ANALISI ECONOMICA GLOBALE

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

DI ANDREA MENSA

In risposta a Marshall Auerback

L’analisi della situazione globale, non può non tenere conto di alcune considerazioni che interessano la distribuzione della ricchezza, e della fiscalità, all’interno dei singoli paesi. Mano a mano che si allontana il punto di osservazione dalle dinamiche che interessano i singoli individui, cambia la prospettiva, e, se non si tiene conto delle peculiarità nella distribuzione della ricchezza, si arriva a delle conclusioni, non solo errate, ma addirittura fuorvianti, con cariche eversive tutt’altro che simpatiche. Dimenticare poi, che i popoli, non sono un insieme di persone con eguali diritti, possibilità, ricchezza, e obiettivi, può essere non solo pericoloso, ma addirittura controproducente rispetto agli obiettivi posti. Pertanto inizio con una analisi della società, per approdare all’analisi globale della situazione legata all’attuale crisi.

Parto dalla prima considerazione importante, ovvero che la distribuzione della ricchezza e quindi del carico fiscale, nella maggior parte degli stati moderni, è semplicemente oscena e socialmente criminale.È deleterio, dal punto di vista della convivenza civile, che vengano permesse delle forbici tra la disponibilità di risorse (reddito + capitale) tra i più ricchi e i più poveri di milioni di volte. È banale osservare che se la forbice della tassazione va da un minimo del 10% ad un massimo del 50%, i poveri diventeranno sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi. Togliere il 10% a chi ha un reddito di 1.000€/mese significa ridurlo alla fame, pertanto togliergli ogni possibilità di risparmio e quindi di accumulo di ricchezza. Mentre togliere il 50% a chi “guadagna” 100.000€/mese significa che la sua capacità di risparmio è almeno del 50% del restante. Se poi il primo, proprio per la sua estrazione povera, deve anche pagarsi un affitto, mentre il secondo, dopo pochi anni di risparmi può diventare proprietario dell’abitazione in cui abita, questa forbice è destinata ad allargarsi ulteriormente. Ed ho ipotizzato SOLO una forbice di 100 a 1. Notare inoltre che i servizi che lo stato fornisce, dalla sicurezza, alla giustizia ai trasporti, a quanto associato ai trasporti “di lusso” come aeroporti, porti e ancoraggi per barche da diporto, ecc… che sono normalmente in deficit, e quindi pesano sulla fiscalità generale, siano però utilizzati solo da persone relativamente benestanti. Sono quindi ovvie due considerazioni in merito.

La prima è che la fiscalità dovrebbe avere aliquote molto più alte per i redditi più alti, e non solo, ma dovrebbe anche interessare non solo i redditi, ma anche i capitali posseduti, con lo stesso criterio di forte progressività.
La seconda che il controllo della massa monetaria, e quindi della relativa inflazione, andrebbe fatta anche sulla base di CHI si appropria di eventuali risorse immesse dallo stato. E qui mi avvalgo di una considerazione addirittura banale. Denaro che affluisca in chi ha redditi bassi, e quindi sta già facendo sacrifici per la sopravvivenza, aumenterà immediatamente i livelli di spesa e consumo. Denaro che affluisca in chi già abbia elevate possibilità NON aumenterà in alcun modo i consumi, ma tutt’al più i risparmi di tali persone.

Ora è necessaria un’altra considerazione/osservazione. Ovvero a cosa è dovuta la inflazione/svalutazione della moneta. Se consideriamo un sistema in equilibrio economico, ovvero un sistema in cui chi produce beni e servizi ottiene anche risorse tali che gli permette di acquistare tali beni e servizi, ovvero un sistema in cui il denaro destinato all’acquisto dei beni e servizi, considerato nella sua velocità di circolazione, è pari al valore di tali beni e servizi prodotti e consumati nell’unità di tempo, ebbene , tale sistema si manterrà indefinitamente, non generando alcuno squilibrio. Tanto si crea, come valore, tanto si consuma, e questo include pure risparmio e nuovi investimenti, e quindi nuove e aggiornate produzioni.

In tale sistema ideale, la percezione che ha ogni persona del valore del denaro, è legata alla quantità e qualità dei beni che può di volta in volta acquistare. Supponendo che in tale sistema alcune persone acquisiscano maggiori possibilità di spesa, e quindi si procurino una quantità maggiore di beni. Se la produzione resta costante si avrà immediatamente un aumento dei loro prezzi, dovuta alla sopravvenuta scarsità di tali beni. Stessa identica cosa accade se, per cause esterne a tale sistema, i costi e quindi i prezzi di tali beni e servizi, aumentano. Quindi è abbastanza intuibile che, se un aumento di prezzo avviene su beni di comune e diffuso consumo, la percezione del loro aumento sarà proporzionalmente diffusa, mentre se avviene solo su prodotti “di nicchia”, tale percezione sarà limitata ai pochi consumatori. Visto poi, che nel rapporto dialettico tra disponibilità economica degli acquirenti, e prezzi dei beni e servizi, un aumento dei prezzi spingerà a richiedere e ottenere maggiori disponibilità economiche, ecco che si innescherà quella che è definita come spirale inflazionistica, ovvero una serie di fenomeni che si causano a catena in modo circolare. Fenomeno diametralmente opposto accade se diminuiscono le possibilità di spesa degli acquirenti, creando un “ invenduto” che porterà a sconti o diminuzione di prezzi, ma anche di produzioni, con espulsione di forza lavoro che è l’unica componente che può causare un immediato risparmio nella formazione dei prezzi, ma che a sua volta riduce ulteriormente le disponibilità globali per l’acquisto dei beni, in una spirale, questa volta, deflazionistica.

Stesso fenomeno si verifica se gli acquirenti vengono indotti ad un maggiore risparmio, quindi ad una riduzione della parte di reddito destinato ai consumi, cosa che accade normalmente quando venga percepita una “crisi” economica.

La cosa importante, in queste fasi di “squilibrio” è osservare quali categorie di beni e servizi, e quali categorie di persone, sono interessati a tali variazioni. Rispetto ad un computo della inflazione fatto su un campione generale dei beni, considerando il prodotto del prezzo unitario per i quantitativi commercializzati, così che un prodotto di basso prezzo ma elevatissimo consumo, può, nel computo ponderato contare molto più di un prodotto molto costoso ma commercializzato solo su pochi esemplari, quella che è definita l’inflazione percepita, è quella relativa ai beni di più largo e comune consumo, proprio perché essendo percepita dalla stragrande maggioranza delle persone, assume un carattere preponderante rispetto a quella di prodotti più “di nicchia”. Tutto ciò per dire un’altra banalità. La “percezione” sui prezzi, e quindi l’innesco di spirali, è predominante quella sui prodotti di largo e comune consumo, e, quindi proprio perché “largo” interessa essenzialmente le classi più povere, che sono la stragrande maggioranza. E quindi se eventuali variazioni di disponibilità interesseranno le classi più povere, oppure se variazioni dei prezzi interesseranno i beni di largo e comune consumo, si innescheranno immediatamente le spirali conseguenti, mentre se le variazioni interesseranno beni “di nicchia” oppure la classi più ricche, che ne sono i naturali consumatori, difficilmente si innescheranno tali spirali. Di qui la conclusione che, se un governo vuole aumentare l’inflazione, ad esempio per combattere un movimento deflattivo, non sarà sufficiente che generi liquidità, se questa viene intercettata dalle classi abbienti o peggio ancora non esce nemmeno dalle banche, ma sarà necessario che faccia giungere tale liquidità alle classi più povere. Così come un diffuso pessimismo, che induca al risparmio a scapito della spesa, avrà ripercussioni deflazionistiche, tanto quanto un aumento della disoccupazione che riduce proprio i consumi legati addirittura alla sopravvivenza come il cibo. Per verificare quanto sopra, non occorrono né formule matematiche né conoscenze approfondite della materia, ma basta un minimo di spirito di osservazione e di buon senso.

Ed ora passiamo al discorso del debito. Uno stato, come ogni entità economica, ha delle entrate e delle uscite (spese).

Per gestire questo enorme flusso di denaro si compila un bilancio, in modo da avere sotto controllo la situazione economica complessiva. Vi sono due bilanci: uno di competenza e uno di cassa. Questo perché ben difficilmente come si decide una spesa o si stabilisce il diritto ad una entrata, questi si saldano immediatamente. Pagamenti a 30, 60 giorni, o rateizzazioni delle tasse, portano ad avere il movimento di denaro in tempi diversi da quando scaturisce il diritto a tale movimento. Per cui il bilancio di competenza elenca entrate e uscite nel momento che si genera tale diritto, il bilancio di cassa invece riporta i movimenti quando essi fisicamente avvengono.

Il bilancio si chiama così perché deve far equivalere (bilanciare) entrate e uscite. Se le entrate, come molte volte avviene nei bilanci statali, sono inferiori alle uscite, significa che ad un certo punto le risorse dello stato finiranno prima di aver assolto tutti i suoi compiti. Quanto avviene è quindi che lo stato ha bisogno di ulteriori risorse, ma sulla base delle leggi e della sua capacità di riscuotere quanto gli è dovuto, non è in grado di riscuoterne altre. Allora chiede dei prestiti. In cambio di tali prestiti, emette dei certificati che indicano sia la durata del prestito, che l’interesse o premio, che verrà corrisposto per tale prestito. Quanto accade normalmente è che allo scadere dei prestiti, lo stato non solo ha accumulato risorse per pagare il capitale, ma nemmeno l’interesse, e sovente, ha un ulteriore deficit da finanziare. Quindi chiede prestiti per ottemperare a tutte queste necessità, che ovviamente sarà maggiore di quello scaduto. L’accumulo di tali debiti è il debito pubblico. Se è comprensibile che in una “democrazia” i governanti che vengono eletti dal popolo siano incentivati a spendere molto e chiedere poco, è abbastanza naturale.

Ogni cittadino vorrà avere il massimo dei servizi ma pagare il minimo di tasse. Il problema è che se il popolo non fa caso ai bilanci che generano tali governanti, rischia di avere, a fronte di qualche beneficio oggi, un grosso debito da pagare domani. Un popolo intelligente farebbe molta attenzione a tutto ciò, bocciando inesorabilmente quei politici che, pur concedendo qualcosa, caricano il popolo presente e futuro di debiti. Ma c’è molto di più e molto di peggio. Come ho cercato di descrivere all’inizio, il popolo non è una massa uniforme e compatta. Fanno parte del popolo sia i poveri che i ricchi. L’inganno maggiore avviene quando, a fronte di piccoli vantaggi per i poveri, si danno grossi vantaggi ai ricchi indebitando lo stato. Subito sembra di essere arrivati nell’eden, di aver trovato la cornucopia del benessere, per poi accorgersi, quando i debiti salgano oltre un certo limite che non era tutt’oro quel che luccicava. E quando il debito pubblico raggiunge livelli difficili da rifinanziare (ovvero trovare più prestiti di quelli che scadono), ecco che la si mette sul tragico ed iniziano gli appelli retorici a favore del salvataggio della patria. E si chiedono sacrifici A TUTTI, ben sapendo che i vantaggi grossi sono stati storicamente goduti da pochi. Questo fatto genera la richiesta, stupida quanto inconcludente, di far emettere denaro allo stato. Ora, dato che nessuno darebbe il proprio libretto degli assegni in mano a qualcuno che si è coperto e continua a coprirsi di debiti, vi sono alcune ottime ragioni affinché ciò non avvenga. Quando lo stato è un forte debitore, il suo massimo interesse è che si entri in clima di inflazione. Io ottengo oggi del denaro che ha un certo valore e lo rendo un domani quando lo stesso denaro varrà di meno. In termini di valore ci guadagno la differenza. L’interesse del creditore è esattamente l’opposto. Quindi in termini di controllo dell’inflazione, di conservazione del potere d’acquisto, cosa estremamente conveniente per coloro che hanno redditi fissi e comunque difficoltà ad adattare il reddito all’inflazione, conviene che a controllare la massa monetaria sia il creditore ovvero il massimo creditore che è il sistema bancario e non lo stato che, essendo un grosso debitore, avrebbe invece tutto l’interesse a generare inflazione. Inoltre, se fosse lo stato a emettere denaro, si risolverebbe il tutto in una semplice partita di giro, ovvero da una parte spenderebbe denaro “creato”, ma dall’altra aumenterebbe il debito pubblico. Cosa ben diversa se il bilancio dello stato fosse in ATTIVO e non avesse debito pubblico. In tale condizione, il surplus potrebbe esser monetizzato, emettendo denaro rappresentante tale attivo. Ecco allora che sarebbe denaro emesso dallo stato, e non più dato a prestito, in quanto chi lo otterrebbe lo avrebbe già in pagamento di un bene o un servizio, e quindi sarebbe già posseduto all’origine. E per capire ciò occorre capire la distinzione tra denaro con valore intrinseco posseduto e denaro “fiat” ovvero creato dal nulla e imprestato. Il denaro con valore intrinseco, è sempre e solo posseduto. Chi lo detiene ne è sempre il proprietario, a meno che lui, proprietario, decida di concederlo in prestito. Uno scambio, bene contro denaro, è in effetti un baratto, in quanto anche il denaro è un bene, non solo per cosa rappresenta ma per quanto gli viene riconosciuto. Dopo che lo scambio è avvenuto il bene è andato ad uno e il denaro all’altro, nulla è in sospeso. Il tutto si conclude li. Il denaro “fiat” invece innanzitutto è generato a debito, e poi il suo valore è dato unicamente dal fatto che potrà esser scambiato (e quindi accettato in pagamento da qualcun altro) nuovamente contro un bene di tale valore. Dire che è generato a debito, non significa che è un debito. Se voglio costruirmi una casa, e non ho il denaro necessario, chiedo un prestito alla banca. Nel momento in cui la banca crea tale denaro e me lo dà, io ho il denaro e un debito, la banca un credito. Io pago il muratore, l’elettricista, l’idraulico , ecc… che mi fanno la casa. A quel punto io ho la casa, non ho più il denaro, ma ho un debito. Il muratore, l’elettricista , l’idraulico, invece avranno del denaro. Di loro proprietà perché avuto in cambio di una prestazione.
Quindi ora cosa deve accadere ?

Deve accadere che io crei della ricchezza, dei beni, dei servizi, li venda a chi ha denaro, e raccolga il denaro per rimborsare il debito. Darò tale denaro alla banca, cancellerò così il mio debito, la banca distruggerà quel denaro. Innanzitutto dovrebbe risultare chiaro, in questo movimento, che il valore intrinseco del denaro non ha alcuna importanza. Che fossero pezzi di cara colorati, conchiglie, pezzi di legno, visto che comunque devono tornare a chi li ha emessi, non cambia assolutamente nulla. La loro funzione è stata quella di rappresentare un certo valore, con tale valore sono uscite, hanno circolato e permesso degli scambi, sono stati raccolti e quindi resi, sempre rappresentando lo stesso valore. Una volta resi ritornano gli insignificanti pezzi di carta, conchiglie o pezzi di legno in quanto ormai privati del loro valore rappresentato. Capire tutto ciò eviterebbe di dover tornare ogni momento a contestare le solite bufale su signoraggio e affini. Ed ora parliamo di quali sono i parametri da analizzare per capire le probabilità di default sovrani. Innanzitutto i debiti degli stati sono come tutti i debiti, ovvero maggiore è la sicurezza che il creditore rimborsi alla scadenza il debito, minore è l’interesse richiesto. A tale proposito occorre subito ricordare chi è che stabilisce l’affidabilità del creditore.

A livello internazionale sono le società di rating, come ho scritto all’inizio due USA e una inglese. Tali valutazioni dalla tripla A alla tripla B includono molti livelli di affidabilità. L’unico grosso problema essendo Londra un po’ la filiale finanziaria degli USA in Europa, è che praticamente tutte e tre tali società facciano parte dello stesso “blocco” pertanto ci sia da aspettarsi pochissima affidabilità proprio sui rating relativi a entità appartenenti a tale blocco. Se il debito sovrano della Gran Bretagna ha la tripla A e quello Greco la tripla B, non è tanto per i parametri oggettivi dei debiti, disavanzi, condizioni , ecc… ovvero dei parametri economici relativi alle due nazioni, quanto al fatto che la Grecia appartenga all’Europa, anzi, all’area dell’Euro mentre la gran Bretagna al blocco anglosassone cui appartengono le società di rating.
Al proposito, ricordo le famose “salsicce avvelenate”, quei derivati con sottostanti mutui subprime, con etichetta tripla A, per il solo fatto che erano generate negli USA, e vorrei anche ricordare lo sconquasso finanziario che ciò ha causato all’intero mondo finanziario. Dato che a tutt’oggi nessuno ha pagato per tali errori di valutazione, nessuna regola è cambiata, l’unica deduzione logica è che i debiti del mondo anglosassone vengano valutati con occhio e metro diverso dagli altri, e la cosa non abbia ancora trovato una correzione. Stabilito quindi che i debiti non sono già di per sé trattati allo stesso modo, vediamo quali sono gli altri parametri.

Chi detiene i certificati del debito. Faccio una metafora familiare. Mettiamo per ipotesi che un capofamiglia sia uno spendaccione, ma a finanziarlo siano i suoi stessi familiari, la ricattabilità di quella famiglia, da parte di entità esterne sarà nulla, in quanto nessuno, all’esterno della famiglia, potrà mai chieder nulla a nessuno dei suoi membri. Il problema è quindi circoscritto all’area familiare. Fuor di metafora è il caso Giapponese. Debito pubblico del 200% del pil, ma titoli in mano ai giapponesi stessi, che essendo grandi risparmiatori e lavoratori, non solo finanziano il debito del loro stato, ma anche quello dei loro principali partner commerciali. Essi producono, vendono negli USA i quali pagano con titoli del debito pubblico, che i giapponesi acquistano con i loro risparmi. Producono quindi molto, spendono pochissimo e con i loro risparmi finanziano gli acquirenti dei loro prodotti.

Questa è una situazione deflattiva, come ho illustrato sopra, pertanto pur avendo debito pubblico elevato non sono ricattabili dall’estero.

La crisi Greca, è da vedere come una crisi generata nel mondo anglosassone, ma sfruttata dalla Germania per consolidare il suo ruolo in Europa, visto che stava perdendo pure lei la caratteristica di “brava” rispetto ai parametri di Maastricht. Infatti ha sforato pure lei il 3% di deficit e il 60% di debito. Che occorresse una forte svolta nel compilare i bilanci delle nazioni aderenti all’Euro, stava diventando una necessità, anche se nessun governante voleva affrontare il tema del risanamento dopo le spese folli fatte per salvare un sistema finanziario agli sgoccioli. Pertanto, dato che i certificati del debito Greco sono in larga parte detenuti da banche tedesche, olandesi, francesi, quindi tutte interne all’area Euro, ci si trovava nelle stesse condizioni del Giappone, per cosa riguarda il finanziamento del debito, ma non nelle stesse per cosa riguarda le abitudini dei popoli. Se il popolo Giapponese è tendenzialmente un gran risparmiatore, e la difficoltà sta nel fargli spendere un po’ delle risorse guadagnate, per il popolo greco e molti dei PIIGS, il discorso è esattamente l’opposto. Ecco allora che, proprio per non mettere l’Euro in condizioni di ricattabilità da parte del mondo esterno, era necessario uno shock tale da costringere tutti ad una inversione di tendenza. Ed è quanto è stato ottenuto. Se non in questa chiave di lettura, il comportamento della Merkel non avrebbe alcun significato nell’esacerbare prima i pericoli di default sovrano, quando una simile situazione avrebbe coinvolto per prime proprio le banche tedesche, e poi spostare il pericolo sul default dell’intero Euro, per costringere i paesi partecipanti a forti e antisociali manovre correttive.

Ora ovviamente sta ai singoli stati, alle singole fiscalità intervenire in modo opportuno, sotto la minaccia di agitazioni sociali veramente pesanti. Ricordiamoci che il “popolo” non è un insieme uniforme, ma vi sono molti molto ricchi e tantissimi poveri. Sarà compito delle forze sociali, portare il carico del risanamento invece che sui soliti noti, su coloro che possono e dovrebbero finalmente contribuire secondo le loro possibilità. Parlare di sovranità monetaria in questo frangente è decisamente come soffiare sul fuoco della rivolta sociale verso il falso obiettivo. L’utilità di tale “sovranità”, con una moneta nazionale, consiste in un unico vantaggio: poter fare del “quantitative easing” (alleggerimento quantitativo). In cosa consista è già stato spiegato più volte, ma una volta di più non guasta. Per far ciò occorre premettere il meccanismo di assegnazione dei titoli del debito pubblico. Essa avviene normalmente col metodo dell’asta al ribasso. Non mi dilungo sui particolari, ma di esso è importante una cosa: più è alta la richiesta di tali titoli, più si riduce l’interesse che lo stato pagherà su tale prestito. Quindi il “quantitative easing” non è altro che una procedura per cui la banca centrale crea denaro per acquistare tali titoli. Dato che ai fini della stabilità monetaria, essa non può creare per comperare (almeno in modo definitivo), in tali occasioni lo fa “provvisoriamente” partecipando alle aste in cui per varie ragioni (ampiezza dell’offerta, saturazione del mercato, dubbi sull’affidabilità del debitore, ecc….) si abbia il dubbio che la richiesta sia scarsa rispetto all’offerta. Se alla banca centrale verranno assegnati dei titoli, col meccanismo indicato, essa li acquisterà con l’impegno di rimetterli sul mercato il più presto possibile, compatibilmente con la possibilità del mercato di assorbirli senza farne collassare il valore. È chiaramente una misura che dovrebbe essere limitata e occasionale, perché aumenta sproporzionatamente la massa monetaria.

Finanza anglosassone.

Il primo punto riguarda il dollaro. Se esso non rappresentasse la moneta di scambio internazionale per eccellenza, gli USA sarebbero già andati in default da un pezzo. Il fatto che gli scambi internazionali avvengano ancora oggi a più del 60% in dollari, comporta che ogni nazione che voglia comprare qualcosa sul mercato internazionale ha bisogno di dollari. Ed i dollari gli USA non li regalano, non li imprestano, ma li danno in cambio di beni e servizi. Importano beni ed esportano pezzi di carta. E con lo sviluppo dei paesi più poveri, con l’aumento dei loro commerci, essi hanno bisogno di maggiori quantità di dollari di riserva. Basti pensare due particolari: il petrolio si paga in dollari. L’Irak che minacciò di vendere il suo petrolio in Euro (ed è la seconda riserva mondiale di petrolio) è stato invaso, il regime abbattuto, e il suo petrolio è ora sotto il controllo degli USA, tutto con le false motivazioni delle armi di distruzione di massa, mai esistite, e l’appartenenza a regimi collaterali ad Al Qaeda, quando invece per ragioni sia politiche che religiose ne erano agli antipodi. Quindi lo sviluppo di economie emergenti rappresentano per gli USA, una occasione estremamente favorevole di distribuire al mondo ancora un po’ di dollari. L’altra considerazione, valida sia per il dollaro che per la sterlina, oltre al fatto già menzionato di avere nei loro “domini” le società di rating, è di avere un modo un po’ particolare di compilare i loro bilanci. Ovvero non tenendo conto di quanto andrebbe conteggiato in un bilancio “consolidato” ovvero contenendo anche i rapporti di quelle entità di cui direttamente o anche parzialmente sono responsabili.
Se la California, che da sola rappresenta una entità economica paragonabile all’Italia, è praticamente alla bancarotta, e paga i propri dipendenti residui, dopo averne licenziati buona parte, con delle cambiali ( gli I owe you), ed i titoli del suo debito sono in mani straniere che si rifiutano di rifinanziarla, tale debito dovrebbe rientrare nel debito complessivo. Se tale operazione si facesse, il debito globale supererebbe di gran lunga il 200% e se si sommasse anche i debiti privati si arriverebbe alla cifra astronomica del 370%.

A differenza dell’Italia, il cui debito pubblico è in mano per il 47% a italiani, che possiedono anche un altro 30% di debito di paesi stranieri (che globalmente compensano quello nazionale, lasciando un circa 20% di tale debito in mani straniere), il risparmio USA rappresenta appena un 8% del pil, che significa che tutto il resto è in mani straniere. Per la sterlina, oltre al gran debito, al deficit colossale, bisogna tener presente che è supportato da una moneta che rappresenta una economia inferiore alla sola Germania, con una provabilissima elevata instabilità politica data dall’innaturale alleanza di governo, e quindi da una elevatissima probabilità di diventare l’obiettivo prossimo venturo della speculazione. Con ciò termino, per ora, l’esposizione di tutte le ragioni per cui ritengo l’articolo di Marshall Auerback almeno incompleto, se non addirittura fuorviante.

Andrea Mensa (Libero pensatore ed analista)
27.05.2010

VEDI ANCHE: GLI USA NON SONO LA GRECIA

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Tonguessy
Tonguessy
27 Maggio 2010 , 1:25 1:25

Amensa sostiene a tutti i costi la bontà del consumo, e a tal fine (non so se esplicitamente o meno) si richiama al modello fordista: pagare bene i dipendenti che così possono consumare di più con conseguente aumento della produzione. Vorrei solo ricordare che questo modello non è l’unico ed i suoi detrattori (S.Latouche per nominarne uno) ci ricordano quali sia stato il devastante impatto ambientale di queste politiche economiche. L’umanità se l’è cavata egregiamente per tantissimi millenni senza modelli di sviluppo economici vari, fordisti o altro. Se vogliamo uscire dal degrado attuale (nella speranza di non avere oltrepassato il punto di non ritorno) bisogna rivedere il significato che vogliamo dare al nostro futuro. Produrre di più è davvero una necessità? Credo invece sia interesse della grandissima maggioranza delle persone l’avere accesso a risorse alimentari, non a consumi maggiori; vivere un ambiente che non sia sempre più pericoloso a causa degli inquinamenti che lo sviluppo economico comporta; avere una rete di relazioni che possa essere di sostegno per quei singoli/gruppi in difficoltà, perchè può succedere anche a noi, e perchè da questo (e NON dal livello di consumi) si giudica la civiltà di una società. E così via. Purtroppo ho… Leggi tutto »

drummer
drummer
27 Maggio 2010 , 2:00 2:00

Il caro Andrea Mensa, all’inizio del suo scritto, ci descrive abbastanza chiaramente il modello “fordista” richiamato giustamente dal “collega” Tonguessy. E fin quì si può, almeno parzialmente condividere, dico parzialmente perchè evidentemente tale modello che prevede una crescita INFINITA, nel lungo periodo non può reggere per il semplice motivo che le risorse del Pianeta SONO LIMITATE. Quando però si getta nell’analisi del Debito la faccenda comincia da subito a puzzare di bruciato visto che non fa nemmeno un minimo accenno alla Sovranità Monetaria ed alle conseguenze evidentissime che la perdita di tale requisito ha comportato per gli stati. A tal proposito gli consiglierei di andarsi a leggere qualcosa (in rete si trova moltissimo) sulla situazione attuale del North Dakota e magari anche qualche articolo del Prof. Maurice Allais (premio nobel per l’economia 1987). Non guasterebbe nemmeno una riflessione sul libro di Ellen Brown “The Web of Debt” o meglio ancora le esposizioni del Democratico USA Lyndon Larouche (Movisol.org) che spiega chiaramente come avere una Banca Nazionale che emetta crediti sovrani all’economia reale a bassissimi tassi di interesse per investimenti in infrastrutture possa generare posti di lavoro senza creare inflazione. Infine qualche domandina al nostro esperto: – Come mai, anche con… Leggi tutto »

drummer
drummer
27 Maggio 2010 , 2:21 2:21

Questa affermazione poi è da manuale:
“Quindi in termini di controllo dell’inflazione, di conservazione del potere d’acquisto, cosa estremamente conveniente per coloro che hanno redditi fissi e comunque difficoltà ad adattare il reddito all’inflazione, conviene che a controllare la massa monetaria sia il creditore ovvero il massimo creditore che è il sistema bancario”…..

E difatti i risultati sono sotto gli occhi di tutti….

Credo che non valga la pena di perdere altro tempo….

amensa
amensa
27 Maggio 2010 , 2:44 2:44

se hai “letto” questa intenzione, o non sono stato chiaro, o hai frainteso.
io credo di non aver dato alcuna valutazione moralistica in merito.
se mi chiedi se sono o no favorevole al consumismo la mia risposta è sicuramente negativa.
io cerco di presentare cosa è oggi, non cosa vorrei.
quindi , che piaccia o no, questa è la realtà attuale. sui cambiamenti eventualmente da proporre, soprattutto fattibili, si potreebbe aprire invece un ben più ampio discorso.

amensa
amensa
27 Maggio 2010 , 2:46 2:46

anche a te replico che quanto presento NON rappresenta ciò che desidero, ma ciò che è oggi.
come ho replicato al post sopra, i desiderata sono ben diversi.

amensa
amensa
27 Maggio 2010 , 2:47 2:47

se invece pèerdi un po più di tempo, capirai anche che non è il risultato che nego rispetto alle voci comuni, è la causa!

Tonguessy
Tonguessy
27 Maggio 2010 , 2:55 2:55

Non sei favorevole al consumismo ma descrivi il modello giapponese come virtuoso ed il fordismo del “tanto si crea, come valore, tanto si consuma, e questo include pure risparmio e nuovi investimenti, e quindi nuove e aggiornate produzioni” un “sistema ideale?
Ma chi credi di prendere in giro?

alinaf
alinaf
27 Maggio 2010 , 4:48 4:48

Possiamo fare tutte le analisi che si vogliono, perchè no.
Fino a quando però non ci mettiamo in testa che il denaro è gestito in regime di monopolio possiamo farne quante ne vogliamo ma non serviranno a niente perchè non avremo mai la possibilità di cambiare le cose nella loro sostanza.
Per quanto riguarda il discorso della tassazione : a chi conviene che sia iniqua e che continui ad esserlo sempre di più, a chi conviene lasciare che si diffonda senza sosta corruzione e malaffare? Qualche analisi qui:
http://www.youtube.com/watch?v=ziLYCjbJs0s&feature=PlayList&p=1D07A654BE87AC21&playnext_from=PL&index=0
Saluti.

AlbertoConti
AlbertoConti
27 Maggio 2010 , 5:03 5:03

……………. “Darò tale denaro alla banca, cancellerò così il mio debito, la banca distruggerà quel denaro” ………………… Caro amensa, questo è il ragionamento dei negazionisti del signoraggio secondario, che negano la portata devastante di questa antica e consolidata prassi dei gestori del denaro per costruirsi fortune immeritate. Certo che quel denaro originariamente costruito dal nulla scompare dalla circolazione (al saldo conclusivo del prestito), ma non scompare affatto una pari somma fatta di interessi maturati nel frattempo! Praticamente una qualsiasi banca di questo sistema ad ogni mutuo erogato si assicura un pari capitale aggiunto, lucrato nel periodo di durata del mutuo (e garantito contrattualmente fin dal primo istante). Questo è un fatto, non un’opinione. Ma c’è di più, ed anche questo è un fatto di per sè evidente. Il gestore unico del denaro scritturale (sistema bancario nella funzione notarile di contabile degli scambi monetari sul mercato) non si limita al semplice compito di gestore asettico e super partes, ma anzi fa di mestiere (la parte per lui più interessante del proprio mestiere) quello di “impiegare” il denaro contabilizzato nelle sue casse per operazioni finanziarie delle quali lucra il rendimento, ovviamente cercando continuamente di massimizzarlo, non importa come (finanziando produzioni e traffici… Leggi tutto »

AlbertoConti
AlbertoConti
27 Maggio 2010 , 5:49 5:49

……………….. “Se tale operazione si facesse, il debito globale supererebbe di gran lunga il 200%” ………………………. Ieri sera su RAI3 la “brava” Giovanna Botteri da N.York ha mostrato una tabella pubblicata dai giornali USA nella quale si riportavano in ordine decrescente i debiti pubblici dei vari paesi. L’Italia, col suo 115% del PIL, figurava al secondo posto dopo un paese terzomondista da record. Niente Giappone, ne UK, ma c’era anche anche la colonnina degli USA, giusto come termine di paragone, con una percentuale ridicola, vado a memoria, attorno al 40%! Se i boccaloni americani si bevono queste balle ciclopiche possiamo stare certi che la loro politica economica continuerà tal quale verso la catastrofe. Il guaio è che nemmeno i giornalisti di RAI3 hanno fatto una piega, ne sprecato un commento sulla veridicità di questi dati. Figuriamoci gli altri canali! In queste condizioni di ignoranza coatta sui dati di base non c’è storia, l’opinione pubblica presenterà sempre un encefalogramma piatto!

Tonguessy
Tonguessy
27 Maggio 2010 , 6:02 6:02

“Figuriamoci gli altri canali!”
Per canali intendi scolo?
Per scolo intendi sifilide?
Per sifilide intendi morte per demenza?
Allora sì, è tutto vero ed ecco spiegato l’encefalogramma piatto.

AlbertoConti
AlbertoConti
27 Maggio 2010 , 6:12 6:12

……………. “Quindi il “quantitative easing” non è altro che una procedura per cui la banca centrale crea denaro per acquistare tali titoli. Dato che ai fini della stabilità monetaria, essa non può creare per comperare (almeno in modo definitivo), in tali occasioni lo fa “provvisoriamente” partecipando alle aste in cui per varie ragioni (ampiezza dell’offerta, saturazione del mercato, dubbi sull’affidabilità del debitore, ecc….) si abbia il dubbio che la richiesta sia scarsa rispetto all’offerta. Se alla banca centrale verranno assegnati dei titoli, col meccanismo indicato, essa li acquisterà con l’impegno di rimetterli sul mercato il più presto possibile, compatibilmente con la possibilità del mercato di assorbirli senza farne collassare il valore. È chiaramente una misura che dovrebbe essere limitata e occasionale, perché aumenta sproporzionatamente la massa monetaria. Finanza anglosassone.” ……………………………… Qui descrivi la produzione di nuovo denaro da parte del sovrano monetario BC in soccorso di un produttore giuridicamente improprio, lo Stato, costretto a indebitarsi ulteriormente per rifinanziare un debito complessivo evidentemente eccessivo e insostenibile dal “mercato”. Ma è proprio nelle crisi che si scoprono le carte, e le considerazioni sulla “temporaneità” del fenomeno lasciano il tempo che trovano. La domanda allora è: chi è veramente il “prestatore di ultima… Leggi tutto »

Truman
27 Maggio 2010 , 6:26 6:26

Articolo inconcludente ed in contrasto con le intenzioni dichiarate. Rileggo con attenzione l’articolo di Auerback, dove non è difficile individuare il punto centrale, gli USA hanno una propria valuta ed una propria banca centrale (la Federal Reserve), essi con le parole di Auerback, sono emettitori sovrani di valuta, contrariamente a Grecia o ogni altra nazione dell’Eurozona. Non riesco a trovare nessuna risposta di Mensa, a questa considerazione, egli preferisce divagare su altri temi. Faccio notare che l’importanza di mantenere l’emissione di denaro all’interno dello Stato, tramite una propria Banca Centrale, era anche affermata dal compianto Sbancor (appena trovo la frase testuale la fornisco). Detto questo, Mensa si concentra invece sul discorso se lo Stato possa emettere moneta direttamente o si debba affidare alle banche, tema questo che non ritrovo in Auerback. Mensa qui ripete uno dei suoi mantra: la richiesta, stupida quanto inconcludente, di far emettere denaro allo stato. Ora, dato che nessuno darebbe il proprio libretto degli assegni in mano a qualcuno che si è coperto e continua a coprirsi di debiti, vi sono alcune ottime ragioni affinché ciò non avvenga. Insomma, secondo Mensa, lo Stato non sarebbe affidabile perchè si riempie di debiti, al contrario delle banche. Qui,… Leggi tutto »

Tonguessy
Tonguessy
27 Maggio 2010 , 6:36 6:36

“Bisogna creare quindi un ente di certificazione europeo indipendente.”
Esattamente. Il problema sta tutto nel convincere le elites della NYSE a cedere l’authority della classifica dei meritevoli. Chi pensi ci possa riuscire?

Truman
27 Maggio 2010 , 8:01 8:01

Veramente io non parlavo di convincere. Io parlavo di creare un’authority europea e di proibire agli USA di interferire con l’Europa. Le società quotate a Wall Street non devono poter operare in Europa.
Se si creano problemi bisogna buttare fiumi di dollari sul mercato. Ricordando sempre che è guerra, non mercato.

amensa
amensa
27 Maggio 2010 , 8:55 8:55

proprio nessuno.
se vuoi avanzare delle critiched fallo pure, ma almeno cerca di capire cosa ti si dice.
prova ad indicare dove io indichi qualcosa come buono, giusto, ideale, o comunque positivo.
non lo troverai. certo che se poi tu interpreti a modo tuo, su questo non posso farci nulla.

amensa
amensa
27 Maggio 2010 , 9:10 9:10

quel denaro circola fino a che tizio non deve rendere il mutuo. vedi che nel tuo esempio semplice semplice fai un errore? devo sottolineartelo in rosso ? che le riserve frazionarie, presso la stessa banca o con la circolazione attraverso banche diverse, attivino una “leva” finanziaria, non mi pare di averlo mai negato. anzi, se cerchi nei miei scritti feci anche un conto, presupponendo un certo tasso e una certa leva. cosa non capisco invece è cosa vuoi dimostrare. che le banche ciguadagnano ? e chi l’ha mai negato! ma io so che le banche hanno anche delle spese, come tutti i fornitori di servizi. è eccessivo il loro guadagno ? è un anno che lo sostengo, da quando ho cominciato a postare, solo che mi si legge solo cosa si vuol leggere di ciò che posto. è dall’inizio che insisto sul fatto che tra tutte le stupidaggini che vengono scritte, l’unica cosa vera, che si dovrebbe combattere veramente è l’entità dei tassi. io non ho nuylla in contrario sul fatto ch ele banche, che forniscono comunque un servizio, abbiano il loro tornaconto, ma una cosa è un guadagno equo, ed un’altra è il depredare la società. mi sono spiegato… Leggi tutto »

amensa
amensa
27 Maggio 2010 , 9:15 9:15

non so chi abbia alimentato la botteri, o cosa si sia fumata, o cosa volesse indicare, ma dai uno sguardo al post di follieri, due 3d prima, li trovi tutti i numeri che vuoi, e combaciano con i miei.

AlbertoConti
AlbertoConti
27 Maggio 2010 , 9:16 9:16

Dice Auerbach: “Coscientemente o no, i mercati stanno dimostrando di distinguere tra Paesi che usano una valuta (e che subiscono un vincolo finanziario esterno) e quelle nazioni che non hanno vincoli nelle capacità di spesa poiché sono creatori di valuta. In questo contesto, che gli Usa abbiano la riserva valutaria è una considerazione irrilevante. Il criterio per distinguere resta utilizzatori contro creatori. Gli Stati dell’eurozona fanno parte del primo gruppo; Canada, Australia, Regno Unito, Giappone e Usa fanno parte del secondo.” La domanda che allora pongo è: tutta qui la questione della sovranità monetaria? E’ da considerare sovrana quella nazione che non ha vincoli di spesa, poichè è creatrice di valuta? Non mi risulta proprio, ne questo criterio ne quello di amensa dell’analisi proprietaria del debito pubblico, distinguendo tra titolari (portaqtori) patriottici (interni) e titolari speculatori (esterni) dei corrispondenti certificati di debito pubblico. Certamente sono tutte considerazioni interessanti e utili per capire le logiche di mercato (la psicologia della fiducia), ma non spiegano l’enorme differenza sostanziale tra popolo sovrano della propria moneta e popolo succube di interessi monetari-finanziari particolari, interni o esterni o misti non fa differenza. Non cambierebbe un fico secco di niente se da domani la BCE fosse… Leggi tutto »

amensa
amensa
27 Maggio 2010 , 9:22 9:22

trovi da qualche parte una mia approvazione al “quantitative easing” ?
se la trovi fammelo sapere, perchè io non la vedo.
quando affermo che è attivato per abbassare i rendimenti dei titoli, riporto ne più ne meno le affermazioni “ufficiali”.
ma se pensi che per me sia una pratica corretta sbagli di grosso !
secondo me è cosa fà chi è alla canna del gas !
è l’anticamera del default !
ti basta o devo anche fare un disegnino per farti capire che non l’approvo ?
essa dovrebbe essere usata al massimo “una tantum” insituazioni eccezionali di scadenze contemporanee di elevati ammontare di titoli a durate diverse.
punto e basta. situazione che dovrebbe presentarsi una volta ogni tot anni.
ora lo stanno facendo praticamente in continuazione da circa due anni, senza scaricare mai sul mercato quanto acquisito.
e tipare che io sia favorevole a simili politiche?

guido
guido
27 Maggio 2010 , 9:40 9:40

Mensa ha ragione: la guerra è una cosa troppo seria per farla fare ai militari, e così l’economia non deve essere in mano alla miserevole classe politica.

E’ bene che ci sia una vera Autorità Superiore che guidi i destini del mondo e dia ordini ai governi, dei semplici kapò ma eletti dagli schiavi il giorno della Festa del Voto.

Peccato solo che la attuale oligarchia dominante sia costituita una banda di criminali contro l’umanità.
Saluti.

AlbertoConti
AlbertoConti
27 Maggio 2010 , 9:59 9:59

Invece di fare disegnini esplicativi leggi meglio il mio commento. Le tue intenzioni in questo caso non sono per nulla oggetto di attenzione, ne di interpretazione personalistica. Capisco la tua coda di paglia, ma riservala per altri commenti (altrui o anche miei su altre questioni)

amensa
amensa
27 Maggio 2010 , 10:14 10:14

Rispondo a Truman La tesi sostenuta da Auerback è proprio quella riportata involontariamente subito sotto, ovvero quegli stati che hanno “sovranità monetaria” come gli USA non vanno in crisi, quelli che non ce l’hanno, come la Grecia, si. Questa è una affermazione non solo errata, ma non dimostrabile, soprattutto sulla base degli ultimi eventi. Ciò che hanno fatto gli USA, ovvero correggere una crisi, innescandone un’altra maggiore, agendo sempre e solo sull’aumento della massa monetaria, hanno potuto farlo solo ed esclusivamente perché erano gli USA, con i loro dollari, moneta di interscambio mondiale. Già quella della new economy era la copertura della precedente, e quella dell’immobiliare, quella innescata dalla “soluzione” di quella della new economy. Ora , queste crisi, create e “risolte” come sono state risolte, hanno creato la premessa per il crollo finale del sistema. E in questo la “sovranità monetaria” non c’entra proprio un accidente, perché queste crisi sono state create creando “bolle”. Le “bolle” si creano quando un eccesso di denaro confluiscono in un unico settore economico, e non creano inflazione in generale, se tale denaro supplementare iniettato nel mercato resta confinato in quel settore economico. E questo è quanto mi pare di aver descritto. E mi… Leggi tutto »

amensa
amensa
27 Maggio 2010 , 10:27 10:27

forse tu sei troppo giovane per aver vissuto gli ultimi anni ’50.
vennero emesse monete da 550 lire d’argento, e nel 1960 la benzina scese da 120lire/lito a 100 lire /litro.
vennero anchestampate mbanconote da 500 lire dello stato italiano (non della banca d’italia) sai?.
e sai quel era la differenza , lo stato non aveva debiti !
aveva bilanci in pareggio e , mi pare anche un anno in attivo.
poi i politici hanno iniziatola politica dell’indebitamento, ma poco per volta… la botta venne data con la nazionalizzazione dell’energia elettrica, e poi forse la storia la conosci anche tu.
uno stato con bilancioin attivo, e senza debiti, potrebbe tranquillamente stampare denaro e metterlko in circolazione. come ? usandolo anche per pagare i propri dipendenti.
lo facesse con bilancio in pareggio o addiruittura in deficit, da una parte immetterebbe denaro “del popolo” newl mercato, dall’altra siindebiterebbe per pareggiare il passivo.
quindi il “popolo” da unaparte avrebbe denaro suo, e dall’altra il debito.
ti pare una bella soluzione ?
a me sembra soltanto stupida.

amensa
amensa
27 Maggio 2010 , 10:35 10:35

una cosa sono invece d’accordo con Truman.
visto che gli USA stanno tentando (e riuscendo) per l’ennesima volta a scaricare i loro irresponsabili giochi imperialistici sul resto del mondo (parlo non solo delle loro guerre, ma soprattutto della loro tendenza alla prevaricazione commerciale/economica), e a far pagare agli altri le loro spese astronomiche ed il loro non meritato stile di vita, sarebbe bellissimo poter buttare a mare dollaro, USA e tutta la loro prosopopea.
un bell’idovinello, da un milione di dollari è :”perchè non lo si fà”.?
ecco forse oltre a ciò che piacerebbe, bisognerebbe realisticamente guardare a cosa si PUO’ fare.
altrimenti sono solo belle fantasie con le quali trastullarsi nei momenti di sconforto..

amensa
amensa
27 Maggio 2010 , 10:38 10:38

beh… forse hai ragione… a furia di leggere critiche, vedevo tutto nero.

21
21
27 Maggio 2010 , 10:48 10:48

W… chi? W… cosa? W… quando? W… dove? W… perché? Le mitiche 5W di manageriale formazione nel privato e prima ancora di procedura USA Infantry FM 7-8, memoria della formazione militare… (sana quadra nostalgia). Nooo ti prego, perchè accennare ancora alla parola signoraggio (rif. Conti), ancorchè del tipo secondario, nooo; si salvi chi può. Si scherza… ma anche no (si veda nei forum) 😉 L’introduzione prometteva anche bene, ma poi… che ardua impresa portare a compimento la lettura per intero; ci sono spunti validi, ma tanti argomenti dalle logiche trite e ritrite. Rimane la/una sensazione forte di un’esposizione in stile “ripeto ciò che ho appreso e memorizzato per l’interrogazione”, autocertificante nelle deduzioni e nelle sue considerazioni. Trattasi in sintesi di una sciorinata di nozioni analogie e constatazioni un po troppo assiomatiche, spesso prive d’approfontimento, ancorchè esse sono corrette o pure condivisibili. Alias “le so tutte” non funziona, perchè è un po’ come nel caso de “gli amici di tutti”, che sono amici di nessuno; così è similmente per colui il quale si propone come un tuttologo. Le sperequazioni tra ricchi e poveri, intesi qui come più abbienti o meno, sono per lo più originate da eccesso di variabilità nella valorizzazione… Leggi tutto »

amensa
amensa
27 Maggio 2010 , 10:54 10:54

un’ultima cosa vorrei dire. io per principio rifiuto tutte le etichette. non per superbia ma semplicemete per il fatto che difficilmente sono applicabili. darmi del fordista perchè sostengo che stiamo precipitando in una macelleria sociale, che, oltre a far danni non risolve i problemi ? ma sapete cos’è il fordismo? in quale contesto è nato ? operai che conducevano una vita dignitosa (per quell’epoca) incentivati ad acquistare un bene di lusso come una automobile ? giustissima l’osservazione del Ford, relativa al fatto che se voleva costruire e vendere tante automobili doveva mettere i suoi operai in grado di acquistarle. esattamente l’opposto di quanto sta avvenendo oggi, in cui una california attiva l’unicoaiuto sociale, aprendo posteggi enormi forniti di servizi, per ospitare quelle famiglie che, dopo aver perso la casa vivono in auto ? oppure gli USA che hanno visto ssalire in modo esponenziale l’assegnazione dei food stamp ? o anch esolo la città di milano, dove la caritas denuncia un quadruplicamento dei frequentatori delle sue mense, con partecipazione anche dipersone chelavorano,ma guadagnano così poco da non potersi permettere due pasti giornalieri? allora, signori, dire che classi così malmesse non sono degne di un paese civile, diventa fordismo ? nel fordismo… Leggi tutto »

amensa
amensa
27 Maggio 2010 , 11:36 11:36

Ancora per Truman
La traccia seguita, visto che non è stata capita, è la seguente.
Chi è il “popolo” visto che lo si chiama sempre a rimediare agli errori dei governanti.
Perché non basta creare denaro per combattere la deflazione.
Perché il debito pubblico è solo conseguenza di cattiva amministrazione (da parte del governo)
Perché uno stato spendaccione non è meglio del sistema bancario.
Perché la crisi greca è diventata crisi dell’euro.
Unico vantaggio della “sovranità monetaria” ovvero il “quantitative easing”
Situazione USA.
Differenza con il Giappone
Differenza dell’Italia dalla Grecia.
Azzardo di una previsione.

Riconosco quindi che la contestazione a “la crisi è figlia della perdita della sovranità monetaria” è stata presa forse un po’ troppo alla “larga” ma per prevenire le inevitabili contestazioni, non motivate, ad una trattazione che avesse focalizzato SOLO su tale assunto.
L’illustrare il funzionamento di alcuni meccanismi, non è stato fatto nella visione di ritenerli l’ottimo, ma soltanto l’esistente, e soprattutto sottolineare una volta ancora, la tendenza a colpevolizzare di tutti i mali l’obiettivo sbagliato.

amensa
amensa
27 Maggio 2010 , 11:40 11:40

non credo di aver sostenuto unacosa simile.
non credo in “guide superiori”
io credo invece che occorrerebbe maggior impegno da parte di tutti per concentrarsi sulla conoscenza di quanto realmente serve.
e usare il cervello e smetterla con gli atti di fede.

AlbertoConti
AlbertoConti
27 Maggio 2010 , 12:47 12:47

Purtroppo (per me) mi ricordo bene le monete d’argento da 500 lire, anche la serie con le bandiere del veliero girate dalla parte sbagliata, andate subito a ruba tra i collezionisti. Ma lasciamo l’amarcord per un’altra volta, magari in condizioni di spirito migliori. Oggi ogni nuovo euro “prodotto dallo Stato” corrisponde a un certificato di debito gravato da interesse, destinato ad essere rinnovato a scadenza a tassi fluttuanti, secondo che aria tira (ricordo che nel conteggio di M3 ci finiscono anche i titoli di Stato a breve). Se invece lo Stato stampasse direttamente banconote al posto della BC, queste non avrebbero alcun interesse passivo come optional. A questo punto che le metta al passivo di bilancio o ne ignori la contabilizzazione non mi fa ne caldo ne freddo; comunque lo Stato non mi chiederebbe tasse aggiuntive per pagarci sopra gli interessi. E la responsabilizzazione dei governi di turno ne beneficerebbe enormemente, essendo loro ritenuti i diretti responsabili dell’eventuale inflazione. Oggi, alla faccia della “copertura di bilancio” a fronte di ogni nuova legge, aumentano il debito pubblico di 90 miliardi nell’ultimo anno, mentre pierino-tremonti si vanta dei tagli orizzontali per “tenere i conti in ordine”, e stiamo vedendo con quali conseguenze.

AlbertoConti
AlbertoConti
27 Maggio 2010 , 13:26 13:26

Lucrare interessi su denaro inventato dal nulla sarebbe un reato grave per chiunque, tranne che per le banche, che vanno in Svizzera (Basilea) a farsi le loro leggi, peggio di berlusconi quando vuole evitare la galera. Questa la dimensione giuridica della truffa. Ma gli effetti distorsivi sull’economia sono ancora più gravi, con “effetti collaterali” che sfuggono da ogni controllo, o meglio che distruggono ogni controllo, una volta che il capitale rubato alla società (che lo produce) si fa potere dominante su ogni altro potere, politico in primis. Comunque mi sa che ancora non hai capito il meccanismo di base, altrimenti non ne sottovaluteresti gli effetti. Il denaro creato dal nulla, all’atto dell’erogazione del mutuo bancario, si aggiunge alla massa già circolante da subito, per tutto il tempo fino alla restituzione del prestito, e sono tanti anni. Ma cos’accade dopo la completa restituzione? Che la banca si ritrova in cassa due malloppi dello stesso ordine di grandezza: uno a copertura dei crediti della clientela (che non è il mutuatario originale) e l’altro come capitale proprio, fatto di interessi, commissioni, spese addebitate a terzi. Se anche calcolassimo in vent’anni la durata media di un mutuo, questo significa che le banche commerciali (dedicate… Leggi tutto »

stefanodandrea
stefanodandrea
27 Maggio 2010 , 14:14 14:14

Caro Amensa, io credo che la riserva frazionaria sia necessaria e ho spiegato le mie ragioni ad Alberto su un altro forum. Tuttavia, non è vero che si deve contestare soltanto il tasso di interesse. Se, infatti, introduciamo un obiettivo e passiamo da come stanno le cose a come vorremmo che stessero e quindi vogliamo evitare o quasi escludere il credito al consumo e in generale vogliamo limitare, per rendere le banche più solide, il rapporto tra prestiti e depositi, dobbiamo innalzare la riserva frazionaria. Ciò significa che le banche (che nel mio disegno dovrebbero esseree totalmente separate dalle banche d’affari) dovranno riuscire a guadagnare prestando meno volte il denaro depositato rispetto a quanto avviene ora. Con due conseguenze: 1) le banche devono licenziare, e in generale devono ridurre le spese (saranno luoghi meno accoglienti, meno luminosi, le fiiali non saranno collocate nel centro della città, ecc.). 2) Le banche dovranno ALZARE il tasso di interesse. Per quanto riguarda il finanziamento dei consumi non vi è alcun problema: se, a causa dei tassi eccessivi, cessassero tutti i consumi a debito o se parte di essi fossero finanziati con il denaro ricavato da un altro lavoro (se si sceglie, per esempio,… Leggi tutto »

anonimomatremendo
anonimomatremendo
27 Maggio 2010 , 14:29 14:29

Veramente Amensa piú che la bontá del consumo sostiene,come quasi tutti del resto,la bontá di fondo del modo di produzione capitalista ,il quale andrebbe solo correto un po qua e un po lá,adattandosi di volta in volta alle situazioni,andando a tentoni per prove ed errori e aggiustando man mano il tiro.Darwinianamente,come gli animali.Una volta , quando si chiamavano le cose con il loro nome , tale politica si definiva “riformismo”.Oggi “realpolitik”.

La bancarotta di tale politica é sotto gli occhi di tutti,eppure continuano come se nulla fosse,come se il sistema stesse evoluzionando progressivamente e gradualmente verso condozioni piú umane e sociali e non invece ,come é evidente ormai anche agli orbi ,verso soluzioni di tipo “catastrofico”.

Tonguessy
Tonguessy
27 Maggio 2010 , 14:42 14:42

A leggere soltanto le tue frasi viene fuori che il Giappone è uno stato virtuoso. Confermi questa lettura? Cit. ” Producono quindi molto, spendono pochissimo e con i loro risparmi finanziano gli acquirenti dei loro prodotti…pertanto pur avendo debito pubblico elevato non sono ricattabili dall’estero. “
Gran figata considerare solo questi momenti economici senza considerare le tensioni che ho descritto. Cosa c’entra tutto questo con il più alto tasso MONDIALE di suicidi sommato al più basso tasso MONDIALE di natalità? Continuare ad accusarmi di fraintendere mentre stai dando lezioni ex cathedra mi sembra veramente troppo. Considerare VIRTUOSO uno stato di depressi e suicidi è quanto di meglio l’intellighentzia made in bocconi sappia fare? Le nostre finanze sono in mano a queste persone? Complimenti per la trasmissione!

Tonguessy
Tonguessy
27 Maggio 2010 , 15:10 15:10

Ma scusa, la produzione senza consumo cosa sarebbe in un sistema capitalista? Il peggiore degli incubi capitalisti: la deflazione, ovvero magazzini che si riempino di merci invendute che per la legge della domanda/offerta devono essere vendute sottocosto. Capitali che se ne vanno, addio plusvalore.

Quella di amensa è una tecnica strausata: siccome non si riesce più a essere credibili con il dogma primario si diventa pressanti sulle conseguenze dirette ed indirette. Si paventa il terrore della fine della società, cultura, vita così come noi la conosciamo da una parte e si sostiene la bontà di quelle società che invece sono riuscite comunque a galleggiare.
Traduco: se i giapponesi sono riusciti a sostenere la loro economia indebitatissima, perchè non possiamo farlo anche noi? Basta scavalcarli nella classifica dei suicidi, delle nascite e dei vecchi che vendono fiori agli angoli delle strade e si può fare.
Insomma tutto tranne prendere in mano il forcone e scendere in piazza per rincorrere economisti, banchieri e agenti di borsa, ovvero i veri responsabili di questo disastro.

Tonguessy
Tonguessy
27 Maggio 2010 , 15:15 15:15

Se vuoi veramente la guerra devi solo esautorare l’imperatore di turno e farti gli affari tuoi. Si sposta solo lo scenario ma non la domanda: chi pensi ci possa riuscire?

stefanodandrea
stefanodandrea
27 Maggio 2010 , 15:49 15:49

E qui sta l’errore. In guerra, come nella vita, non si ottengono risultati senza sacrifici. Quando, perciò, ci chiediamo che cosa si può fare, come fa Mensa, per sottrarci al dominio statunitense, dobbiamo precisare: se siamo disposti a troncare i rapoorti diplomatici con gli Usa; o a cacciare i loro militari dall’ Europa; o a chiudere le televisioni e le comunicazioni da oltteoceano; o a tassare enormemente i film americani; o a riservare il 90 per cento delle sale a film non americani; o a rischiare una guerra civile, o comunque una lunga guerra commerciale, eventualmente con impoverimento generale (nostro e loro), ecc. ecc. Ma qui entrano i concetti di violenza, di sacrificio, di guerra, di separazione; tutti concetti che la parte migliore della società italiana a rimosso con buonismo e ipocrisia, finendo per non essere più la migliore (pur credendosi più “buona”)

anonimomatremendo
anonimomatremendo
27 Maggio 2010 , 16:26 16:26

Ovviamente.

amensa
amensa
27 Maggio 2010 , 23:18 23:18

Per Truman Ho riflettuto attentamente su quanto da lei scritto a proposito, e sono giunto alla semplice conclusione che lei non ha visto il collegamento con lo scritto di Auerback per la semplice ragione che non ha capito il mio, ossessionato com’è da alcuni pregiudizi. Auerback sostiene in sintesi che la crisi sta colpendo gli stati “senza sovranità monetaria” mentre risprmiua quelli che ce l’hanno. Forse sarebbe stato sufficiente mostrarle le vere ragioni per cui USA e Giappone, gli esempi riportati, sono “anomali”, ma questo non avrebbe spiegato il perché invece della crisi. La crisi, iniziata ben prima del 2007, e semplicemente oscurata con “cure” che ricoprivano un problema generandone uno maggiore (vedi le varie “bolle” create e scoppiate dagli anni ’90 in poi), è stata genere rata proprio in quegli stati che , per la loro legislazione, hanno banche centrali che possono supportare il tesoro. Il nocciolo della questione è semplicemente il debito pubblico, anzi l’eccesso generalizzato di debito. Storicamente, tale eccesso veniva coperto proprio stampando denaro (vedi “sovranità monetaria”) e immettendolo nel mercato. Questo denaro causava svalutazione ( inflazione secondo il significato comune della parola), la svalutazione della moneta causava una diminuzione del debito in termini reali, e… Leggi tutto »

Truman
28 Maggio 2010 , 5:08 5:08

Dice Mensa: gli USA stanno tentando (e riuscendo) per l’ennesima volta a scaricare i loro irresponsabili giochi imperialistici sul resto del mondo. E qui siamo secondo me al punto centrale. Perchè la discussione sulla opportunità di mantenere la sovranità monetaria tramite una propria banca centrale è importante, ma è ancora più importante capire che stiamo giocando ad un gioco dove le carte sono truccate e chi dà le carte è un baro. Quasi tutto quello che ci raccontano di economia va bene per noi ma non per il padrone. Noi non possiamo fare debiti, loro si. Noi non possiamo vivere con un tenore di vita al di sopra di ciò che produciamo, loro si. Quando si gioca ad un tavolo dove tutti barano, non serve rispettare pedissequamente le regole imposte dai bari. Se si può, si tagliano le mani ai bari. In alternativa si abbandona il tavolo. Se nemmeno si può abbandonare il tavolo, bisogna limitare i danni. Ad un tavolo di bari il primo modo per cominciare a limitare i danni è mettersi a barare. E’ quello che ha fatto la Grecia, presentando carte false all’Europa. Ed è quello che dovrebbe continuare a fare la Grecia: a) dichiarare default;… Leggi tutto »

Tonguessy
Tonguessy
28 Maggio 2010 , 9:02 9:02

se hai “letto” questa intenzione, o non sono stato chiaro, o hai frainteso. certo che se poi tu interpreti a modo tuo, su questo non posso farci nulla. vedi che nel tuo esempio semplice semplice fai un errore? devo sottolineartelo in rosso ? mi si legge solo cosa si vuol leggere di ciò che posto. La traccia seguita, visto che non è stata capita, è la seguente… sono giunto alla semplice conclusione che lei non ha visto il collegamento con lo scritto di Auerback per la semplice ragione che non ha capito il mio, ossessionato com’è da alcuni pregiudizi. Sarebbe interessante il parere di uno psichiatra su queste frasi, ognuna delle quali è diretta ad una diversa persona. La conclusione che ne traggo (non essendo psichiatra) è che se tutti ti danno contro probabilmente c’è un qualche problema di comunicazione: mi pare impossibile che la stragrande maggioranza di utenti siano così poco accorti da fraintendere totalmente il senso dello scritto di amensa. Non siamo in un forum di modellismo a parlare di ontologia, siamo su CDC che, per tradizione, ha allenato i propri lettori a snocciolare articoli di macroeconomia. E Cipolla ci rassicura: gli idioti sono equamente distribuiti, non sono… Leggi tutto »

TizianoS
TizianoS
28 Maggio 2010 , 11:26 11:26

A me personalmente l’analisi di Andrea Mensa sembra nel complesso corretta, alcune affermazioni sono del resto facilmente riscontrabili, come la seguente:

“L’Irak che minacciò di vendere il suo petrolio in Euro (ed è la seconda riserva mondiale di petrolio) è stato invaso, il regime abbattuto, e il suo petrolio è ora sotto il controllo degli USA, tutto con le false motivazioni delle armi di distruzione di massa, mai esistite….”

amensa
amensa
29 Maggio 2010 , 4:55 4:55

mia mogli è psichiatra, per cuiil parere ce l’ho gratis e giornalmente. la ragione per cui “tutti” qui su CDC non approvano o fraintendono, si riduce poi a una decina di persone. il fatto che l’avversione a quanto sostengo sia così forte, da parte degli oppositori, e qui sarebbe interessante fare una analisi del perchè, su ragionamenti banali essi continuino sulla loro linea indefessi,( senza confutare ne le premesse ne tantomeno il ragionamento, ma solo il risultato e sulla base in un non ben chiaro motivo), ed in modo molte volte anche sgarbato, offensivo al limite della violenza verbale, limita molte persone ad esprimere la loro opinione invece favorevole, spingendole invece a mandarmele sulla mia posta o addirittura via e-mail. mi creda, di attestazioni di consenso e stima ne raccolgo parecchie, pertanto , per me, il bilancio resta positivo. ma poi, non è nemmeno questo che mi interessa. non avendo “sposato” alcuna scuola economica, quanto sostengo è frutto solo dell’esperienza accumulata, avendo vissuto, per lavoro, anche all’interno delle maggiori banche italiane. è questo fatto che mi permette di conoscere i meccanismi reali con i quali opera tale mondo, ed è questo che mi fà più rabbia, che si insista su… Leggi tutto »

Tonguessy
Tonguessy
29 Maggio 2010 , 7:43 7:43

…ragionamenti banali essi continuino sulla loro linea indefessi,( senza confutare ne le premesse ne tantomeno il ragionamento, ma solo il risultato e sulla base in un non ben chiaro motivo).

Sul significato di banalità chieda lumi alla moglie psichiatra. Qualora ne sapesse di antipsichiatria (o solo di etnoantropologia) la risposta potrebbe spiazzarla. E’ banale mettere nero su bianco che la società nipponica, quantunque virtuosa economicamente, è un disastro ecologico e sociale?
Dire poi che queste mie dichiarazione (suffragate da una montagna di dati ambientali, dalle baleniere ai suicidi) non offrano nessun “ben chiaro motivo” la qualificano come puro debunker.
Non vedo altro, se non le vecchie buone intenzioni con cui sono lastricate le strade dell’inferno. E con cui, a differenza della carta igienica, non ci si pulisce nemmeno il culo.

Truman
29 Maggio 2010 , 8:48 8:48

Buona parte delle cose che dice Mensa mi appaiono condivisibili.
Però non riesco a vedere dove dimostra che Auerback fosse in errore.
Sia ben chiaro che anche l’analisi di Auerback, il quale spiegava tutto con la sovranità monetaria, mi appariva limitata.
Nel complesso però ci sono due aspetti importanti del discorso di Mensa che proprio non mi convincono:
a) l’idea che le banche siano capaci di gestire meglio dello Stato la stampa della moneta non è dimostrata;
b) l’idea che le popolazioni debbano pagare per un attacco monetario dagli USA (dollaro) contro l’Europa (Euro) mi sembra masochistica, almeno finchè ad un attacco monetario si può rispondere con tecniche analoghe.

stefanodandrea
stefanodandrea
29 Maggio 2010 , 13:53 13:53

Caro Truman,
è una strategia interessante e che mi trova daccordo. Porci un obiettivo e raggiungerlo accettando il rischio di sacrifici.