogio ad Ahmadinejad’, come se il leader iraniano fosse il primo della lista dei ricercati dell’FBI, e, in secondo, le parole del presidente della Comunità Ebraica Renzo Gattegna, che si chiede quali siano le “reali intenzioni” dei revisionisti della Shoah. Le intenzioni sono spiegate chiaramente dal professor Moffa, il quale, citando lo storico ebreo Norman Finkelstein e il suo libro ‘L’industria dell’Olocausto’, parla di “un arma ideologica indispensabile, grazie alla quale una delle più formidabili potenze al mondo (lo Stato di Israele, nda) ha acquisito lo status di vittima. Da questo specioso status di vittima derivano dividendi considerevoli, in particolare l’immunità alle critiche”. Oltre al legittimo desiderio di fare chiarezza su avvenimenti storici di così grande portata, lo scopo del revisionismo dello sterminio ebreo è essenzialmente politico, cioè dimostrare quanto incerte siano le basi da cui prendono le mosse i sentimenti di solidarietà e comprensione che da sempre siamo abituati a nutrire verso il popolo ebreo e lo stato d’Israele, fino a giustificare o ignorare ogni sorta di crimini e abusi di cui il paese giudeo si è reso protagonista dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ad oggi.

Il clima di intolleranza sollevato da Repubblica verso le divergenze dal pensiero unico indotto viene esacerbato dai commenti degli utenti, che si lasciano andare a insulti, auspici di una subitanea condanna della magistratura (con quale reato?) e inviti ad andare a vivere in Iran, neanche fosse la Cambogia di Pol Pot, peraltro ignorando che proprio su Repubblica qualche giorno fa un giornalista raccontava di un tranquillo viaggio in moto attraverso l’Iran, il paese canaglia nemico dell’Occidente, durante il quale ha ricevuto solo ‘amicizia e ospitalità’. Ma naturalmente questo articolo non prevedeva commenti.

Leggo proprio ora che anche i politici, dal ministro dell’Istruzione a esponenti dell’opposizione, stanno alzando la voce all’indirizzo di Moffa, per il quale si prevedono provvedimenti. Le accuse sono davvero strampalate e mostrano chiaramente che non si sa di cosa si sta parlando. Si va dall’apologia del nazismo (semmai è il contrario, i revisionisti ne ridimensionano la forza) all’odio razziale (come può una ricerca storica produrre odio razziale?) fino all’accusa di ‘dire che la Shoah non è mai esistita’ (i revisionisti non negano l’Olocausto, ma ne contestano i numeri e la storiografia).

Il dubbio è un toccasana per la mente, specie quella di uno studente universitario.

Marco Messina
Fonte: http://marcomessina.wordpress.com/
Link: http://marcomessina.wordpress.com/2010/10/08/cogito-ergo-dubito/
8.10.2010

Commenti (41)

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    1. calliope 11 ottobre 2010

      Ricky scrive : ""Moffa é un neonazista e le decine di commentatori che qui lo difendono lo sono in egual misura. Blaterando di misurare l'entitá dell'olocausto, come se cambiasse qualcosa se lo sterminio riguarda un milione piuttosto che sei milioni di giudei, é applicare una pietá a senso unico ed una offesa alla memoria storica dei sopravvissuti. Fate venire i brividi.""--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Afterglow scive : Senza dilungarmi troppo, la penso come il mio predecessore, Ricky. Pensate che in un primo momento ho creduto che la pubblicazione di questo articolo fosse uno scherzo di dubbio gusto. Se è davvero così tanta la gente che la pensa così, beh, allora c'è da farsi venire i brividi sul serio.---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Mi dispiace per Voi, ma io non mi sento un "neonazista" o qualunque etichetta mi vogliate appiccicare (questo si, può essere un atteggiamento da nazista), Io sinceramente mi reputo una persona libera, che cerca di ragionare sui fatti, non sono un attivista politico e non credo in dio, detto questo devo constatare la reazione scomposta e priva di argomenti se non il solito bla bla sulle cifre che non mi interessa, la seconda guerra mondiale ha seminato miloni di vittime in europa e nel mondo ma loro sono 70 anni che rompono i coglioni con questa farsa che vuole farci credere che solo loro hanno patito fame malattie e morte, non è così, a mio modesto parere, devo essere arrestato o ammazzato per questo? perchè nessuno parla della tragedia degli armeni (quello si un "Olocausto" storicamente sicuro)??? smettetela con questo "chiagni e fotti" e portate le prove. Finora gli unici criminali neonazisti li vedo nella Knesset e nel Mossad.

    1. afterglow 11 ottobre 2010

      Senza dilungarmi troppo, la penso come il mio predecessore, Ricky. Pensate che in un primo momento ho creduto che la pubblicazione di questo articolo fosse uno scherzo di dubbio gusto. Se è davvero così tanta la gente che la pensa così, beh, allora c'è da farsi venire i brividi sul serio.

    1. afterglow 11 ottobre 2010

      Senza dilungarmi troppo, sono completamente d'accordo con il mio predecessore, Ricky. Pensate che in un primo momento ho creduto che la pubblicazione dell'articolo fosse uno scherzo di dubbio gusto. Ma veramente così tanta gente la pensa in questo modo? E' proprio così, fate venire i brividi.

    1. calliope 11 ottobre 2010

      ""Moffa é un neonazista e le decine di commentatori che qui lo difendono lo sono in egual misura. Blaterando di misurare l'entitá dell'olocausto, come se cambiasse qualcosa se lo sterminio riguarda un milione piuttosto che sei milioni di giudei, é applicare una pietá a senso unico ed una offesa alla memoria storica dei sopravvissuti.
      Fate venire i brividi.""""
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      Mi dispiace per lei, ma io non mi sento un "neonazista" o qualunque etichetta lei mi voglia appiccicare (questo si, può essere un atteggiamento da nazista),
      Io sinceramente mi reputo una persona libera, che cerca di ragionare sui fatti,
      non sono un attivista politico e non credo in dio, detto questo devo constatare
      la sua reazione scomposta e priva di argomenti se non il solito bla bla sulle cifre che non mi interessa, la seconda guerra mondiale ha seminato miloni di vittime in europa e nel mondo ma loro sono 70 anni che rompono i coglioni con questa farsa che vuole farci credere che solo loro hanno patito fame malattie e morte, non è così, a mio modesto parere, devo essere arrestato o ammazzato per questo? perchè nessuno parla della tragedia degli armeni (quello si un "Olocausto" storicamente sicuro)??? smettetela con questo "chiagni e fotti" e portate le prove.
      Finora gli unici criminali neonazisti li vedo nella Knesset e nel Mossad.

    1. Erwin 11 ottobre 2010

      Presumo ,dalla sua risposta,che Lei pagherebbe un appartamento di 100 metri ,DICHIARATI dal venditore, senza vederlo, senza controllare la reale metratura?
      Per ASSURDO ,se NON si verifica il numero dei morti-metri quadrati,potrebbe pagare un appartamento esistente SOLO nelle parole del "venditore"!

      O anche: in caso di un incidente stradale su quale base si effettua il "risarcimento" ?
      Sulla verifica e quantificazione dei danni,a casa dei gojim.
      A casa Sua?
      Sulla parola della parte lesa?

    1. Ricky 11 ottobre 2010

      Moffa é un neonazista e le decine di commentatori che qui lo difendono lo sono in egual misura. Blaterando di misurare l'entitá dell'olocausto, come se cambiasse qualcosa se lo sterminio riguarda un milione piuttosto che sei milioni di giudei, é applicare una pietá a senso unico ed una offesa alla memoria storica dei sopravvissuti.

      Fate venire i brividi.

    1. nettuno 10 ottobre 2010

      Il prof. Claudio Moffa ha pienamente diritto di esporre il risultato dei suoi studi.
      Poichè gli avversari del professore non sono in grado di controbattere le sue argomentazioni, essi gettano discredito e attivano la macchina censoria.
      Dobbiamo ringraziare Moffa per la sua dignità e onestà di pensiero.

    1. dana74 10 ottobre 2010

      mi pareva d'averlo inserito nel forum ma lo metto qui visto questo DOSSIERAGGIO (va di moda eh) su Moffa:

      Pasquinate
      di Gianluca Freda - 08/10/2010

      Fonte: Blogghete!

      Quest’oggi, su quel campionario della bufala senza pudore che è il quotidiano Repubblica, è tornato il tradizionale articolo di Marco Pasqua contro i malvagi negazionisti che allignano, impuniti, tra noi. Dev’essere tornato l’autunno. Ogni anno, quando dagli alberi cadono le foglie, anche Marco Pasqua cade dal pero e si accorge, con immutabile sbigottimento, dell’esistenza di un largo settore dell’umanità che non vuole più saperne di prendere per buona la versione falsificata della Storia che Repubblica e il suo padrone – l’ebreo sionista De Benedetti – vorrebbero piantare a martellate nelle cervici dell’umanità. Ogni anno, con indefessa pervicacia, Marco Pasqua ripete la sua straordinaria scoperta. E ogni anno la sconcertante rivelazione lo fa incazzare come fosse la prima volta. Così ringhia, ulula e abbaia alla luna, protetto dalla staccionata del cortile mediatico del padrone, come è sacrosanto dovere di ogni bravo cane. Alla fine, compiuta la sua opera, torna ad accucciarsi buono buono fino all’autunno successivo, quando l’istinto lo condurrà nuovamente a scagliare i suoi latrati contro occasionali passanti e a scoprire filoni d’acqua calda nuovi di zecca. L’anno scorso era toccato ad Antonio Caracciolo, che, colto di sorpresa da tutta quella cagnara, lì per lì si era preso un bello spavento. Quest’anno tocca al professor Claudio Moffa, docente di Storia e Diritto presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Teramo, fondatore e direttore del Master Enrico Mattei in Vicino e Medio Oriente (qui il suo sito). Solo che Moffa non passa da quello steccato per la prima volta, sa cosa attendersi e non è dunque un tipo che si lascia facilmente cogliere impreparato.

      Non so quanto valga la pena prendere in esame le fesserie incommensurabili che Pasqua sciorina nel suo rendiconto annuale. Più che di un articolo, si tratta infatti, com’è logico aspettarsi, di una sguaiata sequela di furiosi e impotenti latrati, il cui scopo è quello di spaventare a morte l’uditore, non certo quello di argomentare. Uno che crede sul serio che centinaia di persone possano essere riunite in una stanza chiusa e poi gasate con l’acido cianidrico, infatti, difficilmente potrà produrre argomentazioni fondate di quanto sostiene, almeno fino a quando i fumetti di Capitan America e la saga di Star Wars non saranno anch’essi annoverati tra le fonti documentali attendibili. Poiché, tuttavia, mi piacciono le sfide e le manifestazioni naturali mi interessano in tutta la loro caleidoscopica complessità, cercherò di analizzare alcuni dei guaiti di Pasqua, nella speranza di fondare una nuova branca della linguistica, la latratologia, e di rendere un servizio ai futuri passanti soprappensiero, col descrivere ciò che delle improvvise esplosioni di bailamme canino suscita maggior soprassalto nell’uditore. Per farlo, citerò alcuni brani del putiferio abbaiato da Pasqua su Repubblica. I lettori delicati d’orecchio, abbassino il volume delle casse stereo e non me ne vogliano. E’ la scienza che lo esige.

      Ordunque, come avviene in ogni forma di comunicazione umana e animale, anche per la cagnara è l’incipit il momento più importante del messaggio, quello in cui si cattura l’attenzione del ricevente per ottenerne l’attenzione desiderata. L’articolo di Pasqua inizia col pre-titolo “Il prof negazionista”, che rappresenta la fase d’impatto dell’attacco, in cui l’ignaro e pensoso passante viene repentinamente ricondotto alla brutale realtà di un possibile assalto e messo sull’avviso che è stato preso di mira. “Negazionista” non è soltanto un termine idiota. E’un termine completamente privo di significato, contro il quale è dunque impossibile difendersi con significanti di senso compiuto e che dunque dovrebbe – nelle intenzioni del botolo che lo proferisce – lasciare la vittima completamente indifesa. Infatti, gli studiosi come il prof. Moffa non negano un bel nulla. Essi, invece, affermano una serie di proposizioni che non piacciono a Pasqua e ai proprietari del suo villino e che ineriscono alla messa in discussione di una serie di verità dogmatiche (le camere a gas, i 6 milioni di morti, la natura sterminazionista dei lager, il reale significato dell’espressione “soluzione finale”, l’attendibilità dei processi postbellici all’establishment nazista, ecc.). E lo fanno non solo sulla base di ricerche e prove documentali che a tutt’oggi nessuno è stato in grado di confutare, ma inserendo la loro indagine in un più ampio discorso sull’attuale situazione geopolitica e sulle cause storiche e culturali della sua configurazione. Poiché non si può davvero ribattere storicamente ad una mole di studi che è ormai sterminata, l’unico tentativo possibile è quello di ricondurla ad un lemma “nonsense”, ad un’etichetta posticcia che unifichi le teste solide e pensanti di decine di storici revisionisti in un’unica testa di comodo, avente la consistenza evanescente di un neologismo orwelliano e che sia pertanto più facile da tagliare. E questa è solo la prima offensiva.

      E’ da notare che, nella sua versione web, l’articolo di Pasqua è stato disabilitato ai commenti dei lettori, che sono pure così frequenti nelle altre pagine del sito. Un cane che abbaia, mira, tra le altre cose, a scatenare lo schiamazzo di tutti gli altri cani del vicinato, per sentirsi spalleggiato nella sua iniziativa. Solo che aprire ai commenti un articolo del genere, avrebbe rischiato di generare non solo l’auspicata moltiplicazione dei latrati, ma anche l’ingresso nella contesa degli inviperiti abitanti del quartiere, che avrebbero sedato il putiferio a suon di bastonate. Così, per prudenza, si è scelto di non consentire alle molte persone pensanti di commentare i deliri di Pasqua. La ragione, per quanto esigua, esce sempre vittoriosa dal conflitto con lo strepito, per quanto assordante; nessun cane nel pieno delle sue facoltà oserebbe portare un conflitto col postino sul piano dell’argomentazione dialettica.

      Si entra poi nella fase clou, quella in cui si cerca di far sentire isolato il malcapitato bersaglio, seppellendolo sotto un diluvio di “auctoritates” che ne proclamano all’unisono l’inappellabile esecrabilità. Si tratta di una fase particolarmente delicata. Nessun bersaglio, infatti, è mai veramente isolato. Per dieci cani che abbaiano, ci sono sempre almeno venti passanti pronti a zittirli a suon di sassate per restituire il quartiere alla quiete della ragione. Per dieci storici come Maddalena Carli e Umberto Gentiloni, che – secondo Pasqua – vorrebbero vedere Moffa ridotto al silenzio, ci sono venti Carlo Mattogno e Andrea Caracciolo che gradirebbero invece che lo si lasciasse parlare in pace e magari lo si ascoltasse con attenzione. Occorre dunque selezionare attentamente le “auctoritates” da citare, scegliendo solo quelle che fanno comodo per simulare – non tanto agli occhi dell’aggredito, quanto a quelli degli spettatori – l’esistenza di un deserto in cui lo sventurato passante si troverebbe a vagare da solo, privo di qualunque via di fuga. Ciò porta a risultati decisamente comici. Tra le autorevoli voci di censura, spiccano quelle della massima autorità vivente in tema di ebraismo e storia della II Guerra Mondiale, Mariastella Gelmini, nei confronti della quale, in segno di gratitudine per la sua generosa partecipazione al linciaggio, Repubblica ha sospeso per un giorno le critiche e gli anatemi consueti. A merito della Gelmini va tuttavia ascritto l’utilizzo di un’espressione felicemente ambigua, che se non si conoscesse la levatura culturale del soggetto parrebbe quasi scientemente selezionata per significare l’esatto contrario di ciò che sembra. "Le parole pronunciate [da Moffa, NdR]”, ha detto il ministro, “sono inaccettabili, offendono profondamente la memoria degli ebrei morti nelle camere a gas". Il che equivale a dire che non offendono la memoria di nessuno. Sto attribuendo alla Gelmini una sottigliezza espressiva troppo raffinata per la sua caratura? Probabilmente sì.

      Non trovando nulla di meglio, si è andata poi a ripescare perfino Ombretta Colli, la quale, commossa per l’inattesa riesumazione, ha dichiarato con sdegnato ipercorrettismo congiuntivale: “E' assurdo che ai nostri tempi ci sia ancora qualcuno che neghi l'orrore della Shoah”. Le assurdità dei nostri tempi sono, in effetti, numerose. Ad esempio che un’ex soubrette e attrice di varietà, informatasi probabilmente sulla scioà attraverso i rotocalchi e i blockbuster spielberghiani, pretenda di saperne sull’argomento più di un docente universitario. Ma quando si ha fame di supporter, non ci si può permettere di andare tanto per il sottile. Così vengono citati tra i vibranti di sdegno anche Walter Veltroni ed Emanuele Fiano, i quali si riferiscono a Moffa con l’appellativo “il sedicente professore”. In realtà, Moffa non è sedicente, ma professore e basta. Il suo più che invidiabile curriculum accademico è visionabile QUI. “Sedicenti” sono semmai Veltroni e Fiano, che ardiscono ciarlare con tonitruante prosopopea di faccende di cui non sanno una mazza di nulla.

      Nell’acme della gazzarra canina, arrivano poi altre due immancabili etichette che non possono mancare nei processi per eresia contro i miscredenti: quelle di “odio razziale” e “apologia del nazismo”. Anche in questo caso, si tratta di espressioni prive di oggetto, pure sequele di suoni senza un referente nella realtà concreta. “Odio” è un concetto astratto non quantificabile né penalmente rilevante; “razziale” rivela che è il fautore di tale accusa, più che l’accusato, a ritenere plausibile un concetto astruso come quello di “razza”; “apologia” è sostantivo che andrebbe usato con estrema cautela sul piano penale e di cui invece gli adoratori dell’Ebreo a Gas vorrebbero estendere i referenti fino ad annoverarvi la lettura di testi specifici o la ricerca impregiudiziale; “nazismo” è un movimento politico stramorto da oltre mezzo secolo, le cui spoglie putrescenti sono gelosamente conservate sotto sale dagli adepti del culto olocaustico, al solo scopo di essere scaraventate con ira addosso all’apostata di turno. Così l’insigne Fabio Mussi può permettersi di affermare, serio serio: "Qui non c'entra niente la libertà d'espressione: c'entra l'odio razziale e l'apologia del nazismo, che fino a prova contraria sono reati”. Anche la diffamazione lo è, fino a prova contraria. Fabio Mussi spieghi quale diavolo sarebbe, nella sua barbara lingua, il significato esatto dei due ircocervi che cita; e poi mostri al mondo in quale punto specifico degli scritti o delle affermazioni di Moffa essi sarebbero riscontrabili, se è in grado di farlo. E se invece non ne è in grado, si scusi con Moffa per le insolenti stupidaggini che ha detto e per il futuro abbia nei confronti dell’universo mondo la cortesia di tenersi la ciabatta chiusa.

      Il pezzo da novanta dell’assalto di Pasqua contro il lume della ragione è rappresentato comunque dall’accusa di profanazione della par condicio che egli rivolge a Moffa tra adirazione ed incredulità. Moffa è infatti reo di aver tenuto presso l’Università di Teramo una lezione sulla santa scioà “priva di contraddittorio”. E’ noto infatti che ogni insegnante che si rispetti, se intende spiegare ai suoi allievi che due più due fa quattro, deve portarsi in aula anche uno Sgarbi o una Mussolini che gli facciano da controcanto strepitando “non è vero, fa cinque, brutto retrogrado figlio di puttana!”, permettendo così agli allievi di formarsi un’opinione a 360 gradi. E’ davvero incredibile che un qualsiasi professore universitario pretenda di tenere lezione come se si trovasse in un’università, anziché nel salotto di Vespa o di Santoro. La par condicio, in un paese che voglia definirsi davvero democratico, va estesa ad ogni ambito del vivere civile. Tranne, naturalmente, che a Repubblica e ai suoi scribacchini, i quali, nel nome della libertà d’opinione, devono rimanere liberi di sparare le loro enormità senza che nessuno possa replicare.

      C’è poi il richiamo pastorale alla santità dei luoghi della passione, che produce sempre un certo effetto sulle menti dei fedeli. Così l’ANPI Teramo invita “tutti, soprattutto gli studenti, a studiare e a visitare i luoghi dello sterminio". Tutti, tranne gli storici e gli studiosi. I quali possono sì visitare, ma hanno poi il dovere morale di tacere sulle piscine di Auschwitz spacciate per vasche antincendio, sulle “camere a gas” ricostruite dopo la guerra ad uso e consumo dei turisti, sulle ricerche condotte sul posto che hanno rivelato l’assenza dei fori necessari per introdurre lo Zyklon B nel “Krematorium 2” di Birkenau, sull’assenza di corpi delle presunte vittime e degli strumenti d’uccisione... Visitate, visitate. Basta che le vostre visite non si traducano in indagini e se ciò dovesse accadere, che siano almeno indagini prive di divulgazione.
      Tutti questi accorgimenti, fino a qualche tempo fa, rendevano l’assalto dei mastini della stampa olocaustica temibile ed inauspicabile per chiunque avesse a cuore pelle e carriera. Oggi, grazie a ciò che negli anni abbiamo appreso e possiamo apprendere da internet, rischiano di essere un’arma rivolta contro chi la impugna, rivelando la pochezza umana e argomentativa di chi vorrebbe imporre al mondo una mitologia dello sterminio ebraico ormai decrepita. “Solo Forza Nuova difende Moffa”, abbaiano i titoli pasquali, ammiccando al lettore ancora credulo ma titubante, per convincerlo che è ancora in buona compagnia e che non serve convertirsi alla religione degli infedeli per rimanere nel grembo sicuro della maggioranza. Naturalmente è una balla anche questa. Tre quarti abbondanti del mondo, con una parte sempre più sostanziosa di opinione pubblica occidentale, hanno ormai capito benissimo che la narrativa olocaustica – così come ci è stata propinata – è una bufala che ha il solo scopo di tutelare gli interessi dello stato ebraico e dei suoi complici statunitensi. Senza una legge sul modello della Fabius-Gayssot che proibisca anche in Italia - come già avviene in Francia, Austria, Germania, Belgio e molti altri paesi europei - le ricerche storiche sull’olocausto e che ne cristallizzi i connotati quantitativi e qualitativi con un novello Concilio di Nicea, la mitologia pagana della shoah è destinata a dissolversi in pochi anni sotto il peso dei suoi buchi, delle sue contraddizioni, delle sue persecuzioni oscurantiste, delle sue plateali assurdità. I botoli della stampa filosionista lo sanno bene. Per questo abbaiano periodicamente e con accanimento sempre più disperato le loro ringhiose pasquinate.
      http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=34964

    1. littlewicca 10 ottobre 2010

      Io non sono una storica, ne tanto meno un esperta accademica
      ma sul verbale della conferenza di Wannsee (vedi: http://www.olokaustos.org/archivio/documenti/wannsee/index.htm) "redatto da Adolf Eichmann" ( siamo d'accordo tutti che, se proprio non volete dare la paternità della soluzione finale direttamente ad A.Hitler, Heichmann era un fine stratega ai diretti ordini di Hitler?) sta scritto:

      Testo originale a fronte:
      "gli ebrei abili al lavoro saranno condotti in quei territori a costruire strade, operazione durante la quale senza dubbio una gran parte di loro soccomberà per riduzione naturale - ... - Il nucleo che alla fine sopravviverà a tutto questo, e si tratterà della parte dotata della maggiore resistenza, dovrà essere trattato in maniera adeguata, poiché rappresentando il frutto di una selezione naturale" poco dopo "Gli ebrei evacuati verranno dapprima portati, senza esitare, in cosiddetti ghetti di transito e di lì trasportati più a Est" e per est è chiaro che intendiamo le baracche dei lager nelle quali le condizioni di vita erano ostili alla sopravvivenza? Cioè stiamo o no parlando di eugenetica? Non è questo già di per se un crimine contro l'umanità? Sarà la mia modesta opinione ma voi credete che sarebbe stato logico o intelligente scrivere "manderemo a morte migliaia di ebrei durante le deportazioni verso est"? è logico secondo me che, date le condizioni estreme delle legalissime deportazioni di ebrei, la morte fosse una diretta e ponderata conseguenza della soluzione finale.

      Detto questo sono d'accordo con voi un professore non va attaccato solo per le sue opinioni, starà ad altri accademici, certo più documentati e accreditati di me, rispondere con teorie a teorie...

    1. Tao 10 ottobre 2010

      Il 25 settembre scorso, Claudio Moffa , professore ordinario all’Università di Teramo, ha tenuto l’ultima lezione del master “Enrico Mattei in Vicino Oriente” presso un’aula della facoltà di Scienze Politiche. Il discorso di Moffa è ripreso da una telecamera e successivamente pubblicato sulla pagina web del docente stesso.
      Durante la lezione il professor Moffa, secondo una corrente di pensiero condivisa precedentemente da storici accreditati come Robert Faurisson e David Irving, ha affermato che la vulgata sui fatti inerenti ai campi di sterminio sia falsa e che non ci sia stata alcuna strage di ebrei, se non il fatto che le migliaia di persone - tra cui ebrei – non furono sterminati dai tedeschi, bensì perirono a causa di malattie e a stati di denutrizione cronica.

      Immediate le polemiche, in primis quelle del ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini che al Tg5 ha definito le parole di Moffa come “inaccettabili”.
      “Offendono profondamente la memoria degli ebrei morti nelle camere a gas.
      Non è possibile che nelle università italiane insegnino professori che seminano odio”.



      Enrico Del Colle, preside della facoltà di Scienze Politiche dell’università di Teramo, in una breve intervista ad Adnkronos ha subito preso le distanze dall’accaduto, sostenendo di “aver assunto da poco tempo l’incarico” e che comunque “la posizione dell’ateneo è quella del passato”.

      Assolutamente risoluto è stato invece l’atteggiamento del presidente della comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici, il quale, pur annunciando che presenterà una proposta contro il revisionismo, ha affermato che “è facile condannare chi nega la shoah e esaltare l’importanza della memoria, ma non credo sia il caso di distrarci con questi discorsi”.

      A ben vedere, l’odio di cui parla la Gelmini e di cui si sono fatti paladini intellettuali e giornalisti, non traspare né nei contenuti, né tanto meno nei modi del professor Moffa che nel video espone con chiarezza e decisione le proprie idee, appellandosi al diritto costituzionale che all’articolo 33 cita: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”.



      E se in Italia – proprio grazie all’articolo suddetto – esiste ancora chi, pur passibile di allontanamento, ha il coraggio di esporre le proprie idee, all’estero va peggio.
      In Austria, Francia, Germania e Inghilterra, è un reato negare la versione ufficiale di fatti storici e la censura spesso è seguita dalla reclusione, come è accaduto per storici e saggisti accreditati come David Irving, Robert Faurisson, Ernst Zundel, Jürgen Graf, David Cole, solo per citarne alcuni, ai quali è stato imposto un pesantissima censura al diritto elementare di esprimere le proprie idee.


      Siamo certi poi che sia lecito parlare di razzismo, di fronte ad affermazioni di accademici che negano l’olocausto, poiché non suffragato da elementi dimostrativi o probatori? E non è invece più razzistico usare il termine “Shoah”, per concentrare in una sorta di anelito di vittimismo, una persecuzione unidirezionale non suffragata da riscontri storici?



      Ci auguriamo che qui da noi non si scateni la caccia al negazionista ma che si faccia appello sempre e comunque al libero pensiero, poiché la discussione è un diritto costituzionale che non deve essere negato a nessuno, tanto meno ad accademici e scienziati.

      Enea Baldi

      Fonte: www.rinascita.eu

      Link: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=4297

      8.10.2010

    1. consulfin 10 ottobre 2010

      i miei più sentiti auguri

    1. Diapason 10 ottobre 2010

      In malafede, il Gabellini.

      Sgangherato e disordinato nostalgismo lo si trova in una miriade di micromovimenti politici o pseudocircoli culturali, associazioni studentesche etc.

      Fasci, celtiche, caratteri runici, busti del pelatone, motti e inni.

      A carrettate, tra ragazzini, ragazzetti e ragazzotti che tra 5, 10, 15 anni potrebbe arrivare a scrivanie importanti, nevralgiche.

      Sia per meriti accademici sia, purtroppo e più probabilmente, per oblique amicizie producenti ingiuste facilitazioni.

      Il ventennio, o una parvenza di esso, è già tornato e sta funzionando in decine di modi diversi, e il più pericoloso è proprio quello "strisciante", quello sottovalutato perché considerato "folkloristico".

    1. Erwin 10 ottobre 2010

      calliope,10 ottobre @ 03:39:46, scrive
      …”il fatto che reagiscano sistematicamente in maniera così veemente è perchè non si possono permettere nessuna confutazione e storica e politica”…


      Analisi perfetta,e non sono io a dirlo,ma il massimo “storico” ufficiale Jan Van Pelt(ebreo),perito di parte al processo contro David Irving a Londra.
      Tale pontefice massimo sterminazionista ,distrutto dalla critica di Carlo Mattogno,ha dovuto mestamente ammettere:


      “ Del 99% di ciò che sappiamo non abbiamo effettivamente prove materiali a sostegno…..è diventato parte della nostra conoscenza ereditata “

      (http://olo-dogma.myblog.it/archive/2010/01/16/jan-van-pelt-la-waterloo-degli-olo-sterminazionisti.html )

      Le isteriche ,canine,reazioni sono la conferma che hanno l’ 1% di certezze sul cosidetto olocausto ebraico!Un po’ poco!

      Sarebbe crudele ,o naturale,chiedere COSA sia quell’1% di prove che hanno?

    1. calliope 10 ottobre 2010

      Non sono daccordo sul fatto che sia controproducente squarciare il velo di omertà su un "dogma" senza basi storiche precise, è non solo necessario ma addirittura doveroso, il fatto che reagiscano sistematicamente in maniera così veemente è perchè non si possono permettere nessuna confutazione e storica e politica, questo di fatto minerebbe le basi della creazione stessa di israele e delle sue politiche razziste. Questo spiega la ipersensibilità sulla questione.
      Ben vengano allora 10 100 1000 Claudio Moffa.
      Se è vero come è vero che il termine biblico "olocausto" sta a significare "sacrificio offerto a dio" quale è la contropartita, la legittimazione del dominio sui Goym?

    1. sandman972 10 ottobre 2010

      Concordo. Massimo rispetto.

    1. Tao 10 ottobre 2010

      Decisamente non lo è



      Claudio Moffa non è uomo dei tempi e già solo per questo va rispettato.

      Chiariamoci bene. E' mio parere che le affermazioni del professore che all'università ha esposto dubbi sull'Olocausto, siano lesive della causa che vorrebbe difendere.

      E, lesive o no, sono inefficaci.

      Come ho avuto modo di scrivere su Tortuga: “L'equiparazione nazismo-olocausto è servita, molti decenni addietro, a gettare piombo sulle ali delle componenti culturali e politiche fasciste, ma ciò è avvenuto negli anni sessanta quando in tutto l'occidente si giocava una partita a scacchi per l'ascesa alla stanza dei bottoni. A quell'epoca l'intero apparato della sinistra riuscì, tramite l'identificazione demoniaca del “nazifascismo” a indebolire il fronte avverso e, contemporaneamente, a far passare in secondo piano la presenza nelle coalizioni “progressiste” di un partito dalle mani grondanti di sangue, quello comunista. Ciò accadde quando Israele passò alla seconda fase del suo sviluppo strategico, quella dell'armamento nucleare; la concordanza d'interessi tra Tel Aviv e le sinistre occidentali si condensò e coagulò nella ripetizione ossessiva dell'accostamento tra fascismi e sterminio ebraico.

      Sono passati molti anni da quando quella campagna è entrata nel vivo, quasi mezzo secolo. Ormai l'accostamento, che pure era partito per i motivi suddetti, ha prodotto un effetto propagandistico che solo quelli che non comprendono la comunicazione non hanno colto. La demonizzazione del fascismo tedesco (e, per estensione, dei fascismi) è riuscita per via del tema olocaustico ma se trent'anni fa il nazi(fasci)smo era demonizzato per l'Olocausto, tanta e tale è la forza del messaggio che oggi paradossalmente possiamo sostenere che l'Olocausto è demonizzato più perché nazista che di per sé”.

      Una discussione in materia la ritengo quindi del tutto sterile perché verte a negare una verità rivelata - e le verità rivelate sono architravi della credenza comune - dunque suona immancabilmente incredibile e perciò finisce con il rivelarsi addirittura controproducente.

      Controproducente perché manca di una particolare scientificità, che non è quella accademica, bensì quella relativa alle tecniche e alle meccaniche della comunicazione e della psiche, e perché dimentica colpevolmente il valore essenziale che nelle convinzioni hanno i rapporti di forza.

      Sicché la verità rivelata che si vuol confutare viene regolarmente affrontata con tecnica sbagliata e puerilmente la si rafforza.



      Ma queste sono considerazioni politiche e Moffa non è un politico, è un professore, ergo questa critica, che per i politici sarebbe sostanziale, lo riguarda appena.
      Va poi considerato che la sua presa di posizione sarà pure lesiva della causa che vorrebbe onorare ma è soprattutto autolesionistica, e chiunque sia tenace fino all'autolesionismo merita rispetto.

      Mentre tutti coloro che dall'alto delle loro cariche si lanciano come iene per spolparne la carcassa indifesa meritano invece pietà o disprezzo.

      Quell'orgia cannibalistica, quella prepotenza contro gli inermi, quell'accanimento contro la messa in discussione di tutto ciò che paga, non può dettare che l'uno o l'altro di questi sentimenti.

      Vorremmo vederli, talvolta, assumere toni indignati per cause più coraggiose. Per esempio contro i vampiri e i parassiti di Sarah Scazzi.

      Lascia infine basiti il fatto che in un mondo che si vorrebbe laico ed emancipato si proibisca di mettere in discussione una verità rivelata. Che si lancino anatemi e scomuniche, che si determinino emarginazioni, licenziamenti, multe e persino pene detentive verso chi mette in dubbio la fede comune. Ciò non avveniva di tempi della Riforma e della Controriforma, ma non c'è da stupirsi: è da un bel po' che camminiamo indietro come i gamberi.

      Nella cultura della patente a punti, nel paradiso delle imposizioni e delle proibizioni assolute, le cose funzionano così: divieti, obblighi, emarginazioni, anatemi, annichilimenti, senza che ci si prenda la briga di rispondere alle eresie o di reggere un confronto con le tesi controcorrente.

      Claudio Moffa magari questo non lo sapeva, o più probabilmente non è disposto ad accettarne la brutale e violenta ottusaggine. O ancora non accetta imposizioni, ama la sfida e vuol tenere il punto. Di certo non è uomo di questi tempi: a lui non faranno fare l'anchorman.

      Gabriele Adinolfi

      Fonte: www.noreporter.org/

      Link: http://www.noreporter.org/index.php?option=com_content&view=article&id=14885:claudio-moffa-non-e-uomo-dei-tempi&catid=7:alterview&Itemid=13

      9.10.2010

    1. castigo 9 ottobre 2010

      come nei vaccini è l'adiuvante il più pericoloso, cioè il DDE.

      ed in tutti i siti da me visitati si dice che "potrebbe" avere delle controindicazioni, come da citazioni di numerose ricerche.

      insomma, niente di definitivo.

      certo, l'innocuità totale non esiste, ed è sempre necessario usare il principio della precauzione, se però escludiamo il suo massiccio utilizzo in agricoltura (come in tutte le cose l'eccesso non fa bene), usato in situazioni particolari può dare ottimi risultati senza essere così dannoso come lo dipingono.

      una cosa comunque è certa: non è pericoloso come la diossina emessa dagli inceneritori che si ostinano a voler costruire un po' dappertutto in italia......

    1. Tonguessy 9 ottobre 2010

      Avevo notato anch'io che wiki fosse l'unico dei siti da me consultati a difendere la bontà del DDT. Fatto sta che come tutti i pesticidi è una tossina ad accumulo che qualsiasi organismo ha difficoltà a smaltire. Il DDT irrorato in Africa poi evapora per precipitare poi nelle zone polari poli, motivo per cui può ritrovarsi nel latte delle donne eschimesi. Figo, no?

      Resterebbe poi da chiarire il misterioso motivo per cui il DDT, che rientra nella lista -stilata dal Times- delle 50 invenzioni più dannose del secolo scorso, sia stato proibito in tutto il mondo occidentale. Forse perchè "tende ad accumularsi nel tessuto adiposo, da dove difficilmente viene espulso o degradato. A causa del fenomeno della magnificazione biologica i produttori primari, o i consumatori che si trovano agli inizi della catena alimentare possiedono una minore quantità di DDT rispeto ai consumatori più in alto, rispetto alla catena, oppure rispetto ai top-predators.
      La presenza del cloro, e la struttura in genere della molecola, fa si che il DDT si possa sostituire alla componente ormonale umana causando profondi scompensi. Alti livelli di DDT potrebbero alterare le funzioni fisiologiche dell'organismo, causando scompensi che coinvolgono diversi settori come il cardiocircolatorio, il sistema riproduttivo, il sistema nervoso."

      http://www.lacellula.net/appunti/ecologia/tossicita_ddt.html


      Insomma non mi risulta proprio che esistano insetticidi e disinfettanti chimici assolutamente innocui per l'uomo. Nonostante quello che si legge su wiki....basta dare alla chimica un po' di tempo, ed i risultati te li fa vedere tutti. Garantito.

    1. gelsomino 9 ottobre 2010

      Il pericolo insito nella teoria dei sei milioni di ebrei uccisi nei campi di concentramento è che un popolo che ha dovuto sopportare questa barbarie ne può benissimo compierne un'altra ammazzando "solo" due milioni di palestinesi.

    1. castigo 9 ottobre 2010

      purtroppo non ho i link sotto mano, ma pare che il ddt non sia quella pestilenza che tutti credono.......

      e comunque, da wikipedia [it.wikipedia.org]: Nell'Unione Europea, il DDT è etichettato con la frase di rischio R40: "Possibilità di effetti cancerogeni - Prove insufficienti".

      L'Agenzia Internazionale per il Cancro IARC lo ha inserito nella categoria 2B "limitati indizi di cancerogenicità".


      e ancora: Nel corso del 2006, l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha dichiarato che il DDT, se usato correttamente, non comporterebbe rischi per la salute umana e che il pesticida dovrebbe comparire accanto alle zanzariere e ai medicinali come strumento di lotta alla malaria.

      c'è da riflettere, un po' come sulla shoah......

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