Home / ComeDonChisciotte / CENSURA LEGALE

CENSURA LEGALE

DI PAOLO BARNARD

Cari amici e amiche impegnati a dare una pennellata di decenza al nostro Paese, eccovi una forma di censura nell’informazione di cui non si parla mai. E’ la peggiore, poiché non proviene frontalmente dal Sistema, ma prende il giornalista alle spalle. Il risultato è che, avvolti dal silenzio e privi dell’appoggio dell’indignazione pubblica, non ci si può difendere. Questa censura sta di fatto paralizzando l’opera di denuncia dei misfatti sia italiani che internazionali da parte di tanti giornalisti ‘fuori dal coro’.

Si tratta, in sintesi, dell’abbandono in cui i nostri editori spesso ci gettano al primo insorgere di contenziosi legali derivanti delle nostre inchieste ’scomode’. Come funziona e quanto sia pericoloso questo fenomeno per la libertà d’informazione ve lo illustro citando il mio caso.

Si tratta di un fenomeno dalle ampie e gravissime implicazioni per la società civile italiana, per cui vi prego di leggere fino in fondo il breve racconto.

A SEGUITO, “COSA RISPONDE REPORT” – MILENA GABANELLI (Forum Rai);
Per la trasmissione Report di Milena Gabanelli, cui ho lavorato dando tutto me stesso fin dal primo minuto della sua messa in onda nel 1994, feci fra le altre un’inchiesta contro la criminosa pratica del comparaggio farmaceutico, trasmessa l’11/10/2001 (”Little Pharma & Big Pharma”). Col comparaggio (reato da art.170 leggi pubblica sicurezza) alcune case farmaceutiche tentano di corrompere i medici con regali e congressi di lusso in posti esotici per ottenere maggiori prescrizioni dei loro farmaci, e questo avviene ovviamente con gravissime ripercussioni sulla comunità (il prof. Silvio Garattini ha dichiarato: “Dal 30 al 50% di medicine prescritte non necessarie”) e spesso anche sulla nostra salute (uno dei tanti esempi è il farmaco Vioxx, prescritto a man bassa e a cui sono stati attribuiti da 35 a 55.000 morti nei soli USA).

L’inchiesta fu giudicata talmente essenziale per il pubblico interesse che la RAI la replicò il 15/2/2003.

Per quella inchiesta io, la RAI e Milena Gabanelli fummo citati in giudizio il 16/11/2004(1) da un informatore farmaceutico che si ritenne danneggiato dalle rivelazioni da noi fatte.

Il lavoro era stato accuratamente visionato da uno dei più alti avvocati della RAI prima della messa in onda, il quale aveva dato il suo pieno benestare.

Ok, siamo nei guai e trascinati in tribunale. Per 10 anni Milena Gabanelli mi aveva assicurato che in questi casi io (come gli altri redattori) sarei stato difeso dalla RAI, e dunque di non preoccuparmi(2). La natura dirompente delle nostre inchieste giustificava la mia preoccupazione. Mi fidai, e per anni non mi risparmiai nei rischi.

All’atto di citazione in giudizio, la RAI e Milena Gabanelli mi abbandonano al mio destino. Non sarò affatto difeso, mi dovrò arrangiare. La Gabanelli sarà invece ampiamente difesa da uno degli studi legali più prestigiosi di Roma, lo stesso che difende la RAI in questa controversia legale.(3) Ma non solo.

La linea difensiva dell’azienda di viale Mazzini e di Milena Gabanelli sarà di chiedere ai giudici di imputare a me, e solo a me (sic), ogni eventuale misfatto, e perciò ogni eventuale risarcimento in caso di sentenza avversa.(4).

E questo per un’inchiesta di pubblico interesse da loro (RAI-Gabanelli) voluta, approvata, trasmessa e replicata. (la RAI può tecnicamente fare questo in virtù di una clausola contenuta nei contratti che noi collaboratori siamo costretti a firmare per poter lavorare, la clausola cosiddetta di manleva(5), dove è sancita la sollevazione dell’editore da qualsiasi responsabilità legale che gli possa venir contestata a causa di un nostro lavoro. Noi giornalisti non abbiamo scelta, dobbiamo firmarla pena la perdita del lavoro commissionatoci, ma come ho già detto l’accordo con Milena Gabanelli era moralmente ben altro, né è moralmente giusificabile l’operato della RAI in questi casi).

Sono sconcertato. Ma come? Lavoro per RAI e Report per 10 anni, sono anima e corpo con l’impresa della Gabanelli, faccio in questo caso un’inchiesta che la RAI stessa esibisce come esemplare, e ora nel momento del bisogno mi voltano le spalle con assoluta indifferenza. E non solo: lavorano compatti contro di me.

La prospettiva di dover sostenere spese legali per anni, e se condannato di dover pagare cifre a quattro o cinque zeri in risarcimenti, mi è angosciante, poiché non sono facoltoso e rischio perdite che non mi posso permettere.

Ma al peggio non c’è limite. Il 18 ottobre 2005 ricevo una raccomandata. La apro. E’ un atto di costituzione in mora della RAI contro di me. Significa che la RAI si rifarà su di me nel caso perdessimo la causa. Recita il testo: “La presente pertanto vale come formale costituzione in mora del dott. Paolo Barnard per tutto quanto la RAI s.p.a. dovesse pagare in conseguenza dell’eventuale accoglimento della domada posta dal dott. Xxxx (colui che ci citò in giudizio, nda) nei confronti della RAI medesima”.(6).

Nel leggere quella raccomandata provai un dolore denso, nell’incredulità.

Interpello Milena Gabanelli, che si dichiara estranea alla cosa. La sollecito a intervenire presso la RAI, e magari anche pubblicamente, contro questa vicenda. Dopo poche settimane e messa di fronte all’evidenza, la Gabanelli tenta di rassicurarmi dicendo che “la rivalsa che ti era stata fatta (dalla RAI contro di me, nda) è stata lasciata morire in giudizio… è una lettera extragiudiziale dovuta, ma che sarà lasciata morire nel giudizio in corso… Finirà tutto in nulla.”(7).

Non sarà così, e non è così oggi: giuridicamente parlando, quell’atto di costituzione in mora è ancora valido, eccome.

Non solo, Milena Gabanelli non ha mai preso posizione pubblicamente contro quell’atto, né si è mai dissociata dalla linea di difesa della RAI che è interamente contro di me, come sopra descritto, e come dimostrano gli ultimi atti del processo in corso.(8)

Non mi dilungo. All’epoca di questi fatti avevo appena lasciato Report, da allora ho lasciato anche la RAI. Non ci sarà mai più un’inchiesta da me firmata sull’emittente di Stato, e non mi fido più di alcun editore. Non mi posso permette di perdere l’unica casa che posseggo o di vedere il mio incerto reddito di freelance decimato dalle spese legali, poiché abbandonato a me stesso da coloro che si fregiavano delle mie inchieste ‘coraggiose’. Questa non è una mia mancanza di coraggio, è realismo e senso di responsabilità nei confronti soprattutto dei miei cari.

Così la mia voce d’inchiesta è stata messa a tacere. E qui vengo al punto cruciale: siamo già in tanti colleghi abbandonati e zittiti in questo modo.

Ecco come funziona la vera “scomparsa dei fatti”, quella che voi non conoscete, oggi diffusissima, quella dove per mettere a tacere si usano, invece degli ‘editti bulgari’, i tribunali in una collusione di fatto con i comportamenti di coloro di cui ti fidavi; comportamenti tecnicamente ineccepibili, ma moralmente assai meno.

Questa è censura contro la tenacia e il coraggio dei pochi giornalisti ancora disposti a dire il vero, operata da parte di chiunque venga colto nel malaffare, attuata da costoro per mezzo delle minacce legali e di fatto permessa dal comportamento degli editori.

Gli editori devono difendere i loro giornalisti che rischiano per il pubblico interesse, e devono impegnarsi a togliere le clausole di manleva dai contratti che, lo ribadisco, siamo obbligati a firmare per poter lavorare.

Infatti oggi in Italia sono gli avvocati dei gaglioffi, e gli uffici affari legali dei media, che di fatto decidono quello che voi verrete a sapere, giocando sulla giusta paura di tanti giornalisti che rischiano di rovinare le proprie famiglie se raccontano la verità.

Questo bavaglio ha e avrà sempre più un potere paralizzante sulla denuncia dei misfatti italiani a mezzo stampa o tv, di molto superiore a quello di qualsiasi politico o servo del Sistema.

Posso solo chiedervi di diffondere con tutta l’energia possibile questa realtà, via mailing lists, siti, blogs, parlandone. Ma ancor più accorato è il mio appello affinché voi non la sottovalutiate.

In ultimo. E’ assai probabile che verrò querelato dalla RAI e dalla signora Gabanelli per questo mio grido d’allarme, e ciò non sarà piacevole per me.

Hanno imbavagliato la mia libertà professionale, ma non imbavaglieranno mai la mia coscienza, perché quello che sto facendo in queste righe è dire la verità per il bene di tutti. Spero solo che serva.

Grazie di avermi letto.

Paolo Barnard
[email protected]
09.02.2008
.

Note:

1) Tribunale civile di Roma, Atto di citazione, 31095, Roma 10/11/2004.

2) Fatto su cui ho più di un testimone pronto a confermarlo.

3) Nel volume “Le inchieste di Report” (Rizzoli BUR, 2006) Milena Gabanelli eroicamente afferma: “…alle nostre spalle non c’è un’azienda che ci tuteli dalle cause civili”. Prendo atto che il prestigioso studio legale del Prof. Avv. Andrea Di Porto, Ordinario nell’Università di Roma La Sapienza, difende in questo dibattimento sia la RAI che Milena Gabanelli. Ma non me.

4) Tribunale Ordinario di Roma, Sezione I Civile-G.U. dott. Rizzo- R.G.N. 83757/2004, Roma 30/6/2005: “Per tutto quanto argomentato la RAi-Radiotelevisione Italiana S.p.a. e la dott.ssa Milena Gabanelli chiedono che l’Illustrissimo Tribunale adìto voglia:…porre a carico del dott. Paolo Barnard ogni conseguenza risarcitoria…”.

5) Un esempio di questa clausola tratto da un mio contratto con la RAI: “Lei in qualità di avente diritto… esonera la RAI da ogni responsabilità al riguardo obbligandosi altresì a tenerci indenni da tutti gli oneri di qualsivoglia natura a noi eventualmente derivanti in ragione del presente accordo, con particolare riferimento a quelli di natura legale o giudiziaria”.

6) Raccomandata AR n. 12737143222-9, atto di costituzione in mora dallo Studio Legale Di Porto per conto della RAI contro Paolo Barnard, Roma, 3/10/2005.

7) Email da Milena Gabanelli a Paolo Barnard, 15/11/2005, 09:39:18

8) Tribunale Civile di Roma, Sezione Prima, Sentenza 10784 n. 5876 Cronologico, 18/5/2007: “la parte convenuta RAI-Gabanelli insisteva anche nelle richieste di cui alle note del 30/6/2005…”. (si veda nota 4)

Pubblicato da Davide

  • alcenero

    Questa esperienza rimanda dritti al problema della diseguaglianza di fatto imposta dalla diseguaglianza economica. Di fatto i propri diritti e la possibilità di farli rispettare dipende pesantemente dalle proprie disponibilità economiche.

    Paolo Barnard è uno dei migliori giornalisti italiani e senza dubbio il più coraggioso. Per quanto riguarda la sua vicenda sarebbe assolutamente doveroso aprire una sottoscrizione via internet per contribuire alle sue spese legali, qualcuno ha idea di come fare?

  • Barnard

    Ringrazio Alcenero, ma sottolineo con forza che non si tratta di solidarietà al mio caso, ma di un allarme per un pericolo immenso alla libera informazione. Più che fare sottoscrizioni (non per me, grazie) dobbiamo divulgare quella realtà e farci sentire dagli editori affinché essa cessi di esistere. Grazie, Barnard

  • clausneghe

    Sicuro di far bene, ho pubblicato questo articolo sui circuiti delle notizie..

    Piena solidarietà a Paolo Barnard, uno dei pochi degni del nome di giornalista d’inchiesta.

  • clausneghe

    Caro Paolo, ti esprimo la mia solidarietà…
    Ho già postato l’articolo su alcuni notiziari on-line…
    Se la legge ti darà torto sappiamo il perchè:essa opera per i potenti,non per la verità.
    Un saluto, clausneghe

  • bstrnt

    Qui il problema è assai più grave e profondo: se faccio un lavoro per un ente come la RAI e lei si prende tutti i vantaggi (ascolti, pubblicità e quant’altro sollecitati da un prodotto di qualità) poi qundo si tratta di difendere delle posizioni, che dovrebbero essere state vagliate da dirigenti di un certo livello, scarica tutto sull’ultima ruota del carro, non mi pare sia un comportamento degno di un ente che dovrebbe fare della moralità un suo vessillo.
    La manleva può avere valore solo se esercitata su persona debitamente retribuita per assumersi certe responsabilità, non credo che Barnard abbia uno stipendio alla Cimoli o alla Scaroni.
    Se la trasmissione messa in onda l’11/10/2001 e replicata il 15/2/2003 conteneva inesattezze, era compito non di Barnard ma dei dirigenti RAI a correggere tali presunte inesattezze.
    Inoltre tante inesattezze penso non ne contenesse quella trasmissione, certe notizie, almeno per chi utilizza internet, sono di dominio pubblico, quindi mi meraviglia anche il fatto che qualche lobby tenti di intimidire con azioni di rivalsa richiedendo danni pecuniari, al massimo, a mio avviso, nel caso di effettivo danneggiamento di immagine a causa di notizie false e tendenziose, potrebbe richiedere un confronto televisivo per evidenziare le proprie ragioni ma mai un risarcimento in denaro a meno che non venga dimostrata una vera campagna denigratoria contro ben precisi soggetti.
    Se la legge permette anche solo di tirare in ballo i giornalisti scopritori dei fatti, vuol dire che le centinaia di migliaia di leggi che regolano il diritto in Italia sono da buttare.
    A questo punto non è solo da fare una colletta per difendere un lavoratore dall’essere stritolato da una legilsazione indecente, ma è da cambiare, e velocemente, la legge.
    Questa sembra totalmente una intimidazione, un modo di solito utilizzato dalla mafia; succederebbe lo stesso se chi promuove un’azione di questo tipo, in caso di inconsistenza di ragioni da parte sua fosse costretto pagare il doppio di quanto richiesto come risarcimento?
    La Rai è un ente che si sostiene con i soldi di tutti i cittadini e deve fornire servizi all’altezza del compito che le è affidato; penso non solo sia moralmente riprovevole questa presa di posizione nella vicenda in oggetto, ma che sia ignobile e veramente squallida la richiesta di manleva che viene fatta firmare ai vari collaboratori.

  • edo

    Certo è triste leggere di questo “tradimento” e suppongo che sia estremamente più bruciante subirlo sulla propria pelle.
    A questo punto sarebbe utile leggere la doverosa risposta della Gabanelli e (in via ipotetica, nel senso che non ci spero), anche quella della RAI.
    Se la versione di Barnard dovesse trovare riscontri, o peggio silenzi…, sarebbe molto triste. Anche se la tristezza non basta.

  • koba

    coraggiosi collaboratori di programmi condotti da presunte paladine della libera informazione usati come carne da cannone e poi scaricati come spazzatura quando sono diventati troppo scomodi. mi viene in mente Brecht……”talvolta il nemico marcia alla tua testa”.

  • robby

    mio Dio…. che schifo… Mi sento male davvero per il signor Paolo Barnard… che schifo.

  • marzian

    Per quel che serve, possiamo:

    – Comprare i libri di Barnard: http://www.macrolibrarsi.it/autori/_paolo_barnard.php [www.macrolibrarsi.it]

    – Smettere di pagare il canone Rai, come la mia famiglia ha fatto da anni. Si veda, per esempio qui [salvadanaio.economia.alice.it]. Ci sono molti modi per riuscirci.

  • ilVendicatore

    Sono rimasto esterefatto da questo articolo!!!!! Debbo ammettere di avere una grande stima della Gabanelli e della sua trasmissione: ma quello che più mi fa pensare è il fatto di questo ” clamoroso silenzio “della Gabanelli!!! Abbia il coraggio di replicare a queste accuse o non ha frecce al suo arco ? Se non ci fosse un seguito sarebbe proprio sconsolante.!!!!!!

  • koba

    propongo di inondare di proteste il forum di Report (www.report.rai.it)così magari gabanelli&c cominciano a vergognarsi un po’.

  • fefochip

    purtroppo ormai non vengo piu “sconvolto” da accadimenti come questo …. ci avviamo a passi da gigante seguendo bovinamente un modello americano che (non mi riferisco allo specifico) sventolando la bandiera della democrazia difatto propone la piu ipocrita delle dittature mai apparse sulla terra.

    oltre che manifestare il mio sostegno morale e la mia solidarietà con il giornalista (che purtroppo vale come una goccia in un mare) vorrei inquadrare la vicenda da un punto di vista legale-logico.

    partiamo da un concetto :se firmo un contratto illegale anche se lo ho firmato non è valido .
    non si può firmare un contratto ad esempio dove dichiaro di perdere i miei diritti politici a favore di qualcun altro.

    la RAI manda in onda un programma frutto di ricerche di varie persone e guadagna lei sul lavoro di altri .
    come può dal punto di vista logico legale scaricare la responsabilità di quello che manda in onda su altri?
    prendiamo il caso delle tv private che mandano in onda programmi spazzatura che si rivelano poi delle truffe.
    l’emittente dice che lei non c’entra nulla e che non deve vigilare in merito .
    ma qui il caso è profondamente diverso perche la produzione è della RAI direttamente con cui si arricchisce (o fa “informazione” ).
    la gabanelli non può lavarsi le mani di qualcosa che presenta lei cosi come non può farlo la rai.

    ognuno ha le sue colpe che non possono essere scaricate sul piu debole per convenienza (o almeno non dovrebbe essere permesso).

    se barnard ad es. commette qualche reato (ad esempio violando una propietà privata) ne deve rispondere lui in prima persona ….tutt’altro discorso sono i contenuti di pezzi ottenuti lecitamente .

    insomma questa “manleva” è legale?
    ci si può appellare alla costituzionalità di tale contratto?

    saluti a tutti
    fefochip

  • yiliek

    Barnard hai tutta la mia solidarietà è un vero peccato mi ero illuso sull’integrità morale della Gabanelli e di Report e invece è tutto marcio,ma c’era da aspettarselo dopo tutto,il giornalismo di denuncia nei media tradizionali è sepolto sotto un cumulo di m…a,il sistema vuole che si parli solo si gossip e fatti di cronaca.
    Biagi,Santoro,Gabanelli (per citare i più blasonati):CAMBIATE MESTIERE!!!!,per fortuna esiste internet anche se un certo odorino inizia a sentirsi anche quì

  • clausneghe

    >

    Mettiamoci la mascherina e avanti,però….ciao ,clausneghe

  • ipotesidicomplotto

    difficile postare un commento (anche se mi sono iscritto appositamente ): sono senza parole…… la Gabanelli era l’unico mezzo busto rimasto degno della qualifica di giornalista… o almeno mi sembrava

  • mat612000

    C’è un ulteriore aspetto deleterio del comportamento degli editori: anche la persona ingiustamente diffamata ottenendo la condanna dell’autore del servizio giornalistico e non quella della testata, rischierebbe di non vedere soddisfatto il proprio diritto all’effettivo risarcimento essendo il singolo giornalista sicuramente molto meno solvibile dell’editore.
    Nel caso della RAI il mio discorso è evidente: l’azienda potrebbe far fronte al pagamento di un risarcimento, il giornalista – collaboratore no o, almeno, potrebbe farlo in misura molto limitata.
    Questo è anche il motivo per cui le c.d. clausole di manleva in questa situazione valgono poco o nulla in caso di condanna solidale del giornalista e dell’editore: infatti la RAI sarebbe comunque chiamata a risarcire il danneggiato per l’intero danno subito, intraprendendo successivamente un’azione legale di rivalsa nei confronti del giornalista.
    Una domanda.
    Non esistono polizze assicurative che tengano indenne il giornalista da tali rischi?

  • altrestorie

    Nell’ordine credo bisogna scrivere Report sperando che la Gabanelli, che stimo, sappia dare spiegazioni credibili, quindi diffondere la notizia.
    Per quanto mi riguarda la rilancio sul sito.
    Chi ha uno spazio in rete sa che è facile cadere vittime di qualcuno che grazie alla potenza economica può seppellirti i denunce e costringerti a ritirarti e ridurti sul lastrico.
    Insomma cerchiamo di essere almeno solidali con Barnard.

  • Tao

    COSA RISPONDE REPORT

    DI MILENA GABANELLI

    Ogni azienda, giornale o tv fornisce l’assistenza legale (ovvero paga l’avvocato) ai propri dipendenti, non ai collaboratori. Quando abbiamo iniziato (1997)nessuno di noi si era posto il problema, che invece abbiamo affrontato quando sono arrivate le prime cause (2000). Si trattava di querele per diffamazione. La sottoscritta e il direttore di allora chiedemmo assistenza legale e ci fu concessa. Fatto che si verificò in tutti i successivi procedimenti penali. Le prime cause civili arrivarono nel 2004, e lì scoprimmo che invece non ci sarebbe stata copertura legale. La tutela veniva fornita a me in virtù del contratto di collaborazione con la rai, ma “a discrezione”, ovvero dovevo presentare una memoria difensiva con la quale dimostravo, punto per punto, di aver agito bene. Non avendo l’autore del servizio nessun contratto di collaborazione con la rai (pochè vende il pezzo), si assume i rischi in caso di richiesta di risarcimento danni. La realtà era questa: o prendere, o lasciare. Gli autori furono messi a conoscenza della questione e tutti decisero di continuare “l’avventura” con Report. Con tutte le angoscie del caso, ma a dominare è stata la convinzione di tutti noi che lavorando bene alla fine le cause si vincono e il soccombente dovrà pure pagare le spese. Da parte mia ho iniziato una lunga battaglia per poter avere ciò che nessuna azienda normalmente fornisce ai non dipendenti: l’assistenza di un avvocato in caso di causa civile (nel penale, come ho già detto, ci è stata fornita fin dall’inizio). Dal 2004 in poi la tendenza è stata quella di farci prevalentemente cause civili, con tutto quel che ne consegue in termini di stress, tempo che perdi, e paure che ti assalgono. E’ bene sapere che quando si va in giudizio ognuno risponde per la parte che gli compete: gli autori rispondono del loro pezzo, la sottoscritta per tutti i pezzi (in qualità di responsabile del programma), la rai in quanto network che diffonde la messa in onda. Qualora il giudice dovesse stabilire che c’è stato dolo da parte dell’autore, a pagare saranno tutti i soggetti coinvolti (la rai, la sottoscritta, l’autore). E questo vale per tutti, anche i dipendenti. La differenza è che prima di arrivare alla sentenza nessuno ti paga l’avvocato. Nel 2007 le cause arrivano ad un numero talmente elevato che passo più tempo a difendere me e i miei colleghi che non a lavorare. Ma a luglio 2007 il direttore generale Cappon chiede all’ufficio legale della rai di garantire la piena assistenza legale a tutti gli autori di Report. Questo non ci toglie le ansie (finchè non c’è una sentenza non sai di che morte muori), però almeno sai che alle tue spalle c’è un’azienda che ha riconosciuto il valore del tuo lavoro e ti paga l’avvocato. E’ stato difficile ottenere questo risultato, ma c’è stato e questo è oggi quello che conta.

    Certo, se su ogni puntata vieni trascinato in tribunale, alla fine può darsi che lasci la partita perchè non riesci più a reggere fisicamente. Ma questo non è colpa della rai di turno, bensì di un sistema giudiziario che permette a chiunque di fare cause pretestuose, senza che ci sia a monte un filtro (come avviene invece nelle cause penali) che valuti l’eventuale inconsistenza della causa stessa.

    Paolo Barnard. E’ un professionista che stimo molto, ma purtroppo l’incompatibilità ad un certo punto era diventata ingestibile, e così a fine 2003 le strade si sono separate. Per quel che riguarda la questione legale che lo coinvolge, sono convinta della bontà della sua inchiesta e penso che alla fine ci sarà una sentenza favorevole. Ci credo al punto tale da aver firmato a suo tempo un atto (che lui possiede e pure il suo avvocato) nel quale mi impegno a pagare di tasca mia anche la parte sua in caso di soccombenza. Non saprei che altro fare.

    Non ho il potere di cambiare le regole di un’azienda come la Rai, credo di aver fatto tutto quello che è nelle mie modeste capacità. Il lavoro che io e gli altri colleghi di report abbiamo deciso fin qui di fare non ce lo ha imposto nessuno. E’ un mestiere complesso che comporta molti rischi, anche sul piano personale. Si può decidere di correrli oppure no, dipende dalla capcità di tenuta, dal carattere e dagli obiettivi che ognuno di noi si da nella vita. Il resto sono polemiche che non portano da nessuna parte e sottragono inutilmente energie.

    Un caro saluto a tutti
    Milena Gabanelli

    Fonte: http://www.forum.rai.it
    Link: http://www.forum.rai.it/index.php?s=4036e91c783127e88fc17bd857135b7a&showtopic=193515&f=141
    10.02.08 ( h. 21:16)

  • marzian

    “Ogni azienda, giornale o tv fornisce l’assistenza legale (ovvero paga l’avvocato) ai propri dipendenti, non ai collaboratori…”

    Sono Paolo Barnard. Per chi crede a quanto affermato dalla signora Gabanelli fornirò una risposta dettagliata entro 12 ore. Questo perché io, come ho sempre fatto nella mia professione, parlo per documenti citati, prove, fatti. A dopo.

    Paolo Barnard

    http://www.forum.rai.it/index.php?showtopic=193515&f=141&st=10 [www.forum.rai.it]

  • CarloBertani

    Posso confermare che gli uffici legali della RAI sono efficientissimi, per gli interessi dell’azienda. Anni fa, “cucirono” un servizio su Al-Qaeda utilizzando filmati di Der Spiegel e per l’audio…un mio libro!
    Protestai, mostrando le trascrizioni del testo televisivo comparate con quelle del mio libro, e mi giunse una raccomandata dall’ufficio legale.
    In sostanza, affermavano: se vuoi, facci causa, noi siamo la RAI, tu non sei nessuno.
    Come comprendo Barnard. Cosa si prova a cercare di lavorare bene e ad essere presi a pesci in faccia oppure derubati.
    Coraggio, Barnard, per quel che può esserti d’aiuto la nostra solidarietà.
    Carlo Bertani

  • proxer

    LA RISPOSTA DELLA GABANELLI

    Ogni azienda, giornale o tv fornisce l’assistenza legale (ovvero paga l’avvocato) ai propri dipendenti, non ai collaboratori. Quando abbiamo iniziato (1997)nessuno di noi si era posto il problema, che invece abbiamo affrontato quando sono arrivate le prime cause (2000). Si trattava di querele per diffamazione. La sottoscritta e il direttore di allora chiedemmo assistenza legale e ci fu concessa. Fatto che si verificò in tutti i successivi procedimenti penali. Le prime cause civili arrivarono nel 2004, e lì scoprimmo che invece non ci sarebbe stata copertura legale. La tutela veniva fornita a me in virtù del contratto di collaborazione con la rai, ma “a discrezione”, ovvero dovevo presentare una memoria difensiva con la quale dimostravo, punto per punto, di aver agito bene. Non avendo l’autore del servizio nessun contratto di collaborazione con la rai (pochè vende il pezzo), si assume i rischi in caso di richiesta di risarcimento danni. La realtà era questa: o prendere, o lasciare. Gli autori furono messi a conoscenza della questione e tutti decisero di continuare “l’avventura” con Report. Con tutte le angoscie del caso, ma a dominare è stata la convinzione di tutti noi che lavorando bene alla fine le cause si vincono e il soccombente dovrà pure pagare le spese. Da parte mia ho iniziato una lunga battaglia per poter avere ciò che nessuna azienda normalmente fornisce ai non dipendenti: l’assistenza di un avvocato in caso di causa civile (nel penale, come ho già detto, ci è stata fornita fin dall’inizio). Dal 2004 in poi la tendenza è stata quella di farci prevalentemente cause civili, con tutto quel che ne consegue in termini di stress, tempo che perdi, e paure che ti assalgono. E’ bene sapere che quando si va in giudizio ognuno risponde per la parte che gli compete: gli autori rispondono del loro pezzo, la sottoscritta per tutti i pezzi (in qualità di responsabile del programma), la rai in quanto network che diffonde la messa in onda. Qualora il giudice dovesse stabilire che c’è stato dolo da parte dell’autore, a pagare saranno tutti i soggetti coinvolti (la rai, la sottoscritta, l’autore). E questo vale per tutti, anche i dipendenti. La differenza è che prima di arrivare alla sentenza nessuno ti paga l’avvocato. Nel 2007 le cause arrivano ad un numero talmente elevato che passo più tempo a difendere me e i miei colleghi che non a lavorare. Ma a luglio 2007 il direttore generale Cappon chiede all’ufficio legale della rai di garantire la piena assistenza legale a tutti gli autori di Report. Questo non ci toglie le ansie (finchè non c’è una sentenza non sai di che morte muori), però almeno sai che alle tue spalle c’è un’azienda che ha riconosciuto il valore del tuo lavoro e ti paga l’avvocato. E’ stato difficile ottenere questo risultato, ma c’è stato e questo è oggi quello che conta.
    Certo, se su ogni puntata vieni trascinato in tribunale, alla fine può darsi che lasci la partita perchè non riesci più a reggere fisicamente. Ma questo non è colpa della rai di turno, bensì di un sistema giudiziario che permette a chiunque di fare cause pretestuose, senza che ci sia a monte un filtro (come avviene invece nelle cause penali) che valuti l’eventuale inconsistenza della causa stessa.
    Paolo Barnard. E’ un professionista che stimo molto, ma purtroppo l’incompatibilità ad un certo punto era diventata ingestibile, e così a fine 2003 le strade si sono separate. Per quel che riguarda la questione legale che lo coinvolge, sono convinta della bontà della sua inchiesta e penso che alla fine ci sarà una sentenza favorevole. Ci credo al punto tale da aver firmato a suo tempo un atto (che lui possiede e pure il suo avvocato) nel quale mi impegno a pagare di tasca mia anche la parte sua in caso di soccombenza. Non saprei che altro fare.
    Non ho il potere di cambiare le regole di un’azienda come la Rai, credo di aver fatto tutto quello che è nelle mie modeste capacità. Il lavoro che io e gli altri colleghi di report abbiamo deciso fin qui di fare non ce lo ha imposto nessuno. E’ un mestiere complesso che comporta molti rischi, anche sul piano personale. Si può decidere di correrli oppure no, dipende dalla capcità di tenuta, dal carattere e dagli obiettivi che ognuno di noi si da nella vita. Il resto sono polemiche che non portano da nessuna parte e sottragono inutilmente energie.
    Un caro saluto a tutti.
    Milena Gabanelli

  • koba

    ogni azienda, giornale o tv fornisce l’assistenza legale (ovvero paga l’avvocato) ai propri dipendenti, NON AI COLLABORATORI…..

    leggendo questo incipit mi viene in mente una memorabile frase di Ricucci, il più famoso dei furbetti del quartierino: “è comodo fa’ li froci col culo degli altri..”

  • olga

    Io credo che a prendersi la responsabilità di quello che si manda in onda dovrebbero essere tutti gli attori: l’editore, l’attore, e l’autore.
    Troppo comodo raccogliere il successo di un programma televisivo dove i giornalisti fanno il lavoro che dovrebbero, e non pagarne le conseguenze nel caso in cui si pestino i piedi alle persone sbagliate.

  • Anais

    E’ allucinante e sto dalla parte di Barnard! Avevo già avuto la percezione, continuando a guardare Report in quasi-prima serata (dato l’orario in cui inizia il sabato, oltre le 21:30!) che sì, i reportages e le inchieste sono molto interessanti e acute, ma non portano da nessuna parte ormai da qualche tempo. Mi chiedevo e chiedo, ancora, come mai la Gabanelli – se davvero possiede tutte queste prove documentali di ciò che indaga – non si fa carico in qualche modo di denunce verso “siti” più alti (che so, Presidente della Repubblica o Commissioni Parlamentari varie, perché non stuzzichi qualche parlamentare a rivolgere “interpellanza” all’intero Parlamento per sensibilizzare chi ha potere per cambiare qualcosa) piuttosto che shakerare notizie e faldoni infiniti di interviste e testimonianze a noi cittadini che più di preoccuparci o inquietarci non possiamo fare!
    Concordo con Barnard sull’utilizzo della nostra “testa” di cittadini per orientare la civiltà italiana nel suo insieme e credo anch’io che siamo tutti corresponsabili del baratro in cui siamo.
    Svegliamoci, e se possiamo diamo voce alle proteste vibranti di Barnard