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CHI DECIDE DEGLI STATI-NAZIONE?

DI WAYNE MADSEN
Strategic Culture

Le aspirazioni nazionali dei popoli sono governate da schemi di priorità nelle pubbliche relazioni

Il 9 luglio la Repubblica del Sud Sudan è diventata il più recente stato-nazione riconosciuto a livello internazionale. Dopo una tregua della guerra civile e una trattativa di pace che ha lavorato nei cinque anni precedenti, il Sud Sudan e l’ex padrone di casa, la Repubblica del Sudan indipendente dal 1956, hanno accettato reciprocamente la separazione.

Diversamente dal “divorzio di velluto” tra Repubblica Ceca e Slovacchia dalla ex Cecoslovacchia, quello sudanese della parte settentrionale a maggioranza musulmana dal sud a maggioranza cristiano è stato tutt’altro che pacifico. I due rivali hanno reclamato diritti sulle regioni di confine come il ricco di petrolio Abyei e il conflitto tra nord e sud Sudan è destinato a riaccendersi dal momento che il sud ha raggiunto l’indipendenza.La sfilata di gala per l’indipendenza nella capitale del Sud Sudan, Juba, ha visto la partecipazione di tanti luminari – alcuni li chiamerebbero “intrusi” – come l’ambasciatore statunitense alle Nazioni Unite Susan Rice, l’ex Segretario di Stato Colin Powell, il comandante in capo dell’U.S. Africa Command, generale Carter Ham, li Segretario di Stato per gli Affari Esteri britannico William Hague, il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon e il ministro degli Esteri francese, Alain Juppe. La crema internazionale dell’Occidente ha meticolosamente evitato di incontrare il Presidente Del Sudan, Omar al-Bashir, che è stato sottoposto a un mandato d’arresto
della Corte Penale Internazionale per crimini di guerra nel Darfur.

L’affronto a Bashir a Juba dei leader occidentali è un manifesto dell’essenza dell’attuale diplomazia internazionale. Le relazioni internazionali sono diventate un “reality televisivo” da cui vengono esclusi quei leader che non si adeguano agli standard fissati da un consorzio di leader politici che, tutelando gli interessi delle aziende multinazionali e di quei “benefattori” internazionali – come l’attore George Clooney e l’attrice Angelina Jolie in rappresentanza dei non eletti e ben pagati funzionari delle organizzazioni non governative -, decidono quali i popoli da reprimere, quali regioni meritano l’indipendenza, e quali leader sono “gravi ragazzi” e quali quelli
“cattivi”. La diplomazia internazionale è diventata un gioco per bambini e gli effetti hanno precipitato le nazioni e ipopoli nella guerra civile e nel conflitto…

Il Sud Sudan è stato immediatamente riconosciuto da Sudan, Stati Uniti, Russia, Cina e da altre importanti nazioni ed è stato rapidamente votato come 193esimo membro delle Nazioni Unite.

Anche se il Kosovo, strappato alla Serbia da alcuni degli stessi attori che hanno avuto successo nel separare il Sud Sudan dal Sudan, non è stato capace di unirsi alle Nazioni Unite a causa delle minacce di veto di Russia e Cina, membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, lo stato per larga parte albanese ha ricevuto il caldo abbraccio di Washington, Parigi, Londra e Bruxelles.

Cosa ha provocato il successo del Sud Sudan e del Kosovo mentre altri aspiranti come la Palestina, l’Abcasia, il Sahara Occidentale e il Somaliland hanno fallito? La risposta è semplicemente capitalistica:il Sud Sudan ha grosse riserve petrolifere e il Kosovo forti riserve di metalli rari e di carbone. Quindi, la loro indipendenza è stata coltivata e benedetta dai poteri globali che vogliono sfruttare le riserve di queste nuove “nazioni” su mandato degli interessi aziendalisti. È stato deciso dalle élite globali che era molto più positivo trattare con le nuove nazioni indipendenti che con i governi centrali di Serbia e Sudan. La cornice storica per questo tipo di appoggio corporativo e imperialista per i secessionisti ha una lunga storia: gli Stati Uniti hanno sostenuto i separatisti
panamensi in Colombia per ottenere migliori condizioni per la costruzione del Canale di Panama e il sostegno ai secessionisti del Texas si garantì che il vasto territorio messicano alla fine diventasse uno stato americano. Gli spedizionieri statunitensi avrebbero avuto gran beneficio dalla costruzione del canale, così come le ferrovie e i magnati dell’allevamento dall’acquisizione del Texas.

Alcuni potrebbero obiettare che Timor Est, che ha raggiunto l’indipendenza dall’Indonesia nel 2002 dopo una sanguinosa guerra d’indipendenza, non ha niente a che fare con le risorse naturali ambite dall’Occidente, ma che è stato solo un aiuto dell’Occidente a un popolo disastrato. Comunque, è stato poco dopo l’indipendenza che l’Australia ha cercato di aggiudicarsi i profitti derivanti dall’esplorazione petrolifera nel Mare di Timor, nelle acque rivendicate da Timor Est.
Canberra ha ovviamente ritenuto fosse più semplice trattare con Timor Est che con il governo indonesiano di Jakarta, con il quale l’Australia ha sempre avuto un rapporto tormentato.

Il Somaliland, che ha dichiarato l’indipendenza dalla Somalia nel 1991, e che ne ha goduto per un breve periodo nel 1960 dopo che gli era stata riconosciuta prima di unirsi all’ex Somalia italiana, crede che questa gli debba essere concessa. Il Somaliland è una democrazia che funziona e gode di fatto dell’indipendenza. Comunque, l’Unione Africana mantiene in essere una politica per la quale i confini coloniali non devono essere alterati.

Questa politica è stata vanificata dall’indipendenza dell’Eritrea dall’Etiopia nel 1993 e dalla recente indipendenza del Sud South Sudan. Ciò malgrado, anche se il Somaliland ha una ragione legittima per essere riconosciuto indipendente, l’asse delle ONG con le loro iniziative, nascoste o palesi, tra cui figurano l’International Crisis Group, l’Open Society Institute di George Soros, l’International Rescue Committee, e celebrità come Clooney
e la Jolie – hanno stabilito che il Somaliland non ha niente da offrire agli sfruttatori capitalisti, ai banchieri e alle emozioni forti dei sempre rincitrulliti cittadini delle nazioni occidentali. A rendere le cose peggiori in Somaliland è la presenza di una componente contro-terroristica della CIA a Mogadiscio, una capitale che non ha un paese da governare, ma dove gli Stati Uniti celebrano un pateticamente inefficace “governo di unità nazionale”. Fino a che Washington manterrà il suo plauso per l’anarchia conosciuta col nome di Somalia, il Somaliland ha poche possibilità di diventare un membro effettivo delle Nazioni Unite.

La stessa situazione è presente in Abcasia e in Ossezia del Sud, la cui indipendenza de facto è strenuamente contrastata dal governo georgiano. La Georgia ha usato le stesse tattiche di lobby e di condizionamento che il suo alleato Israele utilizza per vincere la battaglia contro l’indipendenza e la sovranità della Palestina. In entrambi i casi, Georgia e Israele hanno ricevuto l’appoggio delle stesse élite globali al potere che con successo hanno promosso
l’indipendenza del Kosovo e del Sud Sudan.

Mentre il Sud Sudan è diventato il 193esimo membro delle Nazioni Unite, la Palestina stava preparando la sua richiesta per essere il 194esimo membro internazionale. Invece, la Palestina ha subito un veto assoluto dagli Stati Uniti al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che deve approvare l’ingresso di nuovi membri senza veti di uno qualsiasi dei membri permanenti. Israele ha approfittato della notevole influenza tra le lobby internazionali, per larga parte composte da gruppi di pressione ebraici politicamente e finanziariamente ben collegati, al fine di ostacolare la richiesta di sovranità e di ingresso nelle Nazioni Unite di Israele (ndt: da sostituire con Palestina). La Camera dei Rappresentanti al Congresso ha votato per sospendere l’aiuto all’Autorità Palestinese per aver proposto la risoluzione per il riconoscimento di sovranità all’Assemblea Generale dell’ONU, dove gli Stati Uniti non hanno potere di veto.

L’11 luglio, 104 membri del Parlamento Europeo hanno scritto una lettera alla baronessa Catherine Ashton, l’Alta Rappresentante europea per gli Affari Esteri, sollecitandola per non sostenere la richiesta della Palestina per il riconoscimento alle Nazioni Unite. Israele, indaffarata per mobilitare la sua lobby al Parlamento Europeo, è sembrata trasalire quando ha visto la lista della cricca di parlamentari che avevano firmato la lettera: un membro danese che adora cantare canzoni naziste e fa il saluto romano; un euroscettica britannica che è anche un’attivista lesbica; un Conservatore britannico, padre di un giornalista del quotidiano sommerso dagli scandali e posseduto da Murdoch, The Sun; un neofascista spagnolo e orgoglioso discendente
di un noto commerciante di schiavi; un cingalese britannico che rappresenta gli interessi di un’organizzazione statunitense di estrema destra, la Heritage Foundation, e del Partito Repubblicano sia in Gran Bretagna che nell’UE; un Conservatore una volta scienziato per l’organizzazione di estrema destra, ben inserita nei meandri del potere, l’American Legislative Exchange Council; e un membro polacco il cui principale interesse nelle commissioni parlamentari è dato da Israele e dalla birra.

La cosa triste è che oggi il destino delle nazioni e delle aspirazioni dei popoli non sono più determinate da diplomatici esperti e garbati, ma sono lasciati ai capricci dei ciarlatani politici, alle stelle del cinema e agli irrefutabili dirigenti delle ONG che fanno da palo agli interesse delle multinazionali. La diplomazia non è affidata alla competenza degli odierni Dag Hammarskjolds, Ralph Bunches e Lester Pearsons, ma è lasciata agli artifici delle carezzevoli Susan Rice, alla brama di pubblicità dei vari George Clooney e ai parlamentari circensi tanto bramosi della paga in shekel che ricevono dai sensali di potere di Gerusalemme.

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Fonte: http://www.strategic-culture.org/news/2011/07/17/who-decides-on-nation-states.html

17.07.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

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