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BLACK DOSSIER: L'HSBC E IL FINANZIAMENTO DEL TERRORISMO

FONTE: ANTIFASCIST-CALLING (BLOG)


E’ dura essere la seconda maggiore banca del mondo.
La HSBC, il gigante multinazionale dei servizi bancari e finanziari di base a Londra opera in 85 paesi, con 7.200 uffici sparsi nel mondo e con un valore di più di 2.6 trilioni di dollari statunitensi.
E’ anche coinvolta in una serie di scandali: il pasticcio del fixing del tasso Libor, gravi accuse di riciclaggio di denaro collegato alla droga e sospetti che funzionari della banca abbiano avuto contatti con finanziatori del terrorismo.

Fondata nel 1865 quando la Corona Britannica prese Hong Kong e ne fece sua colonia al termine della Prima Guerra dell’Oppio; i commercianti inglesi (quelli che oggi chiameremmo i signori della droga) avevano bisogno di una banca che gestisse il losco traffico di sostanze illegali e fondarono quindi la Hong Kong and Shanghai Banking Company Limited. Rinominata poi nel 1991 “HSBC”, la banca si espanse alla velocità della luce dopo la caduta del Muro.
Se per qualcuno questa può definirsi una storia di successo, esempio di alta magia finanziaria in tempi di economie in crisi, dovremmo invece più adeguatamente prendere in prestito un termine mafioso per descrivere la posizione dominante delle istituzioni corrotte nel pantheon capitalista: juiced.

“Mi dispiace, ma ora vattene”

Oggi, la “Guerra di Droga” contende la scena alla “Guerra del Terrore” nello scenario dell’ipocrisia globale.

Abbondano le equivalenze morali. Dopo tutto, quando i servizi segreti americani maneggiano i flussi di droga o conducono azioni terroristiche per attaccare nemici terroristi, non è proprio la stessa cosa che combattere il terrore e il crimine.

Tanto che un nuovo rapporto della Sottocommissione Permanente del Senato USA sulle Investigazioni ha accusato HSBC di esporre il sistema finanziario statunitense a una vasta gamma d’illeciti come riciclaggi di denaro, traffico di droga e rischi di finanziamento terroristico causati da scarse misure anti-riciclaggio (AML).”
Il rapporto di 335 pagine, “Vulnerabilità degli Stati Uniti al riciclaggio di denaro, droga e terrorismo finanziario: il caso dell’ HSBC”, (grosso file in pdf disponibile qui 1) venne pubblicato al termine di un’indagine del Senato durata un anno sull’affiliata americana di HSBC, la HSBC Bank USA, N.A., meglio nota come HBUS.

Scavando, siamo venuti a conoscenza che tra i “servizi” offerti dalle filiali e dalle banche corrispondenti di HSBC c’erano affari d’oro con enti finanziari collegati al terrorismo; il trasporto aereo o con macchine blindate di miliardi di dollari in contanti attraverso la loro divisione di Londra Banknotes, la compensazione di traveller cheque numerati in sequenza attraverso le solite Isole Cayman per conto di trafficanti di droga messicani e mafiosi russi.

Dalle costose suites di Canary Wharf di Londra, i “ragazzi più furbi del mondo” consegnavano a criminalii gangsters quello che gli occorreva per organizzare le loro attività: il crimine globale.

Un caso da studio davvero. Soltanto nel 2008 il Senato ha rivelato che la filiale della banca alle Isole Cayman gestiva circa 50.000 conti bancari (tutti senza benefit di uffici o personale a Grand Cayman, pensate), eppure riusciva a trasportare qualcosa come 7 miliardi di dollari americani (10,9 miliardi di sterline) in contanti dal Messico fino agli Stati Uniti. Questa sì che è finanza creativa!

Eludendo palesemente le regole bancarie statunitensi, il Presidente della Sottocommissione Carl Levin (D-Ml) ha detto (2) che sfruttando gli scarsi controlli AML della Banca, HBUS ha esposto gli Stati Uniti al traffico di droga messicano, a traveller cheque sospetti, società fantasma e a illegalità varie.”

“Un modo di operare inquinato profondamente e per lungo tempo” ha detto Levin “ci vorrà ben altro che parole perchè la banca cambi rotta”.
Eppure, alla gente Americana, ancora prima che iniziasse l’indagine del Senato, dai vertici della Banca sono arrivate proprio inutili parole e vergognose giustificazioni. Il portavoce della Banca Robert Sherman, in una dichiarazione inviata per e-mail, dichiarò che “Dovremo riconoscere che, in passato, non siamo stati in grado di soddisfare le esigenze dei regolatori e dei clienti. Chiederemo scusa, riconosceremo questi errori, risponderemo delle nostre azioni e ci impegneremo a riparare quello che è andato storto”.

E tanto per essere coerenti, il garante della conformità della Banca David Bagley è crollato durante le audizioni e ha dato le dimissioni. Una performance notevole, anche secondo i pacchiani standard di Washington.

Mostrandosi contrito, Bagley ha detto alla commissione: “Nonostante i migliori sforzi e le migliori intenzioni di tanti professionisti dedicati, l’HSBC non è stata all’altezza delle nostre stesse aspettative e delle aspettative dei nostri regolatori. ….Raccomando al gruppo che questo è il momento giusto per me e per la banca che possa venire qualcun altro a coprire la carica di garante della conformità del gruppo.”

Mentre non venne fatto alcun cenno alla milionaria fuoriuscita destinata a Bagley, una cosa è certa: non passerà neanche un giorno in carcere, come non lo farà Lord Stephen Green, ex Presidente e Amministratore Delegato della HSBC.

Tra il 2003 e il 2010, Lord Green è stato al timone di diverse operazioni che vedevano coinvolte The Bank of Bermuda Ltd., HSBC Mexico, SA, HSBC Private Banking Holdings (Suisse) SA e HSBC North American Holdings Inc.; tutti attori importanti degli scandali citati. Avendo avuto il presentimento che il gioco stava per finire, l’anno scorso è entrato nel Governo Conservatore di David Cameron come Ministro per il Commercio e gli Investimenti.

Diversamente da papà Bush che dichiarò di essere “fuori dal giro” ai tempi dell’affare Iran-Contra (armi in cambio di droga), Green è stato invece accusato di piena responsabilità delle illegalità citate e il Senato ha pubblicato le corrispondenze e-mail che lo dimostrano.

In modo sfacciato, mentre vedeva cadere a uno a uno i suoi subalterni, Green ha dichiarato al The Daily Telegraph,8(3) “Io non credo che debba rispondere di azioni particolari se non del fatto che, in qualità di presidente e amministratore della società, sono responsabile di ciò che la società fa. La HSBC ha espresso rammarico per i fallimenti. Io condivido questo rammarico”.

Il Telegraph ha sottolineato che Green non ha minimamente considerato le dimissioni dal Governo di Cameron, dichiarando di essere molto impegnato nel ruolo che gli è stato assegnato.

Ironia della sorte, l’attuale Barone di Hurstpierpoint è un prelato ordinato della Chiesa d’Inghilterra e autore dell’ispirato volume “Good Value”: riflessioni sul Denaro, la Moralità e su un Mondo Incerto”. E no, questo e’ troppo!

Tutti i riflettori ora puntano su Stuart Gulliver, che, prima che si riesca a dire le parole “ci dispiace”, ha già ammonito i dipendenti, invitandoli a “fare meglio” e ha espresso il suo rimorso sul comportamento assolutamente inaccettabile della sua azienda”. Poco importa se prima di salire al trono, Gulliver era direttore della HBUS, della HSBC Latin American Holdings Ltd., e della HSBC Bank Middle East Ltd., filiali che hanno fatto abbastanza aggrottare le ciglia agli inquirenti della Sottocommissione del Senato.

Tanto per arricchire di toni clowneschi la lacrimosa performance di Bagley è arrivata poi Irene Dorner, Presidente e Amministratore Delegato di HBUS che ha detto al Senato: “Siamo profondamente rammaricati e chiediamo scusa per il fatto che la HSBC non ha soddisfatto le aspettative dei nostri regolatori, dei nostri clienti, dei nostri dipendenti e del pubblico in generale. L’andamento della conformità in HSBC, come esaminata oggi, è inaccettabile. Abbiamo lavorato sodo per promuovere una nuova cultura che valorizzi e premi una reale conformità, che non può che nascere dal vertice”.

Sentimentalismo a parte, era un modo gentile per dire “Andiamo avanti e torniamo a occuparci dei nostri affari che ci riempiono le tasche; dopo tutto, è quello che sappiamo fare meglio”.

‘Il passato non muore mai. Non è neanche passato’

Anni prima che aerei di linea si abbattessero sulle Torri Gemelle del WTO e sul Pentagono, uccidendo quasi 3000 persone, i servizi segreti americani iniziarono a sfruttare i fraterni collegamenti tra i database usa-e-getta afgano-arabi di Osama Bin Laden, ovvero al Qaeda, e importanti enti finanziari.

Nel suo libro del 1999, Dollars for Terror, (4) il giornalista Richard Labévière riporta le parole di un ex analista della CIA: “La politica di guidare l’evoluzione dell’Islam ed aiutare gli islamici contro i nostri avversari funzionò meravigliosamente in Afganistan contro l’Armata Rossa. Le stesse tecniche potrebbero essere ancora usate per destabilizzare ciò che resta del potere Russo e soprattutto per contenere l’influenza della Cina nell’Asia Centrale”.

Era forse l’alba di una nuova Guerra Fredda? No. Infatti era la stessa Guerra Fredda. Solo che questa volta era elegantemente camuffata da think-thank occidentali e ONG neocostituite. In un’era caratterizzata da continui flussi vorticosi di informazioni, è facile riuscire a versare il “vecchio” vino imperialista in bottiglie nuove con l’etichetta: “intervento umanitario” e “una responsabilità da proteggere”.

Un copione brillante. In un batter d’occhio i nostri maghi dei media riescono a “promuovere le democrazie” e “riformare mercati”, trasformando magicamente risorse pubbliche in beni privati controllati dalle banche! L’argomento che i terroristi fungano da tappetino consentendo di far affondare le unghie nei forzieri della sovranità nazionale non è considerato adeguato in una conversazione civile.
Labévière si è chiesto se “le nuove forme di terrorismo non nascondino il più alto stadio del capitalismo”. Così è, e gli “spaventapasseri” degli affiliati all’Organizzazione di Bin Laden sono stati molto ben accolti dai legali societari a Wall Street e delle Bahamas, dai grandi manager di Ginevra, Zurigo e Lugano e negli ovattati saloni della Città di Londra”.
Non è strano, in fondo, che “la privatizzazione della violenza e la privatizzazione dell’economia siano divenute paradigmatiche”. Infatti, “lasciando da parte qualsiasi motivazione religiosa” ha scritto Labévière, “la ‘Jihad’ si sta evolvendo in un’attività di lucro. Si è trasformata in un’organizzazione mafiosa che sprofonda in puro banditismo. In molti casi, l’ideologia islamica viene usata come un impiegato modello che lavora alacremente per sviluppare il banditismo in tutte le sue forme”.

Bin Laden come il Capo di tutti i Capi? Sicuramente è un racconto di macchinazioni geopolitiche.

Arrivando più al punto, se un “esercito marcia sulla pancia,” chi sono i finanziari che gli riempiono lo stomaco e kalashnikova le sue mani?
Arruolati senza esitazione dalle banche saudite e del Golfo, con il consenso malcelato dei loro vecchi amici CIA e Pentagono, gli attuali condottieri di Green sono di nuovo in marcia, seminando distruzione e caos con particolare attenzione in quei paesi additati come nemici ufficiali del Padrino Globale. Chiedete all’Iraq, alla Libia e alla Siria.
Mentre il rapporto del Senato può aver rivelato che l’HSBC abbia chiuso un occhio sulla finanza terrorista tra le banche corrispondenti, una fra tutte la Al Rajhi Bank di Riyadh, la più grande istituzione finanziaria privata saudita, operazioni come queste è difficile che nascano dal nulla.

Con un patrimonio di circa 59 miliardi di $ (£92.5bn), la famiglia Al Rajhi è tra le più ricche del Regno Saudita. Gli investigatori hanno scoperto che dopo il 9/11 “vennero alla luce prove che la Al Rajhi Bank e alcuni dei suoi proprietari avessero legami con organizzazioni associate al finanziamento del terrorismo e anche che uno dei fondatori della banca era stato in passato un benefattore finanziario di al Qaeda.”
Mentre la famiglia Al Rajhi nega qualsiasi ruolo nella finanza terrorista, si è ben guardata dal rispondere apertamente alle accuse rivoltegli dall’intelligence americana e da altre sedi giudiziarie competenti, facendo appello al diritto di riservatezza dei loro clienti. ” The Wall Street Journal (5) nel 2007.

Il giornalista Glenn R. Simpson rivelò che “secondo un rapporto della CIA del 2003, un anno dopo il settembre del 2001, riguardante gli enti di beneficienza Islamici, il Sig. Al Rajhi ordinò al Consiglio d’amministrazione della Al Rajhi Bank di “esplorare strumenti finanziari che consentissero ai contributi di beneficienza della banca di evitare lo scrutinio ufficiale del governo saudita.”

“Poche settimane prima” rivelò il Journal, l’Agenzia disse che “il Sig. Al Rajhi aaveva trasferito $1.1 miliardi in conti offshore – attraverso compensazioni commerciali e due banche libanesi – senza celare la sua preoccupazione che gli Stati Uniti e le autorità saudite potessero congelare i suoi beni”. Questo rapporto fu chiamato “Al Rajhi Bank: condotta da estremismo finanziario”.

Anche se la magistratura e l’intelligence statunitensi “riconoscevano che era possible che gli estremisti usassero le filiali remote della banca e servizi di trasferimento di denaro senza che la banca stessa ne fosse a conoscenza”, il Journal riportava che analisti della CIA erano arrivati alla conclusione che “membri anziani della famiglia Al Rajhi da tempo sostenevano estremisti islamici e che molto probabilmente sapevano che i terroristi usassero la banca”.

E’ anche vero che bisogna sempre accostarsi ai rapporti della CIA con una buona dose di scetticismo, soprattutto alla luce della notoria abitudine della CIA di utilizzare gli emarginati estremisti come al Qaeda come fossero i loro stessi artigli.

Rapporti come questi lasciano nella loro scia briciole che i politici possono sfruttare oppure, il più delle volte, ignorare. Il fatto che le amministrazioni Bush e Obama non abbiano fatto niente di queste informazioni, tralasciando il fatto che gli enti regolatori responsabili dell’attuazioni delle leggi antiriciclaggio non abbiano fatto il loro dovere, equivale a concorso in corruzione, E’ la classica natura bipartisan della politica americana.

E’ da escludere anche che Lord Green o i funzionari dell’organismo di conformità della HSBC non fossero al corrente delle accuse della CIA o che il braccio estero dell’intelligence britannica, l’MI6, non avesse avvertito i vertici della Banca sui rischi implicati. Infatti, come vedremo più sotto, documenti interni della stessa HSBC dimostrano proprio il contrario.

La Catena d’Oro di Osama

C’erano tante bandierine rosse che mettevano in guardia i funzionari della banca.

Nel Marzo del 2002 venne alla luce la lista dei sostenitori finanziari di al Qaeda, a seguito del sequestro dei computer dalla sede di Sarajevo della Benevolence International Foundation, “un’organizzazione no profit Saudita che il Dipartimento del Tesoro USA poi definì come organizzazione terrorista”.

Osama bin Laden, titolare di un passaporto bosniaco emesso dal governo separatista capitanato dal “liberale interventista” Alija Izetbegovic, tanto caro all’occidente, durante lo smembramento della Yugoslavia socialista da parte della Nato, era un sostenitore della Divisione Handschar delle SS Naziste durante la seconda guerra mondiale. Bin Laden chiamava questo gruppo di angeli finanziari la sua “Catena d’Oro”.

Emersero nel 2002 ulteriori prove durante l’Operazione Green Quest, un tentativo del Dipartimento del Tesoro USA di “eliminare il finanziamento al terrorismo negli Stati Uniti”.

Nel Marzo di quell’anno funzionari della Giustizia fecero irruzione a Herndon, gli uffici in Virginia della SAAR Foundation “un organismo collegato ad Al Rajhi.” Difatti il nome “SAAR” era un acronimo del fondatore dell’organizzazione Sulaiman Abdul Aziz Al Rajhi, azionista di controllo della Al Rajhi Bank.

Gli investigatori della Sottocommissione riferirono che “uno dei venti nomi scritti nel documento della Catena d’Oro che identificava i primi sostenitori finanziari di al Qaeda era Sulaiman bin Abdul Aziz Al Rajhi, uno dei primi fondatori e dei più anziani dirigenti della Al Rajhi Bank.”
L’affidavit alla base dei mandati di perquisizione elencava numerosi collegamenti tra gli organismi osservati ed i membri della famiglia Al Rajhi e società collegate. L’affidavit dimostrava che oltre 100 società d’affari e no profit attive ed estinte in Virginia facevano parte del cosiddetto Safa Group, che gli Stati Uniti avevano buoni motivi per definire “organismi impegnati in tecniche di riciclaggio di denaro architettate in modo tale da non far trasparire in alcun modo il loro fine di supporto al terrorismo”.

Gli investigatori della Green Quest erano particolarmente bravi a rivelare i legami tra la SAAR Foundation e la Swiss Al Taqwa Bank, società costituita alle Bahamas nel 1988 per finalità “tributarie”.
Fondata dal simpatizzante nazista e convertito all’Islam, Albert Armand (Achmed) Huber, che non nascondeva la sua ammirazione sia per Adolf Hitler sia per Osama bin Laden, la banca fu accusata da funzionari statunitensi di aiutare al Qaeda a riciclare denaro sporco. Anche se il Dipartimento del Tesoro USA ha congelato i suoi beni nel 2011, l’inchiesta fu archiviata dall’Amministrazione Bush prima ancora che venissero scoperti legami più profondi.

Nel 2011, fu sporta denuncia dal gigante delle assicurazioni Lloyd’s di Londra contro l’Arabia Saudita che cercava di recuperare denaro destinato alle vittime dell’attentato dell’11/9. La denuncia riportava: “..che due individui ex funzionari della Bank al Taqwa, Ibrahim Hassabella and Samir Salah, erano associati alla SAAR Foundation.”

In quei giorni, The Independent (6) pubblicò che la denuncia conteneva prove certe che gli accusati erano pienamente consci di fornire risorse e finanziamenti ad al-Qa’ida negli anni precedenti l’attacco ed incoraggiavano un sentimento anti-occidente che incrementava il sostegno al gruppo terroristico”.

Secondo alcuni documenti processuali “in assenza di sponsorizzazioni da parte di personaggi tra cui appunto gli accusati, al-Qa’ida non avrebbe in alcuno modo potuto concepire, pianificare ed eseguire gli attacchi dell’11 Settembre. Il successo dei piani di al-Qa’ida, inclusi gli stessi attacchi dell’11 Settembre, è stato reso possibile grazie ai generosi contributi finanziari che ha ricevuto da sostenitori da più di un decennio prima dell’11 Settembre.”

Inquirenti del Senato, citando i casi Green Quest e Lloyd’s, riportarono che “il Sig. Hassabella era un ex Segretario della al Taqwa Bank ed azionista della SAAR Foundation Inc., e che il Sig. Saleh era un ex direttore e tesoriere della filiale alle Bahamas della al Taqwa Bank, nonché presidente della Piedmont Trading Corporation, che faceva parte della rete SAARk. Il Dipartimento di Stato USA ha dichiarato: “Il Gruppo al Taqwa da tempo opera come consulente finanziario di al Qaeda, con uffici in Svizzera, Liechtenstein, Italia e ai Caraibi.” Riguardo alla Akida Bank, l’accusa sosteneva che “Sulaiman bin Abdul Aziz Al Rajhi era membro del consiglio di amministrazione della Akida Bank alle Bahamas” e che “l’ Akida Bank era comandata da Youssef Nada, un noto finanziatore di terrorismo”.

Il rapporto mostrava anche che “la HSBC era pienamente informata dei sospetti sulla al Rajhi Bank e che i suoi proprietari fossero associati a operazioni di finanziamento di atti terroristici, e che questo era facilmente rilevabile dai profili-cliente della Al Rajhi Bank.”

Ciliegina sulla torta: uno studio pubblicato nel 2007 dal Servizio Ricerche del Congresso (CRS) (7) rivelò che individui sauditi ed altri finanziatori associati alla Catena d’Oro, permisero a Bin Laden e Al Qaeda di compensare perdite finanziarie subite e stabilire una base in Afganistan a seguito dell’improvvisa fuga dal Sudan nel 1996.”

Denaro che, posso aggiungere tranquillamente, venne usato per assoldare gli autori degli attacchi dell’11 Settembre.

‘Ben intenzionati a mantenere i rapporti’

Il sospetto dei legami tra HSBC e la Al Rajhi Bank non si esaurirono con le informazioni scoperte nei file “Catena d’Oro”; difatti queste non erano che la letterale punta dell’iceberg.

Dopo il 9/11 l’FBI scoprì che tre dei dirottatori, Hani Hanjour, Nawaf Alhazmi and Abdulaziz Alomari incassarono migliaia di dollari in traveller cheque e ricevettero trasferimenti di denaro da un individuo non nominato che attingeva ai fondi della Al Rajhi Bank.

Come ci ha spiegato il ricercatore Kevin Fenton in Disconnecting the Dots,(8) i legami tra la maggior parte dei dirottatori furono scoperti seguendo le loro transazioni bancarie. “In questo contesto” ha scritto Fenton “è utile notare che Global Objectives, una società di revisione bancaria Britannica, prima ancora degli attentati, identificò quindici dei diciannove dirottatori segnalandoli come individui ad alto rischio e preparò dei database sui loro profili. …La lista delle persone ad alto rischio della Global Objectives fu resa nota a dozzine di altre banche”. Una lista che presumibilmente comprendeva anche la HSBC.

Se da una parte non vi sono prove che la HSBC e, in questo caso, la Rajhi Bank, fossero a conoscenza delle atrocità pianificate per il 2001, la totale indifferenza mostrata da queste istituzioni riguardo alla violazione delle leggi KYC (Know-Your-Client) che regolano le transazioni finanziarie, rivela un disprezzo totale verso le norme più elementari, mentre continuavano a gonfiare i loro bilanci senza ritegno, accada quel che accada.

Comunicazioni riservate tra i dirigenti più anziani rivelarono che erano ben coscienti dei problemi e dei rischi in ballo, ma fecero poco o niente, continuando imperterriti la loro lobby affinchè HSBC proseguisse nelle sue manovre con la Al Rajhi Bank.

I sospetti erano tali che gli alti dirigenti della HSBC avevano “classificato la Al Rajhi Bank come CCS (Cliente di Categoria Speciale), la categoria a più alto contenuto di rischio. Questo perché, spiegarono gli inquirenti, il Regno Saudita era considerato un paese “ad alto rischio” e anche per il fatto che il maggior azionista della Al Rajhi, Sulaiman bin Abdul Aziz Al Rajhi, era considerato una Persona Politicamente Esposta (PPE).”

Documenti interni della HSBC rivelarono che nel 2002, cioè dopo il 9/11, “il Dipartimento Banche Private Internazionali chiese di trasferire diversi conti al Dipartimento Banche Istituzionali della HSBC (nel Delaware) che aveva maggiori possibilità di controllare da vicino le attività dei conti”. In realtà, il trasferimento dei conti di Al Rajhi alla divisione in Delaware avrebbe avuto l’effetto opposto e i funzionari della banca lo sapevano bene.

Come ha scritto il giornalista Nicholas Shaxson in un suo articolo dedicato alla banche offshore-Treasure Islands, (9)”il Delaware è lo stato che consente il più alto livello di riservatezza alle società offshore”. Shaxson fece notare che la Corte Suprema del Delaware (Chancery Court) prevedeva una norma giuridica riguardo alle attività economiche secondo cui nelle sedi giudiziarie non si possono fare “congetture” sui dirigenti delle società,” quindi “garantendo ai capi delle aziende una sconfinata libertà da fastidiosi azionisti, controlli giudiziari e anche dall’opinione pubblica”.

Questo non risponde affatto alle “maggiori possibilità di controllare da vicino le attività dei conti”

Joseph Harpster della HBUS scrisse un e-mail, dicendo: “Le maggiori preoccupazioni sono nate quando sono stati effettuati tre trasferimenti di denaro di piccolo somme ($50k, $3k and $1.5k) a favore di persone con nomi che assomigliavano molto ai nomi dei terroristi implicati negli atti dell’11/9 al WTO…Il profilo del conto principale mostrava un raddoppio dei suoi trasferimenti di denaro dal 1° settembre, un gran numero di traveller cheque ma di valore molto ridotto e alcuni depositi di contanti e assegni. Secondo il funzionario responsabile del conto, il traffico sullo stesso ‘era aumentato perchè avevano deciso di mandarci più risorse a seguito dei loro rapporti con la Saudi British Bank e il rafforzamento della HBC nei confronti della Repubblica. … Conservare questi affari sotto questo nome ci viene caldamente suggerito da David Hodghinson (della Saudi British Bank) e da Andre Dixon, Vice Presidente della HSBC Bank Middle East. Dello stesso avviso sono Niall Booker ed Alba Khoury di HBUS”.

Tralasciando l’avversa pubblicità, il “basso valore” delle transazioni non sembra aver minimamente preoccupato Harpster o i suoi associati. Dopo tutto, il costo “totale” dell’uccisione di 3000 esseri umani era certamente più basso se comparato al prezzo di una vacanza di famiglia agli Hamptons o di una nuova Maserati.

Preoccupati che potesse esserci un maggiore controllo da parte dei regolatori (non c’e’ pericolo…), la mail di Harpster fu inviata da Douglas Stolberg, capo del Dipartimento Bancario Commerciale ed Istituzionale ad Alexander Flockhart, allora dirigente anziano della sezione Bancaria Dettaglio e Commerciale di HBUS. Stolberg disse: “ Come detto in precedenza, quelli della Conformità hanno sollevato dubbi riguardo alla gestione attuale del conto del gruppo Al Rajhi.” Inviò quindi raccomandazioni su come gestire questo conto: “bisogna considerare il Dipartimento Bancario Privato Internazionale come il domicilio del rapporto per scopi di continuità, poiché siamo a conoscenza di un interesse futuro nell’ulteriore sviluppo di affari con i membri della famiglia. …Domiciliate quindi il conto nel Delaware dove i meccanismi di controllo sui conti sono ai massimi livelli(!?). “Meccanismi di controllo” facilmente eludibili grazie alle rigide norme sulla segretezza bancaria.
Stolberg disse anche: “Questa è diventata una situazione ad alto profilo. Le preoccupazioni da parte di quelli della Conformità si riferiscono alla possibilità che il conto di Al Rajhi’s possa essere usato dai terroristi. Se questo fosse vero, potrebbe esporre HBUS a un’ indagine pubblica e/o a misure regolamentari. Quelli della SABB [Saudi British Bank] sono ovviamente ben disposti a continuare il rapporto. Poichè questa questione riguarda in primo luogo rischi di conformità e di reputazione, pensiamo sia giusto per il SMC (Comitato Dirigenti Senior) ricevere un’adeguata informativa. …in modo che possano opinare o meno sull’accettabilità del piano. Restiamo in attesa di conoscere il vostro pensiero su come procedere!”

Secondo ambienti del Senato, “Una settimana dopo il Sig. Harpster disse che il Sig. Mr. Flockhart aveva deciso di trasferire i conti alla HBUS negli uffici del Delaware.”

Ma la HSBC non era la sola a sperare di assicurarsi i favori del Regno. Un rapporto del 2009 del Government Accountability Office (GAO) (10) sottolineava che “alcuni standard di performance stabiliti dal Dipartimento di Stato si erano abbassati nel 2009; ne fu esempio la costituzione di una Commissione Saudita sulle operazioni di beneficienza che controllasse le operazioni estere effettuate da enti di beneficienza sauditi e alcune norme sui corrieri di denaro contante.”
Nonostante il GAO avesse raccomandato che gli Stati Uniti reintroducessero gli standard di performance per impedire il flusso di fondi dall’Arabia Saudita “attraverso meccanismi come i corrieri di contanti destinati a terroristi ed estremisti al di fuori del Regno Saudita’, il più recente rapporto annuale internazionale sulle strategie di controllo sui traffico dei narcotici, a cura del Dipartimento di Stato, non fa alcun cenno alle misure adottate contro il riciclaggio di denaro o il finanziamento di atti terroristici da parte dell’Arabia Saudita”.
Una ragione per cui il rapporto del Dipartimento di Stato non contiene alcuna informazione potrebbe essere semplicemente l’appoggio da parte della politica dell’amministrazione Obama dei terroristi Salafi sostenuti dai sauditi, manifestatasi ben presto in Libia ed in Siria, finanziata attraverso “Enti sauditi esteri di beneficienza” o, più direttamente attraverso i “corrieri di contanti”.

‘Un sacco di soldi”

Il Senato ha rivelato che la HSBC “ha fornito alla Al Rajhi Bank una vasta gamma di servizi bancari, compresi trasferimenti online, valuta estera, finanziamenti commerciali e servizi di gestione patrimoniale.”
“Negli Stati Uniti” hanno poi saputo gli inquirenti “un servizio speciale stava fornendo alla Al Rajhi Bank grosse somme di dollari statunitensi, attraverso il Dipartimento Banconote dell’americana HBUS”
“La consegna dei dollari alla Al Rajhi Bank veniva effettuata principalmente attraverso la filiale londinese della HBUS, spesso chiamata dagli addetti ai lavoro “Banconote Londra”.

“Documenti della HBUS mostrano che l’ufficio Banconote di Londra aveva fornito dollari statunitensi alla Al Rajhi Bank da più di 25 anni.” Oltre alla sede di Londra, in gennaio del 2001, il quartier generale di New York della HBUS aprì un conto-banconote per la Al Rajhi Bank. I dollari venivano fisicamente consegnati alla Al Rajhi Bank in Arabia.”
“In un’occasione nel 2008, riferirono “persone del Senato”, il capo del Dipartimento Globale Banconote della HSBC avrebbe detto ad un collega:”In caso non lo sapessi, nessun’ altra controparte-banconote ha ricevuto negli ultimi otto anni cosi’ tanta attenzione come Alrajhi.’ Secondo i termini del profilo cliente KYC, nonostante tutta una serie di accuse, la HSBC ha scelto di fornire alla Al Rajhi bank servizi bancari su scala mondiale.”

Anche se la Al Rajhi Bank “non era stata indagata, dichiarata ufficialmente finanziatrice del terrorismo o sanzionata, la sezione Conformità di Gruppo della HSBC raccomandò alle affiliate di tagliare ogni legame”.

Dopo un primo momento d’indecisione, però, “le affiliate HSBC ignorarono la raccomandazione e continuarono a fare affari con la banca, mentre altri posero fine ad ogni rapporti pur protestando contro la decisione e sollecitando un ritorno alla situazione precedente.”
Continuarono le lamentele da parte dei personale di più basso livello, ignorate dai livelli più alti, anche se nel Febbraio del 2005 fu emesso un mandato d’arresto negli Stati Uniti contro due individui “accusati tra l’altro di aver incassato $130,000 in traveller cheque statunitensi presso la Al Rajhi Bank in Arabia Saudita” per poi trasferire il contante a terroristi appoggiati dalla CIA in Cecenia.

Nonostante documenti interni della banca mostravano che diversi funzionari avessero deciso di tagliare ogni legame con l’istituto finanziario saudita, cambiarono subito opinione dopo aver ricevuto pesanti pressioni da funzionari della Al Rajhi. Secondo gli investigatori, tra il 2006 ed il 2010, la Al Rajhi ha ricevuto più di $1 miliardo di denaro contante attraverso le redditizie operazioni di banconote effettuate con l’affiliata statunitense della HSBC. Funzionari della banca saudita “avevano minacciato di annullare ogni loro rapporto d’affari con la HSBC se non fossero riprese le operazioni di banconote USA.”

Personale del Senato riferì il 4 Gennaio del 2005:” Il capo della Conformità alla HBUS AML, la sig.na Pesce, inviò un’emal a Daniel Jack, funzionario della Conformità HBUS AML che spesso interagiva con l’ufficio Banconote di Londra, dandogli istruzioni : ‘Prego comunicare se la Conformità di Gruppo raccomanderà di porre termine ai rapporti con la Al Rajhi’. Il Sig Jack chiedeva quando era prevista l’uscita di questa raccomandazione. Lei rispose: “Mi aspetto oggi stesso un’email da Susan Wright. Ho saputo da lei che la HBME [HSBC Bank Middle East] non condivide la decisione della Conformità e non ha nessuna intenzione di porre termine ai rapporti d’affari lì in Medio Oriente, ma viene raccomandato (da Susan Wright e da David Beagley) che, a seguito dell’indagine americana, del momento attuale e nel rispetto delle leggi, noi dagli USA dobbiamo tagliare ogni rapporto.”
“A quel tempo Susan Wright era Funzionario Capo del Controllo Anti Riciclaggio di tutto il gruppo HSBC. E rispondeva a David Beagley, Capo del Dipartimento Conformità di tutto il Gruppo HSBC”.
Gli investigatori del Senato fecero rilevare che “I documenti non spiegavano il motivo per cui la HSBC Middle East dissentisse dalla decisione o perchè gli fu permesso di continuare I rapporti con la Al Rajhi Bank, dopo che la Conformità del Gruppo HSBC aveva deciso chiaramente di tagliare ogni rapporto d’affari con la banca saudita a causa dei gravi sospetti di finanziamento al terrorismo.”

Fu presto chiaro però, che “la Conformità di HSBC iniziò a restringere il suo campo d’azione”. Poco dopo un agente del dipartimento Banconote scrisse, “da noi il lavoro non è cambiato per niente”. Alan Ketley, funzionaria della Conformità alla HBUS AML, commentò la decisione di non includere Al Rajhi Trading nella decisione di interrompere qualsiasi rapporto: “Sembra che gli vada bene se continuiamo a trattare con Al Rajhi. Evidentemente si faranno un sacco di soldi”.

Nel frattempo, “dalla Al Rajhi Bank arrivò la minaccia di annullare ogni nuovo rapporto d’affari con la HSBC” a meno che non avesse ricevuto una spiegazione soddisfacente sul motivo per cui la HSBC interrompesse la fornitura di dollari statunitensi attraverso i funzionari addetti”’ riferì il Senato.

In breve, tutto continuava come prima.

Nonostante le continue accuse di finanziamento al terrorismo che aleggiavano intorno alla Al Rajhi Bank, HBUS “continuò a fornire, attraverso la filiale di Londra, centinaia di milioni di dollari USA alla Al Rajhi Bank in Arabia Saudita. Inoltre, su richiesta della stessa banca saudita, nel gennaio del 2009 HBUS espanse ulteriormente i rapporti, autorizzando la sua filiale di Hong Kong a fornire alla Al Rajhi Bank valute non statunitensi, come il bat Thailandese, le rupie indiane e il dollaro di Hong Kong!”

Quando sorsero nuovamente preoccupazioni all’interno, Christopher Lok, capo del Dipartimento Globale Banconote della HSBC di New York, rispose bruscamente “Questo dibattito non finirà mai, la mia posizione resterà la stessa finchè non verrà dimostrato che non è possibile basarsi soltanto sulle dichiarazioni del Wall Street Journal e su accuse non confermate prima di punire il cliente.”

Non c’è bisogno neanche di dirlo: “l’accordo” di Hong Kong con Al Rajhi andò avanti.

Nonostante le “informazioni preoccupanti” che avrebbero dovuto far uscire velocemente la HSBC dal mercato delle banconote, il Senato dichiarò che “la HBUS continuava a fornire dollari statunitensi alla banca, e si era addirittura espansa in questo mercato, questo fino al 2010, quando la HSBC decise, su scala globale, di abbandonare il business delle banconote americane.”

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Per concludere, non c’è bisogno di essere un appassionato di cospirazioni per cogliere il legame tra HSBC e Al Rajhi per trasferire contante nel Medio Oriente a sostegno di una moltitudine di operazioni denominate “cambio di regime” sostenuti dagli Usa e dall’Arabia Saudita; politiche che funzionarono a meraviglia in Afganistan contro l’Armata Rossa.

Come ha sottolineato in The Observer (11) il giornalista investigativo Ed Vulliamy, i fatti in questione vanno molto al di là del semplice riciclaggio di denaro legato al traffico di stupefacenti o di finanziamento al terrorismo. “Qui parliamo di dove le banche, i funzionari giudiziari e i regolatori – e la politica e la società in genere – hanno intenzione di tracciare la linea che separa le economie criminali e quelle definite ‘legali’ “.

Commentando lo scandalo HSBC, Robert Mazur, un ex funzionario della Dogana, altamente specializzato ed autore dell’ The Infiltrator (12), che riuscì a penetrare i segreti delle operazioni di riciclaggio del cartello monteario di Medellin durante il processo e il crollo della BCCI nel 1991, ha detto a The Observer che “la sola cosa che può seriamente mettere in guardia le banche su quello che potrebbe accadere è soltanto il rumore delle manette nelle sale dei consigli d’amministrazione”.

“La dura verità è” ha scritto Vulliamy “che la nozione che esista davvero una chiara linea di demarcazione tra economia legale e economia criminale è pura fantasia. Anzi, peggio, è una bugia. Sono inscindibili, reciprocamente interdipendenti – una cosa sola”.

Fonte: http://antifascist-calling.blogspot.ca
Link: http://antifascist-calling.blogspot.ca/2012/07/black-dossier-hsbc-terrorist-finance.html
29.07.2012

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SKONCERTATA63

NOTE

1- http://www.hsgac.senate.gov/subcommittees/investigations/hearings/us-vulnerabilities-to-money-laundering-drugs-and-terrorist-financing-hsbc-case-history
2- http://www.hsgac.senate.gov/subcommittees/investigations/media/hsbc-exposed-us-finacial-system-to-money-laundering-drug-terrorist-financing-risks
3- http://www.telegraph.co.uk/finance/newsbysector/banksandfinance/9427116/Lord-Green-I-have-no-case-to-answer-over-HSBC-money-laundering-scandal.html
4 – http://www.algora.com/12/book/details.html
5 – http://online.wsj.com/public/article/SB118530038250476405.html
6 – http://www.independent.co.uk/news/uk/home-news/lloyds-insurer-sues-saudi-arabia-for-funding-911-attacks-2356857.html
7 – http://www.fas.org/sgp/crs/terror/RL32499.pdf
8 – http://www.trineday.com/paypal_store/product_pages/9780984185856-Disconnecting_Dots/index.html
9 – http://us.macmillan.com/treasureislands/NicholasShaxson
10 – http://www.gao.gov/new.items/d09883.pdf
11 – http://www.guardian.co.uk/world/2012/jul/21/drug-cartels-banks-hsbc-money-laundering
12 – http://www.the-infiltrator.com/

Pubblicato da Davide

  • warewar

    Grazie per aver tradotto questo bell’articolo !

  • mincuo

    Bell’articolo, interessante. Poi spiega tante cose. Ne aggiungo qualcuna.
    Carl Levin è stato nominato “commissario speciale” in vari casi, e insieme a lui sono state coinvolte tutte le strutture di “controllo” in particolare la FINRA (Financial Industry Regulatory Authority) a capo della quale siede Richard G. Ketchum, la NFA (National Future Association) con a capo Daniel J. Roth, la CFTC (Commodity Futures Traders Commission) a capo della quale siede Gary. G. Gensler, la SIPC (Security Investor Protection Corporation) con a capo Stephen P. Harbeck, e la SEC (Security Exchange Commission) a capo della quale siede Mary L. Schapiro.
    Carl Levin si è occupato anche dello scandalo MF Global (cioè Jon S. Corzine, ex CEO di Goldman Sachs) attualmente a spasso libero. Poi ci furono le “indagini” su Morgan Stanley (James P. Gorman) poi sullo scandalo di JPMorgan (Jamie Dimon) che si presentò ostentando davanti alle telecamere i polsini con stemma Presidenziale tanto per far capire che se tiravano in mezzo lui, lui tirava in mezzo tutti, e gli hanno chiesto pressapoco se aveva fatto buon viaggio, e infine ieri il commissario “speciale” Carl Levin, che aveva “indagato” la Goldman Sachs (Lloyd Craig Blankfein) per lo scandalo subprime, ha comunicato (stava sui giornali) che non ci sono “le basi” per proseguire. Per ora di tanti “scandali” pare che arrestato risulti solo Russel Wasendorf Sr per lo scandalo Peregrine Financial Group, un pesce piccolo per una frode di soli 100 milioni di USD, e per quelle, come ha ammesso lui, che duravano da 20 anni.
    Per lo scandalo LIBOR, citato nell’articolo, quello invece nasce da Barclays (Robert E. Diamond) che poi si è dimesso, dopo aver chiamato in causa anche il Governatore della Banca di Inghilterra, Mervyn King, insinuando che lui sapeva, come sapevano la FED e infatti sono stati “sentiti” anche Benjamin Shalom Bernanke, Janet L. Yellen, e William C. Dudley rispettivamente Presidente, Vice Presidente della FED e Presidente della Federal Reserve Bank di N.Y. Poi silenzio, per ora non si sa nulla, ma gli indagatori saranno inflessibili, non c’è dubbio.
    Una singolare coincidenza colpisce un pò guardando i nomi di tutti, ma proprio tutti, i protagonisti menzionati, commissario, Presidenti delle strutture di controllo, auditi, Banchieri Centrali o CEO delle Banche, controllati e inquisiti, mi dice un collega. Ma non ho capito bene cosa intendesse. Boh.

  • Servus

    Un bel dossier, ma sembra che tutte le accuse vadano verso HSBC, banca inglese, mentre le banche americane come Goldman Sachs, JP Morgan, Morgan Stanley, City Bank, Bank of America siano tutte brave e innocenti. Mi sembra ci sia un disegno per scaricare sulla cattiva HSBC tutte ma proprio tutte le colpe dei brutti affari odierni.