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A quelli che l’uscita dall’Euro…(la fanno facile)

DI ANDREA CAVALLERI

comedonchisciotte.org

Nel dibattito pubblico si percepiscono argomentazioni fondamentalmente incoerenti le une con le altre, in quanto spesso le parti si rispondono in base a presupposti completamente differenti.

Quando si parla dell’euro i vari interlocutori intervengono con uno stile che potrebbe essere quello del seguente dialogo: “Mangiamo mele perché sostengono l’economia nazionale, no mangiamo arance perché fanno bene alla salute, no mangiamo fragole perché sono buone di gusto, no mangiamo banane perché contengono potassio…”

Vorrei allora mettere un pochino di ordine nella materia con un piccolo prospetto e spiegare in seguito perché l’uscita dall’euro è al tempo stesso facilissima e molto difficile da gestire.

 

Ragioni politiche.

I sostenitori dell’euro lo individuano, correttamente, come punto di partenza quasi fondativo di un’unione politica europea. Non si può dimenticare la dichiarazione di Jean Monnet, secondo cui occorreva stabilire un’unione mercantile e bancaria, in modo che quella politica seguisse necessariamente di conseguenza. Quindi, dicono i sostenitori, se vogliamo restare in Europa e promuovere l’unione europea, dobbiamo restare anche nell’euro.

I detrattori dell’euro, rilevano che un conto è un sogno roseo e astratto dell’Europa, tutt’altra cosa è questa Europa, che si sta rivelando oppressiva, invadente, burocraticamente ipertrofica e corrotta e, alla prova dei fatti, fallimentare, in quanto si stava meglio prima della sua istituzione.

Quindi dicono: “via dall’euro e via dall’Europa”.

I sostenitori rispondono che l’isolamento della Nazione, a seguito di un abbandono della Comunità Europea, la renderebbe vulnerabile, debole, soggetta a ogni tipo crisi. Inoltre l’Italia non conterebbe più nulla nella negoziazione delle norme internazionali e resterebbe eternamente penalizzata nei futuri sviluppi politico-economici. Per questa ragione occorre restare nella UE e dall’interno modificare quegli aspetti che ci penalizzano eccessivamente.

I detrattori notano che i meccanismi decisionali della UE sono opachi e impermeabili alle riforme che non vengano dall’alto (dalle stesse oligarchie che dirigono la UE) e che la posizione dell’Italia nella UE è già totalmente marginale, cioè come sarebbe nello scenario peggiore in caso di uscita dalla Comunità. E in questo contesto l’idea di una riforma dall’interno appare totalmente utopistica.

 

Ragioni economiche.

Su questo argomento sono stati scritti parecchi libri, pertanto mi si scuserà se in meno di una pagina non potrò approfondire il tema, ma dovrò limitarmi a richiamare qualcuno tra i punti più evidenti.

I sostenitori sottolineano i vantaggi di una moneta convertibile (spendibile a livello internazionale) e stabile, grazie a cui ci si può indebitare a tassi più bassi. Inoltre alludendo al concetto che “l’unione fa la forza” hanno prospettato un futuro di grande crescita e prosperità economica per l’area euro.

I detrattori rispondono che l’euro non è pienamente spendibile perché non ci si acquista il petrolio. Poi i tassi sono “più bassi” rispetto a cosa? Ad esempio per il debito pubblico italiano i tassi reali sono più alti rispetto al periodo 1948-1981, quindi il “più basso” è riferito solo al disastroso periodo seguito al divorzio Tesoro-Banca d’Italia e all’internazionalizzazione del debito voluta da Ciampi.

Economicamente, fiscalmente e produttivamente non c’è nessuna unione che possa fare la forza, anzi c’è una feroce concorrenza intracomunitaria che ha prodotto la posizione egemone della Germania, che ha cannibalizzato i partner; e non c’è nemmeno unione finanziaria, come risulta dal fenomeno dello “spread”.

Per finire le “magnifiche sorti e progressive” le vedremo sempre l’anno prossimo; intanto quest’anno c’è la crisi ed è da un pezzo che va avanti così.

I sostenitori negano che l’euro sia una delle cause della crisi (in realtà senza provarlo in alcun modo) e scaricano le colpe sulla concorrenza cinese, sulla crisi finanziaria del 2008 e sugli sprechi e la corruzione dell’apparato pubblico. E a dire tutta la verità in difesa di questa posizione assumono i tipici caratteri ciarlataneschi, anche se sono accademici titolati.

E poi estraggono l’asso dalla manica: l’uscita dall’euro sarebbe comunque un disastro.

E qui la fantasia si sbizzarrisce, ipotizzando iperinflazione, fuga di capitali, rincaro stellare dei beni di importazione e delle bollette, fallimento dello Stato e cittadini in miseria.

I detrattori notano che l’abnorme avanzo commerciale della Germania corrisponde al calo di fatturato e conseguente fallimento delle nostre aziende. Lamentano la mancanza della funzione riequilibratrice del mercato dei cambi sulla bilancia dei pagamenti esteri e sottolineano che in un mercato totalmente aperto avviato in disparità di condizioni iniziali, colui che ha un vantaggio competitivo piglia tutto (ciò che si è visto).

Per quanto riguarda i pericoli dell’uscita, si richiamano all’uscita dallo SME. Dato che l’euro, in assenza di unità politica, fiscale, economica e finanziaria non è una moneta in senso pieno, ma nei fatti si riduce a un sistema di cambi fissi, come lo SME, l’antefatto storico è che si paventavano gli stessi rischi per l’uscita dal serpente monetario. I fatti hanno dimostrato che uscendo non solo non è accaduto nulla di catastrofico, ma che l’Italia ebbe una decisa ripresa economica.

 

L’equivoco delle proiezioni.

Nel delineare gli scenari futuri, in caso di uscita dall’euro, si assiste tra sostenitori e detrattori a un dialogo tra sordi.

I sostenitori dell’euro infatti avanzano previsioni sul presupposto che le regole del gioco restino le stesse in vigore adesso: mercato aperto a persone, merci e capitali, modello di finanziamento dello Stato, acquisti esteri gestiti nel circuito SWIFT, totale priorità del mercato rispetto all’apparato pubblico etc etc.

Ovviamente, in questa prospettiva, molte delle loro previsioni hanno senso.

Ciò che non ha senso sarebbe recuperare la sovranità, monetaria e legislativa, e non usarla in modo favorevole all’Italia (Stato e cittadini).

E’ chiaro che un recupero della sovranità servirebbe a dettare nuove regole che consentano di giocare a un gioco più equo.

E qui si rivela l’altra faccia della medaglia, ovvero che queste nuove regole più favorevoli sarebbero interne e non rispettate internazionalmente. Quindi i detrattori dell’euro non possono fare previsioni senza considerare un mutato atteggiamento dei partner, che in molti casi diventerebbero da (falsi) amici a (dichiarati) nemici.

Il predatore che stava spolpando la preda ringhia e morde se qualcuno gliela sottrae.

D’altro canto, un piano per eludere le ritorsioni della speculazione e dei potentati vari non può essere esibito pubblicamente in anteprima, perché darebbe il tempo ai nemici dell’Italia di approntare le opportune contromisure.

 

L’uscita dall’euro in termini formali.

Non entro nei dettagli, ma mi limito a citare due studi pluripremiati di due valenti economisti.

Il primo è di Roger Bootle, che nel 2012 ha vinto il “Wolfson economics prize”, battendo la concorrenza di alcuni tra i più grandi economisti del mondo e lo ha fatto con un lavoro intitolato: “Lasciare l’euro, una guida pratica”.

La giuria l’ha premiato giudicandolo “ positivo per la crescita e la prosperità”, valutando, dunque, come attendibile il suo piano per abbandonare l’euro salvando i risparmi europei, l’occupazione e la stabilità del sistema bancario.

Il dettagliato lavoro di Bootle prevede che lo Stato membro che intende uscire dall’euro debba introdurre una nuova moneta e abbattere una larga parte del suo debito, poiché il tentativo in atto di recuperare la competitività e ridurre il peso del debito attraverso i soli programmi di austerità, è destinato a fallire.

Il motivo per cui è opportuno uscire dall’euro è perché conviene, in quanto l’euro ha prodotto problemi finanziari ed economici.

Il problema finanziario dell’euro è legato agli alti livelli di indebitamento, mentre il problema economico deriva dalla disomogeneità dei costi e dei prezzi tra i vari Paesi.

Gli aspetti economici e finanziari della crisi sono tra loro collegati e dipendono in buona misura proprio dall’architettura dell’euro.

Bootle analizza anche le modalità politiche con cui affrontare il passaggio dell’uscita dall’euro spiegando che sarebbe opportuno organizzarlo segretamente, dando l’avviso ai partner europei e alle organizzazioni internazionali solo tre giorni prima.

Al termine delle analisi, il lavoro prospetta degli scenari assolutamente positivi prevedendo una fase di crescita per tutta l’Europa.

Il secondo studio è di Jonathan Tepper, un economista che ha vinto, all’inizio del 2012, un concorso sul tema dell’uscita dall’euro, indetto dal Policy Exchange (il più importante think tank conservatore britannico). Il suo lavoro, intitolato “A Primer on the Euro Breakup” invece di basarsi su formule algebriche dalla natura incerta, ricerca nella storia recente i casi già avvenuti di rotture monetarie.

La prima constatazione che risulta dal suo lavoro è che l’evento è frequente: solo nell’ultimo secolo vi sono state oltre 100 rotture monetarie. Tepper ha studiato specificamente 69 casi di rottura di unioni monetarie. A parte le uscite dovute alla decolonizzazione, molti di questi casi riflettono situazioni simili alla zona euro. E quasi sempre la transizione dalla moneta unica alle monete nazionali “è stata dolce”. Nient’affatto catastrofica.

La fine dell’Impero austro-ungarico nel 1919 è passata senza creare alcuna catastrofe monetaria-finanziaria, quando una mezza dozzina di nazioni unite sotto l’imperial-regio scellino adottarono le rispettive monete nazionali.

La separazione della Cecoslovacchia nel ’93 non solo è stata incruenta, ma monetariamente ben guidata, senza troppi problemi.

Così, nella separazione fra India e Pakistan nel 1947, l’adozione di due monete non è stato certo il problema. La separazione monetaria fra Pakistan e Bangladesh (ex Pakistan Orientale) nel 1971 è avvenuta pacificamente mentre le due entità erano addirittura in stato di guerra civile politica.

Insomma, Tepper ha dimostrato che la fine di unioni monetarie è un fenomeno banale nella storia economica recente e che si possono descrivere con precisione i meccanismi dell’uscita.

E, infine, che il cambiamento è stato morbido “anche quando c’è stata ristrutturazione del debito”.

 

L’uscita dall’euro in termini sostanziali.

L’inserimento nella UE conferisce all’Italia una rispettabilità internazionale che le consente di approvvigionarsi all’estero di quasi tutto, pagando con una moneta generalmente accettata.

Il prezzo di questo privilegio è da individuare nel crollo della produzione interna e nella conseguente disoccupazione.

Purtroppo non è possibile trarre la conclusione speculare che, chiudendo il proprio mercato, si produrrà tutto per conto nostro tornando alla piena occupazione. Infatti le devastazioni nei comparti agricoli e industriali perpetrate nell’ultimo decennio rendono molto problematico persino il soddisfacimento dei bisogni primari. E quanto tempo ci vorrebbe per tornare a un livello soddisfacente di produzione (per non ridurre il popolo alla fame)? Io credo un tempo misurabile non in mesi ma in qualche anno.

La morale è che per un’economia autosufficiente ogni riforma finanziaria o monetaria è facile, per un’economia fortemente dipendente dall’estero no.

Quindi, anche se in teoria è certamente meglio uscire dall’euro piuttosto che rimanervi, non è detto che la cosa migliore sia uscire subito. Un periodo di transizione o di preparazione potrebbe essere necessario. Periodo in cui avviare la ricostruzione del potenziale produttivo autoctono e in cui verificare la disponibilità di nuovi partner alla futura collaborazione, o anche la disponibilità di vecchi partner a collaborare a nuove condizioni.

Che l’oligarchia predatoria preferisca che l’Italia resti nell’euro (cioè tra i suoi artigli) è stato chiarito anche da uno dei suoi massimi rappresentanti. Draghi infatti ha detto che “L’Italia può uscire dall’euro se prima restituisce 359 miliardi di euro sul circuito Target2” e qui uno statista munito di attributi gli avrebbe dovuto rispondere “Ma l’Italia può restare nell’euro se prima la BCE le restituisce le 100.000 aziende fallite tra il 2009 e il 2016”.

In ogni caso, per i problemi che suscita, un’uscita dall’euro non può essere lasciata accadere, ma va gestita. E a questo fine, almeno in una fase di transizione, l’atteggiamento dello Stato deve essere assolutamente dirigista, ignorando allegramente le pretese del mercato.

Come fare poi a prepararsi a quell’azione che la UE non vuole, imbastendo una fase di transizione nella UE, cioè rispettando quelle regole che ci penalizzano e al tempo stesso ci scoraggiano ad abbandonarle?

E’ ovvio che bisogna giocare d’astuzia. Hjalmar Schacht dimostrò che anche in condizioni penose e subalterne è possibile elaborare stratagemmi funzionali alla ripresa.

Al futuro governo l’onere e l’onore di elaborare un piano adatto ai nostri tempi e alla nostra situazione.

 

Andrea Cavalleri

Fonte: www.comedonchisciotte.org

28.01.2018

 

 

 

 

 

Pubblicato da Davide

72 Commenti

  1. Non basta tappezzare una cella di 4 metri quadrati per essere felici tutta la vita perchè ti tirano via solo un litro di sangue ogni settimana.
    La vera ragione dell’euro: è la chiave di volta di un carcere a cielo aperto.
    La fuori dell’euro c’è l’uomo nero che ti mangerà vivo affidati a noi ti chiediamo solo un litro di sangue alla settimana.

  2. Nel merito tecnico questo articolo dice due cose condivisibili.
    La prima è che la divisione monetaria è una cosa tutto sommato banale. Si è fatta centinaia di volte. Solo ora sarebbe “impossibbbile”, come il NO al referendum.
    La seconda è che va fatta cum grano salis, magari introducendo dapprima una moneta complementare fiscale, e poi sostituendo progressivamente l’euro. Un processo di un paio d’anni al massimo.
    Ma alla fine tanta discussione si riduce a due proposizioni.
    Se sei un “indipendentista italiano” non ci sono storie: che indipendenza è senza moneta propria? Puoi discutere se mantenere o no, e come, un’unone sovranazionale che regola alcune faccende economiche, ma devi ritornare fuori dal perimetro del Trattato di Lisbona, entro il quale gli stati membri non possono più definirsi sovrani
    E poi, anche se sei europeista, ma europeista vero, convinto, di quelli che vogliono la Confoederatio Europea, devi pretendere una moneta unica (o anche soltanto comune) PUBBLICA, emessa dall’Unione (lo Stato confederale costituendo) e distribuita ai suoi popoli, secondo i loro bisogni.
    Questa, in ogni caso, è emessa da privati, si regge non su trasferimenti compensativi, ma su prestiti usurai. Insomma, non sono europeista, ma se lo fossi questa moneta sarebbe comunque insostenibile.

  3. Otto minuti che spiegano senza pietà perchè l’uscita dall’euro non è questione discutibile.
    Chiaramente sarà compreso appieno solo da coloro per i quali 2+2 è ancora uguale a 4… per tutti i dadaisti matematici invece un’alternativa esiste sempre…
    https://m.youtube.com/watch?v=-HTxhew4Tus

    • Verissimo.
      Poi se provengono da chi ha fatto parte della squadra politica che ci ha infilato in questo disastro, mentre predicava la necessità di nomadizzazione delle classi lavoratrici affinché seguissero la delocalizzazione dei siti produttivi verso le zone più convenienti, perché lui “è tanto desinistra”, acquiscono maggiore credibilità.

      • certo… le tue affermazioni sono per me pietra scolpita ma, per nostra acculturazione, se tu potessi meglio argomentare magari con un link, un documento, un video che mostrasse Bagnai figlio di Caffè in piena contraddizzione avvoltolato in un’infamia sarebbe tanto, ma tanto più bello.
        se non ti riesce però…. di te posso pensare definitivamente male?

        • Ancora cerchi il video e i link…
          Eccoci di fronte all’ennesimo pretesto, sono anni che girano per la rete.
          Solo voi ducettiani non ve ne siete mai accorti.
          Troppo occupati a dire Grazie Prof. pensando e agendo a comando come tanti sincronetti?

          Anche come seguaci siete scarsi, dato che er ducetto de pescara ha accennato alla cosa persino sul suo blog. Liquidandola con la scusa che al tempo “era giovane e non aveva capito”.

          “Troppo facile, troppo semplice, troppo comodo” (cit.).

          Per matenere il minimo di credibilità e salvare la faccia, al riguardo avrebbe dovuto fare una profonda autocritica. Cosa che il suo narcisismo patologico non gli permetterà mai. Anche perché ne andrebbe di mezzo il suo progetto autocratico.
          Dato che la gleba idolatrante tutto permette al suo guru tranne l’errore.
          Così ha sperato che la cosa cadesse nel dimenticatoio.
          Ma c’è sempre chi ricorda certe cose, dato che si possono prendere in giro tutti per un periodo di tempo, o alcune persone per tutto il tempo.
          Non si può pensare di prendere in giro tutti per tutto il tempo: solo un arrogante presuntuoso può credere che sia possibile.
          Ricorda qualcuno?

          http://i67.tinypic.com/aeoeo6.jpg

          P.S.
          nell’immagine linkata ci sono anche i riferimenti e la fonte.

          Eccolo li, l’economista “tanto desinistra”, che è bocconiano fino al midollo.

          • Ho letto gli articoli dei link con relativi commenti: qualche dubbio su Bagnai, che fino ad ora ammiravo, mi è venuto. Per quel che mi riguarda, vale la pena di approfondire ulteriormente. Grazie!

          • Quelle che segnali sono due sciocchezze solo un accecato rancoroso malato di nonsisacosa non se ne accorge. Due stupidaggini che si scontrano con una marea di azioni combattute a tutti i livelli. E poi…
            E poi tutti hanno un “inizio” solo tu sarai nato dall’acqua fresca e tale sei rimasto. Tutti gli altri compreso me, compreso Bagnai si arrabattano in un mondo difficile. Neppure discuto se il primo affaccio al mondo sia stato il migliore, magari no, discuto la tua perseveranza a non legittimare Bagnai di coerenza e intelligenza almeno pari a tanti altri. Ora poi che è in politica, a meno che tu non sia uno psicotico devastato dal tuo dramma personale, puoi ben fare la differenza con tanti, ma tanti altri cominciando dai nostri ministri economici…(finanze e tesoro)
            Vuoi mettere Andreatta?
            Vuoi mettere Amato?
            E Tremonti? E Monti? E Padoa Schioppa? E Grilli?…e Padoan?
            E più indietro Formica ? E Gava? … Gava…. Gava!

            Perchè questi qua abbiamo avuto sai… non Keynes, non Caffè..
            Abbiamo avuto a comandare i nostri picci anche Del Turco. Anche uno che di nome faceva Fantozzi.

            Ma visto lo sforzone che hai fatto a rintracciare le perdirindine che hai postato non posso che renderti l’onore delle armi, dal canto tuo però… no … eeeehhh.. non saprei cosa dirti … sembri uno che ha una ferita ancora pulsante da cui spurga un fiume di rancore che annulla qualunque obiettività.
            Che la vita ti sia leggera

          • Azz… Questo non è un commento ma un pezzo di teatro con tanto di battute salaci 🙂

          • Spero che il WM non lo cancelli per qualche motivo: é un capolavoro, un compendio esemplare.

          • in effetti ci avrei provato…

          • Vediamo:
            do una non-notizia, poiché è universalmente nota da anni.
            Non la vuoi accettare.
            Per questo trascuri minuziosamente che er ducetto de pescara ha parlato in prima persona della cosa sul suo blog, e con giustificazioni puerili, come peraltro ti ho fatto rilevare.
            Ma siccome sei scarso pure come seguace manco te ne sei accorto.
            O più probabilmente ne hai eseguito la rimozione selettiva.

            Allora vuoi i link.
            Però non ti stanno bene.
            E, con sprezzo supremo del ridicolo, mi accusi addirittura di aver perso chissà quanto tempo per trovarli, al fine di soddisfare la tua richiesta.
            A parte il fatto che non è la reperibilità più o meno facile che rende vera o no una notizia, ti rendi conto che dovresti iniziare a metterti d’accordo almeno con te stesso?

            Così per validare il tuo giudizio compi un’operazione di autoinganno, ossia il meccanismo alla base del bispensiero orwelliano, semplicemente plateale.
            Con esso in sostanza dici che ci sono stati gli Andreatta, i Monti e i Padoa Schioppa, che erano molto peggio.
            A parte le contraddizioni proprie del menopeggismo al quale ti attacchi per non scivolare dallo specchio su cui ti arrampichi, va rilevato che almeno loro hanno avuto una propria coerenza, pur nell’inaccettabilità delle loro posizioni, dato che almeno sono stati sempre dalla stessa parte.

            Secondo il tuo menopeggismo allora, è giusto e anzi raccomandabile accettare alla testa del movimento sovranista un elitista bocconiano, trasformista e notoriamente divorato dal narcisismo. Il quale, in base alla sua volontà di “arrivare”, prima si è messo convintamente con quelli che ci hanno cacciato nell’euro e ha avuto parte attiva in quel meccanismo.

            Poi ha cambiato bandiera, cosa rispetto alla quale sarebbe interessante conoscere i veri motivi, e sempre con gli stessi propositi si pone, autoreferenzialmente si badi bene, alla testa del movimento sovranista.
            In quel ruolo ha fatto di tutto per farlo passare agli occhi della gente comune come un gruppo di pazzi squilibrati, le cui azioni e pensieri sono pilotabili a distanza dal primo che decide di mettere in piedi un progetto di stampo squisitamente autocratico come il suo.

            Siccome hai bisogno di credere, attività che non tollera il ragionamento, allo scopo ti preoccupi soprattutto di screditare chi testimonia quel che non vuoi sentire, trascurando minuziosamente ancora una volta che er ducetto ha tentato di giustificarsi al riguardo.
            Da che mondo è mondo “excusatio non petita, excusatio manifesta”.

            Inoltre mi accusi di essere divorato dal rancore.
            Innanzitutto è il proprio il tono dei rispettivi commenti a dimostrare chi è tra noi il vero rancoroso.
            A questo proposito, per essere credibile dovresti spiegarne anche i motivi.
            Altrimenti si tratta solo dell’ennesimo pretesto, che come sempre si ritorce contro chi lo usa.
            Dunque è dimostrazione di stupidità e, in quanto eseguita nei confronti di sé stessi, non può che essere credibile e veritiera.

            Il motivo è semplice: se si accusa qualcuno di rabbia, livore o simili, non si sposta di una virgola il motivo del contendere.
            Anzi lo si rafforza, proprio perché invece di smontare le tesi altrui, si muove un’accusa indimostrabile, il che rende evidente la mancanza di argomenti migliori.

            Non a caso è da sempre uno tra i pretesti preferiti di er ducetto de pescara, il che per forza di cose pone in evidenza la statura concreta della sua intelligenza.
            Voi seguaci non arrivate a comprendere la valenza della cosa, malgrado sia lampante. Quindi gli andate appresso come tanti cagnolini. Proprio perché tenete spento il cervello, come dimostra il tuo stesso commento, e di conseguenza ripetete gli stessi errori del vostro guru.
            Perché non ricordate manco che ai tempi della scuola proprio quello era il modo migliore per distinhuere tra chi usava la farina del proprio sacco e chi scopiazzasse senza capire manco cosa stesse facendo..

            Poi, certo, un minimo incazzato lo sono.
            Chi non lo sarebbe vedendo sporcare l’idea sovranista, ossia l’unica possibilità di salvezza di un paese e del suo popolo dalle grinfie di una manica di criminali incalliti, da un arrivista senza scrupoli, che allo scopo non esita a plagiare un nutrito gruppo di persone, le cui gravi sofferenze esistenziali, dovute appunto alle conseguenze della moneta unica, le porta a non vedere neppure le contraddizioni plateali del suo modo di fare.

            Nei loro confronti costui si comporta al pari di una chiromante, raccontando loro le cose più inverosimili e in totale contraddizione l’una con l’altra.
            Ma loro non se ne accorgono, proprio perché il loro primo bisogno è quello di credere.

            Questo sinceramente mi disturba, proprio perché l’0atteggiamento di er ducetto de pescara è il modo migliore per delegittimare l’idea sovranista.
            Quindi faccio del mio meglio, nei limiti delle mie possibilità, per porre in evidenza contraddizioni già di per sé plateali, per chiunque lo voglia vedere..

            La logica di er ducetto è quella del push-pull, che ho descritto tempo addietro su questo spazio.
            La funzione push è quella delle posizioni euroentusiaste, con il loro cumulo di menzogne, contraddette quotidianamente dalla realtà. Ma siccome sono le più diffuse e facilmente reperibili, allora diventano realtà.
            Del resto tu stesso lo hai avallato nel tuo commento quando hai tentato di smontare la credibilità dei link che ho pubblicato su tua richiesta, solo perché non hanno trovato il riscontro che ritieni essenziale.
            Così facendo hai fatto tua la nota logica goebbelsiana che una verità diviene tale quante più volte la si ripete.
            Il bello è che non ti rendi conto neppure di questo.

            La funzione pull invece si occupa di delegittimare l’idea sovranista applicando forza opposta alla precedente ma nella stessa sua direzione, mostrando appunto il sovranismo come degenerazione propria di un gruppo sparuto di fanatici invasati. caratteristiche che proprio con commenti del tenore di quelli pubblicati da te e dagli altri che non tollerano sia messa in discussione la figura di er ducetto de pescara, fate del vostro meglio per avallare.

            Questo sempre per via delle conseguenze del progetto autocratico messo in atto da er ducetto de pescara, il che rende ancora più evidente il suo ruolo di doppiogiochista.

            Per finire ti do un altro link, che riguarda un argomento del tutto diverso. Ma che nella parte in cui analizza i comportamenti di chi ha prima di tutto necessità di credere, esegue un ritratto pressoché perfetto del tuo modo di fare e di quello dei tanti seguaci di er ducetto.
            Chissà che leggerlo non ti induca finalmente a un minimo di riflessione.

            http://www.libreidee.org/2018/01/i-fotografi-sono-un-falso-le-immagini-delluomo-sulla-luna/

            Del resto sono proprio la veemenza dei tuoi commenti e il modo petulante che hai di reiterarne i contenuti a oltranza a rendere evidente il tuo comportamento, quello tipico appunto del credente.
            Esso accomuna te e gli altri seguaci di er ducetto all’oltranzismo PD-ota e a quello pentastellato, proprio perché i metodi con cui procedono sono esattamente gli stessi.
            Il che fa di voi seguaci e degli appartenenti alle altre categorie menzionate entità sostanzialmente intercamiabili.

            Reiterando ostinatamente i vostri pretesti, oltretutto in maniera tanto urlata, non fate altro che costringere a una perenne reinvenzione della ruota.
            Proprio perché il dispendio di tempo e di risorse che ciò comporta blocca di fatto la discussione, l’evoluzione delle idee e il reperimento delle modalità più efficaci per tentare di metterle in pratica.
            Il che pone nell’evidenza migliore qual è il ruolo del quale vi incaricate: quello della mosca cocchiera.

            http://orizzonte48.blogspot.it/2017/05/il-segreto-di-macron-e-della-revanche.html

          • caro senti, mi pare di essere dal barbiere a convincerlo che la mia squadra è meglio della sua. devo dire di non averti letto tutto tutto quindi qualcosa mi è sfuggito ma mi pare di aver capito che in generale per te peggio di Bagnai nulla c’è… a me non sembra (ma in verità non ne so molto) e credo che in tale scarsità se ce ne fosse uno in più male non farebbe…ma magari mi sbaglio…
            cmq, buone cose.

          • @comedonchisciotte-aeecc5a9c646444f00978ed43e747a96:disqus vedi di moderare i toni, non siamo su Facebook.
            Argomenta senza cercare di offendere personalmente.

          • eccelso WM non ho “offeso personalmente” ho fatto ipotesi, illazioni forse ma non altro. mi rimetto comunque alle Vostre e mi scuso con Pistone anche se, giustamente , non si sente offeso.

          • Nooooooo!!!!!!! Ars Longa Vita Brevis noooooooooo!!!!!!

  4. Alberto Capece Minutolo

    Ci sono imbonitori i quali dimostrano la loro subalternitò ai poteri oligarchici con un trucco vecchio quanto il mondo: attribuiscono all’avversario parole e intenzioni che non hanno mai espresso per poi dimostrare che hanno torto. Infatti nessuno che sia favoirevole all’uscita dall’euro ha mai detto che sia una cosa facile, anzi è molto complicata e difficile, qualcosa che va scelto non certo per i vantiaggi immediati, ma in vista di vantaggi futuri. Tutti si attendono qualche anno di magra e di forti problemi, tutti o quasi propongono infatti sistemi di uscita progressiva e graduale. E tutti meriterebbero che gli scopritori dell’pacqua calda per conto terzi si occupassero di altro.

    • Giusto, ma la contrapposizione cronica (e artificiosamente formale), sulla quale poggia quel poco di politica rimasta, induce a temere una frantumazione e conseguente abbandono di intenti alle prime difficoltà.

    • Probabilmente chi chiede l’uscita dall’euro lo fa solo per protesta verso la gestione. Una moneta unica rafforza sempre l’economia, ma deve anche essere gestita il un contesto paritario.

  5. Su 69 unioni monetarie 69 sono fallite….e vi state ancora chiedendo se si deve uscire dalla gabbia dell’Euro….

  6. L’uscita dall’euro non sarà mai facile e tantomeno indolore.
    Anzi causerà lacrime e sangue a profusione.
    Proprio perché per la speculazione internazionale siamo un boccone troppo succulento per lasciare che le venga sfilato impunemente dai suoi artigli.

    Ecco perché nei confronti di tutti quanti hanno collaborato a calarci in questo disastro senza preceddenti, dato che nel 1947, tra le macerie della guerra, abbiamo pareggiato la produzione industriale del 1938 mentre nel 2017 siamo rimasti lontani da quella del 2008, e soprattutto di quanti hanno tenuto fermo il paese mentre lo vedevano spolpare vivo, occorrerà un processo da tenersi presso la Corte Marziale. In quanto intenzioni, modalità e conseguenze di tutto quanto accaduto in conseguenza del nostro ingresso nella moneta unica sono state affatto differenti da quelle di una guerra. Non dichiarata e combattuta per mezzo di modalità usuali ma con l’impiego di trattati capestro a livello economico e commerciale, sottoscritti da una classe politica collaborazionista e imbelle, messa al suo posto da un golpe di fatto e supportati da un battage mediatico anch’esso senza precedenti.

    L’accusa dovrebbe essere quella di alto tradimento, ma secondo il ripristino della legge originaria, dato che lorsignori con notevole lungimiranza hanno provveduto a derubricare il reato alla gravità di una banale infrazione al divieto di sosta.

    Detto questo, qualche considerazione:

    1) “L’inserimento nella UE conferisce all’Italia una rispettabilità internazionale che le consente di approvvigionarsi all’estero di quasi tutto, pagando con una moneta generalmente accettata.”

    Prima del 2001 l’Italia non ha vissuto certo in autarchia.

    Anzi si è approvvigionata di tutto quanto non producesse direttamente e la sua moneta è sempre stata ben accetta.
    Diversamente da quello che vorrebbe far credere la narrazione orwelliana (chi controlla il passato controlla il futuro ecc.) del collaborazionismo eurotomane in servizio permanente effettivo.

    La Neolira sarebbe ugualmente ben accetta, proprio perché il nostro paese rappresentetrbbe in ogni caso un mercato troppo importante per essere trascurato. Soprattutto, è interesse delle stesse potenze economiche straniere evitare che la nuova moneta nazionale svaluti troppo, poiché ciò renderebbe il nostro prodotto troppo concorrenziale.

    Questo naturalmente fino a che esisterà ancora un nostro prodotto.
    Dato il tasso insostenibile con cui prosegue l’espropriazione di fatto con metodi fraudolenti della nostra industria, affinché il recupero della sovranità economica nazionale non solo non divenga inefficace ma abbia proprio un senso, deve avvenire prima che il passaggio della nostra industria in mani straniere, che come sappiamo sta avvenendo a ritmi da Blitzkrieg, assuma proporzioni troppo rilevanti.

    Si tratta di una questione fondamentale, a proposito della quale i propositi attendisti dell’autore di questo pezzo, che peraltro è in nutrita compagnia, sono fuori luogo.

    E’ questo il vero “Fate presto!”, che assume urgenza esponenzialmente maggiore per ogni giorno che passa.

    Questo fa si che quanti si trastullano in teorie e pratiche più o meno attendiste abbia di fatto un ruolo non diverso da quello del collaborazionismo di cui sopra.

    Proprio perché la necessaria rinazionalizzazione delle industrie ritenute strategiche ai fini della riconquista dell’indipendenza economica, doverosa e improrogabile proprio per i metodi fraudolenti con i quali ci sono state sottratte, assumerà proporzioni sempre maggiori e quindi più complesse da mettere in atto qualora l’attesa per il recupero della sovranità monetaria nazionale dovesse prolungarsi troppo.

    2) “E’ ovvio che bisogna giocare d’astuzia. Hjalmar Schacht dimostrò che anche in condizioni penose e subalterne è possibile elaborare stratagemmi funzionali alla ripresa.”

    Schacht giocò in maniera scaltra la sua partita ma non si dovrebbe mai dimenticare che il nazismo godette della simpatia e soprattutto del supporto economico pressoché illimitato dei maggiori potentati finanziari dell’epoca a livello globale, come Ford e Rockfeller, oltre a quello politico, a iniziare dal Vaticano che fece tutto quanto in suo potere per favorirne l’ascesa e di conseguenza la conquista dell’egemonia continentale da parte della Germania.
    Una volta che l’ha persa per le conseguenze della guerra, durante la quale ci si è ben guardati dal radere al suolo i suoi impianti industriali di maggior valore, mentre si mettevano le città e le popolazioni jnermi a ferro a fuoco da parte dei “liberatori”, si è fatto in modo che la recuperasse in capo a pochi decenni, come dimostrano le stesse condizioni attuali dell’Europa. Segno che l’obiettivo di quei potentati è rimasto immutato, e senza scomodare i vari Monnet, Schuman, piano Funk, Kalergi e compagnia cantante.

    3) “Nel delineare gli scenari futuri, in caso di uscita dall’euro, si assiste tra sostenitori e detrattori a un dialogo tra sordi.”

    Qui l’autore dimostra un cerchiobottismo che non gli fa onore e svaluta un documento che ha i suoi pregi.

    La storia recente dimostra che proprio le élite euroentusiaste e i loro maggiordomi si sono arroccati su posizioni che sono le stesse condizioni concrete del paese e del continente a dimostrare quanto siano prive di qualunque fondamento. Basta ricordare il 48,2% di incremento della mortalità infantile greca per comprendere la valenza di quello che a tutti gli effetti è un crimine contro l’umanità a scopo di accumulazione di ricchezza.

    A questo fine i suoi autori e i relativi fiancheggiatori hanno messo in campo ogni menzogna e ogni sotterfugio, anche i più spudorati, per ingannare il pubblico e l’elettorato, facendo credere cose che sanno benissimo essere inesistenti.

    Quindi porre chi si batte per la riconquista dei valori democratici e costituzionali, della dignità che è patrimonio inalienabile di qualsiasi essere vivente e dello stesso diritto alla sopravvivenza, sullo stesso piano di quella manica di criminali incalliti e senza scrupoli nonché della loro servitù, è il peggiore insulto che gli si possa indirizzare.

    Di questo occorre prendere coscienza PRIMA di redigere qualsiasi documento al riguardo.

    4) “Che l’oligarchia predatoria preferisca che l’Italia resti nell’euro (cioè tra i suoi artigli) è stato chiarito anche da uno dei suoi massimi rappresentanti. Draghi infatti ha detto che “L’Italia può uscire dall’euro se prima restituisce 359 miliardi di euro sul circuito Target2” e qui uno statista munito di attributi gli avrebbe dovuto rispondere “Ma l’Italia può restare nell’euro se prima la BCE le restituisce le 100.000 aziende fallite tra il 2009 e il 2016”.

    Standing ovation con tanto di cappello. Qui l’autore merita davvero un Bravo!

    • cenzino fregnaccia pettinicchi

      Ottimo, ogni tanto si legge qualcosa di sensato e lucido e dignitoso.

    • Un paio di giorni fa mi sono imbattuto in un lancio dell’Ansa che riporto qui sotto, mi sembra faccio il paio sia con l’articolo che con il condivisibilissimo commento di Leo Pistone, credo che davvero dobbiamo FARE PRESTO!:
      Ansa – “L’Italia è l’assoluto fanalino di coda dell’eurozona, messo anche peggio della Grecia”, si sostiene dalle pagine finanziarie del quotidiano Die Welt, nell’articolo “Se i greci lasciano indietro gli italiani”. E il timore degli economisti delle banche d’affari è che alle prossime elezioni, indipendentemente da chi vinca, “non c’è da aspettarsi riforme di base”, dice Timo Schwietering, analista della banca Metzler. “Solo riforme radicali, come in Grecia, potrebbero cambiare qualcosa” dice il quotidiano di Berlino. “Ma cose del genere non sono nel programma elettorale di nessuno dei contendenti alle elezioni”.

      “L’Italia è l’unico paese dell’eurozona il cui livello di vita, dall’entrata in vigore dell’unione monetaria, è diminuito”, prosegue Timo Schwietering.

      “Prima l’Italia aveva un modello economico facile”, dice Daniel Hartmann, capo economista della banca Bantleon, che si occupa del risparmio gestito. “Quando la congiuntura si bloccava, si svalutava la lira, che ridava benzina alle esportazioni e rianimava la congiuntura”. Dall’entrata in vigore dell’unione monetaria questo modello non ha più funzionato e il paese dovrebbe abbassare i costi o aumentare la produttività. “Il passaggio al nuovo campo all’Italia non è ancora riuscito”.

      Sarebbe necessaria soprattutto una riforma dell’amministrazione: “le prestazioni sono scarse e per giunta care”. Un permesso di costruzione costa tre volte la Germania, un procedimento giuridico in Italia è di 3 anni, in Germania di uno e mezzo. Le premesse di riforma c’erano con il governo Renzi, ma ora rischia di bloccarsi tutto, secondo Welt.

      • Ciao Gino, grazie per l’apprezzamento.
        Ho letto anch’io quell’articolo riguardo al quale condivido le tue impressioni.
        Se poi leggi il documento agghiacciante scritto da Marco Mori sul sito di Maurizio Blondet, capisci ancor meglio che non sarebbe più tempo di trastullarsi, come fanno invece tutti gli esponenti della classe politica nazionale.
        L’eurocrazia scalpita per ridurci come la Grecia.
        Troppo conveniente del resto è stato il massacro di quel paese. Ora sono tutti ansiosi di ripetere quell’esperienza sulla pelle del nostro paese e dei suoi abitanti.
        Mentre i politici sanno perfettamente che fin quando lasceranno fare hanno la poltrona assicurata.

  7. Articolo in tutto e per tutto condivisibile.
    Non saranno rose e fiori ma se si vuole salvare l’ Italia non c’ è altra via.
    Il punto è: saranno capaci gli italiani di avere tanto coraggio?
    La prima risposta l’ avremo il prossimo marzo e purtroppo temo che non sara’ positiva. 🙁

  8. l’articolo è ottimo perchè la necessità di uscire dall’euro è esposta con chiarezza e pacatezza……..aggiungerei anche l’esempio dei paesi dell’est europeo, quelli che l’euro non lo vogliono manco da morti, i quali registrano aumenti di PIL superiori anche alla stessa Germania………è indubbio che l’uscita, pure di corsa, dall’euro è assolutamente cosa necessaria……….ma di corsa come penso io o lentamente come ritengono in molti……l’uscita, al pari della permanenza auspicata da molti, và gestita con intelligenza e con intelligenza propaese……………chi se ne potrebbe occupare ? c’è nel panorama politico, con l’esclusione di qualche ex-ancora-banchiere (da scartare a priori per ovvi motivi), dotato di qualità simili ed ha cui si può dare fiducia di gestire l’uscita, ma anche la permanenza ?
    Sebbene creda che l’uscita sia auspicabile, anche perchè se non usciamo da soli ci buttano fuori gli altri o lo stesso mercato ( l’euro a 1.20/30 è il nostro biglietto d’uscita)………a mio avviso prima di poter discutere su euro si o euro no, necessita impegnarsi nel ricostruire una classe politica degna di questo nome, necessità ricostruire una coscienza popolare, necessità ricostruire una informazione libera dal soldo del monarca/banchiere……sono troppe le cose che necessita ricostruire in questo paese prima di poter pensare di ricostruire una moneta nazionale, primaria o secondaria che sia, il rischio, anzi la certezza è che in mancanza di un leader/movimento/partito dotato di intelligenza e disposto ad usarla per il bene comune……si caschi dalla padella nella brace.
    Prima creare le condizione per gestire l’evento e solo dopo gestire l’evento………..
    P.S. tra l’altro, ancora prima necessita sincerarsi che almeno uno dei poteri di questo stato, quei famosi pesi e contrappesi atti a garantire la democrazia………sia ancora svincolato, non a libro paga dell’elittes europea………..se così non è…………si può anche discutere, ma solo con le armi in pugno.

    • Per restare nel campo del “dipendesse da me, farei così”, l’eventuale decisione di uscita dall’euro andrebbe accompagnata da un ultra-drastico taglio di stipendi e pensioni di tutti gli alti funzionari dello Stato e parlamentari, anche regionali e provinciali fino ad obbiettivo raggiunto.

      Scommettiamo che…

      • Mih….come sei cattivo, la vendetta non è nel mio dna……….guardare avanti e sempre più meglio………..un libero potere legislativo potrebbe approvare la pena di morte per i reati contro il popolo, e un altro libero potere potrebbe condannare alla fucilazione senza se e senza ma…………se servissero dei boia, facili da reperire in un libero mercato, ma di altrettanta difficile reperibilità in un mercato “chiuso”…….mi offro volontario.

      • IN teoria, l’eliminazione dei “rami secchi” si fa “prima” di ogni altro intervento!
        E noi ne abbiamo parecchi, di parassiti e clientele da eliminare.
        Questo impedirà sempre qualunque intervento: ci sono troppe persone interessate a far cì che non cambi nulla.

  9. Euro o non euro il problema dell’Italia non cambia se non viene affrontata una volta per tutte la questione cruciale che sta dietro a tutto.
    Se avessimo un debito pubblico di soli 1000 miliardi (invece di 2.275) staremmo a dibattere sulla permanenza nell’euro? No, penseremmo sicuramente ad altro.

    Perché non si affronta una buona volta questa questione cruciale?
    Esempio: se una famiglia guadagna 1600 euro al mese e deve pagare rate di debito di 1400 euro al mese, avrà problemi sia che usi l’ euro sia che usi la lira o un’altra moneta, perché con 200 euro non riesce a far fronte alle sue esigenze.
    Se la rata scendesse invece a 300 euro al mese la famiglia avrebbe la possibilità di vestirsi meglio, curarsi, mangiare meglio, e magari mettere soldi da parte.
    Il debito pubblico italiano ammonta a 2275 miliardi di euro, il 132% del pil.
    E’ come dire che questa famiglia guadagna 1600 euro al mese e ne spende 2100 al mese circa.
    Come possiamo andare avanti in questo modo

    Il problema è lo stesso per l Italia: come si fa a fare politiche economiche e di spesa se le rate mensili in interessi sono così alte?
    Parlare del 3% di deficit è non voler affrontare il problema che si sta ingigantendo ancor di più mese dopo mese, è fuffa.
    Nel 2017 il debito non è salito di altri 80 miliardi circa? Pertanto è salita di conseguenza anche la spesa per interessi mensile, riducendo ancora di più lo spazio di manovra e la torta da dividere.
    Come ce la deve fare questa famiglia se la spesa per interessi e il debito continuano a salire?

    • Perdona Dario ma mi sa che è proprio l’esempio che hai fatto che non va bene, L’Italia, intesa come stato sovrano e con propria politica monetaria, non può essere paragonata ad una famiglia, che deve controllare entrate ed uscite. Lo Stato, se ha la sovranità monetaria, può creare la propria moneta, e può pagare qualsiasi debito, è solo una questione di tempi e di modi.

      • Capisco che esiste la politica monetariA, lo stato sovrano, l’ inflazione e la possibilità di svalutare, ma qui secondo me siamo all’ abc.
        Non credo che la parte tecnica e politica della nostra elite sia capace di governarlo e da tempo hanno messo i remi in barca. I prossimi anni saranno lacrime e sangue

    • Ce la fai in 2 modi. Il 1° se te ne freghi. Esci dall’ euro e rinegozi con i creditori. Molto semplice. Rinegozi scadenze lunghe e con i bassi tassi di interesse che ci sono ora riuscirai a pagare le rate (in 30-40 anni) senza problemi in quanto la svalutazione della lira che avrai con l’ uscita dall’ euro ti permetterà di riaprire le fabbriche e di far ripartire l’ economia….oppure con il 2° sistema (quello che ti hanno obbligato fino ad ora (da Prodi, Berlusconi e Renzi…) alzerai la pressione fiscale costringendo le imprese a scappare per le tasse e gli italiani a svendere le ricchezze nazionali. Quando avrai svenduto tutto ti toccherà per forza passare alla soluzione 1. Come vedi è molto semplice e hai solo 2 possibilità. Quale preferisci?

      • Non credo che ci sia una persona, un partito, un gruppo o chiamalo come più ti piace, che abbia la forza e forse anche l’idea di fare qualcosa. Stiamo subendo come paese questo processo da molti anni, di frammentazione, di avvilimento lento che toglie la speranza. L’ uscita dall’ euro? Qui bisogna parlare non di quello che è giusto fare, ma di quello che faranno. Non quello che faremmo noi. Non aspettano altro che l’ italia metta in vendita quello che resta delle sue aziende. Quando saremo senza mezzi e con lo spread alto cosa venderemo? Politiche lacrime e sangue modello Fornero, ma questa volta vorranno anche le aziende, controllate e partevipate. Già paghiamo la corrente, il gas, il telefono a compagnie straniere. Tra pochi anni anche l’acqua e gli altri servizi.

        • In realtà vi è anche una terza possibilità, la più TERRIBILE…e non ti lasceranno mai uscire dall’ Euro. Se questo fosse il regno talmudico quando lor signori avranno la proprietà delle aziende e di tanti beni immobili ci penseranno loro a farti lavorare in concorrenza con la Cina…abbassando le paghe! Ecco che i recenti milioni di immigrati verrebbero utili. Temo che sia la 3 il futuro dell’ Italia. Pensaci…stanno già elogiando il meticciato. (Da fare con coloro che hanno studiato alla facoltà della Savana).

    • Il debito italiano è cresciuta dal 48% al 130 % per il tradimento di certi politici italiani, al servizio degli usurai internazionali, che proibirono alla Banca d’Italia di acquistare i titoli di Stato invenduti a tasso concordato. Da quel momento il debito e arrivato ai 2200 miliardi ma ne abbiamo pagati 3200 circa di interessi, Quindi è ora di annullare questo debito, almeno quello verso l’usurocrazia .

      • Il bello della faccenda, è che la BCE presta denaro agli amici a tassi negativi, mentre noi ci sveniamo per pagare gli interessi sui titoli!

    • mario michele d'onofrio

      per usare il tuo esempio, volendo essere corretti si dovrebbe dire che l’Italia è come una famiglia che ha entrate per 1600 euro ed uscite per 1648 [1600 + 3%]. Infatti il deficit annuale si colloca intorno al 3% mentre è il debito complessivo accumulato che ammonta ad oltre 2200 mld. Tornando al tuo esempio, una famiglia indebitata per il 130% non mi sembra eccessivamente indebitata [spesso ci si indebita per il 1000%!]. Il problema è che quel debito non deve MAI rientrare perché serve alla finanza per collocare i suoi attivi. Immagini cosa succederebbe se domani si rimborsassero i debiti di un paio di paesi di media grandezza [ma anche della sola Germania]? Cosa ne farebbe la finanza di quella liquidità?

      • Si, Bell’esempio. E a queste persone conviene pure far crescere questo debito, tanto lo comprano e poi si abbuffato di imprese reali nei momenti di crisi

  10. Credo che i nostri “amici e alleati” europei siano pienamente convinti che l’Italia debba essere spolpata come la Grecia, attraverso un programma di riduzione del debito che ci porti alla dismissione di tutto il sistema industriale (qualcuno ha sentito parlare dei programmi di privatizzazione della salma di Arcore per abbattere il debito?), oltre che dei beni architettonici dei servizi etc. Dopodiché saremo praticamente sul lastrico, avendo nel frattempo divorato il risparmio privato (vedrete che a breve metteranno le mani nei c/c degli italiani, ormai siamo vicini). Dunque dice bene l’autore: FATE PRESTO!

  11. Euro si, euro no? Se prendiamo un grafico dell’ economia italiana tutti noi vediamo che il declino inizia da quel maledetto trattato di Maastrich (1992) che preparò l’ euro. A quei tempi l’ Italia e gli italiani (me compreso) erano tutti intenti a leggere la Repubblica e osannare il pirla Di Pietro contro il cinghialone CRAXI…e mentre gli italiani tiravano le monetine altri politici “italiani” firmarono senza alcuna competenza, senza discussione e molto probabilmente grazie a qualche prebenda quel trattato che rovinò l’ Italia. Dopo 25 anni di declino io dico non solo prima si toglie l’ euro e meglio è ma anche una NORIMBERGA per coloro che l’ hanno propugnato! (Prodi, Ciampi anche se morto, D’ Alema,…. e pure Berlusconi!)

    • se andiamo avanti così sarà necessaria una sezione speciale della new Norimberga composta da valenti medium: Ciampi se ci sei batti tre colpi …

    • Sicuro che a tirare monetine fossero “gli italiani” e non una serie di figuranti ben pagati e ammanicati coi circoli che contano?
      Anni fa fecero vedere in TV che tra i lanciatori c’erano personaggi che in seguito avrebbero ricoperto ruoli di un qualche rilievo nella classe politica che succedette a quella così spodestata.
      Per motivi allora incomprensibili ma che oggi sono evidenti anche a un cieco.

  12. Beh, visto che chiunque venga eletto l’oligarchia bancaria internazionale se lo compra per fargli fare quello che vuole per uscire dall’Europa e dall’euro bisognerebbe elaborare un piano per far salire al Parlamento delle forze sovraniste che non si vendano. Sinceramente la vedo impossibile.

  13. Domanda per tutti:
    Unicredit ha tra gli azionisti gli investitori istituzionali col 63,51% e i fondi sovrani col 10,52%.
    Tra investitori istituzionali il:
    _ 49% sono degli Stati uniti
    _ 17% regno unito
    _ 22% Europa
    _ 10% altri paesi
    _ 2% Italia
    Tra l’ altro l’ amministratore delegato è Jean Pierre Mustier.

    DOMANDE:
    1) Unicredit la possiamo considerare una banca italiana?
    2) quando questa banca stabilisce gli obiettivi, lo farà seguendo gli ordini di chi? Per il bene dell’ Italia o seguendo la linea degli azionisti?
    3) riproducete questa analisi per le altre banche italiane, basta andare so Google e cercare gli azionisti, Bnl, Intesa banco di Napoli ecc.
    La situazione è la stessa.

    • Grazie per questo intervento. Pensavo ad una cosa del genere. Per analogia penso che i signori sopracitati siano anche azionisti di B.ca Intesa…quella che s’ è pappata il BPVI e Veneto Banca dopo aver truffato i soci e messo Zonin a fare il capro espiatorio. Da azionista BPVI azzerato dei suoi risparmi ringrazio tutte le forze di governo e di opposizione…a 360 gradi… ed invito gli elettori a continuare con questa scemenza.

  14. Fino a quando non comprenderemo che l’economia e’ un illusione, subordinata alla politica (quella che NON si fa nei parlamenti) ogni discussione sull’euro lascia il tempo che trova.
    L’appartenenza italiana a EU, Euro e NATO e’ il frutto di decisioni geopolitiche nel quale il “Bel Paese” conta quanto il due di Coppe quando la briscola e’ a Mazze.
    Abbiamo perso una guerra e siamo un paese occupato, a sovranita’ limitata.
    Gli Inglesi l’hanno vinta e pensano di potere uscire dalla EU: scopriranno presto che il prezzo da pagare e’ insostenibile.
    Infine gli Americani, in teoria i padroni dell’Impero, hanno votato Trump perche’ gli ha promesso di dire “Fuck you” a tutti, amici e nemici e stanno scoprendo che il presidente e’ solo un fantoccio.
    Per uscire dall’Euro e/o dalla EU e/o dalla NATO occorre una trasformazione completa degli equilibri mondiali. Ora, ammesso e non concesso che nel processo non distruggiamo il pianeta, se vincesse “l’alternativa” (Cina/Russia/Iran) dovremmo aspettarci condizioni peggiori di oggi, visto che di nuovo saremmo dalla parte perdente.
    Cina e Russia sono paesi capitalisti e autoritari, la EU e gli USA sono altrettanto capitalisti e (piu’ sottilmente) autoritari.

    Un movimento VERAMENTE alternativo manca in occidente. La sinistra e’ stata fatta a pezzi e quello che e’ sopravvissuto e’ incorporato nel sistema di controllo.
    La destra si gingilla con via di uscita facili: identifichiamo il nemico, Noi non siamo loro. Noi siamo migliori di loro.

    L’umanita’ ha di fronte a se la piu’ grande delle tempeste e manca di leadership, come mai nella storia. Le conseguenze sono immaginabili ma diventano ogni giorno piu’ inevitabili.
    Occorre il coraggio di prendere atto della situazione e prepararsi all’impatto per potere partecipare alla conversazione del “dopo”.

  15. “Infatti le devastazioni nei comparti agricoli e industriali perpetrate
    nell’ultimo decennio rendono molto problematico persino il
    soddisfacimento dei bisogni primari. E quanto tempo ci vorrebbe per
    tornare a un livello soddisfacente di produzione (per non ridurre il
    popolo alla fame)? Io credo un tempo misurabile non in mesi ma in
    qualche anno.”

    Non mi sembra , le esportazioni italiane di prodotti agricoli sono superiori alle importazioni. Lo stesso per gli elaborati alimentari.

    • concordo,
      e sono superiori sia in quantità che qualità.

      • Siete sicuri?…forse voi misurate in valore ed un litro di vino esportato vale più di 30 kg di grano importato…ma con 30 kg di grano 2 persone sopravvivono un mese con un litro di vino…

        • L’Italia ha tantissimo terreno coltivabile e un clima mite che permette di produrre di tutto tranne le banane,di cui si può fare a meno. La pianura padana vista da un aereo è un susseguirsi di appezzamenti coltivati. Niente è incolto. E quasi due terzi dei cereali se li pappano i bovini, che contribuiscono al nostro fabbisogno calorico per meno del 10 per cento.

          • senza contare gli agricoltori pagati dall’EU per non produrre al massimo delle possibilità …

          • MI sa che non avete un idea di quel che scrivete!
            Se domani smettessimo di usare cereali , soia ed altro importati, olte a
            morire di fame tutti gli animali forse moriremmo anche noi.
            Questi sono dati vecchi (adesso è peggio!); ma indicativi:

            https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=4&cad=rja&uact=8&ved=0ahUKEwj09cTU3PzYAhUM1hQKHcz7C-4QFgg2MAM&url=http%3A%2F%2Fimages.lab-to.camcom.it%2Ff%2Fseminari%2FGa%2FGalli.pps&usg=AOvVaw3Poehrh4DLiLb4PSLZsu2T

            Se sui cereali potremmo pure essere quasi autonomi (logicamente dismettendo quasi completamente gli allevamenti animali!), sulla soia (indispensabile per apporto proteico), siamo quasi totalmente dipendenti dalle importazioni.

            L’agricoltura Italiana è in crisi, ed è voluta.
            Il grano viene pagato al produttore al prezzo di trenta anni fa; purtroppo nel frattempo sono cresciuti enormemente i costi per produrlo (fertilizzanti, carburanti, adempimenti necessari); la resa, invece è cresciuta solo marginalmente.
            Moltissime zone ove si coltivava grano duro sono state abbandonate: non si può lavorare in perdita.

            Sul resto, olivicoltura e viticoltura… stendiamo un velo pietoso.

          • Hai ragione, Mussolini al tempo incentivò la coltivazione dell’ erba medica per sopperire alle proteine e mi ricordo che la nonna raccontava di una battaglia del grano da vincere assolutamente. Ho come l’ impressione che l’ Italia al tempo fosse sotto sanzioni…

          • Chiaramente bisognerebbe calare la produzione di vino. Se non importiamo niente non vedo perchè produrre vino da esportare. Mi rendo conto però dalle tue affermazioni sulla soia che sei poco competente di dietistica. Il fabbisogno proteico umano viene soddisfatto molto bene senza soia(che non è originaria delle nostre parti). Se ti documenti puoi scoprire che in fondo tutti i vegetali che non siano tuberi o frutti dolci sono persino eccessivamente proteici per la dieta umana e non possono costituire la base della nostra alimentazione. Le calorie apportate da proteines sarebbe bene non superassero il 10 per cento del totale,oltre questo limite aumenta gradualmente ma sensibilmente il rischio di contrarre un tumore,cosa che è stata dimostrata da indagini scientifiche certe.

          • mario michele d'onofrio

            è anche vero che l’Italia si staccherebbe da un’unione commerciale e monetaria e non dal pianeta terra… [unione che ha grandi responsabilità a proposito dello stato di cose che ha descritto]. È verissimo poi che il grano è pagato al produttore quanto trent’anni fa e anche di meno – l’ultimo grano Cappelli prodotto da mio padre una trentina di anni fa gli fu pagato intorno alle 50000 lire al quintale – ma era un altro grano. quello che vedo produrre adesso vale anche meno dei 15/20 euro

          • mario michele d'onofrio

            vorrei correggerti sulle banane: le ho mangiate personalmente prodotte in Calabria, insieme ad un frutto straordinario che si chiama annona. Per quanto riguarda l autosufficienza alimentare, a meno che non si cambi tutti dieta e non si riducano drasticamente gli [eccessivi] sprechi, dubito che ci siamo

          • Annona muricata o graviola. L.ho trovata da un grossista di Bologna. Sapevo che c’è in Calabria e anche il mango. La banana mi era nuova. La capacità produttiva agricola odierna,coi mezzi meccanici,è enormemente superiore a quella di un secolo fa e il lavoro umano necessario è infinitamente meno. Sarò vero che un secolo fa eravamo di meno,ma il paragone non regge comunque. Fosse anche solo per i cereali ricuperabili dai bovini ne avremmo per il doppio di noi. Figuriamoci con l’aiuto dei mezzi,del computer e danche di internet.

          • Ultima cosa. ho appena visto che gli occupati nel settore agricolo erano il 5,5 per cento nel 2001. Adesso saranno anche meno,visto il trend in calo da decenni. Basterebbe,per raddoppiarli,impiegarvi il milione di rompiballe(poveretti loro per primi) che ci molestano dai call center senza produrre niente.

          • mario michele d'onofrio

            se a quel 5,5 aggiungi i lavoratori del settore estrattivo e dell’industria vedi che una ristretta minoranza di lavoratori produce i beni essenziali per il resto della società (compresi i rompiballe, ma ci dicono che bisogna inventarsi i lavori…). La risposta è una sola: riduzione [drastica] dell’orario di lavoro per impiegare anche i pseudolavoratori in settori produttivi. Capisco che possano essere presi per estremisti e anacronisti, ma una lettura alle teorie di Quesnay e dei fisiocratici io la prescriverei come obbligatoria per chiunque, a maggior ragione per chi vuole impegnarsi in politica

  16. Grazie alle premesse errate “una unione politica necessita una moneta unica” che guarda caso è in contraddizione con il fatto che un popolo necessita di una lingua comune, prima ancora di una moneta, ho potuto evitare di leggere il resto dell’articolo.

  17. Per me l’uscita dall’euro non sarà una scelta ma un obbligo.
    E non dipenderà da noi.
    Subiremo il crollo di questo stupido esperimento monetario volente o nolente.
    Tutte le discussioni sul pro e contro sono superflue.
    L’euro esiste purtroppo da troppi anni senza che si sia fatto il piu piccolo passo avanti per l’unione politica ed economica.
    Equesto spiega tutto….

    • Secondo me un passo “avanti” (si fa per dire) lo faranno molto presto, proprio per evitare che la moneta unica collassi. Non si sta parlando di eurobonds e implementazione di un Ministero delle Finanze a livello europeo? L’Italia dovrà però proseguire sulla strada dell’austerità e delle “riforme”. Se però l’Italia rifiuta questa strada, allora sì, potrebbe darsi, secondo me, che essa venga “sbattuta fuori” dall’Eurozona.

  18. Cito dal primo dei due studi pluripremiati di due valenti economisti.
    “Il motivo per cui è opportuno uscire dall’euro è perché conviene, in quanto l’euro ha prodotto problemi finanziari ed economici. Il problema finanziario dell’euro è legato agli alti livelli di indebitamento, mentre il problema economico deriva dalla disomogeneità dei costi e dei prezzi tra i vari Paesi”.
    L’euro ha prodotto problemi finanziari ed economici ?
    A me sembra che la crisi del 2007 sia nata negli Stati Uniti, non in Italia.
    I livelli di indebitamento derivano dalla disomogeneità di costi e prezzi tra i vari Paesi ?
    Ma gli “alti livelli di indebitamento” (sommando debito pubblico e privato) sono più alti in altri paesi che non hanno l’euro, mentre l’Italia non è messa malissimo.
    Diamo sempre tutto per scontato.
    Se torniamo ad una moneta nazionale, ma rimaniamo in un sistema bancario privato che crea dal nulla tutta la moneta che usiamo e la presta con interessi, i problemi finanziari ed economici rimarrebbero ed il livello di indebitamento pure.
    Sarebbe come spolverare i mobili di un appartamento durante un incendio.
    Togli la polvere sulle superfici, ma poi le fiamme trasformano tutto in polvere.
    Vogliamo parlare delle vere cause dell’instabilità del sistema bancario e finanziario, e del perchè si genera sempre un debito pubblico e privato inestinguibile ?
    Dopo possiamo anche affrontare il problema dell’euro.

    • mario michele d'onofrio

      domanda: la moneta che proponete voi si potrebbe adottare meglio nell’attuale Ue o in un’Italia indipendente dall’Ue?

      • Domanda: se lo Stato non riprende il controllo del sistema bancario e monetario, è realistico pensare di uscire dall’euro avendo la certezza di essere ricattati dalla BCE e dai mercati finanziari com’è successo in Grecia ?
        Se lo Stato ricomincia ad usare la propria sovranità monetaria e riduce il debito emettendo moneta, siamo sicuri che sia necessario uscire dall’euro ?
        Può darsi che siano gli altri a farci uscire perchè non gli conviene più …

        • mario michele d'onofrio

          io credo che la possibilità di ricatto da parte dei mercati finanziari ci sia tutta, visto che sono proprio loro ad avere in mano il nostro debito (o, meglio, il debito pubblico). E l’hanno anche esercitata platealmente con i loro spread. A questo punto mi chiedo come uscirne e riconquistare la sovranità monetaria restando nell’UE e nell’unione monetaria governata da una BCE saldamente in mano al capitalismo anglosassone. Realisticamente non credo si possa uscire da questa gabbia e neanche che si possa adottare la vostra proposta. Se però guardo indietro, vedo anche che la Russia fu sottratta al feudalesimo con una rivoluzione di popolo, che la borghesia francese prevalse sull’aristocrazia, che un indio ha sottratto uno dei paesi più ricchi di petrolio al mondo all’influenza del “padrone di casa”… Certo, confidare nei grillini-pompieri che spengono il fuoco della rabbia popolare…

  19. Ti ringrazio di questo intervento e di quello che hai pubblicato nel forum sul target 2, che, secondo me, meriterebbe la “home”. Anche a me interessa capire la faccenda del target 2, perché è molto strano che su di esso vi siano opinioni contrastanti, quella di Hans Werner Sinn da un lato e, agli antipodi, quella di De Grauwe. Fabio Lugano ha spiegato la differenza fra queste due opinioni su “Scenari economici”, ma non ci ho capito granché. Resta il fatto che se ne parla poco, mentre invece bisognerebbe capire meglio di che cosa si tratta in vista del post elezioni, momento in cui il saldo negativo dell’Italia di più di 400 miliardi di euro tornerà alla ribalta, facendo ammutolire chi si azzarderà anche solo ad accennare di uscire dall’euro. Secondo me tutto il sistema della BCE e delle banche centrali nazionali ha molto a che vedere con una definizione di moneta che forse piacerà all’utente Snypex: la moneta è contabilità. Da tenere presente: è la Banca centrale dell’Italia che presenta saldi negativi, non lo Stato italiano. E’ la Banca centrale tedesca ad avere saldi positivi, non lo Stato tedesco. Allora bisogna andare a vedere quali sono gli accordi nei trattati che regolano i rapporti fra banche centrali nazionali e i rispettivi Stati (questo quesito se l’è posto H.W.Sinn in un suo discorso) p.s.: ti ho scritto qui perché non riesco ad entrare nel forum.