A PROPOSITO DEL CONVEGNO SUL TEMA: EUROPA SENZA EURO

A PROPOSITO DEL CONVEGNO SUL TEMA: EUROPA SENZA EURO

DI JOSEPH HALEVI

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Sembra che a Roma ci sia stato un convegno sul tema "Europa senza euro". Da quello che ho letto tutti d'accordo che fuori dall'euro con le flessibilità nei tasso di cambio, olè tutto funzionerà per il meglio. Si può essere più banali di così? Basta un'osservazione per tagliare la testa al toro (scusa toro, si fa per dire). I "tutti" del convegno provenivano non solo dall'Italia, Quindi si faccia l'ipotesi che il mondo politico fulminato dalla chiarezza di questi li nomini ministri dell'economia nei rispettivi paesi del Mediterraneo. Tutti usciranno dall'euro ed ecco che le svalutazioni si annulleranno e i mediterranei entreranno in concorrenza negative sum game tra di loro. Si rivaluteranno nei confronti del blocco Germania-Olanda-Austria-Finlandia.

Quest'ultima inguaiata com' è (più sul piano economico che su quello sociale) lascierà il blocco subito e anche l'Austria sarà sotto fortissima pressione sia direttamente da parte dell'Italia che per la svalutazione della Slovenia, la quale, inevitabilmente, dovrà seguire l'Italia cui è legata a triplo filo. Non si può pensare che la Germania e l'Olanda possano assorbire un incremento delle esportazioni dei mediterranei (sempre che la teoria funzioni nella pratica), Francia ed Italia comprese (e non è poco), tale da far ripartire il gruppo degli svalutati. Il risultato più probabile sarà un cambiamento dei rapporti di scambio ma nel contesto di una recessione in Germania-Olanda (le quali perdendo esportazioni, perderanno occupazione e domanda interna) e quindi con bilance commerciali più favorevoli ai mediterranei ma su un livello di domanda aggregata totale più basso. Vale a dire l'aggiustamento in termini di prezzi internazionali (tassi di cambio) non può aggirare l'effetto negativo sulla domanda complessiva dei paesi la cui moneta si RIVALUTEREBBE (Germania, Olanda e pochi altri). Pertanto la vera soluzione dipenderà da quanto importerà Uncle Sam. Tutto finisce in gloria, cioè in America (del Nord).

Il convegno ha inoltre mostrato la strana e malsana convergenza tra marxismo idiota (e ce n'è parecchio in giro), tipo Lapavitsas della Soas dell'Università di Londra e destra berlusconiana tipo il Giornale ecc oltre ai neoclassici allo sbando con tanta parte e nessuna arte (Bagnai). No good.

L'unico aspetto VERAMENTE INTERESSANTE del convegno è stato l'intervento di Bolkestein, il Commissario UE della famosa direttiva. Ha cominciato col citare Kohl che all'europarlamento nel 1991 disse che l'unificazione politica e fiscale deve precedere quella monetaria, confermando così che l'euro è una pura creazione della mente megalomane delle élites stataliste francesi e dell' iper-machiavellico Mitterrand. Il resto del suo intervento era sul fallimento senza appello dell'eurosistema.

Quello di Bolkestein è interessante perchè è come se un cardinale importante affermasse ad un seminario teologico che in effetti Maria era una donna normale e Gesù non è mai esistito. Cosa diciamo quindi? Come facciamo a garantire la continuazione politica e finanziaria della holding Chiesa Cattolica?

Infine, come si fa in un convegno sulla desiderata fine dell'euro non porre al centro dell'analisi i movimenti finanziari (non come complotti, non reggo più quest'approccio che a sinistra domina visto che è facile; basta avere un solo neurone lesso in testa per pensare in termini di complotti). Oggi i movimenti finanziari determinano i rapporti di scambio, determinano i tassi di cambio, non viceversa. E sarà così perchè questo è il capitale oggi e per moltissimi anni-decenni ancora.

Joseph Halevi

Fonte: www.facebook.com

23.04.2014

Commenti (31)

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    1. Truman 13 maggio 2014

      La reazione di Bagnai, inserito tra i "neoclassici allo sbando" da Halevi, alla fine è arrivata:

      Comedonchisciotte asfaltato da Bagnai (sic!)

    1. Truman 13 maggio 2014

      Appunto qui, in ritardo, una nota sul tipo di ragionamento fatto da Halevi (e nel seguito continuata da vari commenti): si assume implicitamente che l'economia sia un gioco a somma zero, cioè che quello che guadagna un Paese sia una perdita per l'altro e viceversa. Quindi se migliora l'Italia è peggio per la Germania e viceversa.

      L'errore di questo assunto è stato tragicamente dimostrato dalla Comunità Europea negli ultimi anni: si è avuto un peggioramento dell'economia in tutta l'area euro. Non solo alcuni Paesi (Grecia, Cipro, ma anche Irlanda) hanno avuto enormi problemi, ma anche la Germania soffre e non riesce a trovare una via d'uscita soddisfacente.

      Insomma ci sono scelte economiche che sono vantaggiose in generale (un esempio è stata, con i dovuti limiti, la libertà di commercio) ed altre sono svantaggiose a livello sistemico, per tutti i Paesi coinvolti. Mi sembra sia chiaro che con l'euro ci troviamo nel secondo caso.

      Più in dettaglio ho la sensazione che se ogni paese ha la possibilità di decidere le proprie politiche economiche (fatto questo quasi impossibile con l'euro) allora ognuno può trovare le proprie aree di eccellenza e rendere meglio dove è più portato, acquistando dagli altri Paesi i prodotti / servizi dove essi eccellono. Potrebbe sembrare un discorso teorico se invece non si potesse riscontrare nel passato che tali eccellenze sono esistite, ad esempio una piccola azienda come la Ferrari una volta faceva concorrenza alle marche più blasonate (ma adesso è Fiat).

    1. Ossimoro 27 aprile 2014

      "L'unico aspetto VERAMENTE INTERESSANTE del convegno è stato l'intervento
      di Bolkestein [...] Il resto del
      suo intervento era sul fallimento senza appello dell'eurosistema.
      "

      Questo mi basta e avanza. La correttezza nonché necessità di riequilibrare un cambio tra economie differenti è atto dovuto perché giusto nei confronti delle rispettive popolazioni. Non perché debba convenire a qualcuno.
      Adesso non potendo riallineare i cambi, si stanno riallineando i popoli (con le emigrazioni); è evidente che tale soluzione sia impraticabile.

      In quanto alla potenza dei mercati finanziari e connessa libera circolazione di capitali concordo che debbano essere posti limiti e controlli, ben chiari prima della dissoluzione dell'euro. Regolamentazione dei movimenti di capitali, divisione banche d'affari e commerciali, nazionalizzazione di istituti di credito di medio/lungo termine (cioè legge bancaria del '36!).

      Un'alternativa potrebbe essere l'adozione di singole valute per i singoli Stati e il mantenimento dell'euro come unità di conto internazionale europea, ma legata alla sola economia reale.

      La moneta fiduciaria nei panni di moneta-merce è immorale.

    1. siletti86 24 aprile 2014

      Mi par di capire, in maniera molto semplificatoria, che tu saresti per l'opzione eurobond. Anche io all'inizio, ma poi mi sono dovuto ricredere quando mi sono reso conto che i paesi definiti "centrali" vuoi per motivi economici, vuoi per motivi politici non hanno la benchè minima intenzione di cooperare in tal senso. Cioè non hanno la minima intenzione a trasferire ricchezza, come negli Stati Uniti ai paesi meridionali. Per quello che riguarda i diritti dei lavoratori, se tornassimo proprietari della nostra moneta e potessimo svalutare ritorneremmo a vendere le nostre merci all'estero e ciò che guadagneremmo lo investiremmo nel mercato interno da principio per sostenere la domanda ma poi anche per favorire il mercato interno riallacciando (come era prima dell'ingresso dell'Italia nello sme nel 1979) la produttività all'incremento dei salari come fino al 1979 appunto.



      p.s. ma scusa tanto: non sono bastati 150 anni di unione economica ad uniformare il reddito di 20 regioni italiane e vorreste uniformare 27 paesi europei in neanche una decade?
    1. Fernesto 24 aprile 2014

      A parte che Bellofiore , Halevi e Brancaccio non sostengono quello , ma devo dirti francamente che mi sta un pò sui maroni questa fascinazione per le supposte virtù curative dei cambi flessibili. La schifezza dell’euro non risiede nell’impossibilità di svalutare o rivalutare , ma nell'assenza di politica di sinistra dietro l'euro . Nel 1953 Milton Friedman scrisse saggio in cui egli elogiava i cambi flessibili in quanto avrebbero permesso di raggiungere l’equilibrio esterno anche laddove i prezzi interni a ciascun paese rimanevano rigidi. Su questa base teorica i cambi flessibili vanno benissimo, essendo l’unico strumento per poter sostenere degli shock provenienti dall’estero. Infatti le virtù miracolose dei cambi flessibili consistono nel raggiungimento di situazioni ottimali di equilibrio sul piano esterno malgrado le rigidità dei prezzi interni. Aria assolutamente fritta! Così come è aria fritta la concezione di zone monetarie ottimali..


      Ma la questione principale è che in questa corsa alle svalutazioni competitive , per fare gli interessi dei rispettivi capitalismi nazionali , i diritti dei lavoratori vanno a farsi fottere ..


    1. siletti86 24 aprile 2014

      Neanche a me della potenza dell'Italia me ne può fregar di meno, ma ciò non toglie che quando in Italia il movimento operaio iniziava a subire le batoste sui diritti, l'Italia nel frattempo da quarta potenza mondiale stava diventando la quinta e poi la sesta proprio a causa dell'immane debito pubblico creato dagli imprenditori nostrani che, già dall'inizio degli anni 80, cominciarono ad abbattere la domanda interna col taglio dei salari per incrementare ingiustamente la competitività dell'industria italiana all'estero e quindi, come al solito, lo stato dovette metterci una pezza per coprire gli squilibri sempre più crescenti tra classi operaie e borghesia. Questa appunto fu la causa principale dell'impoverimento del paese. Fino a quando in Italia la bilancia dei pagamenti era in pareggio (fino alla fine degli anni 70), e quindi fino a quando non c'era squilibrio tra importazioni ed esportazioni, non mi sembra che la situazione della classe operaia fosse così malvagia. Anzi, si era in piena epoca di riformismo. Aggiungi a tutto questo l'aggancio già dal 1996 ad una moneta troppo forte per la nostra economia (vedasi euro), voluto tra l'altro da un governo di centro-sinistra (vedasi Prodi... ma alcune vocine mi dicono anche vedasi Andreotti) che ha reso le nostre merci troppo poco convenienti sui mercati internazionali (quella che voi veteromarxisti chiamate in gergo "sovrapproduzione") ed il gioco è fatto. Per quello che riguarda Halevi posso solo dire che seguendo la sua ricetta, cioè incentivando l'offerta e non la domanda (leggasi "economia pianificata") si va dritti dritti in Corea (ma stavolta in quella del nord). Contento lui.

    1. Fernesto 24 aprile 2014

      E quindi ? Cosa c'entra con il discorso tra me e A.Conti ?



      Comunque :


      1) della potenza dell'Italia non me ne può fregar di meno...


      quando l'Italia è diventata la sesta potenza industriale del mondo , nello stesso momento il movimento operaio iniziava a subire delle batoste con la strategia della tensione ,con la sconfitta dei 40.000 della FIAT , con l'inizio dello smatellamento dei diritti dei lavoratori ecc..


      Potenza di una nazione e diritti dei lavoratori non possono andare di pari passo : una nazione se vuole essere potente o sfrutta i propri lavoratori , o concede qualcosa ai propri lavoratori ma sfrutta i lavoratori di altri paesi ..


      2) quando uno mi dice di studiare spero almeno che mi dica qualcosa che non so invece delle solite due cagatine di P.Barnard e Bagnai che qui conoscono tutti . Parlami almeno di Carlo Maria Cipolla che queste cose le ha studiate veramente ..


      3) su EuroSi/EuroNo sono d'accordo con Halevi e Bellofiore


    1. Fernesto 24 aprile 2014

      Cosa c'entra questa cosa del costo dell'energia con il discorso tra me e AlbertoConti ?


      La questione che contestavo ad AlbertoConti ( poi lui ha spiegato ) era che se è vero che i prodotti di un paese devono essere consumati dai cittadini di quel paese , allora per coerenza tutti noi dovremmo smettere di usare un computer , un telefonino , di curarci , di mangiare ecc..


    1. clack 24 aprile 2014

      Siccome Halevi è Halevi e io non sono un c..., non posso certo pensare di mettermi a discutere sul suo terreno.

      Rilevo però che tutte le argomentazioni pro-euro partono immancabilmente dalla negazione di un dato di fatto fondamentale. L'Euro non è nato insieme al mondo.

      Viceversa per secoli l'economia è andata avanti tranquillamente con le monete nazionali. E soprattutto lungo tutto l'arco di tempo in cui esse hanno avuto corso, non hanno prodotto gli enormi disastri per i quali alla moneta unica sono bastati meno di 10 anni.

      Sarà un caso?

    1. Georgejefferson 24 aprile 2014

      Cose dette e ridette e stradette.Copia incollo un solo breve estratto sull'energia,ci sono anche i documenti e tabelle a dimostrazione:

      L'energia e materie prime ti costano di più se svaluti ma le compri in dollari e se esporti li incassi i dollari e cioè li hai, come li abbiamo sempre avuti quando avevamo la LIRA. Così invece compri sì meglio col cambio forte, l'EURO, peccato che compri a debito, perchè non esporti come potresti. E quello te lo vedi benissimo nei conti, proprio dall'entrata dell'EURO in poi.

      A riprova poi quando uscimmo dal SISTEMA MONETARIO EUROPEO e svalutammo nel '92 allora avresti dovuto non avere più i soldini e avere la "bolletta energetica" che "schizzava in alto" andare "col carretto" e avere "le candele" secondo la versione tipo inculcata all'elettore medio PD.

      Per l'energia,abbiamo avuto la bolletta energetica STABILE dopo la svalutazione del 1992 e l'uscita appunto dall ECU (l'antesignano dell'EURO,alla base del SISTEMA MONETARIO EUROPEO).

      Gli aumenti li hai avuti semmai prima, con l'ECU, ma da dopo svalutazione e uscita del '92 hai avuto la "bolletta energetica" buona e stabile,dicevamo e non "schizzata in alto".
    1. Ercole 23 aprile 2014

      A quando un convegno su un mondo senza SERVI nè PADRONI per la socializzazione dei mezzi di produzione ?

    1. siletti86 23 aprile 2014

      Caro Fernesto, dovresti studiare un po' di più la storia per renderti conto che l'Italia, così come il Giappone, è essenzialmente un paese DA SEMPRE privo di materie prime, ma ciò gli ha permesso comunque di diventare la sesta potenza economica mondiale nonchè, nonostante tutto, la seconda industria manifatturiera d'Europa. Secondo te perchè? Forse perchè l'Italia ha da secoli avuto una industria di trasformazione (cosa che per esempio non ha la Grecia)? Perchè se avessi qualche piccolo dubbio, ti dico da subito che la risposta è sì: "l'Italia supplisce alla sua carenza di materie prime avendo una industria di trasformazione che le permette di rivendere all'estero il prodotto finito il quale a sua volta ha, nel caso non lo sapessi, una notevole differenza di valore aggiunto con la materia prima stessa". In definitiva i soldi spesi da noi per acquistare quelle materie prime che non abbiamo, sono normalmente un quarto se non un quinto di quanto guadagniamo noi per il prodotto finito. Ma allora la domanda sorge spontanea: perchè il Giappone (o la Corea del sud) non sono in crisi e noi sì? Forse perchè loro non hanno l'euro e noi sì? Se avessi anche qui qualche piccolo dubbio, ti dico da subito che la risposta è sì!

    1. AlbertoConti 23 aprile 2014

      Proprio questo è il punto: le due cose possono e debbono coesistere, anzi sono
      complementari.

      I consumi interni di un Paese reciprocamente rispettoso di
      ogni altro, dovrebbe avere un "core business" fondato sui consumi e le
      produzioni interne, da tutelare, assieme ad una parte non marginale, ma
      decisamente secondaria, di "produzioni" dedicate all'estero (compreso il turismo
      per i non residenti, ad es., ma è solo un esempio). Questa è la regola, e non è
      certo una novità.

    1. Fernesto 23 aprile 2014

      Si ma mettiti d'accordo con te stesso ..


      sostenere che un paese può trovare i mezzi per pareggiare l'import-export senza essere imperialista è cosa diversa dal sostenere che i prodotti di un paese devono essere consumati dagli abitanti di quel paese .



    1. Georgejefferson 23 aprile 2014

      Il paradigma fatalistico,il sacerdozio scientista e nichilistico.Ma e' una prospettiva filosofica la mia,non una precisazione economica.

    1. EurasianMan 23 aprile 2014

      http://www.youtube.com/watch?v=9gxKTXJ5RKA

      ignorare si dice ... o non sapere..mancare, è italiano

    1. AlbertoConti 23 aprile 2014

      E' inutile che sventoli la parola tabù "autarchia" di mussoliniana memoria. Se
      leggessi attentamente quel che scrivono gli altri ti saresti già accorto che
      questi mezzucci non attaccano, ne con me, il che è irrilevante, ne con molti
      altri che finalmente focalizzano i problemi veri, il che fa la differenza (con
      le ex-masse dei qualunquisti da TG).

      Un Paese sano, che vive del proprio
      lavoro, trova sempre i mezzi per pareggiare l'import-export (e non per sforare
      come fanno americani e tedeschi in senso opposto, ma altrettanto
      sleale).

      Temo però di perdere il mio tempo. bye

    1. Fernesto 23 aprile 2014

      cioè .. ti rifaccio la domanda a cui non hai risposto.....
      seguendo il tuo ragionamento ( autarchia , ognuno usa e consuma i prodotti del suo suo territorio , ecc.. ) tu e i veneti come fate a fare le semplici cose che ho descritto sopra ?

    1. Fernesto 23 aprile 2014

      No no , ho paura ... tremo tutto solo al pensiero...

      Però .. se glielo puoi chiedere tu ai veneti... chiedigli da parte mia se le materie prime per fare le semplici cose che ho scritto sopra sono venete..
    1. AlbertoConti 23 aprile 2014

      ".... perchè tutte le materie prime ( e la forza lavoro ) che le permettono non
      sono italiane "

      Con questo ti sei (s)qualificato da solo. Saremmo un
      popolo di sfaticati incapaci di lavorare bene? Vallo a gridare in una piazza
      veneta se ne hai il coraggio. Auguri!

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