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ABBASSO LA PATRIA

DI MASSIMO FINI
ilfattoquotidiano.it

Antonio Di Pietro ha dichiarato: “Chi è contro l’Unità d’Italia è un traditore”. Io sono un traditore. L’Italia migliore e più vitale è stata quella preunitaria. L’Italia dei Comuni, delle Repubbliche Marinare, dei Granducati. L’Italia-laboratorio dove, con l’affermarsi, a Firenze e nel piacentino, di una forte classe di mercanti (che oggi si chiamano imprenditori) ha avuto inizio la Modernità. L’Italia della grande letteratura, Dante, Petrarca, Cavalcanti, Boccaccio, poi il Tasso e l’Ariosto su su fino a Foscolo, Manzoni, Leopardi. L’Italia della grande arte, Piero della Francesca, Paolo Uccello, Leonardo, Michelangelo, Raffaello, Botticelli, Caravaggio, Tiziano, Tiepolo. L’Italia delle cattedrali, delle chiese, delle pievi, dei borghi e del suo straordinario paesaggio (oggi ampiamente e unitariamente sconciato) che sono poi i motivi per cui i turisti stranieri vengono ancora da noi.

L’Italia unitaria, dal punto di vista culturale, ha avuto ancora un buon periodo ai primi del Novecento, con le avanguardie, la grande stagione delle riviste, La Voce, La Ronda, La Cerba, il Leonardo e durante il fascismo dove fummo primi in un settore modernissimo quale il design industriale. Sul secondo dopoguerra, cinema a parte e qualche eccezione, è meglio stendere un velo pietoso.

Politicamente l’Italia unita ha fatto due guerre. Una l’ha vinta cambiando alleato, nell’altra ha sbagliato alleato e l’ha persa nel più ignominioso dei modi spaccando, in questo caso sì, il Paese in due. Piazzale Loreto resta, simbolicamente e concretamente, una vergogna indelebile. Nel dopoguerra, a parte l’euforia della ricostruzione (è facile essere felici quando si è salvata la pelle), è stato un disastro, soprattutto a partire dalla fine degli anni Sessanta. Siamo l’unico Paese al mondo ad avere quattro mafie (quella propriamente detta, la camorra, la ‘ndrangheta, la Sacra Corona Unita), ai primissimi posti per la corruzione, svuotati di ogni contenuto che non sia materiale e di ogni valore che non sia il Dio Quattrino. Che cosa dovremmo celebrare, presidente Napolitano?

Lo Stato nazionale, come ogni costruzione umana, non è eterno. Ha avuto la sua funzione in un determinato periodo storico. Nacque, in Europa, per motivi di difesa ed economici perché l’infinità di dazi danneggiava quel libero mercato che proprio allora stava prendendo piede. Ma oggi, in Europa, nessuno Stato nazionale è così grande e forte da poter assicurare da solo la propria difesa, né così piccolo e coeso da poter dare risposta alle esigenze identitarie che, in epoca di globalizzazione, si fanno sempre più impellenti. In quanto al commercio non solo non ci sono più dazi ma, in Europa, nemmeno confini.

Quando l’Europa sarà politicamente unita, gli Stati nazionali perderanno ogni ragion d’essere. I suoi punti di riferimento periferici non saranno più gli Stati, ma le “macroregioni”, cioè aree geografiche economicamente, socialmente, culturalmente e climaticamente coese, che potranno anche superare gli attuali confini nazionali (non si vede perché non dovrebbero unirsi, per esempio, la Savoia e la Valle d’Aosta, il Tirolo con l’Alto Adige e il Trentino, la Riviera di Ponente con la Costa azzurra e la Provenza). Quelli che andiamo quindi gloriosamente a celebrare sono i 150 anni di un’istituzione morente.

Massimo Fini
Fonte: www.ilfattoquotidiano.it
Link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/12/abbassola-patria/85960/
12.01.2011

Pubblicato da Davide

  • Tao

    DI GIORNALI DI SINISTRA E DEI REAZIONARI CHE VI SCRIVONO

    DI GIANLUCA BIFOLCHI
    subecumene.wordpress.com

    Oggi c’è un altro interessante episodio del paradosso di Massimo Fini che va scrivendo paragrafo dopo paragrafo il suo personale Manifesto reazionario sugli spazi di un giornale, il Fatto quotidiano, che aspira a essere la voce di una nuova sinistra italiana. Ora Fini se la prende con l’unità d’Italia, alla quale si dichiara “contro” e accetta di buon grado l’epiteto di “traditore” messo in circolazione su questo tema da Antonio Di Pietro.

    La tesi centrale è che nel caso dell’Italia la lode del buon tempo antico (preunitario) è certamente fondata. Per quanto riguarda gli argomenti Fini, come un bravo professore di liceo (“bravo” è ironico, in realtà dovete pensare ai peggiori che avete conosciuto), fa la galleria di tutte le glorie patrie, da Dante Alighieri ad Alessandro Manzoni, da Piero della Francesca al Tiepolo – testimoni dell’Italia preunitaria — e arriva alla conclusione che oggi personalità del genere ce le sogniamo. Erga: era meglio prima.

    Fini non si risparmia uno sforzo di buona volontà e amor di patria per citare anche qualche mirabilia italica successiva al 1871, come le avanguardie artistiche del primo novecento. E fa arrivare la lista delle cose “…che tutto il mondo ci invidia” al design industriale ai tempi del fascismo italiano che – ma guarda un po’… — è per Fini il regime che esaurisce le ultime cartucce del genio della stirpe.

    Confutare certe argomentazioni di Fini è agevole. Io ad esempio non so nulla di questo primato internazionale del design industriale fascista, ma so per certo che la cronologia che lui presenta in questo campo è errata: ancora negli anni sessanta e settanta del novecento in tutto il mondo, dal Giappone al Canada, dalla Germania agli USA, le parole design industriale e Italia erano praticamente sinonimi (consiglio di leggersi la biografia di Bruno Munari per rendersi conto di ciò che dico).

    Inoltre Fini cita tra i moventi dell’unificazione il vecchio argomento dell’utilità economica di evitare la frammentazione doganale e del sistema di pesi e misura che c’era in Italia. Ma una lega doganale che risolvesse il problema non richiedeva l’unificazione politica (come dimostrò lo Zollverein tedesco, entrato in vigore nel 1834, ben prima dell’unificazione). Per giunta in uno degli ultimi libri che ho letto sull’argomento, “Il Risorgimento”, Laterza editore 2004, di Alberto Mario Banti, ordinario di storia contemporanea all’Università di Pisa, l’autore analizza i movimenti del commercio internazionale dei piccoli stati italiani, diretti per volumi al resto d’Europa in misura maggiore di quanto fossero diretti nell’area della penisola, e arriva alla conclusione che la convenienza economica era uno sprone patriottico assai debole o del tutto inesistente.

    Ma ciò che a me interessa di più è qualificare quell’aggettivo di “reazionario” che ho associato in principio alle prese di posizione di Fini. A Fini probabilmente la modernità non piace, è sicuro comunque che non la comprende, come accade per tutti coloro che rimpiangono i tempi in cui avevamo la grande cultura dei Dante e dei Tiziano e una popolazione al 95% analfabeta. Le disquisizione “De viris illustribus” per contrapporre la grandezza degli antichi alla mediocrità dei moderni ha come premessa l’incomprensione di come l’operare artistico (ma il discorso è analogo per la scienza) ha conosciuto un costante ridimensionamento del ruolo dell’auctor a favore di produzioni seriali sempre più anonime: lo stimolo alla percezione visiva che nel trecento era offerto alle masse da un affresco di Giotto (e bisognava recarsi in Chiesa per vederlo) oggi è largamente offerto dalla computer grafica, dalle carrozzerie delle automobili, dall’arredo di interni, disponibili alle masse in forma libera, economica e abbondante (non bisogna andare in Chiesa…). Chi vede in questa tesi una blasfema commistione di diversi livelli dell’esperienza estetica deve avere un’idea alquanto astratta e retorica della storia dell’arte: quando nel quattrocento Lorenzo Monaco, Gentile da Fabriano e Masaccio dipingevano tutti e tre a Firenze, a poca distanza di tempo e di spazio, il tema dell’Adorazione dei Magi, e dunque del dono, non stavano elaborando solo un tema di storia sacra, stavano anche celebrando la liberalità di un ceto di banchieri cittadini che, oltre ad arricchirsi, alimentava la committenza di opere d’arte e riempiva le loro tasche. Se si studia la vera storia dell’arte si vedrà che quelle che a noi sembrano commistioni indebite di livello sono invece la norma di un operare artistico che avviene nel mondo reale, dove operano motivazioni reali.

    E del resto, tornando alla galleria delle glorie patrie e della presunta decadenza italica, dove sono oggi i Balzac o i Moliere francesi? Chi sarebbe tra i viventi in Germania il Beethoven o il Goethe tedesco? Possiamo dire che Nick Hornby sia il nuovo Shakespeare inglese? La “grande personalità” oggi scompare perché il suo ruolo non ha più molto senso, ed è svolto secondo altre modalità dell’industria culturale.

    Ma anche per quanto riguarda la grande personalità, l’auctor, Fini non sembra rendersi conto che la fortuna di un autore è soprattutto una elaborazione dei posteri (pensate a Van Googh…), e non c’è modo di sapere oggi se Renzo Piano occuperà nelle storie dell’architettura di domani il ruolo che Gioacchino Rossini occupa nella storia della musica.

    Fini ha tutto il diritto di detestare la modernità e l’unità d’Italia, ma se ne è costruito un’immagine ridicola

    Gianluca Bifolchi
    Fonte: http://subecumene.wordpress.com/
    Link: http://subecumene.wordpress.com/2011/01/12/di-giornali-di-sinistra-e-dei-reazionari-che-vi-scrivono/
    12.01.2011

  • redme

    …evviva fini…evviva la legge Basaglia…

  • Hamelin

    Che dire tifare per il disfacimento di uno Stato che in realtà non esiste , è piu’ un puntiglio retorico filosofico che altro .
    L’economia in crisi e la disoccupazione galoppante spazzeranno via le vili velleità filo patriottiche di alcuni cosi’ come la seppur debole coesione sociale in cui abbiamo vissuto negli ultimi 30 anni .
    Non so se Fini poi abbia omesso o no l’unica vera grande mafia…quella di stato…di proposito o no.
    Ad ogni modo articolo troppo vago con alcuni buoni spunti.

  • andyconti

    Bifolchi dimentica completamente il tema delle mafie, su cui Fini ha sacrosanta ragione, e secondo lui l’arte adesso si puo’ usufruire attraverso internet, no comment. Se prima i committenti erano i signori ricchi, perlomeno erano meglio dei ricchi di adesso; se prima c’era analfabetismo perlomeno la gente poteva vivere in un mondo di crescita economica e artistica, adesso l’alfabetizzazione serve per guardare il grande fratello, o sbaglio? Nessuno dice che l’Italia e’ peggiorata in tutto, ma non certo grazie all’unita’, piuttosto al fatto che NONOSTANTE la politica, gli italiani intelligenti possono mettersi in contatto con il mondo esterno, gli altri (compreso Di Pietro) restino pure chiusi nella Corea del Nord in cui vivono con i loro proclami patriottardi.

  • Sokratico

    Può darsi che l’immagine sbrigativa che Fini da nel suo breve articolo sia “ridicola”, come scrive Bifolchi, ma certo gli argomenti veri non sono quelli della presenza di qualche grande o meno grande artista nato in un confine nazionale più o meno convenzionale.

    In ultimo, neppure le mafie sono un argomento definitivo, a mio parere, per quanto forte.

    Sottolineo soltanto l’ovvio:
    la nascita degli stati amministrativi nazionali, con tutto l’osceno seguito di retorica nazionalista e di ideologie politiche, sono stati il più sanguinoso errore della storia dell’umanità.

    Quando le leve decisionali si allontanano dalla comunità e vengono delegate, inizia la schiavitù e la marcia della carne da cannone.

    Delegare è troppo caro al cuore dell’uomo-fanciullo perchè egli non prenda ogni occasione per allontanare da sè le responsabilità…

    e gli squali ingrassano sull’ingenua fede dei fanciulli, adeguatamente incattiviti dalla televisione e dalla noia di lavori stupidi.

  • rocks

    Credo che confrontare l’800 e l’oggi con così poca profondità sia un esercizio inutile e pericoloso. Immaginiamo oggi i granducati… O immaginiamo se non ci fosse stata l’unità nel 1870. Le guerre mondiali? Il comunismo? I nazionalismi… ma insomma è come dire che se Napoleone non c’avesse conquistati adesso saremmo migliori o che se il Re avesse detto no al Duce adesso saremmo la locomotiva europea. Completamente inutile, anche se divertente. Forse…

  • stendec555

    ben venga un articolo del genere, seppur un pò sbrigativo e superficiale. per mesi dovremo sorbirci una retorica senza precedenti per celebrare la nascita di un paese che non aveva nessuna ragione di esistere se non perchè spinto da interessi internazionali e piani massonici. per quanto riguarda le macroregioni credo che il futuro ci prospetti la nascita di rigidi sistemi economici meno coloriti e romanzati di quello che prevede fini…

  • Tetris1917

    Manca poco, e difendera’ qualche cavallo frustato a Torino…..

    Il 3 gennaio del 1889, nel centro di Torino, Nietzsche, uscendo di casa, vide un cocchiere frustare e prendere a calci il suo cavallo. “Tu, disumano massacratore di questo destriero!”, inveì il filosofo furibondo abbracciando e baciando sconvolto il cavallo. Tornò a casa accompagnato, gridando di essere “Dioniso o Gesù Crocefisso” e “il signore e il tiranno di Torino”. Qualche giorno dopo fu portato via dalla città dall’amico Overbeckper, per essere curato a Basilea. Si dice che lasciò Torino cantando per Porta Nuova canzoni napoletane, convinto di essere il re d’Italia.

  • DaniB

    Ma quindi sostieni che la retorica europeista sia stata un passo avanti migliorativo?

  • duca

    In realtà gli hai fatto un bellissimo complimento.

  • AmonAmarth

    Non do per forza ragione alle cause poste da Fini, ma a ragion veduta mi trovo anch’io ad essere un traditore, e non è solo una sensazione: fate il semplice esercizio di eliminare completamente la pioggia di cazzate di cui ci ricoprono attraverso la televisione, cosa che peraltro la gente oggi (menomale) fa sempre di più: vi accorgerete che lo Stato, così come il potere politico, esiste perchè esiste la TV. Non c’è alcuna patria oggi, sempre che questa parola abbia realmente un significato se non quella di radunare carne da cannone (non solo in veste militare) per cause ovviamente estranee ai bisogni del popolo… E non dimentiamocelo mai: anche per prenderci per il culo ovviamente… Si, sono decisamente un traditore. E decisamente affanculo il politically correct. Saluti.

  • amensa

    Fini parla di Italia, ma sarebbe moltopiù opportuno parlare di italiani.
    i tedeschi dell’ovest hanno aiutato quelli dell’est a risorgere economicamente, facendosi carico di un cambio 1 a 1 tra i due marchi, quando il valore di quello orientale non era nemmeno la metà di quello occidentale.
    i piemontesi shanno conquistato e letteralmente depredato il sud del suo oro, delle sue industrie usando solo la repressione per dominarlo.
    l’egoismo, la poca lungimiranza, la mancanza di senso di appartenenza ben evidenziato dalla lega, che peraltro dimentica tutti i vantaggi arrivati agliimprenditori del nord dalla colonizzazione selvaggia del sud, non hanno permesso che si creassero gli Italiani.
    siamo restati tanti popoli divisi in lotta e contrapposizione tra noi.
    basta vedere i risultati tedeschi, per capire ch el’unione fa la forza, ma si sa, il nostroi giocco nazionale è quello a “fregare” l’altro, pensando sempre di essere i più furbi, fino a quando capiremo che siamo dei poveracci.

  • buran

    Si si , gridiamo tutti insieme viva Franceschiello, viva il Papa Re, viva Radetszky, quelli erano bei tempi gloriosi. Quando sento parlare di “macroregione” il mio cuore freme…ma vaia vaia. La distruzione e la delegittimazione dello stato nazionale in quanto entità unitaria, autonoma e solidale è il presupposto della dominazione imperialista (altrui). Se parliamo di “patria” in senso letterale come “terra dei padri”, ci riappropriamo del vero valore del termine, lontano mille miglia dalla retorica vuota e guerrafondaia per il quale è stato appropriatamente coniato il termine di “patriottarda”. E poi che c’entra la mafia? La mafia non è nata di sicuro con l’Unità d’Italia, ma è nata dalla struttura di comando e controllo del territorio dei latifondisti (gabellotti etc.) ben presente e attiva in epoca preunitaria. Così pure la camorra, il cui lessico e vocabolario risale in gran parte addirittura alla dominazione aragonese. Approfondire un po’ di più eviterebbe il rischio di sparare cazzate

  • vic

    Patria, nazione, cultura: non sono la stessa cosa!

    La patria nel senso etimologico, cioe’ terra dei padri, veniva sentita come la terra della propria infanzia, la stessa dove erano cresciuti i genitori e prima i nonni e prima ancora gli avi. Oggi le persone viaggiano, emigrano molto piu’ di prima. E’ quasi la regola che un ragazzo, una ragazza, abbiano piu’ patrie: la patria di un genitore, quella dell’altro genitore e poi la terra laddove stanno crescendo, vanno all’asilo, a scuola, frequentano gli amici ed esercitano qualche passione artistica o sportiva. Insomma oggi la patria e’ una tappa. C’e’ chi sente di avere una sola patria, ma sono tantissimi che sentono di averne piu’ di una, perche’ sono imbevuti da esperienze fatte in luoghi diversi in cui hanno passato buona parte della vita.

    Poi c’e’ l’idea di lingua, e della cultura che gli sta dietro. La lingua dei pensieri tende ad essere la lingua dell’infanzia, ma non e’ detto che lo sia sempre. Puo’ succedere che pensieri di un certo tipo si manifestino nella lingua piu’ conveniente ad esprimerli. Se deve esserci una preoccupazione non e’ tanto per l’Unita’ d’Italia, che non c’e’ mai stata (la Corsica, il canton Ticino ed il Grigioni italiano son li’ a dimostrarlo) ma per la lingua italiana. Quella si’ ne ha fatti di progressi dai tempi del Petrarca e di Dante. Di Pietro si preoccupa dell’unita’ d’Italia, di essere patriottico. Quanto si preoccupa che si coltivi la lingua italiana, e con esso la cultura da essa espressa? Lo stato italiano spende letteralmente una miseria per sostenere l’italiano nel mondo: qualche centinaio di migliaia di Euro annuali a fronte delle decine di milioni che investono stati come la Spagna, la Germania o la Francia per promuovere le loro lingue nazionali nel mondo.

    E’ sbagliata anche l’idea che al giorno d’oggi non possano sussistere i ducati. Cos’e’ il granducato del Lussemburgo, di grazia? Risulta che sia perfino uno dei membri dell’UE con meno peccati Maastrichiani. Ed il principato del Liechtenstein, eh? Guardate che la gente vive benissimo a Vaduz. Ognuno ha i re ed i principi che s’e’ scelto nella storia. Ci sono paesi che hanno preferito tagliar la testa ai regnanti, altri che hanno preferito tenerli e altri ancora li hanno reinstaurati con grande acume. Eh si’ perche se non ci fosse stato re Juan Carlos di Borbone, lmesso li’ dal piccolo dittatore Franco, la Spagna sarebbe finita di nuovo sotto una dittatura militare a causa di un colpo di stato dei soliti noti. La Spagna non e’ un’unica patria pur essendo un’unica nazione, che ha delegato pero’ molte prerogative sovrane a Bruxelles. Ma questo non c’entra con il sentimento di patria. Ha piu’ a che fare con il sentimento del buon governo.

    La storia e’ come la geologia o come il clima, e’ in eterno cambiamento. Perche’ preoccuparsi troppo dell’Unita’ d’Italia? Ne’ a Grono, ne’ a Poschiavo ne’ a Stampa non se ne preoccupa nessuno, perche’ sanno benissimo che l’Unita’ d’Italia non c’e’ mai stata. Da quelle parti vivono benissimo cosi’, per scelta loro, non di un re e nemmeno di un duca, sebbene un imperatore in cuor suo desiderasse altrimenti.

    Ognuno sente dentro di se’ quante patrie ha. Puo’ darsi che qualche esule abbia inveito gridando abbasso la patria. Inveiva contro quella vecchia mentre si faceva accogliere da quella nuova.

    Anche chi e’ perennemente in viaggio una sua patria ce l’ha, e’ il viaggio, cioe’ la vita.

    Il marketing si e’ impossessato da tempo della parola patria, ma a sproposito. Fare il militare e’ oggi un mestiere, come e’ un mestiere fare lo sportivo d’elite. Stare impettiti quando suona un inno patrio fa parte del cerimoniale, e’ gente pagata anche per far questo. Come l’attore di teatro e’ pagato per inchinarsi al pubblico dopo lo spettacolo. Puo’ darsi ed e’ sperabile che qualcuno sia fiero di farlo, ma e’ un affare suo, dei suoi sentimenti. Non c’entra nulla con la sua vera patria, la terra a cui e’ attaccato nel suo intimo, la quale e’ molto raramente una nazione intera, ma al massimo la terra dei nonni, sovente un semplice villaggio, spesso una sequela di citta’ e villaggi, talvolta perfino un monte, un lago, un pollaio, un deserto od uno scoglio dove passava del tempo delizioso a pescare, viaggiando coi pensieri ben oltre le tiritere noiose dei discorsi e proclami ufficiali, che con la realta’ hanno ben poco a che fare.

  • misunderestimated

    Approvo…

  • stendec555

    tedeschi e italiani, culture molto diverse….e poi è inutile indignarsi, tra nordisti e sudisti non c’è mai stato un grande feeling e tuttora il voto alla lega è essenzialmente un voto contro i terroni mascherato da non ben definiti propositi federalisti….anche se la cultura mafiosa è ben attecchita al sud, ciò che accumuna gli italioti è la tendenza a fare i furbi, al nord come al sud, cosa che non riguarda paesi come la germania e i paesi di cultura protestante in genere.

  • misunderestimated

    STORIA D’iTALIA (volutamente minuscolo): saccheggio dei forzieri borbonici, deportazione dei “briganti” a Fenestrelle, guerre coloniali, guerra in Libia (prima missione di bombardamento aereo nella storia!), l’accordo sottobanco di Sidney Sonnino a Londra, voltagabbana agli Imperi Centrali, Grande Guerra, 650.000 morti inutili per strappare Gorizia e Trieste assieme a Trentino, Val Venosta, Passiria e Pusteria che Franz Joseph ci avrebbe volentieri ceduto in cambio della nostra neutralità, biennio rosso, fasci di combattimento, guerra in Etiopia, ammazzamenti con gas asfissianti, Guerra Lampo, coltellata alla schiena alla Francia, “mancò la fortuna, non il valore”, CSIR, ARMIR, centomila gavette di ghiaccio, ottosettembre, il re se la svigna, bombardamenti dei “liberatori”, foibe, militarizzazione yankee, emigrazioni dei meridionali al Nord, emigrazione dei Settentrionali all’estero, mafia, camorra, ‘ndrangheta, sacra corona unita, 2.000 morti del Vajont, stragi di “stato”, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, stazione di Bologna, cieli di Ustica, berlusconismo, impero mediatico, frontiere colabrodo, bombardamenti italiani in Serbia, guerra in Iraq, guerra in Afghanistan…

    Avrei tanto voluto accogliere Cecco Beppe con la Prinz Eugen Marsch in sottofondo…

  • Sokratico

    assolutamente no, anzi.
    Per quanto l’aspetto emozionale sia più sfumato (chi è che si commuove per la sua “patria” dell’Europa a 27, voglio dire?), certamente l’aspetto de-responsabilizzante è ancora maggiore.

    Allontanandosi le leve e i centri decisionali dai cittadini, questi sono sempre meno cittadini.

    Sentirsi responsabili verso la propria comunità è l’unico modo per evolvere una morale che non sia ideologica, ma questo può avvenire solo se si ha un qualche tipo di comprensione di ciò che succede e una qualche forma di possibilità di intervenire in esso.

    Sulla tus città, ancora puoi. Nella regione, è già difficile. Nella Nazione è impossibile, come dimostrato dal ‘900.

    L’europa unita restaura la Monarchia amministrativa, con qualche Regnante di cui si conosce la faccia, presuntamente eletto, e una casta di oligarchi-amministratori non eletti che decidono per tutti.

    e poi ci sono i sudditi…
    Quello che mi fa paura è che la gente non aspetta altro che l’occasione per tornare suddito-bambino.

    Pensare fa fatica e, soprattutto, fa paura.
    Scopri, se pensi, che le cose non sono semplici. Che non ci sono buoni e cattivi. che, forse!, anche noi siamo responsabili del male che vediamo intorno.

  • stendec555

    hai tuttavia dimenticato 4 coppe del mondo vinte…

  • Sokratico

    “terra dei padri”?

    ma se basta risalire di poche generazioni e gli italiani li trovi nati in ogni parte del mondo?

    Ma di che padri stai parlando?

    Gli Italiani sono Francesi, Spagnoli, Arabi, Greci, Tedeschi, Slavi.

    Le “nazioni dei padri” non esistono, sono costrutti mentali, allucinazioni retoriche che i vari padroncini del momento hanno usato per spingere gente altrimenti di buon senso a buttarsi in guerre che nessun buon senso avrebbe mai avallato.

    basta con questa ideologia della razza-patria. E’, semplicemente, falsa.

    e se guadate a cosa ha provocato, anche disgustosa.

  • misunderestimated

    ho accuratamente evitato ogni riferimento alla cucina, alla vagina e all’universo pallonaro, unici e veri vanti nazziunali, proprio per non infierire troppo.

  • buran

    Ma l’hai letto il post? Ne dubito fortemente. A parte che “patria” deriva da “patres”, e che voglia dire terra dei padri è un dato di fatto, in secondo luogo è proprio la patria intesa in questo senso, dove stanno le nostre radici, vicine o lontane nel tempo che siano, che intendo contrapporre a quella fasulla evocata (con retorica “patriottarda”) dai guerrafondai solo per invadere e sottomettere le patrie altrui. Mi sembrava spiegato chiaramente, temo tu non abbia capito. In ogni caso TUTTI i popoli attuali, o quasi, sono meticci, compresi quelli che hai citato tu: gli spagnoli sono autoctoni pre-indoeuropei, celti, latini, semiti, visigoti, vandali, arabi; i francesi sono celti, latini, greci, germanici di varie etnie etc. etc.

  • misunderestimated

    Aiutami a capire: prima dai contro agli Asburgo e poi demolisci il mito patrio dei generaloni della Grande Guerra, proprio loro che avevano difeso le terga italiote dagli artigli dell’aquila bipenne? Mah…
    Un paese che celebra, con il consueto apporto dal mondo pallonaro e da quello incartapecorito della televisione, la sua unità mentre in libreria tirano libri come “il sacco del nord” e “terroni”, qualcosa vorrà pur dire.

  • castigo
  • buran

    Storia di Francia, d’Inghilterra, di Spagna etc. allora uguale. Ce n’è per tutti e anche peggio, noi siamno stati solo i più “straccioni”, come diceva Lenin. Allora diciamo che siamo per l’abolizione degli stati nazionali. Sennò chiediamo l’annessione all’Austria, visto che Cecco Beppe era un buono e la prima guerra mondiale l’ Impero austo-ungarico non l’ha fatta. Io ero convinto, invece, che il macello l’avesse cominciato addirittura l’anno prima, ma forse mi sbaglio.

  • ottavino

    Sottoscrivo. Sono i tempi moderni, non è possibile identificarsi con questa banda di opportunisti. Solo chi ci guadagna si identifica, e noi non ci guadagnamo nulla.

  • JesterHead

    Fini forse non sa che se l’Italia è ciò che è oggi, è in gran parte anche per colpa dell’occupante americano, che, con la compiacenza delle marionette politiche e “intellettuali” locali, opera da decenni per la massificazione e l’omologazione dei popoli occidentali.

  • buran

    Non è che ce l’ho contro gli Asburgo in quanto tali, sono solo convinto che l’unità d’Italia sia stata tutto sommato meglio (o se preferisci meno peggio) degli staterelli, tutto qui. Sono consapevole che si poteva fare centomila volte meglio, tutto vero, ma dubito che fosse meglio prima. In ogni caso, per come la vedo io, penso che gli staterelli avessero ormai esaurito la loro funzione storica. Che poi essere per l’unità d’Italia voglia dire essere per i generali della grande guerra ce ne corre, in un certo paese la guerra l’hanno fermata ad ogni costo (anche doloroso) e non è che quelli non volessero l’unità della loro nazione. Comunque, danno noia anche a me le celebrazioni ufficiali, la retorica patriottarda ancora di più se legata alla missione di guerra in Afghanistan, ma trovo mistificatoria anche la retorica dell’anti-risorgimento.

  • misunderestimated

    –noi siamno stati solo i più “straccioni”– è proprio questo il punto, l’inghilterra “crea” l’italia per manovrarla quando le farà comodo contro i suoi eterni nemici. poi uno può interpretare il “patto di londra” come l’acme della sovranità nazionale e democratica italiana, libero di farlo.

  • cloroalclero

    magari lo fosse stato!

  • Rossa_primavera

    Da quotare in toto.

  • Rossa_primavera

    Il signor Di Pietro dovrebbe avere la bonta’ di spiegare in cosa consiste
    il tradimento di chi non crede all’Unita’ d’Italia.Traditore e’ una parola
    tipica del lessico fascista,con cui si indica chi non concorda con le
    opinioni del regime,ricorda infatti sinistramente quel “traditori dell’idea”
    con cui il farsesco tribunale speciale straordinario di Verona condanno’
    a morte e fece fucilare i 5 gerarchi dissidenti che il 25 luglio votarono
    coraggiosamente l’ordine del giorno Grandi che di fatto pose fine al
    ventennio di governo fascista.L’ex magistrato,che accusa Berlusconi
    giustamente di fare politica per tutelare i propri interessi dimenticandosi
    pero’ di aver utilizzato lui una carica pubblica come il procuratore per
    perseguire fini politici,e’ un uomo che si e’ formato nella cultura e negli
    ambienti dei servizi segreti,grazie ai quali ha ottenuto una laurea,che
    sono quanto piu’ di reazionario e destrorso si possa immaginare,milita
    nel centro sinistra solo per interesse e pretende spesso inoltre con
    un partito al limite del 5 per cento di dettare programmi e strategie
    al pd che comunque e’ di gran lunga il partito maggioritario dell’alleanza.
    Senza parlare del fatto che ha fondato un partito che dovrebbe ergersi
    a garante morale per poi trovarsi il figlio indagato per faccende molto
    gravi e losche.No signor Di Pietro,lei non ha alcun titolo per dare
    del traditore a chi non si riconosce in questa farsa di nazione che
    siamo ormai diventati,famosa appunto in tutto il mondo non piu’ per
    Dante,Michelangelo e Leonardo ma per le 4 mafie che la ammorbano.
    Il principe di Metternich soleva dire che l’Italia e’ solo un’espressione
    geografica ed aveva pienamente ragione:non siamo un popolo,non
    siamo una nazione,non siamo una razza,non parliamo neppure la
    stessa lingua perche’ un valdostano,un sudtirolese,un toscano e un abitante di Pantelleria parlano 4 idiomi differenti,siamo sempre divisi
    su tutto,siamo il paese del campanile e dei guelfi e ghibellini.
    E non tiri fuori per cortesia il mito della Resistenza perche’ sappiamo
    tutti che il novanta per cento di chi partecipo’ allo scempio di Piazzale
    Loreto aveva fino al giorno prima la camicia nera.
    Abbiamo avuto il nostro periodo di maggior splendore culturale quando
    eravamo divisissimi,nel Rinascimento,che restera’ un momento di
    picco culturale irraggiungibile mentre l’unita’ d’Italia ci ha portato
    verso il punto di minimo.Percio’ signor Di Pietro ci lasci almeno la
    liberta’ di non sentirci complici di questo scempio che e’ diventata
    la nazione Italia,ci lasci essere d’accordo con il signor Fini di cui
    condividiamo pienamente l’analisi e non ci chiami per questo con
    epiteti vetusti ed obsoleti che puzzano di stantia cultura vetero fascista.

  • Jasmine

    Sarebbe l’ora di finirla con la storiella dei granducati, che non potrebbero essere ricostituiti neanche volendolo.

  • Monarch

    “Chi è contro l’Unità d’Italia è un traditore”..
    disse l’uomo dei servizi segreti usa

  • Rossa_primavera

    Ah ah ah ah,decisamente il miglior post mai letto su questo sito e lo
    dico senza ironia alcuna.Veritiero,conciso,pungente,imparziale e condito della giusta ironia.Ancora davvero complimenti.

  • Rossa_primavera

    Di cui una costituisce di fatto la seconda pugnalata alla schiena alla
    Francia per ricondurci al post

  • Longoni

    Anch’io trovo fuori luogo la retorica di Di Pietro. La tesi di Fini, anche se non la condivido pienamente, mi sembra fondata. Per quanto riguarda il figlio del ex-giudice, ho letto da poco che è finito tutto con un nulla di fato. Mi potresti correggere? Mi piacerebbe anche avere qualche informazione sulle “…faccende molto gravi e losche.” Grazie!

  • Diapason

    …Come se fosse stato il fascismo a permettere a certe eccellenze di uscir fuori e affermarsi. In momenti e modalità diverse, magari, ma sarebbero sbocciate ugualmente, regime o no.
    Tutto il resto è condivisibile, parzialmente o in toto, oppure opinabile o confutabile a profondità variabile, ma che senza regime fascista certi talenti non avrebbero potuto affermarsi non lo accetto. Foss’anche vero, meglio rinunciare a certi primati se, per vederli affermati, c’è bisogno di sopportare sistemi opprimenti e arroganti.
    No, proprio da bocciare.

  • Diapason

    Subito dopo “ammazzamenti con gas asfissianti” (da completare con “artiglieria e aerei contro lance e frecce”, che ricorda molto “sassi contro carri armati” in Palestina) hai scordato “primi campi di sterminio della storia moderna”.
    Da wiki: ““Il governo fascista di Benito Mussolini, durante la guerra di riconquista della Libia, fra il 1930 e il 1934, deportò oltre 80.000 seminomadi in campi di concentramento lungo la costa desertica della Sirte, in condizioni di sovraffollamento, sottoalimentazione e mancanza di igiene che ne portarono circa la metà alla morte nei tre anni seguenti – in assenza di documentazione specifica, dobbiamo rifarci alle cifre generali dei censimenti italiani.
    E si omette volutamente lo schifo degli esperimenti medici a base di infezioni deliberatamente inoculate agli internati onde sveltirne lo… smaltimento.

    http://www.google.it/search?q=campi+di+sterminio+italiani&ie=utf-8&oe=utf-8&aq=t&rls=org.mozilla:it:official&client=firefox-a

    “Italiani brava gente”, finché non si comincia a scavare un po’…

  • io

    Bah, non sono affatto d’ accordo con te.
    1) Dobbiamo capire una buona volta che non e’ che al sud “e’ attecchita la mentalita’ mafiosa”. Al sud la mafia la si subisce, in una situazione di completo abbandono (e anzi spesso, molto spesso di connivenza) da parte dello Stato. La Mafia e’ funzionale al mantenimento dello stato di soggezione delle regioni del Sud e non a caso l’Italia unita nasce con l’aiuto della mafia e dell’ Inghilterra (e su quest’ultima rimando al punto seguente).
    2) Non mi pare affatto vero che la “mentalita’ del furbo” sia sconosciuta a popoli di cultura protestante. Vorrei ricordarti che gran parte delle peggiori furbate, dei peggiori crimini, dei peggiori massacri della storia sono stati e sono commessi da anglosassoni, ergo protestanti.
    Sarebbe ora di finirla di idolatrare e idealizzare i nordeuropei come “piu’ civili” e “superiori culturalmente” rispetto a noi.
    Panzane!
    L’Italia e’ un luogo che per secoli anzi millenni ha prodotto civilta’ e cultura e se oggi e’ in quella situazione penosa che sta sotto gli occhi di tutti e’ perche’ a qualcuno conviene che sia cosi’.
    Tornando a Fini, il nostro, da bravo “leghista” quale egli e’, dimentica completamente di citare grandi personalita’ meridionali pre-unitarie della cultura come , chesso’, Giordano Bruno, Luigi Palmieri, Bellini, solo per citare nomi che mi vengono in mente li’ per li’…ma lasciamo stare…
    Che e’ meglio, come diceva la bonanima di Quattrocchi (dei Puffi).

  • io

    Permettimi di puntualizzare una cosa.
    Che la criminalita’ esistesse al sud (come ovunque) gia’ prima dell’unita’ e’ cosa ovvia. La differenza tra “prima” e “dopo” sta nel fatto che con l’unita’ i malavitosi hanno anche assunto un potere economico-politico che prima era loro precluso. E’ con l’Italia unita che nasce la “mafia” e la “camorra” cosi’ come la conosciamo noi.
    Tra l’altro secondo alcuni studi americani la stessa parola “mafia” (di cui non si conosce bene l’origine) sarebbe nata dalle attivita’ sovversive che Mazzini al sicuro in Inghilterra (come sempre!) gestiva in America e sarebbe un messaggio in codice che decriptato vorrebbe dire “Mazzini Autorizza Furti Incendi Assassini”.
    Riguardo alla camorra invece pare che prima dell’unita’ indicasse dei semplici biscazzieri (giocatori di morra etc) o secondo altri il termine derivebbe dai mercenari al soldo dei pisani che giungevano a Napoli…comunque in ogni caso non era nulla di paragonabile a quello che conosciamo oggi.
    “Approfondire un po’ di piu’ eviterebbe il rischio di sparare cazzate”, appunto.

  • stefanodandrea

    “Quando l’Europa sarà politicamente unita”, anziché stati nazionali e regioni avremo Europa e macroregioni.
    Quando l’europa sarà unita? Mai. La tesi di Fini, questa vota, è campata in aria.
    D’altra parte Fini non dice che prima dell’ipotetica europa unita è bene che ci siano secessioni. Né in generale è per le piccole patrie, visto che è per una nuova grande patria. Perciò non capisco la ragione del Titolo: “Abbasso la patria”. Il titolo più corretto avrebbe dovuto eesere “Per una grande patria europea” divisa in macroregioni.
    Nella fantasia di Fini, il sogno di Napoleone e Hitler si avvera come per incanto.
    Articolo pessimo

  • io

    In realta’ mi pare che i primi campi di sterminio della storia moderna siano stati citati. Infatti si tratta del Forte di Fenestrelle in Piemonte dove soldati borbonici e resistenti meridionali venivano lasciati morire al freddo, alla fame e di stenti e poi sciolti nella calce viva.

  • Tetris1917

    lo so. Ma avendolo ascoltato piu’ volte pure su quella specie di radio del sole24ore, con quella specie di opinionista Cruciani (suo estimatore); ha scimmiottato piu’ volte il filosofo Tedesco. Almeno come diceva CB ” Nietzsche l’aveva meritata la follia. Qua’ siamo pieni di filosofi che impazziscono senza dire niente”. Ecco.

  • stendec555

    comunque la rigiri e la giustifichi la mafia è una cosa che ha ben attecchito in meridione per via anche di basi culturali particolari che non sono presenti nei paesi protestanti. senza voler idolatrare quel mondo che conosco abbastanza bene, è indubbio che da quelle parti (usa, germania, scandinavia) c’è più onestà e tutto ciò che riguarda il modo di concepire la vita tipico del sud italia (ma anche del nord, anche se in maniera più subdola e ipocrita) non fa parte del loro modo di vivere. il discorso dei crimini angloamericani è un argomento su cui invece siamo d’accordo, ma è un altro discorso…in breve la rovina dell’italia è stata l’unità che è stata una forzatura non necessaria ma voluta dalla massoneria e dagli inglesi. il nord ha sfruttato il sud e il sud è diventato quello che è diventato proprio perchè privo di quel tessuto sociale che caratterizza i paesi protestanti, il senso civico etc etc…..quindi è un problema culturale. ovviamente ci sono poi tante cose che il mondo protestante ci invidia e di cui non possiamo che essere orgogliosi. essere italiani (nordisti o sudisti) non è che faccia tutto questo schifo, per intenderci…

  • Fabbietto

    E’ logico che chi definisce Piazzale Loreto una vergogna indelebile non si senta e non si definisca un italiano. Capisco che l’autore debba competere alla singolare competizione di oggigiorno su chi la spara più grossa, ma se fosse un attimo coerente con quello che va predicando sarebbe stato più comprensibile sostenere che l’unica vergogna di Piazzale Loreto è il fatto che sia successo con venti anni di ritardo.
    Sul fatto se era meglio ai tempi delle marche e delle contee non saprei come esprimermi, ma se me lo dice lui che c’era, allora mi fido.
    Certo il principio federalista è quello che a livello teorico garantisce alle comunità i maggiori ambiti di autogoverno, ma non è che sia sempre una cosa positiva, come tutte le cose dipende. Sia da chi lo propugna e da cosa ha in mente, che da quale tipo di analisi dei problemi e delle risorse disponibili ricava le proprie proposte e i propri progetti.
    La disamina di Fini mi sembra lacunosa e pressapochista, e le sue conclusioni bislacche mi paiono più animate da un’egoistica esigenza di dire qualcosa controcorrente ad ogni costo, anche se si tratta di una stronzata.

  • 21
  • Jasmine

    …evviva Berlusconi … evviva Ruby…

  • geopardy

    Caro Fini se volessimo essere realisti fino in fondo non dovremmo pensare a macroregioni economiche, ma a macro corporazioni economiche,
    quindi basta con queste inprobabili unioni etnico-linguistico-climatiche-razziali, cambiamo questo retorico linguaggio.
    Cominciamo a chiamarci con i veri nomi della post-modernità globale:
    Monsantia, Cocalandia, Pepsilandia, Bayernlandia, Hullibartonlandia, Philipslandia, Fiatlandia, Societègeneralandia, Bigfarmolandia e così via, tutti sotto l’ala protettrice delle due grandi “partie” Bceuropa e Federusa.
    Gli artisti di allora sono i vari Armani, Dolce e Gabbana e i grandi scienziati e architetti di oggi che riempiono il mondo delle loro gesta.
    Naturalmente, sorvoliamo su quelle povere menti che hanno contribuito in maniera determinante a creare il mondo di oggi, come Fermi, Marconi e Meucci, tanto per citarne alcuni ben conosciuti, senz’altro figli degeneri di quella Italia unita.
    Naturalmente scherzo in merito agli ultimi citati, non mi permetterei neanche lontanamente di gettare dubbi sul suo “eccellente” costrutto ideologico-analitico della storia.
    Solo raccomando, ci tengo a ribadirlo, di adeguare il linguaggio all’attualità storica, come già specificato nel secondo pensiero di questo commento.
    Auguri per i nobilissimi fini (forse dovrei usare la maiuscola) verso i quali il suo ragionamento potrebbe condurci, ma rmarrà molto deluso dallo svolgimenti futuro degli eventi, temo, se non attualizza il suo linguaggio.
    Comunque sempre con stima e simpatia la saluto.
    Geo

  • Rossa_primavera

    Sono state intercettate alcune sue telefonate in cui raccomandava ad
    un funzionario della pubblica amministrazione di servirsi di alcune ditte
    per gli appalti piuttosto che di altre.Telefonate che i magistrati stessi hanno definito al limite della rilevanza penale e comunque molto
    sconvenienti.Direi che per uno che e’ il figlio di chi vorrebbe moralizzare
    l’italia si tratta di una faccenda losca e grave.

  • nettuno

    io non voglio questa unione europea , perchè è fatta dai banchieri e per i ricchi , dove non ci saranno piu diritti. Io voglio una repubblica europea, con moneta pubblica e servizi gestiti dalla colettività , acqua compresa. Stiamo andando verso la monarchia delle banche. Io non voto questi stronzi come Di Pietro , peggio ancora Fini e Casini , cacca anche nel Pd e nel SEL di Vendola. I comunisti gestiti da Diliberto sarebbe logico che si dichiarassero socila-democratici. Il comunismo è finito e spero anche che il capitalismo salti insieme alla finanza creativa derivata.. Berlusconi non fa per me e che vada a puttane; ma non seguite il gioco politico della lobby ebraica che gestisce i media. Al loro posto ci mettono i ladri come Draghi.
    BCE= dittatura. Meditate – anche Massimo Fini si studi il ruolo della massoneria nell’unità d’Italia voluta dagli inglesi e dai Savoia indebitati e che hanno rapinato i Borboni..

  • Longoni

    Però è finita con un nulla di fatto. E comunque, lui è stato costretto a ritirarsi. Penso che i lati oscuri di Di Pietro siano piuttosto il suo populismo sempre piu’ pronunciato che cerca di coprire con le urla i suoi silenzi su tanti temi importanti che potrebbero renderlo il primo traditore di ciò che ha affermato. Per esempio il Trattato di Lisbona… Le parole losca e grave le trovo inadeguate perché usandole per Di Pietro, personalmente mi troverei in difficoltà con gli aggettivi se dovessi riferirmi alla maggioranza dei “nostri” politici.

  • Rossa_primavera

    Di Pietro ha sempre avuto la pretesa di ergersi a moralizzatore del
    paese e pertanto per sua stessa scelta deve essere d’esempio e al
    di sopra di ogni sospetto:certo che l’aggettivo losco puo’ calzare almeno
    al cinquanta per cento dei politici italiani se non di piu’ ma costoro non
    alzano tutti la loro voce quotidianamente per fare i Catoni della situazione.E comunque gia’ il fatto che un uomo di destra faccia politica
    nel centro sinistra solo per convenienza lo rende a mio avviso losco.
    La peggior figura di leader di partito a mio avviso in Italia.