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ALZHEIMER, PARKINSON: A CHI GIOVA IL DILAGARE DELLE MALATTIE NEUROLOGICHE?

DI SOPHIE CHAPELLE
Bastamag.net

Un milione di malati di Alzheimer in

Francia. Una «pandemia neurologica» le cui vittime risultano

essere sempre più giovani e le cause perfettamente accertate.

Eppure le autorità sanitarie preferiscono guardare altrove, come denunciano

la scienziata Marie Grosman e il filosofo Roger Lenglet. Intervista.

Basta!: Qual è la rilevanza

delle malattie che assediano i nostri cervelli?

Marie Grosman (1) : Il numero

dei malati di Alzheimer e di autismo aumenta in modo vertiginoso in

numerosi paesi, soprattutto in quelli più sviluppati. In Francia, dal

1994 si è passati da 300.000 malati di Alzheimer a circa un milione

oggi. E se non si interviene questa cifra raddoppierà ogni venti anni.

Il numero delle persone che soffrono di autismo è aumentato in Francia

di 17 volte nel corso degli ultimi cinquanta anni. Allo stesso modo

si osserva un’enorme progressione dei tumori al cervello nei bambini

(20% in più in dieci anni). Anche il Parkinson e la sclerosi a placche,

di cui sono affette rispettivamente 100.000 e 80.000 persone, sono in

aumento. Ciò dovrebbe analogamente sollecitare un’azione contro le

cause di queste malattie!

Roger Lenglet (2): Tutti i dati

citati nel nostro libro sono scientificamente dimostrati e non semplici

ipotesi. Siamo di fronte a una pandemia neurologica in costante peggioramento.

Le autorità forniscono sempre una spiegazione rassicurante. Ripetono

che queste malattie non hanno cause conosciute, se non l’invecchiamento

della popolazione. Ma l’età è una condizione della malattia e non

una causa. La malattia si presenta spesso alla fine della vita poiché

questo è il tempo necessario per il suo manifestarsi. Non bisogna dimenticare

che si tratta di patologie il cui tempo di latenza, dall’esposizione

alle sostanze tossiche al comparire dei sintomi, è rilevante. E sempre

più giovani sono colpiti dall’Alzheimer. Ne risultano affetti da

30.000 a 50.000 soggetti di età compresa tra i 13 e i 60 anni.

Oggi nasciamo e viviamo in

«un mondo neurotossico». Secondo voi, si tratta della principale causa

dello sviluppo delle malattie neurodegenerative?

R.L.: Si ha l’abitudine di

ragionare secondo uno schema «pasteuriano»: un virus = una malattia.

In un mondo in cui i prodotti chimici sono divenuti onnipresenti, i

loro effetti si combinano e le malattie divengono multifattoriali. Ma

i principali responsabili sono noti. Grazie a uno studio epidemiologico

del 1995, per esempio, si sa che un tasso di 100 microgrammi per litro

di alluminio nell’acqua di rubinetto raddoppia o triplica il numero

dei casi di Alzheimer. È un potente fattore che può scatenare la malattia.

A ciò si aggiunge la sinergia tra i prodotti, quali per esempio mercurio

e piombo, che aggrava in maniera considerevole la loro nocività, come

è noto a tutti i tossicologi (3).

I bambini sono particolarmente

sensibili alle sostanze neurotossiche?

M.G. : L’esposizione alle

molecole neurotossiche comincia dall’inizio della vita nell’utero.

All’interno del ventre materno la parete della placenta, che protegge

il feto, non blocca tali sostanze che hanno la tendenza ad accumularsi

nel cervello in sviluppo. Mercurio, piombo, cadmio, ftalati, pesticidi

e solventi fanno parte di questa ridda che ha effetti principalmente

sulla tiroide. Più tali sostanze sono presenti nel cordone ombelicale,

meno il feto dispone di ormoni tiroidei. Tale carenza può provocare

un’alterazione irreversibile dello sviluppo cerebrale. Si è inoltre

a conoscenza del fatto che più numerose sono le otturazioni dentali

(piombature) della madre più il tasso di mercurio nel cervello del

nascituro è elevato (4). Le madri di bambini autistici hanno avuto

in media una esposizione maggiore al mercurio odontoiatrico durante

la gravidanza (5).

Un quarto delle controindicazioni riguardano

effetti collaterali neurotossici: anche i farmaci sono chiamati in causa?

R.L. : Sì. Anche i farmaci

contro le neuropatie causano altri disordini neurologici e questi effetti

possono essere insidiosi e duraturi, soprattutto in seguito ad un consumo

protratto per mesi, o addirittura per anni. Così gli antidepressivi

modificano le funzioni cognitive, diminuendo la memoria breve, provocano

tremori, difficoltà di concentrazione, eccetera. Certi malati di Parkinson

hanno sviluppato la malattia dopo l’assunzione di medicinali. Quando

un farmaco per l’Alzheimer provoca «confusione» nel paziente, si

ritiene che sia la malattia la responsabile e non il farmaco. Bisogna

rendersi conto che tutte le patologie neurologiche possono essere indotte

dai medicinali. Ma una tale problematica è rimossa come se il farmaco

fosse sacralizzato. In neurologia i giovani praticanti tuttavia imparano

che la prima questione da porsi nei confronti di un paziente affetto

da una patologia neurologica riguarda i farmaci che ha assunto.

Dipende dal fatto che questi

farmaci rappresentano un mercato in piena espansione? 4,3 miliardi di

dollari nel 2009 soltanto per i medicinali contro l’Alzheimer…

M.G. : In effetti le malattie

neurodegenerative e neuropsichiatriche rappresentano un mercato straordinario

e garantiscono un profitto eccezionale sugli investimenti: il 39% all’anno

secondo André Syrota, direttore dell’Inserm [Istituto nazionale di

sanità e ricerca medica, ndt]. Per le pandemie cardiovascolari il profitto

sarebbe nell’ordine del 37%.

R.L.: Si privatizza la malattia

riducendola a un prodotto finanziario oltraggiosamente redditizio. Questi

farmaci assicurano una certezza d’investimento totalmente inconcepibile

per un mondo in piena instabilità finanziaria. Una vera e propria mercificazione

delle pandemie.

Con situazioni di conflitto d’interesse?

M.G. : L’associazione Formindep

ha fatto scoppiare lo scandalo sui conflitti d’interesse degli esperti

dell’Haute Autorité de Santé (HAS) [Alta Autorità Sanitaria,

ndt] che hanno formulato le raccomandazioni per i farmaci anti-Alzheimer.

Il medico a capo della Commissione per la Trasparenza della HAS

era allo stesso tempo remunerato da ditte farmaceutiche, un fatto vietato

dal regolamento. Ancora prima della sanzione del Consiglio di Stato

la HAS ha rettificato la propria raccomandazione sulla materia.

R.L. : Gli attori economici

formano una lobby tenace, impegnata a mantenere il rimborso dei

medicinali allo scopo di evitare la fine delle prescrizioni e del mercato

connesso. Nel caso di farmaci inefficaci e pericolosi, l’apparato

medico usa sempre la stessa espressione: «Il farmaco consente d’integrare

i pazienti affetti nei circuiti assistenziali». In assenza di ciò,

non ci si occuperebbe più del paziente? Eppure esistono sia un’assistenza

non strettamente medica che l’accompagnamento necessario per i malati.

Da qui l’importanza d’assicurare

l’indipendenza di chi è preposto alla vigilanza sul farmaco?

R.L. : Una perizia accurata

sul farmaco è possibile. La rivista medica indipendente Prescrire

ha previsto tutti gli scandali sanitari collegati ai farmaci di questi

ultimi decenni grazie alle sue contro-perizie. È fondamentale che la

Previdenza Sociale e lo Stato, che dispongono di consistenti risorse,

si avvalgano di questo gruppo di esperti indipendenti. Stesso discorso

per ciò che concerne le Casse Mutue: devono costituire un gruppo di

esperti che consenta loro di assicurare una funzione di controllo critico

nei confronti di quei farmaci che non dovrebbero essere autorizzati

e, a maggior ragione, che non dovrebbero essere rimborsati.

M.G. : Abbiamo bisogno di periti

che non abbiano alcun conflitto d’interesse con i laboratori farmaceutici.

Da venti anni ci viene risposto che «i migliori lavorano già

per i laboratori» e «privarsi di queste competenze» (6)

avrebbe un costo. Tuttavia, il lavoro condotto dal Réseau Environnement

Santé [Ente non governativo francese, ndt], che ha portato al divieto

dell’uso del bisfenolo A nei contenitori alimentari, dimostra la grande

importanza delle informazioni in possesso del cittadino-utente.

Che cosa ne

è della prevenzione?

R.L. : La questione più rilevante

è proprio la quasi inesistente attività di prevenzione, mentre i problemi

sanitari sono consistenti e la maggior parte delle cause note. Bisogna

attendere che la prevenzione divenga redditizia per metterla in atto?

Dobbiamo prendere le distanze dall’approccio esclusivamente terapeutico

e rivalutare la tossicologia, che consente di determinare gli effetti

delle sostanze chimiche sugli organismi viventi identificando le patologie

indotte. In Francia i corsi di formazione di tossicologia sono stati

soppressi, mentre occorrerebbe fare l’opposto. I tossicologi sono

considerati dei rompiscatole che vi vengono a dire: «Il prodotto,

per il quale avete un mercato, fa morire delle persone».

Come vi spiegate che i responsabili

politici trascurino le cause dell’ecatombe?

R.L. : Le relazioni dell’Eliseo

con i laboratori farmaceutici condizionano interamente la politica sanitaria

pubblica adottata in Francia. Il principale consulente sanitario di

Nicolas Sarkozy è Arnold Munnich, un genetista il cui gruppo di ricerca

detiene vari brevetti. Si chiede ai ricercatori di concentrarsi sulle

predisposizioni genetiche, mentre questo fattore riguarda non più del

3% delle malattie neurodegenerative. Colpisce un elemento: il cospicuo

trasferimento di personale da incarichi di responsabilità pubblica

verso i settori farmaceutici e chimici privati. Il governo Sarkozy ha

ridotto da 5 a 3 anni il termine minimo per potere inserirsi nel comparto

dell’industria privata dopo avere occupato un impiego pubblico. Allo

stesso modo, il governo prevede iniziative volte ad affiancare alla

ricerca pubblica quella dell’industria privata, consentendo ai laboratori

farmaceutici di travasare allegramente per sé le risorse pubbliche

allocate per la ricerca.

M.G. : Gli speculatori gioiscono

di questa collusione con l’industria farmaceutica. E le assicurazioni

private si inseriscono fameliche in questo mercato: il perseguimento

di questa politica dello struzzo significa morte certa per la Previdenza

Sociale e la spartizione dell’attuale regime obbligatorio tra società

assicurative private.

Perché

in questo comparto non ci sono un maggior numero di processi e azioni

legali?

R.L. : Questi processi avranno

luogo per forza. Per il momento i decisori fanno blocco. Ma, dopo il

riconoscimento ufficiale della neurotossicità dei prodotti chimici

e in particolare quelli farmaceutici, si aprirà un varco per le controversie

intentate dai pazienti. Ciò che è accaduto per l’amianto negli Stati

Uniti, dove sono state vinte 300.000 cause dopo il riconoscimento della

sua tossicità.

M.G. : Bisogna battersi a livello

collettivo, affinché le class action (azione legale collettiva)

siano consentite, unico strumento atto a riequilibrare il rapporto di

forza tra le multinazionali, le loro risposte allucinanti e i cittadini.

La Francia ha intenzione di darne autorizzazione, fatta eccezione per

il settore sanitario (7). In Francia, dove il tabacco fa più di 66.000

morti ogni anno, si è verificato che un solo querelante abbia perduto

il processo. Negli Stati Uniti ci sono interi Stati che hanno obbligato

le multinazionali del tabacco a stipulare degli accordi.

R.L. : Ci sono inoltre soluzioni

individuali capaci di prevenire l’esposizione alle sostanze neurotossiche.

Nessuno può proteggersi del tutto, ma sono possibili delle specifiche

condotte per ciò che concerne l’alimentazione, il giardinaggio, l’uso

dei telefoni cellulari e le altre fonti di pericolo per il cervello.

Ci si può rifiutare di farsi applicare l’amalgama dentaria ed esigere

ceramiche o composti a base di resina. Si è realizzata la rivoluzione

pasteuriana, resta da fare la rivoluzione tossicologica. Nella sanità

pubblica ogni acquisizione di consapevolezza è necessariamente ansiogena.

Si deve mettere in atto un nuovo «igienismo » che si accordi con la

realtà che ci circonda, avendo coscienza che, in assenza di un azione

collettiva, la legislazione e le norme di protezione resteranno in balia

delle pressioni degli industriali.

Marie Grosman, Roger Lenglet, Menace

sur nos neurones, éditions Actes Sud, 2011, 283 pagine.

Note:

1. Marie Grosman è professore

di scienze della vita e della terra, specializzata in salute pubblica

e salute ambientale. Ha pubblicato lavori scientifici sui fattori ambientali

delle malattie neurodegenerative.

2. Roger Lenglet, filosofo e giornalista

d’inchiesta, è autore di numerosi libri su indagini prevalentemente

riguardanti la salute, l’ambiente e le lobby industriali. È

membro della Société

Française d’Histoire de la Médecine

e del comitato patrocinatore dell’associazione Anticor (Associazione

per la lotta contro la corruzione).

3. Toxicologie industrielle et intoxications

professionnelles, Robert Lauwerys, Masson, 2007.

4. Mercury Burden of Human Fetal

and Infant Tissues, Gustav Drasch e altri, European Journal Pediatrics,

vol. 153, n° 8, marzo 1994, pp. 607-610.

5. A Prospective Study of Prenatal

Mercury Exposure from Maternal Dental Amalgams and Autism Severity,

David A. Geier e altri, Acta neurobiologiae experimentalis, vol. 69,

2009, pp. 189-197.

6. Ciò che ha dichiarato in particolare

il Ministro della Sanità, Xavier Bertrand, il 27 ottobre 2011 all’Assemblea

Nazionale. Si opponeva a un emendamento che proibiva agli esperti qualunque

conflitto d’interessi, e che infine è stato ritirato.

7. I senatori hanno adottato il 27

ottobre 2011 un emendamento che autorizza le associazioni delle vittime

di un farmaco nocivo a condurre un’azione legale di gruppo, di cui

potranno beneficiare successivamente tutti i pazienti coinvolti.

**********************************************

Fonte: Alzheimer, Parkinson… à qui profite l’explosion des maladies neurologiques ?

02.11.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ANTONELLA SACCO

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Pubblicato da supervice

  • domenico1

    Sono malato di sclerosi multipla,ma da diversi anni(5 per l’esattezza) ho mandato a quel paese tutte le cure.Questa mia scelta è scaturita da quando,dopo una riacutizzazione della malattia a seguito di un vaccino antitetatenico somministratomi all’ospedale(dopo avermi fatto firmare la solita liberatoria,chissa perchè)che mi causo’,a detta dei medici una lesione al nervo ottico con conseguente cecità al nervo ottico destro,mi venne prescritto per l’ennesima volta il miracoloso interferone,l’ AVONEX per l’esattezza.Nel giro di un paio di mesi calai di ben 10 kg. di peso,ma non di grasso ma di massa muscolare.Mi recai all’ospedale per far presente questo mio disagio,ed il neurologo prese dallo scaffale un libro di un migliaio di pagine:era il bugiardino dell’ AVONEX!!!!!!!!
    Cito:possibile diminuzione della massa muscolare del paziente!!!!
    Da quel momento non ho piu’ fatto nessuna cura,nessun controllo,ho buttato gli occhiali,mi hanno rinnovato la patente,guido,leggo,scrivo al computer,conduco una vita normalissima,ho riacquistato la massa muscolare,semplicemente convincendomi che non sono malato ma sano.Questa è la prima cosa che alcuni medici ti dicono,anzi si fanno scappare:SE ACCETTI LA MALATTIA E NON CI PENSI MIGLIORI!!!!!!
    Non voglio dire di rifiutare le cure mediche,ma in questo momento non facendo piu’ esami,iniezioni che costano piu’ di 300 EURO l’una per un totale di 4 al mese e non avendo mai percepito nessun tipo di pensione,quanti soldi sto’ facendo risparmiare allo stato Italiano e alla collettività e ho tolto anche una bell’entrata alle industrie farmaceutiche:faccio presente che avendo fatto l’ Avonex per ben 4 anni,quindi all’incirca 192 iniezioni per un totale di circa 63.000 EURO,piu’ tutte le costose risonanze magnetiche ed esami vari,potete immaginare il giro d’affari che c’è dietro a questo business!!!!!Moltiplicatelo per i numeri che avete riportato in questo articolo,e vi renderete conto di che cifre stiamo parlando.
    Secondo voi,un’azienda vorrebbe mai che diminuisca la sua clientela o farebbe di tutto perchè aumenti?
    A voi l’ardua sentenza!!!!

  • Eshin

    SCIE CHIMICHE E METALLI PESANTI 2- ALLUMINIO
    http://www.youtube.com/watch?v=fy8Uhnev5gI
    ***********************************
    Segnalo la storia di Matteo, per chi non la conosce..
    http://www.matteodallosso.org/?page_id=128

  • FrancescaG75

    Come mai nell’articolo, visto che si parla di avvelenamento da alluminio e da mercurio, non si parla MAI rispettivamente di SCIE CHIMICHE e di VACCINI?

  • YL

    Ho letto di molte esperienze dirette con le problematiche affrontate nell’articolo.
    Pare che la correlazione tra avvelenamento da metalli pesanti e malattie neurologiche sia nota da tempo.
    Quotidianamente siamo esposti a queste sostanze e, di conseguenza, le assimiliamo attraverso cibi, acqua, smog, medicinali.
    Molti di noi ne hanno in corpo un bel po’ anche se non lo sanno. Non sempre si sviluppa una patologia vera e propria, anche se qualche conseguenza inconsapevolmente la patiamo.
    Parlo di emicranie inspiegabili oppure riduzione del gusto e dell’olfatto etc.
    Come per tutte le malattie (anche quelle autoimmuni e degenerative) andrebbe cercata la causa e rimuoverla alla base.
    Ho sentito parlare un gran bene della chelazione dei metalli pesanrti, ovvero una terapia con EDTA che depurerebbe l’organismo da queste scorie tossiche, con benefici significativi. Molto interessante proprio l’esperienza di Matteo Dall’Osso.

  • illupodeicieli

    I miei genitori,over 80 da poco, sono dal punto di vista attività sociale, stile di vita e modo di agire, completamente differenti. Eppure mio padre poco più di tre anni fa, ha subito un lungo intervento chirurgico per un tumore al colon: per sua fortuna non ha fatto chemio o altre cose simili, anche se i medici sono passati ,secondo me, “all’attacco” sul fronte della prostata. Dopo l’operazione lui è cambiato, è più aggressivo,ammette di aver provato sensazioni strane quando si è ripreso (un profumo intenso e sconosciuto:non certo il lisoformio). Completamente diverso il caso di mia madre: sarà per i diversi ansiolitici e cose simili “prese per anni” (a memoria mia a partire da metà degli anni 70) e per il tasso di emoglobina a 2 (con conseguente ricovero per ben due volte), sta di fatto che spesso “non c’è con la testa” nel senso che ti chiede due o tre volte le stesse cose, si rincoglionisce davanti alla tv (ma lo fanno anche persone “sane”) e come altri anziani ha memoria per le cose della sua infanzia o comunque di 50 anni fa. A volte afferma di aver vissuto esperienze ma io e i famialiari sappiamo che non è vero: ad esempio aver visitato delle città o mangiato certe pietanze o aver fatto certe cose. Soffrendo alla schiena prende antidolorifici e a volte pastiglie per dormire e per “il ferro”: il punto è che assai spesso ho scoperto che “le butta via e non le prende” e mi chiedo allora perchè è così mal ridotta. Pochi giorni fa mi ha detto due cose che mi hanno fatto riflettere e giungere a una conclusione: “mai mi sarei aspettata di dover utilizzare il panno”; “sono stanca di vivere”. E come se a volte sia conscia della situazione. Perciò mi sono chiesto come mai ,lei che pure ha studiato e dovrebbe avere il cervello in esercizio o allenato, è così? La mia conclusione è che “io non voglio che miei figli mi lavino o mi accudiscano”. Per il suo caso ho ipotizzato, visto che è da tempo che non fa più analisi del sangue nè vuole farsi visitare (avrebbe diritto all’accompagnamento ), che sia l’alimentazione oltre a stress vari (casa all’asta venduta con loro dentro e senza sapere un tubo): alimentazione basata su poco cibo e sopratutto su zuccheri, tipo succhi di frutta. Mangia poco e male , il cibo lo butta di nascosto. Poi non so se sia giusto o meno obbligare una persona a mangiare o a fare certe cose, come prendere i farmaci ad esempio: come familiari non siamo preparati, e le case di riposo penso siano lager e non tutti sono pronti spiritualmente a essere internati o fare una vita caserma, costretti a socializzare. Non è facile .

  • Eshin

    Nel cervello delle persone colpite da morbo di Alzheimer sono stati trovati livelli di alluminio da 10 a 30 volte superiori alla norma………….

    http://www.anagen.net/alluminio.htm……………

    La National Library of Medicine individua 488 articoli pubblicati su altrettante riviste mediche che trattano dei rapporti tra questo metallo e la malattia. Già nel lontano 1978, alcuni ricercatori hanno riportato che i livelli ematici di Alluminio dei pazienti affetti da Alzheimer erano 1.4 volte più elevati di quelli dei soggetti sani [Trapp GA, Miner GD, Zimmerman RL, Mastri AR, Heston LL Aluminum levels in brain in Alzheimer’s disease, Biol Psychiatry 1978 Dec;13(6):709-18]. Studi successivi hanno dimostrato che le concentrazioni di Alluminio erano particolarmente elevate a livello di lesioni presenti all’interno dei neuroni, denominate placche neurofibrillari [Perl DP, Good PF Aluminium and the neurofibrillary tangle: results of tissue microprobe studies, Ciba Found Symp 1992;169:217-27; discussion 227-36]. Un altro sStudio ha riportato come i livelli ematici di Alluminio erano più elevati di 3-4 volte in pazienti con demenza rispetto a volontari sani [Roberts NB, Clough A, Bellia JP, Kim JY Increased absorption of aluminium from a normal dietary intake in dementia, J Inorg Biochem 1998 Feb 15;69(3):171-6], mentre un altro Studio riportava che pazienti affetti da Alzheimer con frattura di femore presentavano concentrazioni di Alluminio nell’osso significativamente più elevate rispetto ai controlli sani [Acta Orthop Scan 1997;68:511-512]. Questo è solo un esempio delle centinaia di studi medici che mostrano come elevati livelli di Alluminio contribuirebbero alla malattia di Alzheimer.

  • GioCo

    Che simantico articolo …
    Mi ricorda (chissà perché) “lo schema Ponzi”, anche se non ha niente a che vedere con la sanità … apparentemente …
    Sarà perché lo stesso giochino è stato seguito un po’ ovunque negli anni, persino qui in Italia?
    Azioni legali, tante vittore, ricerca dirottata, lo stato non ascolta, la class action (che guarda un po’ te, manca, tuttavia in Via America dove c’è la “class action”, non pare proprio vada meglio), azioni legali, la politica non ascolta, pressioni collettive, niente “class action” (tanto la politica “non ascolta”), ma poi anche se ci fosse “la politica non ascolta”, la crisi, non ci sono soldi, e poi gli imprevisti: ricomincia da “Azioni legali” fino a quando non ti trovi in prigione o al Via … Scusate, ma all’inizio di questa partita di monopoli, non ci eravamo detti che era solo “tutta colpa di B.?!?” … Bah, avrà fatto da sQuola al resto del Mondo!!! (Se così, ci sarà da sghignazzare nel vedere quando inizieranno a giocare con la “Krande Cermania”) … ho l’impressione che “l’efficienza super più” dietro cui si sono riparati fin’ora, costerà cara … Ma perché la storia non insegna mai nulla?
    Bene, “è l’ora” della Francia. Ci troviamo in V.le “grandeur”. Troppo “grandeur” per fallire?
    Ma poi, chi se l’è accaparrata?!? Quanto costano qui case e alberghi?!? Se non avessimo abbastanza soldi da dare alla banca?!?

    Sempre presi per fessi, eh? … che disastro!

  • stfn1967

    Ho fatto nel 2008 un ciclo di terapia con intereferone Pegasys per curare l’epatite C. Nel 2009 al termine della terapia ho iniziato ad avere i primi sintomi neurologici e nel 2010 mi hanno diagnosticato la malattia di Parkinson. Ovviamente nessuno tra tutti i medici che purtroppo frequento (neurologo, immunologo, neuroimmunolgo, epatologo) mi ha detto di avere mai avuto casi del genere, ma a me nessuno leva dalla testa che la malattia di Parkinson sia stata “innescata” dall’interferone. Qualcuno ha testimonianze di casi simili al mio?

  • MATITA

    non ci resta che vivere alla giornata,certo che siamo ben lontani da uno straccio di civilta degna d’essere chiamata tale,lo erano certamente di più le popolazioni originarie del nord america e affini…..noi ci definiamo civili solo perchè abbiamo quattro vestiti,delle case ben riscaldate e un paio di posate.
    la civilta è ben altra cosa e chissa che il culto del dio denaro non imploda presto se se stesso e ci regali un mondo migliore.un mondo fatto di uomini veri

  • magnesia

    Più che altro la smetti di avvelenarti il corpo, così che il corpo si ripari da sé con una buona dieta, sonno e una vita con meno stress. Stessa cosa con la chemio. In molti dicono che non sia nient’altro che una via più diretta per il paradiso. O no? A mia nonna dopo un controllo di routine le impiantano un pacemaker: se n’è andata dopo un mese. Ma come provare che a ottant’anni e passa di vita quell’aggeggio le ha difatto scalato qualche mese in più di presenza in terra?!?

  • magnesia

    I vaccini stanno alla nostra salute come il WiFi sta al cancro al cervello: c’è ancora tanta confusione e troppa propaganda in giro – per non parlare degli OGM.

    Le Scie Chimiche le lascerei proprio stare. Dopo 10 anni di alternative news sull’argomento ora come ora è sempre più difficile valutare il fenomeno, visto che, nonostante lo spauracchio del Global Warming targato Al-Gore, le temperature della troposfera si sono e si stanno abbassando sempre di più, facendo bianco anche il vapore più innocuo.

    http://forum.ilmeteo.it/archive/index.php/t-60090.html

    Non si parla mai, ad esempio del problema glutine associato a prodotti alimentari sempre più stracolmi di pesticidi e metalli tossici. Il glutine da solo, nelle quantità ingerite a cui siamo abituati, si comporta come una neurotossina – i.e. fa letteralmente esplodere i neuroni. Oltre alla famosa “celiachia” esistono una lunghissima serie di malattie e disturbi associati alla semplice quanto subdola “sensitività al glutine” (gluten sensitivity) a cui sono soggette milioni di persone, totalmente ignare del rischio. Pensate un po’ che gran beffa…

    Detto questo qui in Italia, come in Europa in generale, siamo all’età della pietra con le terapie di disintossicazione (detox). Si vede che nonostante tutto non ci hanno ancora avvelenato a sufficienza!

  • rutzboy

    vivere alla giornata si, ma bene. La soluzione potrebbe essere semplice, e anche se nn definitiva potrebbe apportare notevoli migliorie. Noi siamo ciò che mangiamo, percui… Consiglio l’assunzione di circa un grammo al di di vitamina C (ascorbato di potassio meglio) che è anti-cancro (e sicuramente nn vi puo nuocere alla salute a meno che nn soffriate di patologie gravissime ai reni), l’utilizzo di semi di lino e olio di semi di canapa(possibilmente biologici i primi e spremuto a freddo il secondo) l’assunzione massiccia di ogni tipo di verdura CRUDA( possibilmente dell’orto o biologica e di stagione) frutta un po di meno(idem), cereali legumi quanto piu integrali possibili, ELIMINAZIONE TOTALE di ogni forma di zucchero semplice e alimenti compost-industrializzati, tanta acqua e un po di moto e serenità/stabilità(questo e il problema maggiore, buttare la TV potrebbe aiutare) vivendo cosi il 90% della popolazione si dimenticherebbe cosa vuol dire assumere un farmaco

  • FrancescaG75

    Che cosa c’entrano le Scie Chimiche col global warming scusa? Ho assistito a decine di conferenze sull’argomento ed è questa la prima volta che sento associare i due fenomeni (di cui uno, il global warming, è a mio parere una bufala bella e buona).

  • MM

    Il ruolo dell’alimentazione è certamente sempre sottovalutato, di preferenza poi si guarda a metalli tossici trascurando che l’eccesso in metalli “fisiologici” può svolgere un ruolo fondamentale. Il ferro in eccesso, come uno dei principali attivatori delle ROS, può comportare degenerazione per iperossidazione di aree cerebrali e provocare ad esempio demielinizzazione. Questa è anche la base della teoria CCSVI (insufficienza venosa cerebro-spinale cronica) del Prof. Zamboni nella Sclerosi Multipla in cui l’insufficiente deflusso sanguigno (causato da stenosi) comporta un eccessivo accumulo di ferro. Normalmente l’eccesso in ferro comporta lo spiazzamento del rame, diretto antagonista e necessario per la formazione e rigenerazione della mielina e lo spiazzamento della Vitamina D (il cui coinvolgimento in termini carenziali nelle malattie autoimmuni/neurodegenerative è già acclarato, diciamo) così come può comportare una maggiore probabilità di infezioni batteriche, e qui si entrerebbe nella ipotesi illustrata dal Dr. Fiore (ipotesi molto interessante e per nulla peregrina, anzi razionale e lucida).
    Sottovalutato è inoltre il ruolo del Glutine, di cui pare ormai dimostrato il coinvolgimento nella etiopatogenesi di queste malattie come nei disturbi neurocomportamentali in genere (es.: Autismo, Asperger, Deficit Attentivi, Iperattività ecc…) e in una serie di problemi che vanno dall’ansia al panico a reazioni infiammatorie croniche di vario grado e genere.
    E’ inoltre sottovalutato il ruolo negativo della Caseina di origine vaccina, forse meno invasivo di quello del Glutine ma pericoloso.
    Anche il manganese in eccesso possiede un potenziale neurotossico elevato.
    L’Alzheimer, in ambiente accademico e di ricerca, viene definito anche come Diabete di tipo III o Diabete cerebrale, ad esempio, e il problema di fondo può stare in una insulinoresistenza di base associata ad insufficiente sintesi insulinica a livello neuronale, per cui certamente il metabolismo glicidico è coinvolto ed ancora prima è coinvolto il metabolismo leptinico.

    E’ un discorso complesso non poco.

  • MATITA

    io ci sto provando da circa un anno e mezzo….e la cosa non è semplice.
    ci vogliono determinazione , condizioni fisiche e ambientali ottimali e spesso queste mancano
    vero che occorre mantenere una alimentazione il piu possibile cruda ma poi vi sono altre situazioni quali stress,ansie,inquinamento che non sono certo di poco conto.basti pensare a quanto sia importante avere una bocca sana e prefetta (biologica) e quanto costi ottenerla………
    la vera salute dipende da troppi fattori molti dei quali non sono controllabili da noi tessi .

  • Zret

    Si evitino le scie chimiche…