Addio alla Corte Suprema

mazzoninews.com

di Roberto Mazzoni

La Corte Suprema rigetta tre casi relativi alle contestazioni elettorali in Pennsylvania con un voto di 6 contro 3.

Il giudice Clarence Thomas si è dichiarato contrario alla decisione con le seguenti parole:

“Questa non è una ricetta per costruire fiducia. Cambiare le regole durante il gioco è abbastanza grave.

Quella decisione di riscrivere le regole sembra aver influenzato troppo poche schede elettorali per cambiare il risultato dell’elezione federale, ma la cosa potrebbe essere diversa in futuro.

Questi casi ci forniscono un’opportunità ideale per definire quale autorità abbiano i funzionari non legislativi nel definire le regole elettorali, e di farlo ben in anticipo rispetto al prossimo ciclo elettorale. Il rifiuto di farlo è inesplicabile.

Se i funzionari statali dispongono dell’autorità che si sono attribuiti, dobbiamo renderlo chiaro. Diversamente, dobbiamo porre fine a questa prassi adesso, prima che le conseguenze diventino catastrofiche.

Abbiamo mancato di chiarire questa disputa prima delle elezioni e quindi fornire una regola chiara. Ora manchiamo di fornire regole chiare dopo le elezioni. Mi lascia perplesso la decisione di lasciare la legge elettorale avvolta in un manto di dubbi. Mancando di agire, invitiamo ulteriore confusione ed erosione della fiducia degli elettori”.

Gli altri due giudici che si sono opposti alla decisione sono Samuel Alito e Neil Gorsuch.

Sidney Powell ha dichiarato il proprio apprezzamento per il pronunciamento del giudice Thomas e ha ricordato che ci sono altri casi aperti e che ci saranno prove irrefutabili, intanto ha aperto una nuova campagna per raccogliere donazioni.

Sia lei che Giuliani si staranno preparando ad argomentare contro le cause che sono state intentante contro di loro da Dominion Voting Systems e Smartmartic.

Lo scandalo del Secretary of State Kathy Boockvar

La questione della Pennsylvania è fortemente sospetta considerando che la parte in causa in tutti i ricorsi relativi alla Pennsylvania è il Secretary of State Kathy Boockvar, che era in carica al momento delle elezioni. Boockvar ha dovuto dimettersi all’inizio di febbraio per uno scandalo che la riguardava in materia di mancate comunicazioni pubbliche su modifiche costituzionali. La questione fu portata alla luce dal procuratore generale della Pennsylvanya Josh Shapiro, un democratico, che definì vergognoso il comportamento della Boockvar, la quale, con la mancata comunicazione, impediva alle vittime di abusi sessuali caduti in prescrizione di presentare denunce nonostante fossero scaduti i termini.

La modifica costituzionale era già stata approvata dal parlamento della Pennsylvania in un primo turno a doveva essere pubblicizzata dal Segretatio di Stato in due giornali in tutte le contee per tre mesi prima dell’elezione del 2020 al fine di poter passare all’approvazione finale. Ora le vittime dovranno aspettare fino alla prossima elezione generale nel 2022. Questa modifica costituzionale era il risultato di un’indagine condotta da Shapiro su decenni di abusi sessuali condotti nello Stato da parte di preti cattolici.

I presidente pro-tempore del senato della Pennsylvania, Jake Corman, ha dichiarato: “E’ molto tempo che dico che l’inettitudine del Segretario di Stato Kathy Boockvar è stata deleteria per la Pennsylvania. Questo è giusto uno di una serie di disastri avvenuti durante il suo mandato. Questa volta, il Segretario Boockvar ha deluso i sopravvissuti degli abusi sessuali e ignorato la volontà del popolo. Nella migliore delle ipotesi si tratta d’incompetenza, nella peggiore, si tratta di abuso illecito”.

In pratica la mossa della Boockvar potrebbe essere stata mirata a favorire alcuni ambienti cattolici oppure è stata il frutto di una colossale incompetenza. In entrambi i casi il fatto è molto rilevante sia per via delle numerose contestazioni legali che la vedono protagonista nell’elezione del 2020 sia perché Joe Biden è il primo presidente cattolico dopo John Fitzgerald Kennedy.

La Boockvar si era anche distinta dal 2015 come una nemica personale di Donald Trump, pubblicando commenti fortemente negativi sui suoi confronti.

Infine un giudice federale, Mary Hannah, aveva già dato ragione al ricorso di Trump ordinando allo Stato di non contare alcune schede.

Respinti anche i ricorsi per Arizona, Georgia, Michigan e Wisconsin

La Corte Suprema ha respinto anche i ricorsi per tutti gli altri casi relativi all’Arizona, alla Georgia, al Michigan e al Wisconsin, il che includeva anche i casi proposti da Lin Wood, che in questo caso aveva pronosticato correttamente gli schieramenti nella risposta.

Nel frattempo si stanno aprendo nuovi fronti sulla contestazione elettorale per il 2020. Nel New Hampshire, il senato ha votato 24 contro 0 per costringere lo Stato ad eseguire una revisione delle elezioni del 3 di novembre nella contea di Windham, dove un riconteggio manuale dei voti sostiene che le macchine AccuVote, di cui Dominion Voting Systems detiene diritti di proprietà intellettuale, hanno tolto 300 voti a ciascuno dei 4 candidati repubblicani.

In Arizona il senato continua a spingere per poter esaminare direttamente le macchine Dominion usate nello Stato e confrontare i risultati con un conteggio manuale di circa il 26% dei voti arrivati per corrispondenza. La contea di Maricopa ha eseguito una propria perizia che indica che non ci sia stata manomissione del software, ma il Senato la ritiene inutile.

La “guida Michelin” del sistema elettorale americano

Un gruppo chiamato “Concerned Women for America” (donne preoccupate per l’America) ha rilasciato un’analisi Stato per Stato sull’affidabilità del sistema elettorale negli USA.

Il rapporto fornisce anche un Election Integrity Rating (EIR), vale a dire un indice che mostra l’integrità del voto per ciascuno Stato. La massima integrità corrisponde a un indice del 100%.

Lo Stato con il più alto indice d’integrità è l’Alabama con il 94%, subito dopo troviamo Arkansas e Tennessee con 81%. Il Texas, il Kansas e l’Indiana si collocano al 75%. Louisiana, Mississippi, Georgia, North Carolina, Wisconsin, South Dakota, Massachusetts e Missouri sono al 69%.

La Florida è al 56% e il governatore De Santis sta già lavorando su una serie di progetti per aumentare l’affidabilità del sistema in previsione delle prossime elezioni.

Molti altri Stati, tra cui New York, sono al 44%. Il Wyoming e altri sono al 38%, mentre California, New Jersey e Washington DC sono al 31%.

Il Segretario di Stato dell’Alabama, John Merril, condivide anche la presidenza del Republican State Leadership Committee (RSLC).

Si tratta di un gruppo che raccoglie diversi parlamentari statali repubblicani come pure Segretari di Stato, e che ha lanciato un’iniziativa per garantire l’integrità delle prossime elezioni. Le linee guida fondamentali per il progetto sono di rendere più facile votare, anche per posta, ma di garantire al tempo stesso l’accuratezza delle liste elettorali e la sicurezza del voto per posta mediante verifica delle firme rispetto a una copia registrata presso lo Stato, un documento di identità e scadenze precise per la restituzione delle schede elettorali.

Il Wall Street Journal ha pubblicato un articolo che appoggia questa iniziativa scrivendo: “Mentre gli Stati riconsiderano le proprie regole elettorali sulla scia della pandemia, i Democratici hanno cominciato a sbraitare che si vogliono sopprimere i voti di alcune persone. Sottolineano l’accesso alle schede, ma non l’integrità delle stesse. Entrambi sono importanti come posto in evidenza dalla commissione federale per la riforma elettorale del 2005 capeggiata dall’ex-presidente Jimmy Carter e da James Baker.

La commissione aveva stilato un rapporto molto dettagliato con 87 raccomandazioni che, se seguite, avrebbero eliminato tutti i problemi delle elezioni del 2020.

Nel rapporto del settembre 2005 si diceva: “Molto è successo dal novembre 2000 quando molti americani si sono resi conto per la prima volta che il loro sistema elettorale aveva problemi seri, con liste elettorali difettose, macchine per il voto obsolete, schede elettorali mal progettate, e procedure inadeguate per interpretare i voti contestati. Alla vigilia dell’elezione del novembre 2004, un’inchiesta del New York Times ha riportato che solo un terzo degli americani ha dichiarato di avere molta fiducia nel fatto che i loro voti siano contati propriamente, e il 29% hanno mostrato preoccupazioni circa problemi che avrebbero potuto incontrare ai seggi. Dopo l’elezione solo il 48% degli americani si è dichiarato molto fiducioso sul fatto che i loro voti fossero stati contati accuratamente, il 37% aveva dubbi e il 14% era sicuro del contrario”.

Contrariamente alle indicazioni della relazione del 2005, molti stati stanno andando nella direzione opposta. Il Brennan Center for Justice, che spinge politiche progressiste, ha contato 106 proposte di legge in 28 stati per rendere le regole elettorali più restrittive, e 406 proposte di legge in 35 stati per renderle meno restrittive.

Joe Biden dà la sua opinione sul voto tramite macchine elettroniche

Quello che in realtà è successo, nel secondo pezzo di cui stai parlando, che è quello che la gente di solito intende per riforma elettorale, come hai intenzione d’impedire che ci si possa trovare in una posizione in cui si possono manipolare le macchine, manipolare le registrazioni?

L’unico modo per farlo è che penso che dovremmo approvare una legge federale che renda obbligatorie le stesse macchine con tracce cartacee siano obbligatorie per ogni elezione federale.

Questa sarà una spesa di svariati miliardi di dollari per gli Stati perché gli Stati dovranno fare una scelta allora, dovranno fare una scelta se avere o meno due macchine.

Non possiamo rendere obbligatorie, come sapete, le elezioni statali.

Non possiamo dire allo stato del Delaware o dell’Ohio o del Texas quali macchine e quale metodo usano per votare nelle loro elezioni statali, ma possiamo farlo a livello federale.

Quindi, in poche parole, penso che dovremmo rendere obbligatoria una scheda cartacea con una macchina standardizzata, che sia un requisito standardizzato.

Dentro la decisione della Corte Suprema

Il fatto che solo Neil Gorsuch, dei tre giudici della Corte Suprema nonimati da Trump, abbia votato per esaminare il caso della Pennsylvania non è un gran risultato. Brett Kavanaugh, legato a Bush junior, e Amy Coney Barrett, fortemente spinta da Mitch McConnell, se ne sono lavati le mani. Lo stesso vale per John Roberts, il Chief Justice.

I tre giudici nominati da Trump sono stati scelti con una forte influenza dell’organizzazione The Federalist Society che avrebbe dovuto garantirne una solida conformità all’interpretazione letterale della costituzione. Evidentemente non ha funzionato. Forse la Barrett ha timore di essere richiamata dalla nuova amministrazione e Kanavaugh, che aveva votato per esaminare il caso prima delle elezioni, ora ha cambiato idea. Forse vuole tenere se stesso e la propria famiglia fuori dalle rappresaglie che stanno affliggendo Trump e i suoi sostenitori.

Testo completo del commento del giudice Clarence Thomas:

La Costituzione conferisce al parlamento di ciascuno stato l’autorità di determinare la “maniera” delle elezioni federali. Articolo 1, comma 4 clausola 1, Articolo 2, comma 1 clausola 2.

Eppure sia prima sia dopo l’elezione del 2020, funzionari non legislativi di diversi stati si sono assegnati il diritto di modificare le regole essi stessi.

Come risultato, abbiamo ricevuto un numero insolitamente alto di petizioni e richieste di emergenza che contestavano tali cambiamenti. Le petizioni allegate alla presente ne sono un chiaro esempio.

Il Parlamento della Pennsylvania ha definito una scadenza inequivocabile per la ricezione delle schede elettorali inviate per corrispondenza: le 8 di sera del giorno delle elezioni.

Insoddisfatta, la Corte Suprema della Pennsylvania ha prolungato la scadenza di tre giorni. La corte ha anche ordinato ai funzionari di contare le schede ricevute entro la nuova scadenza anche se non ci fosse evidenza, come ad esempio un timbro postale, che le schede fossero state spedite il giorno delle elezioni.

Tale decisione di riscrivere le regole sembra abbia avuto effetto su un numero insufficiente di schede elettorali per cambiare il risultato di alcuna elezione federale [10.000 schede su 80.000 di scarto].

Ma in futuro la situazione potrebbe essere diversa. Questi casi ci forniscono l’opportunità ideale per definire esattamente quale autorità i funzionari non legislativi abbiano nella definizione delle leggi elettorali, e di farlo ben prima del prossimo ciclo elettorale. Il rifiuto di farlo è inesplicabile.

Come la maggior parte degli Stati, la Pennsylvania ha una lunga storia di limitare l’uso dei voti per corrispondenza.

Ma nell’ottobre del 2019 il parlamento della Pennsylvania ha modificato le proprie leggi elettorali.

Fattore pertinente qui, ha offerto a tutti gli elettori la possibilità di votare per posta, e ha posticipato la scadenza entro cui questi voti potevano essere ricevuti, portandola fino alle 8 di sera del giorno delle elezioni.

Quindi, in risposta al COVID-19, il parlamento ha deciso di modificare la legge di nuovo, ma non ha esteso la scadenza di ricezione.

Scontento di questa decisione, il partito Democratico ha fatto causa nella corte dello Stato. Sosteneva che la corte poteva estendere la scadenza di consegna attraverso una vaga clausola nella costituzione dello Stato che sosteneva, nella parte rilevante, che “le elezioni saranno libere ed eque”.

La Corte Suprema della Pennsylvania si dichiarò d’accordo il 17 settembre, e sostenne che questa clausola “libere ed eque” le consentiva di aggiungere tre giorni alla scadenza per tenere conto dei ritardi postali.

C’è stato immediatamente un ricorso da parte dei richiedenti con una richiesta di sospensione presentataci il 28 settembre.

La richiesta aveva le caratteristiche sufficienti per concedere una sospensione. Non solo le parti da entrambi i lati concordano che la questione giustificasse un ricorso alla Corte Suprema, ma non c’era dubbio che i ricorrenti sarebbero incorsi in un danno irreparabile.

Come da precedente sentenza che stabilisce: “Ogni volta che a uno stato viene impedito da una corte di porre in effetto uno statuto [legge] approvato dai rappresentati del suo popolo, soffre una forma di danno irreparabile”.

I ricorrenti hanno inoltre descritto una ragionevole probabilità che la decisione originale venisse ribaltata.

Per oltre un secolo questa Corte ha riconosciuto che la Costituzione “opera come limitazione sullo Stato nei rispetti di qualsiasi tentativo di scavalcare il potere legislativo” al fine di regolare le elezioni federali.

Poiché è la costituzione dello federale non quella dello Stato che conferisce ai parlamenti degli stati l’autorità di regolare le elezioni federali, i ricorrenti hanno presentato una forte argomentazione secondo cui la decisione della Corte Suprema della Pennsylvania ha violato la Costituzione scavalcando “l’intendimento chiaramente espresso da parte della branca legislativa”.

Nonostante la forza con cui i ricorrenti dimostrarono che avevano diritto a un rimedio, ci siamo divisi in uno voto di 4 – 4 e perciò abbiamo mancato di agire.

Quattro giorni dopo, i ricorrenti hanno presentato la prima di queste petizioni e hanno richiesto di avere una procedura di urgenza affinché la corte potesse decidere sul merito prima del giorno delle elezioni.

Ma a quel punto, il giorno delle elezioni sarebbe stato solo una settimana dopo. Di conseguenza abbiamo negato la richiesta di urgenza anche se si trattava di una questione d’importanza nazionale e c’era un’elevata probabilità che la decisione della Corte Suprema dello Stato avesse violato la costituzione federale.

Ora che le petizioni sono tornate a noi durante un periodo di programmazione normale, non vedo ragione per evitarle.

Di fatto, il giorno dopo che abbiamo negato la richiesta di urgenza, il caso è diventato ancora più meritevole di revisione.

L’Ottavo Circuito si pronunciò all’opposto rispetto alla Corte Suprema della Pennsylvania, concedendo un’ingiunzione preliminare contro un tentativo da parte del Segretario di Stato del Minnesota di estendere la scadenza di ricezione delle schede elettorali di sette giorni.

Questa divergenza di opinioni su una materia d’indiscussa importanza giustificherebbe la revisione da parte della Corte Suprema in quasi tutti i casi. Il fatto che questi casi riguardino elezioni federali non fa che aumentarne la necessità di revisione.

Le elezioni hanno il significato più fondamentale nella nostra struttura costituzionale. Esercitiamo l’autogoverno per loro tramite solo quando includono procedure che diano ai cittadini, compresi i candidati sconfitti, la tranquillità del fatto che sia stata un’elezione equa.

Regole poco chiare minacciano di minare questo sistema. Seminano confusione e alla fine smorzano la fiducia nell’integrità e correttezza delle elezioni.

Al fine di prevenire confusione, abbiamo a più riprese – anche se non con la costanza che avremmo dovuto avere – bloccato cambi di regole applicati dalle corti in prossimità di un’elezione.

Un sistema elettorale manca di regole certe quanto, come in questo caso, diversi funzionari in carica si disputano l’autorità di stabilire cambiamenti a queste regole.

Questo tipo di dispute alimenta confusione poiché gli elettori non possono sapere quali regole seguire. Addirittura peggio, con diversi sistemi di regole attivi contemporaneamente, i candidati contendenti potrebbero ciascuno dichiarare la vittoria in base a diversi sistemi di regole.

Siamo fortunati nel fatto che la decisione da parte della Corte Suprema della Pennsylvania di cambiare la data di ricezione delle schede per corrispondenza non paia aver modificato il risultato di alcuna elezione federale.

Questa corte ordinò ai consigli di contea di separare le schede ricevute dopo la scadenza fissata dai legislatori. E nessuna delle parti sostiene che tali schede avrebbero potuto cambiare il risultato di alcuna elezione federale.

Ma in futuro potremmo non essere altrettanto fortunati. Di fatto, un’altra decisione da parte della Corte Suprema della Pennsylvania può aver già alterato il risultato dell’elezione.

Un’altra petizione sostiene che il giorno dopo le elezioni la Corte Suprema ha annullato il requisito legislativo secondo il quale gli elettori avrebbero dovuto scrivere la data sulle schede spedite per corrispondenza.

Stando a resoconti pubblici, un candidato al seggio del senato ha rivendicato la vittoria seguendo quella che lei considerava il requisito legislativo di dover scrivere la data sulle schede di voto per corrispondenza.

Una corte federale notò che tale candidato avrebbe vinto per 93 voti seguendo tale regola. Un secondo candidato rivendicò la vittoria secondo la regola contraria enunciata dalla Corte Suprema della Pennsylvania ed è stato insediato.

Questa non è una ricetta per generare fiducia. E’ già molto grave cambiare le regole nel mezzo del gioco. Un cambiamento di tali regole da parte di funzionari che manchino dell’autorità per farlo è persino peggio.

Quando tali cambiamenti alterano i risultati delle elezioni, danneggiano seriamente il sistema elettorale su cui il nostro auto-governo dipende così pesantemente.

Se i funzionari statali dispongono dell’autorità che si sono attribuiti, dobbiamo renderlo chiaro. Diversamente, dobbiamo porre fine a questa prassi adesso, prima che le conseguenze diventino catastrofiche.

Di primo acchito, sembrerebbe ragionevole affrontare la questione alla prossima occasione. Dopo tutto, l’elezione del 2020 è ora terminata, e la decisione della Corte Suprema della Pennsylvania non è stata determinante per alcuna elezione federale.

Ma qualsiasi forza tale ragionamento abbia in altri contesti, fallisce nel contesto delle elezioni. Per almeno tre ragioni, la branca giudiziaria è mal strutturata per affrontare problemi – compresi quelli provocati da cambiamenti impropri delle regole – attraverso cause avviate dopo le elezioni.

Innanzi tutto, le cause intentate dopo il giorno delle elezioni vengono troncate da scadenze fisse. Questo vale in particolar modo per le elezioni presidenziali, che sono governate dall’Electoral Count Act, approvato nel 1887. Tale legge fissa la data delle elezioni per il primo lunedì del mese di novembre – che l’anno scorso era il 3 di novembre.

Secondo la clausola “safe-harbor” prevista nella legge, uno stato ha circa cinque settimane per affrontare tutte le dispute e giungere a una selezione finale degli elettori se vuole che tale decisione sia definitiva.

Lo scorso anno tale scadenza corrispondeva all’8 di dicembre e il Collegio Elettorale votò giusto sei giorni dopo.

Cinque o sei settimane di verifica giudiziale rendono la situazione difficile già in un caso semplice. Per casi realmente complessi, è virtualmente impossibile comprimere le fasi di scoperta, consultazione dei testimoni e appelli in una sequenza temporale di questo tipo.

Inoltre, queste tempistiche impongono limiti particolarmente formidabili quando combinati con l’impiego esteso dei voti per corrispondenza.

Tradizionalmente, il voto per corrispondenza è stato limitato a elettori che avevano ragioni definite e ben documentate per essere assenti.

Tuttavia, negli anni recenti molti stati sono diventati più permissivi, una tendenza che è stata grandemente accelerata dal COVID-19.

Per esempio, in Pennsylvania, i voti per corrispondenza rappresentarono solo il 4% dei voti depositati nel 2018. Ma la legislatura ha drasticamente espanso la prassi nel 2019, portando tale percentuale al 38% nel 2020.

Tale espansione impedisce la revisione giudiziaria post-elezioni poiché una causa su schede elettorali inviate per posta è sostanzialmente più complicata.

Innanzitutto, i gestori di elezioni sono stati per lungo tempo concordi nell’affermare che il rischio di frode è “ampiamente più prevalente” nel caso dei voti spediti per corrispondenza.

Un articolo del New York Times del 6 ottobre 2012 dichiarava: “Il voto per corrispondenza rimpiazza la supervisione disponibile nei seggi con un sistema che si basa sull’onore individuale”.

Nello stesso articolo, Heather Gerken, ora decano della Harvard Law School, ha spiegato che il voto per corrispondenza offre alternative più semplici e più efficaci per commettere frode su scala più vasta, come rubare le schede spedite per corrispondenza oppure creare schede elettorali dal nulla in numero maggiore degli elettori disponibili.

Il che spiega per quale motivo “tutte le prove di elezioni rubate coinvolgono l’uso di schede di voto per corrispondenza o simili”.

Lo stesso articolo dichiara che “il voto per corrispondenza è ora abbastanza comune e abbastanza problematico che gli esperti in materie elettorali dichiarano che ci sono state svariate elezioni nelle quali non si poteva dire quale candidato fosse il vincitore meritevole”.

La Pennsylvania sa molto bene queste cose. Persino prima della diffusione a macchia d’olio del voto per corrispondenza, una corte federale ha invertito il risultato di un’elezione senatoriale dopo aver trovato che il candidato che si supponeva avesse vinto, aveva “condotto una cospirazione illegale per la raccolta di voti per corrispondenza”.

Il problema non si limita alla Pennsylvania e non è sparito. Due anni fa, un’elezione congressionale in North Carolina è stata annullata di fronte alle prove di manipolazione delle schede di voto per corrispondenza.

Poiché la frode è più prevalente nel voto per corrispondenza, l’aumento di questo tipo di schede aumenta la probabilità che le corti verranno chiamate a decidere questioni che toccano il nucleo della fiducia nelle elezioni.

La frode non è l’unico aspetto dei voti per corrispondenza che complica la revisione giudiziaria dopo le elezioni. Sono anche pertinenti le salvaguardie che gli Stati pongono in essere per smorzare l’accresciuto rischio di frode.

Per bilanciare il “forte interesse” di consentire l’accesso al voto con lo “stringente interesse di conservare l’integrità della procedura elettorale”, molti stati hanno espanso l’accesso al voto per corrispondenza, ma hanno cercato di scoraggiare la frode – e creare meccanismi per individuarla – richiedendo agli elettori di restituire le schede all’interno di buste di sicurezza firmate e datate.

Alcuni stati richiedono anche che la firma sia autenticata da un notaio.

Il conteggio di queste schede richiede più lavoro, coinvolge un elevato grado di giudizio personale (per esempio nel verificare le firme) e di solito porta a una percentuale molto più alta di schede scartate o contestate.

Condurre un processo su questo tipo di schede richiede una robusta procedura di scoperta legale e la revisione di una grande mole di dati.

In alcuni casi può richiedere passare al setaccio centinaia di migliaia oppure milioni di schede elettorali.

Può anche richiedere un giudizio soggettivo circa la validità di migliaia di schede.

Una revisione giudiziaria in queste condizioni è piuttosto difficile anche quando le regole sono chiare e il numero di schede contestate sia piccolo.

L’aggiungere una disputa su chi possa stabilire o cambiare le regole inasprisce il problema in modo drastico.

Infine, e questa è forse la considerazione più importante, le cause post-elettorali forzano le corti a prendere decisioni politiche che non gli spettano.

Per esempio, quando un funzionario ha cambiato le regole in maniera non appropriata, ma gli elettori hanno già fatto affidamento su tale cambiamento, le corti devono scegliere tra potenzialmente privare dei diritti di voto un gruppo di elettori o far applicare le regole elettorali – come ad esempio le scadenze entro cui ricevere i voti postali – che i legislatori ritengono necessari per garantire l’integrità delle elezioni.

Questo è accaduto lo scorso anno nella Carolina del Sud, dopo che una corte aveva erroneamente modificato il requisito di avere un testimone per le schede per corrispondenza.

Tale corte ha poi ripristinato la regola originale, ma si è rifiutata di applicare i cambiamenti alle schede elettorali già depositate.

Definire le regole ben in anticipo rispetto a un’elezione anziché fare affidamento su cause post-elettorali, garantisce che le corti non vengano poste in una posizione insostenibile.

In breve, il sistema giudiziario post-elettorale è adatto al massimo per dispute molto semplici.

Di solito non può ripristinare lo stato delle cose che esisteva prima di un’elezione.

E spesso non è in grado di mettere alla prova le affermazioni di cattiva amministrazione a livello sistemico, di soppressione del voto o di frode, che colpiscono al cuore la fiducia pubblica nei risultati elettorali.

Questo è ovviamente problematico per affermazioni che siano sostenute da prove sostanziali.

Ma è altrettanto vero quando le affermazioni d’irregolarità non sono incorrette. Dopo tutto, la fiducia nel nostro sistema elettorale è essenziale per il funzionamento della nostra democrazia partecipatoria.

“Un’accusa incorretta, lasciata covare senza un robusto sistema per metterla alla prova e confutarla spinge i cittadini onesti fuori dal sistema democratico e fa crescere la sfiducia nel nostro governo”.

Poiché il sistema giudiziario non è ben strutturato per affrontare questo genere di questioni nel breve tempo disponibile subito dopo le elezioni, dovremmo sfruttare i casi disponibili al di fuori di tale contesto troncato al fine di affrontare tali questioni che, in verità, sono importanti.

Qui abbiamo l’opportunità di farlo quasi due anni prima del prossimo ciclo elettorale federale.

Il nostro rifiuto di farlo ascoltando questi casi è sconcertante.

C’è una chiara spaccatura su un tema di tale grande importanza che entrambi i lati dei contendenti ci hanno chiesto in precedenza di occuparcene. E non c’è contestazione sul fatto che il reclamo meriti a sufficienza la nostra revisione.

Nel votare per la concessione di una sospensione di emergenza in ottobre, quattro giudici [della Corte Suprema] hanno indicato chiaramente che ritengono che i richiedenti [gli avvocati dei Repubblicani] abbiano probabilmente ragione.

Nonostante abbiano fatto pressione affinché noi rivedessimo il caso in ottobre, i chiamati in causa [Stato della Pennsylvania] ora ci chiede di rigettare il caso perché irrilevante. Tale argomentazione non sta in piedi.

E’ probabile che la questione che ci viene sottoposta si ripeta, ma non viene concessa una revisione.

Questa eccezione al considerare la questione irrilevante, che la Corte invoca di routine nei casi elettorali, “si applica laddove (1) l’azione contestata abbia durata troppo breve per essere sottoposta a processo prima che si concluda o sia arrivata a scadenza, e (2) c’è una ragionevole aspettativa che la stessa parte lesa sia sottoposta alla stessa azione di nuovo”.

In questo caso la Corte Suprema della Pennsylvania ha pubblicato la sua decisione sei settimane prima delle elezioni, lasciando poco tempo per una revisione in questa Corte.

E’ c’è una ragionevole aspettativa che questi stessi richiedenti – il partito Repubblicano e i legislatori dello Stato – si trovino di fronte nuovamente al fatto che funzionari non legislativi cambino le regole elettorali.

Di fatto, le petizioni precedenti sostengono che non meno di altre quattro decisioni da parte della Corte Suprema della Pennsylvania implichino la medesima questione.

Altre cause emergeranno quando le corti di livello inferiore applicheranno tali precedenti per giustificare l’intervento nelle elezioni e il cambiamento delle regole.

Ci si chiede che cosa aspetti questa Corte. Abbiamo mancato di chiarire questa disputa prima delle elezioni e quindi fornire una regola chiara.

Ora manchiamo di fornire regole chiare dopo le elezioni. Mi lascia perplesso la decisione di lasciare la legge elettorale avvolta in un manto di dubbi.

Mancando di agire, invitiamo ulteriore confusione ed erosione della fiducia degli elettori. I nostri concittadini meritano di meglio. Rispettosamente, dissento”.

Il Giudice Samuel Alito, a cui Gorsuch si unisce, ha aggiunto questo commento:

Sono d’accordo con il giudice Thomas che noi dovremmo garantire la revisione di questi casi.

Rappresentano una domanda costituzionale importante e ricorrente: se gli Elettori e le clausole sugli Elettori vengano violate quando una corte statale sostiene che la costituzione statale abbia la precedenza rispetto alle leggi statali, quando è coinvolta un’elezione federale.

La questioni ha diviso le corti di livello inferiore e la nostra revisione in questo momento sarebbe altamente benefica.

Nei casi che ci sono stati presentati, una legge approvata dal parlamento della Pennsylvania richiede inequivocabilmente che le schede spedite per corrispondenza siano ricevute entro le 8 di sera nel giorno delle elezioni.

Ciò nonostante, la Corte Suprema della Pennsylvania, citando un articolo della costituzione della Pennsylvania che richiede che le elezioni siano “libere ed eque”, ha alterato la scadenza e ha ordinato che le schede per posta venissero contate anche se ricevute fino a tre giorni dopo il giorno delle elezioni.

Sia il Partito Repubblicano sia il partito Democratico dello Stato ci hanno chiesto di concedere la revisione del caso prima dell’elezione del 2020.

Ma la Corte, con un voto diviso a metà, si è rifiutata di farlo. Tale decisione sfortunata ha virtualmente impedito che tale importante questione potesse essere decisa prima delle elezioni.

Ora le elezioni sono terminate, e non c’è ragione per rifiutarsi di decidere l’importante questione posta da questi casi.

“La clausola della Costituzione Federale che conferisce ai parlamenti statali, non alle corti statali, l’autorità di fissare le regole che governano le elezioni federali sarebbe priva di significato se una corte statale potesse prevalere sulle regole adottate dai legislatori semplicemente dichiarando che una clausola della costituzione statale dia alle corti l’autorità di scrivere qualsiasi regola ritengano appropriate per condurre un’elezione equa” (sentenza relativa all’elezione di Bush nel 2000).

Una decisione su questi casi non comporterebbe alcuna implicazione sulle elezioni del 2020.

(Poiché è stato ordinato ai funzionari elettorali della Pennsylvania di mantenere separate le schede per corrispondenza ricevute dopo la scadenza legale, sappiamo che la decisione della Corte Suprema dello Stato non ha avuto effetto sul risultato di alcuna elezione per cariche federali nella Pennsylvania).

Ma una decisione fornirebbe una guida di grande valore per le elezioni future.

Alcuni dei rispondenti [Stato della Pennsylvania] sostengono che il completamento del ciclo elettorale del 2020 rende questi casi irrilevanti e che non ricadono nelle eccezioni contro l’irrilevanza per casi che presentano situazioni “che possono ripetersi”.

Sostengono che la decisione della Corte Suprema della Pennsylvania è stata il frutto del combinarsi di una serie di circostanze straordinarie e senza precedenti – in particolare la pandemia del COVID 19, un aumento delle schede per corrispondenza e i ritardi del servizio postale – e che tale tempesta perfetta non ha la probabilità di verificarsi di nuovo.

Tale argomentazione fallisce per tre ragioni. Innanzi tutto non riconosce l’ampiezza della decisione presa dalla Corte Suprema della Pennsylvania.

Tale decisione sostiene che un articolo della costituzione statale che garantisce elezioni “libere ed eque” conferisce alle corti della Pennsylvania l’autorità di scavalcare anche regole molto specifiche e senza ambiguità che siano state adottate dal parlamento per la condotta delle elezioni federali.

Tale situazione è molto probabile che si ripeta nelle elezioni future. Di fatto, sarebbe sorprendente se i partiti, che non trovino soddisfacenti le regole parlamentari, non richiedano la decisione delle corti statali per sostituirle con regole che ritengano a loro più vantaggiose.

In secondo luogo, l’idea proposta secondo cui è improbabile che si veda il riverificarsi di queste stesse esatte circostanze che abbiamo visto lo scorso autunno rappresenta una mal-comprensione degli standard legali che si applicano in questi casi.

Affinché una situazione possa potenzialmente ripetersi, non è necessario predire che la storia si ripeterà a un alto livello di specificità.

Terzo, è altamente speculativo prevedere che la Corte Suprema della Pennsylvania non troverà che le condizioni al momento di un’elezione federale futura siamo materialmente simili a quelle dello scorso autunno.

E’ previsto che l’elezione primaria dei candidati congressionali della Pennsylvania si tenga tra 15 mesi, e le regole per la conduzione delle elezioni dovrebbero essere stabilite ben in anticipo rispetto al giorno delle elezioni.

Possiamo sperare che entro la prossima primavera la pandemia non abbia più alcun effetto sulla vita di tutti i giorni, ma questo è incerto.

Per giunta, la decisione della corte statale non era basata unicamente sulla pandemia, bensì era radicata su preoccupazioni più ampie circa il funzionamento del sistema postale. E preoccupazioni di questo tipo possono persistere e riaffiorare.

A mano a mano che il voto per corrispondenza diventa più comune e più popolare, il volume delle schede per corrispondenza può continuare ad aumentare e perciò porre problemi di consegna simili a quelli attesi per il 2020.

Per queste ragioni, i casi che ci sono stati presentati non sono irrilevanti.

C’è una “ragionevole aspettativa” che le parti in causa affrontino la stessa questione in futuro, e che tale questione non potrà essere affrontata in una revisione pre-elettorale, proprio com’è successo in questi casi.

Questi casi richiedono a gran voce la nostra revisione, e dissento rispettosamente dalla decisione della Corte di negare tale revisione.

Il rifiuto di rivedere questo caso di portata storica avrà conseguenze di portata storica sul futuro e sulla composizione della Corte Suprema. Nel frattempo i singoli Stati dovranno arrangiarsi caso per caso con soluzioni che vedranno il moltiplicarsi di iniziative legislative e giudiziarie in tutti gli Stati Uniti.

Fonte: https://mazzoninews.com/2021/02/26/addio-alla-corte-suprema-mn-95/

Pubblicato il 26.02.2021

I commenti sono chiusi.