75° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo

Il punto di vista della Russia

 

Karl Sanchez – karlof1’s Geopolitical Gymnasium – 4 dicembre 2023

 

Alcune nazioni hanno ottime ragioni per rallegrarsi della formulazione della UDHR, mentre altre preferirebbero ignorarla, a parte usarla come strumento egemonico. Come già detto, la nazione più importante che non ha ratificato la UDHR è l’Impero statunitense fuorilegge perché, come la Carta delle Nazioni Unite, [anche questa] gli impedisce di agire unilateralmente. Il modo in cui si avvicina alla data dell’anniversario del 10 dicembre sarà osservato attentamente dalla Maggioranza Globale, poiché l’Impero è attualmente complice e manutengolo dei sionisti nel genocidio di Gaza. Ma invece di concentrarsi sull’enorme crimine in corso a Gaza, che ha suscitato numerosi articoli, il punto qui è guardare alla discussione interna alla Russia, poiché una delle componenti della russofobia è la sua presunta crudeltà e intolleranza nei confronti del suo stesso popolo. Alcune settimane fa sono stati pubblicati “Culture in Foreign Policy: The Concept of the Humanitarian Policy of the Russian Federation Abroad,” e “Russia Vs. Wokism: Declares 2024 Year of Family“, che contengono informazioni relative a questo argomento, in particolare il documento sulla politica umanitaria, in quanto duplica gran parte di ciò che è contenuto nella legge russa.

La Corte Suprema russa ha recentemente dichiarato “estremista” il “Movimento pubblico internazionale LGBT” e ne ha “dichiarato fuori legge” la presenza in Russia. RT ha un buon articolo esplicativo, mentre Novaya Gazeta Europe ha pubblicato un articolo più oppositivo. E ci sono poi numerosi articoli dei “Media Bugiardoni” (Big Lie Media) che distorcono l’intera questione, il che fornisce un indizio sulla vera ragione dietro la pronuncia della Corte. La questione è importante perché mette alla prova la credibilità della Russia sulle sue politiche umanitarie e sui diritti umani, sia interne che estere. È correlata anche alla discussione sui valori della famiglia, poiché vedrete che una delle ragioni spesso citate per la limitazione dell’ideologia LGBT è la necessità di proteggere i valori della famiglia. Ecco un altro punto di vista:

La designazione della difesa delle persone LGBT come estremista è una forma di “autodifesa morale” della società, ha dichiarato giovedì un portavoce della Chiesa ortodossa, sostenendo la decisione della Corte Suprema russa.

Rispondendo alla richiesta del Ministero della Giustizia, la più alta corte russa ha stabilito giovedì che il “movimento pubblico internazionale LGBT” e tutte le sue associazioni saranno dichiarate organizzazioni estremiste, vietandone praticamente l’attività.

Dalle testimonianze di molti cristiani occidentali che aderiscono alle credenze tradizionali sul matrimonio e sulla famiglia, sappiamo che le attività dei movimenti LGBT mirano ad eliminare l’idea cristiana di matrimonio e famiglia dalla sfera pubblica e legale“, ha dichiarato Vakhtang Kipshidze, responsabile delle relazioni pubbliche del Patriarcato di Mosca della Chiesa ortodossa russa (grassetto nell’originale).

La Russia non è l’unica ad avere questo punto di vista, poiché molte nazioni lo vedono come uno sforzo per destabilizzare la loro pace socio-culturale interna. Ma questo è solo un aspetto della questione, che è diventata globale. Ho scritto di questo aspetto, di aspetti correlati e del loro impiego in “The New Tool to Divide and Rule” e in “Time to Cancel Cancel Culture“; alcuni lettori avranno letto le basi di questi argomenti interconnessi. Putin, molto più di Lavrov o di altri membri del governo, si è pronunciato affermando essenzialmente che la Russia, pur apprezzando l’apertura e l’accettazione e sostenendo la sua diversità, non tollererà i tentativi di dividere la sua società. In un recente articolo scritto da Alexey Drobinin, direttore del Dipartimento di Pianificazione della Politica Estera del Ministero degli Esteri russo, intitolato “Perché la scelta dei valori tradizionali è così importante?” e pubblicato sulla rivista International Affairs il 1° dicembre 2023, ha espresso questo punto di vista:

“Chi è coinvolto nelle discussioni sulle narrazioni neoliberali è sempre tentato di limitarsi alle deliberazioni sull’elemento più strano ed impegnativo, nello specifico la priorità alle cosiddette questioni di genere e ai diritti LGBT. Tuttavia, la questione è più complessa e sarebbe quindi opportuno analizzare il paradigma dei valori neoliberali in modo più dettagliato e suddividerlo in quattro aspetti provvisori, l’economia, la politica, la società e la tecnologia….

Fenomeni un tempo marginalizzati e che portano a una frattura della coscienza delle persone, come l’ossessiva agenda LGBT, il femminismo radicale, il culto della correttezza politica sociale fino all’assurdo e la “teoria critica della razza” (basata sul presupposto che la razza non sia una caratteristica biologica ma socialmente costruita per opprimere i non bianchi) sono diventati uno standard della vita quotidiana nei Paesi occidentali. Tutte le concezioni che fanno riferimento alla tradizione o che contraddicono le teorie “progressiste” sono dichiarate arcaiche, nel migliore dei casi superate.

È importante qui sottolineare che le minoranze sessuali fanno parte di tutte le società. Non devono essere discriminate e devono avere gli stessi diritti civili e socio-culturali di tutti gli altri cittadini. Quello che preoccupa è la propaganda di valori non tradizionali, che sta diventando sempre più aggressiva. Così, secondo l’IPSOS, una delle maggiori società internazionali specializzate in ricerche sociologiche, in alcuni Paesi in cui il paradigma neoliberista ha messo radici (Germania, Svezia, Australia, Canada, Francia, Gran Bretagna), la quota di rappresentanti LGBT è da due a quattro volte superiore alla corrispondente media mondiale (lo standard medico è di circa l’1% della popolazione). E in alcuni Paesi, nei sondaggi condotti tra i giovani, fino al 18% degli intervistati ha ammesso di provare attrazione per lo stesso sesso.

I neoliberali fanno di tutto per far provare disagio e vergogna a coloro che aderiscono all’etica classica (normale), per farli sentire “fuori moda”. I metodi per opprimere coloro che esprimono apertamente il loro disaccordo con le deviazioni che si fanno strada in modo aggressivo sono già stati sperimentati. Sono la “cultura della cancellazione” e la “deplorazione”, che incoraggiano le denunce alle autorità, il bullismo collettivo e la stigmatizzazione infondata con etichette ingiuriose: razzisti, fascisti, comunisti, sessisti, omofobi, odiatori di genere e simili. Gli aderenti alle opinioni tradizionali, ora dichiarate “sbagliate”, sono costretti a pentirsi pubblicamente…

Gli sviluppi sono aggravati dalla profonda crisi che ha colpito la Chiesa cattolica romana e le associazioni protestanti. La loro reputazione è stata danneggiata da numerosi scandali. Oggi la Chiesa in Occidente deve affrontare le accuse di diffondere il “nazionalismo cristiano bianco” e la “supremazia bianca”, nonché i tentativi di emarginare la comunità LGBT. I maldestri tentativi di alcune comunità religiose di portare dalla loro parte le minoranze sessuali, fino alla disponibilità a consentire i matrimoni tra persone dello stesso sesso, hanno lasciato molte persone sbigottite. Di conseguenza, molti in Occidente non riescono a trovare pace e conforto nella Chiesa.”

L’1% della popolazione di una nazione è un numero elevato e in Russia equivale a 1,5 milioni di persone. La conclusione di Drobinin è quindi un avvertimento alla Russia e spiega anche perché ha pubblicato questa valutazione:

“L’intera agenda neoliberale è, in un modo o nell’altro, un prodotto del grande capitale, progettato per servire gli interessi delle corporazioni transnazionali attraverso catene politiche, economiche e sociali. Gli atteggiamenti pseudo-democratici e neoliberali imposti dall’Occidente non sono affatto ciò che la Russia o altri Paesi hanno sottoscritto nell’ambito della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948, dell’Atto Finale di Helsinki della Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa del 1975 o di altri impegni internazionali assunti dopo il 1991.

Osservando questi processi dall’esterno, dalla Russia, non possiamo evitare di notare che l’ideologia sottostante è moralmente difettosa e tossica per i suoi stessi portatori. Ma, dopo tutto, è una loro scelta e devono conviverci. Ogni nazione ha il diritto sovrano di scegliere il proprio percorso di sviluppo. Tuttavia, questo non significa che non ci difenderemo da uno stile di vita che ci viene imposto. Lasciamo che la degenerazione resti confinata al segmento neoliberale delle società occidentali.

Come ha detto il Presidente russo Vladimir Putin nel suo intervento al 9° Forum Culturale Internazionale di San Pietroburgo – il Forum delle Culture Unite il 17 novembre, “L’esperienza della storia millenaria del nostro Paese dimostra in modo convincente che la diversità culturale è la più grande benedizione, mentre l’interazione tra le culture è una delle condizioni per uno sviluppo stabile e pacifico“. Dopo tutto, alcune delle principali ragioni delle odierne tensioni internazionali sono radicate nelle pretese di alcune forze all’esclusività, compresa l’esclusività culturale, il loro disprezzo per i costumi e i valori spirituali degli altri, lo sforzo di sottoporre tutti e tutto all’unificazione sotto il proprio modello, che considerano il migliore e il più universale. Questa sgradevole globalizzazione e, permettetemi di aggiungere, l’espansionismo culturale, hanno portato alla soppressione e alla privazione culturale e hanno moltiplicato il potenziale di conflitto”.

L’obiettivo della comunità intellettuale e politica, che ha a cuore il futuro del proprio popolo, è quello di identificare e neutralizzare in modo coerente qualsiasi minaccia allo stile di vita originale e ai valori tradizionali, che sono cruciali per lo sviluppo della Russia su larga scala e con successo nel XXI secolo.”

Anche il saggio odierno di Alastair Crooke, “Black Pattern Forming?“, affronta questi temi:

“L’Occidente sta affondando sotto le onde della sua Rivoluzione Culturale – la deliberata cancellazione delle virtù e delle eredità della civiltà tradizionale, per essere sostituita da una gerarchia culturale che stravolge e inverte il paradigma sociale che è prossimo a conquistare tutti.”

Roba seria, vero? Fortunatamente, abbiamo la fortuna di avere scrittori in grado di vedere attraverso la spazzatura e di scrivere di ciò che sta realmente accadendo, insieme a due nazioni che non si lasciano trascinare dalla “rivoluzione culturale” inventata dall’Occidente, anche se non la chiamerei così, favorendo “l’agenda neoliberale” di Drobinin, che sta impiegando l’imperialismo culturale come uno dei suoi strumenti per minare e destabilizzare. L’avvertimento di Hanson che Crooke cita è più che altro un PIC (pararsi il c..o, N.d.T.) per i crimini di Biden/Obama/Clinton, perché è di questo che i Democratici hanno effettivamente paura, non di Trump in sé; io lo chiamo PTSD (stress post-traumatico) in tempo reale, che altri hanno chiamato Trump Derangement Syndrome. Anche se preoccupato dagli eventi degli ultimi due mesi in Asia occidentale, Crooke ha trovato il tempo di continuare a osservare ciò che sta accadendo all’interno dell’impero statunitense fuorilegge e così continua:

Tuttavia, è in corso una nascente contro-rivoluzione, in cui un segmento dell’elettorato spinge verso la reintegrazione di quei principi civili e metafisici che hanno dato sostentamento nazionale per secoli. Non sono disposti (a torto o a ragione) a rinnegare quei valori, né ad assumersi una “colpa” sottomettendosi alle richieste di risarcimento.

Il punto qui è ovvio: la portata, la complessità (e la cattiveria) del problema stanno crescendo. E con esso cresce la rabbia.

Si stanno formando dei “modelli neri”. A un certo livello, il Presidente degli Stati Uniti è rimbambito e i “funzionari permanenti” sono terrorizzati: “Hanno conficcato un paletto nel cuore di Trump, ma temono che quel paletto possa uscire in qualsiasi momento“, scrive Hanson. Se Trump dovesse vincere, allora seguirebbe la vendetta e “sarebbero fritti”.

L’attuale conflitto israelo-palestinese sta facendo correre ulteriori “brividi” lungo la “spina dorsale dei funzionari”: Biden potrebbe dare la priorità alla sua fedeltà a Israele rispetto alla vittoria dei Democratici alle elezioni del 2024. Sta perdendo consensi a livello nazionale.”

La rabbia che attualmente si manifesta è dovuta alle proteste pro-Palestina e ai relativi risultati dei sondaggi, nonché ad alcuni dei pochi comizi politici per i contendenti alla Presidenza. Il resto del suo saggio si dissolve in un’accozzaglia oleografica che per lo più si allontana dal nostro tema, anche se si accenna all’immigrazione.

Uno degli strumenti utilizzati a lungo dall’Establishment è la promozione del culto dell’individuo nel tentativo di continuare l’atomizzazione della società in modo da aumentare l’efficienza del Divide et Impera, perché per sconfiggere l’Establishment è necessaria la solidarietà della società mentre l’individuo è reso per lo più impotente. Ancora Drobinin:

“Gli ideologi neoliberali occidentali promuovono attivamente l’individualismo e la priorità di un individuo atomizzato rispetto a qualsiasi altro fattore e considerazione.”

Lo ha notato anche lo storico sociale Christopher Lasche nei suoi ultimi due libri prima della sua prematura scomparsa negli anni Novanta. I giochi di squadra che enfatizzano la necessità di operare insieme sono allo stesso tempo contrastati dall’individualizzazione di tutto, compresa la propria identità, che viene promossa fin dalla più tenera età. E quando la gente smette di frequentare le scuole elementari dove si insegnano i valori, questi non vengono sostituiti da attività all’interno della famiglia, perché ognuno è troppo occupato a fare le proprie cose: oggi bisogna avere uno smartphone per far parte della folla, anche se la folla non è più “in sé stessa” come un tempo.

Uno degli aspetti interessanti della Dichiarazione è che combina diritti collettivi e individuali grazie ai Contributi di Pengchun Chang alla stesura della stessa, di cui si è già parlato qui come una delle grandi storie sconosciute dietro la UDHR (la Dichiarazione). Tutti gli scritti collegati trattano vari aspetti dei diritti umani e della necessità di tutelarli e farli rispettare. Oggi, gli abitanti di Gaza stanno vedendo i loro diritti cancellati dal progetto di genocidio sionista, ma nessuna nazione si è fatta avanti per difenderli/proteggerli i gazesi dall’assassinio, solo le organizzazioni non governative, anche se Ansarallah può essere definita un gruppo nazionale. La NATO, dal 2014, ha usato gli ucraini come strumento per uccidere i russi e applicare metodi genocidi contro di loro. La promozione della russofobia da parte dell’Occidente viola i diritti di tutti i russi. I siriani si vedono sottrarre le risorse nazionali e si vedono negare l’assistenza umanitaria dall’Impero statunitense fuorilegge e dai suoi vassalli. L’Iraq ha chiesto all’Impero americano fuorilegge di rimuovere le sue truppe dal Paese, ma gli USA si rifiutano, violando i diritti umani degli iracheni. Anche i sotterfugi della NATO in Moldavia e Armenia violano i diritti umani in quelle nazioni. L’embargo e il blocco illegale di Cuba sono un altro crimine contro l’umanità di cui l’Impero americano fuorilegge è colpevole. E questo non è un elenco esaustivo. La censura pervasiva all’interno delle nazioni NATO/UE dei punti di informazione che privano i loro cittadini del diritto ad avere altre opinioni è un’altra grave violazione dei diritti umani a livello individuale e collettivo.

Io stesso e altri abbiamo scritto che il mondo si sta chiaramente dividendo in due blocchi geopolitici e geoeconomici, uno che comprende la Maggioranza Globale e l’altro che fa parte del blocco NATO/UE. Parte della divisione geopolitica è legata alla questione dei diritti umani, dove l’Occidente sta chiaramente abusando e sostenendo la forma peggiore che tale abuso possa assumere – il genocidio – mentre la Maggioranza Globale cerca di migliorare i diritti umani promuovendo uno sviluppo incentrato sulle persone e volto a far uscire dalla povertà diversi miliardi di persone. È anche possibile vedere come la questione dei valori sia legata a quella dei diritti umani, poiché attualmente è chiaro che il blocco occidentale non dà valore alla cosa più importante, il diritto alla propria inestimabile vita, come dimostrato in Palestina, Ucraina e altrove (Avrei voluto includere in questa discussione l’incontro annuale del Consiglio per lo Sviluppo della Società Civile e dei Diritti Umani in Russia, ma la trascrizione è piuttosto lunga e la discussione molto varia. Il risultato è che sarà presentato nel mio prossimo lavoro).

 

Karl Sanchez, Accademico in pensione e Alchimista Culinario (non vuol far sapere altro di sé ma proveremo a convincerlo)

Link: https://karlof1.substack.com/p/75th-anniversary-universal-declaration

Scelto e tradotto (IMC) da CptHook per ComeDonChisciotte

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