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CIRCONDATI DA BANCHE

DI MAU BAR.
rinascita.eu

Tutti voi avrete riscontrato un curioso fenomeno che già da alcuni anni si va sempre più accentuando.

Almeno così, personalmente, l’ho riscontrato a Roma, ma credo che il fenomeno sia generalizzato. Se non ho preso un abbaglio, accade questo: si moltiplicano, quasi con tendenza esponenziale, le nascite di nuove banche, intendo come locali, nelle strade e piazze cittadine. Laddove fino a ieri vi era un grande negozio, una piscina, un cinema, un ristorante, ecc., ecco ora, all’improvviso, spuntare un locale adibito a banca. Belle banche, nuove nuove, di lusso, accessoriate, totalmente blindate e con tutti i dispositivi elettronici, di ultra protezione. Non mancano ovviamente le loro belle cassette esterne per prelevare con carte di credito. In alcune strade, di nuove se ne contano anche due o tre e se giri l’angolo ne trovi altre.

Il bello è che spesso sono quasi sempre vuote di clienti.

Non sono esperto di questioni finanziarie, e quindi mi chiedo, come si può spiegare questo fenomeno? Anche se, internamente, questi nuovi locali hanno un pesonale ridotto all’osso, il solo utilizzo di questi locali dovrà pur rappresentare certi costi.

A meno che le mie osservazioni siano errate, in quanto magari questi aumenti di sportelli bancari sono bilanciati da altre dismissioni, non credo che il fenomeno sia spiegabile solo con la tradizionale attività delle banche, quella cioè di drenare denaro dai risparmiatori, arraffandolo su piazza in cambio di ridicoli interessi e salati costi annui e poi reinvestendolo a tassi da usura.

Sappiamo bene come, il sistema finanziario, cresce, rapina e prospera su varie attività “virtuali”, spesso virtuali o speculative: fondi di investimento, promozioni finanziarie, compra vendita di Azioni, ecc., e sappiamo anche come sono state forzate le persone, incentivando fino all’ossesso l’offerta di finanziamenti per l’uso della carta di credito, per acquisti pagabili con comodo, ecc., tutto un giro che seppure spesso rappresenta rischi di insolvibilità nei poveri disgraziati così espostisi, consente alle finanziarie di ipotecare, sequestrare quanto è possibile, e se non c’è nulla da sequestrare, non fa niente, tanto quei “rischi” sono stati rivenduti, spalmati, sotto riciclati all’infinito, trattandoli come “beni virtuali” (la famosa “bolla” esplosa negli Usa),

D’accordo su tutto questo, ma cosa spinge il settore bancario a creare dei nuovi sportelli bancari in ogni strada della metropoli? Tanto più che il crescere delle operazioni on line avrebbe dovuto, viceversa, restringere al minimo indispensabile gli sportelli al pubblico.

A tutti coloro che hanno osservato e studiato questo fenomeno, possibilmente amici che hanno lavorato nel settore bancario, chiedo una dettagliata spiegazione, spiegazione tecnica, intendo, perché le motivazioni politiche mi sono chiare.

 
Mau. Bar.
Fonte: www.rinascita.eu
Link: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=15419
12.06.2012

Pubblicato da Davide

16 Commenti

  1. Si chiama, credo, elusione fiscale, c’è molto poco da studiare. E’ un vecchio sistema per abbattere la mole della tassazione. Nell’ambiente è RISAPUTISSIMO da sempre. Credo che anche diversi politici dovrebbero ormai saperlo, visto che se ne è scritto e parlato diverse volte, è solo uno dei mille modi con cui le banche eludono il fisco: filiali che sono scatole vuote, riescono ad abbattere il volume della tassazione.. evidentemente si sono gonfiate assai! UNA RAPINA FISCALE che nessuno perseguirà.. meglio spennare e ridurre in miseria milioni di Italiani.. lo fanno da sempre!

  2. Tutto possibile grazie alla facoltà che hanno le banche commerciali di CREARE DENARO dal nulla. Finchè tale facoltà non gli verrà sottratta e affidata in moopolio a delle istituzioni STATALI con finalità di pubblica utilità e benessere sociale le filiali continueranno a moltiplicarsi come un tumore. Anche nella mia città è lo stesso. Le banche e relative sedi sono decuplicate negli ultimi 30 anni, a fronte di una popolazione che è aumentata, in 30 anni di circa il 5%.

  3. Il progressivo aumento delle piccole e piccolissime banche, che, come nota un commentatore dell’epoca, sovente “non risponde ad un vero bisogno economico […], ma esprime solo l’avidità faccendiera di alcuni dirigenti”. Appare del tutto evidente che non potendo esercitare alcun controllo, i depositanti non avevano alcuna garanzia di sana gestione dei risparmi ed erano soggetti a periodiche razzie. Può essere utile la lettura della “relazione” della Banca d’Italia del 1928:

    “La mancanza di qualsiasi disciplina legislativa aveva reso possibile il sorgere di numerose banche con capitali deficienti o irrisori, e l’irradiarsi di esse, a mezzo di filiali improvvisate e disseminate in grandi e piccoli centri, al precipuo scopo di assorbire depositi, che molte volte facevano le spese di speculazioni rovinose. […] è utile ricordare che il concentramento sia da favorire cautamente, con la visione, cioè, di sgombrare il campo là ove esso si appalesa pletorico, e quando dalla unione gli organismi escano rafforzati per meglio servire alla funzione creditizia. Ma non si gioverebbe certo a tale funzione con la soppressione di quelle aziende locali che, se bene modeste, sono egregiamente amministrate, e hanno dato prova […] di saper secondare, conoscendoli a pieno, i bisogni dei luoghi nei quali furono create, ivi e non altrove reimpiegando con sane operazioni i risparmi raccolti. […]. I concetti ai quali la Banca d’Italia ritenne di doversi inspirare, nell’esame delle domande [di autorizzazione alla costituzione o all’apertura di nuovi “sportelli”], furono remora efficace, e indussero le aziende nel convincimento che in siffatta materia l’esame tecnico non potesse né dovesse prescindere da elementi di fatto riguardanti tanto la importanza delle piazze desiderate e la quantità delle banche ivi già operanti, quanto la qualità e le condizioni patrimoniali delle richiedenti”.

  4. Le motivazioni sono TUTTE POLITICHE … di tecniche e produttive non ne esistono …. ho lavorato lungamente nell’ambiente e nessuno trova una spiegazione appunto tecnica e/o produttiva …. pensa che la Bnl, ad esempio, apre continuamente nuove agenzie … ma ha sostanzialmente abolito lo sportello pomeridiano in gran parte delle agenzie vecchie … nè apre di pomeriggio in quelle nuove ….

  5. Spiegazione tecnica..see.. come se esistessse…
    Siamo nel mondo dell’irrazionale, dove lo “sterco del Diavolo” fermenta e si autoalimenta..
    Una analogia la vedo semmai con il cancro, difatti anche lui si dirama sempre più e sostituisce la vita con la morte, tramite le sue cellule dislocate sempre più in estensione..
    Bruciare,bruciare,estirpare, estirpare direbbe l’antico Cerusico..

  6. Chiariamo i concetti!

    Quando nel bilancio di una Banca, che è una spa, è previsto un utile, su quell’utile la Banca e tutti i suoi partecipanti dovranno pagare le tasse.

    Il problema per pagare meno tasse è quindi quello di ridurre gli utili.

    Poichè i Presidenti delle Banche ottengono due mesi prima della scadenza annuale la bozza di bilancio, per abbattere gli utili si inventano una serie di oneri da detrarre dall’imponibile.

    Anni fa, quando ancora esisteva l’Istituto Mobiliare Italiano , l’allora Presidente Luigi Arcuti , ebbe la geniale idea di creare le così dette “sedi leggere”, che altro non erano che negozi, appartamenti, acquisiti all’asta per due soldi da debitori falliti.

    In dette sedi furono inviati dipendenti già da tempo operativi in zone limitrofe ed in questo modo l’utile si abbasso’ al 10% di quanto in bozza previsto.

    Attualmente tutto il settore del credito, quando ha surplus di entrate, ricorre al metodo Arcuti.

    Si aggiunga inoltre che le Banche non hanno mai pagato ICI ed attualmente nemmeno l’Imu sulle loro proprietà ove risiedono sedi centrali, filiali ed agenzie. Su queste non hanno mai pagato TARSU e con ogni probabilità non pagano o lo fanno in forma ridotta, Enel e telecom perchè “clienti”

    Quindi non si può parlare di elusione fiscale, ma bensì di FALSI IN BILANCIO.

  7. Forse è il caso che mi presenti :

    Sono Federico Lippi , tecnico bancario

    Coordinatore di tecnica bancaria per Adusbef

    Coordinatore della Delegazione Adusbef lazio Centro Nord.

    Sono intervenuto poco fa con un commento per evitare le solita disinformazioni sul sistema bancario a danno dei cittadini incolpevoli ed inconsapevoli

  8. Gli “utili” di una Banca S.p.A.! Parole che ai posteri suoneranno blasfeme, destabilizzanti della pacifica e ordinata convivenza sociale. E’ chiaro che queste aziende specializzate nel puro parassitismo economico faranno di tutto, lecito e illecito, per sottrarsi all’unico strumento di potenziale riequilibro dei flussi monetari, la fiscalità. In questi anni di crisi finanziaria, creata ed alimentata da queste banche cancerogene, queste mostruose “aziende” stanno macinando “utili” paurosi proprio mentre hanno entrambi i piedi nella fossa, ovvero sono virtualmente fallite. Ma dobbiamo proprio vivere questa follia fino alle sue estreme e tragiche conseguenze per capire l’entità della truffa ai danni di tutta la società? La storia contemporanea ci sta gridando a gran voce : “Banche pubbliche o morte!” La vogliamo ascoltare questa voce sempre più assordante?

  9. E’ semplicemente un modo per eludere il fisco (come dice bene anche maristaurru). Le spese di gestione di una filiale sono detraibili dall’imponibile.
    Che le banche si possano creare i soldi dal nulla, come qualcuno ha scritto qui, invece è una grande sciocchezza. Se fosse così non si spiegherebbe il salvataggio delle banche spagnole da parte della UE.

  10. Non vedo il commento. Mi interesserebbe leggerlo.

  11. Ciao federico,ti chiedo una opinione personale.Visto l’importanza sistemica per la stabilita generale,della gestione del credito in regime di moneta a corso forzoso,ritieni legittimo che tale funzione sia legalmente riconusciuta ad uso privato come una qualsiasi attivita?Questo a prescindere dell’uso improprio a livello pubblico che ne possano fare dirigenze oneste (pur comunque importante).Mi riferisco alla per me giusta e sacrosanta inviolabilita del credito come BENE PUBBLICO da tutelare sempre,visto che i danni causati da enti privati in questo settore necessitano comunque dell’intervento pubblico in aiuto per scongiurare danni ingenti alla cittadinanza per cui spesso risulta (aime) meno peggio socializzare le perdite piuttosto che lasciar correre disastri sistemici a catena rivolti a conti fatti verso l’economia reale produttiva di un paese.Spero di essermi spiegato bene (ps..l’ipotetica gestione pubblica del credito,e le scelte politiche di dove indirizzare tale credito,se in produttivita sostenibile o meno,e’importante ma non oggetto della mia domanda)

  12. e’il comm.sopra quello che hai letto

  13. Le banche commerciali non creano soldi dal nulla intesi come Asset finanziari netti (i famosi soldi nuovi al netto) creano credito allo scoperto se non con la copertura del relativo debito,ora nemmeno il giochetto della riserva frazionaria e’piu in funzione,fondamentalmente e’molto peggio.Una volta messo in deposito presso la BC la riserva obbligatoria (1/2/ oppure 0 dipende dai paesi)non esiste limite teorico nella creazione di crediti verso i mutuatari,se non la discrezione dell’istituto in base ai beni reali dati in garanzia da colui che contrae il debito.Questa liberta’ non regolamentata e a totale diacrezione loro ha creato le famose bolle e disastri che impestano il mondo.Perche lo stato corre in aiuto delle banche?Perche questo enorme credito sulla fiducia concesso e’stato causa dell’aumento fittizio del valore nominale dei beni reali…ma lasciamolo spiegare con poche parole da Bagnai,che riesce ad esprimere meglio….

    La famosa “bolla”. Ma cosa è una bolla?

    Una bolla è un fenomeno che si verifica in un mercato quando il prezzo di un’attività (azione, casa, materia prima,…) comincia a crescere perché tutti si aspettano che cresca. E siccome se lo aspettano, comprano quell’attività, per rivenderla quando il prezzo sarà ancora cresciuto. E siccome comprano, il prezzo cresce, e altri sono invogliati a comprare aspettando ulteriori aumenti. E via così. Si chiamano self-fulfilling expectations (aspettative che si autorealizzano), e sono un fenomeno piuttosto consueto. Ma… questa bolla di cosa è riempita? Ma è chiaro: di soldi. E, ditemi, come la vedete voi? Se i prezzi delle case sono saliti, innescando il processo che poi ha determinato la diversione di investimenti verso il settore immobiliare, vuol dire che qualcuno, almeno all’inizio, le case le stava comprando. Se non lo avesse fatto, i prezzi non sarebbero saliti, e comunque nessuno avrebbe trovato conveniente costruire delle case che nessuno stava comprando, no? E allora ditemi, come la vedete voi? Secondo voi come è iniziato questo gioco? Da qualche parte i soldi per “innescare” il meccanismo saranno pure arrivati, no?

    Forse è andata così: un giorno gli spagnoli sono scesi in giardino per annaffiare le piante, e strappando le erbacce si sono accorti che da sotto ai gerani spuntava lo spigolo di un vecchio forziere arrugginito. Apertolo con le debite precauzioni, lo hanno trovato pieno di pezzi da otto. E allora, siccome sono pigri e colpevoli, invece di investire questi pezzi da otto nell’acquisto di un’alesatrice, ci hanno comprato la casa al mare, investimento improduttivo, quindi meritano la fine che stanno facendo, con la disoccupazione oltre il 20%.

    O forse è andata come dicono Lance Taylor e Roberto Frenkel: è una storia vecchia come il mondo: il “centro” impone alla “periferia” l’adozione di un tasso di cambio fisso. Lo fa sempre per ottimi motivi dichiarati: per “aiutare” i paesi periferici a combattere l’inflazione, per “promuovere” il commercio. E lo fa soprattutto per motivi non dichiarati: l’adozione di un cambio fisso elimina il rischio di cambio sugli investimenti finanziari nei paesi periferici (se ti presto dei soldi, ora non puoi più restituirmi pesetas svalutate), generalmente porta a tassi di interesse più elevati nei paesi periferici (e diventa così più conveniente farvi affluire fondi: lo abbiamo visto nel caso della Grecia), e naturalmente rende meno competitive le merci della periferia, che di fatto prende soldi in prestito anche per acquistare le merci del centro. Questo è il gioco che gli Usa hanno giocato con l’Argentina, e che la Germania ha giocato con la periferia dell’eurozona. Ed ecco da dove arrivavano i soldi che hanno gonfiato la bolla: non certo da ipotetici forzieri casualmente scoperti in giardino, ma dalle banche del centro (Germania, Francia, Belgio,…).

    Ah, sì: qui l’elettore mediano dice: “ma no, non ci hanno imposto nulla: lo abbiamo scelto noi, democraticamente!”. Bene, caro elettore mediano (tipo l’amico del tornese): torna in cima a questo post e rileggi: sono loro che ti dicono che te lo hanno imposto non democraticamente. Se non credi a me, devi credere a loro. Tertium non datur (mi dispiace per Hegel, lo teniamo in caldo per la fine del post, qui usiamo Aristotele).

    Ora, per gli “economisti” alla Benetazzo, Boldrin, ecc. (mi fermo alla “B”) sembra che la crisi debitoria sia tutta colpa della famiglia spagnola (o greca, o portoghese) che ha chiesto il mutuo. Cioè, nella testa di questi economisti, il mercato finanziario funziona così: se una famiglia chiede il mutuo, la banca glielo accorda subito, senza far storie. E quindi se si fanno troppi debiti, la colpa è necessariamente del debitore che ha chiesto i soldi, e non del creditore che li ha dati, poverino. Lui sì, bisogna tutelarlo. Spagnoli cattivi…

    Ma… somiglia al mondo che conoscete voi? La vostra banca è così? Be’, se vi interessa, sicuramente non somiglia al mondo che conosco io. Come si fa, come può venire in mente a una persona minimamente sensata, di equiparare il ruolo, le competenze, gli insiemi informativi, di una famiglia, a quelli di una istituzione finanziaria? Come si può credere nel mercato, se al tempo stesso non si crede che il mercato abbia il dovere di esercitare tutta la due diligence nell’allocare le risorse in modo efficiente?

    Vi spiego una cosa. Vi spiego cosa sapevano le famiglie (che secondo Boldrin e Benetazzo sono le colpevoli) e cosa sapeva il mercato. Le famiglie sapevano che stavano vivendo in un’economia che cresceva al 4% medio in termini reali (Spagna 1999-2006), cioè che offriva lavoro e ottime prospettive di guadagnarsi onestamente da vivere. Perché mai non avrebbero dovuto eventualmente sobbarcarsi un mutuo, in un’economia così fiorente? Fatemi capire, il signor Benetazzo quando compra un appartamento va dal notaio con una carriola di monete? O dobbiamo pensare che tutti gli spagnoli, animati da un intento fraudolento, abbiano dolosamente contratto dei mutui che sapevano di non poter pagare? Non credo proprio.

    Vi spiego anche cosa sapevano le banche. Le banche del Nord sapevano benissimo che il paese verso il quale stavano convogliando la loro liquidità aveva già da tempo superato la soglia di guardia. Lo studio, più volte citato, di Manasse e Roubini (non due sconosciuti), chiarisce che la variabile più importante per prevedere una crisi di debito pubblico è il rapporto debito estero complessivo/Pil (complessivo, cioè pubblico e privato). Nel loro campione, che comprende 54 episodi di crisi verificatesi in 47 paesi, si riscontra che nell’anno precedente una crisi questo indicatore (il rapporto debito estero/Pil) in media vale 55 punti. In Spagna li ha superati nel 2004. Ma le banche hanno continuato a prestare, e a prestare sempre di più: l’indebitamento (cioè l’aumento del debito) estero è passato a 7 punti di Pil nel 2005, 9 nel 2006, 10 nel 2007. Cioè: io so che se il tuo debito è più di 50 sto correndo un rischio… e cosa faccio? Invece di prestarti di meno, ti presto di più, sempre di più! Così, nel 2007 il debito estero della Spagna era all’84% del Pil.

    Certo che in Spagna sono stati fatti investimenti improduttivi. Ma li si sono fatti perché le banche del Nord, con quello che i giuristi chiamano “dolo eventuale”, hanno scelto deliberatamente il rischio di collocare la loro liquidità in eccesso in un paese che in tutta evidenza, almeno dal 2004, si capiva che non sarebbe stato in grado di restituire tutti i soldi che prendeva. Colpa degli spagnoli? Cioè, secondo voi una famiglia, che è solo une delle migliaia di clienti di una banca, deve avere quelle nozioni di macroeconomia che in tutta evidenza, come questo post dimostra, nemmeno i “padri” della nostra “patria” “europea” posseggono? E invece le banche, che sono poche, che hanno potere di mercato, che hanno il dovere istituzionale di monitorare i progetti di investimento, e che dispongono di uffici studi, loro no, non sapevano che gioco stavano giocando?

    Vedete, non è una storia nuova, è una storia vecchia, anzi, vecchissima. L’acqua del ruscello scorre sempre a valle. Ricordate?

  14. perché prima o poi qualche cliente, dentro, ci cade e per la banca è tutto di guadagnato visto che i costi di gestione di uno sportello non sono così rilevanti (basta un direttore e due impiegati) e che le banche con i soldi, a dispetto di quanto non creda “l’uomo della strada” (di qualunque strada) … le banche con i soldi (pochi) sono in grado di guadagnare un sacco di soldi (moltiplicatore dei depositi, prestiti infraday, ecc.).
    Perchè le banche in questo modo, come è già stato detto, in parte abbattono l’utile mettendo a bilancio nuovi costi e così facendo, mentre altre aziende perderebbero valore, acquistano valore: uno dei parametri utilizzati per valutare un istituto di credito (soprattutto se circolano anche solo mere ipotesi di cambio di mano) è anche il numero di sportelli sul cosiddetto territorio. Tanto, poi, a cose fatte, è sempre possibile trovare un altro istituto di credito pronto a ricomprarne un po’ per fare lo stesso giochetto. In sostanza, si fa con gli sportelli quello che si fa con i promotori finanziari delle cui file mi onoro di non fare più parte: servono non tanto a raccogliere risparmio (certo, servono anche a quello) quanto a far guadagnare ai cosiddetti manager di qualsiasi livello (sempre pronti a spiegarti quanto è bello fare il promotore finanziario, tanto loro non lo fanno!), sia soldi sia posizioni nell’ambito di una rigida scala gerarchica, e a banche/sim/compagnie di assicurazione fanno acquistare valore (che sale per ogni promotore “posseduto”).

  15. è proprio perchè ne hanno “creati” (chissà perché si usa questo verbo: alle elementari insegnano che nulla si crea e nulla si distrugge) molti (pensiamo al settore edilizio, ad esempio) che adesso sono in difficoltà: se questi crediti (attività) concessi senza riserva non tornano indietro, non hanno soldi per restituirli ai depositanti (passività cui far fronte).
    In sostanza, si trovano con un bilancio in cui, da un lato c’è scritto un attivo che non esiste, perché ne hanno “creato” troppo, e dall’altro il passivo esiste eccome, tant’è vero che si vedono in quel paese persone in fila che rivogliono indietro il gruzzoletto. Ccà, a schifìu finìu.

  16. George J. se tu parli di Bene Pubblico, io ti dirò di più, arriverei a parlare di Beni Comuni, in quanto le Banche incassano i risparmi dei cittadini e li utilizzano per interessi privati. Da questo nasce l’ anomalia del settore del credito perchè invece di utilizzare i depositi dei cittadini per finanziare altri cittadini che vogliono fare imprenditoria , utilizzano quei soldi per giocare in borsa o per altri affari probabilmente fuori legge. Quindi tolgono soldi e liquidità al Paese, il danaro non circola, il paese stagna e va tutto in perdita a causa delle attività delle Banche che fanno attività di affari avendo abbandonato la loro vera ed antica funzione.