Andare, o non andare, a votare? Questo è il dilemma…

Votare astenendosi: l'arma che il sistema non si aspetta.

mi_astengo

Con questo articolo diamo al via ad una serie inerente le prossime elezioni amministrative ed europee previste per l' 8 e 9 giugno prossimi.

Si alterneranno tante voci e posizioni, nella migliore tradizione di CDC, utenti e lettori sono invitati e benvenuti al dibattito: andare, o non andare, a votare? Questo è il dilemma…

Buona lettura.

La Redazione

--
Andare, o non andare, a votare? Questo è il dilemma…
By CptHook

Si avvicina la data delle elezioni europee in un momento decisamente drammatico nella storia del continente e, se per questo, anche della società civile di tutto il mondo.

Nel suo ottimo “Mezzo paese non vota più e rifiuta il regime dei partiti!“ Fabio Bonciani ha espresso con grande passione tutta la preoccupazione che suscita il crescente disamore di gran parte dei cittadini nei confronti dell’esercizio del diritto-dovere fondante della democrazia (quella che Spinoza riteneva “di tutte le forme di governo la più naturale e più consona con la libertà individuale”, tema su cui mi ripropongo di tornare) ed è da qui che voglio provare a mettere ordine nel mio pensiero in proposito.

Come Fabio ci ricorda giustamente, la democrazia è quella forma di governo che riconosce a TUTTI i cittadini (salvo i casi di esclusione previsti dalla Costituzione) il diritto di esprimere la propria volontà, in forma diretta mediante l’istituto del referendum o indiretta mediante l’elezione dei propri rappresentanti. La manifestazione della volontà viene espressa mediante lo strumento del voto.

La Costituzione italiana considera il voto “un dovere civico”; questo vuol dire che, qualora non venga esercitato il diritto di voto, la persona non può essere sanzionata. Penso che possiamo quindi affermare che il voto è considerato un “diritto-dovere” e non un “dovere-diritto” e, a mio parere, è proprio qui che casca il proverbiale asino…

Cito ancora Fabio Bonciani:

Se a questa forma di governo così come definita, viene a mancare il cosiddetto “demos” (il popolo), ripeto, elemento indispensabile per definire tale forma una democrazia, è chiaro che non siamo più in presenza di essa, ma sono stati varcati i confini verso tutt’altre forme di governo di fatto.

Quando è che viene a mancare il "demos"? Ovvio, quando il cittadino rinuncia ad esprimere il proprio punto di vista, la propria scelta, lasciando in bianco la scheda (referendaria o elettorale), cioè “si astiene” in quanto le proposte che la scheda riassume non rispecchiano il suo pensiero. A questo punto ci troviamo di fronte ad una scelta “attiva”, anche se sarebbe preferibile richiedere che la scheda venisse annullata, onde eliminare la non infrequente possibilità di brogli (sic!).

Esiste anche un un’altra forma di astensionismo, che io chiamo “passivo”: non vado affatto a votare. Personalmente trovo questa una forma deteriore di astensionismo, un non impegno, un rifiuto, un “chissenefrega”. È certamente un altro modo, almeno da parte di una persona intellettualmente onesta, di esprimere il proprio dissenso ma non è il modo giusto, perché è fraintendibile, perché non lo esprime in maniera forte e chiara, univoca, perché non consente di capire a fondo il peso reale del dissenso.

In questo senso sarebbe, a mio umile parere, auspicabile l’introduzione in tutte le schede elettorali di un simbolo specifico “Mi astengo” che, se “votato”, rafforzerebbe il concetto che la scheda bianca vuole esprimere e, forse, potrebbe contribuire a ridurre la tentazione di rendere nulla in vari modi la scheda elettorale. Tornerò su questo tema nella parte finale.

Computata in una categoria specifica, la scheda bianca non è però equiparabile al voto “validamente espresso” e se ne tiene conto solo ai fini statistici della partecipazione elettorale. Come tale, viene assimilato ai voti nulli e viene letto come fosse un generico astensionismo, non dissimile dal comportamento di “non voto” di coloro che non vanno a votare. Di fatto, è un voto che tace. (Ester Tanasso - “La rilevanza delle schede bianche nel computo elettorale: il valore del dissenso.”)

Una scheda elettorale che contenesse il simbolo specifico Mi astengo sarebbe invece un voto validamente espresso, con tutte le conseguenze del caso.

È a questo punto che, come dicevo sopra, casca l’asino in quanto entra in ballo, almeno per me, quello che io chiamo il cambio di paradigma: votare è davvero soltanto un diritto-dovere, oppure dovrebbe essere un dovere-diritto?

Cito, dall’interessantissimo “Commento all’art. 48 della Costituzione“ del Professor Massimo Rubechi, associato di Diritto costituzionale all’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo:

“Al giorno d’oggi, la necessità di trovare un punto di equilibrio nella natura duale del voto emerge con ancora maggiore nitidezza, poiché esso si può configurare come un diritto di libertà avente natura funzionale, la cui declinazione ambivalente si può apprezzare mettendo in connessione una sovranità che appartiene al popolo con l’esercizio della stessa nelle forme delineate dalla Costituzione, tra cui la principale è senza dubbio il momento del rinnovo delle assemblee parlamentari per il tramite del voto. In altre parole, la natura del diritto di voto si può cogliere al meglio solo se si colloca il momento elettivo nel contesto del circuito democratico disegnato dall’ordinamento costituzionale, ove appare chiaro che si tratta di un diritto che appartiene al singolo, ma anche, al contempo, di una funzione che il corpo elettorale svolge rispetto al rinnovo degli organi.

una funzione che il corpo elettorale svolge…,

Ecco il primo punto che mi ha colpito profondamente e da qui vorrei tentare una mia personale interpretazione.

Noi elettori (l’elettorato attivo, laddove i candidati costituiscono l’elettorato passivo), tramite l’esercizio di questo diritto, ci troviamo a svolgere una funzione, siamo l’attore principale, è a noi che compete l’onere, la responsabilità dell’azione politica, siamo noi che diamo il mandato a governare), che votando conferiamo ai nostri elegendi il potere/dovere di mettere in atto la nostra volontà, di “agire il nostro volere”. Siamo l’equivalente del consiglio di amministrazione di un’azienda (sia pure con i dirigenti in numero superiore ai lavoratori): come possiamo aspettarci che l’azienda produca se non confermiamo, con la massima chiarezza, la nostra volontà, le nostre direttive?

Ecco la nostra funzione, ecco che cosa, secondo me, sottintende il concetto di elettorato “attivo”, ben al di là della semplice partecipazione al voto; ecco quello che io chiamo il “cambio di paradigma” che è necessario attuare almeno a livello di coscienza: il voto non più diritto-dovere ma bensì dovere-diritto. Consentitemi un mio personalissimo aforisma: “La democrazia è un diritto che nasce dal rispetto di infiniti doveri”.

A questo punto volevo proseguire il tema specifico ma sono costretto ad allontanarmene brevemente per esemplificare, visto l’attuale contesto di frenesia bellica, a che cosa può portare il deviare dai concetti che ho espresso fin qui. Lo farò riportando alcune affermazioni del Professor Michele Marsonet su Italia Oggi del 2 febbraio scorso a proposito dell’astensionismo:

... Quotidiani, mass media, social network e i soliti intellettuali «impegnati» insistono sulla tesi che il voto è un «dovere morale», ragion per cui chi rinuncia a esercitarlo è, ipso facto, un reprobo indegno di vivere in un Paese democratico.

Un diritto, non un dovere- ... Nelle democrazie mature, per esempio Uniti d'America e Regno Unito, l'astensionismo è un fenomeno assai diffuso e non suscita le polemiche che, invece, scoppiano puntualmente da noi. Nelle nazioni anzidette si ritiene, giustamente, che il voto non sia un dovere bensì un diritto che, in quanto tale, può essere esercitato o meno, senza per questo mettere sul banco degli imputati tutti coloro che vi rinunciano.

Nessun dramma se il numero degli astenuti supera quello dei votanti. In America tale situazione si è verificata più volte, senza suscitare pianti e grida di dolore. Il sistema funziona comunque, anche se gran parte dell'elettorato non si reca alle urne, e viene riconosciuto ai cittadini il sacrosanto diritto di disinteressarsi di ciò che fanno i partiti, andando in vacanza o dedicandosi al proprio hobby preferito mentre si svolgono le operazioni elettorali. Si tratta, a mio avviso, di un segno di civiltà e maturità… Il voto è un obbligo solo nei regimi monopartitici e dittatoriali.

Stante quanto da me espresso sopra, ritengo inutile commentare queste affermazioni, se non forse per ipotizzare che siano un utile supporto a chi vuole che la vera democrazia finisca/non si concretizzi. Come minimo sono un invito all’irresponsabilità civile personale e collettiva diffusa, una glorificazione del nascondere la testa sotto la sabbia (senza accorgersi che il culo rimane ben esposto), a mio personale parere un inno al più squallido qualunquismo. Da rabbrividire: “… un segno di civiltà e maturità…” (ma mi faccia il piacere, Professore!).

Fine dell’excursus.

Proseguo con le parole del Professor Rubechi:

Più aspro fu invece il dibattito sul tema dell’obbligatorietà del voto, poiché coinvolse impostazioni ideali ma anche ragioni tattiche che sorreggevano le posizioni dei partiti rispetto alla diversa presunzione di mobilitazione dei rispettivi elettorati. Democrazia cristiana, liberali e monarchici erano, infatti, favorevoli all’introduzione del voto obbligatorio, mentre soprattutto comunisti, repubblicani e socialisti erano contrari, in ragione della maggiore o minore enfasi sulla natura di diritto o di funzione della votazione, ma anche in seguito a considerazioni di convenienza elettorale [8]. La soluzione fu trovata in un compromesso, piuttosto ambiguo, costituito dal riferimento al voto come «dovere civico», il cui contenuto prescrittivo avrebbe dovuto essere determinato dalla legislazione di rango primario.

------------------------------------------------------------------

“[8] Il Partito comunista italiano, in particolare, riteneva che il suo elettorato avesse una maggiore propensione alla mobilitazione, mentre la Democrazia cristiana temeva l’inverso e dunque propendeva per il voto obbligatorio, come mostra la proposta Mortati di introdurre sanzioni pecuniarie in caso di astensione, poi abbandonata. (Cordini G., ‘Il voto obbligatorio’, Roma, Bulzoni, 1988, in particolare pp. 79ss.)

ma anche considerazioni di convenienza elettorale

Serve spiegare questa frase? Spero proprio di no.

Sto vivendo il mio settantacinquesimo anno, sono stato allevato alla scuola de “La disciplina è madre dell’autodisciplina” e ci credo profondamente (anche se spesso sono carente nella seconda, peraltro a volte senza far niente di meglio se non rimproverarmelo). Sono convinto che le leggi vadano osservate per il rispetto ad esse dovuto e non per il timore della punizione conseguente alla violazione, ma è quel timore o, se preferite, la certezza della punizione la disciplina che prepara all’autodisciplina del rispetto. Sono concetti banali, terra-terra ma, tornando alla natura, non possiamo dimenticare che la linea di minor resistenza è anch’essa un fattore di sopravvivenza: rubare a chi lavora è meno faticoso che lavorare, ed è per questo che abbiamo inventato la disciplina della legge che punisce il furto (*).

La democrazia è impegno, è capacità di rinunciare tutti ad un minimo del proprio “particulare” per raggiungere l’utile dello stato, espressione della volontà collettiva [della maggioranza] (**) dei cittadini (e non del volere di questo o quel “Principe”) per il bene collettivo dei cittadini stessi. Ma, come già ribadito ampiamente, l’impegno presume la fatica (cioè andare contro natura) ed è a questo che serve la disciplina: l’impegno a votare, coniugato con la possibilità di esprimere specificamente l’astensione (simbolo Mi astengo) e con l’inserimento di quorum "significativi" per qualsiasi forma di manifestazione elettorale, dovrebbe essere un obbligo per tutto il tempo necessario affinché divenga un chiaro obbligo morale logico, da disciplina divenga autodisciplina. La democrazia deve essere consapevolezza.

Se oggi si tenesse un referendum pro-contro la nostra partecipazione di fatto ad una guerra contro un paese che non ci ha aggredito, ma che ha ogni diritto di considerarci aggressori in quanto:

a) - alleati di un paese (che, apparentemente solo per procura, ha avviato da anni una guerra contro quel paese al fine di mantenere ed aumentare la propria egemonia),

b) - fornitori di armi ad una delle parti in guerra dopo l'inizio di detto conflitto

e i cittadini non avessero a disposizione uno strumento potente ed efficace per manifestare il proprio dissenso ma, piuttosto, fosse avallato “il sacrosanto diritto di disinteressarsi di ciò che fanno i partiti, andando in vacanza o dedicandosi al proprio hobby preferito, di chi sarà la responsabilità di ciò che ne potrà derivare?

Che cosa racconteranno ai propri figli di aver fatto per evitare che venissero privati del proprio futuro? Che siamo andati in vacanza o ci siamo dedicati al nostro hobby preferito? Sarebbe questo un male minore rispetto all’obbligo di impegnarci a difendere il loro futuro andando a votare? Sarebbe questo un obbligo da “regimi monopartitici e dittatoriali”?

Un proverbio giapponese recita:

Il bambù deve piegarsi alla brezza, ma anche la possente quercia si piega al tifone

…, (e se non è un tifone quello che ci sta venendo addosso…).

Arrigo de Angeli (CptHook) per ComeDonChisciotte

A questo punto mi sfilo il cappello di Autore e mi infilo quello di Redattore per la doverosa precisazione:

"Le opinioni espresse nell'articolo non rappresentano necessariamente quelle della Redazione di ComeDonChisciotte"

(*) (senza entrare nel merito dei motivi per cui a volte si delinque, tema che riprenderò se possibile in un prossimo articolo, riagganciandomi a questo)

(**) (tema spinosissimo su cui anche toccherà tornare)

Commenti (159)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Mostra commenti 64 caricati
    1. doutdes 23 aprile 2024

      Intervengo parecchio in ritardo solo per dire che al di là del modo migliore di esprimere dissenso (il supposto partito antisistema, la bianca, l’astensione o altro) credo che la metafora suggerita da Romendaz di “dare l’illusione che il carro trascini i buoi” possa più che mai rinvenirsi nella fattispecie delle elezioni europee.
      Che senso ha, in primis, votare un parlamento totalmente privo di potestà legislativa, nel senso che tale potere è unicamente esercitato dalla Commissione, l’unica tenutaria dell’iniziativa legislativa e del diritto di presentare al Parlamento subordinato le leggi che intende approvare.
      Senza contare che il governo europeo – la Commissione – ha una composizione così disomogenea (un rappresentante per ogni stato membro e quindi con orientamenti politici non affini) da far dubitare che in essa si concretizzi realmente il potere decisionale.
      Ed infatti l’anomalia più grave rispetto alla pretesa democraticità dell’istituzione discende dal fatto che, come recita Wikipedia, la Commissione comprende oltre ai commissari designati dai paesi aderenti all’Unione anche“ l'insieme delle strutture burocratiche che fanno loro riferimento e al personale da esse impiegato. La Commissione europea è infatti strutturata in Direzioni Generali, l'equivalente dei ministeri degli ordinamenti statuali, suddivisi a loro volta in direzioni e queste ultime in unità.”

      E’ palese dunque che comanda l’alta burocrazia che, fatalmente, cura gli interessi (gli ideali non si addicono ai burocrati) delle lobby di potere accampate nei giardini dei palazzi di Bruxelles e Strasburgo, per lo più di stirpe anglosassone e, in minor misura, francesi e tedeschi.
      Al popolo tocca solo di inscenare la democrazia e a queste condizioni è il caso di disertare in massa.

    1. carla 15 aprile 2024

      Il problema è semplicemente matematico, se va il 3% a votare e saranno sicuramente tutti pdofili, quelli ci governeranno per altri 6 anni ribadendo, come ulteriore beffa oltre al danno, la loro incredibile vittoria con una maggioranza schiacciante.
      Dovrò cercare la regione dei paesi dell'est, dove lessi sono andati con quella % del 3-4% a votare, risultato disastroso, ed oggi non sanno a che santo votarsi semplicemente perchè la legge è contro di loro.
      L'alternativa è comunque anche quella che il NWO auspica ancor meglio di vaxxini e WWIII, cioè che ci ammazziamo tra noi togliendo al più presto il disturbo con casse pensioni e c/c liberi e lasciando a loro signori le "mani pulite".

    1. carla 11 aprile 2024

      L'unico valore che riconosco ai "non voto" è l'opzione sorpresa, cioè la possibilità che decidano di andare al voto.
      Penso che con tutte le dichiarazioni che fanno lo sappiano anche gli addetti ai lavori

    1. carla 11 aprile 2024

      Chiederei al Sig.CPTHook di fare un elenco con gli utenti che hanno deciso dichiarandolo di non votare più, anche perchè incitano gli altri a non farlo.
      (Non voglio nemmeno pensare si tratti dei molti trolls affiliati ai PDofili che si scapicollano a votare sempre gli stessi del tanto peggio tanto meglio).
      Almeno quando tutto andrà più o meno a scatafascio chiederemo loro cosa fare perchè chiaramente lo sapranno visto che non avranno fatto nulla prima.

    2. absitiniuriaverbis 11 aprile 2024

      Un pizzico di storia:

      Le liste di proscrizione sono gli elenchi di hostes publici (“nemici dello Stato”) introdotti a Roma nell’82 a.C., quando Lucio Cornelio Silla fu nominato dittatore a tempo indeterminato, dopo la vittoria su Mario.
      Mario e Silla Guerra civile del 88-82 a.C.

      Attraverso il loro impiego, Silla intendeva colpire i propri nemici politici ricorrendo a una misura straordinaria assai più efficace della tradizionale condanna all’esilio. Le persone i cui nomi erano scritti nelle liste di proscrizione potevano infatti essere uccise a vista da qualsiasi cittadino della repubblica, che otteneva in cambio una ricompensa monetaria, e i suoi beni venivano confiscati dallo Stato. Il proscritto veniva inoltre colpito dalla damnatio memoriae, che prevedeva la distruzione di tutti i suoi ritratti, pubblici e privati, e la cancellazione del suo nome da tutte le iscrizioni.

      Dice nulla?
      Le dittature varie quali quella coloniale, sanitaria, greenaria, finanziaria, EUaria, pensiero unicario,...le abbiamo già.

    3. carla 12 aprile 2024

      Vi ringrazio per l'onore, ma credo di non aver mai appartenuto storicamente (escludo tutti i miei antenati del sud del nord e dell'est) a nessuna categoria ed organizzazione che potesse anche lontanamente essere paragonata a dittatori, governanti, tiranni e forse nemmeno commercianti all'ingrosso.
      Le liste di proscrizione, di cui avete tanta paura, sono semplicemente un foglio excel che il giornalista di turno può avere già pronte se si considera che usa i nostri commenti, quando sono interessanti, anche come spunti per nuovi articoli.

    4. absitiniuriaverbis 12 aprile 2024

      Non si tratta di paura. È perché dovrebbe esserlo?

      Si tratta piuttosto di osservare semplicemente che la storia insegna.

      Ma, evidentemente, l'unica cosa che si apprende dalla storia è che nessuno apprende.

    5. CptHook 17 aprile 2024

      quando tutto andrà più o meno a scatafascio

      ... saranno quelli cui brucerà di più il posteriore...

      Carla, permettimi:

      "Fama di lor il mondo esser non lassa,
      misericordia e giustizia li sdegna.
      Non ragioniam di lor, ma guarda e passa."

    1. omega86 10 aprile 2024

      questo sistema politico non è democrazia ma una tecno-plutocrazia retta da inadatti alla vita.
      Legittimare tale sistema è quantomeno criminale.

    1. Gio 10 aprile 2024

      Basta solo il titolo per non perdere tempo a leggere. Ancora ce la meniamo se andare a votare oppure no. Andate andate, come le falene di notte alle luci dei lampioni.

    1. Romendaz 10 aprile 2024

      Facciamo un bell'esempio che dovrebbe essere caro ai lettori di Comedonchisciotte. Siamo 2015 e nel luogo in cui hanno inventato la democrazia (Grecia) si tiene la sua principale manifestazione (un bel referendum).

      Syriza - probabilmente per farsi dire sì con l'aiuto del martellante terrorismo mediatico - chiede alla popolazione se firmare o meno l'accordo capestro con la Troika, il quale significa la predazione totale di quel poco che rimane nel paese. Nonostante la martellante propaganda minacci invasioni di cavallette e scenari post-apocalittici, alla fine la spunta comunque il NO.
      Il resto è storia: pochi giorni dopo - non anni eh, giorni - Tsipras firma ugualmente e la Grecia finisce in uno stato di enorme degrado che qui dovreste conoscere bene (grazie alle traduzioni degli articoli del buon Panagiotis Grigoriou). Un degrado tale da essere riconosciuto persino dagli scribacchini dei padroni del discorso (ricordiamo Fubini e l'occultamento volontario della mortalità infantile in Grecia).

      Tsipras ha rischiato qualcosa? Macché: gode di ottima salute e anzi, ha preso il suo bel gruzzoletto di voti anche nel 2023. E tutto questo in una situazione molto più grave della nostra, in cui i Greci già avevano esperito concretamente nei due anni precedenti cosa avrebbe significato per loro l’accordo.

      Morale della favola: l’unico senso che ha la democrazia elettorale moderna è dare l’illusione che il carro trascini i buoi. Come ebbe a dire Draghi senza particolare diplomazia, affollatevi pure al seggio a votare i vostri partiti di protesta, che tanto c'è il pilota automatico. E il caso greco è un caso limite, in cui accidentalmente il voto non ha dato il risultato richiesto: di norma non si arriva mai a quel punto e, nonostante questo, se ne sono comunque fregati senza conseguenze. Non dovrebbe servire altro per capire che l'urna elettorale non garantisce alcuna sovranità, ma si limita a registrarla; la sovranità vera ce l'ha chi muove soldi, idee e armi.

    1. Cangrande1965 10 aprile 2024

      Chi si reca alle urne, è complice del regime, legittimandolo.
      Consapevole o meno.

      P.s.: truccheranno i dati dell'astensione.
      Sicuramente.

    1. GioCo 9 aprile 2024

      Non esiste nessun "sistema dei partiti". E' una convenzione NON SPENDIBILE che si basa sulla fiducia e che rimane insostenibile perché chi poi si carica di quella responsabilità per un mandato pubblico che carica di aspettative, poi si accorge (se è in buona fede) che non c'è modo di esercitare alcun potere nelle sedi preposte e per i limti consentiti dalla legge se non con le cordate di interessi degli amici degli amici, quindi col COMPROMESSO (=Rospi che gli elettori non gradiranno). Quindi le strade sono due: cerchi di essere sincero e dici ai tuoi elettori che il sistema è TUTTO marcio ed irrecuperabile, col rischio che non ti credano per continuare a illudersi e con il resto dei "colleghi" che ti massacreranno, oppure diventi il sacco da pungiball di "chiunque" (fuori e dentro il "sistema") nella misura in cui cerchi di tenerti "onesto". Alla fine o cedi e te ne vai o vieni corrotto per sopravvivere. Questo è il migliore dei casi ed esclude che ci sia intenionalità, il caso invece più facile. Votare ? Se non si capisce dove viviamo è un buon modo per coltivare illusioni e dormire più tranquilli. Tutto qui.

    2. gix 10 aprile 2024

      Penso che non vi sia alcun italiano che si illude di votare per un sistema dei partiti, inteso come matrice ideale del vivere il gioco della democrazia, ne ora, ne in passato. Il consenso non è mai stato una manifestazione della propria ideologia per la costruzione di un mondo migliore, moralmente ineccepibile. Parli di compromesso, ebbene, il consenso nella politica è compromesso, come nella vita di tutti i giorni, del resto. I milioni di italiani che votavano negli anni 70 la partitocrazia di allora, non lo facevano mica con lo scopo di cercare la purezza ideologica applicata alla politica di tutti i giorni, ma semmai era un tacito accordo per l'appunto di compromesso, con la speranza di ottenere qualcosa in cambio per il proprio orticello. Non vedo perchè questo non possa considerarsi politica, d'altronde il sistema dei partiti, per quanto asservito e controllato dall'esterno, aveva comunque molto da offrire. L'economia mista, lo Stato imprenditore, il mondo del lavoro soggetto al sistema delle raccomandazioni in cambio di fedeltà, può essere moralmente disdicevole, ma di sicuro contribuiva in qualche modo al mantenimento di una comunità basata su reciproco scambio tra le parti.
      Forse, tanto per dire, se ci si abitua all'idea di non votare (a prescindere dalla utilità del voto), si perde anche l'abitudine al compromesso esistenziale.

    3. GioCo 10 aprile 2024

      Se colui che si è dichiarato tuo nemico nonché notoriamente cannibale (l'hai scritto tu che "tutti lo sanno") ti invita a pranzo, ci vai ? E se ci vai, come potrebbero considerarti tutti "gli altri" in cucina ? Si, la politica rimane importante, ma non tanto quanto l'incoscienza... Combattere "con le armi del nemico", non mi pare nemmeno "furbo", figuriamoci Saggio...

    4. gix 10 aprile 2024

      Penso che ormai questo lo abbiamo capito in molti, che stiamo a pranzo con il nemico cannibale. Quello che non abbiamo ancora capito è come fare per sopravvivere, visto che nel sistema ci siamo immersi fino al collo...

    1. Piero 9 aprile 2024

      Votare è inutile
      non votare è inutile

      Buona democrazia a tutti!

    1. oldhunter 9 aprile 2024

      Un mio conoscente trasteverino, romano de Roma perciò, uomo arguto anche se plebeo, andò per la prima volta a votare e mise nel foglio un pezzetto di salame dopo aver scritto "magnateve pure questo". Successivamente non ci andò più... diceva a tutti "ho già dato"...

    1. BrunoWald 9 aprile 2024

      Molte interessanti riflessioni sembrano dimentiche di quello che è il tema di fondo: abbiamo perso la guerra, non solo gli italiani ma l'Europa intera, e chi ci ha conquistati stabilisce le regole e decide chi può o non può governare, e in che modo. Non saranno le nostre matitine a cambiare questa situazione.

      Con ciò il discorso sarebbe chiuso, ma per amor di discussione butterò là un altro paio di spunti.

      Continuiamo ad essere succubi della concezione meccanicistica della società, e dell'idea di "massa" come somma di individui isolati, dei quali quantificare le "opinioni", in base alla superstiziosa credenza per cui la maggioranza avrebbe senz'altro ragione, o comunque il diritto di governare, peraltro delegando la propria presunta volontà a dei cosiddetti rappresentanti.

      Tutte premesse palesemente fallaci, che peraltro hanno vissuto la loro stagione di gloria negli anni '60-'70, derivandone un fallimento epocale. E non poteva essere altrimenti. Sappiamo tutti per esperienza che la qualità è inversamente proporzionale alla quantità, e che la maggior parte di noi è a stento capace di governare la sua vita, figuriamoci quella di milioni di persone.

      Il sistema si regge proprio sul fatto che la maggioranza è composta da persone impreparate e facilmente manipolabili, per cui, coloro che potrebbero emettere un voto consapevole resteranno sempre un'esigua minoranza. In ciò consiste la "democrazia".

      Essa infatti è la formulazione politica della dittatura del denaro, entità inorganica del tutto analoga alla massa. È precisamente per questo che è stata creata, dopo che la nuova elite massonica ebbe distrutto le istituzioni aristocratiche, ma non poteva ancora governare apertamente.

      Siamo ormai prossimi alla fine del ciclo: la tecnologia e i rapporti di forza stabiliti dai conflitti degli ultimi cent'anni consentono all'elite di svuotare lo strumento democratico, ormai superfluo, accingendosi a prendere apertamente il potere, come risulta evidente dalle note agende.

    2. IlContadino 10 aprile 2024

      Secondo me Bruno, te lo dico anche se probabilmente non te ne frega una mazza, ma ogni tanto ho bisogno di esternare, tu sei intelligente, quindi mi viene spontaneo esternare con te, dicevo, secondo me questa storia degli americani che vincono la guerra e si prendono lo scettro in mano è solo e soltanto narrazione.
      È il più grande trucco che ci è stato propinato, uno specchio che riflette la realtà in cui siamo cresciuti, quella che ci hanno insegnato fin da bambini.
      Gli USA sono Il Bluff, il grande Bluff.
      La realtà che ci hanno cucito addosso, quella in cui -lavoro in cambio di denaro, preso a debito- sta in piedi grazie alle narrazioni, continue e costanti, propaganda h24, in tutte le salse, la costante ultima di tutte queste narrazioni sono gli USA, che vengono spacciati per ciò che non sono; gli USA, intesi per come li intendiamo, sono una costruzione mediatica, tutta la loro storia è finzione, dai padri pellegrini fino ai giorni nostri. Serviva il ruolo dell'egemone, lo hanno costruito in quel pezzetto di mondo lì.
      Se ti va prendi in considerazione questo punto di vista, altrimenti ciccia! In ogni modo grazie per avermi ascoltato, mica tutti hanno voglia di ascoltare certe cose;-))

    3. BrunoWald 10 aprile 2024

      Figurati, grazie a te: è sempre un piacere confrontarsi su temi così ostici con persone che ragionano in modo originale.

      Da ragazzo, appassionato di Storia, notavo le contraddizioni delle narrazioni ufficiali, e arrivai a capovolgerne il senso pressoché su tutti i temi. Col tempo cominciai ad accorgermi che neanche questo era forse sufficiente, che l'inganno era molto più vasto e pervasivo di quanto potessi immaginare.

      Per quanto riguarda la storia recente, gli snodi epocali sono marcati da eventi "simbolici" completamente falsi: tra i più celebri troviamo la pandemenza, il 911, l'"allunaggio", e il Dogma intoccabile che ritengo essere la Madre di Tutte le Menzogne su cui si fonda l'ordine attuale. Probabilmente è sempre stato così, ma l'avvento dei media ha segnato una svolta nel modo di abbindolare il gregge.

      So di ignorare troppe cose, per cui mi son fatto le mie opinioni ma non ho punti di vista dogmatici. Riguardo agli USA, probabilmente hai ragione tu: sono stati creati dagli "architetti" per una serie di scopi, e svolta la loro funzione li butteranno via ("USA E GETTA"), se ne osservano già le avvisaglie.

      Scrivendo "chi ci ha conquistati" mi riferivo infatti alla mafia apolide che controlla gli USA, nonché la UE, la Russia e gran parte del mondo islamico, e forse è anch'essa uno strumento del vertice della piramide, di cui sospetto non sappiamo nulla.

    4. IlContadino 11 aprile 2024

      Ho la stessa sensazione riguardo al vertice della piramide.
      Pare ci sia qualcuno che ci governi, così come si governa un gregge, una mandria.
      Chi è non è dato sapere, il perché lo faccia nemmeno. L'unica certezza, ad un occhio minimamente attento, è che i conti non tornano. Quando i conti non tornano, quando ti accorgi d'essere in presenza di un baro hai principalmente due opzioni: o cerchi di smascherare il baro oppure lasci il tavolo.
      Personalmente cerco di partecipare al gioco il meno possibile, volgo le mie attenzioni, le mie energie verso altro. Sento del potenziale in me, cerco di tirarlo fuori, affanchiulo il baro. Anzi, forse, dico grazie al baro, probabilmente mi sta spingendo nella giusta direzione.

    5. ric 11 aprile 2024

      il vero "governo occulto " e' il sistema . Ovvero il metodo di scambio fra forza lavoro e necessita' da soddisfare che ingessano la capacita' di scrollarsi di dosso la piu' grande truffa che attanaglia la societa' ...Mi sembra assurdo come ultimo degli esempi vedere a Torino un sindacato che invoca la costruzione da parte di stellantis ameno 300 mila auto / elettriche ... come se le auto/ nuovi modelli fossero il bene indispensabile
      senza il quale crolla il mondo : forse crollerebbe solo un sistema ....chissa' perche' un lavoratore che costruisce in gruppo 2000 auto al giorno oppure 3000 lavatrici poi ha difficolta' a a comprare a 4 euro al kg gli zucchini...

      E' tutto il sistema che va ribaltato.

    1. absitiniuriaverbis 9 aprile 2024

      * Il voto è un mezzo
      * per raggiungere un fine duplice
      - immediato: ovvero confermare o rinnovare la guida della colonia
      - ultimo: ovvero mettere in pratica le promesse elettorali e fare il volere della cosiddetta maggioranza.

      Essendo il fine ultimo una mera chimera, il mezzo è privato di qualsiasi valore.

      Quindi mi aspetterei un articolo su "può o non puo' la colonia emanciparsi?"

    1. Falcon 120 9 aprile 2024

      Perché andare a votare, per una classe politica che negli ultimi 50/60 anni, ha buttato l'Italia nella melma, da quarta potenza mondiale, siamo dietro agli stati africani, una classe politica che ha preso lo stipendio dalle tasse degli italiani ma che ha privilegiato gli interessi stranieri, diventando complici di un piano criminale mediante farmaci tossici, a rischio di sterminio, e ignorando completamente quali erano le esigenze degli italiani e della nazione. Si potrebbe andare a votare se fra questi ci fosse una metà degna di essere votata, ma se c'era é stata neutralizzata per poter perseguire i loro obiettivi senza intoppi e quindi la massa politica si é omogeneizzata per cui non abbiamo opportunità di scelta, e quindi, ci troviamo di fronte a esonerare la massa politica scegliendo gente nuova preparata politicamente e considerando i lauti stipendi percepiti, incorruttibili non tanto per bisogno, ma per sicura fede di onestà nei confronti di chi ti paga e dato mandato a rappresentarlo. I problemi di una sana politica sono due: onestà e competenza nell'incarico assegnato, quando le sorti di una nazione non vanno, manca una o entrambi le cose, fino a quando non si realizzeranno, chi ha ignorato il popolo e la nazione, va ignorato!!!

    1. warheit 9 aprile 2024

      l'astensionismo è l'unica regola, che vadano a farsi fottere!

    1. sbregaverse 9 aprile 2024

      NO al VOTO !

    2. sbregaverse 9 aprile 2024

      {Di castità}

    3. sbregaverse 9 aprile 2024

      {In pagella meglio il giudizio}

    4. sbregaverse 9 aprile 2024

      { al voto venga, arscizzzz arggggg ahhhh, preferito il pieno}

    5. sbregaverse 9 aprile 2024

      SÌ al VOTO !

    6. sbregaverse 9 aprile 2024

      {inteso come vuoto pneumatico che alberga nel cervello del bannatore/ bannatrice o meglio dal sesso in via di accertamento}

    7. sbregaverse 9 aprile 2024

      {che meraviglia il 《voto pertugio》!}

    8. Nonso 9 aprile 2024

      Basta mettersi d'accordo, sbrega. Non è vero che serva chissà quale grande rivoluzione, se vuoi il voto vai votare, se vuoi il pieno vai a riempire.
      Ma capisco che non sia per tutti accettare l'ora e regolarsi*.

      *regolarsi

    9. sbregaverse 9 aprile 2024

      Se mi banni tuo danno !

    10. Nonso 9 aprile 2024

      Loro danno, l'hanno dichiarato allo sfinimento

    1. ws 9 aprile 2024

      C'è per caso nella "nostra" costituzione qualcosa che reciti " se i votanti non raggiungono il quorum ( 50% , 30% , 10% non importa) le elezioni sono nulle e vanno rifatte "?

      Non mi risulta , quindi "legalmente" gli "eletti" per quanto minimamente votati (s)governeranno.,
      Si ma governerebbero senza "autorità morale" direbbero le "anime belle". Si ma già sappiamo che chi avrà avuto la seggiola dirà "governemo lo stesso " perché "chi tace acconsente".

      Quindi chi volesse comunque dare un segnale di "disaffezione " dovrebbe andare a "votare contro" . Ma non certo con una "scheda bianca" ( che sarebbe poi "crociata in sua vece dagli "scrutatori " ) ma votando casomai il "partito del c...o ".
      Ma questo grave "baco" nel sistema che fa sottoscrivere al " suddito" il volere di chi "comanda davvero" sarà presto risolto con il voto elettronico.

    1. gix 9 aprile 2024

      Dopo il pezzo del capitano e le osservazioni nei commenti, non si può che convenire che ognuno, dal proprio punto di vista, in fondo ha le proprie ragioni, riguardo al voto o all'astensionismo. Guardavo, così a titolo di cronaca, le elezioni del 1976 e vi ritrovo numeri oggi impressionanti: 93,4% di affluenza, la DC 1° partito con 14 milioni e 200.000 voti, il PCI 2° con 12 milioni e 600 mila voti, il PSI 3° con 3 milioni e 540.000 voti; per inciso numeri del genere oggi se li sognano. Il metodo era il proporzionale puro, quello che, a mio modesto parere, è l'unico che in una democrazia "vera", può garantire una partecipazione degna di questo nome: nessuno sbarramento, nessun accordo preelettorale (almeno non vincolante), gli accordi veri si fanno in parlamento e li tutti devono lavorare e farsi il mazzo per trovare le soluzioni. Tornando al punto di vista di ognuno, il fatto è che occorre stabilire con una certa rilevanza se conta di più quello morale-filosofico o quello legale partecipativo, per così dire. Mi pare che Montanelli dicesse che per votare certe volte occorreva turarsi il naso; nel caso per esempio della DC, presunto partito maleodorante, si turavano il naso in 14 milioni, mica pochi, (anche se poi molti non lo ammettevano). Il problema del Quorum: occorrerebbe (come minimo) almeno il 50% più uno dei voti validi, per considerare valide le votazioni, se si volesse riconoscere un giusto valore all'astensionismo, la dove superasse tale limite (se non si volesse spingere il quorum al 50% più uno degli aventi diritto). E' inutile negarlo, con la situazione attuale l'astensionismo non conta granchè, è un atteggiamento più che altro, per l'appunto, morale-filosofico, degno di rispetto, ma con scarsa considerazione di fatto. L' Europa? uno potrebbe dire chisse ne frega se la votassero loro, eppure è proprio li che forse bisognerebbe valutare bene una eventuale partecipazione. Vedendo la questione da un punto di vista "spirituale" per così dire, bisogna ammettere che se la nostra anima ha deciso di scendere dall'iperuranio per incarnarsi in questo bordello, evidentemente dava per scontato che avremmo dovuto rovistare nella spazzatura sporcandoci abbondantemente le mani e dovendo odorare altro che puzze. Se poi questo è necessario per iniziare a capire qualcosa dell'universo e del mondo, questo non lo sappiamo, ma è possibile che sia così.

    2. Arian Van Heisen 9 aprile 2024

      Come si fa a votare per un inganno ?
      la Commissione Eu che è quella che conta viene scelta dall' Alto
      non da Gix che si reca alle urne convinto che il suo rappresentante conti d altra parte a Gix non è bastato il M5S per capirlo..!

    3. gix 9 aprile 2024

      Caro Ariano, sono contento che sei sempre in grado di dare buoni consigli, prenderò atto.

    4. Arian Van Heisen 9 aprile 2024

      il mio Gix non voleva essere un consiglio, ma una sveglia..!
      eheheh....stavolta in ballo vi è una guerra vuoi leggittimarli perchè ti portino in guerra con la Russia ?

    5. oriundo2006 9 aprile 2024

      Giusto perchè votare per un 'sistema' europeo che appena può, cioè quasi sempre, ci è nemico ostile ed intransigente, che non ci dà MAI tregua anche quando siamo costretti ad obbedirne pedantemente e minuziosamente le regole ?
      Chi davvero 'spinge' per la sottomissione totale in quest'epoca maledetta senza averne MAI abbastanza ?
      Il vero nocciolo della questione POLITICA che si fa largo a tentoni oggi è: riusciamo a separare la 'democrazia' dal 'sistema' ? Ci riusciremo mai ?
      Il 'sistema' ci tiene apposta al gabbio, dominando indirettamente ma efficacemente e sopratutto 'a prescindere' ( ricordate la Meloni...) e dentro ad esso, alle sue regole non votate e non scelte da alcuno di noi, la 'democrazia' appare simile alle illusioni dell'antro di Platone nella Repubblica.
      In questo senso, dati questi presupposti, votare o non votare significa solo aderire o meno alle illusioni del sistema e, se possibile, negare o meno il proprio consenso a questo teatro impostoci. Ad Ovest come ad Est.
      Di fatto tutte le autorità del 'sistema' premono per il voto, perchè perpetua l' illusione su cui sono comodamente seduti ma la cosa essenziale è che il sistema non deriva la sua legittimità dal voto, ne prescinde perchè è fondato su di una realtà di fatto: una realtà militare. Oggi è chiarissimo.
      Il sistema qui oggi da noi è il sistema-NATO, che ha 'rivestito' di nuova legittimità le precedenti istituzioni statali 'sovraniste', oggi vuota forma, senza contenuto proprio non 'derivato'.
      La NATO è il nuovo 'sovrano' hobbesiano e schmittiano: ed i sovrani non si eleggono, si riveriscono, si sopportano oppure se possibile si eliminano.
      Dal tenore delle possibili risposte si può capire quanto sia marginale l'affannarsi su queste tematiche senza che vi siano politici che se lo vogliano ovvero opinione pubblica che lo chieda sia pure timidamente.
      Perchè ?
      Perchè il sistema è, il sistema fa, il sistema agisce senza aver bisogno di un consenso 'popolare' e 'democratico' qualsiasi, se non a mero fine di orpello ideologico, cioè mediatico, cioè come fiore all'occhiello: vedete come siamo stati bravi, ci votano pure quei cretini che non hanno capito proprio nulla !
      Accetti tu cittadino che sia così o meno ?
      Questa è la domanda fondamentale, OGGI nell' ignavia dei più e DOMANI in una aperta e benvenuta ribellione.
      La 'gabbia d'acciaio' ci stritola e vuole la guerra, lo dice tutti i giorni proprio in virtù della sua onnipotenza di fronte alla democrazia, ancella derelitta ed inutile, buona solo a rivestire di legittimità questo nuovo sovrano.

    6. gix 9 aprile 2024

      Difficile affermare con certezza che il sistema non abbia bisogno del consenso. Certo, per esistere, nell'immediato, il consenso non è necessario al sistema, che d'altronde forse, se vogliamo, più che altro si basa sul dominio e sul potere finanziario, prima ancora che su quello militare e su quello delle istituzioni. Magari, per dire, in Europa conta di più la BCE che la Commissione con le sue manie green lgbt e altre amenità. Ma il problema è che il sistema non può rimanere immobile, anche se è vissuto di rendita per secoli; deve adeguarsi e cercare sempre di stare almeno un passo avanti ai popoli, se vuole sopravvivere (ne ha di sicuro i mezzi). Perchè è fuori di dubbio che se i popoli, per quanto lenti, raggiungono un livello di consapevolezza tale da mettere a rischio un sistema immobile, questo rischia di essere comunque messo in crisi. Per quanto riguarda l'Europa, paradossalmente ha senso più che altro un voto antisistema, che abbia soprattutto le sue ripercussioni negli stati membri, in modo da costringere a ripensare la gabbia o farla cadere del tutto, anche se in Europa non avrebbe conseguenze immediate..

    7. oriundo2006 9 aprile 2024

      Il sistema oggi lo CREA il 'consenso' attraverso raffinatissime tecniche psico...
      La 'democrazia' è solo un abito da cerimonia, per esibire un bon ton salottiero e ciarliero, tra baci ed abbracci da happy hour, mentre i veri problemi, le vere questioni, le reali situazioni rimangono sullo sfondo e nessuno se ne occupa perchè 'sanno' che 'altri' ci pensa.
      Troppa fatica per le teste di cippa che abbiamo. Chi allora crea ed alimenta questo consenso? Quello che ho detto: è la NATO, insieme al sionismo internazionale, a reggere le fila del sistema, del consenso, dell'apparato mediatico e di tutto il resto, economia e crisi economiche, organigramma degli stati insieme alle risorse da destinarvi, la 'scaletta' dei TG nazionali ed i ridicoli personaggi 'politici' che ci dobbiamo sorbire quotidianamente la cui scelta è LORO, NON NOSTRA.
      E' il famoso pilota automatico.
      Oggi ha indossato i panni suoi consoni: la divisa militare meglio se con la kippà sulla crapa.
      Non accorgersene è davvero imperdonabile.

    8. sbregaverse 10 aprile 2024

      Errare humanum est
      perseverare ovest.

    9. sbregaverse 10 aprile 2024

      ~N.A.T.O.~per uccidere.*
      *Ce l'ha(cela^to)
      nel D.N.A.

    1. Arian Van Heisen 9 aprile 2024

      In questo particolare momento storico è importante mandare un segnale chiaro ai guerrafondai di Bruxelles non recandosi alle urne NO VOTE poi se recarsi per scrivere mi astengo è la stessa differenza che cè tra Zuppa e Panbagnato

    1. paulbressac 9 aprile 2024

      Buon giorno
      “Demos” è «la più piccola unità territoriale presso gli antichi Greci» (treccani.it) Perché si continua a tradurre questa parola con “popolo”? La democrazia di Clistene è prima di tutto una riforma del territorio, dello spazio della città greca. Inoltre nella Grecia del V secolo ac non esiste il concetto di “popolo”; quindi l’autore dell’articolo, che si qualifica anche traduttore, dovrebbe spiegare come è possibile tradurre una parola con un concetto che non è presente nellla struttura significante di cui fa parte.
      Iniziare una discussione modificando il significato di quello che si questiona con un concetto che si pretende “universale” sembra proprio quello che il “raffinatissimo intellettuale comunista” che dirigeva negli anni 40 la sezione italiana della Psychological Warfare Branch inglese definiva «stereotipo brillante», cioè l’uso di parole, o frasi, così intimamente associate a idee, o credenze comunemente accettate, da essere di per sé stesse convincenti, senza che vi sia bisogno dell’apporto dell’informazione, ovvero che si accettano senza sottoporle a un processo ragionativo.
      Grazie per l’attenzione.

    2. absitiniuriaverbis 9 aprile 2024

      Questo è il link che riporta alla definizione originaria di demos ed al suo significato derivato

      https://www.oxfordreference.com/display/10.1093/oi/authority.20110803095709914

      OVERVIEW
      dēmos
      QUICK REFERENCE
      See demes; democracy, athenian. The Greek word means originally ‘district, land’, hence esp. (in Attica and elsewhere) the villages or demes (demoi, pl. of demos) which were the main units of country settlement. From ‘the place where the people live’ the word comes to mean ‘the people’, as in compounds like dēmo‐kratia, ‘people‐power’ or ‘democracy’; demos sometimes means ‘the sovereign people’, sometimes ‘the common people’.

      PANORAMICA
      demos
      RIFERIMENTO RAPIDO

      Vedi demi; democrazia, ateniese. La parola greca significa originariamente “distretto, terra”, quindi spec. (in Attica e altrove) i villaggi o demos (demoi, pl. di demos) che erano le principali unità di insediamento rurale. Da "il luogo in cui vive il popolo" la parola deriva a significare "il popolo", come in composti come dēmo-kratia, "potere popolare" o "democrazia"; demos a volte significa "il popolo sovrano", a volte "la gente comune".

      PS: non è né il primo, né l'unico e nemmeno l'ultimo caso di parole che nel tempo perdono il significato originario.

    3. LuxIgnis 9 aprile 2024

      Dal Dizionario di Storia Treccani:

      (gr. démos) Nell’antica Grecia, designa il popolo, e più specificamente ceto, partito e governo popolare. Il termine indica anche la più piccola unità territoriale presso gli antichi greci, e specie presso gli ioni. Le funzioni dei d. nell’organizzazione sociale ci sono note soprattutto per Atene. I d. attici sono ricordati già nelle leggi di Solone: con gli ordinamenti di Clistene divengono non soltanto la principale divisione territoriale dell’Attica, ma anche il fondamento della costituzione dello Stato. Dopo Clistene, il controllo sui diritti politici dei cittadini passò dalla fratria al d., il che tolse alle famiglie nobili la possibilità di esercitare la loro influenza per l’ammissione o l’esclusione dalla cittadinanza. Tra le funzioni statali del d. era quella di fornire allo Stato i membri della bulè; in ambito municipale, il d. eleggeva i propri magistrati (il demarco e i tesorieri) in un’assemblea annuale. L’importanza delle funzioni statali dei d. attici prese a declinare dalla fine del sec. 5° a.C.

      https://www.treccani.it/enciclopedia/demo_(Dizionario-di-Storia)/#

    4. paulbressac 9 aprile 2024

      Buon giorno
      Ma se la democrazia nasce in un periodo storico nel quale il "popolo" non esite imane il problema di come è possibile tradurre una parola con un concetto che non è presente nellla struttura significante di cui fa parte. E questo né l'oxford né l'autore (che si intitola traduttore) lo spiegano! Mai! Questa definizione dell'Oxford solo conferma quanto l'uso di «stereotipi brillanti» sia comune.
      Grazie per l'attenzione

    5. paulbressac 9 aprile 2024

      PS In greco popolo, da quando esiste questo concetto, si traduce con Ανθρωποι.

    6. Megas Alexandros 9 aprile 2024

      Vivo in Grecia, mia moglie è greca ed i miei figli studiano il greco. Il termine "Demos" in greco antico significa popolo, è la stessa Treccani che tu citi a certificarlo:
      https://www.treccani.it/enciclopedia/demo_%28Dizionario-di-Storia%29/ - Nel greco moderno "Demos" significa "Comune" mentre popolo si dice: Laos - Quello che tu scrivi "Anthropos" non significa popolo ma "persona" - Quindi il termine "democrazia" che proviene dal greco antico significa "governo del popolo" - ed anche questo lo conferma la Treccani. La prossima volta prima di criticare in modo aspro informati meglio. Saluti Megas

    7. REmaggiore 9 aprile 2024

      POPOLO (Treccani)

      Complesso degli individui di uno stesso Paese che, avendo origine, lingua, tradizioni religiose e culturali, istituti, leggi e ordinamenti comuni, sono costituiti in collettività etnica e nazionale. Durante l’Età antica, esso fu identificato innanzitutto nel demos greco: a Micene era l’insieme degli «uomini non schiavi, dediti all’agricoltura e all’allevamento»; in Omero, anche nell’accezione di esercito composto dall’intera comunità; in Solone, Erodoto e Tucidide, il termine individuava non già l’intera popolazione, ma solo la parte più numerosa di essa, esclusa dalla gestione del potere. Tale accezione fu enfatizzata con le riforme introdotte da Clistene ad Atene (508-507 a.C.), con cui si ridusse l’autorità delle tribù gentilizie, legando l’iscrizione a una tribù non più all’appartenenza a una famiglia, bensì al luogo di residenza, al villaggio in cui ciascun cittadino viveva. Il termine demos indicò tale villaggio, che nel nuovo assetto istituzionale assumeva il ruolo di cellula fondamentale della società. Nel 5° sec., sotto Pericle il termine prese a indicare l’assemblea generale della città ma anche la totalità della popolazione che attraverso tale assemblea esercitava la demokratia. Di qui quella sorta di identificazione del demos con la polis, che si diffuse nei secoli successivi. , etc etc

      https://www.treccani.it/enciclopedia/popolo_(Dizionario-di-Storia)/

      ___

      Ανθρωποι è altro.

    8. sbregaverse 9 aprile 2024

      Poi l'antro di Plato ?

    9. Nonso 9 aprile 2024

      Il platiarcantro?

    10. Dico no 9 aprile 2024

      Certo

    11. sbregaverse 10 aprile 2024

      El Pueblo Unido Jamàs Sarà Vencido.

    12. Nonso 10 aprile 2024

      Ma che ne vuoi sapere tu, diconella, della differenza tra
      Il popolo che dettò legge
      e
      Chi legge un detto popolare
      ?

    13. REmaggiore 10 aprile 2024

      Uscendo cambierebbe qualcosa?

    14. Nonso 10 aprile 2024

      REma!!! Uscendo di quanto? Il naso fuori, un giro nei pressi, un viaggio a cavallo, devo prendere la barca, o cos'altro...? A me viene meglio un varco spaziotemporale, sincero

    15. REmaggiore 10 aprile 2024

      Scusa, era per @sbregaverse

    16. REmaggiore 10 aprile 2024

      Comunque nonso

    17. Nonso 10 aprile 2024

      ...🤝

Visualizzati 64 di 159 commenti approvati.