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2011: UNA NUOVA DISTOPIA

DI CHRIS HEDGES
truthdig.com

Due grandi rappresentazioni di un futuro scenario distopico furono “1984” di George Orwell e “Il mondo nuovo” di Aldous Huxley. Il dibattito, tra coloro che supponevano si stesse andando incontro al totalitarismo corporativo, si incentrava su chi dei due avesse ragione. Saremmo stati, come scriveva Orwell, dominati da repressivi apparati di stato per la sorveglianza e la sicurezza che ricorrevano a forme di controllo dure e violente? Oppure, come immaginava Huxley, ipnotizzati da divertimenti e spettacoli, ammaliati dalla tecnologia e sedotti da consumi sregolati per raggiungere la nostra stessa oppressione? Alla fine sia Orwell, sia Huxley avevano ragione. Huxley aveva previsto il primo stadio della nostra riduzione in schiavitù, Orwell il secondo.

Siamo stati gradualmente espropriati dei nostri diritti da uno stato corporativo che, come previsto da Huxley, ci ha sedotti e manipolati attraverso gratificazione dei sensi, prodotti di massa a buon prezzo, credito sconfinato, teatro della politica e divertimento. Mentre ci distraevamo con intrattenimenti, le regole che prima tenevano sotto controllo il potere predatorio delle corporazioni sono state annientate, le leggi che prima ci tutelavano sono state riscritte e ci siamo ritrovati impoveriti.Ora che il credito si sta prosciugando, i buoni posti di lavoro per la classe operaia sono finiti per sempre e non ci possiamo più permettere i prodotti di massa, ci ritroviamo trasportati da “Il mondo nuovo” a “1984”. Lo stato, menomato da forti deficit, da una guerra senza fine e dagli atti illeciti delle corporazioni, sta scivolando verso la bancarotta. E’ tempo che il Grande Fratello sorpassi l’universo di Huxley. Stiamo passando da una società in cui veniamo astutamente manipolati da legami ed illusioni ad una in cui siamo apertamente controllati.

Orwell ci metteva in guardia rispetto ad un mondo in cui i libri vengono banditi, mentre Huxley uno in cui nessuno legge libri. Orwell descriveva uno stato di guerra e paura permanenti, Huxley una cultura deviata dal piacere insulso. Orwell dipingeva uno stato in cui conversazioni e pensieri vengono monitorati e il dissenso viene brutalmente punito; Huxley uno stato in cui la popolazione concentrata su banalità e gossip, non si preoccupa più di informarsi e di conoscere la verità. Orwell ci vedeva terrorizzati fino alla sottomissione, Huxley sedotti fino alla sottomissione. Ma la visione di Huxley, stiamo scoprendo, non era che il preludio a quella di Orwell. Huxley aveva capito il processo attraverso il quale noi stessi saremmo stati complici della nostra riduzione in schiavitù. Orwell aveva compreso la schiavitù. Ora che il colpo delle corporazioni è fatto, restiamo nudi ed indifesi. Stiamo iniziando a capire, come aveva intuito Karl Marx, che il capitalismo selvaggio e senza regole è una forza brutale e rivoluzionaria che sfrutta gli esseri umani e le risorse naturali fino all’esaurimento o al collasso.

“Il partito ha solo sete di potere,” scriveva Orwell in “1984.” “Non siamo interessati al bene degli altri; siamo interessati esclusivamente al potere. Non ricchezza, lusso, lunga vita o felicità: solo il puro potere. Cosa significa puro potere, lo comprenderete ora. Siamo diversi rispetto a tutte le oligarchie del passato, perché sappiamo quello che stiamo facendo. Tutti gli altri, persino quelli che ci assomigliavano, erano ipocriti e codardi. I nazisti tedeschi e i comunisti russi si avvicinavano molto a noi nei metodi, ma non ebbero mai il coraggio di riconoscere i veri motivi che li spingevano ad agire. Essi pretendevano, forse persino credevano, di essersi impadroniti del potere di mala voglia e per un tempo limitato, e che appena dietro l’angolo ci fosse un paradiso in cui gli esseri umani sarebbero stati liberi ed uguali. Noi non siamo così. Noi sappiamo che nessuno ottiene il potere con l’intenzione di abbandonarlo. Il potere non è un mezzo; è il fine. Nessuno instaura una dittatura per salvaguardare una rivoluzione; si fa la rivoluzione per stabilire la dittatura. L’oggetto della persecuzione è la persecuzione. L’oggetto della tortura è la tortura. L’oggetto del potere è il potere.”

Il filosofo politico Sheldon Wolin usa il termine “totalitarismo invertito” nel suo libro “Democrazia incorporata” per descrivere il nostro sistema politico. E’ un termine che avrebbe senso per Huxley. Nel totalitarismo invertito, le sofisticate tecnologie del controllo corporativo, l’intimidazione e la manipolazione di massa, che superano di gran lunga quelli impiegati dai precedenti totalitarismi, sono effettivamente mascherati dallo scintillio, il rumore e l’abbondanza della società consumistica. La partecipazione politica e le libertà civili decadono gradualmente. Lo stato corporativo, nascondendosi dietro la cortina fumogena dell’industria delle public relations, dell’intrattenimento e dell’appariscente materialismo di una società consumistica, ci divora dall’interno. Non deve fedeltà né a noi, né alla nazione. Banchetta con la nostra carcassa.

Lo stato corporativo non trova la propria espressione in un demagogo o in un leader carismatico. Si definisce per l’anonimato delle sue corporazioni senza volto. Corporazioni, che assoldano rappresentanti attraenti come Barack Obama, controllano la scienza, la tecnologia, l’educazione e la comunicazione di massa. Controllano i messaggi nei film e nella televisione e, così come in “Il mondo nuovo”, usano strumenti di comunicazione per sostenere la tirannia. I nostri sistemi di comunicazione di massa, come scrive Wolin, “bloccano, eliminano tutto ciò che può introdurre qualificazione, ambiguità o dialogo, tutto ciò che rischia di indebolire o mettere in crisi la forza olistica della loro creazione nella sua espressione totale”

Il risultato è un sistema di informazione monocromatico. Celebrità allineate, mascherandosi da giornalisti, esperti e specialisti, identificano i nostri problemi e illustrano pazientemente i parametri. Tutti quelli che esprimono opinioni diverse rispetto ai parametri imposti vengono messi da parte in quanto irrilevanti spostati, estremisti o esponenti della sinistra radicale. Sociologi prescienti, come Ralph Nader e Noam Chomsky, vengono messi a tacere. Le opinioni accettabili vanno da A a B. La cultura, sotto il controllo di questi personaggi allineati, diventa, come Huxley aveva evidenziato, un mondo di allegro conformismo e di sconfinato, e infine fatale, ottimismo. Ci impegniamo ad acquistare prodotti che promettono di trasformare le nostre vite, renderci più attraenti, sicuri di noi stessi o capaci di collezionare successi, mentre invece veniamo continuamente privati dei nostri diritti, del nostro denaro e della nostra influenza. Tutti i messaggi che ci arrivano, sia dalle news della notte o dai talk show come “Oprah” (condotto dall’opinion leader Oprah Winfrey, che ha largo seguito negli USA n.d.r.), promettono un futuro felice e meraviglioso. E questo, come sottolinea Wolin, è “la stessa ideologia che induce i funzionari delle corporazioni a esagerare i profitti e celare le perdite, ma sempre con un’espressione solare.” Siamo stati ipnotizzati, come scrive Wolin “da continui progressi tecnologici” che “ci incoraggiano ad elaborare fantasie di valore individuale, eterna giovinezza, bellezza ottenuta tramite chirurgia, azioni misurate in nanosecondi: una cultura illusoria del controllo e delle sempre crescenti possibilità, i cui esponenti lavorano di fantasia, poiché la vasta maggioranza ha una fervida immaginazione, ma ben scarse conoscenze scientifiche”.

La nostra base produttiva è stata distrutta. Speculatori e imbroglioni hanno saccheggiato le finanze statunitensi e rubato miliardi ai piccoli risparmiatori che avevano accantonato denaro per la pensione o il college. Le libertà civili, compreso l’habeas corpus (Norma giudiziaria del diritto inglese e nord-americano, per la quale l’arrestato deve immediatamente comparire davanti al giudice perché questi decida sulla validità dell’arresto e sulla possibilità della sua scarcerazione dietro cauzione n.d.r.) e la protezione dalle intercettazioni telefoniche non autorizzate, sono spariti. I servizi basilari, compresa l’educazione pubblica e la sanità, sono stati trasferiti alle corporazioni affinché ne traggano profitto. I pochi che dissentono, che rifiutano di lasciarsi coinvolgere nell’allegro discorso corporativo, vengono additati dall’establishment corporativo come stravaganti.

Opinioni e caratteri sono stati astutamente costruiti dallo stato corporativo, come per gli influenzabili personaggi di Huxley in “Il nuovo mondo”. Il protagonista del libro, Bernard Marx, si rivolge frustrato alla fidanzata Lenina, chiedendole:

“Non vorresti essere libera, Lenina?”

“Non capisco cosa intendi. Sono libera, libera di spassarmela. Tutti sono felici al giorno d’oggi.”

Rise, “Si, ‘Tutti sono felici al giorno d’oggi’ Questo lasciamo ai figli. Ma non vorresti essere libera di essere felice in qualche altro modo, Lenina? Alla tua maniera, per esempio; non come tutti gli altri.”

“Non capisco cosa intendi,” ripeté.

La facciata si sta sgretolando. Sempre più persone si rendono conto di essere state usate e derubate, stiamo scivolando da “Il mondo nuovo” di Huxley al “1984” di Orwell. L’opinione pubblica, ad un certo punto, si troverà a fronteggiare realtà molto spiacevoli. I lavori ben pagati non torneranno. I grandi deficit nella storia dell’uomo significano che siamo intrappolati in un sistema di lavoro forzato a risarcimento di un debito che lo stato corporativo utilizzerà per sradicare le vestigia della tutela sociale per i cittadini, compresa l’assistenza sociale. Lo stato è passato dalla democrazia capitalistica al neofeudalesimo. E quando queste verità diventeranno palesi, la rabbia sostituirà l’allegro conformismo imposto dallo stato corporativo. La desolazione dei nostri portafogli postindustriali, con 40 milioni di americani che vivono in povertà e altri 10 milioni in uno stato di “semipovertà”, abbinata all’assenza di credito per salvare le famiglie dalle ipoteche, dal reimpossessamento delle banche e dalla bancarotta dovuta ai costi del sistema sanitario, significano che il totalitarismo invertito non potrà funzionare per molto.

Viviamo sempre più nell’Oceania di Orwell piuttosto che nello Stato Mondiale di Huxley. Osama Bin Laden ricopre il ruolo di Emmanuel Goldstein in “1984”. Goldstein, nel romanzo, è la faccia pubblica del terrore. Le sue macchinazioni diaboliche e le azioni clandestine di violenza dominano i tg della sera. L’immagine di Goldstein appare quotidianamente sugli schermi televisivi di Oceania in quanto parte del quotidiano rituale nazionale “due minuti di odio”. E senza l’intervento dello stato, Goldstein, così come Bin Laden, vi ucciderà. Tutti gli eccessi sono giustificati nella lotta titanica contro il male personificato.

La tortura psicologica del soldato Bradley Manning (22enne americano sospettato di essere il responsabile della fuga di notizie dietro le rivelazioni di Wikileaks n.d.r.) – che è imprigionato da sette mesi pur non essendo accusato di alcun crimine – rispecchia la situazione del dissidente Winston Smith alla fine di “1984”. Manning è detenuto in regime di massima sicurezza presso la base dei Marines di Quantico, in Virginia. Trascorre 23 ore al giorno da solo. Non può fare esercizi fisici. Non può avere né cuscino, né lenzuola per il letto. I medici dell’esercito lo imbottiscono di antidepressivi. Le rudi forme di tortura della Gestapo sono state rimpiazzate dalle più fini tecniche orwelliane, sviluppate da psicologi assoldati dai governi per ridurre in vegetali i dissidenti come Manning. Distruggiamo le anime, così come i corpi. E’ più efficace. Ora possiamo essere tutti rinchiusi nella temibile stanza 101 di Orwell per diventare innocui e condiscendenti. Queste “particolari misure amministrative” vengono regolarmente imposte ai nostri dissidenti, compreso Syed Fahad Hashmi, imprigionato in condizioni simili per tre anni prima di essere processato. Queste tecniche hanno menomato la psiche di migliaia di prigionieri nei nostri “black sites” in tutto il mondo. Sono la nostra principale forma di controllo nei carceri di massima sicurezza dove lo stato corporativo combatte il nostro sottoproletariato politicamente più scaltro – gli Afroamericani. Tutto è presagio del passaggio da Huxley a Orwell.

“Non sarai mai più in grado di provare sentimenti umani,” dice il suo aguzzino a Winston Smith in “1984”. “E’ tutto morto dentro di te. Non sarai più capace di amare, di provare amicizia, gioia di vivere, allegria, curiosità, coraggio o integrità morale. Sarai svuotato. Potremmo strizzarti e riempirti di noi stessi”

Il nodo scorsoio si sta stringendo. L’era del divertimento sta per essere sostituita da quella della repressione. Decine di milioni di cittadini hanno avuto mail e telefoni controllati dal governo. Siamo i cittadini più monitorati e spiati della storia. Molti di noi vengono ripresi nella loro routine quotidiana da dozzine di telecamere di sicurezza. Le nostre inclinazioni e abitudini vengono registrate su Internet. I nostri profili vengono generati in modalità elettronica. I nostri corpi vengono perquisiti in aeroporto e filmati da scanner. Annunci nei locali pubblici, carte di circolazione, cartelli alle fermate dei mezzi pubblici ci invitano continuamente a denunciare attività sospette. Il nemico è ovunque.

Chi non si conforma con i dettami della guerra al terrore, una guerra che, come notava Orwell, è infinita, viene brutalmente messo a tacere. Le misure di sicurezza draconiane impiegate per sedare le proteste durante il G20 a Pittsburgh e Toronto erano completamente sproporzionate rispetto al livello delle attività in strada. Ma hanno lanciato un messaggio chiaro – NON PROVATECI. Le azioni dell’FBI mirate nei confronti di attivisti palestinesi contrari alla guerra, nelle cui case di Minneapolis e Chicago hanno fatto irruzione gli agenti a fine settembre, sono un presagio di ciò che accadrà a chiunque oserà sfidare la Neolingua ufficiale dello stato. Gli agenti – la nostra Psicopolizia – hanno sequestrato telefoni, computer e altri effetti personali. Sono stati emessi mandati di comparizione per 26 persone che dovranno presentarsi davanti al Grand Jury. Questi mandati di comparizione si rifanno a una legge federale che vieta di “fornire materiale o risorse di supporto a quelle definite come organizzazioni terroristiche straniere”. Il terrore, anche per coloro che non ne sono minimamente coinvolti, diventa il corpo contundente con cui il Grande Fratello ci protegge da noi stessi.

“Inizi a vedere, ora, quale mondo stiamo realizzando?” scriveva Orwell. “E’ esattamente l’opposto della stupida edonistica Utopia che immaginavano i vecchi riformatori. Un mondo di paura, slealtà e tortura, in cui si calpesta e si viene calpestati, un mondo che, nel ridefinirsi, non diminuisce, bensì accresce la propria spietatezza.”

Chris Hedges
Fonte: www.truthdig.com
Link: http://www.truthdig.com/report/item/2011_a_brave_new_dystopia_20101227

27.01.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ELENA

Pubblicato da Davide

  • 10secondi

    Tutto tremendamente ipotizzato esatto….
    Una (trascurabile) “curiosità” Aldous Huxley, John F. Kennedy e C. S. Lewis sono tutti passati a miglior vitta il 22 novembre 1963, peccato che George Orwell sia morto prima del ’63 altrimenti Franceschetti non so cosa avrebbe potuto ipotizzare…

  • illupodeicieli

    Consiglio a chi ha un po’ di tempo per la lettura, di rileggersi uno o due libri di Cyril Michael Kornbluth e Frederick Pohl, come (in italiano) “I mercanti dello spazio” oppure “Gladiatore in legge” (che preferisco) o anche altri. La breve vita di Korbluth (1923-1958) non ha permesso forse all’autore di dare il massimo. Rispetto a chi ,anche oggi, segnala ciò che succede e vuole aprirci gli occhi, c’è chi come tanti autori di fantascienza ci offre o suggerisce una speranza di successo, di sovvertimento della situazione esistente. Non credo che sia solo per farci andare a letto contenti e fiduciosi.

  • lunicoelasuaproprieta

    Solo a me salta all’occhio il carattere paradossale dell’articolo?
    Domanda retorica: Quando mai, in una società completamente controllata e manipolatoria, due romanzi distopici dovrebbero offrire carattere di verità oggettiva e inconfutabile?e come farebbero a fuggire al controllo della censura mediatica, giungendo fino alle nostre camere, scrivanie, con le loro pagine immacolate?

    Risposta: Qualsiasi romanzo o strumento di comunicazione nasce per diffondere un messaggio, non una verità oggettiva, e lo strumento per infondere il messaggio è suscitare emozioni. Tanto più profonda è l’emozione tanto è più facile diffondere il messaggio.

    In “ritorno al mondo nuovo” di Aldous Huxley si possono trovare chicche come questa: “Il nostro sregolato capriccio non solo tende a sovrappopolare il pianeta, ma anche, sicuramente, a darci una maggioranza di uomini di qualità biologicamente inferiore”. Ritorno al mondo nuovo è un saggio uscito come corollario al romanzo. In esso si possono trovare sentences riconducibili al darwinismo sociale. Invito tutti a leggerlo o rileggerlo e trovare tratti salienti riconducibili all’argomento.

    La vera informazione indipendente non può contare su nessun finanziatore

    Julian Huxley, fratello di Aldous, scrisse nel 1957 il saggio “Idee per un nuovo umanesimo” ed. Feltrinelli, titolo originale “New Bottles for new wine”, a questo link si può leggere un passo per chi ha dimestichezza con l’inglese http://www.transhumanism.org/index.php/WTA/more/huxley,

    Julian Huxley fu il promotore dell’UNESCO e ne divenne il primo Direttore Generale.
    Huxley aveva servito nella “Britain’s Population Investigation Commission” prima della seconda guerra mondiale e fu vice presidente della Società Eugenetica dal 1937 al 1944.
    In un documento del 1947 intitolato UNESCO: Il suo scopo e la sua filosofia, Huxley scrisse:
    “Così come si crede che una politica eugenetica radicale sarà per molti anni politicamente e psicologicamente impossibile, sarà importante per l’ UNESCO fare in modo che la questione eugenetica sia esaminata con la massima cura, e che l’ opinione pubblica sia informata delle questioni in gioco, affinché ciò che oggi è inimmaginabile possa alla fine diventare immaginabile.”
    Il principale compito dell’UNESCO è così in seguito specificato:
    “Dal momento che le guerre nascono nelle menti degli uomini, è nelle stesse menti degli uomini che la difesa della pace deve essere costruita”.[…]

    Bertrand Russel, consulente dell’UNESCO, scrivendo per la pubblicazione dell’UNESCO “L’impatto della scienza nella società” ebbe a dire:
    “Ogni governo che controlli l’educazione per una generazione sarà in grado di controllare i suoi sudditi senza il bisogno di armi o poliziotti.”

    Ci sarebbe da approfondire ma il mio intento era solo dare l’input per una discussione che avesse anche una chiave di lettura opposta e un pò provocatoria.
    Spero di essere riuscito nell’intento.

  • Hamelin

    Bell’articolo! Magari i burattinai che giocano dietro le quinte hanno preso proprio da Orwell e Huxley dei buoni spunti per il loro modello di “sviluppo”…Chissà lo vedremo solo vivendo…se questa parola avrà ancora un significato.

  • Kiddo

    L’oggetto della persecuzione è la persecuzione. L’oggetto della torta è la tortura. L’oggetto del potere è il potere.” Forse è sbagliato TORTA.

  • ilnatta

    ma lo “stato corporativo” non era quello che oppose Mussolini proprio a questo capitalismo? non sarebbe più giusto parlare di economia corporativa?
    qui lo spiega bene mussolini stesso: http://cronologia.leonardo.it/storia/italia/italia013.htm

  • ilnatta

    c’è da dire però che oggi questi termini sono obsoleti. la definizione migliore per il mondo odierno ritengo sia quella coniata da John Perkins, ovvero “corporatocrazia” che comprende sia lo stato che l’economia. perchè come giustamente fa notare Perkins le stesse persone che dirigono le corporation il giorno dopo le puoi vedere nel governo o viceversa. ergo hanno inglobato gli stati e le economie in un’unica corporazione.

  • valis
  • Truman

    Ho corretto l’errore. Era “tortura”.

  • Allarmerosso

    grazie per il link , notizia MOOLTO interessante .
    Drammaticamente Interessante il fatto che alcduni commentatori di plaudano a cio … !

    “la guerra è pace la libertà è schiavitù l’ignoranza è forza”
    George Orwel

  • weski

    Grazie per questo capolavoro di attualità; una sintesi chiara, razionale e piena di sentimento, che favorisce una lucida comprensione senza ritorno. Oggi, a differenza del passato sappiamo cosa accade, ma è la volontà stessa ad essere come ottusa. Le vite individuali scorrono passive sui binari massificati di insulsi intrattenimenti che distraggono da tutto; ormai è di rito assumere il fluido mediatico dalla tv assonnati sul divano. Oggi è possibile sapere e distrarsi dal sapere, e così è impossibile sapere. Invece una dura realtà è sotto i nostri occhi e un prezioso sapere è dentro di noi. Ci sono persone che sanno e non si vogliono perdere tra gli apparenti oppositori né nel turbine della rabbia; sono persone “individualiste” che hanno in comune esperienze di sopravvivenza alle comuni armi di distruzione di massa: lavoro, scuola, beni di consumo. Oggi, giornata della memoria, ricordiamo che ogni giorno è giornata della memoria e che l’orrore dell’olocausto si riproduce nelle molte forme dell’edonismo e del totalitarismo e si realizza con lo sterminio di popoli e dell’esistere individuale. Noi che sappiamo possiamo fare molto anche se non sappiamo come…. Sapere come stanno le cose, solida disciplina di resistenza e comunicazione possono ancora guidarci a un percorso che abbia la dignità di dirsi umano.