Home / ComeDonChisciotte / BUSH E CAMUS SULLA LIBERTA'

BUSH E CAMUS SULLA LIBERTA'

“Pareva tanto dannatamente sicuro di sé, vedete”

Di GARY LEUPP

Lo sappiamo che ci sono molti ostacoli e sappiamo che la strada è lunga. Albert
Camus lo ha scritto, “La libertà è una corsa a lunga distanza.” Siamo impegnati
in quella corsa per tutta la sua durata — e c’è ragione di essere ottimisti.
L’oppressione non è l’onda del futuro; è la disperata tattica di alcuni uomini
che guardano indietro. Le nazioni democratiche crescono in forza perché
ricompensano e rispettano i doni creativi della propria gente. E la libertà è
la direzione della storia, perché la libertà è la speranza permanente
dell’umanità.

George W. Bush, Bruxelles, 22 Febbraio 2005

È davvero doloroso dover sentire e vedere un Bush dal ghigno compiaciuto mentre
è intento ad invocare Albert Camus, lo scrittore Francese che da un podio in
Belgio aveva vinto il premio Nobel per la letteratura nel 1957. Non c’è nessun
dubbio di quale sia stato il pensiero di chi gli scrive i discorsi, “Ok, il
presidente sarà a Bruxelles, circondato dalle elite della Vecchia Europa.
Dichiarerà, con fare indulgente, che i nostri disaccordi con l’Europa sono
oramai divenuti cose del passato. Ma darà una lezione agli Europei parlandogli
di come la guerra all’Iraq, alla quale si sono opposti così strenuamente, ha a
che fare con la libertà e non come sospettano con la costruzione di un impero.
Gli snob Europei leggono la letteratura. Così includeremo questa citazione di
Camus per fargli vedere che anche Bush legge e che rispetta persino i grandi
autori Francesi che guardano con favore alla libertà. Come risulteranno
conciliatorie le sue parole!”Che razza di insulto a Camus che è questo, la cui nozione della libertà era
molto differente da quella del presidente! La sua era quella libertà radicale
che deriva dall’abbandono del mito e del dogma, e quella di mettere in
discussione l’esistenza di un qualunque significato nell’universo diversamente
da quello che crea la mente umana. Il potente romanzo “Lo straniero” si
conclude con il suo eroe, condannato per l’assassinio di un uomo durante un
momento di confusione, un protagonista che attraverso tutta la narrativa si è
rivelato essere privo di una qualunque passione, che infine esplode con
indignazione al tentativo di un prete di confortarlo prima della sua
esecuzione.

“Ho lanciato insulti al [ prete ]. Gli ho detto di non sprecare con me le sue
marce preghiere; era meglio bruciare che sparire. L’ho afferrato dal collarino
della sua tonaca e, in una sorta di estasi di gioia e di collera, gli ho
rovesciato addosso tutti i pensieri che ribollivano nel mio cervello. Pareva
tanto dannatamente sicuro di sé, vedete. Ma nessuna delle sue certezze valeva
neppure un filo dei capelli di una donna.” Nel mentre lo spaventato prete viene
portato via dalla sua cella, l’assassino condannato guarda fuori attraverso le
sbarre della sua prigione, aprendosi “alla benigna indifferenza dell’universo.”

La libertà che è proclamata da Camus coinvolge il rifiuto della religione e
l’accettazione di quell’universo senza significato. Inoltre significa
abbandonare qualunque nozione di una “direzione della storia.” Effettivamente,
la critica fatta da Camus al Marxismo, nel suo lavoro filosofico “L’uomo in rivolta”,
imputa a Marx una teoria dell’inevitabilità storica e dell’utopianismo radicata
in maniera subcosciente in un millenarismo biblico. (Penso che si sbagli a tale
proposito, ma la discussione in questo caso sarebbe sì stimolante ma alquanto
articolata.)

Per Bush, un uomo dannatamente pieno di certezze senza valore, che cerca di
imporre una moralità cristiana fondamentalista, una scienza secondaria e che
sta davvero tentando di diminuire la libertà in nome della “guerra al terrore,”
invocare Camus è un oltraggio. Certamente qualcuno nel pubblico di Bruxelles
avrà voluto vomitare.

Qui di seguito riporto qualche passaggio davvero pertinente di Camus.

Sulla moralità della “guerra al terrore:” “Per definizione, un governo non ha
coscienza. A volte ha una politica, ma mai niente di più.”

Sulla manipolazione della stampa Statunitense da parte della sua
amministrazione:
“La libera stampa può naturalmente essere buona o cattiva, ma
quello che è certo, è che senza libertà non sarà mai nient’altro se non
cattiva.”

Sulla censura: “Lo scopo dell’arte, lo scopo di una vita può soltanto essere
quello di far crescere la somma della libertà e della responsabilità che si
trova in ogni uomo e nel mondo. Non può, in qualunque circostanza, dovere
essere quello di ridurre o di sopprimere neppure temporaneamente quella
libertà.”

Sui cattivi leader: “Un uomo senza etica è una bestia selvaggia che è stata
slegata su questo mondo.” “La malvagità che c’è nel mondo quasi sempre deriva
dall’ignoranza, e le buone intenzioni possono fare tanto danno quanto la
malevolenza se difettano nella comprensione.” “La stupidità ha l’abilità di far
fare quello che è da lei desiderato.”

Gary Leupp è professore di Storia alla Tufts University, e professore aggiunto
di Religione Comparata. È l’autore di „Servants, Shophands and Laborers in in
the Cities of Tokugawa Japan; Male Colors: The Construction of Homosexuality in
Tokugawa Japan; e di Interracial Intimacy in Japan: Western Men and Japanese
Women, 1543-1900. Ha inoltre contribuito a „Imperial Crusades‰, la spietata
cronaca di CounterPunch delle guerre all’Iraq, ‘‚Afghanistan e alla Iugoslavia.
Può essere contattato all’indirizzo di posta: [email protected]

Fonte:http://www.counterpunch.org/leupp02262005.html
26/27.02.05

Tradotto da Melektro per www.peacelink.it & www.comedonchisciotte.net

Pubblicato da Davide