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ASSISTENZA SANITARIA: IGNORANDO L’ENORME ELEFANTE ROSSO NELLA STANZA

DI WILLIAM BLUM
Online Journal

Nella frenetica ricerca negli ultimi mesi di un modo migliore per fornire assistenza sanitaria al popolo americano, i media americani hanno spesso parlato dei sistemi sanitari di altri paesi, in particolare europei. Come al solito, brevemente, come se nulla fosse, viene menzionato il sistema cubano, dove ognuno è coperto per tutto, dove le condizioni pre-esistenti non importano, e nessun paziente paga per nulla; in sostanza, mai nulla.

La ragione per cui il sistema cubano è raramente menzionato nei mass media è probabilmente il fatto che provoca un certo imbarazzo che un paese altrimenti povero, sofferente sotto l’orrendo giogo del (urgh! Gasp!) socialismo, può fornire un’assistenza sanitaria che molti americani possono solo sognare.

C’è un nuovo libro di T.R. Reid, ex corrispondente del Washington Post ed editorialista della National Public Radio. S’intitola “The Healing of America: A Global Quest for Better, Cheaper, and Fairer Health Care” [“La guarigione dell’America: una ricerca globale per un’assistenza sanitaria migliore, meno costosa e più giusta”]. Reid non evita di dare un po’ di credito al sistema cubano, ma si assicura che il lettore sappia che lui non è stato influenzato da nessun genere di propaganda comunista. Egli fa riferimento al governo cubano in quanto “totalitario comunista feudale”, ed aggiunge: “In ogni paese (tranne, forse, uno stato di polizia come Cuba) vi è un gruppo di cittadini che non è legato al sistema sanitario unico: i ricchi” [1]. Perciò, il fatto che Cuba abbia un sistema sanitario egalitario viene fatto sembrare come qualcosa di negativo, qualcosa che uno può aspettarsi solo in uno stato di polizia. Parlando del fatto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dato voti elevati a Cuba per l’equità del suo sistema, Reid sottolinea che “certamente, l’equità e l’uguale trattamento valgono fino ad un certo punto; quando Fidel Castro si ammalò nel 2007, luminari della medicina vennero fatti venire dall’Europa per curarlo”. [2] Aha! Lo sapevo! Gli americani, e non solo gli invasati di destra, non accetterebbero mai un sistema sanitario in cui ognuno avesse un’assistenza totalmente gratuita per ogni patologia se il presidente ottenesse un qualsiasi trattamento speciale. Lo accetterebbero? Potremmo almeno chiederglielo.

A proposito degli invasati di destra, vi è un articolo del New York Times in cui si afferma: “Domani sera, nel bel mezzo della battaglia, il presidente comunicherà il suo messaggio al popolo in un discorso trasmesso alla radio ed in televisione in tutta la nazione, combattendo per l’approvazione del suo progetto di legge di riforma sanitaria , che gli oppositori hanno battezzato come ‘medicina socializzata’ e ‘tassello iniziale della rilevazione della medicina privata da parte del governo federale’”. Il presidente era John F. Kennedy, il programma era Medicare, l’articolo del Times fu pubblicato il 20 maggio 1962. Nonostante il discorso, lo sforzo fallì fino all’approvazione nel 1964. [3]

E parlando della dittatura totalitaria comunista socialista fascista poliziesca cubana, Reid ed altri potrebbero essere interessati ad un articolo che ho scritto, che dimostra come durante il periodo della sua rivoluzione, Cuba abbia goduto di una delle migliori performance in termini di diritti umani in tutta l’America latina.

Ma come archiviare un’eternità di condizionamenti e far giungere alle menti degli americani questo messaggio? Al recente congresso dell’AFL-CIO, la principale organizzazione dei lavoratori del paese, è stata presa una risoluzione molto progressista, la quale chiede che venga concesso a tutti gli americani di recarsi a Cuba e che l’embargo statunitense nei confronti dell’isola venga sospeso. Ma al termine della risoluzione, gli autori ci hanno ricordato che sono americani, chiedendo a Cuba di “liberare tutti i prigionieri politici”. [4]

Per apprezzare cosa vi è di sbagliato in quella risoluzione, si deve comprendere ciò che segue: gli Stati Uniti sono per il governo cubano come al Qaeda per Washington, solo molto più potenti e molto più vicini. Sin dalla rivoluzione cubana, gli Stati Uniti e gli esuli cubani anticastristi negli USA hanno inflitto a Cuba un danno e delle perdite maggiori di quanto accaduto a New York e a Washington l’11 settembre 2001. I dissidenti cubani hanno avuto legami politico-finanziari molto stretti, se non intimi, con i funzionari del governo americano, in particolare all’Havana attraverso la United States Interests Section. Il governo statunitense ignorerebbe un gruppo di americani che ricevono fondi da al Qaeda e/o partecipano ripetutamente ad incontri con noti leader di quell’organizzazione? Negli ultimi anni, il governo americano ha arrestato un gran numero di persone negli Stati Uniti ed all’estero solamente sulla base di presunti legami con al Qaeda, con molte meno prove a sostegno di quante Cuba ne abbia avute dei legami dei suoi dissidenti con gli Stati Uniti, prove raccolte dagli agenti segreti cubani. Virtualmente tutti i “prigionieri politici” di Cuba sono dissidenti del genere.

Note

1. pag. 234 del libro di Reid

2. Ibid., pagg. 150-1

3. Washington Post, 9 settembre 2009

4.PDF della risoluzione

William Blum è l’autore di “Killing Hope: US Military and CIA Interventions Since World War 2”, “Rogue State: A Guide to the World’s Only Superpower,”,”West-Bloc Dissident: A Cold War Memoir” and “Freeing the World to Death: Essays on the American Empire”.

Titolo originale: “Health care: Ignoring the huge red elephant in the room”

Fonte: http://onlinejournal.com
Link
01.10.2009

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ANDREA B.

Pubblicato da Das schloss

  • lucamartinelli

    un po’ di pieta’ per i poveri yankee. il popolo americano è molto piu’ bue di noi italici. ma hanno cominciato prima a subire il lavaggio del cervello. ricordo i funerali di J. Kennedy: ero bambino e rimasi a bocca aperta nel vedere spot pubblicitari interrompere la cerimonia. non riuscivo a comprendere come si potesse interrompere un funerale con spot di saponette e pannolini. allora non capivo, ora si. quindi, cari amici, mi sono rivisto il film di Moore “Sicko”, e mi sono tranquillizzato. gli Yankee sono per la maggior parte brave persone, come lo siamo noi e come lo sono tutti quelli che non sono illuminati. una societa’ che è la piu’ grande finto-democrazia del mondo soggiogata dalla propaganda. mi spiace dirlo ma i fatti sono fatti: Goebbels era sicuramente nazista ma era anche un genio nel suo campo: e le sue tecniche sono applicate proprio da quelli che a parole sono suoi nemici ideologici. quindi prendiamocela con i grembiulini che hanno ridotto il popolo americano a una massa stupida, cercando di non fare la stessa fine…o no? saluti a tutti

  • RobertoG

    Gli Stati Uniti, Cuba e quella cosa chiamata democrazia

    di William Blum

    Per gli Usa “democrazia” equivale solo a “elezioni”. Lavoro, cibo e diritto alla casa non rientrano nell’equazione

    Sotto l’amministrazione Clinton, il concetto è stato ripetuto in così tante occasioni dal presidente e dagli altri leader politici – e debitamente ripreso dai media – che la tesi “Cuba è l’unica non-democrazia nell’emisfero occidentale” è divenuta una verità incontrovertibile.

    Esaminiamo con attenzione questa tesi perché contiene implicazioni estremamente interessanti.

    Durante il periodo della rivoluzione cubana, dal 1959 ai giorni nostri, l’America Latina è stata testimone di una terribile serie di violazioni dei diritti umani – tortura ordinaria e sistematica; intere legioni di ‘desaparecidos’; squadroni della morte sostenuti dai governi che eliminavano una dopo l’altra persone scomode; massacri di massa di contadini, studenti e altre categorie, uccisi a sangue freddo.
    Gli esecutori di azioni di questo tipo, durante tutto o parte di questo periodo, sono stati i governi e gli squadroni paramilitari a essi associati di El Salvador, Guatemala, Brasile, Argentina, Cile, Colombia, Perú, Messico, Uruguay, Haiti e Honduras.

    Nemmeno i peggiori nemici di Cuba hanno mai addebitato al governo di Castro violenze di questo genere, e se consideriamo l’istruzione e la sanità – entrambi garantiti dalla “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo” delle Nazioni Unite e dalla “ Convenzione Europea per la Protezione dei Diritti Umani e le Libertà Fondamentali” – settori nei quali Cuba abbondantemente eccelle in America Latina, allora è chiaro che negli oltre 40 anni di rivoluzione, Cuba ha registrato una delle migliori performances per quanto riguarda i diritti umani in tutta l’America Latina.

    Se, nonostante questi risultati, gli Stati Uniti insistono nel dire che Cuba è l’unica “non democrazia” nell’emisfero occidentale, non possiamo fare altro che inevitabilmente concluderne che quella cosa che chiamiamo “democrazia”, vista dall’ottica della Casa Bianca, non ha nulla o quasi a che vedere con molti dei nostri tanto decantati diritti umani.

    Effettivamente, le innumerevoli dichiarazioni rilasciate negli anni dalle varie leadership di Washington fanno capire chiaramente che la “democrazia”, nella maggior parte dei casi, equivale solamente a elezioni e libertà civili. Il lavoro, il cibo e la casa non ne fanno evidentemente parte.

    Di conseguenza, una nazione con miriadi di persone affamate, senza casa, malate e senza assistenza, poco alfabetizzate, disoccupate e/o torturate, i cui cari sono stati fatti sparire e/o assassinare con la connivenza dello stato, può dire di vivere in “democrazia” (il significato letterale dal greco “governo del popolo” implica che questo è lo stile di vita che la gente vuole), ammesso che ogni due o quattro anni abbia il diritto di andare in un luogo ben preciso e mettere una X vicino al nome di un individuo piuttosto che di un altro che promette di alleviare la loro condizione miserabile ma che, in pratica, non farà niente di tutto ciò.

    E questo nell’ipotesi che in questo genere di società vi sia almeno un minimo di libertà (la cui abbondanza dipende in larga misura dai mezzi di cui dispone il singolo) per esprimere le proprie idee in merito al potere costituito e al suo operato nella società, senza paura di dover subire punizioni, e senza curarsi del fatto poi che esprimere queste idee possa avere una qualsiasi influenza sull’andamento delle cose.

    Non è un caso che gli Stati Uniti abbiano definito la democrazia in un modo tanto ristretto.

    Durante la guerra fredda l’assenza di elezioni “libere e oneste” tra più partiti e di libertà civili adeguate era ciò che connotava il nemico sovietico ed i paesi satelliti. Queste nazioni fornivano comunque ai cittadini uno standard di vita relativamente decente, che comprendeva lavoro, cibo, assistenza medica, istruzione, ecc., senza l’onnipresenza della tortura brasiliana o quella degli squadroni della morte del Guatemala.

    Allo stesso tempo, molte delle nazioni povere alleate dell’America nella guerra fredda – membri di quello che Washington ama chiamare ancora “Il Mondo Libero” – erano aree disastrate nel campo dei diritti umani, e che potevano vantarsi di essere democratiche e tolleranti nei confronti del dissenso, fintanto che questo non arrivasse troppo vicino alla struttura del potere o minacciasse di trasformarsi in un movimento.

    Naturalmente, l’unico modo per vincere la guerra della propaganda durante la Guerra Fredda avendo in squadra alleati come questi, era quello di esaltare le proprie virtù e denunciarne la mancanza da parte del nemico, definendo se stessi come “democrazia” e l’altro come “totalitarismo”.

    Inutile dire che le libertà civili e le elezioni sono non trascurabili traguardi raggiunti dall’umanità. Moltissime persone hanno subito torture e sono morte nel tentativo di raggiungerli. E nonostante il paraocchi della guerra fredda, che ancora oggi limita la visione statunitense di quella cosa chiamata democrazia, si potrebbe ancora dar credito a Washington se di fatto, nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale, avesse usato la sua posizione predominante nel mondo, il suo status schiacciante di “superpotenza”, per diffondere queste conquiste – per agire come campione mondiale di libere elezioni, pluralismo, stampa libera, movimento di lavoratori liberi, habeas corpus, e altre icone di libertà civili. I precedenti storici, invece, dimostrano l’ opposto.

    Le due supepotenze della guerra fredda non si sono presentate al mondo con la loro vera faccia. L’Unione Sovietica ha regolarmente glorificato “le guerre di liberazione”, “l’antiimperialismo” e “l’anticolonialismo”, anche se poi Mosca ha fatto ben poco per contribuire al successo di queste cause, nonostante la propaganda americana. I sovietici hanno tratto giovamento dall’immagine di campioni del Terzo Mondo, ma facevano ben poco oltre a “tsk, tsk” mentre i movimenti, i governi progressisti e anche i partiti comunisti, in Grecia, Guatemala, Guiana inglese, Cile, Indonesia, Filippine e altrove venivano fatti fuori con la complicità americana.

    Allo stesso tempo, le parole “libertà” e “democrazia” prorompevano liberamente come di consueto dalla bocca dei leader americani, mentre la politica americana sosteneva le dittature. Sarebbe difficile nominare una brutale dittatura di destra della seconda metà del ventesimo secolo che non sia stata supportata dagli Stati Uniti – non solo sostenuta, ma spesso elevata e mantenuta al potere contro il volere della popolazione.

    Come hanno dimostrato i suoi numerosi interventi nel mondo, il fine della politica estera americana non era dettato da devozione alla democrazia, ma dal desiderio di:

    1) rendere il mondo sicuro per le corporation transnazionali americane;

    2) accrescere gli estratti conto finanziari degli imprenditori della difesa in patria;

    3) evitare l’ascesa di qualsiasi società che potesse servire come esempio alternativo al modello capitalista;

    4) estendere l’egemonia politica ed economica sul maggior numero di aree possibili, come si addice ad una “grande potenza”;

    5) combattere una crociata morale contro quella che veniva vista come una Cospirazione Internazionale Comunista del Male, così come gli attivisti della guerra fredda avevano convinto se stessi ed il popolo americano.

    Durante gli ultimi cinquanta anni, nello sforzo di creare un mondo composto da governi compatibili con questi scopi, gli Stati Uniti hanno – al di là di montagne di parole – dato ben poca importanza a quella cosa chiamata democrazia.

  • nuunciaafamo

    non è possibile parlare della sanità americana, senza prendere in opportuna considerazione lo scenario. Che è composto dalle solite multinazionali armate di una capacità di comunicazione senza pari, dalla baronia medica ed i suoi lobbisti, a braccetto con la politica.

    Il paziente è un aspetto del tutto marginale.

    Tant’è che se non sottostà al dettato dei primi non ha nemmeno accesso, non sia alle cure, ma nemmeno ai locali dove l’arte di Esculapio è esercitata.

    Che tutto ciò potesse generare una sanità equilibrata sembra essere una barzelletta che, troppe volte raccontata, non fa più ridere ed alla fine viene presa per postulato/orocolato.

    Restano i fondamentali di questo malsano circuito: 1) i profitti delle Big Pharma hanno delle performance da capogiro. 2) il volume di questi profitti è ampiamente sufficiente a “condizionare” qualsivoglia politica. 3) tutto ciò che disturba i manovratori è “cancellabile” con l’uso oculato di una insignificante frazione di questi profitti.

    Intense e sofisticate campagne di informazione, mostrano al mondo i migliori ospedali del pianeta, con costi ovviamente da capogiro, ma con liste di attesa anche di 3 anni – nello specifico è il caso del Kettering Sloan di New York – dove comunque i pazienti muoiono alla stessa maniera che negli ospedali di casa nostra; ma con la convinzione che se qualche miracolo era possibile, lo era là e non certamente quà: miracoli della pubblicità legata all’american way of life.

    Cuba è l’esempio che una sanità “socialista” (nel senso di sociale o per il sociale) può essere realizzata senza la Pfizer o la Merk o qualche altro figuro che ha come obiettivo remunerare gli shareholders, invece che produrre soluzioni a problemi reali.

    Nessuno che non voglia usare argomenti “di parte” potrà mai contestare questo dato di fatto.

    Che puoi il signor Castro, faccia di questa situazione una sua medaglia sul petto, beh…………non è che ne abbia molte altre su cui far di leva, tranne i conti in banca sui quali però è meglio che se stia zitto, altrimenti a qualche cubano potrebbe montare la mosca al naso.

  • Tonguessy

    E’ sempre un piacere leggere il vecchio Blum. Spietato come sempre…