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COGITO ERGO DUBITO

DI MARCO MESSINA
marcomessina.wordpress.com

Sul sito Repubblica.it ieri è apparso un articolo che riguarda un professore ordinario presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’università di Teramo, prof. Claudio Moffa, che il 25 settembre scorso ha tenuto una lezione sull’Olocausto, con particolare riferimento alle tesi che negano la versione ufficiale e comunemente accettata sui tragici avvenimenti che insanguinarono l’Europa nel corso del secondo conflitto mondiale. Alcune delle frasi choc pronunciate dal prof. Moffa, che tanto scandalo sembrano destare nella redazione de La Repubblica, sono le seguenti: “Non c’è alcun documento di Hitler che dicesse di ‘sterminare tutti gli ebrei’”; “L’edificio che viene mostrato ai ragazzi delle scuole ad Auschwitz è un edificio che non ha nessuna delle caratteristiche tecniche atte ad essere stato una camera a gas. Il Zyklon B veniva usato per disinfestare gli abiti dei reclusi: se usato al fine di ‘gassarè i deportati, nelle quantità previste e raccontate da Rudolph Höss (comandante di Auschwitz, ndr) al processo di Norimberga, sarebbe stato tecnicamente impossibile. La cifra e i tempi forniti da Höss, di 2000 persone gassate al giorno, non fanno tornare i conti”.

Nella foto: Università di Teramo (Rettorato)

A seguito, “I PICCOLI INQUISITORI” (Giacomo Gabellini, conflittiestrategie.splinder.com);

Il disappunto dell’autore dell’articolo, Marco Pasqua, si manifesta inizialmente quando scrive: “[…] il video è pubblicato sulle pagine web del docente, sulle quali appaiono frequentemente articoli in difesa della libertà di espressione, fatta coincidere, in questo caso, con la libertà di negare l’Olocausto”. Si lascia intendere che non può esistere la libertà di negare l’Olocausto. Fare ricerca e dimostrare l’infondatezza o la falsità di fatti storici che, seppur universalmente riconosciuti, non sono mai stati indagati sino in fondo, secondo Repubblica non farebbe parte della libertà di espressione? Il secondo quotidiano più importante d’Italia sarebbe quindi a favore del reato di opinione? O, peggio, di indagine? Sarà questo allora il motivo per cui Repubblica ignora che in Francia esiste la legge Gayssot che dichiara reato mettere in dubbio l’esistenza dei crimini nazisti. E ignora soprattutto il fatto che un ingegnere chimico francese di 41 anni, Vincent Reynouard, è attualmente in carcere per aver diffuso un opuscolo con cui proponeva il suo punto di vista sull’Olocausto nazista. Nessun omicidio, né alcuna violenza. Solo un’opinione. Per Reynouard nessun Saviano si straccia le vesti per difendere la sua libertà d’espressione.

E’ questa la coerenza di Repubblica: da una parte si raccolgono firme per difendere una condannata per omicidio in Iran e dall’altra si mette alla gogna un professore italiano con l’accusa di aver reso partecipe i propri allievi delle sue ricerche storiche.

E’ il paradosso. E non finisce qui. In un passaggio successivo, Pasqua si spinge ad invocare il contraddittorio alle parole di Moffa, dimostrando di aver conseguito il patentino di giornalista senza aver mai frequentato un’aula universitaria, perchè altrimenti saprebbe che regolarmente le lezioni si svolgono senza contraddittorio (mi sembra di riascoltare gli attacchi furibondi alle trasmissioni televisive di Luttazzi, reo di fare ‘satira senza contraddittorio’).

Le ultime chicche di Pasqua per screditare Moffa sono, in primo luogo, il suo ‘elogio ad Ahmadinejad’, come se il leader iraniano fosse il primo della lista dei ricercati dell’FBI, e, in secondo, le parole del presidente della Comunità Ebraica Renzo Gattegna, che si chiede quali siano le “reali intenzioni” dei revisionisti della Shoah. Le intenzioni sono spiegate chiaramente dal professor Moffa, il quale, citando lo storico ebreo Norman Finkelstein e il suo libro ‘L’industria dell’Olocausto’, parla di “un arma ideologica indispensabile, grazie alla quale una delle più formidabili potenze al mondo (lo Stato di Israele, nda) ha acquisito lo status di vittima. Da questo specioso status di vittima derivano dividendi considerevoli, in particolare l’immunità alle critiche”. Oltre al legittimo desiderio di fare chiarezza su avvenimenti storici di così grande portata, lo scopo del revisionismo dello sterminio ebreo è essenzialmente politico, cioè dimostrare quanto incerte siano le basi da cui prendono le mosse i sentimenti di solidarietà e comprensione che da sempre siamo abituati a nutrire verso il popolo ebreo e lo stato d’Israele, fino a giustificare o ignorare ogni sorta di crimini e abusi di cui il paese giudeo si è reso protagonista dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ad oggi.

Il clima di intolleranza sollevato da Repubblica verso le divergenze dal pensiero unico indotto viene esacerbato dai commenti degli utenti, che si lasciano andare a insulti, auspici di una subitanea condanna della magistratura (con quale reato?) e inviti ad andare a vivere in Iran, neanche fosse la Cambogia di Pol Pot, peraltro ignorando che proprio su Repubblica qualche giorno fa un giornalista raccontava di un tranquillo viaggio in moto attraverso l’Iran, il paese canaglia nemico dell’Occidente, durante il quale ha ricevuto solo ‘amicizia e ospitalità’. Ma naturalmente questo articolo non prevedeva commenti.

Leggo proprio ora che anche i politici, dal ministro dell’Istruzione a esponenti dell’opposizione, stanno alzando la voce all’indirizzo di Moffa, per il quale si prevedono provvedimenti. Le accuse sono davvero strampalate e mostrano chiaramente che non si sa di cosa si sta parlando. Si va dall’apologia del nazismo (semmai è il contrario, i revisionisti ne ridimensionano la forza) all’odio razziale (come può una ricerca storica produrre odio razziale?) fino all’accusa di ‘dire che la Shoah non è mai esistita’ (i revisionisti non negano l’Olocausto, ma ne contestano i numeri e la storiografia).

Il dubbio è un toccasana per la mente, specie quella di uno studente universitario.

Marco Messina
Fonte: http://marcomessina.wordpress.com/
Link: http://marcomessina.wordpress.com/2010/10/08/cogito-ergo-dubito/
8.10.2010

Pubblicato da Davide

  • Tao

    QUERELA CONTRO REPUBBLICA E IL CENTRO – Il mio avvocato è già disponibile.  Tutto in effetti è iniziato dalla catena De Benedetti: Repubblica e Il Centro – cartacei e web, scritti e video. Prima l’articolo di Marco Pasqua, poi Il Centro che
    1) si inventa una decisione del Preside della mia Facoltà, di provvedimenti contro il sottoscritto, decisione appunto inesistente, ma che nelle ore calde va in rete e alimenta l’isteria dei soliti noti;
    2) Si inventa oggi un mio contatto con l’Ateneo per dire “non entrate nel merito delle mie lezioni”, contatto mai avvenuto;
    3) infine si scatena, immagino con gli stessi metodi, a contattare colleghi e quanti altri possano essermi eventualmente ostili. MA NON E’ FINITA:
    4) ieri sulla prima schermata di Repubblica appariva un’altra notizia falsa, e cioè che il Rettore aveva dichiarato che avrebbe preso provvedimenti contro il sottoscritto: ma poi, cliccando il link collegato alla striscia, usciva fuori la notizia sul Preside e non sul Rettore! Goebbels? Sì, ma assieme a Jabotinsky che sosteneva già negli anni Trenta che i giornalisti erano superiori a capi di stato e ministri. E’ cioè il classico stile Repubblica, un giornalismo non diffusore ma facitore di eventi e decisioni, che si tratti della nomina del presidente della Repubblica Scalfaro, dei rinvii a giudizio all’epoca di Tangentopoli, o della campagna di veleni contro il sottoscritto.

    Claudio Moffa
    Fonte: http://www.claudiomoffa.it
    8.10.2010

    Intervista di Claudio Moffa ad ADNKRONOS

    Nel corso della sua lezione, lei ha affermato che non c’è alcun documento di Hitler che dicesse di sterminare tutti gli ebrei e che la shoah e’ un’arma ideologica. Vuole dire che non è esistita alcuna soluzione finale? E che la shoah è una speculazione fatta dagli stessi ebrei?

    Non esiste la certezza assoluta ed eterna nella ricerca storica: e comunque è condiviso da tutti – compresi storici ortodossi come Hilberg e Poliakov – che non esistono documenti attestanti un ordine di sterminio di Hitler. La “soluzione finale” della “questione ebraica” in Germania pianificata dai nazisti era quella “territoriale”, organizzare – peraltro d’accordo con i sionisti, fatto stranoto agli storici – l’emigrazione in massa degli ebrei tedeschi e austriaci verso la Palestina, in vista della fondazione dello Stato d’Israele. Un orribile pulizia etnica, ma non uno sterminio fisico. Quanto alla speculazione odierna della shoah, ne parlano molti giornalisti e studiosi ebrei, fra cui lo storico Norman Finkelstein, figlio di deportati ad Auschwitz, e autore dell’Industria de l’Olocausto edito in Italia da Rizzoli. Anche la cronaca odierna ce ne offre un esempio.
    Tanti documenti audiovisivi mostrano le sofferenze degli ebrei e la morte degli ebrei in quegli anni e il numero impressionante di persone che sono state uccise. Lei nega la veridicità di tutte quelle immagini e il fatto che siano stati sterminati 6 milioni di ebrei?
    Il problema delle fonti è sempre cruciale nello studio della storia. “Tutto è storia” diceva Lucien Febvre nelle Annales. Da cui l’importanza della memoria, da combinarsi però sempre con altra documentazione, perché come ho ricordato a lezione, il caso Enric Marco – il millantatore spagnolo che vantava di essere stato deportato ad Auschwitz e venne sbugiardato da tutta la stampa – dimostra quanto il terreno della memoria, che non coincide mai perfettamente con la storia, sia scivoloso. Quanto alle foto, è noto che possono essere truccate, da Timisoara al miliziano finto caduto della guerra civile spagnola. Ma moltissime drammatiche foto di ebrei nei campi di sterminio sono senz’altro vere. Ma vede, se io guardo una foto con l’orribile scena di alcune centinaia di cadaveri, sono portato per emotività comprensibile a trasformare quella foto – prova degli orrori dei lager – in una prova che il numero delle vittime è stato di 6 milioni. Non basta, il numero dei 6 milioni di vittime ebree esisteva già nella prima guerra mondiale, come da documento illustrato a lezione. Da cui un dibattito ormai sedimentato sul numero di morti ebrei, una delle popolazioni che ha subito sofferenze indicibili della seconda guerra mondiale, come i sovietici e gli abitanti di Hiroshima, Nagasaki e Dresda.

    Grandezza umana e politica di Ahmadinejad: quali sono le virtù mostrate da Ahmadinejad in questi anni e come giudica le sue dichiarazioni periodiche sulla distruzione di Israele?

    In occidente c’è una campagna contro l’Iran che ricorda quella contro l’Iraq di Saddam Hussein e le inesistenti “armi di distruzione di massa” a cui hanno creduto tanti organi di stampa. Per quel che mi riguarda trovo apprezzabile lo slogan “armi nucleari per nessuno, energia nucleare per tutti”, credo che la lapidazione sia un barbaro metodo di uccisione dentro il fenomeno negativo della pena di morte – e bene ha fatto Ahmadinejad ad abrogarla di fatto. Quanto alla “distruzione” di Israele è una semplificazione di altra richiesta: da una parte il diritto al ritorno dei profughi palestinesi, dall’altra che Israele si trasformi in uno stato bietnico. Sa chi propone, fra gli altri, una soluzione del genere? Israel Shamir, un altro dei docenti del mio master. Ma mi lasci ritornare in attimo alla mia lezione sulla Shoah: Repubblica riporta l’invito di Renzo Gattegna agli storici che mettono in dubbio cifre, modalità e pianificazione dello sterminio degli ebrei “a visitare lo Yad Vashem e a studiare la documentazione che è là depositata”. Accetto l’invito, e rilancio: non solo lo Yad Vashem ma anche Auschwitz e gli archivi tedeschi, e non io solo, ma una equipe di studiosi mista, compresi i cosiddetti revisionisti, per dar vita a una svolta in questa lacerante polemica. Un confronto, anche pubblico fra le diverse tesi su quello che resta un orrore della II guerra mondiale, la strage di ebrei nei lager nazisti.

  • edo

    Il messaggio delle pompministre e degli altri lacchè è sempre il solito: non pensare… non ti conviene!

  • bstrnt

    Quando sento ciarlatani che blaterano sui presunti crimini dei vari Ahmadinejad, Castro, Chavez o comunque di chiunque pensi in modalità non conforme alla loro mentalità da prosseneta avezzo a qualsiasi bassezza pur di non contrariare il potente di turno, mi domando come siamo riusciti a cadere così in basso.
    Il mio plauso al prof. Moffa che, su un argomento che così stupidamente sembra diventato una professione di fede, appunto per i prosseneti e i quisling dei poteri nemmeno tanto occulti, si pone delle domande e esplicita dei dubbi.
    A mio avviso chiunque può esprimere una sua opinione possibilmente suffragata da prove, come pure questa opinione espressa può essere contestata da chiunque, ma non con semplici professioni di fede, ma ribattendo punto per punto le affermazioni che hanno dato origine a tale opinione.
    Un minimo di intelligenza imporrebbe di non creare tabù e richiedere continuamente professioni di fede, perché, prima o poi, anche il più cretino riesce a capire che siamo in una realtà virtuale creata ad uso e consumo di certe, non edificanti e immorali, elite.

  • alinaf

    Ormai è superfluo chiedersi il perchè di atteggiamenti presi da giornali come Repubblica. Qualche spiraglio in più per riuscire a far luce sulla storia forse lo abbiamo ancora noi, in Italia. La stessa cosa non è possibile assolutamente nè in Francia, tanto meno in Germania. Ciao.

  • airperri

    L’approccio del professore a me sembra , leggendo le dichiarazioni, puramente storico . Si cerca di capire quali e quanti ebrei siano stati effettivamente deportati e uccisi nei campi di sterminio nazisti durante la II guerra mondiale.
    Si cerca di capire i motivi , le dinamiche , ecc..
    Purtroppo poi scatta subito la testata giornalistica come Repubblica, a questo punto credo giornale ufficiale della Knesset, che crocefigge il disgraziato di turno, scattano le isterie generali, le dichiarazioni vittimistiche ( puntualissime!) della povera e ghettizzata comunitá ebraica italiana , a cui seguono le dichiarazioni degli scarafaggi della politica con i vari mea culpa, ecc..
    Francamente sono stufo di queste pagliacciate .

  • MartinV

    Il signor Marco Pasqua si è assegnato la missione di fare il cacciatore di revisionisi e il professor Moffa è la seconda vittima del sistema diffamatorio che il quotidiano sionista La Repubblica mette in azione di tanto in tanto.

    http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/cronaca/prof-olocausto/reazioni-prof-nega/reazioni-prof-nega.html

    in pratica è un remake… l’altra volta fu il professor Caracciolo ad essere preso di mira… stessi metodi diffamatori, stessi commenti pavloviani dei lettori, stesse reazioni da copione dei politici.

    Oltre al fatto di essere docenti universitari, un’altra caratteristica accomuna Moffa e Caracciolo: sono entrambi oppositori attivi del sionismo e delle politiche criminali dello stato israeliano e non biechi neonazisti.

    Per il professor Caracciolo tutto si è risolto in una bolla di sapone, cosa che il quotidiano sionista La Repubblica ha naturalmente ignorato.

    http://civiumlibertas.blogspot.com/2010/02/il-mostro-si-difende-memoria-difensiva.html

  • cardisem

    Poichè vedo citato il mio nome, intervengo solamente per far sapere che a seguito dell’articolo del detto Pasqua a mio riguardo (22.10.09) ho dovuto comparire in data 13 gennaio 2010 davanti al Collegio di Disciplina del Consiglio Universitario Nazionale, dove sono stato “assolto” con formula ampia, per inesistenza del fatto e del diritto. Il Rettore, letta la mia difesa e sentiti i miei avvocati, nonché soggetto alle pressioni di media e politici, si è rimesso alle determinazioni dell’organo disciplinare. La mia difesa davanti al Collegio si trova in rete nel mio blog. Curiosamente, di questa mia “assoluzione” gli stessi media non hanno voluto dare notizia e non mi è stato chiesto scusa. Ad assoluzione avvenuta ho però SUBITO promosso azione civile risarcitoria contro il Pasqua ed il suo direttore Ezio Mauro, che non si sono presentati in giudizio. La prima udienza del 29 settembre scorso è stata rinviata… ad aprile del 2011! Non aggiungo altro, per riserbo processuale, ma aspetto in Tribunale con pazienza e serenità il signor Pasqua e il signor Mauro. Vedo che il signor Pasqua insiste sulla stessa linea ideologica, mentre io ribadisco e confermo la mia posizione di SEMPRE: in quanto “filosofo del diritto” (non storico dei campi di concentramento) mi schiero in difesa incondizionata della libertà di pensiero di chiunque, nonché di espressione, di ricerca, di insegnamento. La mia condizione processuale non mi consente una più ampia esternazione su una sceneggiata che vedo in procinto di ripetersi tal quale e che seguo con grande attenzione.

    Antonio Caracciolo

  • Sokratico

    Ho letto di revisionisti, qui e su altri blog (uno in particolare che non nominerò) che sostenevano che gli ebrei stavano bene nei lager e che avevano anche il ping-pong…

    mi sembrano cagate, ideologiche perdipiù…

    al tempo stesso, già Chomsky ha dimostrato insieme ad Amartya Sen che i morti di stragi comuniste o comunque “anticapitaliste” sono sempre stati aumentati di un afattore 10 e quelli di stragi americane o filo-occidentali diminuite di un analogo fattore.

    (esempi i 2 milioni di morti della Cambogia, che probabilmente sono stati assai inferiori ai 500.000… o i mai ricordati e mai contati morti della rivoluzione “liberal-CIA” di Sukarto in Indonesia, si parla di almeno 300.000, ma chissà..chi ne parla? bah..)

    L’approccio storico e l’onestà intellettuale possono solo fare bene…

    ricordando che, come diceva Werner Herzog, “la verità e i fatti non sono sempre coincidenti” !

  • Erwin

    Il Moffa riprende un tema MOLTO importante ,l’ordine di sterminio degli ebrei,che è stato il TEMA di 2 conferenze MONDIALI di “storici” conformi (ufficiali) ,i quali si sono divisi in 2 correnti di pensiero…”intenzionalisti” e “funzionalisti”,ma ,in fondo, NESSUNO ha mai esibito un documento da cui si potesse aver conferma di tale decisione/ordine.
    Alcuni affermano che non sia determinante la mancanza di un tale documento e ciò è vero ,ma in uno stato altamente burocratizzato è IMPENSABILE che si procedesse ad un tale genocidio,SENZA un ordine specifico (che ogni esecutore avrebbe tenuto in COPIA,a futura memoria!) quindi la mancanza di una sola copia (per futura memoria) indica che tale ordine non è MAI stato impartito!
    Non a caso il “papa” della storiografia sterminazionista mondiale hilberg raul,ebreo, si è visto costretto a pontificare:

    …”Ciò accadde perciò non certamente eseguendo un piano ma per un’incredibile coincidenza d’intenzioni, una concordante LETTURA NEI PENSIERI A L T R U I d’una burocrazia [tedesca] di ben grande portata.»…

    Il massimo esponente dello sterminazionismo costretto a usare la “trasmissione del pensiero”!!!
    …ovvero della miseria umana!

  • cardisem

    Poichè vedo citato il mio nome, intervengo solamente per far sapere che a seguito dell’articolo del detto Pasqua a mio riguardo (22.10.09) ho dovuto comparire in data 13 gennaio 2010 davanti al Collegio di Disciplina del Consiglio Universitario Nazionale, dove sono stato “assolto” con formula ampia, per inesistenza del fatto e del diritto. Il Rettore, letta la mia difesa e sentiti i miei avvocati, nonché soggetto alle pressioni di media e politici, si è rimesso alle determinazioni dell’organo disciplinare. La mia difesa davanti al Collegio si trova in rete nel mio blog. Curiosamente, di questa mia “assoluzione” gli stessi media non hanno voluto dare notizia e non mi è stato chiesto scusa. Ad assoluzione avvenuta ho però SUBITO promosso azione civile risarcitoria contro il Pasqua ed il suo direttore Ezio Mauro, che non si sono presentati in giudizio. La prima udienza del 29 settembre scorso è stata rinviata… ad aprile del 2011! Non aggiungo altro, per riserbo processuale, ma aspetto in Tribunale con pazienza e serenità il signor Pasqua e il signor Mauro. Vedo che il signor Pasqua insiste sulla stessa linea ideologica, mentre io ribadisco e confermo la mia posizione di SEMPRE: in quanto “filosofo del diritto” (non storico dei campi di concentramento) mi schiero in difesa incondizionata della libertà di pensiero di chiunque, nonché di espressione, di ricerca, di insegnamento. La mia condizione processuale non mi consente una più ampia esternazione su una sceneggiata che vedo in procinto di ripetersi tal quale e che seguo con grande attenzione.

  • Fabriizio

    tanto di cappello !

  • Tonguessy

    Fatte salve tutte le considerazioni fin qui fatte, ed in modo particolare il doppio standard relativo ad un’assassina iraniana e ad un pensatore occidentale, resta un fatto inequivocabile: QUALSIASI disinfettante può essere letale per QUALSIASI essere vivente.

    Il DDT, ad esempio, fu usato con successo per combattere la diffusione della malaria e del tifo, sia su popolazione civile che militare. Salvo poi scoprire che gli effetti collaterali erano di gran lunga superiori ai benefici, e venne bandito.
    Meglio ancora in tal senso fu il 245T, composto chimico della Monsanto che in unione alla 24D della Dow Chemical formava l’Agent Orange.
    Ora è chiaro a tutti che tanto gli USA nei confronti dei Vietnamiti che i nazisti nei confronti degli internati dei campi di concentramento facevano irrorazioni a scopo terapeutico-curativo. No?

  • calliope

    “MELANDRI E CARFAGNA, SAVIANO E NIRENSTEIN, FRATTINI E FASSINO, MIELI E FERRARA, MAGDI CRISTIANO ALLAM E RUTELLI: UNITI SOLO DALLA STELLA DI DAVIDE – ECCO, NELL’ANNO DI DISGRAZIA 2010 C’È ALMENO QUALCOSA CHE RIESCE A METTERE INSIEME LA NOSTRA RISSOSA CLASSE DIGERENTE, OLTRE ALLA PREDILZIONE PER I BUFFET – CRITICARE, NON ODIARE: “NON CI BATTIAMO CONTRO LE CRITICHE AI SINGOLI ATTI DEL GOVERNO ISRAELIANO MA CONTRO LE MENZOGNE DI CUI SONO INFARCITE” (PAOLO MIELI) – OLTRE AGLI ORATORI SUL PODIO PER ESPRIMERE SOLIDARIETÀ ALLO STATO EBRAICO, IL VIDEO-SPEECH DI SAVIANO CHE NARRA LE SUE ORIGINE EBRAICHE LA SUA INFANZIA IN ISRAELE”

    Il tam tam di Fiamma Nierenstein ha funzionato. Ieri pomeriggio la maggior parte degli invitati alla maratona oratoria bipartisan «Per la verità, per Israele» organizzata dalla vicepresidente della Commissione Esteri della Camera erano lì, dal ministro degli esteri Frattini all’ex premier spagnolo Aznar, tutti stretti nelle prime file del Tempio romano di Adriano in paziente attesa del proprio turno, cinque minuti d’orologio per testimoniare l’amicizia allo Stato ebraico.

    Hanno zerbinato inoltre :

    Piero Fassino,lo scrittore Alain Elkann, l’ex ministro Martino e poi José Maria Aznar, Albertazzi, Rafaele La Capria, Francesco Rutelli, il dissidente siriano Farid Ghadry che entusiasma quasi quanto il presidente della comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici. Gli organizzatori leggono alle oltre 300 persone in sala i messaggi degli assenti, il premier Berlusconi, il presidente della Camera Fini, Roberto Saviano, che ha registrato un video in cui invita a «capire, partecipare, approfondire».
    Alle 22 un gruppo di ragazzi riavvolge lo striscione con la frase di Herbert Pagani: «Mi difendo dunque sono».

    Moss-ad, Relazioni Estere, Sez. Italia.

  • backtime

    Da Mosè al sionismo: una storia «inventata»

    6 ottobre 2010

    Vi sono degli strani equilibri di potere che si stanno modificando. Apparentemente i duri di Israele sono contestati da nuove rivelazioni che trovano spazio proprio sui loro stessi media…
    di Paolo Mieli – 06/10/2010

    Fonte: Corriere della Sera

    Fin dalla prima infanzia i bambini israeliani vengono a «sapere» che il popolo a cui appartengono esiste dal momento in cui gli fu data la Torah sul Sinai. Quei bambini sono convinti di essere discendenti diretti delle genti che, uscite dall’ Egitto, si stanziarono, dopo averla conquistata, nella «terra di Israele», promessa, come tutti «sanno», da Dio per fondarvi lo splendido regno di Davide e Salomone, poi separatosi a formare quelli di Giuda e d’ Israele. Crescendo quei bambini apprenderanno che questo popolo, dopo il glorioso periodo monarchico, ha conosciuto l’ esilio per ben due volte: una con la distruzione del Primo Tempio nel sesto secolo a.C.; la seconda dopo quella del Secondo Tempio nel 70 d.C. Impareranno poi che il loro popolo, il più antico di tutti, ha errato in esilio per circa duemila anni, nel corso dei quali non si è mai lasciato integrare né assimilare. Che ha raggiunto lo Yemen, il Marocco, la Spagna, la Germania, la Polonia, angoli remoti della Russia riuscendo sempre a mantenere stretti legami di sangue con le comunità più lontane, preservando di conseguenza la propria unicità. In realtà è molto improbabile che le cose siano andate davvero così. Anzi, Shlomo Sand, storico ebreo, docente all’ Università di Tel Aviv, in un libro, L’ invenzione del popolo ebraico, di imminente pubblicazione per i tipi di Rizzoli, sostiene che si tratta, appunto, di una «invenzione». Questa storia non sta in piedi, afferma Sand: così come ad esempio non c’ è continuità tra gli antichi elleni e i greci di oggi, non c’ è una linea diretta che colleghi gli ebrei di duemila anni fa a quelli attuali. Per di più questo racconto non è andato formandosi spontaneamente; «sono stati invece abili manipolatori del passato che dalla seconda metà del XIX secolo, strato dopo strato, hanno elevato questo cumulo di ricordi servendosi soprattutto di frammenti di memoria religiosa ebraica e cristiana, da cui la loro fervida immaginazione ha ricostruito un’ ininterrotta genealogia del popolo ebraico».

    Quando, nel 2008, il libro di Sand è stato pubblicato in Israele si è scatenata, come era ovvio che fosse, una grande polemica (ne ha dato conto in modo esauriente, su queste pagine, Davide Frattini il 29 marzo di quello stesso anno). Ma molti storici israeliani, primo tra tutti Tom Segev, hanno difeso Sand e il suo libro che – a dispetto delle accuse piovutegli addosso – ha avuto un grande successo di pubblico. Shlomo Sand racconta di essere stato consapevole, allorché si accinse alla stesura di questo testo, dei rischi che correva: «Mi aspettavo di essere accusato dai miei detrattori di non possedere un’ adeguata conoscenza della storia ebraica, di non essere in grado di cogliere l’ unicità del popolo ebraico, di ignorare ottusamente la sua origine biblica e di negare la sua eterna coesione». Ma, aggiunge, «mi sembrava anche che passare il mio tempo all’ Università di Tel Aviv, in mezzo alla sua ampia collezione di volumi e documenti sulla storia ebraica, senza prendermi il tempo di esaminarli, sarebbe stato un affronto alla mia professione». Con una qualche malizia nei confronti degli altri professori del suo stesso ateneo, Sand dice poi che «è sicuramente piacevole viaggiare in Francia e negli Stati Uniti in qualità di affermato docente per raccogliere materiale sulla cultura occidentale, godendosi il potere e la quiete dell’ ambiente universitario». Però, aggiunge subito dopo, «come storico che contribuisce a modellare la memoria collettiva della società nella quale vive, sentivo fosse mio dovere dare un contributo diretto a questa impresa tanto delicata». Dopodiché, sostiene Sand, «sarebbe stato meglio se il volume fosse stato realizzato da un’ équipe di ricercatori anziché da uno storico solo». Purtroppo, aggiunge non senza una buona dose di perfidia – ancora una volta – nei confronti dei suoi colleghi, non è stato possibile dal momento che non ha trovato qualcuno che fosse disposto a «collaborare a quest’ azione criminosa».

    Sand è esplicito nel puntare l’ indice contro la maggioranza degli storici del suo Paese: «Vorrei sottolineare che quelle a cui ho attinto sono state quasi esclusivamente fonti che erano già state scoperte in precedenza da storiografi sionisti e israeliani»; «quello che più lascia stupiti è che molte delle informazioni utilizzate per questo saggio erano note da sempre in alcuni circoli ristretti di ricercatori, ma finivano invariabilmente per perdersi per strada quando si trattava di renderle note alla pubblica opinione o di innestarle nella memoria trasmessa dal sistema educativo»; «alcuni elementi erano stati trascurati, altri immediatamente nascosti sotto il tappeto degli storiografi e altri ancora “dimenticati” perché non si confacevano alle necessità ideologiche di una identità nazionale in fieri».

    Conclusione: «Sfortunatamente pochi dei miei colleghi – gli insegnanti di storia in Israele – ritengono loro dovere intraprendere la pericolosa missione pedagogica di denunciare le tradizionali bugie che si dicono sul passato». Quanto a lui: «Non avrei potuto continuare a vivere in Israele», afferma, «se non avessi scritto questo saggio». Reso omaggio e manifestato il suo debito nei confronti dei grandi studiosi del passato, che hanno dimostrato come sia sempre stato il nazionalismo a generare le nazioni e non viceversa – in particolare Ernest Renan con Che cos’ è una nazione? (Donzelli), Eric J. Hobsbawm e Terence Ranger con L’ invenzione della tradizione (Einaudi); Ernest Gellner con Nazioni e nazionalismo (Editori Riuniti) e Marcel Detienne con Essere autoctoni. Come denazionalizzare le storie nazionali (Sansoni) – Sand ricostruisce come quella della continuità del popolo ebraico dai tempi biblici a quelli odierni sia un’ «invenzione» molto recente. In principio fu Giuseppe Flavio lo storico ebreo di lingua greca che nel primo secolo dopo Cristo raccontò la Guerra giudaica a cui aveva partecipato e scrisse delle Antichità giudaiche (Utet). Poi per tutto il Medioevo non è attestata nessuna forma di storiografia degli ebrei. Sand nota come trascorsero più di milleseicento anni prima che Jacques Basnage (1653-1725), teologo ugonotto originario della Normandia ma residente a Rotterdam, decidesse di riprendere il racconto della Storia degli ebrei dai tempi di Gesù Cristo ad oggi. Milleseicento anni! Tra l’ altro l’ opera di Basnage non aveva assolutamente le caratteristiche di uno studio storico nel senso moderno del termine (l’ autore non rimandava quasi mai a fonti ebraiche) ed era stata scritta all’ evidente scopo di screditare la Chiesa cattolica. L’ autore non delineava alcuna continuità tra gli antichi israeliti e le comunità ebraiche a lui coeve, si limitava a descriverne le persecuzioni qui e là nel corso del Medioevo, per sostenere che la colpa di quelle vessazioni era riconducibile per intero alla corrotta istituzione del papato. E che solo la Riforma protestante avrebbe potuto condurre gli israeliti alla salvezza (che – detto per inciso – doveva coincidere con la loro conversione al cristianesimo). Poi trascorse quasi un altro secolo perché lo storico ebreo tedesco Isaak Markus Jost (1793-1860) scrivesse una seconda storia degli ebrei che, malgrado le critiche da lui stesso mosse a Basnage, conservava lo stesso impianto del lavoro dello scrittore protestante.

    Il primo accenno esplicito a una continuità tra gli ebrei della Bibbia e quelli di tremila anni dopo si trovò solo nel saggio Roma e Gerusalemme (1862) di Moses Hess, un amico di Karl Marx, che scrisse: «La razza ebraica è una razza originaria dell’ umanità che ha mantenuto la propria integrità, nonostante i continui cambiamenti delle condizioni climatiche; il tipo ebraico è rimasto immutato attraverso i secoli». Si dovrà attendere, però, ancora qualche decennio perché sia formulata in modo esplicito la tesi che gli ebrei di oggi sono discendenti diretti di quelli che nel XIII secolo avanti Cristo fuggirono dall’ Egitto guidati da Mosè. Cosa che avvenne solamente con la nascita e lo sviluppo del sionismo di Theodor Herzl. Le fondamenta del processo di costruzione retroattiva della nazione ebraica furono poste in modo organico da Heinrich Graetz tra la fine dell’ Ottocento e gli inizi del Novecento. Successivamente diventarono per così dire definitive, in pieno Novecento, ad opera di Ben-Zion Dinaburg, nato in Ucraina, poi emigrato in Palestina dove divenne uno dei principali collaboratori di David Ben Gurion.

    Può apparire paradossale ma la storia ufficiale del popolo ebraico entrò in crisi a seguito della «guerra dei sei giorni» del 1967, quando Israele occupò i territori su cui avrebbe dovuto essere edificato (dal 1948), assieme a quello di Israele, lo Stato palestinese. Frotte di archeologi accorsero in Cisgiordania e nella Giudea biblica a cercare le prove del glorioso passato della loro gente. Però non ne trovarono. Anzi, vennero in possesso di elementi che contraddicevano le loro supposizioni. Le storie dei patriarchi, ad esempio, citavano Filistei, Aramei e un gran numero di cammelli. Ma Filistei, Aramei e cammelli erano comparsi nella regione qualche secolo dopo quello della datazione biblica. Ancora: la terra di Canaan nel XIII secolo, cioè all’ epoca della fuga dall’ Egitto, era ancora governata dai faraoni. Questo significa che, se le cose fossero andate come dal racconto tradizionale, Mosè avrebbe condotto una popolazione di tre milioni di schiavi ebrei liberati, in un viaggio nel deserto durato quarant’ anni, per andare «dall’ Egitto all’ Egitto». Nessuna traccia del fatto che, una volta arrivati nella terra di Canaan, gli ebrei, secondo il racconto del libro di Giosuè, avrebbero sterminato la popolazione locale (meno male, osserva Sand, questo vuol dire che quel genocidio non ci fu!).

    Nessuna prova dell’ abbattimento delle mura di Gerico che all’ epoca era una piccola e insignificante città. La potente monarchia di re Salomone, fondata per grazia e con la benedizione di un unico Dio, non è mai esistita: ci sono un’ infinità di evidenze della circostanza che negli anni della narrazione biblica, gli abitanti del luogo erano convinti politeisti. «I miti fondamentali sull’ origine antica di un popolo straordinario proveniente dal deserto che aveva conquistato con la forza un vasto paese per edificarvi un regno magnifico», scrive Sand, «servirono fedelmente l’ ascesa del nazionalismo ebraico e l’ impresa di colonizzazione sionista; per un secolo costituirono il carburante testuale che fornì energia spirituale a una politica identitaria estremamente complessa e a una colonizzazione territoriale che esigeva autogiustificazioni e un numero considerevole di vittime». Ma da nessuno scavo archeologico sono emerse prove a conferma di quei miti fondamentali. Anche per quel che riguarda la «seconda cacciata» degli ebrei, quella del 70 d.C., le cose non stanno come è stato tramandato. Contrariamente a quanto viene insegnato nelle scuole israeliane, sull’ arco di Tito eretto a Roma in onore dell’ imperatore sono i soldati romani a portare sulle spalle come bottino la menorah e non gli ebrei a trascinarla dietro di sé. Non esistono in tutta la ricca documentazione romana né una prova né un accenno a un qualsiasi esilio dalla Palestina, come del resto non sono stati rinvenuti elementi che confermassero un’ ampia concentrazione di rifugiati ai confini della Giudea in seguito alla rivolta, elementi che avrebbero dovuto essere rinvenuti se ci fossero stati consistenti spostamenti di popolazione. Ci sono invece prove del fatto che, anche dopo l’ ultima rivolta ebraica, quella del 132 dell’ era volgare, la popolazione ebraica continuò a prosperare su quella terra ancora per due generazioni. Il mito dello sradicamento e dell’ esilio si sviluppò molto tempo dopo, nella tradizione cristiana dalla quale in seguito penetrò in quella ebraica per poi trasformarsi «in una verità assoluta della storia generale e nazionale».

    Hayyim Milikovsky, studioso dell’ università Bar Ilan, ha dimostrato sulla base di un’ accurata documentazione del secondo e terzo secolo dopo Cristo che il termine «esilio» stava ad indicare un asservimento politico, non uno sradicamento territoriale e che le due cose non erano necessariamente correlate. Ma se i fatti – per quel che riguarda la storia della Palestina tra il I e il II secolo, fino alla distruzione del «secondo tempio» e ai decenni immediatamente successivi – andarono in questo modo, chi furono gli ebrei che ricomparvero nella seconda metà del primo millennio? Probabilmente si tratta di popolazioni convertitesi all’ ebraismo per meglio fronteggiare le aggressioni cristiane, bizantine o musulmane. Ebbe questi caratteri un regno nel sud della penisola arabica a cui avrebbe dedicato alcune pagine, a fine Ottocento, il già citato Graetz. Ci furono comunità ebraiche che si formarono all’ epoca dei Vandali, cioè quando, tra il 430 e il 533, le tribù germaniche giunte dall’ Europa conquistarono l’ Africa settentrionale e fondarono un regno la cui religione dominante era quella cristiana ariana. Ibn Khaldun, il grande storico arabo vissuto nel XIV secolo, ha raccontato la storia di un regno dei monti nordafricani dell’ Aures composto da popolazioni berbere convertite all’ ebraismo che nel 689, sotto la guida della regina Dihya al-Kahina, resistette a lungo a un’ offensiva musulmana (alla fine la regina fu sconfitta, perì in battaglia e i suoi figli si convertirono all’ islam). Dopodiché si può supporre – ma soltanto supporre – che l’ ebraismo «sia comparso nella penisola iberica soprattutto tra gli schiavi, i soldati e i mercanti romani convertiti, come probabilmente avvenne in altre colonie dell’ Impero nell’ area nord-occidentale del bacino mediterraneo».

    Altra storia è quella della «tribù dei cazari» e del loro impero che restò in vita tra i due e i quattro secoli nelle steppe tra il Volga e il Caucaso settentrionale. La fonte principale che documenta l’ esistenza di questo regno è costituita dal «documento di Cambridge», la lettera di un ebreo cazaro del X secolo, scoperta nel 1912 nella Genizah del Cairo e conservata, appunto, nella famosa biblioteca universitaria inglese. I cazari, in un imprecisato momento tra l’ ottavo e il nono secolo adottarono una fede monoteista e fecero proprie le pratiche culturali ebraiche per contrastare l’ Impero bizantino cristiano e il califfato abasside musulmano. Nel 1016 un esercito russo-bizantino invase il regno ebraico ma gli ebrei cazari sopravvissero sui monti, nelle steppe e nella penisola di Crimea fino all’ invasione mongola di Gengis Khan (nel XIII secolo) che li annientò. In Israele questa storia, alla quale pure sono stati dedicati studi, è stata trattata con una punta di imbarazzo. I «gestori della memoria israeliana», secondo Sand, hanno sempre voluto «tutelarsi dall’ ombra del passato cazaro per il timore che, se fosse stato reso noto che la comunità ebraica insediatasi non discendeva direttamente dai “figli d’ Israele”, questo avrebbe minacciato la legittimità dell’ impresa sionista e tale delegittimazione avrebbe portato a un ripensamento generale del diritto all’ esistenza dello Stato d’ Israele». Al punto che quando Arthur Koestler, autore del celeberrimo libro antistalinista Buio a mezzogiorno, nel 1976 scrisse, sulla storia del regno ebraico cazaro, La tredicesima tribù (pubblicato in Italia da Utet) in Israele il volume fu sì stampato da un piccolo editore di Gerusalemme ma poi non fu mai messo in distribuzione.

    I lettori israeliani, osserva Sand, quel libro «lo hanno conosciuto solo attraverso i velenosi attacchi di cui è stato oggetto». Solo molto tempo dopo la questione è stata affrontata in seminari e in qualche studio di buon livello. Stesso discorso – cioè eventi dati per certi su cui è opportuno tornare – vale per la tesi, ormai abbondantemente inficiata, che colloca in Germania il punto di confluenza e di rifondazione degli ebrei dell’ Europa orientale e che attribuisce sempre alla Germania la paternità dello yiddish. Non nella nobile Germania ma in terre orientali di minor prestigio «rinacquero» gli ebrei d’ Europa. Quello di Sand è un libro molto coraggioso. Scritto da un israeliano, per il pubblico israeliano, a dispetto della storia ufficiale che si insegna nelle scuole di Israele. E contestato da coloro che non sono d’ accordo in punta d’ argomento e senza ricorrere a tentativi di screditare l’ autore. Così si dibatte del passato in un Paese civile.

  • backtime

    Potete ingannare tutti per qualche tempo, o alcuni per tutto il tempo, ma non potete prendere per il naso tutti tutto il tempo.

    Abraham Lincoln

  • VeniWeedyVici

    Chiedere a “Repubblica” di fare giornalismo serio, e’ come chiedere in modo insistente a un paralitico di alzarsi e correre piu’ veloce di Bolt…

  • VeniWeedyVici

    In Olanda e’ vietatissimo, non fanno neanche venire tedeschi alla commemorazione in piazza Dam…

  • GIGIOTTONE

    Quella della persecuzione per i revisionisti storici è una vergogna per l’occidente. E’ paradossale che la libertà di espressione storica sia difesa nei paesi che vengono definiti “canaglie” mentre qui da noi sia una parola vuota e a due velocità. La condanna dei revisionisti sarebbe già ingiusta anche se avessero torto ma non è così…e infatti nessun storico allineato si presta a fare un contraddittorio serio sull’olocausto perché ne uscirebbero molto male…

  • Tao

    I PICCOLI INQUISITORI

    DI GIACOMO GABELLINI
    conflittiestrategie.splinder.com

    Se il giudice fosse giusto, forse il criminale non sarebbe colpevole

    Fedor Dostoevskij

    Il cinema ha sempre avuto una risorsa in più rispetto alle altre forme di arte, che consiste nell’iperbolizzare la realtà e di mostrarla all’osservatore più cruda di quanto non sembri. In sintesi, non è azzardato affermare che la realtà è gelosa della finzione.

    Tutto ciò è indubbiamente riscontrabile in un vecchio film di Marco Bellocchio, opportunamente intitolato “Sbatti il mostro in prima pagina”. Protagonista del lungometraggio è un influentissimo capo redattore di giornale, estremamente cinico e arrivista, che strumentalizza un fatto di sangue particolarmente efferato per gettare discredito su una precisa fazione politica. Dalla posizione in cui si trova, questo signore (un grandissimo Gian Maria Volonté) esercita tutta la propria influenza per indirizzare la storia e le indagini nella specifica direzione a lui gradita, in modo da dare in pasto all’opinione pubblica un mostro così ben confezionato. Pare decisamente opportuno ricordare la non certo inedita né originale trama di questo bel film in un triste momento come quello che stiamo vivendo, dominato in lungo e in largo dall’arroganza di questi “giornalisti con portafoglio”, che per portare avanti i propri indegni interessi precisi e particolarissimi se ne sbattono letteralmente di rovinare le altrui carriere e vite.

    E’ da qualche anno infatti che quel bel giornaletto che risponde al nome di “Repubblica” ricalca con estrema precisione i comportamenti del protagonista del film, per mano di una certo Marco Pasqua, che nel giro di un anno ha per ben due volte sbattuto in prima pagina il “mostro” del momento. La prima volta accadde che la classica etichetta di “negazionismo” (quale orrore!), questo Marco Pasqua la affibbiò al ricercatore presso l’università “La Sapienza” di Roma Antonio Caracciolo e, come accade sempre in questi casi, all’accusa fecero seguito forti pressioni mediatiche e politiche (“Repubblica” è un giornale che tira circa mezzo milione di copie e il proprietario è uno degli uomini più potenti d’Italia) sull’università, che spinsero il rettore Luigi Frati a “inquisire” accademicamente Caracciolo, la cui figura era stata nel frattempo abbondantemente sputtanata in pubblico. Peccato che il medesimo risalto mediatico che questo “quotidiano” (sic!) riservò alla solita “indignazione” di Riccardo Pacifici e delle tante strapagate anime belle inserite nel clero universitario e giornalistico, non fu assolutamente concesso alla notizia relativa all’assoluzione “accademica” del ricercatore, né alla sua sacrosanta richiesta di risarcimento per i danni subiti.

    Come era ovvio, né il direttore di “Repubblica” Ezio Mauro né il signor Marco Pasqua si sono degnati di scrivere due righe per porgere le scuse a Caracciolo. Tuttavia, se si fossero fermati a questo, sarebbe già stato qualcosa. Malgrado la botta nei denti subita, lorsignori hanno invece scelto di battere la stessa strada, e questa volta hanno orientato il mirino su Claudio Moffa, professore di scienze politiche presso l’università di Teramo. Le accuse sono grosso modo le solite: Moffa è accusato di negare l’olocausto e di mettere in discussione l’esistenza delle camere a gas. Tuttavia, se per Caracciolo gli inquisitori di “Repubblica” si erano limitati a tirare in ballo la sua passione per Carl Schmitt (viene da chiedersi se sappiano almeno chi era) per tentare di screditarlo (!), nel caso di Moffa hanno invece estratto dal cilindro gli “infamanti” nomi di Serge Thion e di Robert Faurisson.

    Il lato esilarante di tutta questa faccenda sta nel fatto che Marco Pasqua e i tanti Marco Pasqua sparsi per l’Italia si guardano bene, da bravi “inquisitori”, dall’entrare nel merito della questione, e si limitano a sottolineare la “vicinanza” dei nomi clamorosi sopra citati con l’imputato in questione, formulando conciò un sillogismo di pessima fattura atto a screditare personalmente Moffa. Strano, quando il “dossieraggio” proviene da un individuo ripugnante come Vittorio Feltri ed è rivolto contro Boffo o contro Fini, si tratta di “Ignobili attacchi personali”, quando lo fa “Repubblica”, scrivendo idiozie e farneticazioni sul conto di comuni esseri umani che non dispongono del potere né (presumibilmente) del denaro per difendersi adeguatamente, i cultori del politicamente corretto si trincerano dietro un silenzio assordante. Poco importa il fatto che nel frattempo sia emerso che Caracciolo aveva ragione (e, senza la minima ombra di dubbio, ce l’avrà anche Moffa). Costoro non chiedono mai scusa, perché sanno bene quello che fanno. Ricordano molto da vicino gli “inviati” di Striscia la Notizia; forti con i deboli e servili con i forti. In ogni caso, entrando più direttamente nella questione, è bene ricordare una cosa. Ammesso e non concesso che i revisionisti (anche se fa molto comodo chiamarli tutti “negazionisti”) abbiano torto o che qualcuno di loro si sia inventato tutto per dare una patina di legittimità alle proprie convinzioni personali, non è certo portando avanti questa “inquisizione preventiva” che essi verranno sbugiardati. Le menzogne non si abbattono né con la censura né con le scomuniche né con gli anatemi. Le menzogne si abbattono con la verità, e il fatto che molti di questi “inquisitori” si rifiutino categoricamente di scendere (o forse salire?) su questo terreno, che è quello della Storia, la dice lunga sulla loro buona fede. John Stuart Mill scrisse che “Le verità se non sottoposte a continue revisioni, cessano di essere verità. E, attraverso le esagerazioni, diventano falsità”.

    Né Moffa né Caracciolo hanno “negato” l’Olocausto, ma si sono semplicemente limitati a rivendicare il sacrosanto diritto di studiare ed eventualmente correggere certe versioni date per vere alla luce dei documenti che stanno emergendo di volta in volta (dagli archivi di Mosca, ad esempio) su questa vicenda storica così scottante e tirata per la giacca da tutte le parti. Il problema è che quella che Norman Finkelstein (che Pasqua cita nella sua articolessa ma che si guarda bene dallo spiegare chi è al “colto” lettore del suo giornale) definisce “Industria dell’Olocausto” si oppone con estrema durezza a tutto ciò, e il “lavoro sporco” compiuto da “Repubblica” ne è uno degli esempi più lampanti. L’obiettivo dei suoi potenti e facinorosi protagonisti è quello di elevare l’Olocausto al rango di dogma, così da poter immunizzare per millenni il popolo ebraico, ed Israele in particolare, da qualsiasi tipo di critica. Finkelstein scrive che: “Mio padre e mia madre si chiesero spesso perché m’indignassi di fronte alla falsificazione e allo sfruttamento del genocidio perpetrato dai nazisti.

    La risposta più ovvia è che è stato usato per giustificare la politica criminale dello stato di Israele e il sostegno americano a tale politica. L’attuale campagna dell’industria dell’Olocausto per estorcere denaro all’Europa in nome delle “Vittime bisognose dell’Olocausto” ha ridotto la statura morale del loro martirio a quella di un casinò di Montecarlo. Ma anche tralasciando queste preoccupazioni, resto convinto che sia importante preservare l’integrità della ricostruzione storica e lottare per difenderla. Troppe risorse pubbliche e private sono state investite nella commemorazione del genocidio e gran parte di questa produzione è indegna, un tributo non alla sofferenza degli ebrei, ma all’accrescimento del loro prestigio”. A quando un articolo di Marco Pasqua al riguardo?

    Giacomo Gabellini
    Fonte: http://conflittiestrategie.splinder.com
    Link: http://conflittiestrategie.splinder.com/post/23423573/i-piccoli-inquisitori-di-g-gabellini
    8.10.2010

  • Earth

    Giusto per farsi un’idea l’articolo seguente di Giacomo Gabellini:

    VENERDÌ, 08 OTTOBRE 2010
    FEZ, ORBACE E MANGANELLO (di G.P.)

    Finalmente abbiamo avuto la prova che Berlusconi non è il despota in camicia nera di cui parlavano i sinistri e gli idioti di Repubblica e che al governo non ci sono fascisti incalliti col fez in testa, l’orbace sul petto e il manganello nella cintola.
    Forse sarà pur gente rozza e dai costumi scivolosi, ma questo non perchè facciano uso ed abuso di olio di ricino. Semmai di un po’ di vaselina a scopo sessuale…
    La prova è questa: ve li immaginate i magistrati del regno che in piena era fascista mandano le forze dell’ordine a sequestrare documenti e fantomatici dossier presso l’organo del regime Il Popolo d’Italia? Roba da ridere no? Appunto. Ieri, invece, illustrissimi, liberi e prudentissimi (Travaglio lo dice) togati della casta giudiziaria hanno inviato i carabinieri nella sede de Il Giornale, di proprietà della famiglia Berlusconi, alla ricerca di non si sa quale cartella segreta o piano di sovversione dell’ordine costituito. Non è stato trovato alcunché ma noi abbiamo invece avuto il riscontro che da sempre attendevamo. Il fascismo è morto nel ’45 e chi paventa un ritorno del ventennio oggi lo fa solo per aspirazione personale. Punto.

  • Zeruel-86

    E’ tutta colpa di Moffa.
    Se Moffa avesse accennato ai dubbi sull’Olocausto dicendo qualcosa come: “Ci sono dei matti che negano l’Olocausto, ma sono solo degli idioti neonazisti e antisemiti, ah ah ah”, nessuno ci avrebbe trovato niente da ridire.
    Ma lui ha osato presentare una lista di FATTI che smentiscono il Credo Ufficiale, e questo è davvero imperdonabile in un individuo incaricato di istruire la gente.
    Se avesse trattato la questione in modo superficiale e antiscientifico, limitandosi a deridere chi la pensa in modo contrario al Dogma Ufficiale, tutti lo avrebbero lodato. Ma lui ha agito in modo razionale e intellettualmente onesto.
    Come cazzo si è permesso?

  • castigo

    purtroppo non ho i link sotto mano, ma pare che il ddt non sia quella pestilenza che tutti credono…….
    e comunque, da wikipedia [it.wikipedia.org]: Nell’Unione Europea, il DDT è etichettato con la frase di rischio R40: “Possibilità di effetti cancerogeni – Prove insufficienti”.
    L’Agenzia Internazionale per il Cancro IARC lo ha inserito nella categoria 2B “limitati indizi di cancerogenicità”.

    e ancora: Nel corso del 2006, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha dichiarato che il DDT, se usato correttamente, non comporterebbe rischi per la salute umana e che il pesticida dovrebbe comparire accanto alle zanzariere e ai medicinali come strumento di lotta alla malaria.
    c’è da riflettere, un po’ come sulla shoah……

  • gelsomino

    Il pericolo insito nella teoria dei sei milioni di ebrei uccisi nei campi di concentramento è che un popolo che ha dovuto sopportare questa barbarie ne può benissimo compierne un’altra ammazzando “solo” due milioni di palestinesi.

  • Tonguessy

    Avevo notato anch’io che wiki fosse l’unico dei siti da me consultati a difendere la bontà del DDT. Fatto sta che come tutti i pesticidi è una tossina ad accumulo che qualsiasi organismo ha difficoltà a smaltire. Il DDT irrorato in Africa poi evapora per precipitare poi nelle zone polari poli, motivo per cui può ritrovarsi nel latte delle donne eschimesi. Figo, no?
    Resterebbe poi da chiarire il misterioso motivo per cui il DDT, che rientra nella lista -stilata dal Times- delle 50 invenzioni più dannose del secolo scorso, sia stato proibito in tutto il mondo occidentale. Forse perchè “tende ad accumularsi nel tessuto adiposo, da dove difficilmente viene espulso o degradato. A causa del fenomeno della magnificazione biologica i produttori primari, o i consumatori che si trovano agli inizi della catena alimentare possiedono una minore quantità di DDT rispeto ai consumatori più in alto, rispetto alla catena, oppure rispetto ai top-predators.
    La presenza del cloro, e la struttura in genere della molecola, fa si che il DDT si possa sostituire alla componente ormonale umana causando profondi scompensi. Alti livelli di DDT potrebbero alterare le funzioni fisiologiche dell’organismo, causando scompensi che coinvolgono diversi settori come il cardiocircolatorio, il sistema riproduttivo, il sistema nervoso.”
    http://www.lacellula.net/appunti/ecologia/tossicita_ddt.html

    Insomma non mi risulta proprio che esistano insetticidi e disinfettanti chimici assolutamente innocui per l’uomo. Nonostante quello che si legge su wiki….basta dare alla chimica un po’ di tempo, ed i risultati te li fa vedere tutti. Garantito.

  • castigo

    come nei vaccini è l’adiuvante il più pericoloso, cioè il DDE.
    ed in tutti i siti da me visitati si dice che “potrebbe” avere delle controindicazioni, come da citazioni di numerose ricerche.
    insomma, niente di definitivo.
    certo, l’innocuità totale non esiste, ed è sempre necessario usare il principio della precauzione, se però escludiamo il suo massiccio utilizzo in agricoltura (come in tutte le cose l’eccesso non fa bene), usato in situazioni particolari può dare ottimi risultati senza essere così dannoso come lo dipingono.
    una cosa comunque è certa: non è pericoloso come la diossina emessa dagli inceneritori che si ostinano a voler costruire un po’ dappertutto in italia……

  • Tao

    Decisamente non lo è

    Claudio Moffa non è uomo dei tempi e già solo per questo va rispettato.
    Chiariamoci bene. E’ mio parere che le affermazioni del professore che all’università ha esposto dubbi sull’Olocausto, siano lesive della causa che vorrebbe difendere.
    E, lesive o no, sono inefficaci.
    Come ho avuto modo di scrivere su Tortuga: “L’equiparazione nazismo-olocausto è servita, molti decenni addietro, a gettare piombo sulle ali delle componenti culturali e politiche fasciste, ma ciò è avvenuto negli anni sessanta quando in tutto l’occidente si giocava una partita a scacchi per l’ascesa alla stanza dei bottoni. A quell’epoca l’intero apparato della sinistra riuscì, tramite l’identificazione demoniaca del “nazifascismo” a indebolire il fronte avverso e, contemporaneamente, a far passare in secondo piano la presenza nelle coalizioni “progressiste” di un partito dalle mani grondanti di sangue, quello comunista. Ciò accadde quando Israele passò alla seconda fase del suo sviluppo strategico, quella dell’armamento nucleare; la concordanza d’interessi tra Tel Aviv e le sinistre occidentali si condensò e coagulò nella ripetizione ossessiva dell’accostamento tra fascismi e sterminio ebraico.

    Sono passati molti anni da quando quella campagna è entrata nel vivo, quasi mezzo secolo. Ormai l’accostamento, che pure era partito per i motivi suddetti, ha prodotto un effetto propagandistico che solo quelli che non comprendono la comunicazione non hanno colto. La demonizzazione del fascismo tedesco (e, per estensione, dei fascismi) è riuscita per via del tema olocaustico ma se trent’anni fa il nazi(fasci)smo era demonizzato per l’Olocausto, tanta e tale è la forza del messaggio che oggi paradossalmente possiamo sostenere che l’Olocausto è demonizzato più perché nazista che di per sé”.
    Una discussione in materia la ritengo quindi del tutto sterile perché verte a negare una verità rivelata – e le verità rivelate sono architravi della credenza comune – dunque suona immancabilmente incredibile e perciò finisce con il rivelarsi addirittura controproducente.
    Controproducente perché manca di una particolare scientificità, che non è quella accademica, bensì quella relativa alle tecniche e alle meccaniche della comunicazione e della psiche, e perché dimentica colpevolmente il valore essenziale che nelle convinzioni hanno i rapporti di forza.
    Sicché la verità rivelata che si vuol confutare viene regolarmente affrontata con tecnica sbagliata e puerilmente la si rafforza.

    Ma queste sono considerazioni politiche e Moffa non è un politico, è un professore, ergo questa critica, che per i politici sarebbe sostanziale, lo riguarda appena.
    Va poi considerato che la sua presa di posizione sarà pure lesiva della causa che vorrebbe onorare ma è soprattutto autolesionistica, e chiunque sia tenace fino all’autolesionismo merita rispetto.
    Mentre tutti coloro che dall’alto delle loro cariche si lanciano come iene per spolparne la carcassa indifesa meritano invece pietà o disprezzo.
    Quell’orgia cannibalistica, quella prepotenza contro gli inermi, quell’accanimento contro la messa in discussione di tutto ciò che paga, non può dettare che l’uno o l’altro di questi sentimenti.
    Vorremmo vederli, talvolta, assumere toni indignati per cause più coraggiose. Per esempio contro i vampiri e i parassiti di Sarah Scazzi.
    Lascia infine basiti il fatto che in un mondo che si vorrebbe laico ed emancipato si proibisca di mettere in discussione una verità rivelata. Che si lancino anatemi e scomuniche, che si determinino emarginazioni, licenziamenti, multe e persino pene detentive verso chi mette in dubbio la fede comune. Ciò non avveniva di tempi della Riforma e della Controriforma, ma non c’è da stupirsi: è da un bel po’ che camminiamo indietro come i gamberi.

    Nella cultura della patente a punti, nel paradiso delle imposizioni e delle proibizioni assolute, le cose funzionano così: divieti, obblighi, emarginazioni, anatemi, annichilimenti, senza che ci si prenda la briga di rispondere alle eresie o di reggere un confronto con le tesi controcorrente.
    Claudio Moffa magari questo non lo sapeva, o più probabilmente non è disposto ad accettarne la brutale e violenta ottusaggine. O ancora non accetta imposizioni, ama la sfida e vuol tenere il punto. Di certo non è uomo di questi tempi: a lui non faranno fare l’anchorman.

    Gabriele Adinolfi
    Fonte: http://www.noreporter.org/
    Link: http://www.noreporter.org/index.php?option=com_content&view=article&id=14885:claudio-moffa-non-e-uomo-dei-tempi&catid=7:alterview&Itemid=13
    9.10.2010

  • sandman972

    Concordo. Massimo rispetto.

  • calliope

    Non sono daccordo sul fatto che sia controproducente squarciare il velo di omertà su un “dogma” senza basi storiche precise, è non solo necessario ma addirittura doveroso, il fatto che reagiscano sistematicamente in maniera così veemente è perchè non si possono permettere nessuna confutazione e storica e politica, questo di fatto minerebbe le basi della creazione stessa di israele e delle sue politiche razziste. Questo spiega la ipersensibilità sulla questione.
    Ben vengano allora 10 100 1000 Claudio Moffa.
    Se è vero come è vero che il termine biblico “olocausto” sta a significare “sacrificio offerto a dio” quale è la contropartita, la legittimazione del dominio sui Goym?

  • Erwin

    calliope,10 ottobre @ 03:39:46, scrive
    …”il fatto che reagiscano sistematicamente in maniera così veemente è perchè non si possono permettere nessuna confutazione e storica e politica”…

    Analisi perfetta,e non sono io a dirlo,ma il massimo “storico” ufficiale Jan Van Pelt(ebreo),perito di parte al processo contro David Irving a Londra.
    Tale pontefice massimo sterminazionista ,distrutto dalla critica di Carlo Mattogno,ha dovuto mestamente ammettere:

    “ Del 99% di ciò che sappiamo non abbiamo effettivamente prove materiali a sostegno…..è diventato parte della nostra conoscenza ereditata “
    (http://olo-dogma.myblog.it/archive/2010/01/16/jan-van-pelt-la-waterloo-degli-olo-sterminazionisti.html )
    Le isteriche ,canine,reazioni sono la conferma che hanno l’ 1% di certezze sul cosidetto olocausto ebraico!Un po’ poco!

    Sarebbe crudele ,o naturale,chiedere COSA sia quell’1% di prove che hanno?

  • Diapason

    In malafede, il Gabellini.
    Sgangherato e disordinato nostalgismo lo si trova in una miriade di micromovimenti politici o pseudocircoli culturali, associazioni studentesche etc.
    Fasci, celtiche, caratteri runici, busti del pelatone, motti e inni.
    A carrettate, tra ragazzini, ragazzetti e ragazzotti che tra 5, 10, 15 anni potrebbe arrivare a scrivanie importanti, nevralgiche.
    Sia per meriti accademici sia, purtroppo e più probabilmente, per oblique amicizie producenti ingiuste facilitazioni.

    Il ventennio, o una parvenza di esso, è già tornato e sta funzionando in decine di modi diversi, e il più pericoloso è proprio quello “strisciante”, quello sottovalutato perché considerato “folkloristico”.

  • consulfin

    i miei più sentiti auguri

  • Tao

    Il 25 settembre scorso, Claudio Moffa , professore ordinario all’Università di Teramo, ha tenuto l’ultima lezione del master “Enrico Mattei in Vicino Oriente” presso un’aula della facoltà di Scienze Politiche. Il discorso di Moffa è ripreso da una telecamera e successivamente pubblicato sulla pagina web del docente stesso.
    Durante la lezione il professor Moffa, secondo una corrente di pensiero condivisa precedentemente da storici accreditati come Robert Faurisson e David Irving, ha affermato che la vulgata sui fatti inerenti ai campi di sterminio sia falsa e che non ci sia stata alcuna strage di ebrei, se non il fatto che le migliaia di persone – tra cui ebrei – non furono sterminati dai tedeschi, bensì perirono a causa di malattie e a stati di denutrizione cronica.

    Immediate le polemiche, in primis quelle del ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini che al Tg5 ha definito le parole di Moffa come “inaccettabili”.
    “Offendono profondamente la memoria degli ebrei morti nelle camere a gas. 
    Non è possibile che nelle università italiane insegnino professori che seminano odio”.

    Enrico Del Colle, preside della facoltà di Scienze Politiche dell’università di Teramo, in una breve intervista ad Adnkronos ha subito preso le distanze dall’accaduto, sostenendo di “aver assunto da poco tempo l’incarico” e che comunque “la posizione dell’ateneo è quella del passato”.
    Assolutamente risoluto è stato invece l’atteggiamento del presidente della comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici, il quale, pur annunciando che presenterà una proposta contro il revisionismo, ha affermato che “è facile condannare chi nega la shoah e esaltare l’importanza della memoria, ma non credo sia il caso di distrarci con questi discorsi”.

    A ben vedere, l’odio di cui parla la Gelmini e di cui si sono fatti paladini intellettuali e giornalisti, non traspare né nei contenuti, né tanto meno nei modi del professor Moffa che nel video espone con chiarezza e decisione le proprie idee, appellandosi al diritto costituzionale che all’articolo 33 cita: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”.

    E se in Italia – proprio grazie all’articolo suddetto – esiste ancora chi, pur passibile di allontanamento, ha il coraggio di esporre le proprie idee, all’estero va peggio. 
    In Austria, Francia, Germania e Inghilterra, è un reato negare la versione ufficiale di fatti storici e la censura spesso è seguita dalla reclusione, come è accaduto per storici e saggisti accreditati come David Irving, Robert Faurisson, Ernst Zundel, Jürgen Graf, David Cole, solo per citarne alcuni, ai quali è stato imposto un pesantissima censura al diritto elementare di esprimere le proprie idee. 

    Siamo certi poi che sia lecito parlare di razzismo, di fronte ad affermazioni di accademici che negano l’olocausto, poiché non suffragato da elementi dimostrativi o probatori? E non è invece più razzistico usare il termine “Shoah”, per concentrare in una sorta di anelito di vittimismo, una persecuzione unidirezionale non suffragata da riscontri storici? 

    Ci auguriamo che qui da noi non si scateni la caccia al negazionista ma che si faccia appello sempre e comunque al libero pensiero, poiché la discussione è un diritto costituzionale che non deve essere negato a nessuno, tanto meno ad accademici e scienziati.

    Enea Baldi
    Fonte: http://www.rinascita.eu
    Link: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=4297
    8.10.2010

  • littlewicca

    Io non sono una storica, ne tanto meno un esperta accademica
    ma sul verbale della conferenza di Wannsee (vedi: http://www.olokaustos.org/archivio/documenti/wannsee/index.htm) “redatto da Adolf Eichmann” ( siamo d’accordo tutti che, se proprio non volete dare la paternità della soluzione finale direttamente ad A.Hitler, Heichmann era un fine stratega ai diretti ordini di Hitler?) sta scritto:

    Testo originale a fronte:
    “gli ebrei abili al lavoro saranno condotti in quei territori a costruire strade, operazione durante la quale senza dubbio una gran parte di loro soccomberà per riduzione naturale – … – Il nucleo che alla fine sopravviverà a tutto questo, e si tratterà della parte dotata della maggiore resistenza, dovrà essere trattato in maniera adeguata, poiché rappresentando il frutto di una selezione naturale” poco dopo “Gli ebrei evacuati verranno dapprima portati, senza esitare, in cosiddetti ghetti di transito e di lì trasportati più a Est” e per est è chiaro che intendiamo le baracche dei lager nelle quali le condizioni di vita erano ostili alla sopravvivenza? Cioè stiamo o no parlando di eugenetica? Non è questo già di per se un crimine contro l’umanità? Sarà la mia modesta opinione ma voi credete che sarebbe stato logico o intelligente scrivere “manderemo a morte migliaia di ebrei durante le deportazioni verso est”? è logico secondo me che, date le condizioni estreme delle legalissime deportazioni di ebrei, la morte fosse una diretta e ponderata conseguenza della soluzione finale.

    Detto questo sono d’accordo con voi un professore non va attaccato solo per le sue opinioni, starà ad altri accademici, certo più documentati e accreditati di me, rispondere con teorie a teorie…

  • dana74

    mi pareva d’averlo inserito nel forum ma lo metto qui visto questo DOSSIERAGGIO (va di moda eh) su Moffa:

    Pasquinate
    di Gianluca Freda – 08/10/2010

    Fonte: Blogghete!

    Quest’oggi, su quel campionario della bufala senza pudore che è il quotidiano Repubblica, è tornato il tradizionale articolo di Marco Pasqua contro i malvagi negazionisti che allignano, impuniti, tra noi. Dev’essere tornato l’autunno. Ogni anno, quando dagli alberi cadono le foglie, anche Marco Pasqua cade dal pero e si accorge, con immutabile sbigottimento, dell’esistenza di un largo settore dell’umanità che non vuole più saperne di prendere per buona la versione falsificata della Storia che Repubblica e il suo padrone – l’ebreo sionista De Benedetti – vorrebbero piantare a martellate nelle cervici dell’umanità. Ogni anno, con indefessa pervicacia, Marco Pasqua ripete la sua straordinaria scoperta. E ogni anno la sconcertante rivelazione lo fa incazzare come fosse la prima volta. Così ringhia, ulula e abbaia alla luna, protetto dalla staccionata del cortile mediatico del padrone, come è sacrosanto dovere di ogni bravo cane. Alla fine, compiuta la sua opera, torna ad accucciarsi buono buono fino all’autunno successivo, quando l’istinto lo condurrà nuovamente a scagliare i suoi latrati contro occasionali passanti e a scoprire filoni d’acqua calda nuovi di zecca. L’anno scorso era toccato ad Antonio Caracciolo, che, colto di sorpresa da tutta quella cagnara, lì per lì si era preso un bello spavento. Quest’anno tocca al professor Claudio Moffa, docente di Storia e Diritto presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Teramo, fondatore e direttore del Master Enrico Mattei in Vicino e Medio Oriente (qui il suo sito). Solo che Moffa non passa da quello steccato per la prima volta, sa cosa attendersi e non è dunque un tipo che si lascia facilmente cogliere impreparato.

    Non so quanto valga la pena prendere in esame le fesserie incommensurabili che Pasqua sciorina nel suo rendiconto annuale. Più che di un articolo, si tratta infatti, com’è logico aspettarsi, di una sguaiata sequela di furiosi e impotenti latrati, il cui scopo è quello di spaventare a morte l’uditore, non certo quello di argomentare. Uno che crede sul serio che centinaia di persone possano essere riunite in una stanza chiusa e poi gasate con l’acido cianidrico, infatti, difficilmente potrà produrre argomentazioni fondate di quanto sostiene, almeno fino a quando i fumetti di Capitan America e la saga di Star Wars non saranno anch’essi annoverati tra le fonti documentali attendibili. Poiché, tuttavia, mi piacciono le sfide e le manifestazioni naturali mi interessano in tutta la loro caleidoscopica complessità, cercherò di analizzare alcuni dei guaiti di Pasqua, nella speranza di fondare una nuova branca della linguistica, la latratologia, e di rendere un servizio ai futuri passanti soprappensiero, col descrivere ciò che delle improvvise esplosioni di bailamme canino suscita maggior soprassalto nell’uditore. Per farlo, citerò alcuni brani del putiferio abbaiato da Pasqua su Repubblica. I lettori delicati d’orecchio, abbassino il volume delle casse stereo e non me ne vogliano. E’ la scienza che lo esige.

    Ordunque, come avviene in ogni forma di comunicazione umana e animale, anche per la cagnara è l’incipit il momento più importante del messaggio, quello in cui si cattura l’attenzione del ricevente per ottenerne l’attenzione desiderata. L’articolo di Pasqua inizia col pre-titolo “Il prof negazionista”, che rappresenta la fase d’impatto dell’attacco, in cui l’ignaro e pensoso passante viene repentinamente ricondotto alla brutale realtà di un possibile assalto e messo sull’avviso che è stato preso di mira. “Negazionista” non è soltanto un termine idiota. E’un termine completamente privo di significato, contro il quale è dunque impossibile difendersi con significanti di senso compiuto e che dunque dovrebbe – nelle intenzioni del botolo che lo proferisce – lasciare la vittima completamente indifesa. Infatti, gli studiosi come il prof. Moffa non negano un bel nulla. Essi, invece, affermano una serie di proposizioni che non piacciono a Pasqua e ai proprietari del suo villino e che ineriscono alla messa in discussione di una serie di verità dogmatiche (le camere a gas, i 6 milioni di morti, la natura sterminazionista dei lager, il reale significato dell’espressione “soluzione finale”, l’attendibilità dei processi postbellici all’establishment nazista, ecc.). E lo fanno non solo sulla base di ricerche e prove documentali che a tutt’oggi nessuno è stato in grado di confutare, ma inserendo la loro indagine in un più ampio discorso sull’attuale situazione geopolitica e sulle cause storiche e culturali della sua configurazione. Poiché non si può davvero ribattere storicamente ad una mole di studi che è ormai sterminata, l’unico tentativo possibile è quello di ricondurla ad un lemma “nonsense”, ad un’etichetta posticcia che unifichi le teste solide e pensanti di decine di storici revisionisti in un’unica testa di comodo, avente la consistenza evanescente di un neologismo orwelliano e che sia pertanto più facile da tagliare. E questa è solo la prima offensiva.

    E’ da notare che, nella sua versione web, l’articolo di Pasqua è stato disabilitato ai commenti dei lettori, che sono pure così frequenti nelle altre pagine del sito. Un cane che abbaia, mira, tra le altre cose, a scatenare lo schiamazzo di tutti gli altri cani del vicinato, per sentirsi spalleggiato nella sua iniziativa. Solo che aprire ai commenti un articolo del genere, avrebbe rischiato di generare non solo l’auspicata moltiplicazione dei latrati, ma anche l’ingresso nella contesa degli inviperiti abitanti del quartiere, che avrebbero sedato il putiferio a suon di bastonate. Così, per prudenza, si è scelto di non consentire alle molte persone pensanti di commentare i deliri di Pasqua. La ragione, per quanto esigua, esce sempre vittoriosa dal conflitto con lo strepito, per quanto assordante; nessun cane nel pieno delle sue facoltà oserebbe portare un conflitto col postino sul piano dell’argomentazione dialettica.

    Si entra poi nella fase clou, quella in cui si cerca di far sentire isolato il malcapitato bersaglio, seppellendolo sotto un diluvio di “auctoritates” che ne proclamano all’unisono l’inappellabile esecrabilità. Si tratta di una fase particolarmente delicata. Nessun bersaglio, infatti, è mai veramente isolato. Per dieci cani che abbaiano, ci sono sempre almeno venti passanti pronti a zittirli a suon di sassate per restituire il quartiere alla quiete della ragione. Per dieci storici come Maddalena Carli e Umberto Gentiloni, che – secondo Pasqua – vorrebbero vedere Moffa ridotto al silenzio, ci sono venti Carlo Mattogno e Andrea Caracciolo che gradirebbero invece che lo si lasciasse parlare in pace e magari lo si ascoltasse con attenzione. Occorre dunque selezionare attentamente le “auctoritates” da citare, scegliendo solo quelle che fanno comodo per simulare – non tanto agli occhi dell’aggredito, quanto a quelli degli spettatori – l’esistenza di un deserto in cui lo sventurato passante si troverebbe a vagare da solo, privo di qualunque via di fuga. Ciò porta a risultati decisamente comici. Tra le autorevoli voci di censura, spiccano quelle della massima autorità vivente in tema di ebraismo e storia della II Guerra Mondiale, Mariastella Gelmini, nei confronti della quale, in segno di gratitudine per la sua generosa partecipazione al linciaggio, Repubblica ha sospeso per un giorno le critiche e gli anatemi consueti. A merito della Gelmini va tuttavia ascritto l’utilizzo di un’espressione felicemente ambigua, che se non si conoscesse la levatura culturale del soggetto parrebbe quasi scientemente selezionata per significare l’esatto contrario di ciò che sembra. “Le parole pronunciate [da Moffa, NdR]”, ha detto il ministro, “sono inaccettabili, offendono profondamente la memoria degli ebrei morti nelle camere a gas”. Il che equivale a dire che non offendono la memoria di nessuno. Sto attribuendo alla Gelmini una sottigliezza espressiva troppo raffinata per la sua caratura? Probabilmente sì.

    Non trovando nulla di meglio, si è andata poi a ripescare perfino Ombretta Colli, la quale, commossa per l’inattesa riesumazione, ha dichiarato con sdegnato ipercorrettismo congiuntivale: “E’ assurdo che ai nostri tempi ci sia ancora qualcuno che neghi l’orrore della Shoah”. Le assurdità dei nostri tempi sono, in effetti, numerose. Ad esempio che un’ex soubrette e attrice di varietà, informatasi probabilmente sulla scioà attraverso i rotocalchi e i blockbuster spielberghiani, pretenda di saperne sull’argomento più di un docente universitario. Ma quando si ha fame di supporter, non ci si può permettere di andare tanto per il sottile. Così vengono citati tra i vibranti di sdegno anche Walter Veltroni ed Emanuele Fiano, i quali si riferiscono a Moffa con l’appellativo “il sedicente professore”. In realtà, Moffa non è sedicente, ma professore e basta. Il suo più che invidiabile curriculum accademico è visionabile QUI. “Sedicenti” sono semmai Veltroni e Fiano, che ardiscono ciarlare con tonitruante prosopopea di faccende di cui non sanno una mazza di nulla.

    Nell’acme della gazzarra canina, arrivano poi altre due immancabili etichette che non possono mancare nei processi per eresia contro i miscredenti: quelle di “odio razziale” e “apologia del nazismo”. Anche in questo caso, si tratta di espressioni prive di oggetto, pure sequele di suoni senza un referente nella realtà concreta. “Odio” è un concetto astratto non quantificabile né penalmente rilevante; “razziale” rivela che è il fautore di tale accusa, più che l’accusato, a ritenere plausibile un concetto astruso come quello di “razza”; “apologia” è sostantivo che andrebbe usato con estrema cautela sul piano penale e di cui invece gli adoratori dell’Ebreo a Gas vorrebbero estendere i referenti fino ad annoverarvi la lettura di testi specifici o la ricerca impregiudiziale; “nazismo” è un movimento politico stramorto da oltre mezzo secolo, le cui spoglie putrescenti sono gelosamente conservate sotto sale dagli adepti del culto olocaustico, al solo scopo di essere scaraventate con ira addosso all’apostata di turno. Così l’insigne Fabio Mussi può permettersi di affermare, serio serio: “Qui non c’entra niente la libertà d’espressione: c’entra l’odio razziale e l’apologia del nazismo, che fino a prova contraria sono reati”. Anche la diffamazione lo è, fino a prova contraria. Fabio Mussi spieghi quale diavolo sarebbe, nella sua barbara lingua, il significato esatto dei due ircocervi che cita; e poi mostri al mondo in quale punto specifico degli scritti o delle affermazioni di Moffa essi sarebbero riscontrabili, se è in grado di farlo. E se invece non ne è in grado, si scusi con Moffa per le insolenti stupidaggini che ha detto e per il futuro abbia nei confronti dell’universo mondo la cortesia di tenersi la ciabatta chiusa.

    Il pezzo da novanta dell’assalto di Pasqua contro il lume della ragione è rappresentato comunque dall’accusa di profanazione della par condicio che egli rivolge a Moffa tra adirazione ed incredulità. Moffa è infatti reo di aver tenuto presso l’Università di Teramo una lezione sulla santa scioà “priva di contraddittorio”. E’ noto infatti che ogni insegnante che si rispetti, se intende spiegare ai suoi allievi che due più due fa quattro, deve portarsi in aula anche uno Sgarbi o una Mussolini che gli facciano da controcanto strepitando “non è vero, fa cinque, brutto retrogrado figlio di puttana!”, permettendo così agli allievi di formarsi un’opinione a 360 gradi. E’ davvero incredibile che un qualsiasi professore universitario pretenda di tenere lezione come se si trovasse in un’università, anziché nel salotto di Vespa o di Santoro. La par condicio, in un paese che voglia definirsi davvero democratico, va estesa ad ogni ambito del vivere civile. Tranne, naturalmente, che a Repubblica e ai suoi scribacchini, i quali, nel nome della libertà d’opinione, devono rimanere liberi di sparare le loro enormità senza che nessuno possa replicare.

    C’è poi il richiamo pastorale alla santità dei luoghi della passione, che produce sempre un certo effetto sulle menti dei fedeli. Così l’ANPI Teramo invita “tutti, soprattutto gli studenti, a studiare e a visitare i luoghi dello sterminio”. Tutti, tranne gli storici e gli studiosi. I quali possono sì visitare, ma hanno poi il dovere morale di tacere sulle piscine di Auschwitz spacciate per vasche antincendio, sulle “camere a gas” ricostruite dopo la guerra ad uso e consumo dei turisti, sulle ricerche condotte sul posto che hanno rivelato l’assenza dei fori necessari per introdurre lo Zyklon B nel “Krematorium 2” di Birkenau, sull’assenza di corpi delle presunte vittime e degli strumenti d’uccisione… Visitate, visitate. Basta che le vostre visite non si traducano in indagini e se ciò dovesse accadere, che siano almeno indagini prive di divulgazione.
    Tutti questi accorgimenti, fino a qualche tempo fa, rendevano l’assalto dei mastini della stampa olocaustica temibile ed inauspicabile per chiunque avesse a cuore pelle e carriera. Oggi, grazie a ciò che negli anni abbiamo appreso e possiamo apprendere da internet, rischiano di essere un’arma rivolta contro chi la impugna, rivelando la pochezza umana e argomentativa di chi vorrebbe imporre al mondo una mitologia dello sterminio ebraico ormai decrepita. “Solo Forza Nuova difende Moffa”, abbaiano i titoli pasquali, ammiccando al lettore ancora credulo ma titubante, per convincerlo che è ancora in buona compagnia e che non serve convertirsi alla religione degli infedeli per rimanere nel grembo sicuro della maggioranza. Naturalmente è una balla anche questa. Tre quarti abbondanti del mondo, con una parte sempre più sostanziosa di opinione pubblica occidentale, hanno ormai capito benissimo che la narrativa olocaustica – così come ci è stata propinata – è una bufala che ha il solo scopo di tutelare gli interessi dello stato ebraico e dei suoi complici statunitensi. Senza una legge sul modello della Fabius-Gayssot che proibisca anche in Italia – come già avviene in Francia, Austria, Germania, Belgio e molti altri paesi europei – le ricerche storiche sull’olocausto e che ne cristallizzi i connotati quantitativi e qualitativi con un novello Concilio di Nicea, la mitologia pagana della shoah è destinata a dissolversi in pochi anni sotto il peso dei suoi buchi, delle sue contraddizioni, delle sue persecuzioni oscurantiste, delle sue plateali assurdità. I botoli della stampa filosionista lo sanno bene. Per questo abbaiano periodicamente e con accanimento sempre più disperato le loro ringhiose pasquinate.
    http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=34964

  • nettuno

    Il prof. Claudio Moffa ha pienamente diritto di esporre il risultato dei suoi studi.
    Poichè gli avversari del professore non sono in grado di controbattere le sue argomentazioni, essi gettano discredito e attivano la macchina censoria.
    Dobbiamo ringraziare Moffa per la sua dignità e onestà di pensiero.

  • Ricky

    Moffa é un neonazista e le decine di commentatori che qui lo difendono lo sono in egual misura. Blaterando di misurare l’entitá dell’olocausto, come se cambiasse qualcosa se lo sterminio riguarda un milione piuttosto che sei milioni di giudei, é applicare una pietá a senso unico ed una offesa alla memoria storica dei sopravvissuti.
    Fate venire i brividi.

  • Erwin

    Presumo ,dalla sua risposta,che Lei pagherebbe un appartamento di 100 metri ,DICHIARATI dal venditore, senza vederlo, senza controllare la reale metratura?
    Per ASSURDO ,se NON si verifica il numero dei morti-metri quadrati,potrebbe pagare un appartamento esistente SOLO nelle parole del “venditore”!

    O anche: in caso di un incidente stradale su quale base si effettua il “risarcimento” ?
    Sulla verifica e quantificazione dei danni,a casa dei gojim.
    A casa Sua?
    Sulla parola della parte lesa?

  • calliope

    “”Moffa é un neonazista e le decine di commentatori che qui lo difendono lo sono in egual misura. Blaterando di misurare l’entitá dell’olocausto, come se cambiasse qualcosa se lo sterminio riguarda un milione piuttosto che sei milioni di giudei, é applicare una pietá a senso unico ed una offesa alla memoria storica dei sopravvissuti.
    Fate venire i brividi.””””
    ———————————————————————————————————————————————————————-

    Mi dispiace per lei, ma io non mi sento un “neonazista” o qualunque etichetta lei mi voglia appiccicare (questo si, può essere un atteggiamento da nazista),
    Io sinceramente mi reputo una persona libera, che cerca di ragionare sui fatti,
    non sono un attivista politico e non credo in dio, detto questo devo constatare
    la sua reazione scomposta e priva di argomenti se non il solito bla bla sulle cifre che non mi interessa, la seconda guerra mondiale ha seminato miloni di vittime in europa e nel mondo ma loro sono 70 anni che rompono i coglioni con questa farsa che vuole farci credere che solo loro hanno patito fame malattie e morte, non è così, a mio modesto parere, devo essere arrestato o ammazzato per questo? perchè nessuno parla della tragedia degli armeni (quello si un “Olocausto” storicamente sicuro)??? smettetela con questo “chiagni e fotti” e portate le prove.
    Finora gli unici criminali neonazisti li vedo nella Knesset e nel Mossad.

  • afterglow

    Senza dilungarmi troppo, sono completamente d’accordo con il mio predecessore, Ricky. Pensate che in un primo momento ho creduto che la pubblicazione dell’articolo fosse uno scherzo di dubbio gusto. Ma veramente così tanta gente la pensa in questo modo? E’ proprio così, fate venire i brividi.

  • afterglow

    Senza dilungarmi troppo, la penso come il mio predecessore, Ricky. Pensate che in un primo momento ho creduto che la pubblicazione di questo articolo fosse uno scherzo di dubbio gusto. Se è davvero così tanta la gente che la pensa così, beh, allora c’è da farsi venire i brividi sul serio.

  • calliope

    Ricky scrive : “”Moffa é un neonazista e le decine di commentatori che qui lo difendono lo sono in egual misura. Blaterando di misurare l’entitá dell’olocausto, come se cambiasse qualcosa se lo sterminio riguarda un milione piuttosto che sei milioni di giudei, é applicare una pietá a senso unico ed una offesa alla memoria storica dei sopravvissuti. Fate venire i brividi.””——————————————————————————————————————— Afterglow scive : Senza dilungarmi troppo, la penso come il mio predecessore, Ricky. Pensate che in un primo momento ho creduto che la pubblicazione di questo articolo fosse uno scherzo di dubbio gusto. Se è davvero così tanta la gente che la pensa così, beh, allora c’è da farsi venire i brividi sul serio.———————————————————————————————————————————————————————- Mi dispiace per Voi, ma io non mi sento un “neonazista” o qualunque etichetta mi vogliate appiccicare (questo si, può essere un atteggiamento da nazista), Io sinceramente mi reputo una persona libera, che cerca di ragionare sui fatti, non sono un attivista politico e non credo in dio, detto questo devo constatare la reazione scomposta e priva di argomenti se non il solito bla bla sulle cifre che non mi interessa, la seconda guerra mondiale ha seminato miloni di vittime in europa e nel mondo ma loro sono 70 anni che rompono i coglioni con questa farsa che vuole farci credere che solo loro hanno patito fame malattie e morte, non è così, a mio modesto parere, devo essere arrestato o ammazzato per questo? perchè nessuno parla della tragedia degli armeni (quello si un “Olocausto” storicamente sicuro)??? smettetela con questo “chiagni e fotti” e portate le prove. Finora gli unici criminali neonazisti li vedo nella Knesset e nel Mossad.