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Apocalisse Zombie: sarà il nostro futuro?

DI UGO BARDI

cassandralegacy.blogspot.it

Per quelli di noi che si dilettano a studiare i trend a lungo termine, l’aumento del genere cinematografico sugli Zombie è un rompicapo affascinante. Non c’è dubbio che ci sia un trend netto: guardate a questi risultati da Google Ngrams.

Il termine “zombie” era completamente sconosciuto in Inghilterra prima degli anni ’20, poi ha cominciato lentamente a guadagnare attenzione. Negli anni ’70 è esploso, soprattutto dopo il successo del film del 1968 di George Romero “La notte dei morti viventi”. Il termine “zombie” non è stato usato nel film, ma il concetto è diventato rapidamente popolare e ha creato il genere chiamato “apocalisse zombie”. Oggi l’idea si è estesa: riguarda l’improvvisa comparsa di una gran quantità di non-morti che attaccano periferie e centri commerciali alla ricerca di umani vivi da magiare. Sono normalmente il bersaglio dell’attacco di gruppi di persone pesantemente armate ma molto meno numerose che sono sfuggite all’epidemia o a qualunque cosa abbia trasformato le persone in zombie.

Ora, se qualcosa esiste, deve esserci un perché. Allora, perché questa attrazione per gli zombie? Come mai abbiamo creato un genere che non è mai esistito prima nella storia umana della letteratura? Vi immaginate Omero raccontarci che la città di Troia è assediata dagli zombie? Dante Alighieri ha forse trovato zombie nel suo viaggio all’inferno? O Shakespeare ci ha forse raccontato di un Enrico V che combatte gli zombie a Agincourt?

Io credo ci sia una ragione: la letteratura riflette sempre paure e speranze della cultura che la crea; a volte in maniera davvero indiretta e simbolica. E, in questo caso, gli zombie potrebbero riflettere una paura non detta dei nostri tempi, una paura che è presente più che altro nel nostro subconscio: la fame.

Iniziamo con una caratteristica tipica degli zombie: i cerchi neri intorno agli occhi.

Iniziamo con una caratteristica tipica degli zombie: i cerchi neri intorno agli occhi.

Gli zombie dovrebbero essere “non-morti”, cadaveri che in qualche modo tornano a un’apparenza di vita. Ma i cadaveri hanno forse questo genere di occhi? devo ammettere che non ho molta esperienza nelle autopsie (a dire il vero nessuna) ma, da quando vedo dal web, mi sembra raro che i cadaveri abbiano queste borse nere sotto gli occhi, a meno che non abbiano sviluppato lividi prima di morire. E’ vero che un cadavere in decomposizione perde lentamente i tessuti molli e, alla fine, gli occhi scompaiono lasciando solo cavità nere in un teschio mummificato. Ma questo non sembra combaciare con l’aspetto facciale degli zombie così come compare nei film. (Lo so, questa è una ricerca orrida, ma la faccio in nome della scienza).

Invece, per quello che so, gli occhi cerchiati di nero possono essere una caratteristica delle persone malnutrite, spesso come conseguenza dello sviluppo di un edema facciale. Qui, per esempio, la foto di una ragazza Olandese durante la carestia del 1944-1945 in Olanda.

Non è sempre una caratteristica delle persone malnutrite, ma compare abbastanza di frequente.

Un altro esempio è la Grande Carestia in Irlanda iniziata nel 1845. Non abbiamo foto di quei tempi, ma gli artisti che dipingevano gli Irlandesi che morivano di fame, percepivano chiaramente questo dettaglio. Qui, per esempio un’immagine abbastanza famosa di Bridget O’Donnell, una delle vittime della grande carestia. Notate i suoi occhi anneriti

Quindi, abbiamo qualche idea di chi questi zombie potrebbero rappresentare. Sono persone che muoiono di fame. Ed è chiaro che sono affamati. Nei film, sono descritti mentre avanzano inciampando, disperatamente alla ricerca di cibo. Sembrano la rappresentazione perfetta degli effetti di una carestia. Guardate il memoriale della carestia irlandese, a Dublino.

Non sembrano zombie di un film moderno? Si, lo sembrano. Questa non è una mancanza di rispetto per le donne e gli uomini irlandesi che morirono in una delle più grandi tragedie dei tempi moderni. E’ solo per notare come, nella nostra immaginazione, persone reali che muoiono di fame possono essere trasposte in immaginari zombie.

Ora, immaginate che una carestia stia decimando la nostra società, oggi. E’ vero che il mondo non ha visto grandi carestie negli ultimi 40 anni circa, ma ciò non vuol dire che potrebbe tornare di nuovo. Oggi, il nostro sistema commerciale globale è fragile, basato su lunghe catene di fornitura che coinvolgono trasporto marittimo e distribuzione su strada. Il sistema ha bisogno di combustibili fossili a basso costo per funzionare e, più ancora, ha bisogno di un sistema finanziario globale che funziona. Se il cibo viaggia attraverso tutto il mondo, è perché qualcuno paga per questo. Una crisi valutaria farebbe collassare l’intero sistema.Le conseguenze potrebbero essere, ebbene, immaginiamo l’inimmaginabile.

Le persone che vivono nelle aree suburbane non hanno fonti di cibo nei loro negozi. Ora, immaginate che, improvvisamente, e le navi e i camion smettano di girare. Allora, gli scaffali dei supermercati non potrebbero più essere riempiti. Gli abitanti dei sobborghi sarebbero prima sorpresi, poi arrabbiati, quindi disperati e, infine, quando le loro riserve di cibo domestiche fossero finite, affamati. Anche prima di questo, avrebbero finito il carburante delle loro macchine, l’unico mezzo di trasporto a loro disposizione. Ora, supponiamo che le classi dirigenti decidano che è più facile per loro lasciare che i sobborghi muoiano di fame piuttosto che tentare di sfamarli. Supponiamo che decidano di confinare con mura i sobborghi e di istruire l’esercito di sparare a vista a chiunque tenti di fuggire. Chi li costringerebbe a fare diversamente?

 Possiamo immaginare quale sarebbe il risultato. Gli abitanti dei sobborghi diventerebbero persone emaciate, impacciate, affamate che attaccano il vicinato e i centri commerciali alla disperata ricerca di qualcosa da mangiare: qualsiasi cosa. Arriverebbero al cannibalismo? Forse, è probabile addirittura. Alcuni di loro riuscirebbe a mettere le mani su una buona fornitura di armi e munizioni, quindi giocherebbero al re della collina, accaparrandosi la maggior parte del cibo che rimane e fucilando i poveri disgraziati che ancora barcollano per le strade, almeno fino a che non finiscano cibo e armi. Sarebbe l’apocalisse degli zombie, nulla di meno che questo.

 Certo, questo è solo uno scenario. Tuttavia, ritengo sia un’interessante rappresentazione di come funziona la mente umana. In un post precedente, avevo notato che il meme “sovrappopolazione” sia scomparso da cyberspazio in conseguenza di come la gente abbia gradualmente sviluppato una sorta di “anticorpi” a ciò. Il meme zombie sembra collegato allo stesso aspetto, ma è un meme molto più infettante e sta ancora crescendo e diffondendosi nella popolazione mondiale.

 C’è una ragione per il successo del meme zombie. Le catastrofi ridotte a fiction (“è solo un film!”) sono di sicuro meno minacciose di quelle descritte come fosse possibile che accadessero sul serio. Così il concetto di “prepariamoci agli zombie” si sta facendo strada in molte zone. Apparentemente, preparare per un apocalisse zombie è più socialmente e politicamente accettabile che prepararsi alle conseguenze dell’esaurimento delle risorse e dei cambiamenti climatici. Questo è un aspetto curioso della mante umana, ma è il modo in cui funziona. Rende il concetto di “clima fiction” (cli-fi) una attrattiva per generare preparazione ai cambiamenti climatici.

Può essere che il solo modo che ha a nostra mente per riconoscere le catastrofi che stanno arrivando è vederle come una favola. In irlanda, prima della grande carestia, c’era qualche premonizione dell’imminente disastro. Qui quello che il poeta irlandese Clarence Mangan ha scritto nel 1844 circa un “evento” non descritto che si aspettava accadesse in futuro.

Spegni la lampada, e seppellisci la ciotola,

tu dal cuore pieno di fede!

E, come i tuoi veloci anni si affrettano verso la meta

dove le parole se ne sono andate,

usa forza, vigore, anima sul tuo lavoro per espiare

l’ozio e gli errori del passato;

così che al meglio tu possa arrivare ad incontrare da solo

l’Evento e i suoi terrori.

Gli irlandesi avevano avuto una specie di premonizione dell’”evento” che stava arrivando per ucciderli, la grande carestia del 1845, anche se questo non li aveva aiutati molto ad evitarla. Un simile “Evento” sta arrivando anche per noi? Forse è già iniziato.

Ugo Bardi

Fonte: http://cassandralegacy. blogspot.it

Link: http://cassandralegacy. blogspot.it/2017/03/zombie- apocalypse-our-future-for- real.html

20.03.2017

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di GAIA GALASSI

 

Pubblicato da Davide

19 Commenti

  1. Ciò che è in aumento nel cinema è il “nemico” generico, il mostro acefalo, orde di mostri senza un vero perché, senza una strategia. Gli zombi sono semplicemente mostri assassini. Un pericolo generico molto generico. Anche gli alieni che attaccano la terra sono generici , appena accennati, con un fine generico, appena accennato.
    Film di ultima uscita come Life. e La Grande Muraglia raccontano di mostri generici con un fine generico , uccidere uccidere uccidere.

    Un nemico generico un pericolo generico, la semplificazione all’estremo, il minimalismo di trame e sceneggiature fotocopia in cui cambia solo il colore del nemico generico e l’ambientazione che diventa del tutto trascurabile.

    • Veramente l’articolo parla d’altro…giusto così per scrivere qualcosa…. dopo aver letto solo il titolo.

      • o forse non l’hai letto tu, o forse non hai letto il mio commento o forse semplicemente non capisci.
        Boh. ma che ve fumate de prima mattina?

  2. La frase chiave è: ” Il nostro sistema commerciale ha bisogno di un sistema finanziario globale che funzioni.” Chiediamoci chi vuole che le persone abbiano paura diventino impotenti al punto di non saper sviluppare, alcun sistema di autoproduzione alimentare. Chiediamoci altresì chi narra e interpreta quasi tute le visioni future. Magari sono persone pagate, mercenari al soldo di qualcuno. Qualcuno che ha delle priorità celate e forse inconfessabili. Questo è il vero e unico problema della società di oggi, l’assenza di una coscienza sociale che produca una visione del mondo più umana e meno mercenaria.

    • Certo, manca ormai la consapevolezza dell’agire sociale e dei diritti collettivi, al loro posto c’è solo l’enfasi per i diritti individuali, che sono innocui per le elites dominanti, ed assorbono il dibattito pubblico.
      L’autoproduzione alimentare è un concetto scivoloso, più correttamente, se parliamo di coscienza sociale, direi che non c’è nemmeno l’avvio di una lotta per la redistribuzione delle risorse, che vede il 99,99 perdente in assoluto.

      • Interessante le tua analisi… gli zombie siamo noi e i personaggi che si arroccano per salvare la pelle e non condividere le loro proprietà con la massa sono il famoso 1% di ultraricchi, prigionieri delle loro gabbie dorate.

        Film e telefilm di zombie ci fanno schierare con gli avidi ultraricchi, gli unici che possono vivere una vita degna di questo nome. E’ un enorme lavaggio del cervello.

  3. I film e le serie sugli zombie per prepararci ai tempi prossimi venturi di anarchia dovuta a mancanza di risorse. I film sugli alieni (e i racconti, da Wells in poi) per prepararci alla prossima invasione di immigrati.
    I film su Frankenstein (e i libri prima di loro) per prepararci alle manipolazioni genetiche, i libri di Lovecraft per preannunciare… boh? Aspettiamo qualche post illuminante anche su questo.
    Sappiamo che i film di Romero sono una delle massime espressioni di critica e denuncia sociale mai apparse su schermo, tuttora insuperata; tutti sono loro debitori, in primis “Walking Dead” nella sua migliore accezione: la messa in evidenza, cioè, che i ‘mostri’ non sono i non-morti, ma gli esseri umani. Però c’è un limite a tutto, perdiana.
    La realtà è già fin troppo avanti rispetto alla finzione anche senza necessità di forzature simili. Opinione mia, naturalmente.

    • Quoto e aggiungo che in Walking Dead, il pericolo non è rappresentato dagli Zombi ma dagli altri esseri umani.

      • Si, l’ho scritto anch’io nel passaggio sui ‘mostri’. Il vero capolavoro di Romero è stato questo: aver saputo mostrare la verità sull’essere umano rappresentando la sua controparte ‘morta’ come la non-peggiore.

  4. Dell’articolo salverei una considerazione implicita, l’arte è profetica, nelle sue varie espressioni, spesso estrae dal corpo sociale inquietudini e consapevolezze profonde che non sono veicolate in altri modi intellegibili, pur senza esplicitarla esercita una mantica che si rivela con il senno del poi.

    • Fin da ragazza i film in cui apparivano i cosiddetti morti-viventi mi hanno sempre suscitato sonno improvviso e noia assoluta. Bisogna distinguere se l’arte estrae o innesta.

      • Detesto i film di zombie, volevo allargare il discorso; come esempi vicini parlo di autori come J G Ballard, o cose come questa
        brooklynrail.org/2011/09/art/in-case-something-different-happens-in-the-futurejoseph-beuys-and-911

        Beuys all’opera è una visione di un deliriro napoletano della gioventu, molto della sua arte è “profetico” ..

  5. Prima di analizzare i “messaggi” bisogna riflettere su chi sono coloro che li producono ed emettono. http://falsotracciato.blogspot.com.ar/2013/04/sei-societa-ebree-controllano-il-96-dei.html

  6. È morto da poco Sartori, uno dei rarissimi intellettuali, oltre a Bardi, che ha sfidato il tabù della riduzione demografica, cioè la panacea di quasi tutti i mali moderni. Non solo per ambiente, clima, scarsità delle risorse, migrazioni di massa, ma anche per riequilibrare il rapporto di forza tra capitale e lavoro. Ormai l’evidenza ce l’abbiamo ad un centimetro dal naso, ma non riusciamo a parlarne, nessuno ci mette la faccia.

  7. Finiremo tutti fritti….trallallallero, trallallallà….

  8. si però la paura è tanta e si svia quindi da quanto affermato dall’articolo..ossia la fine più o meno pianificata delle risorse..
    quale sarebbe il modo più rapido per ridurre la popolazione se non questa?
    Poi chi dice che la gente affamata si ribellerebbe..
    basta che ci tengano buoni per 1-3 giorni e riescono a farlo coi media basta che dicessero” non vi preoccupate tra 2 giorni torna tutto a posto”
    e dopo rimarremmo tutti senza forze..altro che ribellione…
    immaginando che l’acqua rimanga disponibile(il che non è dappertutto scontato visto che in molte zone funziona con le pompe e quindi a corrente,da me è a caduta quindi almeno quella rimarrebbe!)altrimenti dopo 24ore senz’acqua sei finito…

    ci vorrebbe veramente poco e senza diffondere virus che o non funzionano o sarebbero troppo pericolosi pure per loro..
    coi vaccini non ce la possono fare nè prima tantomeno ora che sono sgamati da molti…

    l’articolo non è affatto banale..poi se uno non vuol affrontare quanto scritto per paura,perchè a moglie e figli e non vuole pensarci,è un altro discorso..

  9. Le risorse non si esauriscono o meglio, con il crescente aumento della popolazione, necessita innovazione tecnologica per l’estrazione di greggio che ovviamente deve aumentare per via della domanda. Ora salvo errori politici come la grande carestia cinese che in 4 anni portò via 45 milioni di persone per fame ( la maggior parte per cannibalismo), il petrolio sta per piccare, ovvero tutti i giacimenti del mondo non riescono a produrre più barili rispetto l’anno precedente, questo comporta serie ripercussioni del prezzo del greggio e sugli alimenti.
    Ragazzi prima o poi la popolazione mondiale deve crollare, siamo in una bolla