APPELLO A NON SOTTOSCRIVERE L’ [email protected]

DI CARLO GAMBESCIA

Per correttezza, prima di criticarlo, riproduciamo l’appello: http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000650.html

LA CRISI BANCARIA IN EUROPA: UN APPELLO ALL’AZIONE
L’Europa è nel mezzo di una crisi senza precedenti. Tutti gli europei sanno che cosa accadde quando nei bui anni Trenta i mercati finanziari smisero di funzionare. Non è esagerato dire che potrebbe accadere di nuovo se i governi non intervengono. Non stiamo dicendo che accadrà, ma è fondamentale sapere qual è la posta in gioco. Si dissolve la fiducia nei mercati e c’è il rischio che la paura si diffonda ancora di più. Le turbolenze nei mercati finanziari devono essere fermate perché causano gravissimi danni all’economia reale. Sono a rischio i risparmi di centinaia di milioni di europei. Se la turbolenza darà luogo a una paralisi del mercato del credito, un gran numero di posti di lavoro e di imprese verrà distrutto. Un ulteriore indebolimento dell’economia reale metterebbe a rischio un numero ancora maggiore di prestiti e si creerebbe un circolo vizioso di caduta dei prezzi delle attività, deterioramento della capacità di ripagare i debiti e diminuzione dei flussi di credito.Gli interventi dei politici statunitensi sono positivi, ma non sono sufficienti. Anche all’Europa si richiede un’azione politica decisa.

Nella foto: Francesco GiavazziESTERNALITA’ POLITICHE: LE AZIONI A LIVELLO EUROPEO PER INTEGRARE GLI INTERVENTI DEI SINGOLI STATI
Le autorità degli Stati Uniti hanno imparato la scorsa settimana che salvare una banca alla volta non serve: una crisi di sistema richiede una risposta di sistema.In Europa, il salvataggio di una banca per volta significa uno sforzo di salvataggio intrapreso da un singolo paese, nonostante gli importanti effetti che questo ha sugli stati vicini, oppure un coordinamento improvvisato all’ultimo minuto con un accordo sulla distribuzione dei costi. Fino a oggi risposte nazionali e sforzi cooperativi ad hoc sono stati utili. Tuttavia, l’interdipendenza tra le banche europee è troppo profonda e diffusa perché la risposta nazionale o il coordinamento caso per caso possano essere sufficienti. Ogni intervento di un singolo Stato e ogni intervento cooperativo tra un ristretto numero di nazioni può avere effetti imprevedibili sugli altri paesi europei. È fondamentale che le autorità nazionali si incontrino e coordinino le loro risposte, delineando soluzioni valide per tutta l’Europa se necessario.Ora, mentre la situazione appare ancora gestibile, è il momento di agire. Gli avvenimenti della scorsa settimana negli Stati Uniti dimostrano che le crisi finanziarie non si sviluppano in modo regolare e prevedibile. Un fatto inaspettato può innescare fallimenti a catena e un panico che diventa sempre più difficile controllare.
SOLUZIONI
Molte soluzioni possono comporre una risposta adeguata. Negli Stati Uniti, in questo momento la crisi si affronta riportando liquidità nei mercati monetari e del credito e creando le condizioni per una ripresa delle assicurazioni sui mutui primari e su altre attività illiquide ma sufficientemente omogenee e trasparenti. In Europa il problema principale è l’elevata leva finanziaria delle grandi banche che operano a livello internazionale. Per questo, il contributo dell’Europa deve incentrarsi sulla ricapitalizzazione del settore bancario, attraverso l’iniezione di fondi pubblici o attraverso la conversione obbligatoria del debito in capitale azionario. Deve essere fatto a livello europeo (per esempio, attraverso la Banca europea per gli investimenti). L’approccio attuale, con il salvataggio di un istituto dopo l’altro utilizzando fondi nazionali, porterà solo a una balcanizzazione del settore bancario europeo. Per prevenire in futuro crisi di questa natura, è necessaria anche una regolamentazione a livello europeo dei mercati finanziari e delle istituzioni bancarie europee.Il problema non è la mancanza di idee su come risolvere la crisi. Il problema è la mancanza di volontà politica.Se i capi di Stato e di governo europei non si riuniscono subito per affrontare in modo deciso la crisi prima che sfugga al controllo, finiranno per trovarsi ad azzuffarsi su quel poco che rimarrà dopo il disastro.
Testo inglese disponisbile su www.voxeu.com
Alberto Alesina, Harvard UniversityRichard Baldwin, Graduate Institute, Geneva Tito Boeri, Università Bocconi, MilanoWillem Buiter, London School of Economics Francesco Giavazzi, Università Bocconi, MilanoDaniel Gros, Centre for European Policy Studies Stefano Micossi, AssonimeGuido Tabellini, Università Bocconi, MilanoCharles Wyplosz, Graduate Institute, Geneva Klaus F. Zimmermann, Bonn University
Sottoscrivono:
Marco Arnone, Università Cattolica, MilanoGuido Ascari, Università di PaviaGiorgio Barba Navaretti , Università Statale, MilanoPeter Birch Sorensen, University of CopenhagenAndrea Boitani, Università Cattolica, Milano Guido Bolliger, Olympia Capital ManagementSergio Briguglio, ENEARiccardo Cesari, Università di BolognaDaniele Checchi, Università Statale, MilanoGurdgiev Constantin, Trinity College, Dublin (Adjunct) & NCB StockbrokersTony Curzon Price, openDemocracy.netJean-Pierre Danthine, University of Lausanne and Swiss Finance InstituteFrancesco Daveri, Università di ParmaGiuseppe De Arcangelis Sapienza Università di RomaPaul De Grauwe, Katholieke Universiteit LeuvenDaniela Del Boca, Università di Torino Jacques Delpa, Conseil d’Analyse Economique, ParisMathias Dewatripont, ecares, universite libre de bruxelles and ceprMarco Di Marco, Italian National Statistical InstituteGregory Duncan, University of California-BerkeleyFederico Eisler, Merrill LynchMichael Emerson, CEPSStefano Fassina, già Economist, Internatinal Monetary FundCarlo Favero, Università Bocconi, MilanoFrancesco Ferrante, Università di Cassino Riccardo Fiorentini, Università di VeronaHarry Flam, IIES, Stockholm UniversityElsa Fornero, Università di TorinoMarzio Galeotti, Università Statale, MilanoGillian Garcia, IMF, retired Reijer Groenveld, Abn AmroGregorio Impavido, IMF Patrick Honohan, Trinity College DublinTullio Jappelli, Università Federico II, Napoli Olivier Jeanne, Johns Hopkins University Philip Lane, Trinity College Dublin and CEPRMarco Leonardi, Università Statale, MilanoRiku Leppanen, European CommissionFélix López, EOI Business School, MadridPhilippe Martin, Paris School of EconomicsJacques Melitz, Heriot-Watt University Tommaso Monacelli, Università Bocconi, MilanoAldo Montesano, Università Bocconi, MilanoTommaso Nannicini, Università Bocconi, MilanoLuca Nunziata, Università di PadovaMarco Pagano, Università di Salerno Fausto Panunzi, Università Bocconi, MilanoEugenio Peluso, Università di VeronaAvinash Persaud, Intelligence Capital LimitedIlaria Piemonte, UBI Pramerica SGRMichele Polo, Università BocconiGiorgio Ragazzi Università di BergamoFabio Ranchetti, Università di PisaGianpaolo Rossini, Università di BolognaWolfgang Scherf, Justus-Liebig-Universität GießenEnrico Santarelli, Università di BolognaAlessandro Sciamarelli, European Mortgage FederationTapen Sinha, ITAM, Mexico and University of Nottingham, UKMarko Skreb, Former Croatian National Bank Governor Cedric Tille, Graduate Institute for International and Development StudiesGianni Toniolo, Duke University e LUISS, RomaHarry van Dalen, Tilburg UniversityFrancesco Vella, Università di BolognaGuglielmo Weber, Università di Padova Stephen Yeo, CEPR

Ecco un appello da non sottoscrivere. E soprattutto da meditare riguardo all’ assoluta incapacità analitica e predittiva dell’ “economista medio”, magari anche “spostato a sinistra”.
L’unica parte che condiviamo è quella in cui si parla di affrontare la crisi non in ordine sparso, ma in chiave europea.
Invitiamo perciò i lettori a passare subito all’analisi del paragrafo “Soluzioni” .
La “ ricapitalizzazione del settore bancario, attraverso l’iniezione di fondi pubblici o attraverso la conversione obbligatoria del debito in capitale azionario”, come si cerca di fare negli Stati Uniti, ha un enorme valore psicologico, ma solo se viene condotta a termine rapidamente. E soprattutto, se accompagnata da misure (orrore!) “interventiste”, delle quali, purtroppo, nell’appello non si parla assolutamente. I firmatari si limitano a consigliare genericamente “per prevenire in futuro crisi di questa natura”, la necessità “anche di una regolamentazione a livello europeo dei mercati finanziari e delle istituzioni bancarie”. Pannicelli caldi…
Infine, nella chiusa, si fa riferimento, sempre in modo generico, al ruolo della politica: “Il problema non è la mancanza di idee su come risolvere la crisi. Il problema è la mancanza di volontà politica”. Grazie signori, avete scoperto l’acqua calda… Quanto alle idee ne avete pochine. Perché, in realtà, l’appello non va al di là del solito invito alla cultura della regole, cui la politica dovrebbe farsi portatrice. Il punto è che la situazione non può più essere gestita ricorrendo alle solite chiacchiere sul galateo economico, bla bla bla…
La ricapitalizzazione, invece, andrebbe affiancata, invocando lo “stato di eccezione” in cui chi decide è sovrano, da immediate ispezioni e controlli sulle attività bancarie e borsistiche: vere e proprie sciabolate sulle teste degli speculatori. Che solo così potrebbero capire che esiste ancora una volontà politica. Inoltre andrebbero vietate, sul piano legislativo, le attività finanziarie basate sull’effetto leva (prendo a prestito pochi soldi, e con quei pochi ne muovo tanti in termini di azioni e titoli, influenzando il corso dei mercati, con finalità puramente speculative).

Inoltre, andrebbero subito allentate le briglie del credito, facendo scendere i tassi a livello. Tradotto: il monetarista Trichet va licenziato in tronco. Infine alla manovra creditizia si dovrebbero affiancare politiche di lavori pubblici sul piano europeo, in grado di rilanciare l’economia, ovviamente rispettando l’equilibrio ambientale.
In questo modo si avrebbe una crescita dell’inflazione (da tenere comunque sotto le due cifre, di qui la necessità di accordi tra imprenditori e sindacati a livello nazionale ed europeo, non però penalizzanti per i lavoratori), ma anche una crescita dei consumi (forse leggermente più ridotta del tasso d’inflazione, ma non siamo economisti, non stai a noi dirlo, modesti sociologi…). Due fenomeni sempre preferibili alla recessione. Naturalmente l’inflazione, considerati anche i possibili sviluppi della stessa a livello americano e mondiale, collegati al corso del dollaro, potrebbe influire negativamente in Europa sull’acquisto delle materie prime, e quindi incidere sui costi dei volumi produttivi. Si tratta però di un rischio che deve essere affrontato. Soprattutto se si pensa che l’alternativa è la disoccupazione di massa. Di qui la necessità di creare sul piano nazionale ed europeo una struttura pubblica – si pensi alla vecchia Iri italiana – in grado di assorbire e gestire occupazione.

Concludendo, si potrà uscire dalla crisi europea che si preannuncia all’orizzonte, non con i generici appelli alle regole, basati su una visione superficiale della difesa della liquidità: certo, la liquidità si difende con le “iniezioni di fondi pubblici”, ma la si garantisce, per il futuro, soltanto con interventi strutturali in grado di favorire la ripresa, i consumi e l’occupazione, come quelli qui enumerati. Ovviamente, non disconosciamo il rischio di una politica “inflazionistica”. Un pericolo, ripetiamo, sempre preferibile a quello politicamente e socialmente racchiuso in una crescente disoccupazione di massa.
A questo proposito la posizione mercatista della Marcegaglia sui contratti è suicida per l’intera economia italiana, e oltre… Si spera che Epifani, non capitoli di nuovo, e magari su consiglio di Veltroni.
A proposito, il Tremonti antimercatista che fine ha fatto?

Carlo Gambescia
Fonte: http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com/
Link: http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com/2008/10/un-appello-quello-degli.html
3.10.08

20 Commenti
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LonanHista
LonanHista
3 Ottobre 2008 7:45

nel mio “piccolo” ho provveduto e tra l’altro alla redazione de laVoce,mi hanno censurato il commento che iniziava così:

Vergognatevi, abbiate almeno un pò di dignità.
La maggior parte di voi fino a poco tempo fa lanciava appelli affinché lo stato rimanesse estraneo ai mercati perché questi si sarebbero regolati da soli, e oggi firmate appelli perché i governi, cioè i cittadini con le loro tasse, intervengano per salvare chi a sprezzo delle regole ha speculato creando bolle finanziarie virtuali che valgono 10 volte il Pil globale………………………………………………………………….

—ho poi riscritto un commento al commento ed infine una mail inviata alla redazione de laVoce info.

vi rimando almio blog, e vi invito a sostenermi..anzi riscriviamo, se il mio non è idoneo, un controappello, destinato soprattutto a chi fino a ieri teneva l’agenda economica del governo invitando a seguire l’esempio americano-

MA QUESTA GENTE CHE FACCIA HA? UN Pò DI DIGNITà E COERENZA DOVE CE L’HANNO?

LA SFIGA PIù GROSSA è CHE QUESTI SONO PROFESSORI E DEBBONO FORMARE I RAGAZZI, CIOè COLORO CHE IN FUTURO SARANNO CHIAMATI AD AVERE RESPONSABILITà..

MA CON PROFESSORI DEL GENERE…DIO ABBIA PIETà DI NOI..

per approfondimenti,

http://www.cincinnato1961.splinder.com/

al pezzo dal titolo:

OLTRE LA CRISI(3) appello la Voce.

IVANOE
IVANOE
3 Ottobre 2008 8:39

Si un’altra spendida riflessione e sopratutto equilibrata e saggia. Piano piano stanno venendo fuori gli uomini con le idee sane ( sembra quasi di stare all’inizio dell’epoca illuministica – ed è incredibile riviverla nel 21 secolo !!!). Direi per accellerare la futura la ripresa economica soprattutto nel nostro paese , di intervenire come si suol dire a gamba tesa sul sistema fiscale italiano : colpendo ‘evasione fiscale ( inasprendo le sanzioni penali ) e diminuendo drasticamente l’irpef sia sul lavoro dipendente che su quello autonomo ( si favorirebbero i consumi ). Chiaramente gli enormi proventi dell’evasione fiscale italiana devono essere recuperati rapidamente ( e non come hanno cincischiato senza far nulla gli ultimi 15 governi !!!) in modo di avere soldi per gli investimenti pubblici e soldi per tagliare l’irpef ( esempio fino a 20.000 euro non si pagano tasse e poi aliquota secca per tutti al 22% ). Tetto agli stipendi dei manager ( max 150.000 euro/anno ), tassazione delle rendite come nella UE ( se lo scopo è quello di creare sviluppo se invece lo scopo dei nostri politici è quello di non far crescere il popolo dei peones per gelosia di casta o per paura di erudirli… Leggi tutto »

lino-rossi
lino-rossi
3 Ottobre 2008 9:14

concordo pienamente con Gambescia tranne che nel passaggio dove auspica un drastico abbassamento dei tassi.
piccolo abbassamento si; drastico no.
in alternativa propongo l’innalzamento della riserva obbligatoria, in modo da non trovarci con la bega dell’inflazione, che la soluzione “Gambescia”, a detta di lui stesso, viceversa, presenta.

quando c’è di mezzo giavazzi è impossibile trovare affermazioni pienamente condivisibili. è quello che dice che il liberismo è di sinistra.

nessuno
nessuno
3 Ottobre 2008 9:43

Gli economisti della mutua ragliano!!!
Ma andate a zappare la terra è l’unica cosa che forse potreste fare in maniera decente.
Ancora liberismo ancora libero mercato? Ancora liberi delinquenti.
Mi auguro che le banche falliscano completamente.
Ma quando imparerete che i soldi non possono e non devono generare altri soldi?MAI.
E pensare che il celeberrimo Ferruccio Bortoli è arrivato ad affermare che:”Il denaro non può produrre denaro se dietro non c’è il lavoro”
Detto da lui…….

castigo
castigo
3 Ottobre 2008 10:12

come già scritto in altro post, CHE FALLISCANO!!
ripagheranno con i loro patrimoni personali, delle banche, assicurazioni e società varie che hanno vissuto sfruttando il lavoro altrui, e con quelli dei politici che hanno corrotto per poter arrivare a tanto.
ma come, invocate l’intervento di quello stesso stato che ha reso possibile tutto questo???
e volete salvare i truffatori con quel che resta dei soldi dei truffati?????
ma vergognatevi, fate solo schifo!!!
il sistema collassa?? sarà dura, ma ne ricaveremo una lezione che non dimenticheremo tanto presto, e potremo ricostruire in modo migliore.
ma se lasciamo che socializzino le perdite dopo aver privatizzato lauti profitti, oltre a farci prendere per il culo (e a NON evitare il disastro) metteremo questi porci nelle condizioni di passarla liscia e ricominceranno da capo……

LonanHista
LonanHista
3 Ottobre 2008 11:31

ivanoe, che per caso hai letto il mio blog oppure hai letto commenti di lonanhiista, anonimo italiano chupacabra, giuseppemario, solo, informatore scorretto, nessuno, savonarola etc(nn ricordo più i tanti nick usati).

ovviamente scherzo, sul fatto che tu abbia la mia stessa concezione e certamente non hai bisogno di leggere queste cose da qualche parte:
io lo definisco fare squadra, dove ognuno sta al suo ruolo ed al suo posto e svolge al meglio la sua mansione, inoltre si dovrebbe dare la possibilità di guadagnare di più a chi ne ha bisogno, lavorando di più.

-un giorno ho lavorato per 16 ore continuate..senza staccare! è scoppiato un casino perché avrei commesso un reato.
MA TI RENDI CONTO CHE CAZZO DI LEGGI!

concordo pienamente Ivanoe con quanto affermi, teniamoci in contatto, fatti sentire nel mio blog.

non sai quanto mi fa piacere il fatto che ci siano persone che concepiscano le cose nel mi stesso modo

e magari aiutatemi nel blog…facciamolo diventare una cosa di tutti..un blog di UOMINI DI BUONA VOLONTà!

LonanHista
LonanHista
3 Ottobre 2008 13:01

Ammetto di essere seccato per il fatto che l’elite di questo sito, lino-rossi, bertani etc.mi snobba. Ma non è un problema se consideriamo che Cristo prima di ottenere ragione e considerazione ha dovuto passare quello ha passato ed oltretutto è dovuto anche risorgere.Ed in rapporto a Cristo io sono solo un povero Cristo! E comprendo anche perché sono snobbato, anche dall’admin di comedon, nonostante oramai sia vecchio del sito(tra le prime decine di iscritti). Uso un linguaggio troppo semplice, dico quello che penso e parlo come mangio. Questa crisi è epocale.Non serve ad un cazzo alzare o abbassare i tassi, intervenire o meno sulle banche, anche perché prima bisognerebbe fare come la francia(a proposito notizia ultimora anche la francia dopo l’irlanda è in recessione)costituendo un fondo per venire incontro alle Pmi, a quelle esigenze di credito che le banche oggi sono restie a concedere. Quindi prima di salvare le banche e chi ha speculato comportando effetti negativi che però non ricadono nell’economia reale(si veda lehman brothers) in maniera diretta,ma in modo relativo ovvero con la maggiore difficoltà di accedere al credito, occorre creare, come ha suggerito tremonti(ogni tanto le azzecca)un fondo europeo a sostegno delle imprese e dello sviluppo, ed… Leggi tutto »

LonanHista
LonanHista
3 Ottobre 2008 13:04

Per lino-rossi:
ok, daccordo che mi snobbi, però la mia risposta al tuo commento, leggila anche se la vedi un pò lunghina..poi non ti scoccio più!promesso!

myone
myone
3 Ottobre 2008 13:23

Questa e’ la cacca che galleggia sempre finchè non si è esaurita, distrutta, ed e’ la feccia che piu’ ha responsabilità nel mondo e nei modi della vita. Merde ottuse e cieche, che calpestano persone ingnoranti, trattate come bestie da soma e da somme.

Che finisca in fretta sto sistema, a suon di distruzione, qualunque essa sia. Gente, che per il solo fatto che esistano, ci vorrebbe di diritto e di dovere, la forca, nel momento in cui solo al pensiero di iniziare a fare soldi senza calli, gli passasse per la mente, e nel momento in cui, dopo casa e cibo quotidiano, si volessero allargare in idioti e dementi sistemi, che nemmeno onorano in debiti, a scapito della vita altrui, e creano solo distruzione e auto-annientamento.

I problemi ci sono ma non li risolvono. Le risorse ci sono, ma ci marciano sopra, senza utilizzarle per il bene della vita.

Al rogo, loro e i loro sistemi.

lino-rossi
lino-rossi
3 Ottobre 2008 16:11

caro LonanHista, non mi dispiace leggere i tuoi commenti; a volte però manca proprio il tempo per poterli leggere con concentrazione. la sintesi a mio avviso facilita un po’ tutte le cose. l’ultima volta che ho provato a seguirti mi hai aperto 4-5 argomenti diversi ed alla fine, mettendo troppa carne sul fuoco, ho dovuto rinunciare. ti ringrazio per avermi messo nell’elite del sito, ma penso proprio che ti sei sbagliato. è vero che il mondo anglosassone, dopo circa 400 anni (la sconfitta dell’invincibile armata degli spagnoli – seconda metà del ‘500 – ed il voltafaccia dei “cattolici” francesi alla fine della guerra dei 30 anni – prima metà del ‘600) ha raggiunto il capolinea, ma bisogna stare attenti perchè questi, con la testa che hanno, potrebbero anche ragionare come sansone. vedo che apprezzi le politiche a sostegno della piccola e media impresa e dell’economia reale, senza toni nichilisti. mi fa molto piacere perchè coincide con le mie convinzioni. non sono troppo pessimista sul futuro. nonostante 30 anni di mazzate in testa possiamo ancora rialzarci e competere con gli altri. i russi ed i cinesi saranno con noi sicuramente meno delinquenti di quanto lo sono stati gli angloamericani e poi… Leggi tutto »

lino-rossi
lino-rossi
3 Ottobre 2008 16:22

ho risposto. ciao

materialeresistente
materialeresistente
4 Ottobre 2008 3:46

Riesce tanto difficile scrivere, anche a Gambescia;-), che quello che ci vuole è un pò di sano socialismo in economia?

Cornelia
Cornelia
4 Ottobre 2008 7:34

Sono davvero PENOSI.
Da ieri pomeriggio i commenti dell’appello su lavoce.info sono fermi a 27.
Stanno ricevendo una marea di proteste e non hanno le palle per pubblicarle… spero almeno che li inducano a riflettere.

Tao
Tao
4 Ottobre 2008 10:32

“E vada, Mario, per un po’ di sano socialismo: che non sia però “nazional” né “reale”. Magari un po’ liberale 🙂 Fa pure rima…”

Grazie a tutti coloro che sono intervenuti.
Carlo Gambescia

LonanHista
LonanHista
4 Ottobre 2008 13:54

PMI? Lino, è questa la nostra salvezza! Le Pmi. Chi pensa che fiat o ariston o aziende simili facciano il bene del paese è un idiota, perché non vuole rendersi conto che fiat o ariston o simili costano al paese più dei benefici, perché da sempre privatizzano gli utili e statalizzano le perdite e poi con i patti territoriali in pratica è lo stato a pagare le spese, mentre loro si dividono le cedole. Le PMI invece sono l’asse portante del paese, e se si riflette sul perché come dici tu possiamo farcela- -le pmi, sono “snelle” sanno adattarsi alle evenienze, non sono burocratizzate, riescono a vivere alla giornata, esaudire un ordine in poche ore, perché c’è flessibilità cioè ognuno si adatta a più ruoli. -E SOPRATTUTTO DENTRO LE PMI NON CI SONO I SINDACATI…GLI OPERAI TRATTANO DIRETTAMENTE COL TITOLARE…SONO CONSAPEVOLI CHE L’INTERESSE DELL’UNO COLLIMA CON QUELLO DELL’ALTRO. -a volte, quando c’è lavoro, non ci sono orari, schede e cose prestabilite:soddisfare il cliente viene prima di ogni cosa perché significa che c’è lavoro. -INOLTRE E QUESTA è LA COSA PIù IMPORTANTE INSIEME AL FATTO CHE DENTRO LE PMI NON CI SONO I PARASSITI SINDACALI, il titolare della Pmi, è presente,… Leggi tutto »

lino-rossi
lino-rossi
4 Ottobre 2008 16:23

a parte i toni, concordo. questi sindacati meritano parecchie tirate d’orecchie, ma credo che non si possa fare a meno di varie organizzazioni a tutela dei lavoratori.

sultano96
sultano96
6 Ottobre 2008 3:21

Capisco perchè si lamenta delle sue possibilità monetarie, invece di lavorare passa tutto il suo tempo davanti alla tastiera, non c’è bisogno di particolari capacità divinatorie per prevedere il suo futuro finanziario.

sultano96
sultano96
6 Ottobre 2008 3:27

Lei propone di recuperare alla salute e al benessere un ammalato di cancro in avanzata metastasi offrendogli un brodetto caldo, complimenti!

sultano96
sultano96
6 Ottobre 2008 3:32

Sarei ansioso sapere come ha fatto a lavorare 16 ore continuate se non davanti al monitor?

sultano96
sultano96
6 Ottobre 2008 4:02

@ myone. Per sgombrare il campo da infraintendimenti dichiaro di essere l’unico uomo di destra.
Da come si esprime mi par di capire che lei sia un elettore di S. Berlusconi che è socio al 50% di Mediolanum, in cosa si distingue questa banca dalle altre? Il socio di Silvio era un semplice salariato ragioniere, dopo l’incontro con l’illuminato di Arcore, senza aver calli nelle mani è diventato uno degli uomini più ricchi d’Italia. A danno di chi? Perchè lei condividerà con me che il denaro, come i liquidi, è incomprimibile, si sposta semplicemente di saccoccia.